Secondo il diritto internazionale, Israele occupa – illegalmente – le Alture del Golan, strappate alla Siria durante la Guerra dei Sei Giorni del 1967 e annesse de facto con il Golan Heights Law approvato dalla Knesset dal 1981. La Risoluzione 497 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, adottata il 17 dicembre dello stesso anno a seguito delle proteste formali della Siria, parla chiaro: il voto della Knesset che stabilì l’annessione è nullo e privo di qualsiasi effetto giuridico internazionale. Oggi è sconcertante leggere, su uno dei maggiori quotidiani statunitensi, peraltro di orientamento liberal, una pubblicità che presenta le Alture del Golan come una destinazione turistica israeliana, senza alcun riferimento al loro status di territorio occupato. La notizia è stata riportata su X da Drop Site News.
Lo spot apparso sul Los Angeles Times
Secondo la ricostruzione di Drop Site News, il quotidiano californiano ha ospitato una guida di viaggio a pagamento intitolata “9 Days in Israel” (“9 giorni in Israele”), che inserisce le Alture del Golan tra le tappe consigliate al fianco di Tel Aviv e Gerusalemme, come se si trattasse di una normale meta turistica israeliana.
Il testo descrive la regione evidenziandone gli «spazi aperti», le visite ai vigneti e i «panorami mozzafiato», raccomandando ai lettori le cantine della zona senza precisare che gli insediamenti israeliani e le attività commerciali presenti sul territorio sono considerati illegali dal diritto internazionale.

Un “subdolo” riconoscimento dei territori occupati
Lo spot appare come un subdolo riconoscimento dei territori occupati da parte di Israele, quando la stragrande maggioranza della comunità internazionale continua a considerare il Golan territorio siriano occupato, alla stregua della Cisgiordania. La linea della diplomazia occidentale ha però conosciuto un’eccezione di rilievo nel 2019, quando l’amministrazione Trump ha riconosciuto formalmente la sovranità israeliana sulla regione, rompendo il consenso internazionale fino ad allora pressoché unanime. Per anni gli Stati Uniti sono rimasti l’unico Paese ad aver compiuto questo passo, finché nei giorni scorsi la Colombia, guidata dal neopresidente Abelardo de la Espriella, è diventata il secondo governo al mondo a riconoscere ufficialmente la sovranità israeliana sul Golan, definendo il controllo del plateau «una componente essenziale» della sicurezza nazionale israeliana.
Peraltro, va ricordato che Tel Aviv ha ampliato il proprio controllo sul territorio siriano negli ultimi anni. Nelle settimane successive al crollo del regime di Assad, gli abitanti di diversi villaggi del Sud della Siria si sono trovati di fronte a una nuova e crescente minaccia militare: le forze israeliane hanno superato le linee di disimpegno stabilite da tempo, ampliando l’occupazione delle Alture del Golan e penetrando in zone che in precedenza non erano sotto il loro controllo. Ciò che era iniziato come incursioni limitate si è trasformato in una presenza militare stabile: pattuglie israeliane sono comparse sulle strade di accesso, sono stati istituiti checkpoint e posizionate basi temporanee e permanenti, limitando sempre di più la libertà di movimento dei civili, l’accesso alle terre e le attività economiche di base. Secondo la documentazione raccolta da Al-Marsad, il Centro arabo per i diritti umani sulle Alture del Golan, dall’inizio di questa espansione le forze israeliane hanno detenuto più di 40 civili siriani.
Un dilemma etico
A tutto ciò si aggiunge un dilemma etico che riguarda il Los Angeles Times. Come può un quotidiano considerarsi libero nell’esprimere le proprie analisi su Israele e il Medio Oriente quando ospita pubblicità di questo tipo? Quando un contenuto a pagamento tratta territori contesi o zone di conflitto, l’assenza di un inquadramento sullo status giuridico può avere l’effetto di normalizzare, agli occhi del lettore, situazioni che restano oggetto di dispute internazionali irrisolte – in questo caso equiparando, di fatto, il Golan occupato a qualsiasi altra meta israeliana come Tel Aviv o Gerusalemme.
Va sottolineato che le guide turistiche a pagamento sono generalmente realizzate da agenzie esterne, separati dalla redazione giornalistica del quotidiano, e non riflettono necessariamente la linea editoriale del Los Angeles Times sulla questione. Permane tuttavia il tema della responsabilità delle grandi organizzazioni giornalistiche nel vigilare su ciò che pubblicano sotto il proprio marchio, anche quando si tratta di materiale commerciale.
EDIT:
A seguito delle polemiche inerenti il Golan, il Los Angeles Times è finito nuovamente al centro del dibattito per un nuovo spot, una campagna turistica a pagamento finanziata dal governo di Tel Aviv e intitolata “Israel: Land of Creation“, realizzata da LA Times Studios, la divisione di contenuti sponsorizzati del giornale, per conto del Ministero del Turismo israeliano. A riportare la notizia è, ancora una volta, Drop Site News, che si era già occupato dello spot precedente riguardante le Alture del Golan. La mappa accompagna questo ulteriore spot mostra Israele senza confini, dal Mediterraneo al fiume Giordano: non ci sono né Gaza, né la Cisgiordania. Tutto il territorio viene considerato parte legittima e integrante dello stato ebraico, territori occupati compresi. Questo spot, come nell’altro caso, è in evidente contrasto con il diritto internazionale: il Consiglio di sicurezza dell’ONU ha dichiarato «nulla e priva di effetto» l’annessione del Golan del 1981, e nel 2024 la Corte internazionale di giustizia ha ritenuto illegittima l’occupazione dei territori palestinesi, stabilendo che gli Stati non devono riconoscerla. Ma Israele se ne infischia e il Los Angeles Times incassa i soldi della pubblicità da Tel Aviv come se nulla fosse.
Fonti:
Drop Site (@DropSiteNews), The LA Times is running paid content promoting the occupied Golan Heights as part of Israel, despite its status as Syrian territory under international law…,,
https://x.com/DropSiteNews/status/2087586522753036634/photo/1.
Drop Site (@DropSiteNews), “The Los Angeles Times is running a paid Israeli government tourism campaign featuring a map that completely erases the occupied Palestinian Territories,” X, 1 ottobre 2026, https://x.com/DropSiteNews/status/2105454257994449028.
United Nations Digital Library, disponibile su: https://digitallibrary.un.org/record/26751?v=pdf
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