Un episodio tanto grave quanto inquietante, che mette in luce il clima bellicista – un’eco inquietante delle “radiose giornate di maggio” del 1915 – che sta investendo l’Europa e, in particolare, la Germania. Chiunque osi contrastare la macchina del riarmo, mentre il Bundestag si accinge ad approvare contratti militari per un valore record di 52 miliardi di euro, viene subito etichettato come traditore della patria o, peggio, come “sgherro di Putin”. Qualcosa di simile accade anche in Italia a chi critica la linea intransigente sul conflitto in Ucraina. È quanto successo in Germania al popolarissimo cantante e rapper FiNCH, reo – si fa per dire – di aver pubblicato un brano antimilitarista, No Desire for War.
Il rapper pacifista accusato di essere “putiniano”
Come riportato dal Berliner Zeitung, le immagini sono drastiche e volutamente provocatorie: Finch e bambini in uniforme militare cantano in coro, diretti da una figura che, per postura e acconciatura, ricorda in modo inequivocabile Friedrich Merz, leader conservatore tedesco. Sullo sfondo, una gigantesca bandiera tedesca si dispiega, mentre i testi colpiscono un nervo emotivo crudo: “La mamma sta piangendo, ma la mia patria è orgogliosa. La prima volta innamorato e già parto per la guerra per la politica, ma noi non l’abbiamo mai voluto.”
Si tratta dunque di un brano che, in un’epoca in cui gli artisti raramente osano prendere posizioni politiche scomode per timore di ritorsioni sul mercato, è un autentico atto di ribellione contro l’indottrinamento militarista, tra riarmo, echi di una grande guerra imcombente e leva. Un brano che, come sottolinea il Berliner Zeitung, va oltre la mera produzione artistica: FiNCH diventa il portavoce di una generazione che si sente direttamente colpita, ma ignorata, dal dibattito astratto sulla sicurezza condotto nei ministeri e nei talk show, con termini come “Zeitenwende” (svolta epocale) e “Kriegstüchtigkeit” (capacità di guerra).
L’accusa dell’alto ufficiale tedesco
La tossicità del clima bellicista emerge chiaramente da episodi come la critica rivolta alla canzone del rapper tedesco FiNCH da parte di un alto ufficiale della Bundeswehr, Marcel Bohnert, che è intervenuto in modo aggressivo nel dibattito pubblico.Bohnert, oberstleutnant ed esperto di comunicazione militare, ha commentato: “Grandioso. I volenterosi aiutanti di Putin – e il Cremlino balla”.
Non si tratta di un militare qualunque, ma di una figura che incarna l’intersezione tra leadership delle forze armate e strategie di propaganda. È particolarmente grave che un ufficiale accusi un cittadino libero – in questo caso un artista e cantante – di essere un traditore al servizio di una potenza straniera.Questa è una classica tecnica propagandistica tipica dei falchi da salotto: etichettare chiunque esprima opinioni divergenti sul riarmo o sulla guerra in Ucraina come traditore, eventualmente pagato dall’estero (la Russia, naturalmente) o, nella migliore delle ipotesi, come “utile idiota” che involontariamente favorisce gli interessi di Putin e del Cremlino.
La domanda che pone il Berliner Zeitung è fondamentale: nella “democrazia militante” contemporanea c’è ancora un posto legittimo per la posizione radicale, pacifista, scettica verso lo Stato e le élite? Oppure questa posizione viene sempre più marchiata come rischio per la sicurezza e marginalizzata in nome della sicurezza esterna?
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