Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha rilasciato il più grande lotto di documenti relativi a Jeffrey Epstein, il finanziere accusato di crimini sessuali morto in carcere per un apparente suicidio presso il Metropolitan Correctional Center di New York il 10 agosto 2019 che aveva importanti connessioni con l’èlite finanziaria e politica globale, oltre che con l’apparato di intelligence e di sicurezza di Israele.
Questa tranche include oltre tre milioni di pagine, 2.000 video e 180.000 immagini, portando il totale dei materiali divulgati a circa 3,5 milioni di pagine. Secondo il vice procuratore generale Todd Blanche, questa è probabilmente l’ultima grande pubblicazione di file su Epstein, un caso che continua a generare sospetti e polemiche nonostante la morte del magnate nel 2019. La pubblicazione dei file è stata imposta dal Congresso lo scorso novembre.
Come riporta il New York Times, i documenti offrono uno sguardo approfondito sulle relazioni di Epstein con figure potenti del mondo della finanza, della politica e dell’intrattenimento, confermando le strette relazioni del magnate con l’élite globale. Allo stesso tempo, emergono ulteriori dettagli meno noti e meno trattati dai grandi media circa i collegamenti con l’intelligence israeliana, in particolare il Mossad.
Gates, Trump, Musk: i potenti nella “rete” di Esptein
Gran parte dei file pubblicati si concentra sulle interazioni di Epstein con personalità influenti, tra cui email, messaggi di testo, articoli di giornale e rapporti investigativi che delineano i rapporti di Epstein con miliardari e leader politici. Ad esempio, emergono dettagli su scambi di email con Bill Gates nel 2013, in cui Epstein suggeriva coinvolgimenti in relazioni extraconiugali e forniture di droghe per “gestire le conseguenze di sesso con ragazze russe”. La Fondazione Gates ha definito queste accuse “assolutamente assurde e completamente false”.
Altre rivelazioni riguardano Howard Lutnick, attuale segretario al Commercio, che pianificò una visita all’isola privata di Epstein nel 2012, nonostante avesse affermato di aver interrotto i legami intorno al 2005. Lutnick ha dichiarato di non poter commentare senza aver visto i documenti.
Scambi di messaggi tra Epstein e Elon Musk tra il 2012 e il 2014 mostrano tentativi di organizzare incontri in Florida o nei Caraibi, con Epstein che invitava Musk a visitare la sua isola. Musk ha negato di aver accettato, affermando in un post sui social media di aver rifiutato.
I file menzionano anche Donald Trump in almeno 4.500 documenti, inclusi un riassunto dell’FBI di oltre una dozzina di segnalazioni non verificate da parte del pubblico, che includono accuse di abusi sessuali. Il Dipartimento di Giustizia ha chiarito che molti di questi materiali potrebbero includere documenti falsi o immagini manipolate, e Trump ha negato qualsiasi illecito.
Inoltre, emergono email tra Epstein e il miliardario britannico Richard Branson, che indicano un rapporto familiare basato su interessi comuni, inclusi quelli per le donne.
Questi elementi dipingono Epstein come un facilitatore di reti sociali tra potenti, spesso legate a feste e incontri controversi con giovani donne. Il Dipartimento ha redatto immagini di tutte le donne coinvolte tranne Ghislaine Maxwell, la compagna di Epstein condannata per traffico sessuale, per proteggere le vittime.
Tuttavia, alcune delle sopravvissute agli abusi hanno criticato la pubblicazione dei nuovi file, sostenendo che non fa abbastanza per responsabilizzare i complici e che espone informazioni personali sulle vittime mentre protegge chi ne ha abusato.
“Somaliland” e gli intrecci con l’intelligence
Mentre i media mainstream si sono concentrati sulle connessioni con celebrità e politici, un aspetto meno discusso emerge dai documenti e da rapporti correlati: i legami di Epstein con l’intelligence israeliana. Ipotesi che abbiamo ampiamente trattato su InsideOver con diversi articoli, e che i nuovi file sembrano confermare.
Un rapporto FD-1023 dell’FBI, basato su una fonte umana confidenziale (CHS), afferma che Epstein era legato a reti di influenza israeliane, con Alan Dershowitz – avvocato di Epstein e professore di Harvard – descritto come cooptato dal Mossad. Dershowitz avrebbe detto all’allora procuratore Alex Acosta che Epstein “apparteneva sia ai servizi di intelligence statunitensi che a quelli alleati”, e che Epstein manteneva strettissimi contatti con l’intelligence israeliana attraverso Ehud Barak, ex primo ministro e uomo forte dell’apparato di sicurezza di Tel Aviv.
Il rapporto suggerisce che Epstein usasse le sue operazioni per raccogliere materiali compromettente sugli uomini appartenenti all’èlite globale, una tattica certo non nuova per le agenzie di intelligence .
Il documento sostiene che Donald Trump sia “compromesso da Israele”, con Jared Kushner – suo genero – descritto come il vero cervello dietro la presidenza, coinvolto in operazioni parallele al Dipartimento di Stato. “Chabad sta facendo tutto il possibile per appropriarsi della presidenza Trump”, si legge.
Il documento si riferisce a Chabad-Lubavitch, uno dei movimenti più importanti e diffusi dell’ebraismo ortodosso contemporaneo, in particolare all’interno della corrente chassidica. Non è un mistero che Jared Kushner e Ivanka Trump abbiano legami con Chabad: la famiglia Kushner ha donato somme significative a istituzioni Chabad e frequentano una sinagoga Chabad a Washington, DC.
Ulteriori documenti diffusi nelle scorse ore mostrano inoltre Epstein discutere di opportunità strategiche in Somaliland – risorse idriche, concessioni petrolifere e hub mediatici – anticipando ciò che è recentemente accaduto con l’indipendenza dello Stato secessionista dalla Somalia riconosciuta proprio da Israele, e con Tel Aviv che spinge per concretizzare il progetto di una base militare nel Corno d’Africa.
Finisce qua?
La pubblicazione dei file non soddisfa pienamente la sete pubblica di verità, come ammesso dal vice procuratore generale Todd Blanche: «C’è una fame di informazioni che non penso sarà soddisfatta da questi documenti». Nel frattempo, Democratici e repubblicani, inclusi i rappresentanti Thomas Massie e Ro Khanna, hanno richiesto l’accesso completo ai file.
Il Dipartimento, infatti, ha trattenuto circa 200.000 pagine per privilegi legali o informazioni sensibili. Mentre l’aspetto voyeuristico cattura i titoli, i legami con l’intelligence suggeriscono che il caso Epstein vada ben oltre il già – grave – scandalo sessuale, toccando nel profondo le reti del potere globale.
Ulteriori indagini potrebbero chiarire se Epstein fosse solo un predatore sessuale o parte di un’operazione ben più ampia. Per ora, i documenti offrono uno sguardo inquietante sulla vita controversa del finanziere morto per uno “strano” e apparente suicidio nel 2019.
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