<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Turchia Archives - InsideOver</title>
	<atom:link href="https://it.insideover.com/luoghi/turchia/feed" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://it.insideover.com/luoghi/turchia</link>
	<description>Inside the news Over the world</description>
	<lastBuildDate>Fri, 14 Aug 2026 22:21:05 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.9.4</generator>

<image>
	<url>https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/cropped-logo-favicon-150x150.png</url>
	<title>Turchia Archives - InsideOver</title>
	<link>https://it.insideover.com/luoghi/turchia</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Germania e Turchia, economia e politica: il rapporto si fa sempre più stretto</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/germania-e-turchia-economia-e-politica-il-rapporto-si-fa-sempre-piu-stretto.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Aug 2026 22:21:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=526521</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/germania-turchia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Germania turchia" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/germania-turchia.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/germania-turchia-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/germania-turchia-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/germania-turchia-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/germania-turchia-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/germania-turchia-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Berlino considera Ankara troppo importante sul piano della sicurezza, dell’economia e della gestione dei flussi migratori.  </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/germania-e-turchia-economia-e-politica-il-rapporto-si-fa-sempre-piu-stretto.html">Germania e Turchia, economia e politica: il rapporto si fa sempre più stretto</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/germania-turchia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Germania turchia" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/germania-turchia.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/germania-turchia-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/germania-turchia-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/germania-turchia-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/germania-turchia-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/germania-turchia-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La visita del cancelliere tedesco <strong>Friedrich Merz </strong>ad Ankara e il successivo vertice della NATO hanno confermato un dato geopolitico ormai evidente: <strong>per Berlino la Turchia non è più soltanto un alleato difficile, ma un partner strategico </strong>storico e al momento indispensabile. Pur mantenendo divergenze sui diritti umani, sullo Stato di diritto e sulla politica interna turca, la Germania riconosce ad Ankara un ruolo centrale nella sicurezza europea, nella guerra in Ucraina, nella gestione dei flussi migratori e negli equilibri del Mediterraneo orientale. Dietro le periodiche tensioni politiche emerge così una convergenza strutturale di interessi che va ben oltre la retorica dei valori europei</p>



<p>Il significato politico di questo atteggiamento è più profondo di una semplice dichiarazione diplomatica. La Germania considera la Turchia un Paese con cui è necessario cooperare perché occupa una posizione geografica e strategica che nessun altro Stato europeo può sostituire: <strong>controlla gli Stretti, influenza il Mar Nero, mantiene rapporti con Mosca e Kiev,</strong> è un attore fondamentale nel Medio Oriente e rappresenta il principale argine europeo lungo la rotta migratoria orientale.</p>



<p>La relazione tra Berlino e Ankara è quindi caratterizzata da una contraddizione apparente. Da una parte la Germania critica apertamente la Turchia per la situazione dei diritti umani, per il funzionamento delle istituzioni democratiche, per l’indipendenza della magistratura e per la concentrazione del potere nelle mani del presidente <strong>Recep Tayyip Erdoğan.</strong> Dall’altra parte, quando si analizzano gli interessi strutturali dei due Paesi, emerge una notevole convergenza. La distanza appartiene soprattutto alla dimensione politica sovrastrutturale; la cooperazione appartiene alla dimensione strategica.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il &#8220;valore&#8221; della Turchia</h2>



<p>La politica estera tedesca raramente segue una logica ideologica pura. Berlino tende tradizionalmente a privilegiare la stabilità, i rapporti economici e la capacità di mantenere aperti canali di comunicazione anche con partner difficili. <strong>La Turchia rappresenta esattamente questo tipo di interlocutore.</strong> È un alleato NATO, ma allo stesso tempo mantiene un’autonomia diplomatica che le permette di dialogare con attori con cui molti Paesi occidentali hanno rapporti limitati. Questa ambiguità, che spesso viene vista in Europa come un problema, per Berlino costituisce anche un valore.</p>



<p>Durante la guerra in Ucraina, <strong>Ankara ha dimostrato di poter svolgere una funzione che altri membri della NATO non sono in grado di esercitare:</strong> essere contemporaneamente parte del sistema occidentale e mantenere un canale aperto con Mosca. Per la Germania, impegnata nella ricostruzione della propria politica di sicurezza dopo decenni di dipendenza energetica dalla Russia, questo elemento assume un&#8217;importanza crescente.</p>



<p>Il vecchio modello tedesco fondato sull’energia russa a basso costo e sull’esportazione industriale verso la Cina è entrato in crisi. La rottura con Mosca dopo l’invasione dell’Ucraina e la crescente competizione cinese nei settori industriali hanno costretto Berlino a ripensare il proprio ruolo geopolitico. In questo nuovo scenario la Turchia acquista valore come piattaforma economica, energetica e strategica vicina all’Europa.</p>



<p><strong>La vicinanza tra Berlino e Ankara non nasce con l&#8217;attuale fase geopolitica, ma affonda le radici nella storia. </strong>Durante la Prima guerra mondiale, l&#8217;Impero tedesco e l&#8217;Impero ottomano combatterono fianco a fianco all&#8217;interno degli Imperi Centrali. Nel corso della Seconda guerra mondiale, la Germania nazista cercò a più riprese di attirare la Turchia nell&#8217;Asse, prospettando anche compensazioni territoriali a danno della Grecia, pur senza riuscire a convincere Ankara ad abbandonare la propria neutralità. Solo <strong>nel febbraio 1945, quando l&#8217;esito del conflitto era ormai segnato, la Turchia dichiarò formalmente guerra alla Germania e al Giappone,</strong> soprattutto per poter partecipare alla futura architettura internazionale delineata dagli Alleati. Nel dopoguerra, pur mantenendo solidi rapporti economici e politici sia con Atene sia con Ankara, la Germania ha progressivamente attribuito alla Turchia un peso strategico superiore, considerandola un interlocutore imprescindibile per la sicurezza europea, la NATO, il controllo dei flussi migratori e gli equilibri del Mediterraneo orientale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dietro la geopolitica, una realtà economica molto concreta</h2>



<p><strong>La Germania è da decenni il principale partner commerciale europeo della Turchia. </strong>Gli scambi bilaterali si collocano intorno ai 50-55 miliardi annui, mentre gli investimenti tedeschi nel Paese hanno raggiunto diversi miliardi di dollari negli ultimi decenni. Per Berlino la Turchia non è soltanto un alleato militare: è un mercato importante, una base produttiva vicina ai confini europei e un nodo delle catene industriali globali. Numerose aziende tedesche hanno una presenza consolidata in territorio turco, sfruttando una combinazione di posizione geografica, capacità manifatturiera e collegamento con il mercato europeo.</p>



<p>La relazione economica crea quindi una forma di interdipendenza. La Germania ha interesse a mantenere stabile la Turchia e integrata nel sistema occidentale; Ankara ha interesse a preservare il legame con la principale potenza economica europea.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un altro elemento centrale: le migrazioni</h2>



<p>Dopo la crisi del 2015, Berlino ha compreso che la gestione dei flussi verso l’Europa dipende in larga misura dalla cooperazione con Ankara. La Turchia ospita milioni di rifugiati, soprattutto siriani, e rappresenta il principale punto di controllo della rotta orientale verso l’Unione Europea. Per la Germania, che negli ultimi anni ha visto crescere il dibattito interno sull’immigrazione, il rapporto con Ankara non è soltanto una questione di politica estera, ma anche di stabilità interna.</p>



<p>Anche <strong>la presenza della comunità turca in Germania contribuisce a rendere particolare questa relazione. </strong>Le persone di origine turca residenti nel Paese sono stimate in circa tre milioni, anche se il numero varia secondo i criteri utilizzati. Questa comunità rappresenta una risorsa economica e culturale, ma anche un terreno dove Berlino osserva con attenzione il possibile esercizio di influenza politica da parte di Ankara. Il ruolo della Diyanet, l’ente religioso turco, e la questione degli imam inviati dalla Turchia sono stati più volte oggetto di discussione nella politica tedesca.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un sostegno non illimitato</h2>



<p>Le differenze tra Berlino e Ankara emergono con particolare evidenza anche nella gestione dell&#8217;immigrazione e dei processi di integrazione. Berlino accolse, soprattutto durante la crisi del 2015-2016 sotto il governo Merkel, circa un milione di rifugiati siriani, una scelta che modificò profondamente il dibattito politico tedesco. Tuttavia, <strong>l&#8217;integrazione continua a presentare limiti strutturali.</strong> Pur beneficiando di salari e livelli di Welfare nettamente superiori rispetto a quelli disponibili in Turchia, molti immigrati faticano a sviluppare un pieno senso di appartenenza alla società tedesca. La Germania, tradizionalmente concepita come <em>Kulturnation</em> piuttosto che come classico Paese d&#8217;immigrazione, incontra ancora difficoltà nel trasformare l&#8217;integrazione economica in assimilazione culturale. A ciò si aggiungono una crescente segmentazione del mercato del lavoro e una minore capacità delle grandi organizzazioni sindacali di intercettare il lavoro immigrato, fenomeni che possono favorire la permanenza di reti comunitarie chiuse e <strong>rafforzare il legame con le identità d&#8217;origine piuttosto che con quella nazionale tedesca. </strong>Al contrario, la Turchia, pur con risorse economiche molto inferiori e ospitando milioni di rifugiati siriani e dai Paesi turcofoni, tende a perseguire un modello più assimilazionista, nel quale lo Stato cerca di ricondurre le diverse comunità entro una comune identità nazionale turca agganciandosi anche alle correnti ideologiche neottomane panturche e panislamiche.</p>



<p>L’apertura tedesca verso la Turchia non significa però un sostegno illimitato alla politica regionale di Erdoğan. Berlino ha interesse affinché Ankara rimanga un attore occidentale, anche quando persegue una politica autonoma nel Mediterraneo orientale, in Siria o nel Caucaso. La Germania può accettare una maggiore influenza turca nella regione purché questa non trasformi la Turchia in un antagonista dell’Occidente.</p>



<p><strong>Il punto più delicato riguarda il rapporto con Israele.</strong> Nonostante le tensioni provocate dalle posizioni turche sulla guerra di Gaza e sul governo israeliano, Berlino considera il rapporto con Israele una componente fondamentale della propria politica estera. Per questo motivo l’espansione regionale turca viene osservata con attenzione: Ankara può essere un partner strategico, ma non deve arrivare a una rottura irreversibile con l’architettura occidentale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La rivalità con la Francia</h2>



<p>La convergenza tedesco-turca ha inevitabilmente conseguenze sulla posizione francese e greca nel Mediterraneo orientale. Parigi ha costruito negli ultimi anni un rapporto privilegiato con Atene, attraverso cooperazione militare, accordi industriali e una presenza più marcata nel Mediterraneo. La Francia vede nella Grecia un partner europeo più prevedibile e un punto di equilibrio rispetto alla crescente autonomia turca.</p>



<p>La differenza tra Berlino e Parigi non riguarda però la necessità di mantenere relazioni con Ankara o Atene. <strong>Nessuna delle due capitali vuole una rottura totale con uno dei due attori. </strong>La divergenza riguarda la valutazione strategica. Berlino considera la Turchia un Paese indispensabile da ancorare all’Europa. Parigi considera la Grecia un elemento indispensabile per bilanciare la Turchia. Due strategie diverse per affrontare lo stesso problema: come gestire una regione nella quale nessun grande Paese europeo può permettersi di essere assente.</p>



<p>Il rapporto Germania-Turchia dimostra una dinamica tipica della geopolitica contemporanea: gli interessi strutturali spesso prevalgono sulle divisioni ideologiche. Le critiche tedesche alla politica interna turca continueranno probabilmente a esistere. Ma difficilmente porteranno a una rottura perché Berlino considera Ankara troppo importante sul piano della sicurezza, dell’economia e della gestione dei flussi migratori. La questione fondamentale per l’Europa non è quindi scegliere tra Turchia e Grecia, tra Ankara e Atene. La questione è costruire un equilibrio nel quale la Turchia rimanga abbastanza vicina all’Occidente da essere un partner, ma non così autonoma da diventare un fattore di instabilità.</p>



<p>La Germania sembra aver scelto questa strada: non trasformare Ankara in un alleato ideologico, ma mantenerla come un alleato strategico. Ed è proprio questa distinzione che spiega perché, dietro le dispute sui valori e sulla democrazia, il rapporto tra Berlino e Ankara continua a rafforzarsi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/germania-e-turchia-economia-e-politica-il-rapporto-si-fa-sempre-piu-stretto.html">Germania e Turchia, economia e politica: il rapporto si fa sempre più stretto</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Russia-Ucraina, la proposta turca: una moratoria sugli attacchi nel Mar Nero</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/russia-ucraina-la-proposta-turca-una-moratoria-sugli-attacchi-nel-mar-nero.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 Aug 2026 09:52:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=525961</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260809101204788_bedf56627066427787b8e6c30624a3f6.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260809101204788_bedf56627066427787b8e6c30624a3f6.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260809101204788_bedf56627066427787b8e6c30624a3f6-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260809101204788_bedf56627066427787b8e6c30624a3f6-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260809101204788_bedf56627066427787b8e6c30624a3f6-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260809101204788_bedf56627066427787b8e6c30624a3f6-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260809101204788_bedf56627066427787b8e6c30624a3f6-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La Turchia ha proposto una moratoria sugli attacchi di Russia e Ucraina nel Mar Nero dopo diverse settimane di aumento dei raid.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/russia-ucraina-la-proposta-turca-una-moratoria-sugli-attacchi-nel-mar-nero.html">Russia-Ucraina, la proposta turca: una moratoria sugli attacchi nel Mar Nero</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260809101204788_bedf56627066427787b8e6c30624a3f6.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260809101204788_bedf56627066427787b8e6c30624a3f6.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260809101204788_bedf56627066427787b8e6c30624a3f6-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260809101204788_bedf56627066427787b8e6c30624a3f6-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260809101204788_bedf56627066427787b8e6c30624a3f6-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260809101204788_bedf56627066427787b8e6c30624a3f6-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260809101204788_bedf56627066427787b8e6c30624a3f6-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La <strong>Turchia</strong> ha proposto una moratoria sugli attacchi di Russia e Ucraina nel Mar Nero dopo diverse settimane di aumento delle tensioni nella guerra che imperversa da quattro anni e mezzo e che ha anche condizionato sempre più pesantemente il traffico commerciale nello strategico bacino marittimo. A dichiararlo il Ministro degli Esteri <strong>Hakan Fidan in una lunga intervista </strong><a href="https://www.aa.com.tr/tr/gundem/disisleri-bakani-fidan-mekke-anlasmasi-bize-saldirmayan-hicbir-ulke-hedefimizde-degil/4021924"><strong>all&#8217;agenzia Anadolu </strong>i</a>n cui ha specificato che in una serie di attacchi incrociati che coinvolgono &#8220;tutte le navi mercantili&#8221; ora &#8220;vengono colpite anche navi turche, navi di proprietà turca o battenti bandiera turca&#8221;.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La Turchia scende in campo per la moratoria agli attacchi nel Mar Nero</h2>



<p>Le ultime settimane hanno offerto diverse manifestazioni di questa dinamica, nel quadro di un contesto bellico ormai sempre più generalizzato. La Turchia si è sempre attenuta a una critica generalizzata dell&#8217;escalation, e ora Fidan avanza questa proposta concreta, aggiungendo che &#8220;gli ucraini avevano già avanzato tale richiesta L&#8217;abbiamo comunicata anche alle nostre controparti russe. Siamo in attesa di una risposta&#8221;</p>



<p>Le cronache quotidiane ormai parlano di <strong>vascelli commerciali legati al Paese anatolico</strong> messi nel mirino sia <a href="https://www.marinetraffic.com/en/maritime-news/15/maritime-security/2026/13136/drone-attack-damages-turkish-owned-cargo-vessel-near-chornom">quando si trovano nei pressi dei <strong>porti </strong></a><strong>ucraini</strong> sia quando <a href="https://www.turkiyetoday.com/nation/another-turkish-vessel-reportedly-attacked-in-black-sea-3225603">navigano al largo degli scali russi.</a> Il 4 agosto, dopo un attacco contro <a href="https://www.reuters.com/world/three-crew-injured-cargo-ship-hit-by-drone-attack-near-russias-novorossiysk-2026-08-04/">due navi turche che aveva causato il ferimento di tre marinai</a>, il ministero di Fidan, ex capo dell&#8217;intelligence turca, il Mit, e principale elaboratore della strategia a tutto campo del Paese guidato da <strong>Recep Tayyip Erdogan</strong>, aveva <a href="https://www.mfa.gov.tr/no_-151_-karadeniz-de-turk-sahipli-sivil-gemilere-yonelik-saldirilar-hk.en.mfa">chiesto ufficialmente </a>l&#8217;applicazione di misure capaci di garantire la libertà di navigazione nel Mar Nero, richiamando anche al tema della <strong>sicurezza alimentare</strong> messa a repentaglio dai raid. E del resto le dinamiche dell&#8217;export alimentare russo e ucraino, da cui dipendono catene del valore del settore decisive per gli <a href="https://www.aa.com.tr/en/world/russian-ukrainian-attacks-in-black-sea-disrupt-global-grain-shipments/4020942">approvvigionamenti di diversi Paes</a>i (molti dei quali in via di sviluppo) e i dati critici delle ultime settimane mostrano meglio di ogni altro settore le ripercussioni generalizzate dell&#8217;escalation nel Mar Nero a cui oggi la Turchia chiede di porre un freno.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La crisi nel Mar Nero colpisce l&#8217;export di grano di Russia e Ucraina</h2>



<p><a href="https://www.bloomberg.com/news/articles/2026-08-07/ukraine-grain-exports-to-slump-after-russian-strikes-on-odesa?in_source=onboarding_confirmation&amp;source=onboarding_confirmation">Bloomberg ha riportato i dati del Ministero dell&#8217;Agricoltura di Kiev sulle previsioni di export agricolo ucraino </a>per il 2026-2027, passanti soprattutto per il <strong>porto di Odessa,</strong> sottolineando un possibile calo del 54% complessivo, a meno di 30 milioni di tonnellate totali, e del 53% del grano. A <a href="https://www.reuters.com/world/ukraine-turns-alternative-grain-export-routes-counts-losses-russia-blocks-ports-2026-08-04/">Reuters il Ministro Taras Vysotskyij</a> ha dichiarato che Kiev sta cercando rotte alternative, aggiungendo che difficilmente potranno coprire la metà del gap dettato dai prolungati blocchi dello scalo principale del Paese, più volte preso di mira in una serie di raid che hanno paralizzato le esportazioni nelle scorse settimane. <strong><a href="https://it.insideover.com/guerra/porti-e-navi-nel-mar-nero-adesso-colpiscono-duro-anche-i-russi-e-scoppia-la-crisi-del-grano.html">Come analizzato dal direttore Fulvio Scaglione</a></strong>, la problematica dell&#8217;esportazione alimentare in generale e cerealicola in particolare è da diverse settimane un problema strategico per Kiev.</p>



<p>Parimenti, se l&#8217;Ucraina manifesta gravi criticità, anche Mosca vede un impatto sensibile dalla crisi. La Russia ha visto confermate le problematiche che già a luglio emergevano circa un possibile calo dell&#8217;export per la <em>disruption</em> commerciale nel Mar Nero, che per la Russia è porta verso gli strategici mercati mediterranei e africani di destinazione di parte delle forniture agricole. L&#8217;Unione Russa dei Cereali, maggiore organo di rappresentanza degli esponenti di questo mercato nel Paese guidato da Vladimir Putin, <a href="https://www.apk-inform.com/en/news/1555810">ha infatti segnalato</a> un calo del 17,7% dell&#8217;export di grano nel mese di luglio rispetto allo scorso anno: da 2,2 milioni di tonnellate nel 2025 a 1,8 milioni nel 2026.</p>



<p><strong>I prodotti cerealicoli sono tra i più importanti che attraversano le rotte marittime del Mar Nero, </strong>e le dinamiche presentate da questi dati mostrano i problemi di una escalation mutualmente dannosa per Russia e Ucraina. La moratoria proposta dal capo della diplomazia turca si inserisce in una spinta politica per ridurre la conflittualità regionale, obiettivo politico di Ankara. </p>



<p>Fidan invita alla calma anche sulla base di un calcolo preciso orientato all&#8217;interesse stesso della Turchia, che è fortemente dipendente dalle rotte del Mar Nero e <a href="https://www.agrieconomist.com/turkeys-food-resilience-post-russia-ukraine-war">dalle forniture dei Paesi belligeranti sul piano alimentare</a>, e ben sapendo che in passato l&#8217;impegno della diplomazia di Ankara ha prodotto un raro caso di accordo tra i Paesi in guerra negli scorsi anni proprio sulla base di un&#8217;apertura alla navigazione nel Mar Nero: la Turchia fu decisiva per mediare, in sinergia con le Nazioni Unite, la <strong>Black Sea Grain Initiative</strong> per aprire dei corridoi sicuri per l&#8217;uscita del grano ucraino dal Mar Nero e prevenire che lo shock all&#8217;export cerealicolo del Paese invaso contribuisse a una crisi alimentare di portata internazionale, progettualità che rimase in piedi dal luglio 2022 al luglio 2023.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il Mar Nero e la visione turca</h2>



<p>Proporre una moratoria sugli attacchi è per Ankara strategico. Del resto, per la Turchia guardiana degli <a href="https://www.youtube.com/watch?v=UvHZhfj6TXg&amp;t=7">Stretti</a> che aprono al collegamento tra Mediterraneo e Mar Nero, vedere quest&#8217;ultima regione marittima sostanzialmente in preda a una conflittualità generalizzata significa subirne il ridimensionamento del ruolo geopolitico e sistemico. Qualcosa di inaccettabile per Ankara, che vuole valorizzare la sua centralità geopolitica tra Europa, Mediterraneo, Asia e Levante. <strong>E ora prova a tornare in campo per la diplomazia volta a ridurre il perimetro della guerra tra Russia e Ucraina</strong>, aprendo in futuro a un ruolo negoziale rinnovato per Ankara: &#8220;se le parti hanno bisogno di un mediatore in questo momento, e ritengono che la Turchia sia il mediatore appropriato, non c’è motivo per cui la Turchia non dovrebbe essere in grado di superare questo ostacolo&#8221;, ha aggiunto a Anadolu, rilanciando un ruolo che il Paese ricoprì all&#8217;inizio del conflitto ospitando a Istanbul importanti colloqui. </p>



<p>Una presa di posizione importante, quella del <strong>Ministro degli Esteri turco</strong>, che mostra l&#8217;attenzione dei Paesi della regione per un rischio di ulteriori escalation che rischia di creare mutui svantaggi ai due combattenti senza garantire esiti strategici decisivi. E conferma il dinamismo della diplomazia di Ankara, attiva su ogni teatro, dopo che la <strong>firma del patto di La Mecca con Pakistan e Arabia Saudita</strong> aveva espanso la sua proiezione in Medio Oriente. Fidan, del resto, dice che &#8220;è possibile armonizzare le architetture di sicurezza di Europa e Medio Oriente attraverso la Turchia nel lungo termine, e persino nel medio termine&#8221;: <strong>obiettivo strategico e ambizioso</strong> per lo Stato guidato da Erdogan e che sarà conseguibile, soprattutto, se le guerre alle porte del Paese anatolico, quella tra Russia e Ucraina e il conflitto in Iran, si stabilizzeranno. La mossa proposta dalla Turchia sul Mar Nero sarà un primo banco di prova per capire quanto le ambizioni turche a un crescente ruolo politico-diplomatico si tramuteranno in cambiamenti concreti e capacità di effettiva stabilizzazione regionale: un test decisivo per valutare concretamente la proiezione effettiva di un Paese sempre più centrale negli affari internazionali.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/russia-ucraina-la-proposta-turca-una-moratoria-sugli-attacchi-nel-mar-nero.html">Russia-Ucraina, la proposta turca: una moratoria sugli attacchi nel Mar Nero</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Pakistan-Arabia Saudita-Turchia: un patto per la sicurezza del Medio Oriente</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/pakistan-arabia-saudita-turchia-un-patto-per-la-sicurezza-del-medio-oriente.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Aug 2026 15:16:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=525740</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1257" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260807172453912_54a7422a8d441f02444c665964815397.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260807172453912_54a7422a8d441f02444c665964815397.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260807172453912_54a7422a8d441f02444c665964815397-300x196.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260807172453912_54a7422a8d441f02444c665964815397-1024x670.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260807172453912_54a7422a8d441f02444c665964815397-768x503.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260807172453912_54a7422a8d441f02444c665964815397-1536x1006.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260807172453912_54a7422a8d441f02444c665964815397-600x393.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Una dirompente evoluzione sulla sicurezza irrompe in Asia Sud-Occidentale: Pakistan, Turchia e Arabia Saudita hanno siglato un patto congiunto di difesa nel Paese del Golfo nella giornata odierna. La manovra, anticipata alla vigilia da una ridda di voci, consolida l&#8217;avvicinamento a tutto campo tra tre attori uniti dalla comune volontà di creare un&#8217;architettura di sicurezza &#8230; <a href="https://it.insideover.com/difesa/pakistan-arabia-saudita-turchia-un-patto-per-la-sicurezza-del-medio-oriente.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/pakistan-arabia-saudita-turchia-un-patto-per-la-sicurezza-del-medio-oriente.html">Pakistan-Arabia Saudita-Turchia: un patto per la sicurezza del Medio Oriente</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1257" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260807172453912_54a7422a8d441f02444c665964815397.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260807172453912_54a7422a8d441f02444c665964815397.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260807172453912_54a7422a8d441f02444c665964815397-300x196.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260807172453912_54a7422a8d441f02444c665964815397-1024x670.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260807172453912_54a7422a8d441f02444c665964815397-768x503.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260807172453912_54a7422a8d441f02444c665964815397-1536x1006.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260807172453912_54a7422a8d441f02444c665964815397-600x393.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Una dirompente evoluzione sulla sicurezza irrompe in Asia Sud-Occidentale: <strong>Pakistan, Turchia e Arabia Saudita</strong> hanno siglato un patto congiunto di difesa nel Paese del Golfo nella giornata odierna. La manovra, anticipata alla vigilia da una ridda di voci, consolida l&#8217;avvicinamento a tutto campo tra tre attori uniti dalla comune volontà di creare un&#8217;architettura di sicurezza coerente, sistemica e strutturata per il Levante e che manda messaggi a tutti gli attori operativi in un teatro conteso.</p>



<p><strong>Recep Tayyip Erdogan, presidente turco, Mohammad bin Salman, principe ereditario e primo ministro saudita e Shehbaz Sharif, premier pakistano </strong>hanno scelto la più simbolicamente importante delle città per concludere l&#8217;alleanza tra tre delle maggiori potenze del mondo islamico: nientemeno che la città santa della <strong>Mecca</strong>. Ombelico del mondo islamico e epicentro dell&#8217;attenzione di tutti i credenti musulmani del mondo, a testimonianza della volontà di mandare un messaggio a un <strong>sistema internazionale caotico e volatile</strong>. Una potenza araba, custode dei Luoghi Santi dell&#8217;Islam, e due a maggioranza non araba per andare oltre la regione e parlare a tutti gli attori coinvolti oggi nella conflittualità che la riguardano. </p>



<p>Il cosiddetto &#8220;<strong>Accordo di difesa congiunta di La Mecca</strong>&#8221; unisce tre attori che sono tre protagonisti di un agone mediorientale fattosi sempre più intricato dopo quasi tre anni di conflitto generalizzato. Quante guerre conosce, oggi, in effetti l&#8217;area crocevia tra Eurasia, Oceano Indiano e Mediterraneo? Tante guerre divise, più o meno calde? O forse le trame di un unico, grande conflitto causato alla fonte dagli <strong>attentati di Hamas in Israele</strong> del 7 ottobre 2023 ed espansosi come un vero e proprio rodeo geopolitico, con operazioni militari su larga scala a Gaza, in Libano e nelle <strong>due guerre della coalizione israelo-americana contro l&#8217;Iran, </strong>ricadute sanguinose sulla Cisgiordania e in Yemen, e con tutta la regione coinvolta dalla Terza guerra del Golfo dal 28 febbraio in avanti sulla scorta dell&#8217;espansione del contro tra Teheran, Washington e Tel Aviv. Islamabad, Ankara e Riad sono state accomunate dalla volontà di ridurre l&#8217;entropia sistemica di questi conflitti e preservare il ruolo del Medio Oriente come piattaforma di connettività logistica e geoeconomica, oggi sempre più messo in discussione dallo status acquisito di campo di battaglia.</p>



<p>In tal senso, l&#8217;accordo si pone l&#8217;obiettivo di costruire un sistema comune di sicurezza che tocchi anche temi tecnologici e industriali e metta a fattore comune le forze dei tre Paesi espandendo il perimetro inaugurato dal patto siglato nel 2025 da Pakistan e Arabia Saudita e inserendovi un attore decisivo come la Turchia: membro della Nato, a cavallo tra Europa e Asia, titolare di una sfera d&#8217;influenza geopolitica e geoeconomica che spazia dall&#8217;Asia centrale al Mar Rosso. Ciascuno per i propri calcoli, Turchia, Pakistan e Arabia Saudita vedono nell&#8217;innalzamento delle garanzie di sicurezza un obiettivo vitale, dato che <strong>il clima di guerra generalizzato destabilizza i propri interessi economici e diplomatici.</strong></p>



<p>Lo sviluppo di una deterrenza comune sembra essere un desiderio trasversale. <a href="https://www.aljazeera.com/news/liveblog/2026/8/7/trump-says-war-cant-go-much-longer-hormuz-deal-close">Osama bin Javaid di Al-Jazeera</a> scrive che l&#8217;accordo può favorire la condivisone di informazioni e si basa su rapporti di complementarietà: &#8220;il Pakistan porta con sé il suo arsenale nucleare, un apparato militare provato in battaglia e munizioni&#8221;, mentre la Turchia, oltre che membro Nato è forte di &#8220;un sistema di produzioni di droni e armamenti avanzato&#8221;, ed entrambe le cose sono per bin Javaid combinabili &#8220;con la potenza economica dell&#8217;Arabia Saudita&#8221;. <strong>Un nesso plausibile, anche se chiaramente come in ogni partenariato responsabilità, capacità e livello di governance</strong> andranno definiti operativamente e bisognerà capire in che misura delle strutture concrete prenderanno piede per coordinare l&#8217;asse tra tre delle maggiori potenze del mondo islamico. Certo è che <strong>il patto di La Mecca si salda consolidando il principio della sicurezza collettiva</strong> e del comune impegno a fornire una risposta comune a un maggiore attacco contro una delle tre parti contraenti. E oggigiorno gli scenari di crisi non mancano. A partire dalla guerra d&#8217;Iran e dai suoi epifenomeni.</p>



<p>Ankara, ad esempio, ha temuto lo &#8220;scenario-caos&#8221; in Iran ai tempi delle proteste di gennaio prima e durante la guerra poi; in seguito ha <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/perche-la-turchia-teme-lo-scenario-caos-in-iran.html" type="post" id="501319">tramite il Ministro degli Esteri Hakan Fidan</a> prova a fornire una sponda diplomatica</strong> per evitare il conflitto prima che il testimone fosse raccolto dal Pakistan. Islamabad è impegnata a risolvere le grane securitarie sul confine afghano ma al contempo ha spinto come grande mediatrice per il cessate il fuoco, poi naufragato, Usa-Iran, temendo la tempesta energetica sdoganabile dal conflitto e una possibile destabilizzazione della regione. L&#8217;Arabia Saudita si è trovata nel <strong>mirino della rappresaglia iraniana</strong> ma ha conti fatti sembra aver spinto per una sostanziale de-escalation, <a href="https://www.axios.com/2026/08/01/saudi-crown-prince-trump-iran-attacks">specie dopo il naufragio del memorandum,</a> e ora deve guardarsi dal rischio di un rinnovato confronto con gli Houthi in Yemen.</p>



<p>Pakistan, Turchia e Arabia Saudita accordandosi sembrano voler fissare la loro personale linea politica verso gli attori mediorientali, proponendo uno spazio di cooperazione per la sicurezza. E a loro modo provano a ribadire le loro personali centralità: tra Europa e Asia, per la Turchia; tra Medio Oriente e Asia Centrale, per il Pakistan; nel mondo arabo, per Casa Saud. <strong>Nel contesto regionale segnato nelle scorse settimane dal ritorno della guerra tra Usa e Iran</strong>, sebbene su scala più bassa rispetto al recente passato, a loro modo cercano una via per costruire una rete di sicurezza regionale. Agli Usa, questo potrebbe trasmettere la possibilità dell&#8217;esistenza di un sistema di garanzia finora mancante sostenuto da Paesi amici che riduca la spinta di Washington a intervenire in contesti di crisi. All&#8217;Iran, la convergenza tra partner diplomatici non ostili a Teheran ma che potenzialmente raffreddi le spinte del Paese a regionalizzare eventuali conflitti futuri. <strong>L&#8217;evoluzione del patto di La Mecca andrà analizzata: ma la possibilità di trovarsi di fronte a una svolta regionale</strong> non è da escludere.</p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/pakistan-arabia-saudita-turchia-un-patto-per-la-sicurezza-del-medio-oriente.html">Pakistan-Arabia Saudita-Turchia: un patto per la sicurezza del Medio Oriente</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Armi, economia, cultura: perché il Pakistan rafforza i legami con la Turchia</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/armi-economia-cultura-perche-il-pakistan-rafforza-i-legami-con-la-turchia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Giuliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Jul 2026 04:54:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Armi]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=523940</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1279" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_2026040801275815_87cb254d3f55fb871542d5f367e4c914.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_2026040801275815_87cb254d3f55fb871542d5f367e4c914.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_2026040801275815_87cb254d3f55fb871542d5f367e4c914-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_2026040801275815_87cb254d3f55fb871542d5f367e4c914-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_2026040801275815_87cb254d3f55fb871542d5f367e4c914-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_2026040801275815_87cb254d3f55fb871542d5f367e4c914-1536x1023.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_2026040801275815_87cb254d3f55fb871542d5f367e4c914-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il capo dell'esercito pakistano Asim Munir ha incontrato Erdogan ad Ankara per consolidare la cooperazione tra Turchia e Pakistan.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/armi-economia-cultura-perche-il-pakistan-rafforza-i-legami-con-la-turchia.html">Armi, economia, cultura: perché il Pakistan rafforza i legami con la Turchia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1279" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_2026040801275815_87cb254d3f55fb871542d5f367e4c914.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_2026040801275815_87cb254d3f55fb871542d5f367e4c914.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_2026040801275815_87cb254d3f55fb871542d5f367e4c914-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_2026040801275815_87cb254d3f55fb871542d5f367e4c914-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_2026040801275815_87cb254d3f55fb871542d5f367e4c914-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_2026040801275815_87cb254d3f55fb871542d5f367e4c914-1536x1023.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_2026040801275815_87cb254d3f55fb871542d5f367e4c914-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Rafforzare i &#8220;profondi legami strategici e di difesa&#8221; tra &#8220;due nazioni sorelle&#8221;. I media pakistani hanno sintetizzato così il significato della visita di <strong>Asim Munir</strong> in Turchia. Il potente capo dell&#8217;esercito del <strong>Pakistan </strong>è volato due giorni ad Ankara per incontrare <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-recep-tayyip-erdogan.html">Recep Tayyip Erdogan</a> e ad altri ufficiali militari. Poco prima di lui era già stato da queste parti il premier <a href="https://it.insideover.com/politica/shehbaz-sharif-primo-ministro-del-pakistan-lavoriamo-per-la-pace-e-combattiamo-il-terrorismo-il-mondo-lo-sa.html">Shehbaz Sharif</a>, che ha contribuito a gettare le fondamenta di un consolidamento dei rapporti tra i due Paesi sempre più evidente e rilevante. </p>



<p>Non sappiamo molto del meeting, visto che è andato in scena a porte chiuse e senza la presenza della stampa. I dispacci spiegano che durante il vis a vis tra Munir ed Erdogan erano presenti anche il vicepresidente turco <strong>Cevdet Yilmaz</strong>, il capo di Stato maggiore <strong>Selcuk Bayraktaroglu</strong> e il direttore dell’intelligence <strong>Ibrahim Kalin</strong>. </p>



<p>A giudicare dal comunicato rilasciato dall&#8217;<em>Inter-Services Public Relations</em> (Ispr), ossia l&#8217;organo ufficiale di pubbliche relazioni e informazione delle forze armate pakistane, apprendiamo che sono state discusse &#8220;questioni di interesse comune e di sicurezza regionale&#8221;. Il dossier più caldo? Il rafforzamento del <strong>partenariato tra Pakistan e Turchia</strong> che include anche uno scottante capitolo militare.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-x wp-block-embed-x"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">President <a href="https://x.com/RTErdogan?ref_src=twsrc%5Etfw">@RTErdogan</a> received Chief of Army Staff and Chief of Defense Forces of Pakistan, Field Marshal Syed Asim Munir, at Ankara Airport. <a href="https://t.co/jz6KzNIlVv">pic.twitter.com/jz6KzNIlVv</a></p>&mdash; Presidency of the Republic of Türkiye (@trpresidency) <a href="https://x.com/trpresidency/status/2076948649309823006?ref_src=twsrc%5Etfw">July 14, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.x.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;incontro tra Munir ed Erdogan</h2>



<p>Munir, scrive ancora l&#8217;Ispr, è stato accolto con una guardia d&#8217;onore presso il quartier generale dello Stato Maggiore turco e ha avuto un &#8220;incontro approfondito&#8221; con il capo di stato maggiore, generale Bayraktaroglu, durante il quale hanno discusso di &#8220;dinamiche di <strong>sicurezza regionali</strong> e questioni professionali di interesse comune&#8221;. </p>



<p>L&#8217;ospite ha quindi ricevuto una medaglia al merito per i suoi &#8220;servizi meritori e dell&#8217;impegno profuso per rafforzare la cooperazione militare bilaterale&#8221;. Sorrisi, applausi, strette di mano, foto di rito e altri comunicati emblematici. Come quello rilasciato dall&#8217;ambasciata turca in Pakistan: &#8220;Radicata nella fratellanza, nella fiducia reciproca e in una visione strategica condivisa, la duratura cooperazione in materia di difesa e militare tra Turchia e Pakistan continua a rafforzarsi&#8221;. </p>



<p>La convergenza turco-pakistana rientra in un contesto molto più ampio. Non è un caso che l&#8217;incontro tra Munir ed Erdogan si sia svolto un paio di settimane dopo il <strong>vertice Nato di Ankara</strong>, nel quale tra l&#8217;altro <strong>Donald Trump</strong> ha sorprendentemente riempito di elogi il presidente turco. </p>



<p>La sensazione è che la Turchia stia consolidando un&#8217;<strong>architettura diplomatica</strong> volta a stabilizzare il Medio Oriente giocando di sponda con <strong>Arabia Saudita</strong> e il Pakistan (le cui armi nucleari rappresentano un ombrello difensivo non da poco).</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026070710004884_d825995a4b7de91528cb58b6d404babf-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-522439" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026070710004884_d825995a4b7de91528cb58b6d404babf-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026070710004884_d825995a4b7de91528cb58b6d404babf-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026070710004884_d825995a4b7de91528cb58b6d404babf-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026070710004884_d825995a4b7de91528cb58b6d404babf-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026070710004884_d825995a4b7de91528cb58b6d404babf-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026070710004884_d825995a4b7de91528cb58b6d404babf.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading">A cosa punta il Pakistan</h2>



<p>E il Pakistan, nello specifico, a cosa punta? Il settore della Difesa è diventato il fulcro del crescente e discreto <strong>asse politico-militare</strong> che collega Ankara a Islamabad. Il supporto turco alla <strong>Marina e all&#8217;aeronautica pakistane</strong> spazia dalla fornitura di navi militari al revamping dei caccia F-16, fino al trasferimento di know-how sui <strong>droni</strong>. Quest&#8217;alleanza tecnologica ha già mostrato i suoi effetti sul campo: l&#8217;India sostiene infatti che i velivoli senza pilota di produzione turca sarebbero stati impiegati dal Pakistan durante gli scontri transfrontalieri dello scorso anno. </p>



<p>Attenzione però perché i rapporti tra il governo turco e quello pakistano sono cresciuti anche sul fronte economico e culturale. Un esempio? Negli ultimi anni uno dei programmi televisivi più popolari in Pakistan è stato <em><strong>Ertugrul</strong></em>, una serie turca incentrata su un condottiero del XIII secolo. &#8220;Le fantasie neo-ottomane stanno trovando un pubblico entusiasta in un Paese che lotta contro l&#8217;influenza saudita e occidentale&#8221;, commentava nel 2020 la rivista <em>Foreign Policy</em>. </p>



<p>Oggi Munir e Sharif hanno stretto un accordo strategico di mutua difesa <a href="https://it.insideover.com/difesa/armi-e-soldati-del-pakistan-in-arabia-saudita-allombra-della-cina-e-la-nuova-deterrenza-del-golfo-baby.html">con Riad</a>. La rivalità con i sauditi è un lontano ricordo. E la Turchia è il tassello mancante per consentire a Islamabad di salire quel gradino che manca per diventare almeno una <strong>potenza regionale</strong>.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-x wp-block-embed-x"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="ro" dir="ltr">Rooted in brotherhood, mutual trust and a shared strategic vision, the enduring defence and military cooperation between Türkiye and Pakistan continues to grow stronger.<br><br>General Selçuk Bayraktaroğlu, Chief of General Staff of Türkiye, welcomed Field Marshal Syed Asim Munir,… <a href="https://t.co/Y1YzLxy0J1">pic.twitter.com/Y1YzLxy0J1</a></p>&mdash; Türkiye in Pakistan (@TC_IslamabadBE) <a href="https://x.com/TC_IslamabadBE/status/2076943076518735982?ref_src=twsrc%5Etfw">July 14, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.x.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/armi-economia-cultura-perche-il-pakistan-rafforza-i-legami-con-la-turchia.html">Armi, economia, cultura: perché il Pakistan rafforza i legami con la Turchia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>S-400: Mosca conferma i negoziati con Ankara, Washington riapre il dossier F-35 e Israele si preoccupa</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/s-400-mosca-conferma-i-negoziati-con-ankara-washington-riapre-il-dossier-f-35-e-israele-si-preoccupa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Vivaldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Jul 2026 04:56:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=522974</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1277" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260711150136546_6febf7f01a40e5a930c31f126d5e3abf.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260711150136546_6febf7f01a40e5a930c31f126d5e3abf.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260711150136546_6febf7f01a40e5a930c31f126d5e3abf-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260711150136546_6febf7f01a40e5a930c31f126d5e3abf-1024x681.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260711150136546_6febf7f01a40e5a930c31f126d5e3abf-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260711150136546_6febf7f01a40e5a930c31f126d5e3abf-1536x1022.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260711150136546_6febf7f01a40e5a930c31f126d5e3abf-600x399.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La Turchia punta a trasferire i suoi sistemi S-400 a un Paese del Golfo, con il consenso di Mosca.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/s-400-mosca-conferma-i-negoziati-con-ankara-washington-riapre-il-dossier-f-35-e-israele-si-preoccupa.html">S-400: Mosca conferma i negoziati con Ankara, Washington riapre il dossier F-35 e Israele si preoccupa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1277" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260711150136546_6febf7f01a40e5a930c31f126d5e3abf.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260711150136546_6febf7f01a40e5a930c31f126d5e3abf.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260711150136546_6febf7f01a40e5a930c31f126d5e3abf-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260711150136546_6febf7f01a40e5a930c31f126d5e3abf-1024x681.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260711150136546_6febf7f01a40e5a930c31f126d5e3abf-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260711150136546_6febf7f01a40e5a930c31f126d5e3abf-1536x1022.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260711150136546_6febf7f01a40e5a930c31f126d5e3abf-600x399.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>I sistemi di difesa aerea russi tornano sui tavoli (e forse sui cieli) del Medio Oriente. Ankara farà da intermediario con i Paesi del Golfo, e in cambio rientrerà nel programma F-35. Qualcosa si muove nella diplomazia degli S-400.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Gli S-400 e la Turchia: una strada irta di ostacoli</strong></h2>



<p>Risale al 2018 il primo attrito di Ankara con Washington attorno all’acquisizione del noto sistema terra-aria russo di ultima generazione. Nel giugno dello stesso anno, infatti, una disposizione della Commissione del Senato degli Stati Uniti per le Forze Armate <a href="https://missilethreat.csis.org/us-would-sanction-turkey-over-s-400-acquisition/">bloccò il trasferimento degli F-35</a> alla Turchia in caso di acquisto, da parte di Ankara, degli S-400 russi.&nbsp;</p>



<p>Con la minaccia di sanzioni statunitensi, infatti, il <a href="https://www.state.gov/section-231-of-the-countering-americas-adversaries-through-sanctions-act-of-2017">CAATSA</a> (<em>Countering America’s Adversaries Through Sanctions Act</em>) approvato nell’agosto 2017 penalizzava qualsiasi Paese non occidentale interessato ad “una transazione significativa con una persona che fa parte dei settori della difesa o dell’intelligence del Governo della Federazione Russa, o opera per conto di essi”. Tra cui la Turchia. Nel luglio 2019, con l’atterraggio di tre aerei russi con equipaggiamento S-400 alla <a href="https://tass.com/defense/1068481">base aerea di Mürted</a>, presso Ankara, scattarono le sanzioni USA e il progetto F-35 venne congelato per lo Stato turco.</p>



<p>Ma lo scorso 10 luglio il quotidiano turco <a href="https://www.hurriyet.com.tr/yazarlar/abdulkadir-selvi/s400ler-ucuncu-ulkeye-gidiyor-satis-bugun-netlesecek-43234729">Hürriyet</a> ha delineato una possibile soluzione per sbloccare la vendita dei caccia statunitensi F-35 ad Ankara. L’ipotesi prevede il trasferimento dei sistemi di difesa aerea russi S-400, attualmente in dotazione alla Turchia, a un Paese terzo dell’area del Golfo. Secondo fonti turche, le autorità statunitensi considererebbero questa opzione la più compatibile con l’attuale quadro normativo americano, poiché consentirebbe di creare le condizioni per una revoca delle sanzioni imposte ai sensi del CAATSA, <strong>quindi la ripresa dei negoziati relativi all’acquisizione degli F-35. </strong></p>



<p>Quale Paese terzo? Non è dato sapere, ma i candidati acquirenti potrebbero essere il Qatar o gli Emirati Arabi Uniti: data la situazione di instabilità regionale e l’indisponibilità di Patriot statunitensi, entrambi i Paesi sono alla ricerca di nuovi sistemi di difesa aerea.&nbsp;</p>



<p>Sebbene i dettagli dell’<a href="https://www.al-monitor.com/originals/2026/07/first-russia-confirms-s-400-talks-turkey-amid-transfer-reports-acquire-f-35">accordo concluso nel 2017 tra Turchia e Russia</a> per l’acquisizione dei sistemi missilistici S-400 non siano mai stati resi pubblici, è verosimile che esso contenga clausole volte a limitarne la riesportazione o il trasferimento a soggetti terzi. Di conseguenza, un’eventuale cessione dei sistemi da parte di Ankara a un altro Paese richiederebbe con ogni probabilità il consenso preventivo di Mosca.</p>



<p>Nel mese di giugno, a poche settimane prima del vertice della NATO, con la <a href="https://www.mid.ru/en/foreign_policy/news/2118203/">visita del ministro degli Esteri turco Hakan Fidan a Mosca</a> si è discusso il tema del “commercio bilaterale e la cooperazione economica”, a cui è stato riservato “un posto importante nell’agenda”. E proprio la tematica del S-400, nei recenti contatti tra Ankara e Mosca, è stata considerata dal portavoce del Cremlino <a href="https://tass.com/politics/2158651?utm">Dimitry Peskov</a> come “altamente sensibile”.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Tel Aviv porrà un veto?</strong></h2>



<p>Se tale ipotesi trovasse conferma, la diplomazia degli S-400 produrrebbe un duplice e paradossale effetto: da un lato, l’Iran si troverebbe ad assistere al trasferimento di avanzati sistemi di difesa aerea russi nelle mani dei propri rivali regionali; dall’altro, I<strong>sraele vedrebbe la Turchia liberarsi dell’ostacolo che finora le ha precluso l’acquisizione dei caccia statunitensi F-35.</strong></p>



<p>Date le persistenti diffidenze nei confronti della Turchia, Israele teme il vantaggio strategico che Ankara potrebbe acquisire con questo accordo. Il viceministro degli Esteri israeliano <a href="https://www.military.com/feature/2026/01/07/israels-f-35-veto-how-tel-avivs-opposition-could-block-us-sale-turkiye.html">Sharren Haskel</a> si è detto “preoccupato” dalle dichiarazioni di Trump attorno alla questione degli F-35 alla Turchia, dichiarando pubblicamente che Tel Aviv non consentirà il trasferimento di tecnologie di sviluppo israeliano integrate nel programma F-35, anche qualora gli Stati Uniti dovessero autorizzarne la vendita ad Ankara.</p>



<p>Ma non sarebbe l’unico grattacapo per Israele. In passato proprio la diplomazia degli S-400 tra Mosca e Ankara era stata accusata da <a href="https://www.jpost.com/opinion/turkey-finally-faces-the-consequences-of-its-actions-652507">fonti israeliane</a> di destabilizzare i rapporti di Tel Aviv con i “nuovi amici di Israele nel Golfo” e di allontanare la Turchia dall’agenda NATO.&nbsp;</p>



<p>Conseguenze non solo politiche, ma anche militari. Tel Aviv non vede infatti gli S-400 solo come una batteria di difesa aerea, ma come parte di un ecosistema che può limitare il vantaggio tecnologico e operativo della propria aviazione. I rapporti del <a href="https://www.csis.org/analysis/assessing-israels-strike-iran">CSIS</a> hanno confermato la centralità tattico-operativa della soppressione di batterie di S-300 in Iran per il mantenimento della superiorità aerea della IAF.&nbsp;</p>



<p>Il sistema <a href="https://www.armyrecognition.com/military-products/army/air-defense-systems/air-defense-vehicles/s-400-russia-uk">S-400</a> può impiegare missili terra-aria 9M96E e 9M96E2 progettati per contrastare bersagli aerodinamici e balistici anche in ambienti caratterizzati da forti disturbi elettronici, e in grado di ingaggiare obiettivi ad alta velocità, fino a 15 volte la velocità del suono, raggiungendo circa 35.000 metri di altitudine.</p>



<p>Un sistema che, qualora integrato in una rete nazionale di difesa aerea ostile, contribuirebbe alla creazione di un dispositivo di negazione dell’accesso (A2/AD) capace di incrementare la complessità delle operazioni offensive, rendendo necessario il ricorso combinato a capacità di guerra elettronica, intelligence, munizionamento stand-off e piattaforme stealth.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/s-400-mosca-conferma-i-negoziati-con-ankara-washington-riapre-il-dossier-f-35-e-israele-si-preoccupa.html">S-400: Mosca conferma i negoziati con Ankara, Washington riapre il dossier F-35 e Israele si preoccupa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La Siria di Al-Sharaa via dalla lista degli Stati sponsor del terrorismo: la sponda di Trump a Erdogan</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/la-siria-di-al-sharaa-via-dalla-lista-degli-stati-sponsor-del-terrorismo-la-sponda-di-trump-a-erdogan.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Jul 2026 08:00:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Patto atlantico (Nato)]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=522697</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026070908433958_ba40dbf423979ec1a54456c1ce31de7c.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026070908433958_ba40dbf423979ec1a54456c1ce31de7c.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026070908433958_ba40dbf423979ec1a54456c1ce31de7c-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026070908433958_ba40dbf423979ec1a54456c1ce31de7c-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026070908433958_ba40dbf423979ec1a54456c1ce31de7c-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026070908433958_ba40dbf423979ec1a54456c1ce31de7c-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026070908433958_ba40dbf423979ec1a54456c1ce31de7c-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La Siria di Al-Sharaa via dalla lista degli Stati sponsor del terrorismo: la sponda di Trump a Erdogan al summit Nato.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/la-siria-di-al-sharaa-via-dalla-lista-degli-stati-sponsor-del-terrorismo-la-sponda-di-trump-a-erdogan.html">La Siria di Al-Sharaa via dalla lista degli Stati sponsor del terrorismo: la sponda di Trump a Erdogan</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026070908433958_ba40dbf423979ec1a54456c1ce31de7c.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026070908433958_ba40dbf423979ec1a54456c1ce31de7c.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026070908433958_ba40dbf423979ec1a54456c1ce31de7c-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026070908433958_ba40dbf423979ec1a54456c1ce31de7c-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026070908433958_ba40dbf423979ec1a54456c1ce31de7c-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026070908433958_ba40dbf423979ec1a54456c1ce31de7c-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026070908433958_ba40dbf423979ec1a54456c1ce31de7c-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Una vittoria per il presidente siriano <strong>Ahmad al-Sharaa, un trionfo per il suo patrono, Recep Tayyip Erdogan</strong>, e per la Turchia: Donald Trump, incontrando il leader di Damasco a margine del summit Nato di Ankara, ha annunciato che gli Usa rimuoveranno la Siria dalla lista di Stati ritenuti &#8220;<strong>sponsor del terrorismo</strong>&#8221; dal Dipartimento di Stato. </p>



<p>Uno scenario importante che può accelerare l&#8217;avvicinamento tra l&#8217;Occidente e la Siria da un lato e mostra l&#8217;influenza del Reis turco su Washington, che <strong>Erdogan intende giocare per massimizzare la posizione di forza della Repubblica anatolica</strong> in Medio Oriente e nella Nato. La lista è stata istituita nel 1979 e dal punto di vista americano mira a sanzionare e isolare dal sistema globale quei Paesi che hanno condotte ritenute ostili alla proiezione di potenza statunitense. La lista ad oggi contiene Siria, Iran, Cuba e Corea del Nord dopo aver in precedenza visto anche la presenza dell&#8217;Iraq nell&#8217;epoca di Saddam Hussein, del Sudan e della Libia di Muhammar Gheddafi.</p>



<p>L&#8217;analista Shaiel Ben-Ephraim su X ha definito questa manovra come strategicamente importante per accelerare l&#8217;ingresso di capitali stranieri nella ricostruzione della Siria e ampliare con maggior forza i contatti economici dopo che già l&#8217;anno scorso la rimozione di molte delle sanzioni unilaterali americane ed europee, riferite all&#8217;epoca di Bashar al-Assad, aveva fatto respirare il nuovo governo di Damasco. <strong>L&#8217;organizzazione islamista che Al-Sharaa, col nomme de guerre di Abu Mohammad al-Jolani, guidava, Hay&#8217;at Tahrir al-Sham,</strong> è stata rimossa nel luglio 2025 dalla lista delle organizzazioni terroristiche da Washington dopo essersi di fatto <strong>trasformata nel nuovo Stato siriano</strong>, dopo la vittoria nella <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-siria-un-anno-dopo-assad-il-terroristan-della-cia.html" type="post" id="497070">guerra civile ottenuta nel dicembre 2024 col sostegno turco e la caduta di Damasco.</a></p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-x wp-block-embed-x"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">This move is a massive victory for Turkey and a huge loss for Israel. Israel wants a weak and illegitimate Syria it can control and carve up. This open up the road to a stronger Syria, backed by the US, Turkey and the Gulf States: <br><br>1) Syrian banks can now reconnect to the global… <a href="https://t.co/WTy2Uf4BtO">https://t.co/WTy2Uf4BtO</a></p>&mdash; Shaiel Ben-Ephraim (@academic_la) <a href="https://x.com/academic_la/status/2074955067783016919?ref_src=twsrc%5Etfw">July 8, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.x.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>La rimozione dalla lista di Washington <a href="https://www.al-monitor.com/originals/2026/07/us-remove-syria-terror-blacklist-new-boost-sharaa">è la ciliegina sulla torta per il presidente siriano.</a> Politicamente, il passaggio era atteso ma resta molto importante: si chiude un&#8217;epoca durata quasi mezzo secolo per la Siria, si apre la strada al reintegro di Damasco nel <strong>sistema finanziario internazionale e al circuito Swift</strong>, che permetterà di utilizzare il dollaro come sistema di pagamento. Iconicamente, <a href="https://it.insideover.com/reportage/politica/arrivo-a-cuba-lassedio-contro-la-popolazione.html" type="reportage" id="514053">ora nella lista resterà <strong>Cuba, del cui regime di governo molte critiche </strong></a><strong>si possono fare</strong> ma che sicuramente poco c&#8217;azzecca con il sostegno a qualsiasi forma di terrorismo, e non ci sarà più un Paese guidato da un ex membro di Al-Qaeda divenuto capo ribelle prima e leader nazionale poi.</p>



<p>Una metamorfosi affascinante, quella di Al-Sharaa, ben accompagnata dal <strong>netto sostegno della Turchia che manda, così, un triplice messaggio politico</strong>. Vedere gli Usa puntare sulla Siria di Al-Sharaa significa, per Erdogan, vederli avallare un progetto strategico che consolida la prospettiva di una Siria unita e, in secondo luogo, accettare che nel Levante Washington deve guardare agli interessi di due Paesi, non solo del suo alleato chiave, e cioè Israele. Il riconoscimento della <strong>sfera d&#8217;influenza turca e all&#8217;espansione politica del governo di cui Ankara è patrona</strong>, in sostanza, è, venendo al terzo punto, un messaggio anche a Tel Aviv. </p>



<p>Israele teme che via al-Sharaa la Turchia possa bussare ai suoi confini <a href="https://it.insideover.com/politica/dalla-bosnia-alla-siria-turchia-israele-la-sfida-infinita.html" type="post" id="521327">nel quadro di una partita a scacchi che va dal Corno d&#8217;Africa ai Balcani e disegna la via di una nuova forma di confronto regionale</a>, e Washington sta dando sponde non secondarie al tentativo turco. A Israele faceva comodo la Siria di Assad, divisa e logorata. Ogni mossa che possa accelerare un&#8217;integrazione dello storico rivale è visto come fumo negli occhi. E i fondi che la rimozione dalla lista degli Stati sponsor del terrorismo potrebbe garantire fanno sicuramente parte di questo tipo di mosse. Al netto dell&#8217;ipocrisia sul ruolo effettivo di queste liste unilaterali, una serie di segnali politici interessanti dovranno, in prospettiva, essere letti con attenzione.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/la-siria-di-al-sharaa-via-dalla-lista-degli-stati-sponsor-del-terrorismo-la-sponda-di-trump-a-erdogan.html">La Siria di Al-Sharaa via dalla lista degli Stati sponsor del terrorismo: la sponda di Trump a Erdogan</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Trump, la Nato e l&#8217;Europa alla corte di Erdogan: il vertice di Ankara consacra le ambizioni della Turchia</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/trump-la-nato-e-leuropa-alla-corte-di-erdogan-il-vertice-di-ankara-consacra-le-ambizioni-della-turchia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Jul 2026 08:49:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Patto atlantico (Nato)]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=522428</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026070710004884_d825995a4b7de91528cb58b6d404babf.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026070710004884_d825995a4b7de91528cb58b6d404babf.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026070710004884_d825995a4b7de91528cb58b6d404babf-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026070710004884_d825995a4b7de91528cb58b6d404babf-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026070710004884_d825995a4b7de91528cb58b6d404babf-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026070710004884_d825995a4b7de91528cb58b6d404babf-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026070710004884_d825995a4b7de91528cb58b6d404babf-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Trump, la Nato e l'Europa alla corte di Erdogan: il vertice di Ankara svela le ambizioni della Turchia. Gli scenari strategici.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/trump-la-nato-e-leuropa-alla-corte-di-erdogan-il-vertice-di-ankara-consacra-le-ambizioni-della-turchia.html">Trump, la Nato e l&#8217;Europa alla corte di Erdogan: il vertice di Ankara consacra le ambizioni della Turchia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026070710004884_d825995a4b7de91528cb58b6d404babf.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026070710004884_d825995a4b7de91528cb58b6d404babf.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026070710004884_d825995a4b7de91528cb58b6d404babf-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026070710004884_d825995a4b7de91528cb58b6d404babf-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026070710004884_d825995a4b7de91528cb58b6d404babf-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026070710004884_d825995a4b7de91528cb58b6d404babf-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026070710004884_d825995a4b7de91528cb58b6d404babf-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La Nato è tutto ciò che gli <strong>Stati Uniti vogliono che sia</strong> meno qualsiasi cosa possa <strong>infastidire le ambizioni della Turchia</strong>. E ad oggi c&#8217;è solo un leader che può dirsi indispensabile per l&#8217;Alleanza Atlantica del futuro: <strong>Recep Tayyip Erdogan. Esalta la centralità del Sultano</strong> il vertice atlantico che si svolge, quest&#8217;anno, nel cuore dell&#8217;<strong>Anatolia,</strong> più prossimo all&#8217;Indo-Pacifico vero cuore del mondo che al Mare Oceano che si stende oltre Finisterre e Gibilterra. Ed è paradigmatico di un nuovo <strong>baricentro mondiale</strong> in cui la Turchia vuole giocare il suo ruolo. In Medio Oriente, in Eurasia e non solo. </p>



<h2 class="wp-block-heading">La Nato ai piedi della Turchia</h2>



<p><strong>L&#8217;ultima volta che la Turchia ospitò un summit Nato era il 2004,</strong> Erdogan al primo mandato da primo ministro, George W. Bush sedeva alla Casa Bianca e i temi caldi erano la lotta al terrorismo e la guerra in Iraq; ventidue anni dopo, Erdogan riceverà <strong>Donald Trump</strong> nel ruolo inedito di pontiere tra il tycoon e i leader europei. Questi ultimi sono stati redarguiti da The Donald per l&#8217;atteggiamento ritenuto pusillanime durante la guerra israelo-americana all&#8217;Iran, ed è emblematico del &#8220;dilemma del prigioniero&#8221; del capo della Casa Bianca il fatto che Trump abbia speso parole al miele per chi questa guerra, tra i leader Nato, l&#8217;ha avversata più di tutti: Erdogan. Il quale ha schierato il Ministro degli Esteri <strong>Hakan Fidan</strong> per evitare il caos prima dell&#8217;attacco di febbraio e ha duramente criticato la condotta di Israele, amplificando la rotta di collisione con il Paese guidato da Benjamin Netanyahu. Ora, semplicemente, tutti hanno bisogno della Turchia.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Tutti cercano Erdogan</h2>



<p>Ne ha bisogno l&#8217;America: <strong>Ankara guarda gli Stretti e il Mar Nero</strong> ed è garante di una proiezione geopolitica e geoeconomica verso l&#8217;Eurasia che attraversa le regioni del Caucaso, centrali per la connettività e che attraversano Stati strategici per gli Usa nel confronto con Russia e Cina, come Armenia, Azerbaijan e Kazakistan. Inoltre, la Turchia <strong>contribuendo al sostegno della nuova Siria</strong> ha tolto un ulteriore pivot ai rivali di Washington in Medio Oriente, tanto che ad Ankara è lasciata libertà d&#8217;azione nonostante la rivalità strategica con l&#8217;alleato israeliano. </p>



<p>A loro modo ne hanno bisogno anche i Paesi europei: nel quadro del piano ReArm Europe le munizioni, i droni e gli asset turchi faranno comodo per creare filiere strategiche e robuste per consolidare gli apparati militari del Vecchio Continente. La Turchia ha superato i 10 miliardi di dollari di esportazioni militari lo scorso anno, l&#8217;azienda di droni <a href="https://it.insideover.com/difesa/asse-italo-turco-sui-droni-perche-baykar-compra-piaggio-aerospace.html" type="post" id="450573">Baykar è entrata nel mercato italiano rilevando <strong>Piaggio Aerospace</strong>,</a> converge su molti progetti con Leonardo e fa gola a molti Paesi europei per i suoi prodotti, <a href="https://it.insideover.com/difesa/f-35-addio-la-spagna-guarda-al-caccia-turco.html" type="post" id="489075">mentre la Spagna pondera l&#8217;ipotesi di dotarsi del caccia Kaan.</a> Anche il <a href="https://www.ft.com/content/cf393586-7138-4670-abe8-1a55e642b1b6?syn-25a6b1a6=1"><em>Financial Times</em> lo ha ricordato in un recente approfondimento</a>, pur sottolineando che in Turchia molti vincoli possono emergere per il fatto che &#8220;l&#8217;economia nel suo complesso è afflitta da un&#8217;inflazione del 33%, dall&#8217;aumento dei costi e da un tasso di cambio in apprezzamento che ha soffocato la competitività di altri settori manifatturieri&#8221;. <strong>Ai margini della Nato, ne ha bisogno anche l&#8217;Ucraina</strong>, che vede in Ankara un partner politico solido e un possibile mediatore qualora si potesse cercare un negoziato con la Russia per porre fine alla guerra d&#8217;aggressione.</p>



<p>In Israele, ove già si ipotizzano futuri scenari di confronto con Ankara, il protagonismo turco è visto con attenzione. <a href="https://www.ynetnews.com/article/r1fapatxmx">Ynet ricorda </a>che &#8220;il vertice potrebbe anche portare quello che rappresenterebbe il premio più ambito&#8221; per Erdogan, ovvero &#8220;un <a href="https://www.ynetnews.com/article/sk8imbhmgx" target="_blank" rel="noreferrer noopener">possibile accordo con gli Stati Uniti per la vendita alla Turchia dei caccia stealth F-35,</a> dopo anni di esclusione dal programma a causa dell&#8217;acquisto da parte di Ankara del sistema di difesa aerea russo S-400&#8243;. </p>



<p>Scenario-incubo per Benjamin Netanyahu e Israele, mentre Ynet constata che l&#8217;epoca dell&#8217;Erdogan &#8220;pecora nera&#8221; della Nato sembra finita per sempre. <strong>E questo fatto è un contrappasso notevole per l&#8217;Alleanza Atlantica</strong>: il player decisivo e centrale in un&#8217;alleanza che presenta sé stessa come faro dei valori liberaldemocratici e occidentali è uno spregiudicato leader euroasiatico che sta costruendo un regime politico orientato a un crescente autoritarismo, unendo retorica islamista e nazionalista e promuovendo un&#8217;agenda con ambizioni egemoniche all&#8217;ombra di uno scaltro posizionamento internazionale. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Lo scenario del mondo secondo Erdogan</h2>



<p>Tutto questo mentre la centralità della Turchia <strong>rende il suo potere sempre più impermeabile alle critiche per la repressione dell&#8217;opposizione</strong>, non a caso messe in sordina durante l&#8217;attuale summit sia da parte del segretario generale Mark Rutte sia da parte dei leader convenuti ad Ankara. L&#8217;America non ha idea di cosa fare di una Nato politica sempre più incerta, l&#8217;Europa si dibatte per capire come costruire una via comune per rafforzare quella militare nel Vecchio Continente, alla Turchia l&#8217;attuale stato di confusione e incertezza va bene così per consolidare il disegno di rafforzamento geopolitico e strategico. </p>



<p><strong><a href="https://it.insideover.com/politica/lordine-internazionale-basato-su-regole-era-una-finzione-lincredibile-ammissione-di-carney-a-davos.html" type="post" id="502458">A Davos a gennaio 2026 Mark Carney</a></strong>, premier canadese, ricordò che la retorica dell&#8217;ordine internazionale liberale dei primi Anni Duemila era in larga parte una finzione. L&#8217;Erdogan del 2026 potrà guardare a quello che ospitò il summit del 2004 pensando, in fin dei conti, di non aver mai creduto a tale retorica. Potendo dunque posizionarsi nel migliore dei modi per rafforzare sé stesso e il suo Paese in una fase incerta in cui il Velo di Maia si è squarciato e la logica della competizione emerge. La Nato è divisa su tutto, tranne che su una cosa: oggi il suo leader cruciale è Erdogan. Anche solo un decennio fa, pensarlo sarebbe stato remoto e difficile da pronosticare. Ma nella nuova &#8220;era dei predatori&#8221; i leader che usano spregiudicatamente hard power e proiezione possono mirare a un vantaggio competitivo di fronte a una crescente polarizzazione globale.</p>



<p><strong><em>Noi di InsideOver ci mettiamo cuore, esperienza e curiosità per raccontare un mondo complesso e in continua evoluzione. Per farlo al meglio, però, abbiamo bisogno di te: dei tuoi suggerimenti, delle tue idee e del tuo supporto.&nbsp;<a href="https://it.insideover.com/abbonamenti-standard">Unisciti a noi, abbonati oggi!</a></em></strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/trump-la-nato-e-leuropa-alla-corte-di-erdogan-il-vertice-di-ankara-consacra-le-ambizioni-della-turchia.html">Trump, la Nato e l&#8217;Europa alla corte di Erdogan: il vertice di Ankara consacra le ambizioni della Turchia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Israele scopre il genocidio degli armeni ma solo per colpire la Turchia</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/israele-scopre-il-genocidio-degli-armeni-ma-solo-per-colpire-la-turchia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Jun 2026 07:32:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=521693</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1278" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/armenia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="armenia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/armenia.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/armenia-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/armenia-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/armenia-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/armenia-1536x1022.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/armenia-600x399.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p> Per decenni Israele ha evitato di riconoscere il genocidio armeno perché la Turchia era un interlocutore importante. Adesso, però...</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/israele-scopre-il-genocidio-degli-armeni-ma-solo-per-colpire-la-turchia.html">Israele scopre il genocidio degli armeni ma solo per colpire la Turchia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1278" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/armenia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="armenia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/armenia.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/armenia-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/armenia-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/armenia-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/armenia-1536x1022.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/armenia-600x399.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il riconoscimento del genocidio armeno da parte di Israele non arriva nel vuoto della storia, ma nel pieno di una crisi politica, militare e diplomatica con la Turchia. Il ministro degli Esteri <strong>Gideon Saar </strong>ha annunciato l’intenzione di portare in governo una risoluzione che, se approvata, finirà poi davanti al Parlamento israeliano. La motivazione ufficiale è alta, quasi solenne: <strong>riconoscere lo sterminio degli armeni come dovere morale e storico.</strong></p>



<p>Il problema è che, in politica internazionale, anche i doveri morali hanno spesso un calendario. <strong>E questo calendario coincide con il crollo dei rapporti tra Gerusalemme e Ankara. </strong>Per decenni Israele ha evitato di riconoscere formalmente il genocidio armeno, non perché mancassero documenti, testimonianze o consapevolezza storica, ma perché la Turchia era un interlocutore troppo importante: ponte verso il mondo musulmano, attore della Nato, partner militare, snodo energetico, potenza regionale capace di pesare sul Mediterraneo orientale, sul Caucaso e sul Medio Oriente.</p>



<p>Oggi quel quadro è saltato. <strong>Erdogan ha trasformato la guerra di Gaza in un terreno di scontro diretto con Netanyahu, accusando Israele di genocidio e paragonando il premier israeliano a Hitler. </strong>Israele risponde colpendo uno dei nervi più sensibili dell’identità nazionale turca: il 1915, le deportazioni, le marce della morte, lo sterminio degli armeni dell’Impero ottomano.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il passato che torna nel presente</h2>



<p>Il genocidio armeno cominciò nell’aprile 1915 e proseguì fino ai primi anni Venti. <strong>Circa un milione e mezzo di armeni furono uccisi o lasciati morire attraverso deportazioni, massacri, fame, malattie, </strong>persecuzioni sistematiche e conversioni forzate. La Turchia continua a negare la definizione di genocidio, sostenendo che si trattò di una tragedia legata alla guerra e non di un piano di sterminio.</p>



<p>Ma la questione non è solo storica. È politica. <strong>Ogni riconoscimento internazionale viene percepito da Ankara come un attacco alla legittimità della Repubblica turca </strong>e alla continuità narrativa con il passato ottomano. Per questo la proposta israeliana ha un valore che va molto oltre l’Armenia. È un messaggio alla Turchia: se Ankara usa Gaza per delegittimare Israele, Israele può usare la memoria armena per delegittimare Ankara. È diplomazia, ma è anche rappresaglia simbolica.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La contraddizione del Caucaso</h2>



<p>C’è però un punto che rende la mossa israeliana molto meno limpida di quanto appaia. <strong>Israele è stato ed è uno dei principali fornitori di armi dell’Azerbaigian, il Paese che ha combattuto contro l’Armenia </strong>per il Nagorno-Karabakh. Nel 2020 Baku ha riconquistato ampie parti del territorio conteso; nel 2023 l’offensiva azera ha portato all’esodo di circa centomila armeni dal Karabakh.</p>



<p>Qui la retorica morale si scontra con la realtà strategica. Israele riconosce il dolore storico armeno, ma ha armato uno dei principali avversari geopolitici dell’Armenia contemporanea. Non è un dettaglio. È il cuore della contraddizione. Gerusalemme non sta rivedendo davvero la propria politica caucasica. <strong>Sta usando la questione armena come leva contro la Turchia, </strong>senza mettere in discussione i rapporti con Baku. Il motivo è semplice: l’Azerbaigian è utile. È vicino all’Iran, vende energia, compra armi, offre profondità strategica in una regione decisiva. Per Israele, Baku resta un alleato prezioso nella pressione su Teheran e nella competizione per il controllo degli equilibri caucasici.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il calcolo militare</h2>



<p>Dal punto di vista militare, la crisi tra Israele e Turchia va letta su tre fronti. <strong>Il primo è Gaza,</strong> dove Ankara si propone come protettrice politica della causa palestinese e tenta di contendere ad altri attori regionali il ruolo di riferimento del mondo sunnita. <strong>Il secondo è la Siria post-Assad, </strong>dove Turchia e Israele hanno interessi divergenti: Ankara vuole profondità strategica, influenza sulle milizie e controllo del confine; Israele vuole impedire che la Siria diventi una piattaforma ostile collegata a Iran, Hezbollah o gruppi islamisti. <strong>Il terzo è il Mediterraneo orientale,</strong> dove gas, basi navali, rotte commerciali e alleanze marittime rendono ogni tensione politica un possibile moltiplicatore militare.</p>



<p>La proposta sul genocidio armeno non cambia da sola gli equilibri militari, ma segnala un deterioramento profondo. Israele e Turchia non sono semplici rivali verbali. Sono due potenze armate, tecnologicamente avanzate, inserite in reti di alleanze complesse e capaci di influenzare teatri che vanno dal Levante al Caucaso.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Lo scenario economico</h2>



<p>Sul piano economico, il peggioramento dei rapporti pesa su commercio, energia e industria della difesa. La Turchia è una piattaforma naturale tra Europa, Asia e Medio Oriente. Israele guarda al Mediterraneo orientale come a uno spazio energetico e tecnologico da controllare insieme a Grecia, Cipro e altri partner. Ankara, invece, vuole impedire di essere aggirata nelle rotte del gas e nelle architetture regionali.</p>



<p><strong>In questo senso, il riconoscimento del genocidio armeno diventa anche uno strumento geoeconomico. </strong>Non produce sanzioni, non blocca porti, non chiude corridoi energetici. Ma aumenta il costo politico della cooperazione, irrigidisce le opinioni pubbliche, complica i margini diplomatici e rafforza l’idea che Israele e Turchia siano ormai in campi contrapposti.</p>



<p>Le conseguenze potrebbero vedersi nei contratti militari, nella cooperazione tecnologica indiretta, nei rapporti commerciali e nella competizione per le infrastrutture del Mediterraneo orientale. Non siamo ancora davanti a una rottura irreversibile, ma a una frattura che può diventare strutturale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Geopolitica della memoria</h2>



<p>La memoria, quando entra nella politica di potenza, smette di essere solo memoria. Diventa pressione, arma, messaggio, ricatto diplomatico. Israele ha sempre saputo che il genocidio armeno era una questione storicamente fondata. <strong>Ha scelto di non riconoscerlo finché la Turchia era utile. </strong>Ora che la Turchia è diventata un avversario politico, quella memoria torna improvvisamente necessaria. Questo non cancella la verità storica dello sterminio armeno. Al contrario, la conferma. Ma mostra quanto la politica internazionale sappia usare anche le tragedie più immense secondo convenienza.</p>



<p>Per l’Armenia, il riconoscimento israeliano sarebbe un successo simbolico importante. <strong>Per la Turchia, una provocazione intollerabile.</strong> Per Israele, uno strumento di pressione contro Erdogan. Per l’Azerbaigian, probabilmente un fastidio controllabile, finché Gerusalemme non toccherà davvero la cooperazione militare con Baku. Ed è proprio qui che si misura la sincerità della svolta israeliana. Riconoscere il genocidio armeno contro la Turchia è facile. Rivedere i rapporti strategici con chi oggi stringe l’Armenia ai margini del Caucaso sarebbe un’altra cosa. Molto più costosa. Molto più vera.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/israele-scopre-il-genocidio-degli-armeni-ma-solo-per-colpire-la-turchia.html">Israele scopre il genocidio degli armeni ma solo per colpire la Turchia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Leonardo e Baykar volano insieme con il drone turco Kizilelma controllato dall&#8217;M-346</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/leonardo-e-baykar-volano-insieme-con-il-drone-turco-kizilelma-controllato-dallm-346.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mauri]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Jun 2026 12:33:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Aeronautica militare italiana]]></category>
		<category><![CDATA[Baykar]]></category>
		<category><![CDATA[Caccia M-346]]></category>
		<category><![CDATA[Leonardo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=521238</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1280" height="853" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/9.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/9.jpg 1280w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/9-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/9-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/9-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/9-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p>Leonardo e Baykar testano con successo l'accoppiamento loyal wingman / velivolo pilotato col drone Kizilelma e l'M-346</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/leonardo-e-baykar-volano-insieme-con-il-drone-turco-kizilelma-controllato-dallm-346.html">Leonardo e Baykar volano insieme con il drone turco Kizilelma controllato dall&#8217;M-346</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1280" height="853" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/9.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/9.jpg 1280w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/9-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/9-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/9-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/9-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p>Il partenariato tra <strong>Leonardo </strong>e la turca <strong>Baykar </strong>compie un importante e decisivo passo in avanti nel settore aeronautico: il velivolo italiano da addestramento avanzato <strong>M-346</strong> e il drone <strong>Kizilelma</strong> hanno effettuato il primo test di volo collaborativo nell&#8217;ambito della serie K-SWARM di “voli di formazione autonomi congiunti”, svoltasi a maggio presso il centro di volo di prova di Baykar a Çorlu.</p>



<p>In una dichiarazione congiunta di Leonardo e Baykar del 22 giugno, si riferisce che i “voli di formazione autonomi” hanno convalidato la tecnologia, il software e l&#8217;hardware sviluppati per il combattimento autonomo. Questa campagna di test ha fornito importanti risultati per il perfezionamento dei processi operativi, concettuali, industriali, logistici e dottrinali necessari per la produzione in serie dei sistemi destinati all&#8217;impiego in combattimento, e ha certificato la <strong>validità del concetto “loyal wingman”</strong> &#8211; o CCA – <em>Collaborative Combat Aircraft </em>– tra il drone di fabbricazione turca e il software avanzato dell&#8217;addestratore italiano, utilizzato per <a href="https://it.insideover.com/difesa/inaugurato-il-centro-internazionale-di-addestramento-piloti-dellaeronautica-militare.html">formare i piloti nazionali e di Paesi alleati e partner</a> per volare sui caccia di quarta generazione avanzata, quinta e, in prospettiva, sesta generazione.</p>



<p>Le prove, in dettaglio, hanno coinvolto un M-346 in versione FA (<em>Fighter Attack</em>) di Leonardo e un T-346A dell&#8217;Aeronautica Militare italiana come aereo di supporto. Durante la campagna di test, il Kizilelma ha completato autonomamente il rullaggio e il decollo e successivamente si è unito autonomamente all&#8217;M-346 in formazione. A questo punto, i due membri dell&#8217;equipaggio a bordo dei velivoli hanno assunto il pieno controllo del drone. Il Kizilelma ha utilizzato i cosiddetti algoritmi <strong>Smart Fleet Autonomy</strong> sviluppati dal laboratorio di intelligenza artificiale <em>Hardware-in-the-Loop </em>(HIL) di Baykar per le prove. Una volta ceduto il controllo ai 346, i piloti hanno utilizzato una suite avionica di nuova concezione sviluppata da Leonardo (denominata <strong>GCC</strong>) che consiste in un collegamento dati basato su radiofrequenza che sincronizza e integra tutti i dati tra il drone e gli M-346 completamente integrata per comandare le diverse formazioni.</p>



<p>Le prove dell&#8217;accoppiamento “Kizilelma/M-346” in Turchia, che andranno avanti anche nei prossimi mesi, hanno rappresentato la prima fase operativa del programma K-SWARM di Leonardo e Baykar, incentrato sullo sviluppo dell&#8217;interoperabilità tra velivoli con equipaggio e senza equipaggio. Le aziende si riferiscono a questo concetto come “<strong>teaming crewed/uncrewed</strong>” (CUC-T), ma è anche noto con altre designazioni come “manned-unmanned teaming” (MUM-T) o “collaborative combat teaming”. “Le capacità di autonomia avanzate del Kizilelma hanno semplificato notevolmente il processo di integrazione, consentendo un&#8217;implementazione senza intoppi e un rapido dispiegamento”, si legge nel <a href="https://www.leonardo.com/en/press-release-detail/-/detail/22-06-2026-leonardo-and-baykar-set-major-milestone-for-advanced-crewed-uncrewed-capability-development-with-successful-first-k-swarm-live-trials">comunicato di Leonardo</a>. Queste capacità sono state inizialmente testate con un simulatore di missione dell&#8217;M-346 presso l&#8217;aeroporto di Venegono, in provincia di Varese. Il comunicato suggerisce che il simulatore sia stato utilizzato per simulare e coordinare le attività di comando del principio CUC-T, i voli in formazione e per testare i vari algoritmi di volo autonomo, di collegamento dati e di rete sviluppati da Baykar e Leonardo. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Operazioni sempre più complesse</h2>



<p>L&#8217;azienda italiana ha inoltre specificato che “queste capacità sono state messe in pratica durante i voli in formazione M-346/KIZILELMA, a supporto della validazione della collaborazione e del coordinamento avanzati di diverse piattaforme da combattimento ad alte prestazioni e sistemi aerei, in quanto il programma ha segnato il passaggio dalla simulazione alle operazioni reali”. Leonardo precisa anche che nei prossimi mesi il programma K-SWARM si evolverà “<strong>verso operazioni più complesse e funzioni aggiuntive</strong>”. La tecnologia e gli algoritmi di intelligenza artificiale passeranno ora “gradualmente <strong>dal pilotaggio remoto all&#8217;autonomia</strong>” per “ridurre il carico di lavoro del pilota pur mantenendo il pieno controllo e la capacità decisionale”. Il comunicato stampa di Leonardo ricorda infine che “la prima fase di test dimostra la solida partnership tra Leonardo e Baykar e le rispettive competenze tecnologiche e industriali. Questo conferma il vantaggio competitivo delle due aziende nel settore e rappresenta un passo concreto verso lo sviluppo di capacità critiche per le moderne operazioni aeree di combattimento in scenari operativi multidominio”. </p>



<p>I progressi di Leonardo/Baykar nell&#8217;accoppiamento CCA/velivolo pilotato sono una pietra miliare per l&#8217;industria nazionale, per quella turca e in prospettiva per l&#8217;architettura della Difesa europea. Il concetto CCA prevede infatti i piloti da caccia del futuro affrontino il combattimento accompagnati da droni sotto il loro controllo, pronti a sparare, raccogliere informazioni, disturbare le comunicazioni o fungere da esche. Lo stesso concetto, valido per velivoli attuali come l&#8217;F-35 o perfino l&#8217;Eurofighter “Typhoon” di ultima tranche, sarà <strong>centrale per il velivolo di sesta generazione</strong> che tra i suoi requisiti prevede il teaming con droni da combattimento aereo. Il lavoro effettuato da Leonardo insieme a Baykar sarà quindi molto probabilmente funzionale per lo sviluppo del software di comunicazione/controllo del futuro CCA che andrà ad accoppiarsi col <strong>GCAP</strong> (Global Combat Air Programme), ponendo così l&#8217;Europa ai massimi vertici della tecnologia aeronautica globale, ed esprimendo capacità concorrenziali rispetto ai prodotti statunitensi attualmente in fase di sviluppo.</p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/leonardo-e-baykar-volano-insieme-con-il-drone-turco-kizilelma-controllato-dallm-346.html">Leonardo e Baykar volano insieme con il drone turco Kizilelma controllato dall&#8217;M-346</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Dalla Bosnia alla Siria: Turchia-Israele, la sfida infinita</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/dalla-bosnia-alla-siria-turchia-israele-la-sfida-infinita.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Jun 2026 16:32:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=521327</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/turchia.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Turchia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/turchia.jpeg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/turchia-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/turchia-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/turchia-600x400.jpeg 600w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>La sfida geopolitica tra Israele e Turchia prosegue apertamente, e mentre Ankara e Tel Aviv alzano il livello dello scontro retorico, Recep Tayyip Erdogan e Benjamin Netanyahu muovono le rispettive pedine per consolidare le proprie posizioni strategiche. Nel quadro del riassetto del Medio Oriente, la rotta di collisione tra due delle maggiori potenze regionali sembra &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/dalla-bosnia-alla-siria-turchia-israele-la-sfida-infinita.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/dalla-bosnia-alla-siria-turchia-israele-la-sfida-infinita.html">Dalla Bosnia alla Siria: Turchia-Israele, la sfida infinita</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/turchia.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Turchia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/turchia.jpeg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/turchia-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/turchia-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/turchia-600x400.jpeg 600w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>La <strong>sfida geopolitica tra Israele e Turchia</strong> prosegue apertamente, e mentre Ankara e Tel Aviv alzano il livello dello scontro retorico, <strong>Recep Tayyip Erdogan e Benjamin Netanyahu</strong> muovono le rispettive pedine per consolidare le proprie posizioni strategiche. Nel quadro del riassetto del Medio Oriente, la rotta di collisione tra due delle maggiori potenze regionali sembra essere indirizzata e, anche se l&#8217;ipotesi di un conflitto aperto tra Ankara e Tel Aviv appare remoto e frenato da diverse questioni come il comune legame strategico con gli Usa, sicuramente è ormai a viso aperto in corso una <strong>partita di potere</strong> che tocca un arco di crisi esteso dal Corno d&#8217;Africa all&#8217;Europa orientale.</p>



<p>Le ultime settimane hanno conosciuto un climax ascendente. Nei giorni scorsi si sono aggiunti tre elementi chiave. Primo: nuove incursioni israeliane in Siria nell&#8217;area di Tel Abu Qubais, con l&#8217;obiettivo di creare una zona di sicurezza a Sud nel Paese guidato da Ahmad al-Sharaa, stretto alleato e protegé dei turchi che ne hanno sostenuto l&#8217;ascesa a Damasco durante la caduta di Bashar al-Assad a fine 2024. Secondo tema: la svolta di <strong>Erdogan sul Libano, che Ankara ha inserito nel suo perimetro di sicurezza</strong>.</p>



<p>Criticando i raid israeliani dopo la firma del cessate il fuoco Usa-Iran e contestando l&#8217;ambizione di Tel Aviv di espandersi in Libano, Erdogan ha dichiarato che la sicurezza della Turchia passa da Beirut. &#8220;Ankara sospetta che l&#8217;influenza israeliana sia stata alla base dello storico accordo di delimitazione marittima siglato dal Libano con Cipro nel novembre 2025, che apre la strada alla potenziale esplorazione di giacimenti di gas offshore e alla cooperazione energetica nel Mediterraneo&#8221;,<a href="https://www.rfi.fr/en/podcasts/international-report/20260620-lebanon-becomes-latest-battleground-in-turkish-israeli-tensions"> nota Rfi. </a>Per la Turchia, un Libano egemonizzato da Israele amplierebbe il cordone sanitario regionale. </p>



<p><strong>Israele ha rilanciato nei Balcani</strong><a href="https://www.agenzianova.com/a/6a3a0e3564bf08.52785119/7527549/2026-06-22/bosnia-israele-stampa-bosniaca-cvijanovic-partecipa-a-incontri-ufficiali-con-bandiera-serba">: Zeljka Cvijanović, </a>membro serbo della presidenza tripartita della Bosnia-Erzegovina, ha visitato Israele incontrando Netanyahu e il ministro degli Esteri Gideon Sa&#8217;ar utilizzando, negli incontri, solo la bandiera della Repubblica Srpska che rappresenta. Rinfocolando retoricamente il separatismo dei serbo-bosniaci, ritenuto a lungo un fattore di instabilità potenziale in un&#8217;area di pertinenza strategica per la Turchia ove Israele conta già una solida alleanza con la Grecia, rivale di Ankara, e corteggia l&#8217;Albania, altro Paese spesso vicino a Ankara sul piano geopolitico.</p>



<p>Il leader storico dei serbo-bosniaci, <a href="https://www.jpost.com/israel-news/article-885647">Milorad Dodik, ha detto al Jerusalem Post che la Srpska è &#8220;l&#8217;Israele dei Balcani&#8221;.</a> Una mossa che lascia presagire nuovi rafforzamenti politici dei rapporti bilaterali. La tentazione di Israele di soffiare sui fuochi separatisti in funzione anti-turca non è nuova: si è vista anche in<a href="https://it.insideover.com/politica/a-gerusalemme-apre-lambasciata-del-somaliland-israele-punta-sul-corno-dafrica-e-sul-mar-rosso.html" type="post" id="520598"> <strong>Somaliland, Paese che di recente ha aperto la sua ambasciata a Gerusalemme</strong></a> in sfida aperta al governo centrale della Somalia sostenuto da Ankara che attraverso Mogadiscio si proietta oltre il Mar Rosso e sull&#8217;Oceano Indiano. Tutto lascia presagire che <strong>Israele e Turchia stiano preparando una rete di pesi e contrappesi</strong> capaci di fungere da leva nei propri confronti e poteri frenanti verso gli avversari in caso di futuro peggioramento del quadro multilaterale. Potenze con volontà egemoniche, guidate da leader spregiudicati e in cerca di alleati e satelliti, Ankara e Tel Aviv sanno che l&#8217;ora di una qualche forma di scontro potrebbe avvicinarsi. E non vogliono lasciare nulla di intentato per costruirsi le reti necessarie a premunirsi da ogni minaccia.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/dalla-bosnia-alla-siria-turchia-israele-la-sfida-infinita.html">Dalla Bosnia alla Siria: Turchia-Israele, la sfida infinita</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>

<!--
Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: https://www.boldgrid.com/w3-total-cache/?utm_source=w3tc&utm_medium=footer_comment&utm_campaign=free_plugin

Object Caching 61/588 objects using Redis
Page Caching using Disk: Enhanced 
Minified using Disk

Served from: it.insideover.com @ 2026-08-15 10:04:40 by W3 Total Cache
-->