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Media e Potere

Fdd, il think-tank pro-Israele che promuove la guerra contro l’Iran negli Usa

Pressioni per l'operazione "Rising Lion": La Foundation for Defense of Democracies (FDD), un think tank neoconservatore di Washington, spinge l'amministrazione Trump a sostenere l'operazione militare israeliana "Rising Lion" contro l'Iran, ufficialmente per smantellare il programma nucleare, ma con l'obiettivo reale di un "regime change" a Teheran.Agenda bellicista e anti-diplomazia: La FDD promuove un confronto militare diretto con l'Iran, ostacolando sistematicamente gli sforzi diplomatici, come l'accordo nucleare del 2015 (JCPOA), e ha sostenuto la strategia di "massima pressione" di Trump, che ha portato l'Iran ad arricchire l'uranio fino al 60% entro il 2025.Influenza politica significativa: Fondata nel 2001, la FDD ha plasmato la politica estera USA, specialmente durante il primo mandato di Trump (2017-2021), grazie alla sua agenda neoconservatrice allineata con falchi come John Bolton, Mike Pompeo e fazioni di destra israeliane.Nomine strategiche pro-Israele: La recente nomina di Merav Ceren, ex funzionaria israeliana e collaboratrice FDD, al Consiglio di Sicurezza Nazionale USA, rafforza l'influenza del think tank, favorendo gli interessi di Israele nelle decisioni di Washington.Finanziamenti e donatori: La FDD è sostenuta da ricchi donatori pro-Israele come Paul Singer e Bernard Marcus, che ne amplificano l'influenza politica, permettendo di promuovere azioni come il ritiro dal JCPOA e pressioni per interventi militari.

Non solo Aipac. Negli Stati Uniti, un influente think tank sta esercitando forti pressioni sull’amministrazione Trump affinché accetti l’invito del premier Benjamin Netanyahu a partecipare all’operazione militare “Rising Lion” contro la Repubblica Islamica dell’Iran. Ufficialmente mirata a smantellare il programma nucleare degli Ayatollah, l’operazione cela in realtà l’ambizioso obiettivo di promuovere un “regime change”. Si tratta della Foundation for Defense of Democracies (Fdd), un think tank neoconservatore con sede a Washington, che si sta distinguendo, grazie alla sua influenza, come forza trainante nel promuovere un confronto militare diretto tra Stati Uniti e Iran, cercando di spingere l’amministrazione Trump verso un’escalation in linea con gli interessi di Tel Aviv.

Promuovere la guerra con l’Iran per il “regime change”

Attraverso analisi, interventi televisivi e sui giornali e intense attività di lobbying, la Fdd persegue un’agenda che mira al cambio di regime a Teheran, ostacolando sistematicamente gli sforzi diplomatici messi in campo dall’amministrazione Trump oggi e da tutte quelle precedenti nel corso degli anni. Come riporta The Nation, la Ffd ha proposto misure estreme, come “affamare il popolo iraniano per incitare una rivolta”. Di recente, l’analista Andrea Stricker, ha invitato Trump a “esigere lo smantellamento immediato dell’impianto di Fordow” e, in caso di rifiuto, a sostenere Israele con ordigni americani come la bomba guidata anti-bunker per distruggere la struttura, sottolineando che “Washington e Gerusalemme possono infliggere un colpo definitivo alle opzioni nucleari iraniane”.

Influenza e agenda politica della Fdd

Fondata nel 2001, la Fdd ha esercitato un’influenza significativa sulla politica estera statunitense, in particolare durante il primo mandato di Trump (2017-2021). La sua agenda neoconservatrice si allinea con le priorità delle fazioni di destra israeliane e dei falchi americani come John Bolton e Mike Pompeo. Come riporta Modern Diplomacy, “Fdd ha avuto un ruolo significativo nel plasmare la politica americana sull’Iran, promuovendo un approccio conflittuale”.

Ultimamente, inoltre, il think-tank pro-Israele ha acquisito ulteriore potere. La recente nomina di Merav Ceren, ex funzionaria del Ministero della Difesa israeliano e collaboratrice della Fdd, al Consiglio di Sicurezza Nazionale Usa, ne ha rafforzato ulteriormente l’influenza. Come riporta Responsible Statecraft, questa nomina dà a Israele “un vantaggio insolito nelle discussioni politiche interne”. In buona sostanza, nel Consiglio di Sicurezza Nazionale c’è un membro che non fa gli interessi nazionali degli Stati Uniti ma, evidentemente, quelli del Governo israeliano. Un’anomalia che compromette la lucidità delle valutazioni di Washington rispetto al Medio Oriente, senza contare tutte le altre pressioni a cui è sottoposto lo stesso presidente (vedi i finanziamenti di Miriam Adelson, importante donatrice della campagna di Trump).

La Fdd ha lavorato per minare gli sforzi diplomatici tra Stati Uniti e Iran, giocando un ruolo centrale nel far deragliare l’accordo nucleare del 2015 (Jcpoa). Durante il primo mandato di Trump, il thinl-tank filo-israeliano ha sostenuto il ritiro dall’accordo nucleare siglato dall’amministrazione Obama, promuovendo la strategia di “massima pressione”. Il ritiro ha avuto conseguenze disastrose: “L’Iran ha intensificato le sue attività nucleari, passando dall’arricchimento dell’uranio al 4,5% nel 2019 al 60% e oltre entro il 2025” riporta Modern Diplomacy.

I donatori della Fdd

L’agenda bellicista della Fdd è sostenuta da ricchissimi donatori pro-Israele, tra cui Paul Singer, fondatore e partner del fondo Elliott e Bernard Marcus, co-fondatore di Home Depot, che ne finanziano le attività e ne amplificano l’influenza politica. Come riporta The Nation, “i legami della Fdd con donatori pro-Israele come Singer e Marcus la collocano al centro di una rete che promuove gli interessi delle fazioni di destra israeliane”. Questi finanziamenti consentono alla Fdd di mantenere una presenza costante nei circoli politici di Washington, influenzando decisioni come il ritiro dal Jcpoa o la pressione per azioni militari. Come sottolinea Responsible Statecraft, “la Fdd riflette le priorità dei falchi pro-Israele, non necessariamente quelle dell’amministrazione Usa”.

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