Filippine

Oggi governate da Rodrigo Duterte, le Filippine sono uno Stato che rappresenta al meglio tutte le contraddizioni e le sfide dell’Estremo oriente e del Sud-est asiatico. Da una parte, Stati Uniti, Cina e Russia si sfidano l’una contro l’altra per influenzare la politica di Manila e strapparla dagli interessi dei rivali. Dall’altra parte, il fenomeno dello jihadismo e del terrorismo islamico è dilagante e rischia di essere una minaccia molto più grave di quanto descritto fino ad oggi, specialmente in alcune aree del Paese come Mindanao. Abbiamo raccontato in questi anni la guerra che il governo ha intrapreso contro lo Stato islamico, che qui, proprio nelle Filippine, ha una delle sue maggiori centrali di reclutamento. Gli islamisti, che hanno il loro cuore a Mindanao, colpiscono la popolazione locale e le forze di sicurezza con atti di terrorismo e di guerriglia. Nella città di Marawi, abbiamo raccontato la disperazione di cristiani e musulmani in fuga dalla guerra e dalle discriminazioni. Mentre nel resto delle isole del sud infuria la battaglia fra gli islamisti di Abu Sayyaf, Maute e Isis. Una guerra tremenda cui si unisce un altro conflitto: quello dei ribelli comunisti. Duterte ha dichiarato guerra a tutti, così come ai narcotrafficanti. E lo ha fatto inneggiando a una violenza senza precedenti. Ma la sfida è molto complessa: la guerra non è solo quella ufficiale, ci sono gruppo politici, interessi economici e milizie locali che bramano per rovesciare il governo.

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