Nel bel mezzo delle polemiche relative al caso Epstein e all’esistenza di una “lista di clienti” del finanziere accusato di crimini sessuali morto in carcere per un apparente suicidio presso il Metropolitan Correctional Center di New York il 10 agosto 2019, emerge una realtà sconcertante e clamorosa: le vittime non sono le “dozzine” dichiarate fino a poco tempo fa ma oltre un migliaio. Il dato è contenuto in un memo dell’Fbi di due pagine recentemente diffuso. “Come parte del nostro impegno per la trasparenza – si legge nel Memo – il Dipartimento di Giustizia e l’Fbi hanno condotto una revisione esaustiva delle informazioni investigative relative a Jeffrey Epstein”. A diffondere il memo è stato il giornalista investigativo Ken Klippenstein.
Il memo dell’Fbi su Epstein
Per garantire un esame approfondito, prosegue il documento, “l’Fbi ha effettuato ricerche digitali nei suoi database, dischi rigidi e unità di rete, oltre a ricerche fisiche nelle aree delle squadre, armadi chiusi a chiave, scrivanie, armadi e altre aree dove potevano essere conservati materiali pertinenti. Queste ricerche hanno portato alla luce una quantità significativa di materiale, inclusi oltre 300 gigabyte di dati e prove fisiche“.
Sebbene il Memo sostenga che non vi è alcuna “lista di clienti” di Epstein, in linea con le dichiarazioni pubbliche del procuratore generale Pam Bondi e del direttore dell’Fbi Kash Patel, che tanto hanno fatto scalpore e indignato gli stessi sostenitori del presidente Usa Donald Trump, facendo emergere una gestione tutt’altro che trasparente e decisamente opaca della vicenda da parte delle istituzioni e del governo americano, il memo spiega dunque che, “coerentemente con le precedenti divulgazioni, questa revisione ha confermato che Epstein ha danneggiato oltre mille vittime”. Ma di “coerente” non c’è nulla.
Il nuovo conteggio delle vittime – oltre un migliaio – è in contraddizione con le “dozzine” citate nell’incriminazione di Epstein del 2019, che identificava 36 vittime minorenni in Florida. Interpellata sulla discrepanza, l’Fbi ha rifiutato di commentare, mentre il Dipartimento di Giustizia non ha risposto, come riferito da Klippenstein.
Un insabbiamento che conviene a tutti?
Il caso Epstein rivela una verità inquietante: uomini potenti, indipendentemente dall’affiliazione politica, hanno potuto approfittare di giovani vulnerabili senza conseguenze. Da repubblicani a democratici, da finanzieri americani a signori della guerra stranieri, i circoli elitari che Epstein frequentava si sono sentiti sicuramente sollevati quando, pochi giorni fa, il presidente Usa Donald Trump si è rifiutato di commentare la vicenda. Proprio il tycoon, che solitamente non si tira mai indietro quando deve rilasciare dichiarazioni anche controverse e altisonanti. “Stai ancora parlando di Jeffrey Epstein? Se ne parla da anni. Abbiamo il Texas, abbiamo questo, abbiamo tutto questo… e la gente parla ancora di questo tizio, di questo maniaco? È incredibile. Vuoi perdere tempo? Voglio dire, non posso credere che tu stia facendo una domanda su Epstein in un momento come questo”, ha affermato il presidente Usa alla domanda di un cronista che faceva il suo lavoro.
D’altronde è lo stesso Trump che nel 2002 dichiarò al New York Magazine che il suo amico Epstein era un ragazzo “simpatico” a cui “piacciono le belle donne tanto quanto a me, e molte di loro sono giovani”. Ma è chiaro che il tycoon è solo la punta dell’iceberg quando sono noti i rapporti di Epstein con l’ex presidente Bill Clinton, il fondatore di Microsoft Bill Gates, il Principe Andrea fino all’ex Primo ministro israeliano Ehud Barak ed ex veterano pluridecorato delle Forze di Difesa Israeliane (Idf).
Quanto a Clinton, non è un mistero che l’allora presidente Usa e Jeffrey Epstein fossero grandi amici e che Mark Middleton – storico consigliere dell’ex presidente, morto in circostanze misteriose – fosse uno degli “sponsor” di quell’amicizia. È altrettanto noto, ad esempio, che il finanziere-pedofilo prestasse all’ex presidente il suo jet per viaggiare oltreoceano. I registri di volo ottenuti da Fox News dimostrano che Bill Clinton ha fatto almeno 27 viaggi a bordo del Boeing 727 di Epstein, soprannominato “Lolita Express”, dal 2001 al 2003. Aereo sul quale viaggio diverse volte anche Lawrence Summers, futuro rettore dell’Università di Harvard.
Dal mondo della finanza ai circoli più élitari della politica nazionale e internazionale, esiste una cerchia potentissima e altrettanto influente che non vuole venga fatta luce sul mondo opaco di Epstein. Non è nemmeno da escludere che esista un intero circuito sotto ricatto. Le recenti dichiarazioni dell’ex docente di Harvard e avvocato Alan Dershowitz, il quale ha dichiarato di conoscere i nomi delle persone coinvolte nei file di Jeffrey Epstein relativi al suo giro di traffico sessuale internazionale, ma di “essere vincolato alla riservatezza da un giudice”, sono emblematiche dell’opacità che avvolge questo caso.
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