I media italiani e la questione palestinese: oscurare, comunque trascurare. Sulla carta e in Rete

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Nel luglio del 2021, tre anni prima del 7 ottobre – degli attacchi di Hamas e della completa invasione israeliana dentro la Striscia di Gaza – su Media Diversity Insitute è stato pubblicato un articolo-analisi dal titolo “La questione israelo-palestinese nei media italiani”. L’autore, tra i diversi casi, ha evidenziato come La Repubblica, nel narrare di uno sfratto a Sheikh Jarrah ad opera israeliana, avrebbe descritto la situazione con il termine “disputa sulle case”.

L’importanza delle parole

L’evento è stato poi ripreso alcuni mesi dopo anche da Al-Jazera che ha titolato: “Le famiglie di Sheikh Jarrah continuano a resistere agli sfratti forzati di Israele”, mettendo in evidenza le operazioni aggressive e non legali di Israele e la difficile resistenza della popolazione palestinese. Infatti il video di approfondimento di Al-Jazeera inizia così: “Nella Gerusalemme Est occupata, gli effetti dell’espulsione di massa dei palestinesi nel 1948 si fanno sentire ancora oggi. Le famiglie del quartiere di Sheikh Jarrah stanno ancora lottando per il diritto di rimanere nelle proprie case”. Ed è solo così che il lettore finale comprende che non si tratta di una “disputa sulle case”, ma di un’espulsione forzata e illegale a matrice israeliana. Per capirlo però, bisogna leggere la notizia su un sito di informazione estero. E questo è un problema. 

Tre anni dopo, poco o nulla è cambiato su molti dei media italiani. La stessa firma del precedente articolo, sempre sul quotidiano online La Repubblica, ha recentemente pubblicato un’intervista ad un ex militare di intelligence israeliana che dice che in questo momento “attaccare Rafah è obbligatorio per distruggere Hamas”. L’articolo così viene intitolato “L’analista militare Kuperwasser: Obbligatorio attaccare Rafah. È l’ultimo bastione di Hamas e non possiamo fermarci ora”. Quello che nell’articolo non viene evidenziato, è che alla data di stesura dell’intervista, in Rafah oltre 1 milione di civili erano diventati l’obiettivo dei pesanti bombardamenti dell’esercito israeliano. 

Su Instagram i palestinesi non esistono

In Italia sono 43,8 milioni le persone che si informano online. Questo numero è pari al 73% della popolazione totale. Per informazione online intendiamo articoli su siti di informazione, post su Instagram e notizie in feed su Facebook oltre che YouTube, TikTok e altre piattaforme di largo consumo. Nonostante Facebook negli ultimi anni sembra essere stato il più quotato nel settore dell’informazione, oggi Instagram racchiude il vero cuore pulsante dell’informazione fresca, innovativa e sperimentale fatta da ricostruzioni video, infografiche e video in prima persona. Sono tantissime le pagine che negli ultimi anni hanno guadagnato fama in Italia macinando centinaia di migliaia di follower, con un boost proprio nel periodo pandemico.

Parallalemamente, con l’invasione israeliana di Gaza, a livello internazionale sono nate centinaia di pagine che quotidianamente forniscono aggiornamenti in tempo reale sull’occupazione israeliana. Queste pagine, per lo più riconducibili al citizen journalism, sono state aperte con l’intenzione di innescare un processo di viralità di contenuti proprio per non spegnere le luci su Gaza, nel momento in cui il conflitto – come sta succedendo ora – avrebbe smesso di ricoprire le prime pagine della stampa.

Cosa accade in Italia? La redazione di InsideOver ha analizzato alcuni feed Instagram delle pagine di informazione che oggi primeggiano sul feed dei giovani italiani che usano i social network per informarsi. Quello che abbiamo scoperto è allarmante.

Andiamo con ordine. Nelle seguenti righe vi mostreremo 6 tabelle. Ogni tabella ricostruisce la frequenza di pubblicazione per il singolo media relativo al topic #Gaza. Ogni casella arancione ci dice che in quel post la testata ha pubblicato un articolo inerente al conflitto in corso.

L’indagine di InsideOver ha riguardato almeno 6 media italiani. Queste 6 testate insieme raggiungono ogni giorno, solo su Instagram, con le loro notizie quasi 7 milioni di italiani. Gran parte di questi giornali raggiunge un pubblico molto giovane, tra i 18 e i 50 anni. L’obiettivo del nostro resoconto è semplice quanto importante: dimostrare che gran parte dell’informazione italiana, anche quella più innovativa e giovanile, ha deciso di tenere il conflitto di Gaza in sordina sui propri feed obbligando il pubblico italiano ad utilizzare fonti estere per informarsi e capire cosa oggi sta realmente accadendo a Gaza.

Ci teniamo a specificare che InsideOver ha analizzato sono gli ultimi due mesi per ogni organo di informazione. Il dato quindi ci mostra una tendenza. Abbiamo deciso di non riportare i nomi delle testate di informazione obiettivo della nostra analisi, ma di riportarne solo numero di follower e frequenza di pubblicazione, avendo noi come unico obiettivo l’identificazione di un sistema – quello che oscura la questione su Gaza.

La prima pagina IG, appartiene ad una redazione nativa digitale che utilizza i dati per informare gli utenti e mantiene oltre 1.5 milioni di follower all’attivo. Negli ultimi due mesi ha dedicato al conflitto di Gaza 2 post su oltre 100 pubblicati.

Frequenza di pubblicazione di un media italiano digitale con oltre 1.5 milioni di follower su Instagram. In arancione vengono evidenziati i post che hanno notizie che riguardano l’attuale conflitto in corso a Gaza

Questo non è un caso isolato. Un altro media di informazione, che possiede sia un’edizione web e sia un’edizione cartacea con oltre 2 milioni di follower su IG, inclusa nelle prime 10 testate di informazione per numero di lettori e credibilità nell’indagine del Reuters Institute, sembra aver oscurato su Instagram le notizie sul conflitto di Gaza. Anche per questa testata abbiamo analizzato 100 post pubblicati tra giugno e luglio 2024.  

Frequenza di pubblicazione di un media italiano digitale + carta stampata con oltre 1.8 milioni di follower su Instagram. In arancione vengono evidenziati i post che hanno notizie che riguardano l’attuale conflitto in corso a Gaza

Il terzo media analizzato che è seguito da oltre 1.8 milioni di follower, e rientra sempre nelle prime posizioni tra le testate italiane più credibili e fruite online, ha pubblicato un solo post sul conflitto in Gaza tra gli ultimi 160 post a cavallo di giugno e luglio 2024. Su questo profilo abbiamo deciso di guardare 60 post in più a causa della maggiore frequenza di pubblicazione della pagina.  

Frequenza di pubblicazione di un media italiano digitale + carta stampata con oltre 1.8 milioni di follower su Instagram. In arancione vengono evidenziati i post che hanno notizie che riguardano l’attuale conflitto in corso a Gaza

Il quarto media analizzato, che comprende circa 600 mila follower e rientra nel settore dei media nativi digitali, tra gli ultimi 100 post a cavallo tra giugno e luglio 2024, ha pubblicato un solo post riguardante il conflitto in Gaza.

Frequenza di pubblicazione di un media italiano digitale con oltre 600 mila follower su Instagram. In arancione vengono evidenziati i post che hanno notizie che riguardano l’attuale conflitto in corso a Gaza

Un quinto media analizzato, che su Instagram è seguito da poco meno di 100 mila follower, negli ultimi 100 post ha pubblicato una sola notizia sul conflitto in corso.

Frequenza di pubblicazione di un media italiano digitale + carta stampata con oltre 90 mila follower su Instagram. In arancione vengono evidenziati i post che hanno notizie che riguardano l’attuale conflitto in corso a Gaza.

Il sesto ed ultimo media analizzato da InsideOver, che oggi con le sue informazioni raggiunge oltre 500 mila italiani ogni giorno, negli ultimi 100 post ha menzionato o dedicato un approfondimento alla questione di Gaza 7 volte.

Frequenza di pubblicazione di un media italiano digitale + carta stampata con oltre 500 mila follower su Instagram. In arancione vengono evidenziati i post che hanno notizie che riguardano l’attuale conflitto in corso a Gaza.

In aggiunta, almeno 2 profili personali di direttori corrispondenti a 2 testate incluse nella nostra analisi continuano a mantenere una comunicazione prettamente pro-Israele, cosa che, ovviamente, influenza l’indipendenza dell’intero giornale contribuendo ad oscurare la narrazione su Gaza. Inoltre, per la testata che informa oltre 2 milioni di follower, abbiamo evidenziato una dissonanza tra pagine social e sito web. Infatti, mentre sul sito web sono moltissimi gli articoli che quotidianamente informano sulle vicende di Gaza, lo stesso non accade con la pagina Instagram, che però rimane il cuore della distribuzione informativa odierna.

Prima di concludere questa analisi sul panorama informativo italiano per il conflitto in corso a Gaza su Instagram, abbiamo deciso di segnalare 2 profili che, secondo un riscontro numerico, hanno coperto in maniera significativa l’attuale conflitto in Gaza. La prima tabella si riferisce ad un media nativo digitale che ha superato da poco i 100 mila follower in Italia. La nostra redazione ha identificato almeno 26 post con notizie su Gaza negli ultimi 130 pubblicati – anche per questo profilo abbiamo incluso 20 post in più in proporzione alla frequenza di pubblicazione.  

Frequenza di pubblicazione di un media italiano nativo digitale con oltre 100 mila follower. In arancione vengono evidenziati i post che hanno notizie che riguardano l’attuale conflitto in corso.

Infine, crediamo che mostrare la copertura sull’attuale conflitto in corso da parte della nostra redazione sia importante per valorizzare il lavoro delle decine di reporter che quotidiamente tengono acceso il faro dell’informazione su Gaza e sui territori palestinesi più in generale. Di seguito la grafica con la copertura post di InsideOver in riferimento agli ultimi 130 post.

Frequenza di pubblicazione di InsideOver per il conflitto di Gaza. In arancione vengono evidenziati i post che hanno notizie che riguardano l’attuale conflitto in corso.