Ennesima stretta delle piattaforme social contro i media russi. Ennesimo segnale di un dialogo, quello tra l’Occidente e la Federazione Russa, che si interrompe. La chiusura dei media russi sulle piattaforme di Meta rappresenta infatti un ulteriore deterioramento nelle relazioni già tese tra l’Occidente e la Russia, riflette un clima geopolitico sempre più conflittuale e l’innalzamento di una nuova Cortina di Ferro che sembrava un retaggio della Guerra Fredda. Meta, la società proprietaria di Facebook, ha infatti annunciato di aver bandito Russia Today, Rossiya Segodnya e altri media russi dalle sue piattaforme.
La società di Mark Zuckerberg ha giustificato tale mossa sostenendo che queste testate avrebbero utilizzato “tattiche ingannevoli” per portare avanti operazioni di “influenza segreta” online. Si tratta di un significativo inasprimento delle misure adottate dalla più grande azienda di social media contro i media statali russi: in precedenza, infatti, gli interventi si erano limitati a bloccare la possibilità di fare pubblicità e a ridurre la visibilità dei loro post. Nelle stesse ore, Youtube (dunque Alphabet, Google), ha rimosso centinaia di canali con legami con i media sostenuti dal governo russo, ha confermato un portavoce alla Nbc News.
“Come parte del nostro impegno continuo per rispettare le sanzioni applicabili del Governo degli Stati Uniti, abbiamo chiuso oltre 230 canali affiliati alla Russia”, ha scritto il portavoce in un’e-mail. Ovviamente, Meta e Google, e le Big Tech in generale, agiscono su ordine diretto del Governo degli Stati Uniti e del suo apparato di sicurezza che soltanto pochi giorni prima aveva annunciato nuove sanzioni contro i media russi. Un funzionario del Dipartimento di Stato ha descritto l’emittente RT come “un membro a tutti gli effetti dell’apparato di intelligence del governo russo” in merito alla guerra in Ucraina. Le autorità statunitensi hanno inoltre accusato RT di condurre operazioni segrete di guerra informativa in favore delle agenzie di spionaggio russe. James Rubin, coordinatore del Global Engagement Center del Dipartimento di Stato, ha dichiarato che RT è il mezzo attraverso cui vengono diffuse “propaganda, disinformazione e menzogne a livello globale”.
Meta bandisce i media russi
L’accusa è quella di “interferenza straniera”. Il che suona piuttosto curioso detto da una multinazionale. “Abbiamo deciso, dopo un’attenta valutazione, di estendere le nostre misure contro le testate dei media statali russi,” ha dichiarato Meta in un comunicato. “Rossiya Segodnya, RT e altri enti correlati sono ora vietati dalle nostre app a livello globale per attività di interferenza straniera”. Oltre a Facebook, le piattaforme di Meta includono Instagram, WhatsApp e Threads. Prima dell’attuazione del divieto, RT contava oltre 7,2 milioni di follower su Facebook e più di 1 milione su Instagram. Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha criticato aspramente la decisione, affermando: “Con queste azioni, Meta sta danneggiando la propria reputazione. Azioni selettive contro i media russi sono inaccettabili. Questo rende più difficile la prospettiva di normalizzare le nostre relazioni con Meta”.
All’indomani dell’invasione russa dell’Ucraina, l’Unione Europea aveva imposto il divieto alla trasmissione di RT e di Sputnik, accusandoli di diffondere propaganda pro-Cremlino e di giustificare l’aggressione militare contro l’Ucraina. Come ha notato al tempo il giornalista Glenn Greenwald, “si noti che questo regime di censura è completamente unilaterale e, come al solito, interamente allineato con la politica estera degli Stati Uniti. I notiziari occidentali e le piattaforme dei social media sono stati inondati di propaganda filo-ucraina e di vere e proprie bugie fin dall’inizio della guerra”.
Mossa contro la libertà d’informazione
Da un lato, l’Occidente giustifica la misura di Meta come un mezzo per contrastare la disinformazione e le campagne di propaganda online, come se la propaganda fosse a senso unico. Tuttavia, dal punto di vista del Cremlino, quello di Meta è un atto di censura e una violazione della libertà di espressione, proprio da parte di quell’Occidente che della libertà di parola e di espressione ha fatto una bandiera, un baluardo e anche un vanto rispetto ai regimi autoritari. Negli ultimi anni, tuttavia, qualcosa è cambiato, e quei valori vengono sempre più messi in discussione da politiche restrittive che vanno in tutt’altra direzione. Perché i cittadini europei, anche attraverso i social, non avrebbero diritto a sapere cosa accade sui media russi? Possibile che le istituzioni ritengano i cittadini completamente incapaci di avere un pensiero critico e leggere ciò che trovano su internet con un occhio critico? È l’ennesimo grave errore di un Occidente si chiude e arrocca su stesso.
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