In attesa di conoscere il destino definitivo di TikTok negli Usa – dopo essere temporaneamente scomparso per conformarsi alla legge “divest-or-ban” che impone a ByteDance di cedere TikTok o affrontare il divieto, entrata in vigore il 19 gennaio, l’app era tornata online a seguito dell’ordine esecutivo di Trump – emergono nuovi retroscena sulle reali motivazioni che hanno portato il Congresso a votare la controversa legge che avrebbe dovuto mettere al bando la discussa app, poi “stoppata” dal tycoon una volta giunto alla Casa Bianca. E la motivazione principale non è legata a questioni di sicurezza nazionale relative alla proprietà cinese ma ai contenuti emersi sulla piattaforma dopo lo scoppio della guerra a Gaza tra Israele e Hamas.
Perché il Congresso attacca la piattaforma
Come ha svelato il giornalista Ken Klippenstein nella sua inchiesta pubblicata su Substack, infatti, la proprietà cinese di TikTok non è stata la ragione principale che ha spinto il Congresso ad agire contro la piattaforma. Durante la Conferenza sulla Sicurezza di Monaco il senatore Mark Warner, democratico della Commissione intelligence, ha suggerito che la vera ragione dietro la proposta di legge per il divieto di TikTok non è ancora stata pienamente divulgata. Warner, insieme a Mike Gallagher, ex deputato ora dirigente di Palantir, è stato tra i primi a sostenere che TikTok rappresentasse una minaccia alla sicurezza nazionale, un’argomentazione ancora attuale considerando l’incertezza sul futuro dell’app.
Il disegno di legge contro TikTok era infatti finito su un binario morto fino all’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023, che lo ha riportato in auge. Secondo quanto raccontato da Gallagher, infatti, la diffusione di “contenuti antisemiti su TikTok” dopo lo scoppio della guerra a Gaza ha spinto il Congresso ad agire. Gallagher ha dunque ammesso che funzionari e lobby israeliane a Washington hanno fatto pressione sui deputati di entrambi gli schieramento, sostenendo che l’algoritmo di TikTok alimentasse l’opposizione dei giovani americani all’operazione militare di Israele nella Striscia di Gaza.
Il Memorandum che accusa TkTok
Non a caso, un memo del ministero degli Esteri israeliano, riportato da Npr, accusava TikTok di “spingere i giovani contro Israele” tramite il proprio algoritmo. A tal proposito, un memo del Dipartimento di Stato ottenuto da Klippenstein rivela che Emmanuel Nahshon, funzionario israeliano, attribuiva l’opposizione giovanile alla guerra a Gaza all’algoritmo di TikTok.
Successivamente, nel marzo 2023, un briefing di intelligence classificato è stato presentato al Congresso, evidenziando la presunta minaccia rappresentata piattaforma. Secondo il senatore Warner, questo briefing è stato decisivo per far avanzare la legislazione anti-TikTok, che è passata con un voto unanime (50-0) in una commissione chiave.
TikTok tornata disponibile sugli store
TikTok è tornato disponibile negli Stati Uniti su App Store e Google Play Store dopo un periodo di incertezze. Tra il 19 gennaio, data di entrata in vigore del divieto, e oggi, gli utenti hanno affrontato non poche difficoltà per accedere ai propri account, nonostante la revoca temporanea di 75 giorni decisa da Trump. Il social era stato formalmente ripristinato, ma non ancora sugli store digitali per timore di sanzioni, costringendo TikTok a rendere disponibile il download direttamente dal suo sito web.
Il ripristino sugli store è avvenuto dopo che il procuratore generale degli Stati Uniti, Pam Bondi, ha inviato una lettera ad Apple, assicurando che il reinserimento dell’app non avrebbe comportato multe. Una rassicurazione simile è stata fornita a Google dal Dipartimento di Giustizia. Con questo via libera, sia Apple che Google hanno reinserito TikTok nei rispettivi store, riportando la piattaforma a piena disponibilità. Almeno per ora.
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