Altro tassello dello scandalo Jeffrey Epstein, il finanziere accusato di crimini sessuali morto in carcere per un apparente suicidio presso il Metropolitan Correctional Center di New York il 10 agosto 2019. Secondo migliaia di email provenienti dall’account Yahoo privato del finanziere-pedofilo, emerge con nitidezza il meccanismo con cui Epstein poteva tranquillamente “affittare” ex agenti federali, ex funzionari del Dipartimento di Giustizia e personale dei servizi di intelligence.
Le mail erano state inizialmente diffuse dopo che le password degli account di Epstein erano state pubblicate dal sito Deeper States. Una versione leggermente modificata dello stesso archivio è stata poi condivisa con l’organizzazione no-profit Distributed Denial of Secrets, che ha fornito l’accesso alla rivista americana The American Conservative. Quello che la nuova tranche rivela è la facilità con cui Epstein ottenne il celebre patteggiamento del 2008, ma si garantiva protezione, nonché la vicinanza e favori da parte dei funzionari federali.
Le trame di Epstein
Epstein, spiega the American Conservative, aveva infatti stretto un contratto con la Investigative Management Group, società di investigazioni private fondata dagli ex agenti DEA Robert J. Strang e Ann Hayes, con l’incarico di sorvegliare e raccogliere informazioni sulle vittime minorenni per aiutarlo nella difesa. In alcune mail del 2006 – un mese prima della denuncia della polizia di Palm Beach per abusi su minori – Epstein descriveva personalmente una delle ragazze per facilitare la sorveglianza.
In un altro messaggio, un investigatore della stessa agenzia riferiva di aver seguito una vittima nel tentativo di documentare che “faceva festa”. Anni dopo la condanna, Epstein continuava a essere invitato a pranzi e ricevimenti organizzati dalla stessa agenzia con alti dirigenti ancora in servizio: dall’ex commissario NYPD James P. O’Neill all’agente del Secret Service Thomas A. Petro, dal responsabile DEA James J. Hunt al vice commissario NYPD per l’antiterrorismo John Miller, fino all’agente FBI responsabile antiterrorismo Bryan Paarmann e a un ex membro dei servizi segreti francesi.
I contatti con i funzionari federali e di intelligence
Ghislaine Maxwell, in una mail a Epstein, raccontava di essere stata avvicinata da un sedicente ex collaboratore della CIA che aveva lavorato con suo padre Robert Maxwell e si offriva di “trovare tutto, scoprire tutto e rivelare tutto… a pagamento!”. “Un vero “operativo” CIA non userebbe mai quel termine”, commentava Maxwell. Un funzionario del Dipartimento della Sicurezza Interna (DHS) contattò direttamente Epstein per chiedere 10.000 dollari di donazione al programma giovanile U.S. Customs and Border Protection Explorer Post 5101 delle Isole Vergini, un’iniziativa congiunta DHS-Boy Scouts che addestrava adolescenti a tecniche di fermo, perquisizione e arresto.
Per anni, inoltre, Epstein riceveva inviti al gala di raccolta fondi D.A.R.E. (programma antidroga nelle scuole) firmati dagli stessi Strang, dall’ex capo NYPD Howard Safir e dal presidente di D.A.R.E. Frank Pegueros.Le email confermano anche la nota vicinanza di Epstein a certi ambienti filo-israeliani e mostrano l’esistenza di un mercato parallelo – riservato a chi può permetterselo – in cui ex agenti federali, tecnologie di sorveglianza e reti di contatti vengono messi in vendita: un vero “binario privilegiato” della giustizia per chi opera al di sopra della legge.
I legami con l’Fbi
I legami tra Epstein e il Bureau sono noti. Un’inchiesta di Rolling Stone ha riportato accuse sconcertanti: più fonti anonime delle forze dell’ordine federali hanno dichiarato che Epstein avrebbe assunto investigatori privati per seguire, intimidire e sorvegliare agenti speciali dell’Fbi incaricati di indagare sulle accuse secondo cui pagava minori per prestazioni sessuali. Queste tattiche, che includevano pedinamenti, raccolta di rifiuti personali e indagini invasive, avrebbero spinto un agente a trasferirsi in una comunità recintata per sfuggire alle molestie.
Un rapporto di 348 pagine dell’Ufficio di Responsabilità Professionale (Opr) del Doj ha messo in luce dettagli inquietanti sull’accordo di patteggiamento del 2007, che permise a Epstein di evitare accuse federali e una possibile condanna a vita. L’ex procuratore federale Alexander Acosta, allora a capo dell’ufficio del procuratore della Florida meridionale, fu accusato dal Miami Herald di aver orchestrato un accordo illegale e senza precedenti. Questo accordo consentì a Epstein di patteggiare per accuse statali minori, ottenere un programma di rilascio lavorativo e un accordo di non persecuzione che proteggeva anche i suoi presunti complici, impedendo alle vittime di intentare ulteriori azioni legali. Gli agenti dell’FBI coinvolti nell’indagine espressero frustrazione per il rifiuto del Doj di arrestare Epstein, nonostante i piani per catturarlo durante un evento nelle Isole Vergini nel 2007.
Successivamente, in una deposizione ufficiale, Acosta si giustificò affermando di aver ricevuto l’ordine di non perseguire Jeffrey Epstein, accusato di traffico e abuso sessuale di minori, perché “apparteneva all’intelligence”.
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