Per oltre cinquant’anni MKULTRA è rimasto sepolto negli archivi della Guerra Fredda. Il 30 giugno è tornato in auge con prepotenza, con una sottocommissione della Camera dei Rappresentanti statunitense riunita per «svelare la verità su MKULTRA».
Per capire come ci si sia arrivati bisogna però tornare molto indietro. Tutto cominciò con un articolo del 1950 sul Miami Daily News a cura del giornalista (e agente dei servizi segreti) Edward Hunter: «Le tattiche del brainwashing costringono i cinesi a entrare nelle file del Partito Comunista». Come per la corsa allo spazio e agli armamenti, gli Stati Uniti non potevano permettersi di perdere quella del presunto “controllo mentale” contro il blocco comunista, offrendo alla CIA la giustificazione ideale per lanciare, tre anni dopo, MKULTRA.
Sotto la guida del chimico Sidney Gottlieb, la CIA trasformò il programma top secret in una rete di almeno 149 sottoprogetti distribuiti in oltre 80 istituzioni, coinvolgendo 185 ricercatori esterni fra università, ospedali, carceri e centri di ricerca. L’obiettivo era nientemeno che riprogrammare la mente umana. LSD, ipnosi, elettroshock, deprivazione sensoriale e THC liquido vennero sperimentati su soggetti spesso inconsapevoli, da detenuti come l’ex boss mafioso James Bulger fino ai pazienti di strutture ospedaliere, pazienti oncologici inclusi. E nemmeno il personale dell’Agenzia ne rimase escluso: lo scienziato Frank Olson morì precipitando dalla finestra di un albergo di New York dopo aver assunto LSD a sua insaputa.
Lo scandalo Watergate aprì il vaso di Pandora sui programmi segreti della CIA. Fu allora che il direttore Richard Helms ordinò la distruzione degli archivi di MKULTRA, facendo scomparire i documenti che ne contenevano i dettagli operativi, i rapporti sugli esperimenti illegali e i nomi delle cavie umane. A permettere di ricostruire almeno in parte l’estensione del programma furono circa ventimila documenti amministrativi e registri di bilancio ritrovati per caso nel 1977 e sfuggiti alla distruzione, molti dei quali ancora censurati da inchiostro nero.
Viene allora da chiedersi se l’udienza convocata quest’anno dalla deputata repubblicana della Florida Anna Paulina Luna, presidente della Task Force sulla desecretazione dei segreti federali, sia nata dalla scoperta di nuovi documenti. Anche qui, come per il brainwashing made in China, l’allarme è partito da un articolo: a febbraio il Daily Mail ha scritto come alcuni file desecretati della CIA su MKULTRA rivelassero un «piano agghiacciante per manipolare le menti degli americani attraverso la somministrazione segreta di vaccini». In realtà, il documento citato contempla l’uso di falsi vaccini durante gli interrogatori: nulla, però, suggerisce che la CIA abbia mai pianificato di usare veri vaccini per manipolare la mente della popolazione.
Non sorprende però che a rilanciare questa interpretazione sia stata proprio Luna, che nel 2023 ha citato in giudizio il Pentagono insieme al marito contro l’obbligo vaccinale imposto ai militari.
Il ruolo di Elizabeth Ginexi
Ma parliamo dell’udienza del 30 giugno. Le testimonianze hanno subito aperto fronti diversi su MKULTRA. Stephen Kinzer, autore del libro d’inchiesta sulla vita e i crimini del “chimico della morte” Sidney Gottlieb, ha denunciato la cultura della segretezza della CIA ed esortato a considerare MKULTRA non solo come «storia». Ha richiamato anche l’Operazione Paperclip, il programma con cui gli Stati Uniti reclutarono oltre 1.600 scienziati tedeschi e austriaci, molti dei quali ex membri del partito nazista, sostenendo che alcuni metodi adottati da MKULTRA affondassero le radici proprio negli esperimenti nazisti.
Tom O’Neill ha invece portato l’udienza sul terreno delle ipotesi più controverse, rilanciando dal suo libro Chaos: Charles Manson, la CIA e la storia segreta degli anni Sessanta i presunti legami tra MKULTRA e Charles Manson, fino alle suggestioni che coinvolgerebbero Jack Ruby e l’assassinio di John F. Kennedy. Ricostruzioni sicuramente suggestive, ma per ora senza riscontri documentali conclusivi.
Poi è arrivata Elizabeth Ginexi, e l’udienza ha cambiato completamente direzione. L’ex funzionaria dei National Institutes of Health (NIH) – l’agenzia federale statunitense che finanzia la ricerca biomedica -, chiamata a parlare del rapporto fra governo, ricerca scientifica e sperimentazione sugli esseri umani, ha spostato il fuoco dalla Guerra Fredda al definanziamento della ricerca pubblica e alle pressioni politiche sul NIH.
Da quel momento, MKULTRA è passato in secondo piano. Il deputato repubblicano Eli Crane ha portato il discorso sulla gestione del Covid e sui vaccini, trascinando l’udienza nel più ampio scontro statunitense sulla fiducia nella scienza e nelle istituzioni. Una lettura che coincide con quella dell’antropologo David H. Price, che abbiamo intervistato recentemente.
Più che una nuova verità su MKULTRA, l’udienza ha mostrato quanto sia facile che una storia reale finisca nello stesso calderone delle congetture. Le cospirazioni esistono: Watergate e lo stesso MKULTRA lo dimostrano. Il problema nasce quando quel confine si fa sottile: quando le prove finiscono e cominciano le ipotesi, anche una storia tragicamente vera può finire per assomigliare a una teoria del complotto.
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