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Israele ha lanciato una campagna per controllare la narrazione americana. Non che in precedenza l’informazione non fosse alquanto sbilanciata nei confronti di Tel Aviv, ma evidentemente non bastava, da cui una campagna aggressiva su media e su social: non solo l’acquisizione di Tik Tok da parte di un acceso sostenitore di Israele, Larry Ellison, ma anche l’arruolamento di influencer, ai quali saranno corrisposti 7mila dollari a post (rende l’idea della poratata dell’investimento).

Larry Ellison Tik Tok Israel Israel wins TikTok

Riportiamo da Haaretz: “Negli ultimi mesi, il governo israeliano ha firmato contratti per milioni di dollari per riabilitare la reputazione di Israele presso l’opinione pubblica americana, sia online che offline. In un contesto di forte calo del sostegno da parte della destra conservatrice, Israele ha incaricato diverse aziende di condurre non solo ‘campagne di hasbara [diplomazia pubblica]’, ma anche campagne rivolte a milioni di fedeli cristiani, reti di bot per amplificare i messaggi pro-Israele online e iniziative per influenzare sia i risultati delle ricerche [sui motori di ricerca ndr] che le risposte fornite da popolari servizi di intelligenza artificiale come ChatGPT”.

AI Hasbara: Israel Pours Millions Into U.S. Influence Efforts, Targeting Evangelicals in Churches and ChatGPT

“Tra gli esperti reclutati c’è un ex responsabile della campagna elettorale di Donald Trump e molte aziende legate al partito Repubblicano o alle comunità evangeliche, a dimostrazione del fatto che Israele sta concentrando massicci sforzi su comunità un tempo considerate automaticamente filo-israeliane”.

Tali campagne, prosegue Haaretz “segnano una nuova fase nella strategia della diplomazia pubblica israeliana del dopoguerra e un cambiamento nel modo in cui utilizza agenti – sia IA che influencer umani – per l’hasbara”. Uno sforzo titanico che non risparmia i pastori evangelici, ai quali spetta il compito di diffondere la “parola” dietro lauto compenso (Responsible Statecraft).

È l’ottavo fronte, come l’ha definito Netanyahu, che va a sommarsi ai sette aperti in Medio oriente (Gaza, Cisgiordania, Libano, Yemen, Iran, Siria, Iraq). Una battaglia contro la disinformazione e l’antisemitismo e per affermare la verità, come la chiamano i promotori e che corre in parallelo a un’aggressiva campagna contro quanti sono identificati come nemici di Israele.

Il più grande nemico è stato individuato in Tucker Carlson perché ha un seguito più che numeroso e sa parlare come nessun altro all’americano medio. La campagna contro Carlson si è particolarmente accesa negli ultimi giorni, dopo che l’anchorman ha intervistato Nick Fuentes, particolarmente inviso al sionismo per le sue posizioni estremiste (e di certo non accettabili). Tanto che il repubblicano della Florida Randy Fine, famoso per aver invocato l’atomica su Gaza (e tanto altro), ha bollato Carlson come “capo della nuova gioventù hitleriana“.

Sul sito del Ron Paul Institute David Gornoski difende la scelta dell’anchorman, in quanto Carlson ha fatto parlare l’interlocutore, col quale non era d’accordo su tanti punti, ma cercando di riportarlo in un alveo civile, di “correggere alcuni dei suoi errori, rendendolo al contempo un personaggio mainstream, [perché] in realtà è la tattica migliore che si possa impiegare per neutralizzare gli elementi negativi del suo programma”.

Tucker Carlson Dines With Zacchaeus

Nello specifico, Gornoski fa un esempio fuori registro, ma di certo effetto: l’incontro era un po’ come quello di Zaccheo con Gesù, con il peccatore chiamato a redimersi. Non interessa entrare nei meandri dell’intervista né se lo scopo è stato raggiunto, quanto riportare quel che scrive Gornoski per difendere la scelta di Carlson e stigmatizzare l’isteria innescata dalla stessa.

“C’è qualcosa di gnostico nella loro frenesia, qualcosa che sa di vecchia eresia: l’idea che le parole siano più pericolose delle bombe, che una conversazione sia un peccato più grave del massacro di innocenti. Che la conoscenza sia più sacra della carne”.

“Intervistare qualcuno con cui non si è d’accordo: questa è la trasgressione imperdonabile. Non le decine di migliaia di bambini sepolti sotto le macerie a Gaza. Non i video dei coloni israeliani che picchiano anziane donne palestinesi mentre raccolgono le olive o che razziano fattorie e, ridendo, ne macellano gli agnelli”.

“Non i funzionari sadici che mostrano prigionieri in gabbia, spogliati e malmenati, davanti alle telecamere. Non i civili – madri, padri, bambini – vaporizzati dagli ordigni di precisione mentre Steve Witkoff e Jared Kushner scrollano le spalle e meditano su condomini e centri tecnologici che sorgeranno dalle ceneri di quella spiaggia una volta completata la ‘bonifica’”.

“No. Il vero crimine è che Tucker Carlson ha dato un microfono a un giovane che dice cose cattive, come criticare Israele. Se vi scandalizzate di tutto questo – se vi si rivolta lo stomaco alla vista dell’arto di un bambino che spunta dal cemento o alla cancellazione di un intero popolo per dar vita a un progetto immobiliare – verrete arringati senza pietà. Il copione è sempre lo stesso […].

“Non sei d’accordo con l’uccisione di bambini a sangue freddo per impossessarti delle loro terre? Odi gli ebrei. Dio ti odia. Sei un nemico della libertà. Nessun adulto razionale può prendere sul serio questa cosa. Non è una discussione. È un’operazione di gaslighting in stile Woke. Questa isteria è adatta a un manicomio o a una sessione di esorcismo, a seconda della propria visione del mondo”.

“[…] I neoconservatori urlano perché sentono che le cose stanno cambiando. Le loro vacche sacre – la guerra senza fine, la pulizia etnica mascherata da sicurezza, la fusione del sionismo con il destino americano – vengono messe in discussione, e non nelle sale riunioni dei docenti, ma nei salotti. Tucker ha cenato con Zaccheo”.

“Ricordate il pubblicano? Odiato. Collaboratore. Profittatore. Basso di statura, ancora più basso di morale. I farisei persero la testa quando Gesù andò a casa sua. ‘È andato ospite di un peccatore!’ gridarono. Ma Cristo non andò a dare ragione a Zaccheo. Andò a chiamarlo fuori dal sistema che lo arricchiva a spese di tutti gli altri”.

“Il tavolo che ha ospitato il colloquio di Tucker non era un altare per addivenire a un accordo. Era un invito al dialogo e alla comprensione. E i farisei della nostra epoca […] non lo sopportano”.

“Vogliono che il dialogo sia controllato. Vogliono che la Finestra di Overton venga chiusa. Vogliono farti credere che le uniche alternative siano le loro guerre eterne o i braccialetti con la svastica. Ma questa dicotomia è una menzogna. Puoi opporti alla crocifissione di Gaza e alla crocifissione del discorso. Puoi rifiutare sia la bomba che la censura”. Scritto alquanto duro, ma ha un suo senso e duri sono i tempi.

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