Caso Durov, a Dubai la domanda è: come ha guadagnato tutti quei miliardi?

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Come ormai tutti sanno, Pavel Durov, inventore con il fratello Nikolaj della piattaforma Telegram, ora agli arresti in Francia e con 12 imputazioni sul capo, vive negli Emirati Arabi Uniti dal 2014, cioè da quando decise di lasciare la Russia per non essere costretto a rivelare alle autorità i dati di alcuni gruppi di opposizione, tra i quali anche i sostenitori di Aleksej Navalny. Degli Emirati Durov ha ottenuto la cittadinanza, e va notato che il Governo emiratino ha chiesto con una certa decisione alle autorità francesi di permettere tutta l’assistenza consolare a Durov. Dagli Emirati è partita l’ascesa di Telegram, arrivato ormai a sfiorare il miliardo di utenti. È lì che si è accumulata la straordinaria fortuna (Foirbes la valuta in oltre 15 miliardi di dollari) del giovane imprenditore russo. Ed è a Dubai che da dieci anni, ormai, Durov ha posto la residenza e la sede centrale dell’azienda. In quello che, soprattutto dopo il 2022 e l’inizio dell’invasione dell’Ucraina, è diventato un vero hub finanziario e commerciale per la Russia dal numero record di sanzioni.

Inevitabile quindi provare a sentire che aria tira proprio a Dubai, dove Durov è di casa e da dove gestisce Telegram. “Qui sono tutti stupiti”, dice una delle nostre fonti (anonimato d’obbligo, of course), che vanta una certa familiarità con gli affari duroviani, “e per una lunga serie di ragioni. È talmente strano che Durov abbia potuto compiere un errore così clamoroso, ovvero di recarsi in un’Europa e in una Francia che gli sono palesemente ostili, che soprattutto tra gli imprenditori e i finanzieri russi circola la tesi che si tratti di un suo piano per far suonare un allarme. Tipo: attenti, mi stanno addosso, sono arrivati fino a me e arriveranno anche a voi”.

Però Durov non era certo un fan di Vladimir Putin, e vice versa: non sembra proprio che la diplomazia russa si stia sforzando più di tanto per cavarlo d’impiccio. L’idea che in qualche modo si sacrifichi per certi magari discutibili “colleghi”…

“Certo, era solo per dire quanto la comunità degli affari di Dubai sia sconcertata dagli eventi in corso. Durov, peraltro, è sempre stato molto attento a tenere un basso profilo, a presentarsi in maniera molto sobria e riservata. Anche rispetto all’ondata dei russi che sono arrivati qui a partire dal 2022. A Dubai è arrivato di tutto: l’onesto e il pirata, il novellino ambizioso e il navigatore esperto, il fedelissimo di Putin e l’oppositore. Per dire di che bizzarra e instabile miscela si tratti: corre voce che nei primissimi tempi della “invasione russa” degli Emirati, ci siano stati anche dei regolamenti di conti tra russi, che venivano qui e magari si trovavano al ristorante accanto al loro peggiore nemico. Le autorità emiratine hanno prontamente stroncato certe velleità, ma in ogni caso Durov è sempre stato attentissimo a tenersi fuori, a non farsi coinvolgere da nulla di, appunto, discutibile. La domanda che molti qui si fanno è un’altra…”.

E cioè?

“Come ha fatto Durov ad accumulare una simile fortuna? Telegram non prevede pubblicità né account premium”.

E la risposta è?

“Che nessuno lo sa”.

Gli osservatori, o anche solo i pettegoli, russi puntano molto l’attenzione sulle criptovalute.

“Guardi, so per certo che negli ultimi tempi Pavel e Nikolaj stavano molto lavorando per potenziare la funzione secret chat e per rafforzare la privacy su Telegram e sui server. Questa è una delle ragioni per cui i capitani delle criptovalute prediligono Telegram, unita al fatto che da pc con Telegram si possono gestire tantissimi utenti e tanti sub-canali. Inoltre è possibile avere un account Telegram senza avere un numero di telefono o un indirizzo Ip. E per finire Telegram funziona sempre, statisticamente è forse il social con il minor numero di interruzioni o disservizi. E per tutte queste ragioni piace tantissimo non solo a chi traffica con le criptovalute ma anche a tutto il mondo che ruota intorno, dagli avvocati agli investigatori”.

Adesso nel “caso Durov” è spuntata anche la donna del mistero, la segretaria che qualcuno sospetta addirittura di essere un’agente sotto copertura…

“Tutto è possibile, Durov stesso aveva denunciato, qualche tempo fa, il tentativo di “comprare” uno dei suoi ingegneri perché aprisse una back door nel sito e facesse così entrare l’Fbi a curiosare. Ma conoscendo Durov, mi pare impossibile che si sia fatto fregare in quel modo”.

E del fratello Nikolaj che cosa mi può dire?

“Be’, se Pavel cura in modo quasi ossessivo la propria privacy, Nikolaj è un nerd totale, uno che forse fatica a uscire di casa. Però attenzione: se Pavel è il front man noto al grande pubblico, Nikolaj è l’idolo assoluto di quelli che capiscono di informatica, soprattutto di quelli che ne capiscono tanto e magari tendono a usare la Rete in modo, diciamo così, anticonformista. Nel mondo dei programmatori e degli hacker è Nikolaj quello famoso, non Pavel”.

In conclusione?

“In conclusione tutta questa storia resta un gran mistero. Anche nei particolari. Durov ha un jet personale ma di solito preferisce noleggiare aerei di volta in volta. Invece lui non solo è andato a Parigi ma ci è pure andato con l’aereo personale, ovviamente schedato dai servizi segreti di mezzo mondo. Mah…”.