Negli ultimi giorni, le dichiarazioni di Tucker Carlson, noto giornalista statunitense ed ex conduttore di Fox News, hanno riacceso i riflettori su una delle teorie più controverse legate alla figura di Jeffrey Epstein, il finanziere accusato di crimini sessuali morto in carcere per un apparente suicidio presso il Metropolitan Correctional Center di New York il 10 agosto 2019. Durante un evento organizzato da Turning Point USA a Tampa, in Florida, Carlson ha sostenuto che Epstein potrebbe aver lavorato per conto di un’agenzia di intelligence, con ogni probabilità il Mossad israeliano, orchestrando una possibile operazione di ricatto ai danni di figure di spicco. “Non ho mai incontrato nessuno a Washington D.C. che non lo pensi”, ha dichiarato Carlson, sottolineando come l’ipotesi sia largamente condivisa, ma raramente espressa pubblicamente per timore di accuse di antisemitismo o di critiche per aver puntato il dito contro Israele. Queste affermazioni, unite a recenti documenti e testimonianze, hanno riportato al centro del dibattito un’ipotesi che, pur priva di prove ufficiali, si basa su una serie di indizi che meritano un’analisi approfondita.
Le parole di Carlson arrivano in un momento di grande tensione in America in cui nuove informazioni rilasciate dal Dipartimento di Giustizia (Doj) e dall’Fbi hanno alimentato ulteriori sospetti e ipotesi di insabbiamento da parte delle istituzioni Usa. Un memorandum di due pagine diffuso di recente ha ribadito che non esiste una “lista di clienti” di Epstein e che la sua morte, avvenuta nel 2019 in una cella di Manhattan, è stata ufficialmente classificata come “suicidio”. Una presa di posizione che ha alimentato dissapori e malumori tra i sostenitori del presidente Usa, che in campagna elettorale aveva promesso di rendere pubblica tale lista.
Epstein e i legami con l’intelligence
Nel suo intervento, Carlson ha criticato aspramente il documento, chiedendosi: “Perché Epstein faceva quello che faceva? Per conto di chi agiva? E da dove venivano i suoi fondi?”. Secondo il commentatore, la risposta più probabile è che Epstein fosse coinvolto in un’operazione di intelligence, probabilmente non americana, e ha suggerito che il governo israeliano potrebbe essere il mandante. Ma cos’è di vero – o verosimile – in tali affermazioni? Andiamo con ordine.
L’ipotesi che Epstein fosse legato a servizi segreti, in particolare al Mossad, non è nuova. Una delle testimonianze più significative in tal senso proviene da Ari Ben-Menashe, ex agente dell’intelligence israeliana, che nel 2020, in un’intervista a RT International, ha dichiarato che sia Epstein sia Robert Maxwell, padre di Ghislaine Maxwell, erano agenti del Mossad. Secondo Ben-Menashe, Epstein gestiva un’operazione di raccolta di informazioni e ricatto, utilizzando le sue dimore piene di telecamere nascoste per compromettere personaggi potenti. Maxwell, magnate dei media britannico morto in circostanze misteriose nel 1991, avrebbe introdotto Epstein nei circoli dell’intelligence israeliana, creando una rete di relazioni che coinvolgeva figure di alto profilo, tra cui, secondo Ben-Menashe, l’ex primo ministro israeliano Ehud Barak e persino il principe Andrea d’Inghilterra. Una teoria che trova eco nel libro Epstein: Dead Men Tell No Tales, scritto da tre giornalisti investigativi.
Le deposizioni di Ghislaine Maxwell, rese pubbliche nel 2020 nell’ambito di una causa civile intentata contro di lei nel 2015 da Virginia Giuffre, una delle vittime di Epstein, aggiungono ulteriori elementi al puzzle. Durante l’interrogatorio, gli inquirenti hanno chiesto alla Maxwell se fosse a conoscenza di legami tra Epstein e la Cia, l’Fbi o il governo israeliano. La donna ha negato ogni coinvolgimento, ma le domande stesse indicano che gli investigatori stavano esplorando l’ipotesi di un’attività di intelligence e non sia, dunque, un’ipotesi campata per aria.
Le parole di Greenwald
Anche il giornalista Premio Pulitzer Glenn Greenwald, intervistato nelle scorse settimane proprio da Tucker Carlson, ha posto dei quesiti importanti sui presunti legami del finanziere con il Mossad: “La fonte della sua ricchezza è sempre stata misteriosa. Non era solo molto ricco, ma viveva la vita di un multimilionario. Aveva proprietà di 50 milioni di dollari a Manhattan, a West Palm Beach, a New Mexico, volando su un 747”.
Greenwald ha messo in discussione il ruolo di Les Wexner, principale finanziatore di Epstein, definito “un multimilionario” e sostenitore di gruppi pro-Israele .A tal proposito, anche Greenwald ha ricordato che Ghislaine Maxwell, collaboratrice di Epstein, è figlia di Robert Maxwell, “un famoso agente di Mossad”.
Il legame con Palantir e Peter Thiel
C’è un altro motivo che spiega il motivo per il quale l’amministrazione Trump non ha alcuna intenzione di fare luce sul caso Epstein e riguarda Peter Thiel, venture capitalist e co-fondatore di Palantir – che fornisce tecnologie avanzate che supportano le operazioni militari israeliane – conservatore libertario e sostenitore di Donald Trump e del vicepresidente JD Vance. Secondo un rapporto del Wall Street Journal, Thiel ha incontrato Jeffrey Epstein più volte prima delle elezioni presidenziali del 2016, in incontri organizzati da Epstein con persone vicine a Donald Trump. Epstein ha investito 40 milioni di dollari nel 2015 e 2016 in due fondi gestiti da Valar Ventures, co-fondato da Peter Thiel, investimento che oggi vale quasi 170 milioni di dollari, rappresentando il principale asset del patrimonio di Epstein, stimato in oltre 200 milioni di dollari.
In conclusione, pur in assenza di “prove ufficiali” – che, per ovvie ragioni, difficilmente verrebbero rese pubbliche, trattandosi di servizi segreti – le ombre su Jeffrey Epstein e i sospetti sui suoi presunti legami con il Mossad continuano a persistere.
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