Satira, ironia, sberleffo. Cose che scopersi nel 2001 allorquando mi venne regalato per Natale il libro Glob, con una Iconica copertina che parodizzava il celebre film “Il Grande dittatore”. L’autore era Giorgio Forattini, oggi scomparso all’età di 94 anni.
Con il disegnatore romano se ne va un pezzo di storia del giornalismo e della satira politica italiana: la sua produzione vignettistica era iniziata nel 1973 con “Paese Sera”, procedendo poi con la Repubblica, la Stampa, il Giorno, il Giornale, l’Espresso e Panorama. È stato proprio con Giorgio Forattini che la vignetta ha acquisto in Italia un valore tale da accomunarla agli articoli di prima pagina. Del resto le vignette di Forattini, immediatamente riconoscibili per il suo stile dettagliato e al tempo stesso caricaturale, erano quasi un vero e proprio commento agli eventi, spesso a sfondo morale, mettendo in luce tutte le contraddizioni delle vicende politiche italiane e dei loro protagonisti: 5 marzo 1977 Moro dichiarò che l’onorevole Tanassi era un galantuomo, e Forattini lo rappresentò con in bocca lo Scudo Crociato mentre spezzava le manette con il gesto dell’ombrello.
Forattini ha interpretato la satira come strumento di critica democratica, capace di stimolare la riflessione collettiva e coinvolgere anche le giovani generazioni sul senso civico e la libertà di pensiero.
Amava definirsi un liberale, nel senso di un uomo libero la cui satira, la libertà della quale dovrebbe essere massimamente tutelata in un ordinamento Democratico, colpiva tutto l’arco costituzionale: come non ricordarsi del tappo a forma di Fanfani che salta da una bottiglia di champagne dopo il referendum sul divorzio del 1974; oppure di Spadolini ritratto sempre nudo o di Bettino Craxi nelle fattezze del Duce per via del suo piglio autoritario. Per non parlare dei politici della seconda Repubblica: il Veltroni bruco, il Dini rospo, il Prodi prete, il Bossi Pluto, lo Scalfaro ayatollah, il Fassino scheletro, il Giuliano Amato topolino, il Berlusconi sempre basso.
E se è vero che dal 1994 in poi fu particolarmente pungente con i post comunisti è altrettanto vero che nemmeno il centrodestra era esente dalla sua satira: nel 2015 un Berlusconi tiene per mano un Renzi con le sembianze di Pinocchio sventolando assieme a lui un cartellone dove, sul simbolo della Democrazia Cristiana era messo in croce Andreotti e sotto stava scritto: la Nuova D.C.
Forse il pregio di Forattini era stato anche quello di disegnare vignette che fossero comprensibili per tutto il pubblico, da quello più colto a quello meno istruito e questo probabilmente è stato dovuto anche alla sua formazione, dal liceo classico alla facoltà di architettura, dal lavoro come rappresentate di elettrodomestici a quello di operaio per una azienda petrolifera. Vignette colte ma che potevano essere colte da chiunque, come quella che ritraeva un Goria nelle vesti di un lupo smunto e magro che si abbeverava ad un ruscello, alla cui fonte c’era un Gianni Agnelli, raffigurato come un agnello, che beveva tutta l’acqua e la frase “Superior stabat Agnus”. La supremazia del gruppo Fiat sullo stato con una citazione di Esopo.
La politica nelle sue vignette era nuda, come il re, per permettere al fanciullo che è in noi di canzonarla, liberamente.
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