Nella brutale repressione delle proteste in Iran da parte del regime, ottenere una stima attendibile delle vittime, come ha peraltro spiegato Andrea Muratore su queste colonne, risulta sempre più complesso. Ogni singola vita persa è una tragedia insopportabile, ma proprio per questo è indispensabile fare chiarezza sulle fonti che alimentano i numeri diffusi. Tra le fonti citate dalla stampa internazionale c’è l’Human Rights Activists News Agency (Hrana): quest’ultima, come riportato dall’agenzia Reuters, afferma che i decessi di 2.403 manifestanti sono stati confermati. Tra questi, sono stati registrati 12 bambini (persone sotto i 18 anni). Inoltre, tra i deceduti figurano nove civili non manifestanti (né personale militare né manifestanti). Dall’altra parte, 147 membri delle forze di sicurezza e sostenitori del governo sono stati uccisi, inclusi almeno cinque sostenitori civili del governo.
Reuters sottolinea che Hrana ha verificato questi decessi sulla base di casi identificabili e confermati, pur in un contesto di blackout internet nazionale che rende difficile la verifica indipendente. L’agenzia nota anche che un funzionario iraniano ha ammesso circa 2.000 morti totali (la prima cifra ufficiale fornita dalle autorità), attribuendoli in parte a “terroristi”. Media come Cnn, Abc News, The Guardian e altri hanno riportato questi dati aggiornati, spesso citando Hrana come fonte principale per il conteggio dei manifestanti uccisi, con stime di arresti superiori a 18.000 (18.434 confermati in alcuni aggiornamenti). Hrana specifica che le cifre si basano su dati aggregati da attivisti sul campo e all’estero, con verifiche tramite documentazione visiva, testimonianze e fonti mediche, nonostante le restrizioni comunicative imposte dal regime.
Che cos’è Hrana
Il lavoro svolto da Hrana sembra inappuntabile e indubbiamente professionale, oltre che verosimile nei numeri. C’è però un elemento che i lettori dovrebbero conoscere, in un’ottica di trasparenza, su quest’agenzia presa come modello di riferimento da gran parte della stampa internazionale: il fatto, non secondario, che è stata finanziata per anni dal governo degli Stati Uniti attraverso il National Endowment for Democracy (NED), un ente creato dal Congresso statunitense nel 1983 per “promuovere la democrazia all’estero” ma, nei fatti, un controverso strumento di “soft power” a tutela degli interessi americani nel mondo.
Hrana è un’agenzia di notizie affiliata alla Human Rights Activists in Iran (Hrai), un’organizzazione non governativa fondata nel 2006 da Keyvan Rafiee, un attivista iraniano oppositore del regime. Contrariamente a quanto potrebbe suggerire il nome, Hrai non opera principalmente dall’Iran: la sua sede è a Fairfax, in Virginia, negli Stati Uniti, dove è registrata come ente benefico 501(c)(3) dal 2010.
Rafiee, il fondatore e direttore, ha una storia personale di attivismo in Iran: arrestato più volte tra il 2004 e il 2007 per le sue attività politiche contro il regime degli Ayatollah, è stato rilasciato nel 2007 dopo varie detenzioni e processi. Per evitare ulteriori persecuzioni da parte dei tribunali rivoluzionari iraniani, è fuggito dal Paese e ha ottenuto asilo politico negli Usa intorno al 2010.
Come già accennato, dal 2011 Hrai riceve fondi dal National Endowment for Democracy (Ned): come ha scritto lo scorso luglio il giornalista investigativo di Drop Site News Ryan Grim, durante la guerra di 12 giorni tra Stati Uniti, Israele e Iran, l’organizzazione, che ha sede nella periferia della Virginia, “ha pubblicato rapporti sul rapporto tra vittime civili e militari che suggerivano costantemente un’impressionante precisione da parte delle forze israeliane, una precisione messa in dubbio dai video emergenti di attacchi israeliani su aree civili. Tuttavia, Drop Site non è riuscito a trovare un solo organo di informazione occidentale che abbia rivelato la fonte di finanziamento”.

Sul sito web di Hrai (Human Rights Activists in Iran), il finanziamento proveniente dagli Stati Uniti viene contestualizzato come “non governativo” in quanto il National Endowment for Democracy (Ned) è formalmente un’organizzazione privata non profit. Questa qualificazione legale nasconde però la realtà: il Ned è stato creato nel 1983 tramite un atto del Congresso durante la Guerra Fredda, su proposta del presidente Ronald Reagan, e riceve quasi esclusivamente fondi dal governo statunitense.
Sul sito di Hrai si legge: “Poiché l’organizzazione cerca di rimanere indipendente, non accetta aiuti finanziari né da gruppi politici né da governi. Queste limitazioni sono essenziali per mantenere la nostra autonomia. Prima di marzo 2011, l’organizzazione riceveva donazioni solo da membri e partner. Ma da allora, Hrai ha iniziato ad accettare anche donazioni dal National Endowment for Democracy, un’organizzazione non profit, non governativa negli Stati Uniti d’America”.
In realtà, ricorda Grim, il Ned nacque proprio per spostare all’esterno, in un’entità apparentemente privata ma sempre supervisionata dal governo Usa, molte attività di propaganda precedentemente gestite dalla Cia. In Iran, il Ned “mira complessivamente a promuovere un Iran libero e democratico, contrastando la repressione interna e l’espansionismo esterno del regime”.
Da Fairfax (Virginia) alle prime pagine di tutto il mondo
Il giornalista Michael Tracey, noto per le sue inchieste indipendenti, ha evidenziato queste connessioni sui social media X. In un post del 12 gennaio 2026, Tracey ha scritto: “I grandi numeri di morti in Iran diffusi dai media provengono da un’organizzazione a Fairfax, VA, chiamata ‘Human Rights Activists in Iran’, finanziata in modo schiacciante dal governo USA. Qual è la loro metodologia? È credibile? A chi importa? Basta pompare i grandi numeri”.
In un altro post del 13 gennaio, ha aggiunto dettagli sul finanziamento del NED, notando che l’ente riceve 315 milioni di dollari sia nel FY2025 che nel FY2026, e che HRAI si dichiara un suo beneficiario.
Da qui un altro dato fondamentale: nonostante i roboanti annunci di Trump di “riallineare” l’aiuto estero e eliminare programmi come quelli del Ned, l’ente ha ricevuto 315 milioni di dollari nel 2025 e ne riceverà altrettanti quest’anno. Nonostante le promesse di smantellamento, il Ned continuerà dunque a operare con il supporto del Congresso.
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