Circola sul web, da alcuni giorni, un dossier relativo al candidato repubblicano alla vicepresidenza, il senatore dell’Ohio J.D. Vance. Le piattaforme Big Tech – Google, Meta, quindi Facebook e Instagram e anche X di Elon Musk – hanno deciso di censurare e bloccare la diffusione di tale documento che, secondo l’intelligence degli Stati Uniti, proviene da un hackeraggio messo in atto dall’Iran contro la Campagna di Donald Trump. Nei giorni scorsi, infatti, tre agenti iraniani sono stati incriminati per aver hackerato la campagna presidenziale del candidato repubblicano, come parte di un’operazione che, secondo il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti, mira a minare l’ex presidente e a indebolire la fiducia nel sistema elettorale americano. Secondo l’accusa, i tre hacker lavoravano per la Guardia Rivoluzionaria Iraniana, organizzazione designata come terrorista dal Governo americano. Dal 2020, il loro obiettivo è stato comprometter email di vari soggetti, tra cui la Campagna di Trump, un ex ambasciatore in Israele, un ex vice direttore della CIA, funzionari dei dipartimenti di Stato e Difesa, un ex consigliere per la sicurezza interna degli Stati Uniti e giornalisti.
Cosa contiene il dossier di 217 pagine
Ritenendo il dossier di interesse pubblico, il giornalista investigativo Ken Klippenstein ha diffuso su Substack il dossier su Vance: per via di quest’azione, è stato bloccato da X e censurato sulle piattaforme Meta, come lui stesso ha dichiarato. Da giugno, sottolinea Klippenstein, “i media hanno evitato di pubblicarlo (insieme ad altri documenti), per paura di trovarsi in conflitto con la campagna del Governo contro le influenze straniere maligne. Non sono d’accordo. Il dossier mi è stato offerto e ho deciso di pubblicarlo perché è di grande interesse pubblico, soprattutto durante la stagione elettorale”, afferma.
Si tratta di un documento di 271 pagine preparato dalla stessa Campagna di Trump per valutare l’attuale candidato alla vicepresidenza J.D. Vance e i suoi potenziali punti deboli. Il documento non sembra essere stato alterato e i suoi contenuti sono verificabili pubblicamente. Il Vance Dossier, a differenza del controverso Steele Dossier, noto per il suo ruolo nel Russiagate, osserva ancora il giornalista, si distingue per essere un documento fondato su fatti concreti e redatto in modo chiaro. Non presenta elementi sensazionalistici o trame da film di spionaggio, ma si limita ad evidenziare evidenzia le potenziali vulnerabilità a cui Vance sarebbe potuto andare incontro qualora fosse stato scelto dal tycoon per il ruolo di candidato vicepresidente, com’è effettivamente accaduto. E allora, perché censurarlo?
L’interesse pubblico
Secondo Klippenstein, il dossier evidenzia presunte problematiche per un candidato alla vicepresidenza degli Stati Uniti: un punto centrale riguarda la – peraltro ampiamente nota – opposizione di Vance agli sforzi statunitensi per fornire assistenza all’Ucraina e il suo spiccato “anti-interventismo”. Il documento sottolinea anche come, nel 2020, Vance avesse criticato l’attacco aereo ordinato da Trump contro il generale iraniano Qasem Soleimani, esprimendo preoccupazione circa il fatto che l’operazione avrebbe ulteriormente coinvolto gli Stati Uniti in Medio Oriente, favorendo indirettamente la Cina.
Klippenstein osserva come Vance abbia sostenuto che il coinvolgimento degli Stati Uniti in guerre mediorientali avesse avvantaggiato le “élite finanziarie”, consentendo nel contempo l’ascesa della Cina. In termini generali, il dossier si concentra soprattutto sulle critiche passate del senatore dell’Ohio nei confronti dell’ex presidente, evidenziando il timore che non fosse abbastanza conservatore o “trumpiano”. Tra i contenuti, vi è una trascrizione di un’apparizione televisiva del 2016, in cui Vance si definì un “Never Trump guy” durante un’intervista con Charlie Rose. Viene citato anche un tweet di Vance del 2016, ora cancellato, in cui si chiedeva “quale percentuale della popolazione americana Donald Trump abbia aggredito sessualmente”, facendo riferimento alle accuse di aggressione sessuale mosse contro Trump, che lui ha sempre negato.
Oscurato il documento
Le principali aziende di Internet, Meta (Facebook) e Google, hanno rapidamente censurato il dossier su J.D. Vance, bloccando la circolazione del documento anche su Google Drive. Le piattaforme social hanno giustificato la rimozione dei link al dossier sostenendo che la sua presunta origine iraniana ne richiedeva l’eliminazione, nonostante nessuno abbia affermato che il documento sia falso o alterato. Il problema “principale”, come ha poi spiegato X, riguarda la pubblicazione dell’indirizzo di casa di J.D. Vance e di una parte del numero di previdenza sociale del candidato repubblicano: dati sensibili che, almeno nel caso della piattaforma di Elon Musk, hanno portato alla censura del documento e al blocco dell’account di Klippenstein.
Per il resto, come nota il giornalista Glenn Greenwald, non ci sono restrizioni legali su ciò che i media possono pubblicare nell’interesse pubblico. Anche se fosse stato hackerato, anche se provenisse dall’Iran, Klippenstein aveva tutto il diritto di pubblicare questi materiali. Magari oscurando in maniera più precisa i dati personali ed evitando i pericoli relativi “doxing“.