Il Ministro e il Professore: quel che il duello Crosetto-Orsini dice dell’Italia

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La recente polemica tra il ministro della Difesa Guido Crosetto e il professor Alessandro Orsini, con strascico di minacciata querela del Ministro nei confronti del Professore, è un esempio perfetto, non ce ne vogliano i protagonisti, di come si può mandare in vacca un dibattito potenzialmente serio, anzi prezioso. Tutto sarebbe nato, ricostruiscono i giornali, da una frase che il Ministro avrebbe consegnato a un’intervista al Corriere della Sera: “Perché l’Iran ha ribadito, più volte, che il suo scopo è distruggere non Israele — che non chiama nemmeno Stato di Israele, ma “entità sionista” — ma ogni presenza israeliana nella regione. Il giorno in cui l’Iran avesse la bomba atomica, non perderebbe un’ora: la userebbe e senza esitazione”.

A questa affermazione, il Professore ha reagito con una intemerata delle sue, che secondo Repubblica suonerebbe così: “Crosetto afferma il falso e fornisce una conferma ai miei studi sull’Italia come Stato satellite degli Stati Uniti. Perché, quando la Casa Bianca entra in guerra, il nostro ministro della Difesa è tenuto a tradire gli interessi nazionali dell’Italia per curare quelli degli Stati Uniti, come è accaduto con la guerra in Ucraina – scrive il Orsini sui social – In questo momento, Crosetto non parla come un ministro della Repubblica italiana, ma come un ministro del governo Netanyahu… occorre semplicemente capovolgere le menzogne di Crosetto: il rischio che Netanyahu usi l’atomica contro l’Iran è alto. L’Iran potrebbe radere al suolo le città israeliane in queste ore, ma si astiene dal farlo per paura che Netanyahu usi la bomba atomica. Crosetto non può dire che Netanyahu userebbe l’atomica senza esitazione perché, in queste ore, Crosetto risponde all’ambasciatore americano a Roma di tutto quel che dice giacché l’Italia è un Paese che deve dare conto a una potenza straniera di ogni sua affermazione sulla politica internazionale nello spazio pubblico”.

Dando per scontato che le ricostruzioni siano fedeli all’accaduto, ci permettiamo qualche osservazione sparsa. Il Professore non può (meglio: non deve) dire del Ministro (meglio: di nessuno) che (sintesi mia) è un traditore della patria e il pavido portavoce di potentati stranieri. Un ministro che querela un cittadino suona sempre male, ma quelle di Orsini, diciamolo francamente, non sono critiche: sono insulti. Che il Ministro voglia difendere la propria onorabilità di politico e di alto funzionario dello Stato non può/non deve stupire.

Bomba o non bomba

Però, diciamolo senza tanti giri di parole, soprattutto trattandosi di un personaggio come Crosetto che non ci ha abituati alle facili sparate, l’affermazione che “il giorno in cui l’Iran avesse la bomba atomica non perderebbe un’ora: la userebbe e senza esitazione”, cercando per di più di eliminare non lo Stato di Israele ma “ogni presenza israeliana nella regione”, non è poca cosa. Il Ministro sa cose che non sappiamo e non può/vuol dire o, come tenderemmo a credere, si tratta di una semplice opinione? Perché il punto resta uno: l’Iran non ha la bomba atomica e, stando alle relazioni da pochi giorni pubblicate dall’Agenzia dell’Onu per l’energia atomica, non era nemmeno particolarmente vicino a ottenerla. 166,6 chili di uranio arricchito al 60%, quando per la bomba bisogna arricchirlo almeno all’85% (senza contare che la bomba poi va notata su missili che a loro volta vanno lanciati e diretti sul bersaglio) non fanno un clear and present danger. E per carità, non citiamo l’intelligence di Israele: già dieci anni fa Netanyahu spergiurava che l’Iran fosse a pochi giorni dalla bomba atomica… Che gli ayatollah avessero voglia di procurarsela, la bomba, è più che possibile. Ma questo è un altro discorso, e l’eventualità era già stata scongiurata da Barack Obama con l’accordo del 2015. Perché non riprenderlo?

Questa di Israele, quindi, è a tutti gli effetti una guerra preventiva. Come quella di George Bush contro le immaginarie armi di distruzione di massa di Saddam Hussein, anche se l’uranio di Ali Khamenei è di certo un poco meno immaginario. È una guerra preventiva come quella di Vladimir Putin contro l’Ucraina: non dice anche lui che i missili Nato in Ucraina sarebbero stati un “pericolo esistenziale” per la Russia? Quindi, a differenza del Professore noi diamo per scontata l’onestà politica e intellettuale del Ministro, però vorremmo chiedergli: lei è favorevole alle guerre preventive? Le trova politicamente praticabili? Allargando un attimo lo sguardo: lei crede che Gaza, Cisgiordania, Libano, Siria, Yemen e adesso l’Iran rappresentino solo il “diritto di Israele” a difendersi o qualcosa di più e di diverso? Pensa davvero che da tutto questo nascerà un Medio Oriente più stabile e pacifico?

Infine. Di fronte all’affermazione apodittica sulla certa volontà del’Iran di arrivare alla bomba nucleare e di usarla contro gli israeliani “senza esitazione” e “senza perdere un’ora”, non trova un po’ fiacchetta la frase “la comunità internazionale deve continuare a chiedere a Netanyahu di fermare gli attacchi militari su Gaza. Hamas va combattuta, certo, ma in un altro modo”, che dedica all’operato dell’esercito dello Stato ebraico nella Striscia? Cioè: se Israele decide di devastare l’Iran perché in futuro questo potrebbe avere la bomba è tutto ok, l’Iran se lo merita; e se Israele decide di massacrare 120 mila civili palestinesi, continuando a sparargli addosso anche dopo averci spiegato che la minaccia militare di Hamas è stata annientata, quello che abbiamo da dire è, più o meno, “che diamine, non è così che si fa”? Il Ministro è un politico troppo intelligente ed esperto per non sapere che quello di Gaza è un progetto di genocidio. E non perché lo diciamo noi (o lo negano i molti attivisti filo-Netanyahu che popolano le Tv) ma perché lo stabiliscono senza troppe incertezze le leggi internazionali, come la Convenzione Onu sul genocidio che sia Italia sia Israele hanno firmato. A questo punto non sarebbe più limpido dire: qualunque cosa faccia Israele va bene?