Un filmato disturbante circola in rete: al centro della scena un uomo a terra, ferito, in un sito di estrazione petrolifera nel deserto siriano. Tratti mediorientali e una polo chiara che contrasta col volto sporco di sangue, l’uomo è sopraffatto da un aggressore in mimetica che brandisce un oggetto non identificato, forse una pinza o un becco Bunsen. Un terzo, occhiali da sole e bandana, si avvicina alzando un grosso martello. La scena si chiude sul colpo finale, brutale, abbattuto sulla testa della vittima. Non si tratta di un video dell’Isis, ma di un’operazione attribuita a una compagnia militare privata (Pmc, Private Military Company).
La Pmc contemporanea: guerra “sporca” e business model
Il termine Pmc definisce una compagnia privata, specializzata in operazioni di warfare, security, military training e simili. Priva di divise ufficiali e affiliazioni governative dichiarate, la PMC svolge operazioni non direttamente attribuibili a Stati sovrani ed eserciti regolari. Lungi dall’essere una banda di mercenari disorganizzati o di sadici sanguinari, la PMC contemporanea è una compagnia dalla forte vocazione logistico-militare. Fa spesso parte di una holding, in cui è solo una di 20, 40, 60 società di servizi che spaziano dall’ingegneria mineraria al trasporto aereo all’industria estrattiva. Questo modello permette alla PMC di operare come unità di “security” in Stati in cui le PMC sono illegali: un classico esempio sono le PMC registrate in UK e operanti in molti Paesi africani.
La comunicazione delle Pmc
Dal punto di vista della comunicazione le Pmc si contemporanee si dividono in due modelli. Un modello 1 di riferimento, e un modello 2 che, di fatto, è un’anomalia. Il primo è facilmente sintetizzabile: “Noi non esistiamo. E quando esistiamo, facciamo security. No, non siamo mercenari. Si, abbiamo un contratto regolare. Ma in generale non esistiamo“. La comunicazione è diretta solamente ad addetti ai lavori e committenti (ministeri degli Interni/della guerra, grandi compagnie estrattive, etc.); la stessa popolazione civile che li vede operare, non capisce di chi si tratti: ne ha solo paura.
Non si lasci ingannare chi ricorda i racconti di Frederick Forsyth e le autobiografie di Bob Denard e simili: i memoirs si scrivono solo a posteriori, finche’ si è attivi si sta in incognito. E, a parte rare eccezioni, non ci sono più gli ideali anti-comunisti o anti-colonialisti, a scaldare il cuore dei fondatori delle PMC. Sono idealisti? No. Fanno guerra pulita? Certo che no. Sono efficaci? Decisamente si.
Il Gruppo Wagner, un anomalo branding della guerra
È il 2017, un folto gruppo di individui robusti, dai tratti caucasici e l’accento inequivocabilmente russo, sbarca sul continente africano. Chi sono? Nessuno lo sa: tra loro si chiamano “La Compagnia“. Chiunque provi a indagare, viene messo a tacere, a volte per sempre. In pochi anni, questa anonima compagnia si evolve in una macchina perfettamente oliata, che spazia dall’estrazione mineraria alla liberazione di territori occupati dal terrorismo islamico in Siria, fino a diventare protagonista di un vero e proprio neo-colonialismo africano: dalla Françafrique alla Russiafrique. Ma di questo si parlerà in seguito.
Ciò che interessa qui, è l’evoluzione del tutto anomala del modello di branding della compagnia. Al seguito dei suoi capi carismatici, la PMC entra ufficialmente nel conflitto ucraino nel 2022 (era in realtà in giro dal 2014), ma con un’immagine inedita, che è il nostro, anomalo, secondo modello di marketing: “Siamo la Wagner. Il nostro business è la morte. Chi tradisce verrà giustiziato con il nostro martello, chi diserta idem. Facciamo cose che nemmeno i piu brutali eserciti fanno. Guardate i teschi sulle nostre bandiere e mostrine, e tremate“.
Ecco quindi che le brutalità’ descritte nel primo paragrafo non sono più atti di violenza fini a sé stessi, ma strumenti di comunicazione volti a costruire un’immagine temibile e mitologica a livello globale. Il resto e’ storia: i capi carismatici della Brigata Wagner sono stati eliminati, il Gruppo sembra sparito (sembra), ma questa PMC e’ ormai entrata nell’immaginario, tanto da evocare speculazioni su chi sia oggi il nuovo responsabile: sarà Viktor Bout, noto trafficante d’armi e ispirazione per il film Lord of War? O Vladimir Putin in persona? Nella continua evoluzione dei conflitti sia in Ucraina che in Africa e Medio Oriente, sarà interessante osservare anche l’evoluzione del gruppo. Feroci assassini, freddi ingegneri… o future star di una serie TV?
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