Sui media americani si torna a parlare prepotentemente della fantomatica Sindrome dell’Avana. E naturalmente tutta la colpa, dopo anni di indagini, è dei russi. A riportare l’attenzione sul caso è stata, nei giorni scorsi, un’inchiesta giornalistica dell’emittente Cbs News condotta dal programma 60 minutes e rilanciata in pompa magna da tutti i media occidentali. Questo nonostante la comunità d’intelligence degli Stati Uniti sia giunta alla conclusione che non ci sono prove del fatto che i misteriosi sintomi neurologici siano causati da una potenza straniera che secondo Cbs News è proprio la Russia. Ad alimentare la teoria della responsabilità russa sono state anche le dichiarazioni di un portavoce del Pentagono, che ha confermato che un alto funzionario degli Stati Uniti ha riportato sintomi corrispondenti alla cosiddetta Sindrome dell’Avana dopo aver partecipato al vertice Nato dello scorso anno a Vilnius, in Lituania. “Posso confermare che un alto funzionario del Dipartimento della Difesa ha accusato sintomi simili a quelli riportati negli incidenti sanitari anomali”, ha dichiarato Sabrina Singh, a poche ore dalla pubblicazione dell’indagine giornalistica.
Che cos’è la Sindrome dell’Avana e perché se ne parla ora
Le segnalazioni relative alla sindrome dell’Avana risalgono al 2016, quando il personale dell’ambasciata statunitense a L’Avana, Cuba, ha dichiarato di soffrire di sintomi apparentemente inspiegabili, tra cui ronzii alle orecchie, acufeni, vertigini, mal di testa, vertigini e disfunzioni cognitive. Altri casi di diplomatici con sintomi simili sono stati segnalati anche in Cina e in Austria. Gli esperti hanno cercato di determinare cosa possa aver causato i sintomi: da allora, secondo il Wall Street Journal, sono stati segnalati circa 1.500 casi in tutto il mondo. Le vittime riferiscono che i loro sintomi sono iniziati subito dopo aver sentito un forte rumore. In particolare, Robyn Garfield, funzionario del Dipartimento di Commercio, ha dichiarato che lui e la sua famiglia hanno iniziato a soffrire di alcuni dei sintomi ascrivibili alla misteriosa sindrome dopo aver sentito dei rumori notturni mentre vivevano a Shanghai. La Cbs sostiene che vi sono collegamenti diretti tra questi eventi e alcune spie russe.
L’isteria sulla misteriosa malattia
Il giornalista di 60 Minutes Scott Pelley ha intervistato Gregory Edgreen, un ex ufficiale dell’intelligence militare americana che ha supervisionato l’indagine del Pentagono. Edgreen dissente sulla conclusione a cui è giunta la comunità dei servizi d’intelligence circa l’infondatezza dell’esistenza della malattia e ha lasciato la sua posizione per fondare Advanced Echelon, una società dedicata alla cura dei “sopravvissuti alla Sindrome dell’Avana”. Chi c’è dietro questi attacchi? Secondo l’inchiesta della Cbs, ovviamente ci sarebbero i russi e nella fattispecie un’unità militare russa nota come 29155. L’emittente sostiene inoltre di aver trovato la fantomatica “pistola fumante”: un documento che dimostrerebbe come uno degli ufficiali dell’unità era stato pagato per lavorare su “armi acustiche non letali”. Ma su questo servizio giornalistico confezionato abilmente con esperti ed ex funzionari che la pensano tutti allo stesso modo, e nel quale si forniscono prove circostanziali, emergono una serie di dubbi.
Una teoria controversa
Ci sono infatti molti aspetti che non tornano in quest’inchiesta che ha fatto il giro del mondo, come spiega Robert E. Bartholomew, docente senior presso il Dipartimento di Medicina Psicologica dell’Università di Auckland, in Nuova Zelanda, che ha scritto un libro che smonta l’isteria sulla sindrome. Questa, afferma, in relazione al documento top-secret svelato da Cbs della potente arma in dotazione alle spie russe, “non è la scoperta drammatica che viene fatta passare per tale. Le armi acustiche – osserva – sono comunemente utilizzate dai governi di tutto il mondo. L’uso di cannoni sonori, comunemente noti come dispositivi acustici a lungo raggio (Long-Range Acoustic Devices), è stato a lungo impiegato per controllare le folle. Al di là di questo, hanno dimostrato uno scarso valore pratico, poiché le onde si disperdono rapidamente”. Insomma, la sindrome dell’Avana, la cui fondatezza è stata smentita dalla stessa comunità d’intelligence, è estremamente gettonata da podcaster, blogger e media, perché “è una storia drammatica che si legge come un romanzo di spionaggio e garantisce click e visualizzazioni”. C’è un altro aspetto da considerare, decisamente più “banale”venale”, se vogliamo: in molti, negli Usa, hanno tutto l’interesse a supportare la teoria della Sindrome, dato che la legge “Helping Usa Victims Afflicted by Neurological Attacks (HAVANA)”, approvata nel 2021, prevede un sostanzioso risarcimento ai dipendenti pubblici con una comprovata “lesione neurologica” e diversi dipartimenti governativi hanno esteso questi benefici agli ex dipendenti e persino ai familiari degli stessi.
L’isteria mediatica si era già diffusa 8 anni fa. Come nota il giornalista Premio Pulitzer Glenn Greenwald, durante l’amministrazione Trump Nbc News e altri media accusarono l’amministrazione Trump di consentire ai russi di colpire i funzionari Usa all’estero. Tuttavia, “poi anche il governo degli Stati Uniti ha indagato e ha scoperto che l’intera faccenda era fittizia” sottolinea Greenwald. “Non c’erano lesioni cerebrali che nessuna di queste persone avesse subito: le hanno sottoposte a risonanza magnetica e ad ogni altro esame conosciuto dalla scienza moderna. Hanno concluso che erano loro a creare questi sintomi in modo psicosomatico. Tutto è iniziato quando un paio di funzionari del Dipartimento di Stato hanno sentito dei rumori molto strani e acuti, che hanno finito per corrispondere perfettamente ai suoni emessi dai grilli che arrivavano nei Caraibi, a Cuba, e da lì la cosa è degenerata”. Insomma, una teoria decisamente controversa che, ad oggi, non è stata supportata da quella stessa comunità d’intelligence che solitamente non si fa problemi ad accusare Mosca di ogni nefandezza. Una storia degna di un film, dove la finzione si mescola con la realtà.