Il deputato repubblicano Thomas Massie ha lanciato una bomba sui social: nei file Epstein i tre fratelli Alexander – appena condannati per traffico sessuale di massa e stupri aggravati – compaiono solo con i nomi di battesimo, mentre il cognome è stato volutamente oscurato dal Dipartimento di Giustizia. E tutto questo mentre il direttore dell’Fbi Kash Patel ha ripetuto che nei documenti «non c’è alcuna prova di traffico sessuale». Il post di Massie su X, pubblicato ieri pomeriggio, ha già superato 1,4 milioni di visualizzazioni e migliaia di condivisioni. e
«I Fratelli Alexander sono nominati nei file Epstein solo con il nome di battesimo, ma ho notato che il DOJ ha redatto il cognome in un’email FBI (EFTA01660679).
Eppure @FBIDirectorKash ha detto che non c’è alcuna prova di traffico sessuale nei file.» Massie ha linkato sia un articolo di giornale di Npr sulla condanna dei fratelli sia il documento DOJ incriminato, ancora parzialmente accessibile online.
La caduta verticale dei “re del lusso immobiliare”
Solo 24 ore prima, una giuria federale di Manhattan ha dichiarato colpevoli Oren, Alon e Tal Alexander su 19 capi d’accusa gravissimi: traffico sessuale, sfruttamento di minore, abuso aggravato con uso di sostanze e violenza su persona incapace. Undici donne hanno testimoniato di essere state drogate e violentate dopo essere state attirate con viaggi extralusso: Hamptons, Aspen, crociere caraibiche. I procuratori parlano di oltre 60 vittime potenziali, tra cui la 17enne figlia di miliardario e casi documentati fin dal 2011.I fratelli – ex dipendenti di Douglas Elliman, poi titolari di un’agenzia propria – erano considerati l’élite del real estate di Manhattan. Oggi rischiano l’ergastolo. La sentenza è fissata per il 6 agosto; i legali hanno già annunciato appello.
La domanda che Massie pone è semplice: se i fratelli Alexander erano già identificati dall’Fbi (almeno con i nomi Oren, Alon e Tal) e legati a Epstein, perché il Dipartimento di Giustizia ha scelto di nascondere il cognome in quel documento? E come si concilia questa censura con la linea ufficiale di Kash Patel, che ha escluso prove di traffico sessuale nei file rilasciati?
La vicenda si inserisce in un contesto più ampio di polemiche sulla censura del Dipartimento di Giustizia nella pubblicazione nei documenti Epstein, nonostante l’Epstein Files Transparency Act (approvato nel 2025 grazie anche a Massie e al dem Ro Khanna) imponga la massima trasparenza. Nei mesi scorsi Massie e Khanna hanno già costretto il Doj a declassificare nomi di potenti, accusando il dipartimento di coperture ingiustificate. Ora il caso Alexander aggiunge benzina sul fuoco: tre condannati per reati identici a quelli del network Epstein, nominati nei file, ma “protetti” da una censura che appare inspiegabile.
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