Continuano a emergere nuovi dettagli sulle origini del Russiagate, l’indagine sui presunti legami tra Donald Trump e la Russia che risale al suo primo mandato alla Casa Bianca. Accuse di collusione che, come poi si è appurato, erano basate su falsi dossier (Steele Dossier) e congetture non verificate orchestrate ad arte per delegittimare la presidenza del tycoon e creare un clima di tensione con la Federazione russa.
Un’inchiesta esplosiva pubblicata da John Solomon e Jerry Dunleavy su Just the News ha portato alla luce gravi accuse contro il senatore democratico della California Adam Schiff, ex presidente della Commissione Intelligence della Camera, e il deputato Eric Swalwell. Le rivelazioni si basano su appunti di un’intervista dell’FBI con un ex membro dello staff democratico della Commissione Intelligence, divenuto informatore, che avrebbe descritto un presunto piano orchestrato da Schiff per far trapelare informazioni classificate al fine di danneggiare l’ex presidente Donald Trump.
Il rapporto che incastra i dem
Secondo il rapporto, l’informatore, intervistato più volte negli ultimi anni, con l’ultima sessione tenutasi al St. Louis Grand Hotel nel maggio 2023, ha dichiarato che Schiff convocò una riunione di tutto lo staff della Commissione, annunciando l’intenzione di divulgare informazioni classificate compromettenti per Trump. L’obiettivo, secondo l’informatore, era utilizzare tali fughe di notizie per favorire un’accusa formale contro l’ex presidente.
Gli appunti dell’FBI, noti come moduli “302”, sono stati scoperti solo di recente dall’ufficio del direttore dell’FBI Kash Patel, nonostante fossero in possesso del Dipartimento di Giustizia da anni.Le accuse si collegano a un rapporto dell’Ispettore Generale del Dipartimento di Giustizia, Michael Horowitz, pubblicato nel dicembre 2024, che indagava su possibili abusi del Dipartimento durante il primo mandato di Trump, in particolare su fughe di notizie classificate verso media come The Washington Post, CNN e The New York Times nella primavera ed estate del 2017.
Le fughe di notizie per danneggiare Trump
Tali fughe di notizie riguardavano principalmente il Russiagate, incluso il controverso mandato FISA su Carter Page, ex collaboratore di Trump. Horowitz aveva già menzionato un “testimone della Commissione”, uno staffer democratico, che sospettava che Schiff e Swalwell, insieme ad altri membri dello staff, fossero coinvolti nella divulgazione di informazioni classificate per influenzare l’opinione pubblica.L’informatore ha descritto un clima di forte tensione all’interno della Commissione Intelligence dopo la vittoria di Trump nel 2016, con Schiff “particolarmente sconvolto” per non essere stato nominato direttore della CIA, un ruolo cui avrebbe ambito in caso di vittoria di Hillary Clinton.
Secondo il testimone, la leadership democratica della Commissione vedeva l’elezione di Trump come una “crisi costituzionale” e considerava le fughe di notizie come un mezzo per destabilizzare la sua amministrazione. Tra le accuse più gravi, l’informatore ha suggerito che le fughe di notizie fossero sistematiche. Un’altra fonte repubblicana della Commissione, citata da Solomon, ha confermato che le informazioni venivano passate al membro di rango (Schiff) prima di decidere chi le avrebbe divulgate.
Notizie apparse sui quotidiani americani tra il 2017 e il 2019, come quelle su presunti contatti tra la campagna di Trump e l’intelligence russa o sull’incontro tra Jeff Sessions e l’ambasciatore russo Sergei Kislyak, potrebbero essere collegate a queste presunte fughe. Tuttavia, il rapporto di Horowitz non ha trovato “prove dirette” di fughe di notizie da parte di membri del Congresso, e le accuse dell’informatore non sono state ancora pienamente investigate o confermate. Nonostante ciò, l’esistenza di queste interviste FBI e il loro recente ritrovamento sollevano interrogativi su come e perché tali informazioni siano rimaste nascoste per anni. Kash Patel, commentando l’inchiesta, ha dichiarato: “Per anni, alcuni funzionari hanno usato le loro posizioni per far trapelare selettivamente informazioni classificate al fine di plasmare narrazioni politiche, con l’unico scopo di armare l’intelligence e le forze dell’ordine per un guadagno politico”.
La vicenda, se confermata, potrebbe avere ripercussioni significative, non solo per Schiff e Swalwell, ma per l’intero sistema di gestione delle informazioni sensibili a Washington.
Il piano di Clinton
Come riportato da InsideOver, documenti declassificati, resi pubblici su richiesta del senatore Chuck Grassley, rivelano un piano orchestrato dalla campagna di Hillary Clinton del 2016 per diffamare Donald Trump, accusandolo falsamente di collusione con la Russia. Secondo un’esclusiva del New York Post, la consulente Julianne Smith propose di associare Trump a presunte interferenze russe per distogliere l’attenzione dallo scandalo delle email di Clinton.
I documenti, emersi dall’indagine di John Durham, includono conversazioni tra leader del Comitato Nazionale Democratico e funzionari della Open Society Foundations di George Soros, che pianificarono di “demonizzare” Trump e Putin, usando il dossier Steele e società come Crowdstrike per alimentare la narrativa. L’obiettivo era trasformare la questione russa in un problema interno agli Stati Uniti, nonostante la mancanza di prove dirette.
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