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Guerra

Andrea Rocchelli, parlano i soldati che hanno trovato il cadavere

C'è ancora molto mistero intorno alla morte del fotografo italiano Andrea Rocchelli, morto insieme al suo interprete russo Andrej Mironov ad Andreyevka, in prossimità della città di Sloviansk, il 24 maggio 2014, durante il suo reportage sulla guerra del Donbass. I nostri reporter Andrea Sceresini e Alfredo Bosco sono riusciti ad intervistare in esclusiva due miliziani della repubblica separatista di Donetsk, il soldato Alexander Vladimirovich Rakityansky e il suo comandante “Zhora” che raccontano come hanno ritrovato il cadavere del giovane fotografo.

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Come si vive in un bunker

Siamo all’estrema periferia occidentale di Donetsk a pochi metri dalla linea del fronte che divide i filorussi separatisti e l'esercito di Kiev. Per Gli Occhi della Guerra il reporter Andrea Sceresini e il fotoreporter Alfredo Bosco sono entrati nel bunker di Trudovski che ospita quattordici persone tra cui tante “babushke” che hanno perso tutto nei bombardamenti. Ci sono anche ex militanti tra le fila dei filorussi, come Vassily che durante i combattimenti ha perso una gamba. E se gli chiedi come vede il futuro, ti dice che non c'è nessuna speranza finché la guerra non cessa. Ma questo conflitto congelato alle porte d'Europa continua nell'indifferenza dei media mentre i civili sono costretti a vivere senza acqua corrente e in mezzo ai topi.

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Il Carso del XXI° secolo

A pochi passi da casa nostra c'è una guerra civile che continua a fare vittime e che si combatte come durante la Prima Guerra Mondiale. Da un lato i separatisti filorussi e dall'altro le truppe ucraine: i due contendenti combattono asserragliati nelle trincee e hanno innalzato muri di filo spinato. Intorno a loro hanno creato la camminamenti, bunker e cunicoli. Per Gli Occhi della Guerra Andrea Sceresini e Alfredo Bosco sono andati a vedere da vicino questa guerra congelata alle porte d'Europa.

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Nelle miniere illegali del Donbass

Le chiamano Kopankas. Sono un arcipelago immenso, di cui nessuno può conoscere la reale entità. Decine di chilometri di tunnel scavati a mano nel cuore della roccia, sotto le trincee e i campi minati. Sono le miniere illegali del Donbass separatista, l'ultima ancora di salvezza economica per migliaia di lavoratori rimasti disoccupati a causa della guerra.La capitale delle Kopankas è la cittadina di Torez, a un'ora di macchina dalla periferia di Donetsk. Qui, negli anni dello stalinismo, visse e lavorò il minatore Aleksej Grigor'evič Stachanov, futuro eroe del lavoro socialista. Il villaggio è intitolato allo storico segretario del partito comunista francese Maurice Thorez, che in gioventù, proprio come la gente di qui, si era guadagnato da vivere faticando nelle cave di carbone. Oggi, buona parte della popolazione adulta di Torez è impiegata nelle Kopankas. Raggiungerle non è facile, e solo pochi giornalisti, fino ad ora, sono riusciti a spingersi fin quaggiù.

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Nelle trincee di Donetsk

Nella periferia di Donetsk dove da oramai tre anni l'esercito di Kiev combatte contro le milizie separatiste filorusse. Per Gli Occhi della Guerra Andrea Sceresini e Alfredo Bosco hanno raggiunto una delle trincee avanzate della milizia separatista e hanno raccolto le testimonianze dei protagonisti di questa guerra congelata dove, in uno scenario da Prima Guerra Mondiale, si continua a combattere e a uccidere.

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La battaglia di Donetsk

La città di Adveevka è saldamente in mano all'esercito ucraino. Le trincee separatiste lambiscono il confine meridionale del centro abitato: è la cosiddetta "Promzona", l'area industriale. Un piccolo triangolo di casette, ormai ridotte a cumuli di polvere e mattoni: poche centinaia di metri quadrati di terra - il cuore della guerra dimenticata del Donbass. Siamo a una ventina di chilometri dal centro di Donetsk. Qui, ogni giorno, si combatte casa per casa, senza esclusione di colpi. "Qualche tempo fa i battaglioni di Kiev hanno attaccato in forze - ci ha raccontato un miliziano filorusso -. Sono riusciti a venire avanti qualche decina di metri, poi li abbiamo fermati. Arrivavano a ondate, correndo sotto le bombe. In tanti ci hanno lasciato la pelle".Ha collaborato Luca Gennari

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Istruzione: la nuova arma ucraina

La scuola e l’educazione, secondo le ultime mosse di Kiev, sono diventate centrali nella guerra ai separatisti filorussi. L’Ucraina cerca di respingere l’influenza della Russia con l’introduzione di leggi di natura pedagogica negli istituti scolastici di ogni livello. La scuola di Avdiivka, uno degli ultimi avamposti ucraini prima della linea del fronte con Donetsk, ne è un esempio.

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Strage di Odessa: fra disperazione e negazionismo

Quarantotto vittime e nessun colpevole. A tre anni di distanza, è questo il triste bilancio del massacro di Odessa, dove nel 2014 decine attivisti filorussivennero massacrati per la strada e nella Casa dei Sindacati dalle milizie nazionaliste pro-Maidan. In 36 mesi, non un imputato. Nessun arrestato, nessuno in carcere se si escludono alcuni militanti anti-Maidan imprigionati con l'accusa di aver preso parte ai disordini in cui morirono anche due estremisti di destra favorevoli al governo di Kiev. A finire sotto processo solo i vertici di polizia e vigili del fuoco, accusati di essere intervenuti con colpevole ritardo nel fermare le violenze che insanguinarono Kulikovo Pole. Il drone ronza qualche decina di metri sopra la folla, sui palazzi circostanti i cecchini col volto coperto scrutano ogni angolo della piazza attraverso i mirini telescopici. La Casa dei sindacati di Odessa, nel terzo anniversario della strage che l'ha resa tristemente famosa, è circondata da centinaia di soldati e agenti delle forze speciali armati fino ai denti. Montaggio di Roberto Di Matteo

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Giustizia zero: la strage senza colpevoli

Quarantotto vittime e nessun colpevole. A tre anni di distanza, è questo il triste bilancio del massacro di Odessa, dove nel 2014 decine attivisti filorussi vennero massacrati per la strada e nella Casa dei Sindacati dalle milizie nazionaliste pro-Maidan.In 36 mesi, non un imputato. Nessun arrestato, nessuno in carcere se si escludono alcuni militanti anti-Maidan imprigionati con l'accusa di aver preso parte ai disordini in cui morirono anche due estremisti di destra favorevoli al governo di Kiev. A finire sotto processo solo i vertici di polizia e vigili del fuoco, accusati di essere intervenuti con colpevole ritardo nel fermare le violenze che insanguinarono Kulikovo Pole.Per quei fatti, le cronache giudiziarie ucraine degli ultimi tre anni parlano di udienze rinviate di mese in mese e istruttorie che non procedono mai. Di giudici e avvocati minacciati sui social network e perfino all'interno dei tribunali. Di giornalisti indipendenti intimiditi dai servizi segreti, di pressioni su chi denuncia ritardi e omissioni nelle indagini Montaggio di Roberto Di Matteo

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La madre del ragazzo linciato a morte

Da Odessa. Elena Brazevksy ha cinquant'anni e vive a Odessa, dove insegnaStoria medievale all'università. Da tre anni veste di nero: la data che le ha cambiato la vita, spezzandola in due, è il 2 maggio del 2014. Quando suo figlio Andrey, ventiseienne ingegnere informatico, è stato ucciso nel pogrom della Casa dei sindacati. La incontriamo in un caffè della città che si affaccia sul Mar Nero, dove arriva dopo un lungo e faticoso viaggio con i mezzi pubblici. Preferisce riceverci qui che in casa, dove sarebbe "troppo pericoloso". Con voce flebile, ci racconta la propria tragedia personale. Montaggio di Roberto Di Matteo

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