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Guerra

Giustizia zero: la strage senza colpevoli

Quarantotto vittime e nessun colpevole. A tre anni di distanza, è questo il triste bilancio del massacro di Odessa, dove nel 2014 decine attivisti filorussi vennero massacrati per la strada e nella Casa dei Sindacati dalle milizie nazionaliste pro-Maidan.In 36 mesi, non un imputato. Nessun arrestato, nessuno in carcere se si escludono alcuni militanti anti-Maidan imprigionati con l'accusa di aver preso parte ai disordini in cui morirono anche due estremisti di destra favorevoli al governo di Kiev. A finire sotto processo solo i vertici di polizia e vigili del fuoco, accusati di essere intervenuti con colpevole ritardo nel fermare le violenze che insanguinarono Kulikovo Pole.Per quei fatti, le cronache giudiziarie ucraine degli ultimi tre anni parlano di udienze rinviate di mese in mese e istruttorie che non procedono mai. Di giudici e avvocati minacciati sui social network e perfino all'interno dei tribunali. Di giornalisti indipendenti intimiditi dai servizi segreti, di pressioni su chi denuncia ritardi e omissioni nelle indagini Montaggio di Roberto Di Matteo

Guerra

La madre del ragazzo linciato a morte

Da Odessa. Elena Brazevksy ha cinquant'anni e vive a Odessa, dove insegnaStoria medievale all'università. Da tre anni veste di nero: la data che le ha cambiato la vita, spezzandola in due, è il 2 maggio del 2014. Quando suo figlio Andrey, ventiseienne ingegnere informatico, è stato ucciso nel pogrom della Casa dei sindacati. La incontriamo in un caffè della città che si affaccia sul Mar Nero, dove arriva dopo un lungo e faticoso viaggio con i mezzi pubblici. Preferisce riceverci qui che in casa, dove sarebbe "troppo pericoloso". Con voce flebile, ci racconta la propria tragedia personale. Montaggio di Roberto Di Matteo

Ambiente

Chernobyl apocalisse post nucleare

Da Chernobyl. Aleksey si sporge dal finestrino del pickup, indica una macchia d'alberi sulla destra e dice: “Questisono i magazzini Molochniy, o almeno ciò che ne resta”. L'auto sgomma veloce, ma dietro le frasche si intravede la sagoma grigia d'un palazzo in stile brutalista. L'antica Prospekt Lenina, che un tempo fu la via principale di Prypjat, è stata inghiottita dalla foresta insieme a tutta la città.Montaggio di Roberto Di Matteo

Ambiente

Chernobyl, l’inferno dei sopravvissuti

Da Chernobyl. "Non ho fretta. Nel 1986 un medico mi diede cinque anni di vita. E sono ancora qui...": Aleksey Moskalenko attende paziente di fianco al checkpoint, infagottato in una divisa militare troppo grande. All'occhiello, il distintivo del trentennale del disastro di Chernobyl, quando - nella notte fra il 26 e il 27 aprile - il reattore 4 della centrale nucleare ucraina esplose provocando il peggiore incidente della storia dell'energia atomica. Moskalenko, all'epoca ventinovenne, era vicecapo della locale unità di polizia. Reso invalido dalle radiazioni che ancora oggi ne tormentano l'anima e il corpo, si mantiene facendo la guida turistica. Ci conduce fino al punto esatto dove si trovava all'1.23 di quella notte maledetta, quando un lampo squarciò l'oscurità.

Ambiente

Gli stalker che esplorano Chernobyl

Si fanno chiamare “stalker” gli abitanti della città morta. Quel che resta di Prypiat, Ucraina, si trova nella zona di alienazione nata dall'esplosione del reattore numero quattro della centrale nucleare Lenin a Chernobyl. Gli stalker penetrano illegalmente nella zona di alienazione per viverla ed esplorarla, e questa attività diviene tutta la loro vita.

Guerra

La battaglia di Donetsk

La città di Adveevka è saldamente in mano all'esercito ucraino. Le trincee separatiste lambiscono il confine meridionale del centro abitato: è la cosiddetta "Promzona", l'area industriale. Un piccolo triangolo di casette, ormai ridotte a cumuli di polvere e mattoni: poche centinaia di metri quadrati di terra - il cuore della guerra dimenticata del Donbass.Siamo a una ventina di chilometri dal centro di Donetsk. Qui, ogni giorno, si combatte casa per casa, senza esclusione di colpi. "Qualche tempo fa i battaglioni di Kiev hanno attaccato in forze - ci ha raccontato un miliziano filorusso -. Sono riusciti a venire avanti qualche decina di metri, poi li abbiamo fermati. Arrivavano a ondate, correndo sotto le bombe. In tanti ci hanno lasciato la pelle". Reportage di Alfredo Bosco e Andrea Sceresini. Ha collaborato Luca Gennari

Guerra

Il Carso del XXI secolo

A pochi passi da casa nostra c'è una guerra civile che continua a fare vittime e che si combatte come durante la Prima Guerra Mondiale. Da un lato i separatisti filorussi e dall'altro le truppe ucraine: i due contendenti combattono asserragliati nelle trincee e hanno innalzato muri di filo spinato. Intorno a loro hanno creato la camminamenti, bunker e cunicoli. Per Gli Occhi della Guerra Andrea Sceresini e Alfredo Bosco sono andati a vedere da vicino questa guerra congelata alle porte d'Europa.

Guerra

Come si vive in un bunker

Siamo all’estrema periferia occidentale di Donetsk a pochi metri dalla linea del fronte che divide i filorussi separatisti e l'esercito di Kiev. Per Gli Occhi della Guerra il reporter Andrea Sceresini e il fotoreporter Alfredo Bosco sono entrati nel bunker di Trudovski che ospita quattordici persone tra cui tante “babushke” che hanno perso tutto nei bombardamenti. Ci sono anche ex militanti tra le fila dei filorussi, come Vassily che durante i combattimenti ha perso una gamba. E se gli chiedi come vede il futuro, ti dice che non c'è nessuna speranza finché la guerra non cessa. Ma questo conflitto congelato alle porte d'Europa continua nell'indifferenza dei media mentre i civili sono costretti a vivere senza acqua corrente e in mezzo ai topi

Guerra

Nelle trincee di Donetsk

Nella periferia di Donetsk dove da oramai tre anni l'esercito di Kiev combatte contro le milizie separatiste filorusse. Per Gli Occhi della Guerra Andrea Sceresini e Alfredo Bosco hanno raggiunto una delle trincee avanzate della milizia separatista e hanno raccolto le testimonianze dei protagonisti di questa guerra congelata dove, in uno scenario da Prima Guerra Mondiale, si continua a combattere e a uccidere

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