L’inchiesta di Public, firmata dal giornalista Michael Shellenberger, getta nuova luce su uno dei capitoli più controversi della presidenza Trump: il primo impeachment del 2019. Dietro la denuncia del whistleblower della CIA, che accusava Trump di aver fatto pressioni su Volodymyr Zelensky affinché indagasse su Joe e Hunter Biden, emergono ora dettagli che suggeriscono un coinvolgimento diretto di agenzie governative americane, in particolare l’USAID, in quella che potrebbe essere stata un’operazione politica su larga scala.
Un caso costruito dall’interno
Il procedimento contro Trump venne innescato da un analista della CIA, portato alla Casa Bianca durante l’amministrazione Obama, che denunciò una presunta conversazione telefonica tra Trump e Zelensky. La sua informativa si basava in larga parte su documenti e report che dipingevano l’operato dell’ex presidente come un abuso di potere finalizzato a colpire un avversario politico. Il punto chiave dell’accusa era che Trump avesse minacciato di bloccare aiuti militari all’Ucraina per ottenere l’indagine sui Biden.
Ma quello che l’inchiesta di Public mette in discussione è la genesi e la struttura dell’accusa: dietro le quinte, sembra esserci stato un coordinamento non casuale tra ambienti dell’intelligence, organizzazioni finanziate da fondi pubblici e un’agenzia in particolare, l’USAID. La denuncia del whisteblower si basava, infatti, (anche) su un report dell’Organized Crime and Corruption Reporting Project (OCCRP), organizzazione giornalistica finanziata dall’USAID, report che venne citato ben quattro volte nella denuncia. Tale indagine descriveva due uomini d’affari della Florida come figure chiave in un presunto piano di Trump per ottenere informazioni compromettenti sui Biden. Questo documento si rivelò centrale nell’argomentazione dei dem, che avviarono la procedura d’impeachment.
USAID: aiuto allo sviluppo e molto altro
L’USAID, ufficialmente un ente destinato a promuovere lo sviluppo nei Paesi esteri, avrebbe giocato un ruolo chiave in questa vicenda. Un documentario della televisione pubblica tedesca NDR ha rivelato che l’agenzia non solo finanzia, ma eserciterebbe un controllo diretto su molte delle organizzazioni che hanno contribuito alla narrazione dell’impeachment, tra cui l’OCCRP, benché quest’ultima abbia smentito il fatto che i donatori svolgano un ruolo diretto nelle scelte editoriali. Tuttavia, un funzionario USAID ha spiegato a Public che nei rapporti con i beneficiari di finanziamenti è prevista una “clausola di coinvolgimento sostanziale” che permette all’agenzia di approvare piani di lavoro, figure chiave e, di conseguenza, la direzione editoriale di molte indagini giornalistiche.
Samantha Power, ex direttrice dell’USAID, aveva definito una di queste organizzazioni “un partner strategico del Governo americano”, e l’agenzia aveva stanziato 20 milioni di dollari per finanziare progetti di giornalismo investigativo in Europa e Eurasia, proprio nel periodo in cui venivano costruite le accuse contro Trump.
Lo stesso meccanismo delle operazioni di regime change
Un aspetto ancora più inquietante emerso dall’inchiesta riguarda il fatto che le tattiche utilizzate per l’impeachment di Trump ricordano le operazioni di destabilizzazione che gli Stati Uniti hanno portato avanti all’estero per favorire cambi di regime. Secondo quanto dichiarato da diversi protagonisti di queste iniziative, il metodo usato è sempre lo stesso: si raccolgono prove compromettenti, si costruisce una narrativa mediatica e si crea un contesto di pressione politica per ottenere il risultato desiderato.
Un funzionario dell’USAID ha ammesso nel documentario NDR che il controllo esercitato dall’agenzia sui suoi partner non è solo “logistico”, ma “strutturale”, e che le decisioni prese al vertice possono determinare la direzione delle indagini giornalistiche finanziate con fondi pubblici.
Steve Engleberg, direttore di ProPublica, ha sottolineato il problema: “Quando un finanziatore ha voce in capitolo su chi dirige un’organizzazione giornalistica, esercita inevitabilmente un’influenza sulla sua linea editoriale”. E quando il finanziatore è un’agenzia governativa con chiari obiettivi geopolitici, il rischio che il giornalismo diventi uno strumento di operazioni politiche mirate è molto concreto.
Il ruolo delle agenzie federali
L’impeachment del 2019 si basava sulla tesi che Trump avesse usato il suo potere per indagare sui Biden. Ma l’inchiesta di Public solleva altri quesiti: e se invece fosse stato l’apparato governativo a usare strumenti istituzionali per interferire nel processo democratico?
Le rivelazioni su USAID e sul suo controllo su determinate organizzazioni suggeriscono che l’accusa contro Trump non fosse semplicemente il risultato di una denuncia spontanea, ma il frutto di una macchina ben più complessa, in cui le agenzie federali hanno giocato un ruolo attivo. È (anche) per questo motivo che Donald Trump vuole porre sotto il controllo del Dipartimento di Stato l’agenzia fondata nel 1961?

