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Aprire il computer in una di queste mattine d’agosto e scoprire che… puff! InsideOver è scomparso. Calma. Non dappertutto: in Russia. L’accesso al sito è bloccato, i russi e gli italiani che vivono in Russia non possono più leggerci. Vladimir… Vladimir!!! Ma ti pare il caso? Tu, così grosso, prendertela con noi così piccolini? Infilandoci, per di più, in una lista di testate italiane bloccate che, onestamente, un po’ ci dà fastidio. Noi come i guerrafondai, i propagandisti della Nato, i banalizzatori, quelli che passerebbero sui cadaveri degli ucraini pur di fare un dispetto alla Russia? Quelli che missile è bello, che il Nord Stream l’hanno fatto saltare i russi, ch’eravamo schiavi del gas russo e adesso finalmente possiamo pagare il triplo quello americano. Quelli che l’industria militare russa è a pezzi e gli Iskander volano con i microchip delle lavatrici, che i soldati russi combattono con le vanghe, che non oggi ma domani arriva di sicuro la rivoluzione in Russia, che tu, Vova, sei malato terminale e ti curi bevendo sangue di cervo. Ecco: potevi bannarci ma non con quelli. Un bannamento con un minimo di riguardo, perbacco.

Vien da chiedersi che cos’abbia dato tanto fastidio a Roskomnadzor, l’agenzia federale per le Comunicazioni, da dove di solito partono queste pratiche. Forse i pezzi sulla trasformazione della Russia da demokratura ad autocrazia? O quelli sulla sempre più potente industria bellica russa? Forse quelli sulla propaganda del Gruppo Wagner o quelli sul trumpismo filoputiniano a parole e poco putiniano a parole? O magari, la butto lì, certi pezzi un po’ controcorrente sull’Ucraina, sui suoi pasticcetti con i qaedisti africani o con i gasdotti che tanto servivano alla Germania e all’Europa tutta e che… puff! anche loro, dal 2022 non ci sono più? Capisco che attaccare Zelensky è un privilegio che vuoi tutto per te, ma un po’ di pazienza, che diamine… Anche noi dobbiamo guadagnarci la pagnotta.

Scherzi a parte, va bene così. Ci dispiace perdere un pubblico potenziale (e in parte effettivo) così vasto, e ci dispiace per i russi, affamati di un’informazione non schierata. Ma tant’è. Non siamo di quelli che prendono i premi da chi combatte una guerra e, dovendo proprio scegliere, nel dubbio preferiamo essere bannati. Come diceva il grande scrittore di aforismi polacco Stanislaw Lec (nato a Leopoli, oggi Ucraina ma allora no, nel 1909, ebreo, recluso in un campo di concentramento tedesco fino al 1943, quando riuscì a fuggire per unirsi ai partigiani): “Bisogna moltiplicare le idee in modo che non vi siano guardiani sufficienti per controllarle”. Noi ci proviamo. Per il resto, caro Vova, vedi tu. Noi siamo qua. Se cambi idea, sai dove trovarci.

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