Mentre le conseguenze delle ultime tranche di documenti del Dipartimento di Giustizia Usa sugli Epstein Files continuano a scuotere l’Europa, emerge un capitolo inedito sulla strategia di occultamento del finanziere morto in carcere per un “apparente” suicidio nel 2019. Secondo un’inchiesta pubblicata dal Telegraph e ripresa dal New York Post, il finanziere-pedofilo aveva creato una rete parallela di unità di deposito sparse negli Stati Uniti per custodire materiale potenzialmente esplosivo, spostandolo con l’aiuto di investigatori privati ogni volta che le autorità si avvicinavano.
I documenti finanziari ed email esaminati dal quotidiano britannico dimostrano che Epstein aveva affittato almeno sei box tra Florida, New York e altri Stati, a partire dal 2003 – quando frequentava ancora i circoli di Palm Beach insieme a Donald Trump – fino al giorno della sua morte nel 2019. Nei depositi finivano computer, CD, fotografie e oggetti provenienti dalle sue residenze, compresa l’isola caraibica Little Saint James. Pagamenti regolari con carta di credito, alcuni dei quali di poche centinaia di dollari al mese, proseguivano anche mentre Epstein era in carcere o sotto indagine.
Gli investigatori privati pagati da Epstein
Il ruolo chiave spetta agli investigatori privati della Riley Kiraly, ex poliziotti assunti da Epstein. Nel 2009, subito dopo la sua scarcerazione per il primo patteggiamento sui reati sessuali, uno di loro, Bill Riley, scriveva all’imputato e ai suoi avvocati: i computer e i documenti prelevati dalla casa di Palm Beach prima del mandato di perquisizione erano «chiusi in deposito». Riley chiedeva istruzioni su cosa farne, precisando che i dischi erano stati clonati da un perito forense. Lo stesso Riley, in un’altra email mentre Epstein era in cella, confermava di avere in magazzino una foto richiesta dal suo cliente.
Le mail del DOJ rivelano anche che Epstein ordinò di spostare materiale dalla Florida e dall’isola privata poco prima delle irruzioni della polizia, e che parte del contenuto dei box potrebbe essere anteriore al 2009, anno da cui partono i file finora resi pubblici. Le autorità federali, secondo quanto risulta al Telegraph, non avrebbero mai perquisito questi depositi esterni: i mandati di perquisizione del 2005, 2008 e 2019 riguardano solo le residenze principali. L’FBI non ha risposto alle richieste di commento del New York Post.
Dopo Andrew, anche Mandelson in arresto
Le nuove rivelazioni arrivano mentre a Londra due figure di primo piano legate al caso Epstein finiscono in manette. Giovedì scorso la Thames Valley Police ha arrestato Andrew Mountbatten-Windsor (ex principe Andrew) con l’accusa di cattiva condotta in carica pubblica. A pochi giorni di distanza, la Metropolitan Police ha prelevato da casa sua Lord Peter Mandelson, 72 anni, ex ministro laburista, ex commissario europeo e ambasciatore a Washington, con la stessa accusa.
Mandelson – soprannominato «il Principe delle Tenebre» ai tempi di Blair – era già stato costretto a dimettersi dal Labour e dalla Camera dei Lord dopo la pubblicazione delle email del DOJ. Gli inquirenti britannici contestano l’invio a Epstein di informazioni riservate di mercato, soffiate sui tassi BCE e piani fiscali governativi, in cambio di decine di migliaia di dollari. Le chat mostrano inoltre un linguaggio disinvolto sui «rave moscoviti con modelle» e massaggi, mentre Mandelson era ancora in carica. Kemi Badenoch, leader conservatrice, ha definito l’arresto di Mandelson «la pietra tombale sulla premiership di Keir Starmer».
Perché questi depositi contano
Per anni Epstein ha sostenuto di non possedere materiale compromettente su potenti. L’FBI ha ripetuto fino a luglio 2025 di non aver trovato «prove credibili» di ricatti o liste clienti. Eppure le foto e i video finora pubblicati dal DOJ sono pochi e innocui rispetto alle testimonianze delle vittime, che parlano di telecamere nascoste ovunque, perfino dentro scatole di Kleenex. La scoperta dei sei depositi – alcuni a pochi minuti dalle sue ville di Palm Beach e Manhattan – riapre il dubbio: parte del «tesoro» di Epstein potrebbe essere ancora intatta, nascosta in box a cui nessuno ha mai bussato. È il materiale con il quale il finanziere ricattava mezza élite globale?
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