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Media e Potere

“Forti rumori al comizio”. Così la stampa Usa faziosa regala a Trump la consacrazione

Lo abbiamo già visto troppe volte negli Stati Uniti. John e Robert Kennedy vennero uccisi, Ronald Reagan fu ferito gravemente. Ora tocca a Donald Trump, che è vivo letteralmente per una questione di millimetri, considerato che è stato colpito a...

Lo abbiamo già visto troppe volte negli Stati Uniti. John e Robert Kennedy vennero uccisi, Ronald Reagan fu ferito gravemente. Ora tocca a Donald Trump, che è vivo letteralmente per una questione di millimetri, considerato che è stato colpito a un orecchio ed è evidente che volessero ucciderlo. Analoghe sono le circostanze: come allora anche ieri si è trattato di un gesto sconsiderato di un uomo solo, in questo caso ucciso subito. Un giovane ventenne che odiava Trump, il che però non chiarisce il quadro: Ha agito da solo? Aveva dei complici? Possiamo escludere che sia stato istigato? Domande delicate e senza risposta, ma che l’osservatore esperto e scrupoloso non può non porsi. 

Così come ricorrenti sono altre circostanze: secondo la testimonianza raccolta dalla BBC alcuni presenti hanno visto il cecchino arrampicarsi sul tetto ma l’allarme è stato ignorato. Testimonianza da prendere con la giusta cautela, però resta un fatto oggettivo: il comizio si svolgeva a Butler, cittadina delle Pennsylvania da 13mila abitanti. E’ assurdo il semplice fatto che un uomo armato di fucile si sia potuto avvicinare liberamente  al luogo del comizio  e ancor più assurdo che i tetti della zona non fossero presidiati e che Matthew Crooks sia potuto salire su un edificio a 150 metri dal palco, appostarsi e sparare. Il meno che si possa dire è la security ha fallito su tutta la linea. Sconcertante.

Così come deludente ed emblematico è stato il comportamento della grande stampa americana, sovente ripresa a pappagallo da quella europea. Qualunque giornalista avrebbe titolato subito in questo modo, tanto più che le immagini in diretta televisiva erano eloquenti: “Attentato a Trump, lo hanno ferito” oppure “Spari al comizio, hanno tentato di uccidere Trump”. E invece inizialmente i titoli sono stati anodini e addirittura elusivi. I più coraggiosi “Spari al comizio di Trump”, mentre la Washington Post si è esibita così: “Trump portato via dopo forti rumori a un comizio” e la Cnn e altre testate: “Gli agenti del servizio segreti portano via d’urgenza Trump dopo la sua caduta a un comizio”.  Nessun pathos, nessuna emozione, una neutralità agghiacciante.

Questo attentato cambia l’inerzia della campagna elettorale, e non solo per l’immagine iconica di Trump che, col volto insanguinato, si alza e, sprezzante del pericolo, indomito, con il pugno alzato urla: “Combattete, combattete!”. Da vero comandante in capo, come piace da sempre a gran parte dell’elettorato. Diventa anche una vittima e ora può vantare più che mai il ruolo di presidente anti-sistema, colui che dà così fastidio all’establishment da rischiare la vita. Tanto più che il confronto con i democratici, allo sbando, è impietoso, tanto più che la palese inimicizia della stampa è funzionale al suo profilo. Ora diventa davvero difficile fermare la corsa del candidato repubblicano, sebbene non sia impossibile. Questa è la campagna più strana e imprevedibile della storia degli Stati Uniti e la posta in gioco altissima. Abbiamo visto un presidente in palese deficit cognitivo, Biden, che si rifiuta di abbandonare la corsa, comunque senza validi candidati alternativi, mentre il suo rivale è vittima di un attentato. E mancano quasi quattro mesi al voto. Cosa altro accadrà da oggi al 5 novembre? 

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