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Media e Potere

In Italia non si parla più del genocidio a Gaza. Dopo la tregua, notizie diminuite dell’84%

In Italia quasi tre quarti della popolazione si informa attraverso canali digitali. Secondo le stime più recenti, oltre 43 milioni di persone — circa il 73% degli italiani — accedono quotidianamente a notizie online, che si tratti di articoli sui...

In Italia quasi tre quarti della popolazione si informa attraverso canali digitali. Secondo le stime più recenti, oltre 43 milioni di persone — circa il 73% degli italiani — accedono quotidianamente a notizie online, che si tratti di articoli sui siti di informazione, contenuti nei feed di Facebook, video su YouTube e TikTok o, sempre più spesso, post e reel su Instagram. Se negli anni passati Facebook ha rappresentato il principale snodo della distribuzione delle notizie, oggi è Instagram a concentrare la quota più dinamica dell’informazione social, diventando di fatto il primo strumento con cui gli italiani oggi si informano.

Negli ultimi anni numerose pagine editoriali italiane hanno consolidato una presenza significativa su queste piattaforme, accumulando centinaia di migliaia — in alcuni casi milioni — di follower, con una crescita particolarmente marcata durante il periodo pandemico. Parallelamente, con l’intensificarsi del genocidio a Gaza, a livello nazionale e internazionale si è assistito alla proliferazione di account di citizen journalism nati con l’obiettivo di mantenere alta l’attenzione sulla crisi umanitaria nella Striscia anche quando il tema tendeva a uscire dal ciclo delle breaking news.

E se il citizen journalism oggi si occupa ancora di Gaza, chi dovrebbe esercitare la funzione di watchdog, di guardiano dell’informazione, con milioni di follower a cui parlare, non lo fa.

In InsideOver ci siamo posti una domanda: cosa è accaduto, nel contesto social informativo italiano, alla copertura del genocidio a Gaza dopo la firma della tregua tra Hamas e Israele del 10 ottobre 2025? La domanda nasce da un presupposto: la tregua è esistita solo sulla carta. Mai rispettata, ha prodotto oltre 600 morti in 3 mesi con decine di donne e bambini massacrati. Ogni giorno, dal 10 ottobre 2025, Israele ha ucciso almeno una persona a Gaza. Alla fine di ottobre si è avuto uno dei bilanci più tragici, oltre 70 morti in 24 ore nonostante una tregua dichiarata. In meno di un mese, tra il 10 ottobre e il 10 novembre 2025, mentre sulle colonne italiane le notizie su Gaza sono totalmente scomparse, Israele ha violato la tregua quasi 700 volte.

Per rispondere, la redazione di InsideOver ha analizzato i feed Instagram di cinque tra le testate italiane con la maggiore diffusione sui social e contemporaneamente incluse nella classifica 2025 del Reuters Institute tra i media ritenuti più affidabili nel Paese. Per ragioni di privacy editoriale, teniamo anonime le testate e le indichiamo come Media A, Media B, Media C, Media D e Media E.

Nel loro insieme, i cinque profili analizzati parlano a una platea complessiva di circa 6,3 milioni di follower, intercettando una porzione rilevante del primetime informativo sui social in Italia. La loro capacità di orientare visibilità e priorità tematiche nel feed di milioni di utenti rende particolarmente significativo l’andamento della copertura osservata. L’analisi ha preso in esame tre finestre temporali: il mese precedente alla tregua (settembre 2025), il mese della firma (ottobre 2025) e il mese successivo (novembre 2025). I dati mostrano una contrazione marcata della presenza del tema del genocidio a Gaza nei contenuti pubblicati sui social tra settembre 2025 e novembre 2025, di seguito il risultato finale.

Nel dettaglio:

  • Tra settembre 2025 e novembre 2025, il Media A ha ridotto la copertura sul genocidio a Gaza del 92%
  • Tra settembre 2025 e novembre 2025, il Media B ha registrato una diminuzione dell’86%
  • Tra settembre 2025 e novembre 2025, il Media C ha segnato un calo del 78,6%
  • Tra settembre 2025 e novembre 2025, il Media D ha ridotto la copertura del 69%
  • Tra settembre 2025 e novembre 2025, il Media E ha mostrato la contrazione più netta, pari al 94%

Complessivamente, la nostra analisi ha determinato che la copertura social relativa al genocidio a Gaza ha registrato una riduzione media dell’84% rispetto al periodo precedente alla firma della tregua tra Israele e Hamas.

Accanto alla riduzione percentuale emerge un ulteriore elemento quantitativo che rafforza il quadro. Uno dei cinque media analizzati ha pubblicato una sequenza di 240 lanci social consecutivi (post) senza alcun riferimento a Gaza, alla Cisgiordania o ai Territori Palestinesi. In termini temporali, si tratta di circa 22 giorni di pubblicazioni prive di copertura sul genocidio. Nello stesso arco di tempo, secondo i dati raccolti dal Ministero della salute di Gaza, a Gaza si sono registrate oltre 60 morti attribuite a bombardamenti o esecuzioni da parte dei militari IDF sui civili.

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