Che sgomento! La stampa italiana nuda e cruda: caso Pirlo e caso Mancini

SOGNI DI FARE IL FOTOREPORTER? FALLO CON NOI

Ho aspettato, per un po’. Lo diranno, figurati se non lo diranno. E invece niente, non una Picierno a fare fuoco e fiamme sui giornali sulla decisione di Roberto Mancini di “prestare, liberamente e ripetutamente, il proprio prestigio a un’operazione di normalizzazione del regime di Mohammed bin Salman”, nemmeno uno straccio di Calenda a intervenire. Taciturni i picchiatori del Corriere della Sera, tipo Fabrizio Roncone, che parlava di “amichettismo” per Pirlo scelto da Maldini e Leonardo e deciso nel condannare l’evento di “bieca propaganda” a cui aveva partecipato a Mosca l’ex giocatore di Milan e Juventus “mentre quel criminale di Putin bombardava l’Ucraina”.

Eh no, cari signori. Con Roberto Mancini siamo su un altro pianeta. Ma in senso letterale. Siamo sul pianeta in cui i morti ammazzati forse contano solo se sono biondi e con gli occhi azzurri. E in cui prestarsi a operazioni di normalizzazione qua va bene e là no. Sul curriculum di allenatore di Mancini ovviamente non si può dire nulla: scudetti con l’Inter, Coppa Italia con la Lazio, Campionato europeo nel 2021 come leader della Nazionale. Ma per tutto il resto da dire ce n’è. Amichettismo: tutti sanno della sua amicizia di lunga data con Giovanni Malagò, ora presidente della FIGC (Federazione italiana gioco calcio) e già presidente del Coni, e delle partite di calcio a cinque nei circoli romani. Che infatti voleva lui fin da subito. Ma, a quanto pare, c’è amichettismo e amichettismo. Dev’essere questo che sta facendo digerire a tutti il fatto che venga recuperato un allenatore che, appena partita la corsa per la qualificazione al Mondiale Usa-Canada-Messico (forse anche per questo poi mancata) decise di mandare a quel Paese la nostra Nazionale e di andare a guadagnare tantissimi soldi in più in Arabia Saudita prima, come allenatore della locale Nazionale, e poi in Qatar nell’Al-Sadd.

Allora, a parte il trattamento di m… riservato alla nostra Nazionale da Mancini, che già basterebbe a tenerlo lontano da Coverciano se non fosse per gli amici importanti che ha, forse la Picierno, Calenda e compagnia giornalistica non sanno che Arabia Saudita e Qatar non sono esattamente la Svizzera e il Lussemburgo.

Due informazioni due. L’Arabia Saudita dal 2015 guida una coalizione militare in guerra con gli Houthi. In questa guerra sono morte 150 mila yemeniti solo nei primi quattro anni. A fine 2021 il conto era salito a quasi 400 mila, con almeno 15 mila civili uccisi in attacchi diretti dei sauditi. Due terzi di loro erano bambini. E adesso siamo nel 2026. Pensate che magnifica “operazione di normalizzazione”, per i sauditi, coprire di dollari l’allenatore campione d’Europa per metterlo alla guida della propria Nazionale. Vero Picierno?

Vogliamo parlare un pochino anche del Qatar? Qui, figuriamoci, ci hanno fatto pure un Campionato del mondo nel 2022, quindi lo sdoganamento è totale. Peccato che il Qatar sia stato e sia anche il principale finanziatore di Hamas (7 ottobre 2023, moralisti vi dice niente?), a cui ha versato una media di 30 milioni di dollari al mese per decenni. E mica basta. Nell’agosto del 2014 il New York Times pubblicò un’editoriale intitolato “Un Club Med per i terroristi” di Ron Prosor, allora rappresentante permanente di Israele presso le Nazioni Unite, che descriveva il tentativo del Qatar di migliorare la propria immagine finanziando importanti università straniere a Doha e facendosi assegnare i Mondiali di calcio del 2022, pur sostenendo contemporaneamente Hamas, al-Qaeda e i Fratelli Musulmani. Nel dicembre di quello stesso anno, i deputati Brad Sherman (Democratico) e Peter Roskam (Repubblicano) chiesero al governo degli Stati Uniti, di imporre sanzioni al Qatar, chiedendo al contempo un rapporto completo sulle attività svolte in Qatar da individui, enti di beneficenza e organizzazioni che finanziavano Hamas, l’ISIS, al-Qaeda e il Fronte al-Nusra. Il Dipartimento di Stato rispose esaltando le buone relazioni con il Qatar ma ammettendo che il monitoraggio e il perseguimento dei finanziatori del terrorismo e delle organizzazioni benefiche da parte del Qatar erano”incoerenti”.

E se vogliamo dirla tutta, Mancini ha pure allenato lo Zenit San Pietroburgo nel 2017-2018, cioè abbondantemente dopo l’occupazione della Crimea da parte dei russi. E lo Zenit appartiene a Gazprom, la grande azienda del gas controllata dal Governo russo. Picierno, dove sei? Calenda, più astuto, sul caso Pirlo ha detto che “«Chi fa o ha fatto propaganda per la Russia dopo il 2022 non dovrebbe ricoprire cariche nazionali ». Salvo Mancini, quindi, ma salvo anche lui che da ministro, nel 2016, nella Crimea occupata diceva che la Russia era un partner importante e che bisognava tenere buoni rapporti. Un errore, ha detto poi. Come fa ora anche Mancini, ultimo adepto del partito tutto italiano dei pentiti al momento giusto.

Quindi pensate un po’: questo è meglio, più dignitoso e all’altezza degli sdegni che sbandierate, che andare a Mosca per un evento del tuo datore di lavoro (Sergey Lomakin è il proprietario della squadra che Pirlo allena negli Emirati Arabi Uniti)? Questa è la nera realtà (per meglio dire: una parte di essa) e non c’è alcun detersivo politico-mediatico che possa sbiancarla, cari i miei cicci belli. Ma non vi preoccupate, andate avanti così. D’altra parte state per sconfiggere la Russia, i vostri partiti hanno sempre più voti, i vostri giornali vendono sempre più copie e la nostra Nazionale va benissimo. Con immutata stima, vostro

Senatore Palpatine