Brad Parscale, da collaboratore di Donald Trump ad agente per Israele. Per i lettori di InsideOver, quello di Parscale non è affatto un nome nuovo. Come vi abbiamo raccontato nei mesi scorsi, l’ex direttore dei media digitali per la campagna presidenziale di Donald Trump nel 2016 e responsabile della campagna per la rielezione di Trump nel 2020, il quale si è registrato come agente straniero per Israele, firmando un contratto da 6 milioni di dollari per sviluppare «campagne digitali contro l’antisemitismo». Secondo il Foreign Agents Registration Act, Parscale ha iniziato a lavorare per il governo israeliano il 18 settembre 2025 tramite la sua nuova società, Clocktower X LLC, collaborando principalmente con il Ministro degli Affari Esteri di Israele e il suo capo di gabinetto, Eran Shayovich.
La campagna pro-Israele di Parscale negli Usa
Ora la campagna di Parscale e della sua società per conto di Tel Aviv negli Usa si arricchisce di nuovi elementi, che danno ancora maggiora importanza al suo ruolo. Un netto salto di qualità. Tant’è vero che la rivista Time gli ha dedicato un’inchiesta che svela come Parscale opera negli Stati Uniti al fine di influenzare non solo l’opinione pubblica ma i Maga e lo stesso Donald Trump. Era il 17 giugno quando l’amministrazione Trump annunciava al mondo l’accordo per il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran. I consiglieri del tycoon si aspettavano una valanga di consensi dalla base Maga, il cuore pulsante del movimento che aveva portato Trump alla Casa Bianca. Invece, sui social è piovuto il fango.
Post quasi identici, pubblicati in rapida successione, accusavano Trump di «ingenuità» e di aver gettato la spugna prima di aver eliminato il programma nucleare iraniano. Un funzionario dell’intelligence americana, monitorando la reazione online, ha iniziato a raccogliere screenshot. Non era un caso isolato: dietro la campagna di delegittimazione c’era il digitale, e il suo nome era proprio quello di Brad Parscale. Come svela un’inchiesta del Time magazine, attraverso la sua società Clock Tower X, l’ex campaign manager, dopo aver firmato un contratto con l’agenzia pubblicitaria Havas per conto dello Stato di Israele, Parscale si impegnava a produrre 100 contenuti originali al mese, con almeno l’80% destinato alla Generazione Z su TikTok, Instagram, YouTube e podcast.
L’obiettivo dichiarato era combattere l’antisemitismo online. Quello reale, secondo un funzionario del Ministero degli Esteri israeliano, era ben più strategico e sofisticato: impedire che i giovani conservatori americani voltassero le spalle a Israele. Un po’ come fece Charlie Kirk, poco prima di morire. Per questo, Israele avrebbe versato a Parscale 1,5 milioni di dollari al mese. Parscale si era presentato come l’uomo giusto al posto giusto: forte della sua esperienza alla guida della macchina elettorale di Trump e del suo ruolo di Chief Strategy Officer di Salem Media Network, l’impero della radio cristiana conservatrice. In più, poteva contare su un «ecosistema di influencer» gestito tramite società come Campaign Nucleus e Influenceable.
Ecco come funziona la macchina della propaganda da dentro
Tre persone vicine alla campagna hanno raccontato a Time il meccanismo: gruppi chat privati in cui agli influencer venivano suggeriti i messaggi da pubblicare su X, Instagram e TikTok. I contenuti venivano poi compensati in base alle visualizzazioni e al coinvolgimento generato.
In altre campagne promosse da Influenceable, la tariffa base era di 2.250 dollari, più 1 dollaro ogni 1.000 visualizzazioni fino a un massimo di 2 milioni, consentendo a un singolo influencer di guadagnare fino a 4.250 dollari per post. Risultato? Il governo di Benjamin Netanyahu aveva ingaggiato Parscale per arginare l’erosione del sostegno a Israele tra i repubblicani. Invece, il risultato è stato disastroso. Secondo un funzionario israeliano, «siamo arrabbiati con Brad Parscale. Doveva migliorare le cose. Gli abbiamo pagato un sacco di soldi. Ma cosa ha fatto? Le cose sono solo peggiorate».
I dati danno loro ragione: secondo il Pew Research Center, solo il 32% degli americani vede favorevolmente il governo israeliano, il livello più basso da decenni. Tra i giovani repubblicani, la percentuale di chi ha un’opinione sfavorevole di Israele è salita al 57%.
Ma è alla Casa Bianca che la vicenda ha fatto più rumore. I funzionari di Trump temono che la campagna di Parscale, finanziata da un governo straniero, stia minando gli sforzi del Presidente per porre fine alla guerra. «Stiamo parlando di influencer americani pagati da un Paese straniero che cercano di cambiare il punto di vista del Presidente», ha dichiarato un alto funzionario dell’intelligence.
Parscale si difende e minimizza
Parscale respinge al mittente ogni accusa. «Non ho mai finanziato, organizzato o partecipato ad alcuno sforzo per minare il Presidente Trump – mai – incluso il suo accordo o la proposta di cessate il fuoco», ha dichiarato a Time. «L’affermazione che stia coordinando uno sforzo per prolungare la guerra è completamente falsa. Le uniche persone che stanno fabbricando un conflitto tra il Presidente Trump, Israele e me sono funzionari anonimi che mi usano come capro espiatorio».
Sta di fatto che oggi l’architetto digitale che aveva contribuito a costruire il consenso attorno a Trump si ritrova ad agire per conto di una potenza straniera che vuole minare gli sforzi diplomatici del suo ex datore di lavoro.
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