“Grave attacco alla libertà di stampa in Europa”: Il caso del giornalista Hüseyin Doğru, vittima di sanzioni Ue

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In un caso analogo a quello dell’ex colonnello svizzero Jacques Baud, che solleva profonde preoccupazioni sul futuro della libertà di espressione e della stampa in Europa, il giornalista berlinese di origini turche Hüseyin Doğru si trova da mesi intrappolato in un limbo finanziario e legale imposto dalle sanzioni dell’Unione Europea. Accusato di promuovere “discordia etnica, politica e religiosa” attraverso il suo lavoro giornalistico “pro-pal”, Doğru è stato inserito in una lista di sanzioni Ue nel maggio scorso, con l’accusa di supportare anche le “attività destabilizzanti della Russia”- senza che Bruxelles abbia fornito prove concrete di legami con Mosca.

Oggi, a oltre otto mesi di distanza, la situazione è degenerata: la sua banca ha bloccato non solo il suo conto corrente, ma anche l’accesso a un minimo esistenziale autorizzato di 506 euro, lasciando lui e la sua famiglia – inclusi tre bambini, due dei quali neonati – senza mezzi per procurarsi cibo e beni essenziali.

La surreale vicenda del giornalista tedesco

Doğru, che da giorni non può più provvedere alle necessità basilari della sua famiglia nonostante l’intervento del suo avvocato, ha raccontato la sua situazione paradossale al giornale tedesco Berliner Zeitung. Le sanzioni Ue prevedono infatti eccezioni per garantire un minimo vitale, ma anche questo è stato negato. “Il conto è ancora bloccato”, ha confermato l’avvocato Alexander Gorski in una dichiarazione rilasciata alla Berliner Zeitung.

In un’intervista rilasciata a Jungewelt, l’avvocato Gorski aggiunge: «Le sanzioni sono giuridicamente del tutto prive di fondamento e chiaramente motivate politicamente. I presunti legami con la Russia non esistono. Nella motivazione della sanzione si fa esplicito riferimento alla copertura giornalistica di Hüseyin sul tema Palestina». La misura, afferma, «serve a far tacere un giornalista che mette in discussione in modo critico la ragion di Stato e la partecipazione della Germania e dell’UE al genocidio a Gaza».

Esplode il caso in Germania

Il caso ha attirato l’attenzione di politici e esperti, che lo vedono come un pericoloso precedente per la libertà di stampa nell’Ue. La deputata europea Ruth Firmenich (BSW) ha accusato l’Unione di utilizzare le sanzioni come strumento per limitare la libertà di opinione. “L’Ue utilizza le sanzioni per restringere la libertà di espressione”, ha dichiarato Firmenich. Quest’ultima sottolinea come il lavoro di Doğru si concentri principalmente sulla copertura del conflitto a Gaza, e ha criticato il regime sanzionatorio Ue per la sua opacità e per l’impatto sproporzionato sui diritti fondamentali.

Un parere legale redatto dall’ex giudice della Corte di Giustizia Europea Ninon Colneric e dalla professoressa di diritto internazionale Alina Miron, citato dal Berliner Zeitung e presentato al Parlamento Europeo lo scorso autunno, rafforza queste critiche. Il documento descrive le sanzioni come un “morte civile”: congelamento di beni, blocco dell’accesso ai servizi bancari e annullamento della capacità economica, che colpisce non solo l’individuo ma anche la sua esistenza professionale e privata.

Le autrici sottolineano l’assenza di controllo giudiziario preventivo, la negazione del diritto a un’udienza e la sproporzionalità rispetto all’obiettivo dichiarato di combattere la disinformazione. Sanzionato, senza alcun processo e senza soldi. E questa sarebbe la democrazie dell’Unione europea?

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