C’è un meccanismo invisibile, ma potentissimo, che alimenta le guerre americane. Non si trova solo alla Casa Bianca o al Pentagono. È nei think tank, nelle commissioni parlamentari, nei salotti televisivi di Washington. È l’ecosistema degli esperti che sbagliano – clamorosamente – eppure restano lì, pronti a fare pressioni e intervenire pubblicamente per sostenere le “ragioni” della prossima guerra come se nulla fosse accaduto. È il «Blob» bellicista della politica estera Usa di cui ha parlato il docente di Harvard, Stephen M.Walt, e di cui scrive Peter Beinart sul New York Times, partendo da un paradosso: i think-tank più ascoltati dai politici americani – democratici e repubblicani – sono gli stessi che hanno promosso tutte le disastrose avventure belliche degli ultimi 30 anni.
I think-tank che comandano a Washington
Tra il 2021 e il 2024, la Foundation for Defense of Democracies (Fdd) è stato il secondo think tank più invitato a testimoniare davanti alla Commissione Affari Esteri della Camera. Terzo (ex aequo) l’American Enterprise Institute (Aei). La stessa FDD che, alla vigilia dell’invasione dell’Iraq nel 2003, scriveva sul proprio sito: «Sappiamo che Saddam Hussein sta producendo armi di distruzione di massa – biologiche, chimiche e nucleari – e rimane una seria minaccia». Lo stesso AEI che si vantava di aver «avuto un ruolo di primo piano nel definire la minaccia di Saddam e nel delineare come ricostruire l’Iraq una volta rimosso». Quelle armi non esistevano. L’Iraq è sprofondato nel caos, migliaia di americani e centinaia di migliaia di iracheni hanno perso la vita. Eppure, vent’anni dopo, gli stessi istituti, gli stessi analisti, gli stessi volti sono tornati a sedersi davanti ai parlamentari. E stanno facendo esattamente la stessa cosa: spingere per una guerra totale contro l’Iran e sabotare ogni – seppur debole – tentativo di accordo o negoziato.
Della Fdd abbiamo parlato pin più occasioni. L’ultima qualche giorno fa, in occasione dell’approvazione della Sezione 224 del National Defense Authorization Act (NDAA) che integra i sistemi di difesa tecnologica di Stati Uniti e Israele. Come già sottolineato, nel giugno 2025, il ricercatore della Fdd Tzvi Kahn (ex AIPAC) ha pubblicato una lista di 44 presunti attacchi iraniani contro obiettivi americani, usata quasi identica dalla Casa Bianca otto mesi dopo per giustificare il conflitto. Secondo quanto emerge da un’inchiesta di Zeteo, lo stesso think-tank avrebbe avuto un ruolo centrale nel sostenere la «fusione» tra i due eserciti.
L’agenda bellicista della Fdd è sostenuta da ricchissimi donatori pro-Israele, tra cui Paul Singer, fondatore e partner del fondo Elliott e Bernard Marcus, co-fondatore di Home Depot, che ne finanziano le attività e ne amplificano l’influenza politica. Come riporta The Nation, «i legami della Fdd con donatori pro-Israele come Singer e Marcus la collocano al centro di una rete che promuove gli interessi delle fazioni di destra israeliane». Questi finanziamenti consentono alla Fdd di mantenere una presenza costante nei circoli politici di Washington, influenzando decisioni come il ritiro dal Jcpoa o la pressione per azioni militari.
Il «clean slate» dei falchi
Beinart definisce questo fenomeno con un’espressione efficace: «a clean slate to promote war yet again» – una lavagna pulita per promuovere un’altra guerra. Nessun mea culpa richiesto, nessuna conseguenza professionale. Anzi: più sbagli, più vieni ascoltato.
Non è un caso isolato. Il Quincy Institute, think tank anti-interventista e vicino alle posizioni del realismo politico, ha documentato come i principali testimoni nelle audizioni congressuali siano proprio i rappresentanti di quei centri che avevano sostenuto l’invasione dell’Iraq. La logica è perversa: a Washington, la credibilità sulla politica estera non si misura sull’accuratezza delle previsioni, ma sulla durezza delle posizioni. Più sei falco, più vieni invitato. Più sbagli, più vieni invitato ancora.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Oggi Fdd e Aey sono tra i più accesi sostenitori della guerra con l’Iran. E il Congresso li ascolta come se fossero oracoli, non come gli artefici dei più grandi disastri della politica estera Usa.
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