In Giappone i quotidiani cartacei hanno ancora un peso specifico rilevante. Non solo perché qui viene scritto e venduto lo Yomiuri Shimbun, uno dei giornali con la più alta diffusione al mondo, distribuito nell’edizione del mattino e della sera, con 6,8 milioni di copie stampate al giorno. Ma anche perché qui, dove la crisi della carta stampata non ha generato un’emorragia paragonabile a quanto stiamo vivendo in Occidente, esistono testate, non di primissimo piano, in grado di mettere in crisi un governo in carica.
Il caso più emblematico riguarda lo Shimbun Akahata, foglio ufficiale del Partito Comunista Giapponese (JCP) dotato di una diffusione di 850mila copie giornaliere (per fare un confronto, il principale quotidiano italiano, Il Corriere della Sera, ha una diffusione media di poco meno di 250mila copie). Ebbene, l’Akahata è l’artefice della crisi politica dell’esecutivo guidato da Fumio Kishida. In che modo? Pubblicando un’inchiesta che ha consentito di svelare uno scandalo finanziario avvenuto all’interno del partito del premier, il Partito Liberal Democratico (LDP), sempre più in crisi di consensi.
Le inchieste del quotidiano comunista
Un quotidiano comunista in Giappone? Sì, e anche abbastanza attivo. Lo Shimbun Akahata ( alla lettera “Giornale Bandiera Rossa”), è un giornale relativamente di nicchia gestito dal JCP. I suoi giornalisti si occupano di politica ma realizzano anche reportage su molteplici tematiche originali (per lo più progressiste), spesso ignorate dal resto della stampa mainstream. Per la prima volta, ha sottolineato l’Economist, l’Akahata ha riferito sulle discrepanze nei finanziamenti del LDP nel 2022. Un anno più tardi sarebbe esploso il caso, con i pubblici ministeri impegnati ad indagare sulle fazioni del partito di Kishida. Le stesse fazioni che non avevano dichiarato le entrate derivanti da eventi di raccolta fondi (evadendo le tasse). Risultato: nel dicembre 2023 sarebbero stati licenziati quattro ministri e cinque viceministri del governo in carica.
Nel 2013 Shimbun Akahata aveva condotto indagini sulle kigyo nere (“aziende nere”) facendo luce sulla prevalenza di luoghi di lavoro abusivi e spingendo il governo a introdurre una regolamentazione più severa.
Nel 2019 aveva invece riferito di politici che sovvenzionavano cene per i sostenitori durante una festa annuale per ammirare i fiori di ciliegio. Abe Shinzo, allora primo ministro, fu interrogato dai pubblici ministeri nell’ambito del dossier. Non sarebbe mai stato accusato ma lo scandalo lo avrebbe perseguitato fino alle dimissioni, avvenute nell’agosto 2020.
Tra inchieste e diffusioni record
Akahata è stato fondato nel 1928, sei anni dopo la fondazione del JCP. Il regime militarista giapponese bandì il partito perché considerato sovversivo, e dunque il giornale veniva prodotto e diffuso nell’ombra (la polizia nipponica arrestava e torturava i lettori).
Il quotidiano sarebbe stato legalizzato durante l’occupazione americana, al termine della Seconda Guerra Mondiale, in seguito alla riabilitazione del JCP. Nel 1970, Akahata poteva contare su oltre 400.000 abbonati alla sua edizione quotidiana e più di 1 milione di abbonati all’edizione domenicale.
All’inizio degli anni ’90 gli abbonati giornalieri erano oltre 3 milioni. Nel 2007, la diffusione giornaliera era scesa a circa 1,6 milioni, per poi toccare quota un milione nel 2019. Il resto è storia recente.
Dall’altro latro del Giappone spiccano le pagine dello Yomiuri Shimbun, fondato nel 1874 e per anni il giornale con la più alta diffusione del pianeta (oltre 14 milioni di copie fino al gennaio 2002). Oggi i tempi sono diversi ma il quotidiano – pubblicato a Tokyo, Osaka, Fukuoka e in altre città del Giappone – riesce comunque a stampare quasi 7 milioni di copie giornaliere.
Il suo rivale, l’Asahi Shimbun, si ferma a 4 milioni di copie giornaliere. Entrambi, come detto, stampano e vendono copie a volontà. Ma non sempre riescono a graffiare come altri giornali, complice un connubio spesso troppo forte tra mondo del giornalismo e della politica.
Non è un caso che, secondo la ong Reporter Senza Frontiere, il Giappone sia scivolato dall’11esimo al 68esimo posto nella classifica mondiale della libertà di stampa.

