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Media e Potere

È TeleMeloni ma il rapporto di Francesca Albanese su Gaza è su Rai News

Com'è finito sul sito di Rai News il rapporto sulla "economia del genocidio" di Francesca Albanese? Un piccolo mistero che...
Francesca Albanese

A sorpresa, dopo le sanzioni che le sono state comminate dal duo Trump-Netanyahu (ufficialmente solo dal dipartimento di Stato di Washington, ma sappiamo sotto quali pressioni) la relatrice Onu Francesca Albanese si è vista il suo rapporto sull’economia dell’occupazione in Palestina – quello che le è costato le sanzioni di cui sopra – messo a disposizione dalla piattaforma pubblica di Rai News. Scaricabile gratuitamente. Un dettaglio notevole in tempi di “TeleMeloni”, come molti chiamano la Rai schierata a destra che tenta di rilanciare improbabili comici anti-woke e annacquare i crimini israeliani. Impensabile, soprattutto, in una qualunque televisione pubblica dell’Europa atlantista e pro-Israele, come quella tedesca, dove la pressione politica sulle linee editoriali è persino più pesante.

Come ci è finito? È stato lo zampino di un giornalista filo-palestinese ribelle che ha aggirato i protocolli aziendalisti, oppure la volontà di qualche capo senza paura? Non è nemmeno da escludere che c’entri la redazione di Presa Diretta, la storica trasmissione di inchiesta condotta da Riccardo Iacona, che ha dedicato diverse puntate a Gaza e alle responsabilità internazionali nel conflitto. Invitando, nonostante le pressioni dei gruppi filo-Netanyahu, proprio la giurista Albanese. La pubblicazione del rapporto sulla piattaforma Rai potrebbe essere legata alla puntata che l’ha ospitata, raccontando e spiegando al pubblico il suo lavoro – inclusi gli hater – offrendo anche il documento integrale per la consultazione. Si tratta, in ogni caso, di una scelta editoriale autonoma e consapevole della redazione di Rai News, coerente con il giornalismo d’inchiesta: dare accesso diretto alle fonti, anche quando queste risultano scomode o controverse.

Non è un caso che lo stesso Iacona e la sua squadra siano stati mesi fa al centro di un attacco politico, con un esposto che li accusava di disinformazione e parzialità per aver dato voce a osservatori indipendenti come la stessa Albanese. Una campagna che, come hanno scritto i componenti del Partito Democratico alla Commissione di Vigilanza Rai, “mira a delegittimare il lavoro giornalistico e a ridurre al silenzio chi racconta fatti scomodi”. E due anni fa, all’inizio della mattanza nella Striscia, vedere questo tipo di linguaggio nella burocrazia Pd sarebbe stato impensabile.

La Rai resta dunque un terreno di scontro: tra chi ritiene che la tv di Stato debba attenersi a una narrativa filo-governativa e filo-atlantica, con il vento che spinge tutta l’Europa a chiudersi, e chi continua a difendere spazi di filo-arabismo, o quantomeno di pluralismo.

Va notato che il documento in questione è ufficialmente disponibile sul sito dell’Onu in versione inglese (e in altre lingue), ma in una forma “advance unedited” e con un apparato di note imponente, poco fruibile al grande pubblico. La redazione del blog Kritica ha tradotto e ripulito il testo dalle note, fornendo così una versione accessibile agli spettatori italiani.

Il rapporto, reso pubblico il 30 giugno, denuncia come l’occupazione israeliana, definita un progetto coloniale, sia sostenuta da un vasto apparato economico-industriale, che si è evoluto in una vera e propria “economia del genocidio”. Settori chiave come quello militare, tecnologico, finanziario e accademico trarrebbero profitto da questa situazione, con la complicità di aziende come Elbit Systems, Lockheed Martin, Google, Microsoft e Amazon.

Con un tono pugnace e che non si nasconde dietro il burocratese, ma anzi riecheggia il linguaggio della decolonizzazione novecentesca, il documento elenca anche la responsabilità penali internazionali di Stati, imprese e dirigenti, e dedica una notevole attenzione al ruolo delle università. Le collaborazioni accademiche, spesso finanziate da programmi europei e da aziende militari, non sono neutrali: contribuiscono a sviluppare tecnologie testate sui palestinesi.

Questa piccola crepa nella narrazione pro-Israele resisterà alle pressioni politiche? Il silenzio del Quirinale sulla vicenda Albanese ci dice che le istituzioni hanno scelto la realpolitik, ossia il quieto vivere con l’amministrazione Trump. Il rapporto potrà forse poco contro le calunnie sparse a piene mani da alcuni commentatori, e la Rai – per quanto abbia garantito la pubblicazione – è già sotto attacco da più fronti. Quando una studiosa è messa sotto sanzioni soltanto per le parole che usa, il fatto stesso che il documento sia online rappresenta una piacevole sorpresa.

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