E se il presidente Usa Donald Trump fosse in qualche modo “ricattato” per via delle passate frequentazioni con Jeffrey Epstein, il finanziere – che si ipotizza avesse legami con il Mossad – accusato di crimini sessuali morto nel 2019? Dopo aver promesso in campagna elettorale di fare luce sulla vicenda del controverso finanziere, Trump ha passato le ultime settimane ad affermare che non esiste alcuna “Epstein list”, provocando malumori nella basa Maga. Quando i giornalisti gli chiedono conto di questa vicenda, l’inquilino della Casa Bianca appare insolitamente nervoso. Tutt’altro che sicuro di sé e spavaldo, come solitamente appare davanti alle telecamere.
E allora ecco che l’ipotesi del ricatto – tema centrale rispetto al quale è fondamentale leggere l’ultimo libro di Marcello Foa, La società del ricatto. E come difendersi – appare tutt’altro che inverosimile. L’ultima suggestione è del giornalista Premio Pulitzer Glenn Greenwald, non esattamente l’ultimo arrivato. “Un blogger di @TimesofIsrael suggerisce fortemente – e poi minaccia – che le fughe di notizie sul coinvolgimento di Trump con Epstein siano la punizione di Israele per il rifiuto di Trump di bombardare ulteriormente l’Iran. Avverte: ‘non paga davvero inimicarsi Israele”. Il messaggio tweet un articolo apparso nei blog del Times of Israel, in cui si insinua che la riemersione dei dossier Epstein sia una risposta di Israele alle critiche di Trump al governo di Benjamin Netanyahu, in particolare per il suo rifiuto di intensificare i bombardamenti contro l’Iran.
Chi è l’autore dell’articolo e cosa sostiene
L’autore è Yoseph Janowski, un blogger che pubblica regolarmente articoli su The Times of Israel, fervente sostenitore di Benjamin Netanyahu e della politica del suo governo. Nel suo blog, Janowski descrive una serie di attriti tra Trump e il governo israeliano. Tra gli episodi citati: il rimprovero di Trump a Netanyahu per un attacco che ha danneggiato una chiesa a Gaza con schegge di un’esplosione vicina, le critiche di un funzionario della Casa Bianca che ha definito Netanyahu “pazzo” per i bombardamenti in Siria a protezione dei Druze, e le proteste di Mike Huckabee per il rifiuto di Israele di concedere visti a gruppi evangelici, sospettati di attività missionarie. Inoltre, si sottolinea la decisione di Trump di autorizzare un attacco limitato contro il sito nucleare iraniano di Fordow, evitando un’azione più estesa, mossa che avrebbe deluso le aspettative israeliane. Il blogger suggerisce che la riemersione dei dossier Epstein, a lungo rimasti in secondo piano, sia una sorta di “ritorsione” contro Trump per queste posizioni.
L’autore ricorda infatti che “Trump e la sua amministrazione si sono scagliati contro Netanyahu su varie questioni, tra cui il bombardamento della Siria da parte di Israele (fatto per proteggere i drusi dal massacro)”. E in quegli stessi giorni si è intensificata la pressione contro Trump (per non aver reso pubblici i file)” su Epstein. “Nel libro di Daniele (12; 10) si dice che verrà un tempo in cui molte cose che erano nascoste saranno rivelate“. Speculazioni di un fanatico religioso o velate minacce? Difficile dirlo in assenza di prove documentate.
Le evidenze del legame Epstein-Mossad
Tuttavia, che Epstein fosse coinvolto in un’operazione di intelligence, potenzialmente orchestrata dal Mossad, si basa su diversi elementi. Ari Ben-Menashe, ex agente dell’intelligence israeliana, ha dichiarato nel 2020 a RT International che Epstein e Robert Maxwell, padre di Ghislaine Maxwell, collaboravano con il Mossad in un’operazione di raccolta di informazioni e ricatto. Secondo Ben-Menashe, le proprietà di Epstein, equipaggiate con telecamere nascoste, sarebbero state utilizzate per compromettere figure influenti, tra cui l’ex primo ministro israeliano Ehud Barak e il principe Andrea d’Inghilterra. Queste affermazioni trovano eco nel libro Epstein: Dead Men Tell No Tales, redatto da tre giornalisti investigativi.
Inoltre, le deposizioni di Ghislaine Maxwell, rese pubbliche nel 2020 nell’ambito di una causa civile intentata da Virginia Giuffre, una delle vittime di Epstein, aggiungono ulteriori dettagli. Gli inquirenti hanno interrogato Maxwell su possibili legami di Epstein con CIA, FBI o il governo israeliano. Sebbene Maxwell abbia negato ogni coinvolgimento, le domande stesse indicano che le autorità stavano considerando l’ipotesi di un’attività di intelligence.
E allora ecco che l’ipotesi del ricatto, resa ancora più plausibile dal libro di Marcello Foa La società del ricatto. E come difendersi e dalle recenti suggestioni di Glenn Greenwald e del blogger israeliano, si configura come una pista inquietante da non sottovalutare.
Noi di InsideOver ci mettiamo cuore, esperienza e curiosità per raccontare un mondo complesso e in continua evoluzione. Per farlo al meglio, però, abbiamo bisogno di te: dei tuoi suggerimenti, delle tue idee e del tuo supporto. Unisciti a noi, abbonati oggi!

