<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Uzbekistan Archives - InsideOver</title>
	<atom:link href="https://it.insideover.com/luoghi/uzbekistan/feed" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://it.insideover.com/luoghi/uzbekistan</link>
	<description>Inside the news Over the world</description>
	<lastBuildDate>Thu, 26 Feb 2026 10:30:23 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.9.4</generator>

<image>
	<url>https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/cropped-logo-favicon-150x150.png</url>
	<title>Uzbekistan Archives - InsideOver</title>
	<link>https://it.insideover.com/luoghi/uzbekistan</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Il re del cotone tra Tashkent e Mosca: Muminov, le sanzioni europee e le crepe del fronte occidentale</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/il-re-del-cotone-tra-tashkent-e-mosca-muminov-le-sanzioni-europee-e-le-crepe-del-fronte-occidentale.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Riccardo Renzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Feb 2026 10:17:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economy]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Politics]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Society]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=506870</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/cotone.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="cotone" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/cotone.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/cotone-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/cotone-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/cotone-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/cotone-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/cotone-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L'industriale uzbeko, con la sua posizione dominante nelle imprese del cotone, ha un ruolo importante per le fabbriche d'armi russe. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/il-re-del-cotone-tra-tashkent-e-mosca-muminov-le-sanzioni-europee-e-le-crepe-del-fronte-occidentale.html">Il re del cotone tra Tashkent e Mosca: Muminov, le sanzioni europee e le crepe del fronte occidentale</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/cotone.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="cotone" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/cotone.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/cotone-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/cotone-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/cotone-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/cotone-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/cotone-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nel cuore d<a href="https://www.ilmessaggero.it/mondo/russia_cotone_uzbeko_materiale_missili-9357400.html">ell’Asia Centrale il <strong>cotone uzbeko</strong> non è soltanto una commodity agricola.</a> È una materia prima strategica che, trasformata in <strong>nitrato di cellulosa</strong>, entra nella produzione di <strong>propellenti ed esplosivi</strong>. In questa zona grigia tra economia civile e industria bellica si muove <strong>Rustam Rakhimdzhanovich Muminov</strong>, imprenditore nato a Tashkent nel 1965, con tripla cittadinanza uzbeka, russa e britannica.</p>



<p>Il suo nome è emerso con forza dopo l’inserimento nelle liste sanzionatorie dell’Unione Europea (19° pacchetto), del Regno Unito e dell’Ucraina. L’accusa: aver sostenuto il <strong>complesso militare-industriale russo</strong> fornendo derivati della cellulosa alle fabbriche di polvere da sparo di Perm e Kazan, snodi centrali della produzione di munizionamento destinato al fronte ucraino.</p>



<p><strong>Privatizzazioni e ascesa di un magnate</strong></p>



<p>L’ascesa di Muminov si intreccia con la stagione riformista inaugurata dal presidente uzbeko <strong>Shavkat Mirziyoyev</strong> dopo il 2016. La fine del monopolio statale sul cotone e l’introduzione del sistema dei <strong>cluster</strong> hanno aperto spazi enormi a capitali privati e reti imprenditoriali ben connesse. Attraverso la holding <strong>Mercury Renaissance</strong> e il controllo del <strong>Fergana Chemical Plant</strong>, Muminov ha consolidato una posizione dominante nella lavorazione della polpa di cotone. Formalmente attive nella produzione di cellulosa, le sue società operano in un segmento a doppio uso: civile nelle dichiarazioni doganali, potenzialmente militare nella destinazione finale. Secondo diverse fonti regionali, una quota significativa delle importazioni russe di derivati del cotone proverrebbe da questo circuito industriale.</p>



<p><strong>Sanzioni europee, resilienza eurasiatica</strong></p>



<p>L’inclusione nelle <em>black list </em>europee e britanniche comporta <strong>congelamento dei beni</strong>, divieti di ingresso e restrizioni finanziarie. Tuttavia, l’impatto reale appare limitato. Il business di Muminov è orientato quasi esclusivamente verso mercati <strong>eurasiatici</strong>, dove il perimetro sanzionatorio occidentale incide poco. Non risultano legami strutturali con banche o imprese dell’UE. Inoltre, l’assenza di misure restrittive da parte degli Stati Uniti riduce l’effetto deterrente globale. Washington, impegnata a coltivare relazioni con le repubbliche centroasiatiche anche in funzione anticinese, evita al momento un confronto diretto con Tashkent su questo dossier. Il risultato è una <strong>asimmetria sanzionatoria</strong> che rischia di indebolire la credibilità del fronte occidentale.</p>



<p><strong>Elusione doganale e ambiguità regolatoria</strong></p>



<p>Uno degli aspetti più controversi riguarda la classificazione merceologica. Alcune spedizioni sarebbero state registrate sotto codici doganali riferibili a <strong>fibre di cotone</strong>, anziché a nitrato o pasta di cellulosa. Se confermata, la pratica configurerebbe una forma sofisticata di <strong>elusione tecnica</strong>, più che una violazione esplicita. Il problema è strutturale: molte materie prime chimiche hanno natura “dual use”. Senza un controllo stringente sulla destinazione finale, la linea tra commercio legittimo e supporto militare resta sfumata.</p>



<p><strong>Bruxelles tra principi e realpolitik</strong></p>



<p>La posizione europea è particolarmente delicata. L’Uzbekistan è partner chiave nel corridoio energetico e logistico centroasiatico, oltre a essere coinvolto nei progetti infrastrutturali del <strong>Global Gateway</strong>. Premere eccessivamente su Tashkent potrebbe compromettere una cooperazione considerata strategica per diversificare rotte e forniture. Così, mentre Bruxelles sanziona l’imprenditore, mantiene aperto il dialogo politico con il governo uzbeko. Una scelta che riflette la tensione tra <strong>coerenza normativa</strong> e <strong>interesse geopolitico</strong>.</p>



<p><strong>Best e worst case: il futuro di Muminov</strong></p>



<p>Nel breve periodo, <strong>Muminov appare protetto dalla solidità dei suoi legami regionali e dalla domanda russa di materiali strategici. </strong>Se la guerra in Ucraina proseguirà ad alta intensità, la richiesta di propellenti e derivati della cellulosa resterà elevata. Lo scenario peggiore per lui si materializzerebbe solo in caso di pressione occidentale coordinata su Tashkent, con minaccia di restrizioni secondarie o blocco di investimenti europei. In quel caso, il presidente Mirziyoyev potrebbe scegliere la strada della <strong>nazionalizzazione</strong> o di una presa di distanza formale.</p>



<p><strong>Una cartina di tornasole del regime sanzionatorio</strong></p>



<p>La parabola di <a href="https://www.opensanctions.org/entities/NK-dvHkMtTLE4jZfoNfsaevYW/">Rustam Muminov</a> non riguarda soltanto un imprenditore. È un test sulla capacità dell’Occidente di chiudere le falle nella rete sanzionatoria e di gestire le ambiguità del commercio dual use. Finché le rotte eurasiatiche resteranno aperte e la cooperazione economica con l’Asia Centrale sarà prioritaria, il “re del cotone” continuerà a muoversi in uno spazio di manovra che supera i confini uzbeki. E dimostra come, nella guerra contemporanea, <strong>anche una fibra vegetale possa diventare un asset strategico globale.</strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/il-re-del-cotone-tra-tashkent-e-mosca-muminov-le-sanzioni-europee-e-le-crepe-del-fronte-occidentale.html">Il re del cotone tra Tashkent e Mosca: Muminov, le sanzioni europee e le crepe del fronte occidentale</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Uzbekistan, energia e corridoi: la diplomazia silenziosa verso Washington</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/uzbekistan-energia-e-corridoi-la-diplomazia-silenziosa-verso-washington.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Gagliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Dec 2025 11:45:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Logistica]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=498761</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1024" height="663" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/tashkent.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Uzbekistan" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/tashkent.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/tashkent-300x194.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/tashkent-768x497.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/tashkent-600x388.jpg 600w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>L'Uzbekistan prova a ridurre la dipendenza da Russia e Cina ancorando una parte crescente della sua proiezione economica all’Occidente. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/uzbekistan-energia-e-corridoi-la-diplomazia-silenziosa-verso-washington.html">Uzbekistan, energia e corridoi: la diplomazia silenziosa verso Washington</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1024" height="663" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/tashkent.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Uzbekistan" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/tashkent.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/tashkent-300x194.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/tashkent-768x497.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/tashkent-600x388.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>Dietro il linguaggio tecnico delle rotte commerciali e delle partnership energetiche, <strong>l’Uzbekistan sta portando avanti una manovra geopolitica </strong>precisa: ridurre la propria dipendenza strutturale da Russia e Cina, ancorando una parte crescente della sua proiezione economica all’Occidente. Il <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/la-mossa-del-cavallo-di-trump-tra-armenia-e-azerbaijan-un-messaggio-alla-russia.html">Middle Corridor – la direttrice che collega la Cina all’Europa passando per Mar Caspio, Caucaso e Turchia </a></strong>– è il perno di questa strategia. Non solo una rotta logistica, ma un’infrastruttura politica, pensata per aggirare Mosca in un momento in cui le sanzioni e la guerra in Ucraina hanno reso le vie tradizionali sempre più instabili e costose.</p>



<p>Per Tashkent, il corridoio rappresenta l’occasione di trasformare la propria posizione geografica da vincolo a leva. Paese senza sbocco al mare, l’Uzbekistan vede nel Middle Corridor la possibilità di inserirsi nelle catene di valore euroasiatiche senza passare dai choke point controllati dal Cremlino.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Lobbying mirato e accesso alla Casa Bianca</h2>



<p>La scelta di affidarsi a Ballard Partners non è casuale. <strong>La società di lobbying statunitense è una delle più vicine all’universo trumpiano</strong> e incarna un approccio alla politica estera fondato sul pragmatismo economico e sulla negoziazione diretta. L’ingaggio, formalmente attribuito a una discreta impresa emiratina collegata al settore energetico uzbeko, ha un obiettivo chiaro: rendere il Middle Corridor compatibile con gli interessi strategici statunitensi e, soprattutto, spendibile politicamente a Washington.</p>



<p><strong>In gioco non c’è solo il gas naturale uzbeko,</strong> ma anche la prospettiva di integrare energie rinnovabili e minerali critici nelle filiere europee, in un contesto in cui Bruxelles cerca alternative strutturali alle forniture russe. Il lobbying diventa così uno strumento di politica estera indiretta: non pressioni pubbliche, ma costruzione di convergenze tra interessi economici.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Trump e l’Asia Centrale: una convergenza di interessi</h2>



<p>Il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca ha riaperto spazi che Tashkent intende sfruttare fino in fondo.<a href="https://it.insideover.com/difesa/russia-e-cina-il-doppio-contenimento-e-la-pericolosa-strategia-usa.html"> I summit C5+1 e gli accordi annunciati nel 2025</a> mostrano una dinamica chiara: <strong>investimenti statunitensi in cambio di aperture di mercato</strong>, acquisti industriali e allineamento strategico. L’Uzbekistan si presenta come partner affidabile, capace di offrire stabilità politica relativa, risorse energetiche e una posizione chiave lungo i corridoi est-ovest.</p>



<p>In questo quadro si inseriscono anche le iniziative statunitensi nel Caucaso, come il cosiddetto Trump Corridor, pensate per rafforzare la connettività euroasiatica aggirando Russia e, in parte, Cina. Il Middle Corridor diventa così un tassello di una visione più ampia, in cui <strong>l’energia è il linguaggio comune tra diplomazia e affari.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Diversificare per sopravvivere</h2>



<p>Dal punto di vista geoeconomico, <strong>la mossa uzbeka è difensiva prima ancora che espansiva.</strong> Diversificare rotte e partner significa ridurre la vulnerabilità a shock politici e sanzionatori. L’accesso ai mercati europei attraverso il Middle Corridor consentirebbe a Tashkent di monetizzare meglio le proprie risorse, <strong>sottraendosi alla posizione di fornitore subordinato nei confronti di Mosca e Pechino.</strong></p>



<p>Resta però un’incognita strutturale: la capacità del corridoio di reggere volumi significativi nel medio periodo. Infrastrutture, sicurezza regionale e coordinamento tra Stati restano fattori critici. Il lobbying a Washington serve anche a questo: attirare capitali, garanzie politiche e copertura strategica.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una strategia silenziosa ma coerente</h2>



<p>Non ci sono ancora contratti clamorosi né risultati immediati. Ma il segnale è inequivocabile. <strong>L’Uzbekistan sta scegliendo di parlare il linguaggio del potere</strong> che oggi conta di più per l’accesso ai mercati occidentali: quello delle relazioni personali, dei corridoi alternativi e degli interessi condivisi. In un’Asia Centrale sempre più contesa, Tashkent prova a ritagliarsi uno spazio autonomo, trasformando il Middle Corridor da semplice via commerciale a strumento di riposizionamento geopolitico.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/uzbekistan-energia-e-corridoi-la-diplomazia-silenziosa-verso-washington.html">Uzbekistan, energia e corridoi: la diplomazia silenziosa verso Washington</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il gas che unisce: Afghanistan e Uzbekistan riscrivono gli equilibri in Asia centrale</title>
		<link>https://it.insideover.com/energia/il-gas-che-unisce-afghanistan-e-uzbekistan-riscrivono-gli-equilibri-in-asia-centrale.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Guglielmo Calvi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 28 Sep 2025 08:39:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Asia Centrale]]></category>
		<category><![CDATA[Commercio]]></category>
		<category><![CDATA[Gas natura]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=487288</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/afghanistan.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Afghanistan" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/afghanistan.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/afghanistan-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/afghanistan-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/afghanistan-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>Afghanistan e Uzbekistan hanno siglato un partenariato per l'estrazione di gas naturale. L'accordo può avere conseguenze politiche rilevanti.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/energia/il-gas-che-unisce-afghanistan-e-uzbekistan-riscrivono-gli-equilibri-in-asia-centrale.html">Il gas che unisce: Afghanistan e Uzbekistan riscrivono gli equilibri in Asia centrale</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/afghanistan.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Afghanistan" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/afghanistan.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/afghanistan-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/afghanistan-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/afghanistan-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>In un mondo sempre più multipolare, l’<strong>Afghanistan</strong> nutre l’ambizione di divenire un attore strategico nella sua regione, l’<strong>Asia Centrale</strong>. Kabul ha annunciato lo <strong>sfruttamento dei giacimenti di gas naturale</strong> nei territori di Jawzjan e Faryab grazie alla joint venture Eriell KAM a cui ha dato forma insieme all’Uzbekistan. Le dichiarazioni del vicepremier <strong>Abdul Ghani Baradar</strong>, il quale ha benedetto l&#8217;iniziativa di partenariato energetico, hanno aperto il sipario delle relazioni internazionali per il <a href="https://it.insideover.com/politica/mosca-apre-le-porte-ai-talebani-perche-la-russia-e-la-prima-a-riconoscere-il-loro-governo.html">Governo dei talebani</a> che punta sull’accesso alle risorse naturali come merce di scambio per legittimarsi agli occhi del mondo.  </p>



<h2 class="wp-block-heading">La cooperazione per l’oro blu</h2>



<p>L’ambizioso progetto gravita perlopiù intorno alla riserva di <strong>Tuti-Maidan</strong> dove sono custoditi circa 3 milioni di metri cubi di gas. L’accordo è stato stretto tra le aziende afghane <a href="https://amu.tv/199520/">AERL Group e KAM Energy e l’uzbeka&nbsp; Eriellcom</a>, predisponendo un piano d’investimenti da capogiro: 100 milioni di dollari l’anno per un lasso temporale di cinque lustri.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Nell’arco dei prossimi 25 anni, centinaia di lavoratori si troveranno gomito a gomito per generare 100 MV di elettricità, mettendo fine potenzialmente a un problema ancestrale per Kabul, ovvero <strong>la carenza di elettricità che non consente a oltre il 60% della popolazione di vivere in condizioni confortevoli.</strong> Il programma pluridecennale dovrebbe così delinearsi: le risorse saranno estratte per poi essere trasportate in Uzbekistan dove saranno trattate e una parte farà ritorno tra le montagne intorno a Kabul per soddisfare in modo costante e continuativo la domanda di energia. <strong>Una tale impostazione permetterebbe di alimentare le economie di entrambe le nazioni</strong> grazie alla creazione di una miriade di posti di lavoro e l’attrazione di capitali stranieri, dando modo agli uzbeki di emanciparsi dagli approvvigionamenti dall’estero, mentre agli afghani di fare affidamento su un volano per le esportazioni di oro blu verso nuovi mercati, quali il Sud Est asiatico e l’Europa.    </p>



<p>La Eriell KAM è <strong>il frutto maturato in quella che si potrebbe definire la “primavera” dei rapporti tra Tashkent e Kabul</strong>, scandita dal germogliare degli <a href="https://it.insideover.com/politica/kabul-i-talebani-si-riscoprono-urbanisti-con-i-soldi-degli-emirati-e-della-cina.html">affari commerciali</a> e dallo sbocciare di un sentimento solidaristico. L’impegno reciproco per <strong>la costruzione della ferrovia Termez-Kharlachi </strong>e l’invio di aiuti umanitari dalle Autorità uzbeke alle controparti afghane dopo il terremoto dell’agosto 2025, sono segnali inequivocabili di un partenariato sempre più strategico.  </p>



<h2 class="wp-block-heading">Le opportunità per l’Asia centrale</h2>



<p>L’accordo sul gas è il tassello di un mosaico che una volta composto potrebbe ridefinire gli equilibri economici, e non solo, mondiali. Oltre all’estrazione di risorse naturali, <strong>la rete infrastrutturale</strong> potrebbe giocare un ruolo fondamentale nello sviluppo della regione dal momento che, se la già citata ferrovia Hairatan-Herat sarà completata, l’Afghanistan diventerà una <strong>cerniera importante tra tra Asia Centrale e Medio Oriente</strong> in quanto i binari permetterebbero di collegare l’Uzbekistan ai porti sul Mar Arabico, incentivando il commercio su quelle rotte.&nbsp;</p>



<p>Le occasioni non mancano nemmeno per gettare le basi di una maggiore stabilizzazione politica. Da una parte, per Kabul e i talebani il partenariato con l&#8217;Uzbekistan rappresenta un trampolino di lancio per uscire dall’isolamento e inserirsi nei grandi corridoi internazionali; dall’altra, per Tashkent, è l’occasione di consolidare il proprio ruolo di motore dell’integrazione regionale. Infine, l’Asia Centrale ha modo di guardare a <strong>un futuro in cui i Paesi si sostengono a vicenda</strong>, costruendo una rete di connettività, resilienza e prosperità condivisa che potrà dare le carte nei consessi che contano.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/energia/il-gas-che-unisce-afghanistan-e-uzbekistan-riscrivono-gli-equilibri-in-asia-centrale.html">Il gas che unisce: Afghanistan e Uzbekistan riscrivono gli equilibri in Asia centrale</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il paradiso delle criptovalute uzbeko e i capitali russi nel mirino dell’Occidente</title>
		<link>https://it.insideover.com/investimenti-e-trading/il-paradiso-delle-criptovalute-uzbeko-e-i-capitali-russi-nel-mirino-delloccidente.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Gagliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 May 2025 15:43:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Borsa e Trading]]></category>
		<category><![CDATA[criptovaluta]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=470034</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/uzbekistan-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Uzbekistan" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/uzbekistan-1.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/uzbekistan-1-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/uzbekistan-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/uzbekistan-1-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>L'Uzbekistan è diventato il paradiso delle criptovalute, al centro di un gioco complesso tra Russia, Ue e Gran Bretagna.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/investimenti-e-trading/il-paradiso-delle-criptovalute-uzbeko-e-i-capitali-russi-nel-mirino-delloccidente.html">Il paradiso delle criptovalute uzbeko e i capitali russi nel mirino dell’Occidente</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/uzbekistan-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Uzbekistan" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/uzbekistan-1.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/uzbekistan-1-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/uzbekistan-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/uzbekistan-1-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p><strong>L’Uzbekistan</strong>, sotto la guida del presidente <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/putin-invita-i-leader-dellex-urss-parata-militare-nel-segno-del-csto.html">Shavkat Mirziyoyev, </a></strong>è diventato uno degli attori più attivi nella regione dell’Asia Centrale nel campo delle criptovalute. Questo status, però, lo pone al centro di un intricato gioco geopolitico che coinvolge Unione Europea, Russia e Regno Unito. Al cuore di questa dinamica vi è UzNEX, la piattaforma di scambio che detiene il monopolio nel mercato delle criptovalute uzbeke, e il suo legame con i flussi di capitali russi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dmitry Li e il ruolo di UzNEX</h2>



<p>A guidare questa rivoluzione tecnologica è <strong>Dmitry Li</strong>, uno degli uomini più vicini al presidente Mirziyoyev. Li, con un passato che lo collega a gruppi economici russi, è considerato l’architetto del sistema di criptovalute in Uzbekistan. Sotto la sua supervisione, UzNEX è diventata una piattaforma fondamentale per la gestione di asset digitali non solo locali, ma anche internazionali.</p>



<p>Questo monopolio rende <strong>UzNEX un attore strategico, ma anche una fonte di preoccupazione per Bruxelles e Londra.</strong> L’Uzbekistan, infatti, è visto come una destinazione privilegiata per i capitali russi in fuga dalle sanzioni occidentali imposte dopo l’invasione dell’Ucraina. Le criptovalute, con la loro natura decentralizzata e spesso anonima, rappresentano un canale perfetto per aggirare le restrizioni finanziarie.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un crocevia di interessi</h2>



<p><strong>Per l’Unione Europea e il Regno Unito,</strong> l’attività delle criptovalute in Uzbekistan si intreccia con il tema delle sanzioni alla Russia. I funzionari europei e britannici temono che Tashkent possa diventare uno “hub” per la ricollocazione di capitali russi, minando gli sforzi occidentali di isolare economicamente Mosca.</p>



<p>La posizione geografica dell’Uzbekistan, confinante con l’Afghanistan e vicino a mercati chiave come il Kazakistan, lo rende <strong>un nodo strategico per i traffici finanziari.</strong> A ciò si aggiunge la politica estera di Tashkent, che ha adottato un approccio pragmatico, bilanciando relazioni sia con la Russia che con l’Occidente.</p>



<p>Da parte sua, <strong>l’Uzbekistan si trova in una posizione delicata.</strong> Da un lato, vuole attrarre investimenti esteri e consolidarsi come leader regionale nell’innovazione tecnologica; dall’altro, deve evitare di essere percepito come un alleato della Russia in un momento di crescente isolamento internazionale di Mosca.</p>



<p>La strategia del presidente Mirziyoyev sembra essere quella di promuovere un’immagine di neutralità, pur continuando a beneficiare della vicinanza storica e culturale con la Russia. Tuttavia, le pressioni dell’Occidente stanno aumentando.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La risposta di Londra e Bruxelles</h2>



<p>L’Unione Europea e il Regno Unito hanno intensificato la loro attenzione verso l’Asia Centrale, cercando di limitare il flusso di capitali russi attraverso nuovi strumenti normativi e collaborazioni con i governi locali. Tuttavia, il controllo di UzNEX e l’influenza di Dmitry Li complicano qualsiasi tentativo di regolamentazione.</p>



<p>Inoltre, Londra, con il suo ruolo storico di centro finanziario globale, è particolarmente interessata a garantire che l’Uzbekistan non diventi una piattaforma per il riciclaggio di capitali russi. Bruxelles, da parte sua, cerca di utilizzare strumenti diplomatici per spingere Tashkent a maggiore trasparenza.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Uno scenario in evoluzione</h2>



<p>Il futuro dell’Uzbekistan come paradiso delle criptovalute dipenderà dalla sua capacità di <strong>bilanciare le richieste dell’Occidente con le sue ambizioni di sviluppo</strong> economico. Il ruolo di Dmitry Li e di UzNEX sarà centrale in questa partita, che non riguarda solo criptovalute, ma il posizionamento geopolitico del paese.</p>



<p>Mentre l’Europa e il Regno Unito osservano con crescente attenzione, Tashkent si prepara a muoversi su un terreno scivoloso, in cui il confine tra opportunità economica e rischio geopolitico è sempre più sottile.</p>



<p><strong><em>Bloccare i capitali russi è da anno l&#8217;obiettivo delle sanzioni occidentali. Ma le falle nel muro sanzionatorio sono numerose.  Qui abbiamo raccontato il caso dell&#8217;Uzbekistan e delle criptovalute, ma le nostre indagini sono a più ampio raggio. Se vuoi restare informato segui InsideOver,  <a href="https://it.insideover.com/abbonamenti-standard">abbonati e sostieni il nostro lavoro.</a></em></strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/investimenti-e-trading/il-paradiso-delle-criptovalute-uzbeko-e-i-capitali-russi-nel-mirino-delloccidente.html">Il paradiso delle criptovalute uzbeko e i capitali russi nel mirino dell’Occidente</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Le acque dell&#8217;Amu Darya e la diga di Rogun, venti di guerra tra Tajikistan e Uzbekistan</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/le-acque-dellamu-darya-e-la-diga-di-rogun-venti-di-guerra-tra-tajikistan-e-uzbekistan.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 May 2025 07:05:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Acqua]]></category>
		<category><![CDATA[Asia Centrale]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=468350</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1200" height="792" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Elicottero%20italinao%20sorvola%20la%20diga%20di%20Mosul%20DSC_0678.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Elicottero%20italinao%20sorvola%20la%20diga%20di%20Mosul%20DSC_0678.jpg 1200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Elicottero%20italinao%20sorvola%20la%20diga%20di%20Mosul%20DSC_0678-300x198.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Elicottero%20italinao%20sorvola%20la%20diga%20di%20Mosul%20DSC_0678-768x507.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Elicottero%20italinao%20sorvola%20la%20diga%20di%20Mosul%20DSC_0678-1024x676.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>La diga di Rogun al centro di una delicata contesa tra Dushanbe e Tashkent, segno di come l'acqua sia sempre più al centro dei conflitti.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/le-acque-dellamu-darya-e-la-diga-di-rogun-venti-di-guerra-tra-tajikistan-e-uzbekistan.html">Le acque dell&#8217;Amu Darya e la diga di Rogun, venti di guerra tra Tajikistan e Uzbekistan</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1200" height="792" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Elicottero%20italinao%20sorvola%20la%20diga%20di%20Mosul%20DSC_0678.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Elicottero%20italinao%20sorvola%20la%20diga%20di%20Mosul%20DSC_0678.jpg 1200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Elicottero%20italinao%20sorvola%20la%20diga%20di%20Mosul%20DSC_0678-300x198.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Elicottero%20italinao%20sorvola%20la%20diga%20di%20Mosul%20DSC_0678-768x507.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Elicottero%20italinao%20sorvola%20la%20diga%20di%20Mosul%20DSC_0678-1024x676.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>In Asia centrale per uno storico conflitto latente risolto dopo anni di trattative, <strong>quello tra Uzbekistan e Kirghizistan</strong>, un altro se ne potrebbe riaccendere. Questa volta tra il <strong>Tajikistan</strong> e, ancora una volta, l&#8217;<strong>Uzbekistan</strong>. In comune queste tensioni hanno, come in molti altri conflitti, <strong>le dispute per la gestione delle risorse</strong>. Ma in questo angolo di spazio post-sovietico, le risorse in questione non riguardano il gas, il petrolio o le terre rare.<strong> Al contrario, qui gli scontri hanno luogo per la risorsa principale per ogni civiltà umana: l&#8217;acqua</strong>. Da queste parti lo spettro di prolungate crisi idriche appare come un problema esistenziale e di difficile risoluzione. E le recenti tensioni tra tagiki e uzbeki lo dimostrano.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La diga di Rogun</h2>



<p>Per la verità non è solo l&#8217;Asia centrale a scontrarsi per le risorse idriche. La situazione tra Tajikistan e Uzbekistan assomiglia da vicino a quella tra <strong>Egitto ed Etiopia</strong>. Al posto del Nilo, qui c&#8217;è il fiume <strong>Amu Darya</strong>. E al posto della cosiddetta &#8220;diga della rinascita&#8221; fortemente voluta dagli etiopi, c&#8217;è<strong> la diga di Rogun</strong>, struttura che da decenni rappresenta il sogno nazionale del Tajikistan. A lavori ultimati, si tratterebbe della diga più alta al mondo. Un&#8217;opera imponente capace di ridisegnare la geografia della regione e non solo. All&#8217;interno delle ampie vasche in costruzione, verrebbero convogliate le acque del <strong>fiume Vakhsh</strong>. L&#8217;invaso così conterrebbe, secondo i progetti approvati dal governo tagiko, un quantitativo d&#8217;acqua totale in grado di<strong> produrre 13.3 miliardi di kilowattora di elettricità all’anno.</strong></p>



<p>In un solo colpo, <strong>il Tajikistan vedrebbe risolti i suoi problemi di erogazione di energia elettrica.</strong> Oggi infatti il Paese centroasiatico deve importare grandi quantità di energia per soddisfare il suo fabbisogno, con grandi costi e gravi disservizi. Con la produzione elettrica della diga di Rogun, non solo il Tajikistan è destinato a diventare autosufficiente, ma avrebbe una quantità di energia in eccesso da rivendere ai vicini. Una circostanza quest&#8217;ultima in grado di dare un forte input economico all&#8217;intero territorio, tra i più poveri della regione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;incubo uzbeko </h2>



<p> Ma se da parte tagika la diga costituisce un sogno, capace anche di sfruttare a pieno l&#8217;enorme capacità idrica del Paese che detiene circa il 60% delle riserve d&#8217;acqua del centro Asia, <strong>lungo la sponda uzbeka invece si fanno i conti con gli spettri di un forte indebolimento dell&#8217;economia. </strong>L&#8217;Uzbekistan ha nell&#8217;agricoltura uno dei punti di forza, in particolar modo questo vale per le coltivazioni di <strong>mais e soprattutto cotone</strong>. Ma l&#8217;agricoltura, a sua volta<strong>, è fortemente dipendente dalla portata d&#8217;acqua dell&#8217;Amu Darya</strong>. Ossia uno dei fiumi destinato a essere condizionato (in negativo) dalla diga di Rogun. </p>



<p>Il governo di Tasket ha fatto presente, anche in sede internazionale, il timore di andare incontro al disastro economico e sociale se tutte le turbine della diga tagika dovessero, tra non molto, entrare in funzione. La questione non è nuova, già durante l&#8217;era del primo presidente uzbeko, <strong>Islom Karimov</strong>, si è arrivati a <strong>minacciare interventi militari contro il Tajikistan</strong>. Del resto, il progetto della diga di Rogun risale già all&#8217;era sovietica e preoccupa gli uzbeki dal primo giorno di indipendenza dall&#8217;Urss. Oggi però la questione è tornata a galla per via della<strong> prosecuzione dei lavori attorno la diga.</strong> L&#8217;attuale presidente, <strong>Shavkat Mirziyoyev</strong>, non ha minacciato la forza ma ha lasciato intuire di non rassegnarsi all&#8217;idea di vedere inaugurata per intero l&#8217;opera di Rogun. E adesso, lungo i confini dei due Paesi, la tensione è destinata a crescere. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Cosa potrebbe accadere in futuro </h2>



<p>Nelle settimane scorse inoltre, la diga è tornata al centro dei riflettori per via della notizia del possibile sostegno della <strong>Banca Mondiale</strong> al Tajikistan per finanziare la fine dei lavori. Parte dell&#8217;opera è stata completata, seppur dopo anni di cantieri mai risolti e uno sforzo economico per il Tajikistan di notevoli dimensioni. Gli operai sono a lavoro e tra le aziende impegnate nei lavori di Rogun vi è anche un importante marchio italiano. <strong>Mancano però fondi per l&#8217;ultimazione degli sforzi</strong> e l&#8217;attivazione quindi di tutte le turbine.</p>



<p>L&#8217;interessamento da parte della Banca Mondiale potrebbe essere visto come l&#8217;ultimo tassello del sogno per i tagiki. Ma, al tempo stesso, suona come il possibile avveramento di un incubo per gli uzbeki. In campo poi, non ci sono soltanto i due contendenti. Al contrario, sono diversi gli spettatori interessati alla diga. A partire dalla <strong>Cina</strong>, la quale vede nell&#8217;opera un pezzo del mosaico della Nuova via della Seta. Non a caso, la diga è stata finanziata anche dalla Banca Asiatica di Investimento per le Infrastrutture.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/le-acque-dellamu-darya-e-la-diga-di-rogun-venti-di-guerra-tra-tajikistan-e-uzbekistan.html">Le acque dell&#8217;Amu Darya e la diga di Rogun, venti di guerra tra Tajikistan e Uzbekistan</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Pago io. Perché l&#8217;Uzbekistan si accolla le spese per 131 migranti deportati dagli Usa</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/pago-io-perche-luzbekistan-si-accolla-le-spese-per-131-migranti-deportati-dagli-usa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 03 May 2025 08:14:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=467952</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="700" height="525" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/uzbekistan.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Uzbekistan." decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/uzbekistan.jpg 700w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/uzbekistan-600x450.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/uzbekistan-300x225.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px" /></p>
<p>Il Governo uzbeko ha deciso di finanziare la deportazione  e di 13 migranti illegali originari dell'Asia Centrale ed espulsi degli Usa. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/pago-io-perche-luzbekistan-si-accolla-le-spese-per-131-migranti-deportati-dagli-usa.html">Pago io. Perché l&#8217;Uzbekistan si accolla le spese per 131 migranti deportati dagli Usa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="700" height="525" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/uzbekistan.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Uzbekistan." decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/uzbekistan.jpg 700w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/uzbekistan-600x450.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/uzbekistan-300x225.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px" /></p>
<p>&#8220;Un grande apprezzamento al presidente <strong><a href="https://it.insideover.com/economia/luzbekistan-e-il-nuovo-paradiso-delle-criptovalute-peccato-forse-lavora-per-la-russia.html">Shavkat Mirziyoyev</a></strong> per la sua leadership&#8221;. Che cos&#8217;ha spinto <strong>Kristi Noem</strong>, ex agricoltrice, per quattro volte rappresentante del Sud Dakota alla Camera e da poco più di tre mesi segretaria alla Sicurezza interna degli Usa, a elogiare il presidente a lei sconosciuto del lontano Uzbekistan? La decisione presa da Mirziyoyev, ovvero: accollarsi le &#8220;spese di spedizione&#8221; (e adesso vedremo quali) per <strong>riportare in Asia Centrale 131 persone che erano immigrate illegalmente negli Stati Uniti.</strong> Un volo charter atterrato ieri, più i trasporti degli espulsi verso i Paesi d&#8217;origine. Perché in Uzbekistan arrivano non solo i clandestini uzbeki ma anche quelli del Kazakstan e del Kirgistan, di cui Mirzoyeyev ha deciso di prendersi cura.</p>



<p>Si può capire che la battaglia contro i migranti stia molto a cuore alla Segretaria. Il Governo di cui lei fa parte ha finora arrestato 66.463 immigrati illegali e ne ha espulsi 65.682. E i fermi quotidiani al confine sono scesi a poco meno di 12 mila rispetto ai 160 mila della presidenza Biden. Ma sull&#8217;onda dell&#8217;entusiasmo<strong> la Noem ha aggiunto che gli Usa &#8220;continueranno a lavorare con l&#8217;Uzbekistan</strong> per garantire la reciproca sicurezza&#8221;, il che onestamente pare un po&#8217; tanto. Anche perché, francamente, sembra che sia soprattutto l&#8217;Uzbekistan a stare &#8220;a cuore&#8221; agli Usa, più che il contrario. </p>



<p>Con 37 milioni di abitanti, una posizione strategica nel centro dell&#8217;Asia Centrale (quindi in prossimità di Iran e Cina) e un tratto di confine con l&#8217;Afghanistan, l&#8217;Uzbekistan è sempre stato un oggetto del desiderio della politica estera americana. Lo spauracchio dei talebani e l&#8217;attacco Usa all&#8217;Afghanistan dopo gli attentati delle Torri Gemelle avevano prodotto qualche risultato, in particolare l&#8217;installazione di <strong>un contingente Usa nella base di Karshi-Khanabad e la Dichiarazione di partnership strategica tra i due Paesi firmata nel 2002</strong>. In quel periodo gli Usa finirono nel  mirino delle organizzazioni di difesa dei diritti civili, che li accusarono di aver svenduto i valori (in sostanza di aver promesso mano libera al presidente Islam Karimov, rimasto in carica dal 1991 al 2016) in omaggio alle esigenze strategiche.</p>



<p>Poi le rivoluzioni colorate in Ucraina, Georgia e nel confinante Kirghizistan avevano un po&#8217; spento l&#8217;entusiasmo uzbeko, soprattutto quello di Karimov, che temeva di fare la fine di certi suoi colleghi. Così i rapporti si raffreddarono, la base di Karshi-Khanabad fu fatta sgombrare e il Parlamento locale approvò le tipiche leggi di questi casi: limitazioni alle Ong &#8220;sospette&#8221;, giro di vite alle operazioni &#8220;umanitarie&#8221; ecc. ecc.</p>



<p>Mirzoyoyev è più presentabile di Karimov e forse anche più astuto. L&#8217;anno scorso di questi tempi ha ricevuto a Tashkent con tutti gli onori <strong>Vladimir Putin</strong>, con il quale ha discusso di grandi (e improbabili?) progetti come la ferrovia e il gasdotto che dovrebbero correre dalla Russia al Kazakstan, all’Uzbekistan appunto e al Tagikistan fino ad arrivare in Pakistan e in India, sempre facendo finta di non capire che allo Zar interessa soprattutto che l&#8217;Uzbekistan non scivoli troppo verso Washington. Ma essendo l&#8217;uomo prudente che è, Mirzoyoyev si tiene buoni anche gli Usa. Soprattutto questi di <strong>Donald Trump</strong>, uno che, come ha detto perfidamente <strong>Joe Biden,</strong>  prima spara e poi prende la mira. Ma è il presidente degli Stati Uniti, mica una controfigura di Hollywood, ed è sempre bene non dimenticarlo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/pago-io-perche-luzbekistan-si-accolla-le-spese-per-131-migranti-deportati-dagli-usa.html">Pago io. Perché l&#8217;Uzbekistan si accolla le spese per 131 migranti deportati dagli Usa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il secolo dei popoli turchi</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/il-secolo-dei-popoli-turchi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emanuel Pietrobon]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 13 Nov 2022 15:50:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Consiglio turco]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?p=375008</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/Agenzia_Fotogramma_IPA33805262.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/Agenzia_Fotogramma_IPA33805262.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/Agenzia_Fotogramma_IPA33805262-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/Agenzia_Fotogramma_IPA33805262-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/Agenzia_Fotogramma_IPA33805262-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/Agenzia_Fotogramma_IPA33805262-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il risveglio identitario dei popoli turco-turanici sarà per il Duemila ciò che il nazionalismo arabo è stato il Novecento: un incontenibile moto di distruzione creatrice destinato a riscrivere profondamente la geografia del potere in Eurasia. Non si intravedono Lawrence d&#8217;Arabia all&#8217;orizzonte, anche perché i tempi attuali non abbisognano più di eroi, ma impossibile è trascurare &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/il-secolo-dei-popoli-turchi.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/il-secolo-dei-popoli-turchi.html">Il secolo dei popoli turchi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/Agenzia_Fotogramma_IPA33805262.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/Agenzia_Fotogramma_IPA33805262.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/Agenzia_Fotogramma_IPA33805262-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/Agenzia_Fotogramma_IPA33805262-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/Agenzia_Fotogramma_IPA33805262-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/Agenzia_Fotogramma_IPA33805262-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il risveglio identitario dei popoli turco-turanici sarà per il Duemila ciò che il nazionalismo arabo è stato il Novecento: un incontenibile moto di distruzione creatrice destinato a riscrivere profondamente la geografia del potere in Eurasia.</p>



<p>Non si intravedono<a href="https://www.ilgiornale.it/news/cultura/eroe-nel-deserto-lepopea-lawrence-darabia-1911954.html"> Lawrence d&#8217;Arabia </a>all&#8217;orizzonte, anche perché i tempi attuali non abbisognano più di eroi, ma impossibile è trascurare la fermentazione di sentimenti e l&#8217;esistenza di piccoli giochi che potrebbero dar vita ad una galassia di <strong>nuovi accordi Sykes-Picot</strong>. Azerbaigian persiano. Cipro settentrionale. Gagauzia. Karabakh. Suburbi russi. Xinjiang. Le periferie turco-turaniche del supercontinente mackinderiano sono in subbuglio e reclamano un posto nel mondo.</p>



<p>A Samarcanda, fermata dell&#8217;antica Via della seta e sepolcro di Tamerlano, nella simbolica giornata dell&#8217;11.11.22 si è discusso precisamente di questo: delle aspirazioni globali del rinascente Mondo turco (<em>Türk dünyasi</em>).</p>



<h2 class="wp-block-heading">I popoli turchi non possono essere più ignorati</h2>



<p>Samarcanda, arteria del cuore del Terra, il 2022 è stato indubbiamente il suo anno: <a href="https://insideover.ilgiornale.it/politica/risiko-a-samarcanda.html">prima ha ospitato il ventiduesimo vertice dell&#8217;Organizzazione della Cooperazione di Shanghai</a> e dopo il primo incontro dell&#8217;<a href="https://insideover.ilgiornale.it/politica/il-consiglio-turco-colonna-portante-del-multipolarismo.html">Organizzazione degli Stati Turchi</a>, ex Consiglio Turco. Simili gli esiti: le luci dei riflettori sull&#8217;<strong>Uzbekistan</strong>, al perenne inseguimento del fratello maggiore kazako, l&#8217;ottenimento di risultati tangibili e lo spianamento di nuovi percorsi.</p>



<p>I membri dell&#8217;Unione Europea in salsa turanica hanno profittato dell&#8217;opportunità di Samarcanda per confutare le opinioni di chi riteneva il loro un progetto in stato comatoso. Non lo è. È vero, anzi, il contrario: il principale e più importante organismo di rappresentanza dei popoli turchici è vivo e vegeto.</p>



<p>All&#8217;insegna di un motto eloquente – &#8220;<em>La nuova era della civiltà turca</em>&#8221; –, reso virale sui <em>social network</em> globali dai partecipanti al vertice, i capi di stato di sette paesi hanno concordato un piano di azione quinquennale e messo la firma su accordi, <em>memoranda </em>e protocolli di intesa. Numerosi i settori che, implementazione permettendo, potrebbero trarre beneficio dalla più stretta cooperazione: burocrazia, commercio, dogane, infrastrutture, trasformazione digitale, trasporti.</p>



<p>Ma non sono stati degli accordi gli eventi-chiave di Samarcanda22. Sono stati, in ordine sparso, lo stabilimento del <strong>Fondo di investimento turco </strong>– primo mattoncino, in potenza, di un&#8217;architettura creditizia panturca –, la premiazione di <a href="https://insideover.ilgiornale.it/schede/politica/chi-e-recep-tayyip-erdogan.html">Recep Tayyip&nbsp;Erdoğan</a> e <strong>Gurbanguly Berimuhamedow</strong> – insigniti dell&#8217;Ordine supremo del Mondo turco – e l&#8217;estensione dello <em>status </em>di membro osservatore a <strong>Cipro Nord</strong>. Eventi parlanti all&#8217;unisono: l&#8217;Asia centrale, come il Caucaso meridionale prima di lei, ha ormai pienamente superato la fase di transizione postsovietica e si accinge ad entrare in una nuova era. </p>



<h2 class="wp-block-heading">La Turchia tra i giganti</h2>



<p>Il vertice di Samarcanda dell&#8217;Organizzazione degli Stati Turchi ha consacrato definitivamente l&#8217;ascesa della Turchia quale potenza determinante nello spazio postsovietico in frammenti. Titolo che le permette di fare ingresso nella riedizione del <a href="https://insideover.ilgiornale.it/schede/politica/il-grande-gioco-per-l-asia-centrale.html">Torneo di ombre </a>nelle vesti <em>sui generis</em> di un <a href="https://insideover.ilgiornale.it/politica/l-asse-sino-russo-alla-prova-del-panturchismo.html">antieroe altalenante fra l&#8217;autocentratura e l&#8217;acquiescenza agli Stati Uniti</a>.</p>



<p>Il Cremlino non potrà più fingere che l&#8217;Organizzazione degli Stati Turchi non esista, o che sia ininfluente, perché Samarcanda22 ha provato il contrario. Ha provato di essere l&#8217;antitesi della stagnante <a href="https://insideover.ilgiornale.it/schede/politica/cose-lunione-economica-euroasiatica.html">Unione Economica Eurasiatica</a> – con la quale la rivalità, <a href="https://insideover.ilgiornale.it/politica/quello-scontro-fra-russia-e-turchia-in-asia-centrale.html">si notava sulle nostre colonne</a>, è esplosa in concomitanza con la pandemia di COVID19 –, ha messo in evidenza il nuovo status dell&#8217;Asia centrale – non più il cortile di casa della Russia, ma una prateria aperta alle potenze di ognidove – e ha palesato le voglie di emancipazione geopolitica dei popoli postsovietici di lingua turca.</p>



<p>Sulle velleità di emancipazione geopolitica delle ex repubbliche sovietiche. Il momento apicale di Samarcanda22 è stato un sonoro schiaffo in mondovisione alla Russia: il semaforo verde dei paesi membri alla concessione dello stato di membro osservatore a Cipro Nord, uno stato fantoccio nato da un&#8217;invasione militare.</p>



<p>Il riconoscimento <em>de facto</em> della statualità di Lefkoşa, possibile innesco di quell&#8217;effetto valanga a lungo ricercato da Ankara, è carico di un doppiopesismo che Mosca non può ignorare. Ipocrita manifestazione di un rispetto a fasi alterne del principio dell&#8217;integrità territoriale da parte di Azerbaigian e –stan: inviolabile nei casi di Crimea, Donetsk, Lugansk e Transnistria, aggirabile per Cipro Nord.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il futuro turco dell&#8217;Asia è un&#8217;opportunità per l&#8217;Italia</h2>



<p>All&#8217;indomani della chiusura dei lavori del primo vertice dell&#8217;Organizzazione degli Stati Turchi, prendendo atto della sua crescente influenza nelle relazioni internazionali in Eurasia, a Washington si è iniziato a dibattere su come efficientare la cooperazione globale con essa. <strong>Luke Coffey </strong>dell&#8217;Hudson Institute, ad esempio, <a href="https://twitter.com/LukeDCoffey/status/1591184992151171074">ha proposto di istituire un consiglio ministeriale Stati Uniti-Consiglio Turco</a>.</p>



<p>L&#8217;<strong>Italia</strong>, unico membro dell&#8217;Unione Europea (e dell&#8217;Occidente) legato al Mondo turco da un passato di intensi rapporti plurisecolari e da un presente di sodalizi multisettoriali – in particolare<a href="https://insideover.ilgiornale.it/politica/perche-lazerbaigian-e-un-partner-strategico-dellitalia.html"> con Azerbaigian</a>, <a href="https://insideover.ilgiornale.it/politica/asia-centrale-una-terra-di-opportunita-anche-per-litalia.html">Kazakistan </a>e <a href="https://insideover.ilgiornale.it/politica/i-rapporti-tra-italia-e-turchia-spiegati.html">Turchia </a>–, potrebbe inseguire e concretare delle ambizioni persino maggiori: <strong>presentare domanda di adesione in qualità di membro osservatore</strong>. Storia e cultura, anziché il fattore etno-linguistico, per barattare un ingresso alla magiara.</p>



<ul class="wp-block-list"><li><strong><a href="https://insideover.ilgiornale.it/politica/asia-centrale-una-terra-di-opportunita-anche-per-litalia.html">Asia centrale, una terra di opportunità per l&#8217;Italia</a></strong></li><li><strong><a href="https://insideover.ilgiornale.it/politica/il-futuro-dellitalia-e-anche-in-uzbekistan.html">Il futuro dell&#8217;Italia è (anche) in Uzbekistan</a></strong></li><li><a href="https://insideover.ilgiornale.it/politica/l-italia-alla-prova-del-grande-gioco-2-0.html"><strong>L&#8217;Italia alla prova del Grande Gioco 2.0</strong></a></li></ul>



<p>Diverse e valide le ragioni in grado di dare legittimità a un&#8217;eventuale richiesta dell&#8217;Italia, che potrebbe peraltro contare sul certo supporto di Azerbaigian e Kazakistan e, forse, della Turchia. Ragioni che, ad un nostro primo test, hanno incontrato il positivo interesse di personalità diplomatiche nostrane e straniere.</p>



<p><a href="https://insideover.ilgiornale.it/politica/i-rapporti-tra-italia-e-turchia-spiegati.html">Secondo l&#8217;ex ambasciatore italiano in Turchia</a>, <strong>Carlo Marsili</strong>, è una &#8220;proposta molto originale e certamente interessante&#8221;, sulla quale &#8220;sarebbe opportuno riflettere con spirito aperto&#8221; giacché &#8220;in politica estera occorre far lavorare anche l&#8217;immaginazione e non rimanere legati ai soliti stereotipi&#8221;. </p>



<p>Sulla stessa lunghezza d&#8217;onda dell&#8217;ex ambasciatore Carlo Marsili era stato il veterano della diplomazia kazaka<strong> Tuleutai Suleimenov</strong>, <a href="https://insideover.ilgiornale.it/politica/il-kazakistan-tra-presente-e-futuro-parla-suleimenov.html">da InsideOver incontrato nell&#8217;agosto 2021</a>, per il quale &#8220;ci sono le basi per un&#8217;amicizia molto forte tra l&#8217;Italia e i popoli turchi&#8221;, in quanto &#8220;geograficamente lontani, ma culturalmente vicini&#8221;. Laconica la sua posizione: &#8220;l&#8217;Italia nel Consiglio Turco? Sì! Perché no? Perché non dovrebbe?&#8221;.</p>



<ul class="wp-block-list"><li><a href="https://insideover.ilgiornale.it/politica/i-rapporti-tra-italia-e-turchia-spiegati.html"><strong>L&#8217;intervista a Carlo Marsili</strong></a></li><li><a href="https://insideover.ilgiornale.it/politica/il-kazakistan-tra-presente-e-futuro-parla-suleimenov.html"><strong>L&#8217;intervista a Tuleutai Suleimenov</strong></a></li><li><a href="https://insideover.ilgiornale.it/politica/tutti-i-motivi-per-cui-litalia-dovrebbe-entrare-nel-consiglio-turco.html"><strong>Tutti i motivi per cui l&#8217;Italia dovrebbe entrare nel Consiglio Turco</strong></a></li></ul>



<p>Alla ricerca di nuovi spazi nei quali prosperare, causa i sommovimenti nell&#8217;estero vicino, l&#8217;Italia potrebbe, a mezzo dell&#8217;ingresso nel Consiglio Turco, trovare il modo di aggirare le logiche ingabbianti e costrittive della geografia e fare dell&#8217;area compresa fra Transcaucasia e Turkestan un nuovo Mediterraneo allargato. </p>



<p>Le fondamenta di un nuovo futuro possono e debbono essere gettate al di là del continente <strong>–</strong> l&#8217;Italia ne ha i mezzi, ma è priva dell&#8217;elemento più importante: la volontà. Diplomazia e imprenditoria hanno già messo radici nel Mondo turco, alla classe dirigente l&#8217;onere-onore della loro potatura. Nei Balcani è competizione tra grandi potenze, in Libia è anarchia, il Mediterraneo non sarà mai più <em>nostrum</em>, eppure l&#8217;orizzonte geopolitico nostrano non è mai stato così sconfinato. Il mondo non è mai stato così a portata di mano.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/il-secolo-dei-popoli-turchi.html">Il secolo dei popoli turchi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La sfida multipolare di Samarcanda</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/risiko-a-samarcanda.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emanuel Pietrobon]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 17 Sep 2022 11:19:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?p=367076</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1217" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/AYNE_JUyfIwVIdR8zDV__ANSA-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/AYNE_JUyfIwVIdR8zDV__ANSA-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/AYNE_JUyfIwVIdR8zDV__ANSA-300x190.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/AYNE_JUyfIwVIdR8zDV__ANSA-1024x649.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/AYNE_JUyfIwVIdR8zDV__ANSA-768x487.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/AYNE_JUyfIwVIdR8zDV__ANSA-1536x973.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/AYNE_JUyfIwVIdR8zDV__ANSA-2048x1297.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L&#8217;ultimo vertice dell&#8217;Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (OCS), tenutosi a Samarcanda nelle giornate del 15 e 16 settembre, ha avuto un&#8217;impronta più globale del solito. Perché, più che di integrazione e cooperazione tra membri vecchi e nuovi – Iran –, si è parlato di e si è guardato al mondo. La risposta delle forze &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/risiko-a-samarcanda.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/risiko-a-samarcanda.html">La sfida multipolare di Samarcanda</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1217" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/AYNE_JUyfIwVIdR8zDV__ANSA-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/AYNE_JUyfIwVIdR8zDV__ANSA-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/AYNE_JUyfIwVIdR8zDV__ANSA-300x190.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/AYNE_JUyfIwVIdR8zDV__ANSA-1024x649.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/AYNE_JUyfIwVIdR8zDV__ANSA-768x487.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/AYNE_JUyfIwVIdR8zDV__ANSA-1536x973.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/AYNE_JUyfIwVIdR8zDV__ANSA-2048x1297.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>L&#8217;ultimo vertice dell&#8217;<strong>Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai</strong> (OCS), tenutosi a Samarcanda nelle giornate del 15 e 16 settembre, ha avuto un&#8217;impronta più globale del solito. Perché, più che di integrazione e cooperazione tra membri vecchi e nuovi – <strong>Iran</strong> –, si è parlato di e si è guardato al mondo. La risposta delle forze che invocano la transizione multipolare al 48esimo summit del G7. Non è un caso che il presidente russo Vla<span class="hilg3">di</span>mir Putin abbia salutato il vertice come un passaggio chiave con la nascita <span class="hilg3">di</span> &#8220;<span class="hilg1">nuovi</span> <span class="hilg2">centri</span> <span class="hilg3">di</span> potere&#8221; <span class="hilg5">nel</span> <span class="hilg6">mondo.</span></p>
<p>Samarcanda non verrà ricordata come l&#8217;inizio di un nuovo percorso, perché da altri è stata costruita e tracciata la rotta che potrebbe e dovrebbe portare al superamento dell&#8217;epoca americana, ma certo è che quanto accaduto durante la due-giorni dell&#8217;OCS non può essere ignorato. Perché <span style="font-size: 1rem;">l&#8217;antica fermata della Via della seta è stata scelta da grandi e piccoli, da Pechino a Dušanbe,</span><span style="font-size: 1rem;"> come il luogo in cui sveltire la decostruzione dell&#8217;egemonia planetaria dell&#8217;Occidente. </span></p>
<h2>Putin, da protagonista a comparsa</h2>
<p>Il vertice di Samarcanda è stato tante cose, tra le quali una serie di accordi per approfondire l&#8217;integrazione fra le economie dei paesi membri dell&#8217;OSC, l&#8217;ingresso dell&#8217;Iran, un patto per la dedollarizzazione, il semaforo verde a un futuro allargamento nell&#8217;area Medio Oriente e Nord Africa e l&#8217;inflazionata <a href="https://it.insideover.com/politica/il-gelo-dietro-alle-strette-di-mano-cosa-succede-tra-xi-e-putin.html">bilaterale Xi-Putin</a>. Incompresa, oltre che inflazionata, in special modo in Occidente.</p>
<p>L&#8217;atteso faccia a faccia tra i presidenti russo e cinese è stato <a href="https://it.insideover.com/politica/il-gelo-dietro-alle-strette-di-mano-cosa-succede-tra-xi-e-putin.html">inaspettatamente sottotono e teso</a>, sebbene la grande stampa occidentale lo abbia dipinto in termini quasi escatologici. Non è andata così. Perché le ampie ripercussioni della guerra in Ucraina per l&#8217;economia globale – dalle cui condizioni dipende la salute di Pechino – e il crescente bellicismo della classe dirigente russa – percepito in particolare in Asia centrale – han fatto sì che colui che avrebbe dovuto figurare tra i protagonisti della due-giorni, Putin, fosse relegato al ruolo di comparsa.</p>
<p>Presentatosi &#8220;<em>col cappello in mano</em>&#8221; da Xi, che alla vigilia del vertice si era peraltro recato ad Astana per inviare un monito soft a Mosca e fare un&#8217;eloquente lusinga a tutti gli –stan, Putin è stato redarguito in mondovisione anche da un altro partner insospettabile, il presidente indiano <a href="https://it.insideover.com/schede/nazionalismi/chi-e-narendra-modi.html">Narendra Modi</a>, che ha tacciato la cosiddetta &#8220;operazione militare speciale&#8221; di anacronismo spiegando come questa non sia &#8220;<em>epoca per [fare]</em> <em>le guerre</em>&#8220;. Perché Nuova Delhi, similmente a Pechino, trae linfa vitale da un respiratore chiamato globalizzazione. Che l&#8217;Ucraina sta guastando.</p>
<p>Non sarà per la guerra in Ucraina, comunque, che crollerà l&#8217;emergente alleanza per il mondo multipolare. Anche perché Modi, Xi e persino <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-recep-tayyip-erdogan.html">Recep Tayyip Erdoğan</a> hanno più volte ribadito di condividere la versione russa dell&#8217;accaduto: un conflitto evitabile che le provocazioni degli <strong>Stati Uniti</strong> avrebbero reso ineluttabile. Un conflitto che si inquadra nel contesto della Terza guerra mondiale a pezzi e la cui evoluzione inciderà profondamente sulla distribuzione del potere a livello internazionale negli anni a venire. Un conflitto all&#8217;interno del quale anche loro sono chiamati a giocare un ruolo, seminando ora per poi raccogliere domani. Come, del resto, stanno già facendo.</p>
<h2>Tutte le strade portano a Pechino</h2>
<p>Non Putin, ma Xi, seguito a breve distanza dal machiavellico Erdoğan, è stato il protagonista indiscusso della due-giorni di Samarcanda. Alla quale ha partecipato primariamente per consolidare la presa ed estendere l&#8217;influenza di Pechino in Asia centrale, suo antico cortile di casa, cercando di massimizzare il profitto derivante da quell&#8217;opportunità irripetibile che è il momento di debolezza di Mosca.</p>
<p>Per capire cosa sia successo realmente a Samarcanda è necessario leggere <em style="font-size: 1rem;">Global Times</em><span style="font-size: 1rem;">, <em>China Daily</em>, </span><em style="font-size: 1rem;">South China Morning Post</em><span style="font-size: 1rem;">, <em>Times of India</em> e <em>Daily Sabah</em>, cioè la stampa che conta in quel mondo parallelo che è l&#8217;OCS. E si scoprirà, analizzando il modo in cui hanno coperto </span><span style="font-size: 1rem;">la due-giorni, che i giornali nostrani sono in errore nel focalizzarsi insistentemente su Putin. Perché Xi è stato il volto e l&#8217;anima dell&#8217;evento, per quantità (e qualità) degli accordi portati a casa, per il magnetismo esercitato e per la propositività. Tre elementi che hanno fatto di lui, in sintesi, <em>il</em> leader del vertice.</span></p>
<p><span style="font-size: 1rem;">Se l&#8217;obiettivo di Xi era di tornare in patria con una borsa di tesori da mostrare ai compagni del <a href="https://it.insideover.com/politica/come-funziona-il-partito-comunista-cinese.html">Partito Comunista Cinese</a>, indispensabile nel quadro del XX Congresso che si terrà a breve, è stato centrato alla perfezione. Accordi per sedici miliardi di dollari con Tashkent – che con Mosca, invece, ne ha siglati per meno di cinque miliardi. Il semaforo verde allo studio del corridoio Cina-Kirghizistan-Uzbekistan, che permetterebbe alle due repubbliche di ridurre la loro dipendenza dalla Russia. L&#8217;apertura sperimentale della tratta sino-afgana. La proposta di congiungere gli sforzi per contrastare l&#8217;esportazione di rivoluzioni colorate nello spazio OCS, che potrebbe </span><span style="font-size: 1rem;">così</span><span style="font-size: 1rem;"> </span><span style="font-size: 1rem;">assumere la forma di una </span><i style="font-size: 1rem;"><span dir="ltr" lang="de">Heilige Allianz 2.0</span></i><span style="font-size: 1rem;">. E una dichiarazione di intenti finale che, tra le altre cose, premette e promette di proiettare il renmimbi verso la meta di valuta di riserva dell&#8217;Asia e, in prospettiva, di ergersi a sfidante ufficiale del dollaro.</span></p>
<p>Molto più magro il malloppo di Putin, che da alcune iniziative di Xi trarrà dei vantaggi incidentali e che dagli accordi con Erdoğan, che non a caso lo ha preso felicemente a braccetto, potrebbe un giorno ritrovarsi schiacciato. Un mezzo sbagliato per un fine giusto. Perché nel tentativo di aggirare l&#8217;embargo multidimensionale di Washington, Bruxelles e soci, Putin corre concretamente il rischio di rendere la Russia perniciosamente dipendente, e dunque ricattabile, dalla Turchia, umorale aminemica con brame espansionistiche nello spazio postsovietico la cui agenda estera gode della benedizione degli Stati Uniti. Questione karabakha, dossier ucraino e <a href="https://www.insideover.com/nationalism/russia-is-a-new-season-of-separatism-coming.html">finanziamento del separatismo panturco</a> insegnano.</p>
<h2>Tutti contro tutti contro uno</h2>
<p>Risiko. A Samarcanda si è svolto un caotico tutti contro tutti contro uno che, tra effettive ambiguità e limiti analitici delle letture occidentalocentriche, ha spiazzato, stupito e disorientato. E ha delucidato il pubblico, attraverso le varie tirate di orecchie a Putin, dei cambi paradigmatici che stanno avendo luogo nell&#8217;incomprensione generale. L&#8217;Asia che vuole disfarsi dell&#8217;inglese, ma anche diminuire l&#8217;utilizzo del russo. Nuova Delhi e Pechino che tracciano il cammino del continente. Ankara alla ricerca della resurrezione dei sedici imperi turchici, con il beneplacito fondamentale di Astana e Baku.</p>
<p>Risiko. Perché, ad uno sguardo approfondito, i paesi dell&#8217;OCS sono più in conflitto tra loro che con gli Stati Uniti. Perché trattasi di un blocco eterogeneo, composto sia da popoli fratelli sia da identità inconciliabili, tenuto insieme dal potente ma permeabile collante della transizione multipolare. Che è consapevolezza dell&#8217;impossibilità di sostituire il secolo americano con quello asiatico fino a che il <em>the Rest</em> sarà disunito ed esposto ai <em>divide et impera</em> del <em>the West</em>.</p>
<p>Sarà sulle (tante) contraddizioni dello spazio OCS che faranno leva gli Stati Uniti per impedire al rinato Impero celeste di dare vita ad una Santa alleanza in salsa eurasistica a prova di urto e di rivoluzione colorata. E avranno dalla loro parte, oltre ad un invidiabile e unico bagaglio di competenze e conoscenze nell&#8217;arte della destabilizzazione e nella semina di zizzania, la stessa Russia, anello debole dell&#8217;OCS che, cadendo nella tagliola ucraina, ha inconsapevolmente scoperchiato un vaso di Pandora che va gradualmente manifestando i suoi effetti in lungo e in largo lo spazio postsovietico.</p>
<p>Più la guerra in Ucraina va avanti, sconvolgendo le catene del valore globali e minacciando di accendere un brzezinskiano arco di crisi dal Karabakh alle steppe kazake, più aumentano le possibilità che la Santa alleanza 2.0 muoia prima di vedere luce. Perciò gli inusuali rimproveri di Modi e Xi a Putin, che, recepito apparentemente il messaggio, si è imbarcato sul volo per Mosca con una promessa: l&#8217;intenzione di chiudere la guerra il prima possibile. Ma se manterrà la parola, o se gli sarà permesso di farlo, è da vedere. L&#8217;Asia profonda, nel frattempo, guarda e attende.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/risiko-a-samarcanda.html">La sfida multipolare di Samarcanda</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Samarcanda e l&#8217;Asia sono tornati al centro del mondo</title>
		<link>https://it.insideover.com/storia/samarcanda-e-lasia-centrale-sono-tornati-al-centro-del-mondo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 17 Sep 2022 10:40:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Asia Centrale]]></category>
		<category><![CDATA[Nuova Via della Seta]]></category>
		<category><![CDATA[Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (Sco)]]></category>
		<category><![CDATA[Shanghai]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?p=368227</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1234" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/AYNFypTIfIwVIdR8zDnS_ANSA-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/AYNFypTIfIwVIdR8zDnS_ANSA-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/AYNFypTIfIwVIdR8zDnS_ANSA-300x193.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/AYNFypTIfIwVIdR8zDnS_ANSA-1024x658.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/AYNFypTIfIwVIdR8zDnS_ANSA-768x494.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/AYNFypTIfIwVIdR8zDnS_ANSA-1536x987.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/AYNFypTIfIwVIdR8zDnS_ANSA-2048x1316.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Samarcanda esce dal mito e torna nella storia grazie al ventiduesimo summit dell&#8217;Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (Sco). La città dell&#8217;Uzbekistan, antico cuore del mondo euroasiatico assieme alla sua regione nei tempi compresi tra l&#8217;impresa orientale di Alessandro Magno, nel IV secolo avanti Cristo, e l&#8217;epopea imperiale di Timur Beg (Tamerlano), che tra Trecento e &#8230; <a href="https://it.insideover.com/storia/samarcanda-e-lasia-centrale-sono-tornati-al-centro-del-mondo.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/storia/samarcanda-e-lasia-centrale-sono-tornati-al-centro-del-mondo.html">Samarcanda e l&#8217;Asia sono tornati al centro del mondo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1234" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/AYNFypTIfIwVIdR8zDnS_ANSA-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/AYNFypTIfIwVIdR8zDnS_ANSA-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/AYNFypTIfIwVIdR8zDnS_ANSA-300x193.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/AYNFypTIfIwVIdR8zDnS_ANSA-1024x658.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/AYNFypTIfIwVIdR8zDnS_ANSA-768x494.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/AYNFypTIfIwVIdR8zDnS_ANSA-1536x987.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/AYNFypTIfIwVIdR8zDnS_ANSA-2048x1316.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p><strong>Samarcanda </strong>esce dal mito e torna nella storia grazie al ventiduesimo summit dell&#8217;<a href="https://it.insideover.com/schede/politica/cose-lorganizzazione-per-la-cooperazione-di-shangai.html" target="_blank" rel="noopener"><strong>Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (Sco)</strong></a>. La città dell&#8217;Uzbekistan, antico cuore del mondo euroasiatico assieme alla sua regione nei tempi compresi tra l&#8217;impresa orientale di <strong><a href="https://www.ilgiornale.it/news/cultura/alessandro-magno-oggi-luzbekistan-crocevia-storia-2023581.html" target="_blank" rel="noopener">Alessandro Magno, nel IV secolo avanti Cristo</a></strong>, e l&#8217;epopea imperiale di Timur Beg (Tamerlano), che tra Trecento e Quattrocento ne fece la capitale dei suoi domini, antico polmone commerciale della storica <strong><a href="https://www.ilgiornale.it/news/cultura/vie-seta-e-baricentro-storia-mondiale-1938123.html" target="_blank" rel="noopener">Via della Seta</a></strong>, è stata teatro della due giorni in cui il principale gruppo di potenze in dialogo dell&#8217;Asia ha potuto confrontarsi attivamente per la prima volta<a href="https://it.insideover.com/guerra/una-ferita-aperta-nel-cuore-delleuropa-limpatto-di-sei-mesi-di-guerra-in-ucraina.html"> dall&#8217;inizio della <strong>guerra in Ucraina in avanti</strong>.</a></p>
<p>A Samarcanda padrone di casa è l&#8217;<strong>Uzbekistan</strong>, rampante potenza centroasiatica che tra nuovi scenari energetici, attrazione di investimenti, bilanciamenti tra Mosca e Pechino e sguardo privilegiato sul turbolento Afghanistan tornato in mano ai talebani si è costruito un osservatorio privilegiato; ma etnicamente e culturalmente su di essa può rivendicare un&#8217;affiliazione culturale anche il vicino <strong>Tagikistan, che nella capitale Dusanbe </strong>aveva ospitato il summit del 2021. La Cina è attratta dal fascino di Samarcanda per il richiamo alla Via della Seta e non a caso <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/il-vero-senso-del-viaggio-in-asia-centrale-di-xi-jinping.html" target="_blank" rel="noopener">Xi Jinping</a>, </strong>prima di giungere al summit, ha visitato il <strong>Kazakistan, altro Paese membro della Sco </strong>e in cui nel 2013 fu annunciata, per la prima volta, quella che adesso è la <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/che-cose-la-nuova-via-della-seta.html" target="_blank" rel="noopener"><strong>Belt and Road Initiative</strong>.</a> India e Pakistan, partecipi del penultimo allargamento della Sco compiuto tra il 2015 e il 2017, un tempo mete agognate di Alessandro e Tamerlano, si proiettano oggi nel cuore geostrategico dell&#8217;Eurasia; l&#8217;<strong>Iran</strong>, che alla Sco sta entrando a far parte, nella città che fu Babele dei commerci e delle relazioni umane firmando il memorandum di adesione a Samarcanda rompe di fronte al mondo il percepito <strong>isolamento internazionale</strong>. E lo fa in una città legata, in passato, anche alla <strong>Persia sasanide di cui fu una delle perle più fiorenti.</strong> E oltre<a href="https://it.insideover.com/politica/il-gelo-dietro-alle-strette-di-mano-cosa-succede-tra-xi-e-putin.html" target="_blank" rel="noopener"> all&#8217;incontro tra Vladimir Putin e Xi Jinping</a> il summit di Samarcanda passerà alla storia per più di un motivo.</p>
<p>La Sco si scopre sempre meno &#8220;<strong>euroasiatica</strong>&#8221; e sempre più prettamente asiatica. L&#8217;accelerazione della procedura di ingresso di Paesi come la Bielorussia non inganni: la guerra nell&#8217;Est dell&#8217;Europa scatenata da Mosca e le nuove dinamiche geostrategiche e economiche, trainate da settori come l&#8217;energia e le infrastrutture, spostano a Est un baricentro che già diversi indicatori, dalla demografia al Pil, allontanavano dal tradizionale perno tra i due continenti, la Russia.</p>
<p>A Est guarda, per completare il suo irradiamento geostrategico, anche la <strong>Turchia di <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-recep-tayyip-erdogan.html" target="_blank" rel="noopener">Recep Tayyip Erdogan</a>, </strong>presente a Samarcanda per accelerare il processo di ingresso come membro osservatore nella Sco. La profondità strategica della Turchia si abbevera di richiami alla storia e all&#8217;antichità delle stirpi turche: e il <i>Büyük Timur İmparatorluğu, </i>l&#8217;Impero timuride fondato da Tamerlano e esistito tra il 1368 e il 1501 avente Samarcanda come capitale, è nella retorica nazionalista ritenuto uno dei sedici &#8220;<strong>Grandi Imperi&#8221; </strong>turchi avvicendatisi nella storia, in un&#8217;epopea nata col Grande Impero Unno nel 220 a.C. e conclusosi con la fine dell&#8217;Impero ottomano nel 1922. Samarcanda fu dominata dall&#8217;Impero degli Unni Bianchi (390-577) e poi da una serie di dinastie turche: il Kaghanato Kazaro (651-983), il Khanato Karakanide (840-1212), l&#8217;Impero selgiuchide (1040-1157) e quello corasimo (1097-1231), il Khanato dell&#8217;Orda d&#8217;Oro (1236-1502) e, da ultimo, quello timuride. <strong>Sette imperi su sedici hanno avuto in Samarcanda la loro &#8220;perla&#8221;</strong> e questo è tanto da rendere la Turchia attenta al richiamo della città dalle cupole turchesi per la legittimazione della sua proiezione in Asia Centrale, in quello che per secoli è stato sintomaticamente definito proprio come &#8220;Turkestan&#8221;.</p>
<p>Il portato storico della simbologia si fonde dunque a ben più cogenti interessi pragmatici nel giustificare la missione della Sco: creare ponti, prospettive securitarie, cooperazione strategica e comunione di intenti nelle regioni dell&#8217;Asia centrale e profonda di comune pertinenza. “Samarcan è una nobile cittade, e sonvi cristiani e saracini”, scriveva <strong>Marco Polo ne <em>Il Milione, </em></strong>ricordando come già nel Duecento il centro dell&#8217;Asia profonda fosse un crocevia di popoli e storie. “Potenza di una città sognata: ci arrivi e ti stupisci che esista davvero”<a href="https://www.ilgiornale.it/news/cultura/fascino-eterno-samarcanda-1932108.html" target="_blank" rel="noopener">, scrive <strong>Franco Cardini </strong>in <em>Samarcanda – Un sogno color turchese </em>(Il Mulino, 2016),</a> in cui l’arte e i monumenti, ricorda Cardini, mostrano le cure e le attenzioni dedicate da Timur alla sua capitale che avrebbero dovuto nella sua ottica farne “la sua Baghdad, la sua Pechino, la sua Costantinopoli”. Samarcanda non è più solo il grande oltre, ma un <strong>pivot strategico, </strong>cuore pulsante di un Paese che si trova a essere, una volta di più crocevia. E epicentro geografico di una comunità che prova a immaginare un&#8217;altra via alla sicurezza e alla cooperazione nel caos del mondo globalizzato. In cui il <strong>fascino eterno di Samarcanda </strong>continua a attrarre leader e osservatori con il suo portato di storie e incontri umani.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/storia/samarcanda-e-lasia-centrale-sono-tornati-al-centro-del-mondo.html">Samarcanda e l&#8217;Asia sono tornati al centro del mondo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il gelo dietro alle strette di mano: cosa succede tra Xi e Putin</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/il-gelo-dietro-alle-strette-di-mano-cosa-succede-tra-xi-e-putin.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emanuel Pietrobon]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Sep 2022 17:00:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?p=368167</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/AYNBbcknfIwVIdR8zClo_ANSA-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/AYNBbcknfIwVIdR8zClo_ANSA-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/AYNBbcknfIwVIdR8zClo_ANSA-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/AYNBbcknfIwVIdR8zClo_ANSA-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/AYNBbcknfIwVIdR8zClo_ANSA-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/AYNBbcknfIwVIdR8zClo_ANSA-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/AYNBbcknfIwVIdR8zClo_ANSA-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Sembra passata un&#8217;era da quando Xi Jinping e Vladimir Putin annunciavano al mondo, alla vigilia della guerra in Ucraina, la trasformazione del partenariato strategico tra Russia e Repubblica Popolare Cinese in un&#8217;amicizia senza limiti. Sembra passata un&#8217;era e, in effetti, è proprio così. Perché dal 24.2.22 il mondo non è più lo stesso. E neanche &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/il-gelo-dietro-alle-strette-di-mano-cosa-succede-tra-xi-e-putin.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/il-gelo-dietro-alle-strette-di-mano-cosa-succede-tra-xi-e-putin.html">Il gelo dietro alle strette di mano: cosa succede tra Xi e Putin</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/AYNBbcknfIwVIdR8zClo_ANSA-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/AYNBbcknfIwVIdR8zClo_ANSA-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/AYNBbcknfIwVIdR8zClo_ANSA-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/AYNBbcknfIwVIdR8zClo_ANSA-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/AYNBbcknfIwVIdR8zClo_ANSA-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/AYNBbcknfIwVIdR8zClo_ANSA-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/AYNBbcknfIwVIdR8zClo_ANSA-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Sembra passata un&#8217;era da quando<a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-xi-jinping.html"> Xi Jinping</a> e <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-vladimir-putin.html">Vladimir Putin</a> annunciavano al mondo, alla vigilia della <strong>guerra in Ucraina</strong>, la trasformazione del partenariato strategico tra <strong>Russia</strong> e <strong>Repubblica Popolare Cinese</strong> in un&#8217;amicizia senza limiti. Sembra passata un&#8217;era e, in effetti, è proprio così. Perché dal 24.2.22 il mondo non è più lo stesso. E neanche lo sono più, nonostante le apparenze, Mosca e Pechino.</p>
<h2>Per sempre non esiste</h2>
<p>La dura e selvaggia realtà delle relazioni internazionali la spiegò uno dei più grandi strateghi che il grembo dell&#8217;Impero britannico abbia mai partorito: <strong>Henry John Temple</strong>, altresì noto come Lord Palmerston. Temple, pioniere delle &#8220;rivoluzioni colorate&#8221; che sconvolse l&#8217;Europa continentale coi Moti del 1848 e scacchista del Grande Gioco, era solito dire, a chi gli chiedeva quali fossero gli amici di Sua Maestà, che soltanto una cosa è perpetua: non le amicizie, e neanche le inimicizie, ma soltanto l&#8217;Interesse nazionale.</p>
<p>L&#8217;amico fraterno di un&#8217;epoca può trasformarsi nel nemico giurato di quella successiva. È la vita di tutti i giorni, di ogni essere umano. Ed è la storia delle relazioni internazionali. Una legge che non conosce erosione del tempo e che è valida per chiunque, quale che sia il contesto, e alla quale non possono sottrarsi neanche Mosca e Pechino. Lo &#8220;spettro di Palmerston&#8221; è il confine dell&#8217;amicizia senza limiti di Putin e Xi. E lo ha (di)mostrato Samarcanda 2022.</p>
<h2>Tra le rughe dell&#8217;imperscrutabilità</h2>
<p>I due capi di stato si sono incontrati a Samarcanda nella giornata del 15 settembre, nel contesto dei lavori dell&#8217;Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai, e il loro faccia a faccia, come di consueto, ha funto da piattaforma per il lancio di invettive in direzione del morente Momento unipolare. Ma dietro la vetrina luccicante, fatta di sorrisi e frasi affettuose, tra Putin e Xi mai è stato presente tanto gelo.</p>
<p>Soltanto un giornale, probabilmente perché non occidentale, non si è lasciato accecare da quell&#8217;abbaglio che è la ritrita recita a memoria del copione antiamericano dei due capi di stato. Soltanto uno: il qatarino <em>Al Jazeera</em>. Che ha titolato, commentando l&#8217;atteso vertice, con un eloquente &#8220;<a href="https://www.aljazeera.com/news/2022/9/15/hat-in-hand-putin-meets-xi-at-summit-in-samarkand"><em>Con il cappello in mano</em></a>&#8220;. Putin, si intende, col cappello in mano. Nella speranza di allontanare lo spettro di Palmerston, ché la transizione verso il multipolarismo è in pieno atto e Mosca, dopo la tagliola ucraina, non può permettersi altri errori.</p>
<p>La Russia supporta la politica dell&#8217;una sola Cina. La Russia ringrazia la Repubblica Popolare Cinese per la posizione bilanciata nel dossier ucraino. La Russia prende atto dei quesiti e delle preoccupazioni della Repubblica Popolare Cinese in materia di guerra in Ucraina. Ma la Cina, che è pronta ad assumersi le &#8220;responsabilità di una grande potenza&#8221;, non vuole altro che iniettare &#8220;energia positiva e stabilità in un mondo di turbolenze&#8221; ha replicato Xi. Due discorsi, quelli di Xi e Putin, sostanzialmente dissonanti.</p>
<h2>Né con né contro la Russia, ma per la Cina</h2>
<p>Le grandi potenze non hanno alleati, ma solo interessi. Lord Palmerston insegna. E l&#8217;interesse (incompreso) della Cina è solo e soltanto uno: rivalersi sui carnefici del Secolo dell&#8217;umiliazione lungo la strada del ritorno a grande potenza. Il che non significa, come si suol credere, che con la Russia sarà, per sempre, un&#8217;amicizia senza limiti.</p>
<p>La Russia, per la Cina, è un mezzo per un fine: la transizione multipolare, che sottintende, di nuovo, giustizia per i torti subiti nel corso dei cento anni dei trattati iniqui e delle occupazioni militari multinazionali. Ed è un mezzo, come ogni altro, sacrificabile. Lo ha dimostrato Xi a livello non verbale nel corso del faccia a faccia con Putin, perché la sua imperscrutabilità è stata tradita dalla sua inusuale distanza – anche fisica –, e a livello fattivo alla vigilia dell&#8217;incontro, spiegando a chi ha orecchie per intendere che Astana è (anche) <em>cosa</em> di Pechino. E ne ha dato prova lo stesso Putin, che ha <em>de facto</em> trascorso il vertice a corteggiare l&#8217;omologo cinese, giocando più volte la carta Taiwan, in luogo di discutere di nuovi progetti.</p>
<p>Il partenariato strategico tra Mosca e Pechino non crollerà adesso – e neanche domani. Servirà più di uno scossone per farlo implodere, perché le due potenze hanno fame di rivalsa, nostalgia di ciò che fu e rabbia per i furti subiti. Sentimenti che serbano nei confronti del loro nemico in comune, l&#8217;Occidente trainato dagli Stati Uniti, che sanno di non poter battere singolarmente. Ma le ripercussioni internazionali della guerra in Ucraina non possono essere ignorate dalla Cina, che dalla globalizzazione trae nutrimento vitale e che da una Russia revanscista, in special modo in Asia centrale, avrebbe più da perdere che da guadagnare.</p>
<p>Sarà sulle dissonanze tra Mosca e Pechino, esistenti ma sottaciute, che proveranno a lavorare gli Stati Uniti per mettere i due giganti l&#8217;uno contro l&#8217;altro. Il doppio contenimento al posto della diplomazia triangolare. Nell&#8217;aspettativa brzezinskiana che l&#8217;Asia inghiotta la Russia, o trascini le due potenze verso guerre di vicinato, affinché questo secolo resti americano.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/il-gelo-dietro-alle-strette-di-mano-cosa-succede-tra-xi-e-putin.html">Il gelo dietro alle strette di mano: cosa succede tra Xi e Putin</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>

<!--
Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: https://www.boldgrid.com/w3-total-cache/?utm_source=w3tc&utm_medium=footer_comment&utm_campaign=free_plugin

Object Caching 57/608 objects using Redis
Page Caching using Disk: Enhanced 
Minified using Disk

Served from: it.insideover.com @ 2026-08-15 08:48:56 by W3 Total Cache
-->