Nuove rivelazioni sul caso Epstein. Recenti documenti resi noti dal Washington Post, mostrano che il finanziere accusato di crimini sessuali morto in carcere per un apparente suicidio presso il Metropolitan Correctional Center di New York il 10 agosto 2019, inviò una serie di messaggi in tempo reale alla delegata democratica Stacey Plaskett durante un’audizione del 2019 volta a colpire Donald Trump. I messaggi indicano che Epstein stava sollecitando Plaskett con alcuni spunti per affinare l’interrogatorio di Michael Cohen, ex avvocato personale e “fixer” di Trump. Segno che il rapporto tra il finanziere e Trump era, perlomeno nell’ultimo periodo in cui Epstein era in vita, piuttosto controverso. Perché odiava Donald Trump a tal punto da volerlo colpire?
Nei giorni scorsi, i Democratici della House Oversight Committee hanno reso pubbliche tre email di Epstein che menzionano il presidente Donald Trump, suggerendo che quest’ultimo fosse a conoscenza delle “ragazze” coinvolte nelle attività criminali del controverso finanziere-pedofilo da tempo al centro delle inchieste di InsideOver
Epstein e il legame con la deputata democratica
L’episodio si svolge il 27 febbraio 2019, davanti alla Commissione di Vigilanza della Camera. Cohen accusa Trump di razzismo, manipolazione di bilanci e pagamenti sottobanco per zittire presunte amanti prima delle elezioni 2016 – accuse che Trump bolla come “bugie” sui social prima ancora che la testimonianza inizi. Mentre Cohen risponde, Epstein, guardando da lontano, si pone come consulente non richiesto di Plaskett, delegata delle Isole Vergini americane – territorio che ospita la famigerata “Little St. James”, ribattezzata “Isola dei Pedofili”, dove secondo un accordo del 2023 “avvennero molti dei suoi crimini”.
Ma torniamo all’audizione. In prima fila, la delegata democratica Stacey Plaskett riceve complimenti in tempo reale da un uomo: Jeffrey Epstein. “Bellissimo outfit”, scrive alle 10:02; “Sei stupenda”, aggiunge venti minuti dopo. Lei ringrazia. Poi, mentre Cohen nomina Rhona Graff, l’assistente “custode dei segreti” di Trump, Epstein le manda l’imbeccata: “Cohen ha citato RONA – keeper of the secrets”. Plaskett, agitata: “RONA?? Subito, tocca a me, è un acronimo?”. Lui: “È la sua assistente”. Tre minuti dopo, la deputata è al microfono: “Mi parli di Rhona Graff”. Un nome che, evidentemente, avrebbe potuto mettere in imbarazzo o in cattiva luce Trump. Soprannominata “la guardiana della porta” (gatekeeper) di Trump, Graff gestiva infatti l’agenda, le comunicazioni e gli accessi al suo capo, fungendo da filtro per amici, soci e figure influenti che volevano raggiungerlo direttamente. Epstein chiude con un “Ottimo lavoro”.
Epstein viveva a poche miglia nautiche dal distretto di Plaskett, su Little St. James, l’isola degli orrori. Aveva finanziato la sua vittoria di misura nel 2014, donato il massimo legale nel 2016 e 2018, ottenuto 300 milioni di sgravi fiscali dall’ente dove lei lavorava. Quando scoppia lo scandalo, Plaskett prima resiste a restituire i soldi, poi cede. Quattro anni dopo, la stessa deputata minaccia di imprigionare Matt Taibbi durante l’audizione sui Twitter Files, accusandolo di essere “una minaccia alla sicurezza”.
Il giornalista Michael Shellenberger oggi la inchioda su X: “La stessa Plaskett che ci diffamò riceveva da Epstein istruzioni su come colpire Trump”. Il suo ufficio risponde con un comunicato: “Riceveva testi da chiunque, anche da Epstein; come ex procuratrice accoglieva ogni spunto per la verità”.
Il mistero dell’Isola degli orrori
Epstein acquistò Little Saint James alla fine degli anni Novanta, presentandosi come un eccentrico gestore di fortune miliardarie in cerca di privacy. Tuttavia, come rivela Lee Fang, “sembra aver acquistato anche l’impunità”. Sull’isola, accessibile solo via elicottero o traghetto, Epstein è accusato di aver commesso crimini orribili, tra cui stupri e abusi su ragazze di età compresa tra gli 11 e i 17 anni. Una quindicenne, secondo le indagini, tentò di fuggire a nuoto dall’isola dopo essere stata costretta a subire atti sessuali, ma fu catturata e privata del passaporto. Nonostante i resoconti di agenti doganali che videro Epstein scendere dal suo aereo con minori, non risulta che siano stati effettuati controlli sulla loro sicurezza.
Dopo la morte di Epstein nel 2019, il governatore delle Isole Vergini, Albert Bryan Jr., è emerso come una figura centrale in questa vicenda. Secondo Fang, Bryan “aveva precedentemente supervisionato l’agenzia che concesse quasi 300 milioni di dollari in crediti fiscali illeciti alla compagnia di Epstein”, registrata fraudolentemente come fornitrice di servizi di “informatica biomedica e finanziaria”. Una volta eletto governatore nel 2018, con il sostegno di Epstein e dei suoi collaboratori, Bryan avrebbe spinto per esentare il finanziere dalle leggi locali sui reati sessuali.
I patteggiamenti legati al caso Epstein, inclusi quelli con J.P. Morgan Chase e il miliardario Leon Black, hanno portato nelle casse delle Isole Vergini circa 250 milioni di dollari, presentati come un passo verso la giustizia per le vittime di abusi sessuali e traffico di esseri umani. Tuttavia, l’uso di questi fondi solleva non pochi dubbi. Fang riporta che Bryan ha destinato parte di questi soldi a iniziative politiche interne, come “22 milioni di dollari in salari retroattivi per i dipendenti pubblici”, annunciati come un modo per “rafforzare la fiducia pubblica”.
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