Julian Assange è tornato. Dopo anni di detenzione ingiusta in un carcere di massima sicurezza nel Regno Unito, il fondatore di WikiLeaks e giornalista noto per le sue rivelazioni esplosive sui crimini di guerra e le violazioni dei diritti umani, uscito dal carcere nel giugno 2024, torna sulla scena pubblica. Lo fa, naturalmente, a modo suo, depositando una denuncia penale in Svezia contro la Fondazione Nobel, accusando i suoi leader di aver trasformato il Premio Nobel per la Pace in uno “strumento di guerra”.
La sua denuncia, presentata contemporaneamente all’Autorità Svedese per i Crimini Economici (Ekobrottsmyndigheten) e all’Unità per i Crimini di Guerra (Krigsbrottsenheten), accusa 30 individui associati alla Fondazione Nobel, tra cui la presidente Astrid Söderbergh Widding e la direttrice esecutiva Hanna Stjärne, di crimini gravi come appropriazione indebita grave di fondi, facilitazione di crimini di guerra e crimini contro l’umanità, e finanziamento del crimine di aggressione.
Assange denuncia la Fondazione Nobel per il Premio a Machado
Al centro della controversia c’è l’assegnazione del Premio Nobel per la Pace 2025 a María Corina Machado, figura dell’opposizione venezuelana nota per aver invocato, a più riprese, interventi militari stranieri contro Nicolás Maduro. Assange sostiene che questa scelta viola esplicitamente il testamento di Alfred Nobel del 1895, che stabilisce che il premio debba andare a chi ha “conferito il maggior beneficio all’umanità” attraverso lavori per la fratellanza tra nazioni, l’abolizione o la riduzione degli eserciti permanenti e la promozione di congressi per la pace.
“La decisione politica del comitato norvegese non sospende il dovere fiduciario degli amministratori dei fondi svedesi”, ha dichiarato Assange nella denuncia. “Qualsiasi erogazione che contraddica questo mandato costituisce un’appropriazione indebita dall’eredità”. Il premio include un trasferimento di 11 milioni di corone svedesi (circa 1,18 milioni di dollari USA) a Machado, fondi che Assange chiede di congelare immediatamente, insieme al ritiro della medaglia.
In un clima di tensione crescente tra Stati Uniti e Venezuela, Machado ha sposato completamente la narrazione sul suo Paese dell’amministrazione americana di Donald Trump, che individua un bersaglio potenzialmente legittimo nel regime socialista di Caracas ritenendolo non un governo degno di tal nome ma una struttura criminale, una commissione mafiosa avente a capo il “padrino” Nicolas Maduro. Un dato di fatto con conseguenze politiche, strategiche e geopolitiche non secondarie. Non solo. In un’intervista rilasciata a Donald Trump Jr, figlio del presidente Usa, ha addirittura promesso di svendere le aziende del suo Paese agli Stati Uniti. Non esattamente una patriota, per quanto possa essere detestabile il regime di Maduro. Da qui la denuncia di Julian Assange, che torna dunque a far parlare di sé dopo oltre un anno dall’uscita dal carcere.
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