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	<title>Turchia Archives - InsideOver</title>
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	<title>Turchia Archives - InsideOver</title>
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		<title>Dalla sentinella della Nato all’ambizione di potenza: la trasformazione geopolitica della Turchia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Nov 2026 06:15:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1043" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/OVERCOME_20261101071410633_9e36844505be61538a9800a8e5565f84-e1793513688866.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/OVERCOME_20261101071410633_9e36844505be61538a9800a8e5565f84-e1793513688866.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/OVERCOME_20261101071410633_9e36844505be61538a9800a8e5565f84-e1793513688866-300x163.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/OVERCOME_20261101071410633_9e36844505be61538a9800a8e5565f84-e1793513688866-1024x556.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/OVERCOME_20261101071410633_9e36844505be61538a9800a8e5565f84-e1793513688866-768x417.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/OVERCOME_20261101071410633_9e36844505be61538a9800a8e5565f84-e1793513688866-1536x834.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/OVERCOME_20261101071410633_9e36844505be61538a9800a8e5565f84-e1793513688866-600x326.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Dalla sentinella della NATO alla proiezione nel Mediterraneo e nel Golfo, Ankara sfrutta la crisi dell’ordine internazionale per ampliare la propria autonomia. Ma le ambizioni geopolitiche restano condizionate dai limiti della sua struttura economica. «Stesso letto, sogni diversi». La formula con cui Zhou Enlai ironizzava negli anni Settanta sulla distensione tra Stati Uniti e Unione &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/dalla-sentinella-della-nato-allambizione-di-potenza-la-trasformazione-geopolitica-della-turchia.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1043" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/OVERCOME_20261101071410633_9e36844505be61538a9800a8e5565f84-e1793513688866.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/OVERCOME_20261101071410633_9e36844505be61538a9800a8e5565f84-e1793513688866.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/OVERCOME_20261101071410633_9e36844505be61538a9800a8e5565f84-e1793513688866-300x163.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/OVERCOME_20261101071410633_9e36844505be61538a9800a8e5565f84-e1793513688866-1024x556.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/OVERCOME_20261101071410633_9e36844505be61538a9800a8e5565f84-e1793513688866-768x417.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/OVERCOME_20261101071410633_9e36844505be61538a9800a8e5565f84-e1793513688866-1536x834.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/OVERCOME_20261101071410633_9e36844505be61538a9800a8e5565f84-e1793513688866-600x326.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Dalla sentinella della NATO alla proiezione nel Mediterraneo e nel Golfo, <a href="https://it.insideover.com/difesa/record-di-spese-militari-la-turchia-di-erdogan-lancia-la-sfida-a-israele.html" type="post" id="533613">Ankara</a> sfrutta la crisi dell’ordine internazionale per ampliare la propria autonomia. Ma le ambizioni geopolitiche restano condizionate dai limiti della sua struttura economica.</p>



<p>«Stesso letto, sogni diversi». La formula con cui Zhou Enlai ironizzava negli anni Settanta sulla distensione tra Stati Uniti e Unione Sovietica descrive bene anche le contraddizioni della NATO contemporanea. La richiesta americana di una maggiore partecipazione europea alla difesa incontra infatti aspirazioni divergenti: Washington vuole trasferire parte dei costi militari senza rinunciare alla propria leadership, mentre gli Stati europei cercano di rafforzare le proprie capacità senza aver ancora definito una strategia comune.</p>



<p>In questo scenario, la Turchia costituisce un caso particolarmente significativo. La sua traiettoria mostra come una posizione di dipendenza strategica possa trasformarsi, durante una crisi internazionale, in uno strumento di autonomia e influenza regionale.</p>



<p>Come osservava <strong>Sergio Romano</strong>, la fine della Guerra fredda aveva modificato la collocazione geopolitica del Paese. La Turchia non era più soltanto il custode occidentale degli Stretti e la sentinella della NATO sul Mar Nero, ai confini con un mondo ostile. Il crollo dell’URSS e del comunismo europeo le aveva aperto nuovi spazi politici ed economici, consentendole di perseguire ambizioni regionali prima subordinate alle esigenze dell’Alleanza atlantica. (<a href="https://a8x7c9.mailupclient.com/frontend/LandingPage.aspx?idList=1&amp;idLP=3&amp;guid=CACD7F73-2EFC-45CE-9600-913CC7D5CA99" type="link" id="https://a8x7c9.mailupclient.com/frontend/LandingPage.aspx?idList=1&amp;idLP=3&amp;guid=CACD7F73-2EFC-45CE-9600-913CC7D5CA99">Per approfondire leggi la nostra Newsletter gratuita, InsideWeek</a>). </p>



<p>Durante la Guerra fredda, la posizione turca rappresentava una risorsa strategica di prim’ordine. Il controllo degli accessi al Mar Nero, la prossimità al territorio sovietico e la collocazione tra Europa, Caucaso e Medio Oriente attribuivano ad Ankara un peso superiore a quello suggerito dalle sole dimensioni della sua economia. La Turchia poteva convertire la propria geografia in influenza politica, beneficiando della protezione americana e dell’appartenenza alla NATO.</p>



<p>Questa condizione non eliminava la rivalità con la Grecia, anch’essa alleata di Washington. I due Paesi cercavano di preservare il proprio valore strategico agli occhi degli Stati Uniti, mentre le controversie territoriali e la questione cipriota introducevano una frattura permanente all’interno del sistema occidentale.</p>



<p>Cipro rappresenta un passaggio essenziale. Nel luglio 1974, il colpo di Stato sostenuto dalla giunta militare greca, favorevole all’unione dell’isola con la Grecia (enosis), precedette l’intervento militare turco e la successiva divisione di fatto del territorio. L’esito non può essere spiegato soltanto attraverso la competizione tra Atene e Ankara per il favore americano: ebbero un peso determinante anche le decisioni politiche e militari e il fallimento della mediazione internazionale. Resta però una contraddizione fondamentale: l’appartenenza alla stessa alleanza non impediva a due Paesi di perseguire obiettivi incompatibili.</p>



<p>La funzione di sentinella occidentale aveva assicurato alla Turchia una posizione negoziale vantaggiosa. Con la fine della minaccia sovietica, però, il rapporto con gli alleati era destinato a cambiare. Ankara non poteva più limitarsi a essere il presidio meridionale dell’Occidente. Il Caucaso, l’Asia centrale e il Medio Oriente offrivano nuovi interlocutori e occasioni d’iniziativa; lo sviluppo delle capacità militari turche avrebbe consentito di tradurre progressivamente queste opportunità in una presenza concreta oltre i confini nazionali.</p>



<p>La guerra civile siriana, iniziata nel 2011, ha accelerato questa trasformazione. La questione curda, da tempo centrale nella politica interna turca, è diventata una variabile decisiva della strategia regionale. Ankara considera le Unità di protezione popolare curde (YPG), sostenute dagli Stati Uniti nella lotta contro lo Stato islamico, legate al Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK), che la Turchia considera un&#8217;organizzazione terroristica. Washington e Ankara si sono così trovate a sostenere interlocutori differenti nello stesso teatro operativo.</p>



<p>La frattura ha mostrato i limiti della solidarietà atlantica: appartenere alla medesima alleanza non significa condividere la stessa percezione delle minacce. La risposta turca ha combinato interventi militari oltreconfine, sostegno a forze locali e accordi con potenze che perseguivano obiettivi diversi. La sicurezza curda è diventata così anche una giustificazione per ampliare la libertà d’azione di Ankara.</p>



<p>Parallelamente, il governo turco ha valorizzato diverse matrici ideologiche. Il panturchismo richiama i legami con i popoli turcofoni del Caucaso e dell’Asia centrale; il panislamismo insiste sulla solidarietà tra le società musulmane; il neottomanesimo evoca invece l’eredità imperiale e una presenza privilegiata nei Balcani, nel Mediterraneo orientale e nel Medio Oriente.</p>



<p>Queste correnti non costituiscono un programma unitario. Offrono, tuttavia, un repertorio politico con cui presentare la Turchia non come una potenza periferica dell’Europa, ma come un attore con interessi estesi su più regioni. L’ideologia accompagna così il calcolo strategico, legittimando la proiezione esterna e rafforzando il consenso interno.</p>



<p>La Mavi Vatan, la «Patria blu», traduce queste ambizioni nella dimensione marittima. Sviluppata negli ambienti navali turchi, la dottrina considera i mari circostanti spazi di sovranità, sicurezza e proiezione militare, non semplici frontiere.</p>



<p>Il Mediterraneo orientale è il suo principale terreno d’applicazione. Le controversie sulle zone economiche marittime, le risorse energetiche, Cipro e la rivalità con la Grecia si intrecciano con la volontà turca di impedire che gli equilibri regionali vengano definiti senza Ankara. Il memorandum marittimo firmato con la Libia nel 2019 ha dato concretezza a questa impostazione, collegando le rivendicazioni turche nel Mediterraneo ai rapporti con la sponda meridionale del bacino.</p>



<p>La Mavi Vatan non è propriamente un progetto per raggiungere l’oceano. È una strategia di potenza marittima che mira ad ampliare la profondità strategica turca. La presenza in Libia e nel Corno d’Africa ne costituisce una possibile estensione: cooperazione militare, addestramento, esportazioni di armamenti e investimenti consentono ad Ankara di costruire punti d’appoggio e relazioni durature.</p>



<p>Questi presidi non formano una catena territoriale continua e rispondono a esigenze differenti. Nel Mediterraneo prevalgono la sicurezza marittima e la competizione regionale; in Somalia assumono rilievo anche la cooperazione militare e la presenza economica. Il risultato è una rete che permette alla Turchia di intervenire su più direttrici e di accrescere il proprio potere negoziale.</p>



<p>Resta il problema delle risorse. Una proiezione così estesa richiede finanziamenti, capacità logistiche, continuità industriale e forze armate in grado di sostenere operazioni prolungate. L’ambizione geopolitica, da sola, non basta: può anzi produrre una sovraestensione se gli impegni superano le capacità disponibili.</p>



<p>La crisi della NATO viene spesso interpretata come l’occasione per costruire una difesa europea autonoma. Questa lettura, però, presuppone che l’Europa sia già un soggetto geopolitico unitario. È proprio questo il punto da contestare.</p>



<p>L’Unione Europea è una grande potenza economica e un soggetto giuridico dotato di istituzioni comuni, ma non dispone di una sovranità strategica paragonabile a quella di uno Stato. Le sue componenti nazionali non condividono necessariamente la stessa visione delle minacce, le stesse priorità militari o la stessa concezione dei rapporti con Washington e Mosca.</p>



<p>L’Europa resta soprattutto un tavolo sul quale le potenze nazionali negoziano i propri interessi, non una potenza geopolitica capace di esprimerne uno unitario. Il riarmo in corso va letto anzitutto come riarmo degli Stati, anche quando beneficia di finanziamenti e programmi comuni.</p>



<p>La distinzione è sostanziale. Accrescere i bilanci militari non significa automaticamente acquisire autonomia strategica: occorre anche controllare le tecnologie, la produzione, le catene di approvvigionamento e le decisioni sull’impiego delle forze. Su questi fronti, la dipendenza europea dagli Stati Uniti rimane significativa.</p>



<p>La Germania e la Francia esprimono due orientamenti differenti. Berlino continua a considerare essenziale la deterrenza americana. L’acquisto degli F-35 statunitensi, destinati anche al ruolo nucleare nell’ambito della NATO, dimostra che il rafforzamento delle forze armate tedesche non coincide necessariamente con un progetto di emancipazione da Washington.</p>



<p>La Francia, al contrario, dispone di una propria forza nucleare e attribuisce maggiore rilievo all’autonomia decisionale e industriale. La cooperazione con altri Paesi europei, anche attraverso programmi come il SAMP/T e il suo sviluppo SAMP/T NG, dimostra che è possibile costruire capacità militari comuni. Non dimostra, però, che esista una volontà geopolitica europea condivisa: la collaborazione industriale non cancella il controllo nazionale sugli armamenti e sulle decisioni strategiche.</p>



<p>Le difficoltà del programma aeronautico FCAS, sviluppato con la partecipazione di Francia, Germania e Spagna, rendono evidente quanto gli interessi industriali e nazionali possano ostacolare i progetti comuni. Gli Stati possono cooperare nella produzione e continuare a perseguire strategie differenti.</p>



<p>La pressione americana affinché gli europei spendano di più presenta dunque un’ambiguità. Può favorire lo sviluppo di capacità militari nazionali, ma anche consolidare la dipendenza da tecnologie e forniture statunitensi. Gli Stati Uniti possono trasferire parte dei costi della difesa agli alleati senza rinunciare alla propria centralità strategica.</p>



<p>Il risultato non è necessariamente un’Europa più autonoma, ma una diversa distribuzione delle responsabilità all’interno della NATO. È una contraddizione che riguarda direttamente la Turchia: Ankara opera in un sistema nel quale Washington conserva un peso determinante, ma gli alleati dispongono di margini crescenti per perseguire interessi propri.</p>



<p>In questa prospettiva va letto l’accordo di mutua difesa tra Turchia, Pakistan e Arabia Saudita, firmato alla Mecca il 7 agosto 2026. L’intesa prevede che un attacco armato contro uno dei tre Paesi venga considerato un attacco contro tutti. La sua portata effettiva dipenderà dall’attuazione degli impegni e dalle capacità concretamente mobilitabili, ma il significato politico è chiaro: i firmatari intendono rafforzare la cooperazione militare e diversificare le proprie garanzie di sicurezza.</p>



<p>Le risorse dei tre Paesi sono complementari. La Turchia dispone di un’industria della difesa in espansione e di esperienza operativa; il Pakistan possiede forze armate importanti e un arsenale nucleare; l’Arabia Saudita dispone di ingenti risorse finanziarie e di una posizione centrale nel Golfo.</p>



<p>L’accordo non costituisce una NATO alternativa già consolidata. Rivela però la volontà di costruire relazioni di sicurezza che non dipendano esclusivamente dagli Stati Uniti. Per Ankara, rappresenta un ulteriore strumento per accrescere la propria influenza senza abbandonare l’Alleanza atlantica.</p>



<p>È questa la logica del multiallineamento: non scegliere un solo blocco, ma mantenere relazioni diversificate per ampliare le proprie opzioni. La Turchia può essere membro della NATO, interlocutrice dell’Europa, partner del Pakistan e dell’Arabia Saudita e, contemporaneamente, conservare rapporti con la Russia. Queste relazioni non sono prive di contraddizioni; proprio la capacità di gestirle, tuttavia, costituisce una risorsa negoziale.</p>



<p>L’intesa della Mecca riflette anche una trasformazione più ampia. Le potenze regionali non vogliono necessariamente rompere con Washington, ma cercano strumenti aggiuntivi per affrontare crisi nelle quali gli interessi americani potrebbero non coincidere con i propri. Ankara tenta di inserirsi in questo spazio, collegando la propria presenza nel Mediterraneo ai rapporti con il Golfo e il Corno d’Africa.</p>



<p>La moltiplicazione delle relazioni e dei teatri d’intervento non trasforma automaticamente la Turchia in una grande potenza. La sua capacità di iniziativa è cresciuta, ma rimane condizionata dalle risorse economiche, industriali e finanziarie disponibili.</p>



<p>Una proiezione estesa richiede investimenti continuativi, approvvigionamenti sicuri, ricerca tecnologica e capacità di sostenere operazioni militari senza compromettere la stabilità interna. Siria, Iraq, Libia, Mediterraneo orientale, Caucaso e Corno d’Africa impongono esigenze differenti. Gestirle contemporaneamente può ampliare l’influenza turca, ma anche generare costi eccessivi.</p>



<p>La forza di Ankara risiede soprattutto nella capacità di rendersi necessaria a interlocutori diversi. La sua posizione geografica, l’appartenenza alla NATO, l’industria militare e i rapporti con il mondo musulmano le consentono di trasformare risorse relativamente limitate in influenza politica. Non le garantiscono, però, la capacità di sostenere una proiezione globale paragonabile a quella delle maggiori potenze.</p>



<p>È qui che emerge la contraddizione fondamentale della strategia turca. Ankara vuole essere autonoma, ma ha ancora bisogno della NATO; vuole partecipare al riarmo europeo, ma non accetta di esserne esclusa; costruisce nuove alleanze regionali, ma non dispone di risorse sufficienti a eliminare i propri vincoli economici.</p>



<p>La crisi dell’ordine internazionale le offre nuove opportunità, non una libertà d’azione illimitata.</p>



<p>La Turchia rappresenta così uno dei casi più evidenti di una dinamica destinata a caratterizzare gli equilibri futuri: le potenze medie non sono semplici pedine delle grandi, ma possono sfruttarne le rivalità per accrescere la propria autonomia. Il loro margine di manovra dipende dalla capacità di combinare geografia, risorse militari, relazioni economiche e diplomazia.</p>



<p>Il passaggio dalla sentinella della Guerra fredda alla potenza del multiallineamento non significa, dunque, che Ankara abbia superato la propria dipendenza dall’Occidente. Significa che ha imparato a utilizzarla insieme ad altre relazioni, evitando per quanto possibile di subordinare l&#8217;intera politica estera a un solo interlocutore.</p>



<p>Il multiallineamento turco è il tentativo di trasformare una posizione strategica privilegiata in autonomia politica. Il suo limite resta la distanza tra l’ampiezza delle ambizioni geopolitiche e le risorse economiche necessarie a sostenerle.</p>
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		<title>Record di spese militari, la Turchia di Erdogan lancia la sfida a Israele</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/record-di-spese-militari-la-turchia-di-erdogan-lancia-la-sfida-a-israele.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Oct 2026 05:43:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
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<p>La Turchia prepara l'espansione di un apparato militare capace di reagire a potenziali crisi nella regione. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/record-di-spese-militari-la-turchia-di-erdogan-lancia-la-sfida-a-israele.html">Record di spese militari, la Turchia di Erdogan lancia la sfida a Israele</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="860" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250827010946982_1620b167bc23a6a893cbced00b7b2da3-e1756249824604.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250827010946982_1620b167bc23a6a893cbced00b7b2da3-e1756249824604.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250827010946982_1620b167bc23a6a893cbced00b7b2da3-e1756249824604-300x134.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250827010946982_1620b167bc23a6a893cbced00b7b2da3-e1756249824604-1024x459.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250827010946982_1620b167bc23a6a893cbced00b7b2da3-e1756249824604-768x344.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250827010946982_1620b167bc23a6a893cbced00b7b2da3-e1756249824604-1536x688.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250827010946982_1620b167bc23a6a893cbced00b7b2da3-e1756249824604-600x269.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La <strong>Turchia</strong> ha presentato una proposta di <strong>budget per la Difesa del 2027</strong> che potrebbe portare la spesa militare a livelli record e segnare un boom dell&#8217;acquisto di armamenti per le forze armate di Ankara, seconde in dimensione nel campo Nato, nel quadro di un sistema di sicurezza mediorientale profondamente deteriorato e in cui il Paese anatolico intende rafforzare la sua proiezione. </p>



<h2 class="wp-block-heading">La proposta del Governo</h2>



<p><a href="https://defence24.com/analysis-/a-229-increase-turkiyes-record-breaking-defence-and-security-budget-for-2027">Defense24</a> ha riportato i dati della bozza di bilancio per il 2027 del governo del presidente <strong>Recep Tayyip Erdogan,</strong> in cui la spesa per la funzione difesa <strong>toccherà i 44,5 miliardi di dollari</strong> nel quadro di un&#8217;allocazione totale per la sicurezza che considerando anche i fondi per la sicurezza interna supererà i <strong>69,6 miliardi di dollari (quasi 3.500 miliardi di lire turche)</strong>. La spesa complessiva allocata per l&#8217;anno in corso è di <a href="https://www.defensenews.com/global/europe/2026/01/08/turkey-begins-2026-with-defense-spending-numbers-trending-up/">circa 27,3 miliardi di dollari.</a> Cevdet Yilmaz, vice di Erdogan, ha specificato che si prevede un <strong><a href="https://www.aa.com.tr/en/turkiye/turkiye-raises-defense-equipment-procurement-by-229-in-2027/4091132">incremento della spesa per il procurement di asset militari del 229%</a></strong> nel disegno di legge per la manovra finanziaria, che ora dovrà ottenere l&#8217;avvallo della Grande Assemblea Nazionale, il parlamento di Ankara dove Alleanza Popolare, la coalizione guidata dal Partito Giustizia e Sviluppo del presidente, controlla 323 seggi su 600.</p>



<p>L&#8217;analisi di <em>Defense24</em> nota che la Turchia, ormai capace di produrre internamente l&#8217;83% dei componenti per la Difesa, deve tener conto del fatto che Ankara ha tuttora debolezze &#8220;nei sistemi di propulsione avanzata, nella microelettronica altamente specilizzata e su certe tipologie di componenti per sensori e radar&#8221; e aggiunge che è doveroso domandarsi se &#8220;l&#8217;ampio aumento degli ordini governativi sia corrisposto da un&#8217;accelerazione dei programmi di sostituzione delle importazioni&#8221;, ma fotografa un contesto che mostra la robustezza della capacità di approvvigionamento della Turchia. (<a href="https://a8x7c9.mailupclient.com/frontend/LandingPage.aspx?idList=1&amp;idLP=3&amp;guid=CACD7F73-2EFC-45CE-9600-913CC7D5CA99" type="link" id="https://a8x7c9.mailupclient.com/frontend/LandingPage.aspx?idList=1&amp;idLP=3&amp;guid=CACD7F73-2EFC-45CE-9600-913CC7D5CA99">A proposito, hai letto i nostri approfondimenti su InsideWeek, la newsletter gratuita di InsideOver? Non perdertela!</a>)</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le sfide strategiche alle porte</h2>



<p>Un consolidamento che <strong>va di pari passo con un contesto strategico in cui Ankara bilancia ambizione, proiezione e percepite sfide</strong> potenziali e che si inserisce in un quadro geostrategico che vede conflitti e opportunità alle periferie, un nuovo partenariato militare prendere forma col <strong>Patto di La Mecca</strong> esteso a Pakistan e Arabia Saudita che ha proprio nella capacità industriale turca uno dei suoi motori e una sfida prospettica, a volte evocata come rivalità da attenzionare nei <a href="https://italstrat.substack.com/p/48-turchia-contro-israele-lo-scontro">prossimi anni, con Israele.</a> </p>



<p>In prospettiva, la partita a scacchi per la grande egemonia nel quadrante mediorientale vede la Turchia impegnata su molti teatri, dal Corno d&#8217;Africa alla Siria, con una postura di crescente spinta al rafforzamento della propria influenza. Tutto questo mentre sul breve periodo anche l&#8217;estero vicino del Paese può risultare turbolento e si apprestano alla Turchia prove come un possibile coinvolgimento in sostegno all&#8217;Arabia Saudita contro i raid balistici degli Houthi yemeniti.</p>



<p>E mentre l&#8217;industria militare nazionale si prepara a un totale di <a href="https://www.al-monitor.com/originals/2026/10/turkeys-defense-industry-set-hit-20b-new-contracts-2026">volumi consolidato per il 2026 di <strong>20 miliardi di dollari, alimentante anche un importante export,</strong></a> la Turchia <strong>prepara l&#8217;espansione di un apparato militare capace di reagire a potenziali crisi nella regione</strong> tanto con programmi nazionali quanto con strutture legate al mercato estero. Il Capo di stato maggiore, generale Selcuk Bayraktaroglu ha di recente indicato nei droni, eccellenza del Paese anatolico, una priorità e, come ricordato da Turkiye Today, Ankara mira a mettere in cantiere 5 milioni di droni kamikaze entro cinque anni e il doppio in un decennio, secondo l&#8217;analista geopolitico Emanuel Pietrobon segno che Ankara &#8220;si prepara a combattere una grande guerra regionale nel prossimo futuro&#8221;.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-x wp-block-embed-x"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="it" dir="ltr">La Turchia si prepara a combattere una grande guerra regionale nel prossimo futuro.<br>Dopo la pianificazione di bunker antibomba in tutta l&#39;Anatolia, ora Ankara vuole produrre un milione di droni kamikaze l&#39;anno.<br>Chi non capisce il pattern, non possiamo aiutarlo. <a href="https://t.co/wNhglDZODK">https://t.co/wNhglDZODK</a></p>&mdash; Emanuel Pietrobon (@emanuelpietrob1) <a href="https://x.com/emanuelpietrob1/status/2113984433082585353?ref_src=twsrc%5Etfw">October 24, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.x.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Procurement su ogni fronte</h2>



<p>Il procurement non riguarda però solo i <strong>velivoli senza pilota e la Turchia sta consolidando i suoi apparati militari su molti fronti</strong>, che vanno dal <a href="https://it.insideover.com/difesa/8-miliardi-di-sterline-per-20-eurofighter-asse-turchia-regno-unito-sui-caccia.html">progetto di acquisto degli <strong>Eurofighter Typhoon</strong></a> di produzione britannica concluso nel 2025 e di cui si attende l&#8217;implementazione, <a href="https://envantermedya.com/en/en-ssb-naval-projects/">a un&#8217;ampia serie di progetti in ambito marittimo</a>. Tutto questo mentre per i caccia del futuro lo sblocco degli F-35 americani ancora non si è concretizzato e si attende il futuro sviluppo del caccia nazionale Kaan. </p>



<p><strong>In questo senso, se il Parlamento approverà la proposta di espansione delle spese militari</strong> e Erdogan vorrà rafforzare le sue ambizioni per fare del Paese anatolico una potenza militare sempre più operativa e approfondita, è possibile che ogni dominio possa essere coinvolto dall&#8217;espansione delle commesse. Per la Turchia resta il grande dilemma di un&#8217;economia vulnerabile agli scossoni globali e di una proiezione geopolitica che rischia, potenzialmente, di tendere alla sovraestensione. Ma la prontezza crescente dello strumento militare turco e la volontà di Ankara di non lesinare, ove necessario a usarlo, <strong>sono un dato di fatto strategico. </strong>Eventuali nuovi finanziamenti renderanno la Turchia ancora più da osservare in una regione contesa e complessa, densa di rivalità e tensioni.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Fonti</h2>



<ul class="wp-block-list">
<li>Mücahithan Avcıoğlu, &#8220;Türkiye raises defense equipment procurement by 229% in 2027&#8221;, Anadolu, 16 ottobre 2026 &#8211; <a href="https://www.aa.com.tr/en/turkiye/turkiye-raises-defense-equipment-procurement-by-229-in-2027/4091132">https://www.aa.com.tr/en/turkiye/turkiye-raises-defense-equipment-procurement-by-229-in-2027/4091132</a></li>



<li>Natalia Adrianna Potera, &#8220;A 229% increase: Türkiye’s record-breaking defence and security budget for 2027 Natalia Potera&#8221;, Defense24, 24 ottobre 2026 &#8211; <a href="https://defence24.com/analysis-/a-229-increase-turkiyes-record-breaking-defence-and-security-budget-for-2027">https://defence24.com/analysis-/a-229-increase-turkiyes-record-breaking-defence-and-security-budget-for-2027</a></li>



<li>Ezgi Akin, &#8220;Turkey&#8217;s defense industry set to hit $20B in new contracts in 2026&#8221;, Al Monitor &#8211;<a href=" https://www.al-monitor.com/originals/2026/10/turkeys-defense-industry-set-hit-20b-new-contracts-2026"> https://www.al-monitor.com/originals/2026/10/turkeys-defense-industry-set-hit-20b-new-contracts-2026</a></li>



<li><a href="https://x.com/emanuelpietrob1/status/2113984433082585353">https://x.com/emanuelpietrob1/status/2113984433082585353</a></li>
</ul>
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		<title>L&#8217;Azerbaigian e le proteste: dietro il velo delle ragazze l&#8217;abbraccio soffocante della Turchia</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/lazerbaigian-e-le-proteste-dietro-il-velo-delle-ragazze-labbraccio-soffocante-della-turchia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Oct 2026 04:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Caucaso]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/OVERCOME_20261016155656565_de49bfa2a19bcf2efa8ee2d7f2e16a2b.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/OVERCOME_20261016155656565_de49bfa2a19bcf2efa8ee2d7f2e16a2b.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/OVERCOME_20261016155656565_de49bfa2a19bcf2efa8ee2d7f2e16a2b-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/OVERCOME_20261016155656565_de49bfa2a19bcf2efa8ee2d7f2e16a2b-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/OVERCOME_20261016155656565_de49bfa2a19bcf2efa8ee2d7f2e16a2b-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/OVERCOME_20261016155656565_de49bfa2a19bcf2efa8ee2d7f2e16a2b-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/OVERCOME_20261016155656565_de49bfa2a19bcf2efa8ee2d7f2e16a2b-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Lo stop del velo a scuola imposto dal governo ha come scoperchiato storiche diatribe interne al Paese caucasico. E adesso si rischiano anche screzi con la Turchia</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/lazerbaigian-e-le-proteste-dietro-il-velo-delle-ragazze-labbraccio-soffocante-della-turchia.html">L&#8217;Azerbaigian e le proteste: dietro il velo delle ragazze l&#8217;abbraccio soffocante della Turchia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/OVERCOME_20261016155656565_de49bfa2a19bcf2efa8ee2d7f2e16a2b.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/OVERCOME_20261016155656565_de49bfa2a19bcf2efa8ee2d7f2e16a2b.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/OVERCOME_20261016155656565_de49bfa2a19bcf2efa8ee2d7f2e16a2b-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/OVERCOME_20261016155656565_de49bfa2a19bcf2efa8ee2d7f2e16a2b-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/OVERCOME_20261016155656565_de49bfa2a19bcf2efa8ee2d7f2e16a2b-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/OVERCOME_20261016155656565_de49bfa2a19bcf2efa8ee2d7f2e16a2b-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/OVERCOME_20261016155656565_de49bfa2a19bcf2efa8ee2d7f2e16a2b-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>C&#8217;è una data che in questi giorni è stata più volte citata sui social da diversi esponenti politici azeri: <strong>è quella del 1901</strong>. Il motivo è legato al fatto che proprio in quell&#8217;anno a Baku, quando la città rappresentava il principale centro petrolifero internazionale e si trovava sotto le insegne dell&#8217;impero russo, fu aperta <strong>la prima scuola laica per ragazze</strong>. Un episodio che oggi, per chi amministra l&#8217;Azerbaijan,<strong> rappresenta il simbolo della tradizione laica del Paese</strong>. Un modo cioè per ribadire una marcata e radicata identità secolare. Ovviamente non è certo casuale se negli ultimi giorni in tanti, soprattutto tra i deputati più vicini al presidente <strong>Ilham Aliyev</strong>, abbiano voluto ricordare quella data. A settembre infatti, il Parlamento ha approvato su input del governo <strong>una norma che di fatto vieta l&#8217;uso del velo nelle scuole</strong>. Per la verità, probabilmente al fine di non suscitare molte polemiche, nel documento non si fa cenno esplicito al velo. Ben si comprende però come l&#8217;intenzione sia quella di scoraggiare l&#8217;ingresso in aula con l&#8217;hijab attorno al volto delle studentesse.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-x wp-block-embed-x"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="tr" dir="ltr">Azerbaycan’ın laiklik geleneği çok köklüdür. 1918&#39;de kurulan Azerbaycan Halk Cumhuriyeti, Müslüman Doğu’nun ilk laik ve parlamenter cumhuriyetiydi ve 1919&#39;da kadınlara seçme ve seçilme hakkı tanıdı. Bu, Müslüman dünyasında bir ilkti ve birçok Avrupa ülkesinden bile önce…</p>&mdash; Elyar Türker (@ElyarMakuyi) <a href="https://x.com/ElyarMakuyi/status/2110018701730705640?ref_src=twsrc%5Etfw">October 13, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.x.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Le proteste a Baku </h2>



<p>Se però in questo momento in tanti ricordano il 1901, <strong>altri invece rispolverano un numero: è il 97.</strong> Ed è il rifermento alla percentuale di musulmani all&#8217;interno dell&#8217;Azerbaijan. A farlo sono coloro che hanno visto, nella norma approvata a settembre, <strong>un intervento contrario alla tradizione azera</strong>. Se da un lato, secondo questa prospettiva, è vero che il Paese ha una radicata identità laica, dall&#8217;altra è anche vero che la stragrande maggioranza della popolazione professa la fede islamica. E, in particolare, sciita. Lasciarla fuori dalle scuole, è stato il pensiero di molti a settembre, potrebbe essere percepito come un qualcosa di molto negativo. Così è stato: quando il 12 ottobre scorso per la prima volta i dirigenti scolastici sono stati chiamati a interpretare in maniera un po&#8217; troppo &#8220;larga&#8221; la nuova norma, <strong>davanti diversi istituti e licei sono scoppiate prime importanti proteste</strong>. In alcuni casi, si è trattato di piccoli gruppi di studentesse che, assieme ai propri genitori, hanno rivendicato la volontà di entrare in classe pur indossando il velo.</p>



<p>Ma ci sono stati anche manifestazioni ben più ampie, degenerate in <strong>scontri con la polizia.</strong> Circostanza abbastanza rara a Baku e nelle altre città del Paese. <strong>L&#8217;Azerbaijan è infatti governato in modo sempre più autoritario dalla famiglia Aliyev</strong>. Ilham Aliyev, il presidente e figlio del predecessore <strong>Heyder Aliyev,</strong> controlla ogni ambito e ogni aspetto della vita sociale e ha dato mandato alle proprie forze di sicurezza di sorvegliare il più possibile i social. La moglie, la vice presidente Mehriban Aliyeva, non è certo vocata a una maggiore indulgenza. </p>



<p>Considerando anche il recente successo nella guerra del Nagorno Karaback, in grado di attribuire ad Aliyev un forte prestigio nella popolazione, <strong>immaginare proteste e manifestazioni a Baku fino a pochi giorni fa poteva sembrare quasi irreale</strong>. Intaccare una tradizione molto radicata,<strong>ha come scoperchiato per la prima volta dopo tanti anni il vaso di Pandora della società civile azera</strong>. La quale, forse, ha adesso voglia di mostrarsi molto più &#8220;irrequieta&#8221; rispetto a quanto immaginato dagli Aliyev.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Gli screzi con la Turchia</h2>



<p>A rivendicare la data del 1901 e ciò che rappresenta per la laicità azera sono stati, come detto, soprattutto i deputati e gli esponenti politici più vicini ad Aliyev. I loro messaggi però, non sono stati rivolti solo ai manifestanti. Al contrario,<strong> i veri destinatari stavano ad Ankara</strong>. Lì dove alcuni consiglieri del presidente turco Erdogan, <a href="https://eurasianet.org/azerbaijan-and-turkey-spar-over-hijab-ban?">a partire dal consigliere capo Oktay Saral</a>, hanno espresso pubblico disaccordo alla norma che vieta (o quasi) il velo nelle scuole.<strong>Ne è così nato un primo clamoroso screzio con la Turchia</strong>, Paese considerato molto più di un alleato. Anzi, spesso a Baku si parla di &#8220;<em>una nazione, due Stati</em>&#8220;. Un modo per indicare le affinità culturali e linguistiche tra le due parti. Ankara ha del resto aiutato storicamente l&#8217;Azerbaijan nel dossier legato al Nagorno Karabakh, così come ha spesso portato avanti progetti di sviluppo regionale che danno a Baku un ruolo imprescindibile.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-x wp-block-embed-x"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="tr" dir="ltr">Azerbaycan’da başörtülü öğrencilerin eğitim hakkının engellenmesi kabul edilemez!<br><br>İnancı gereği başını örten bir öğrenciyi okul kapısında bırakmak, hangi vicdana, hangi adalete sığar? Başörtüsü engel değil, inancın gereğidir! Eğitim hakkı hiçbir ideolojik dayatmaya kurban… <a href="https://t.co/dRAwHVjnyw">https://t.co/dRAwHVjnyw</a></p>&mdash; Oktay SARAL (@oktay_saral) <a href="https://x.com/oktay_saral/status/2109736185090257245?ref_src=twsrc%5Etfw">October 12, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.x.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p><strong>Rivendicare una propria identità laica, per i politici azeri, non riguarda solo un fatto interno</strong>. Al contrario, vuol dire affermare una propria diversità dal &#8220;fratello maggiore&#8221; turco. <strong>Si ha così un importante risvolto geopolitico</strong>: pur essendo vicine politicamente e culturalmente, Baku e Ankara hanno delle differenze che non possono essere ignorate. Un punto di vista che permette agli azeri di portare avanti la propria agenda,<strong> in cui la Turchia è vista come un alleato importante e non come, per l&#8217;appunto, un vero e proprio fratello maggiore</strong>. Il sospetto di diventare un &#8220;vassallo&#8221; di Ankara alberga da molto tempo tra la classe dirigente azera e il tema del velo sta servendo, ad oggi, a rivendicare l&#8217;esistenza di differenze tra i due Paesi. Gli screzi, in poche parole, partono da lontano. E potrebbero non esaurirsi oggi. </p>



<p>Fonti: </p>



<p><a href="https://eurasianet.org/azerbaijan-and-turkey-spar-over-hijab-ban?">https://eurasianet.org/azerbaijan-and-turkey-spar-over-hijab-ban?</a></p>



<p><a href="https://www.aljazeera.com/news/2026/10/12/azerbaijans-school-hijab-ban-whats-behind-it-and-whats-next?">https://www.aljazeera.com/news/2026/10/12/azerbaijans-school-hijab-ban-whats-behind-it-and-whats-next?</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/lazerbaigian-e-le-proteste-dietro-il-velo-delle-ragazze-labbraccio-soffocante-della-turchia.html">L&#8217;Azerbaigian e le proteste: dietro il velo delle ragazze l&#8217;abbraccio soffocante della Turchia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Francia e Turchia, la tregua politica passa per le fabbriche di armamenti</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/francia-e-turchia-la-tregua-politica-passa-per-le-fabbriche-di-armamenti.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Gagliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Oct 2026 04:55:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Patto atlantico (Nato)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/turchia-francia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="turchia Francia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/turchia-francia.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/turchia-francia-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/turchia-francia-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/turchia-francia-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/turchia-francia-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/turchia-francia-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p> La Francia può cercare influenza attraverso la cooperazione; la Turchia può utilizzare quella cooperazione per ridurre le proprie dipendenze. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/francia-e-turchia-la-tregua-politica-passa-per-le-fabbriche-di-armamenti.html">Francia e Turchia, la tregua politica passa per le fabbriche di armamenti</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/turchia-francia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="turchia Francia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/turchia-francia.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/turchia-francia-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/turchia-francia-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/turchia-francia-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/turchia-francia-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/turchia-francia-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p><strong><a href="https://it.insideover.com/religioni/tutti-i-fronti-aperti-tra-francia-e-turchia.html" type="post" id="294878">Francia e Turchia riducono le distanze</a></strong> attraverso la cooperazione militare. Il programma annunciato il 3 ottobre offre una cornice più regolare a rapporti a lungo segnati dalla rivalità. La sua logica strategica appare chiara: Parigi vede l’interesse a negoziare con una potenza regionale difficile da aggirare; Ankara cerca tecnologie capaci di rafforzare la propria autonomia. La cooperazione può progredire senza cancellare i disaccordi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una firma apre la porta, i contratti restano da negoziare</h2>



<p>Il programma prevede consultazioni, condivisione di informazioni riservate, <strong>cooperazione nella difesa aerea</strong> e contro le minacce che combinano mezzi militari e non militari. Esercitazioni, formazione, scambi fra istituti militari e contatti industriali dovranno completare questo dispositivo. Le riunioni si alterneranno fra Parigi e Ankara, con un primo appuntamento previsto prima della fine del 2026.</p>



<p>Questa cornice può preservare i contatti nonostante le difficoltà politiche. Ma il comunicato non annuncia alcun acquisto del <a href="https://it.insideover.com/guerra/samp-t-ng-sfida-il-patriot-cosi-leuropa-prova-a-costruirsi-uno-scudo-strategico.html" type="post" id="520892">sistema franco-italiano SAMP/T </a>né dei missili Meteor. Le autorizzazioni all’esportazione, le condizioni industriali, il finanziamento e i calendari di consegna restano determinanti. <strong>La diplomazia apre una trattativa; non riempie ancora i portafogli degli ordini.</strong></p>



<p>La condivisione delle informazioni riservate costituisce un’altra prova. Occorrerà definire le minacce comuni e le regole per proteggere le informazioni. La fiducia fra i servizi resterà determinante, nonostante le differenti priorità.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Lo scudo turco e i limiti della potenza</h2>



<p>Il SAMP/T occupa una posizione centrale. <strong>Ankara lo considera fra le opzioni per la propria «Cupola d’acciaio», la rete integrata di difesa aerea e antimissile. </strong>A luglio Reuters aveva riferito, sulla base di cinque fonti, un ammorbidimento della posizione francese. L’Eliseo aveva tuttavia contestato questa ricostruzione, senza precisare tutte le inesattezze denunciate. Un’apertura politica e un accordo definitivo restano due passaggi distinti.</p>



<p>Sul piano militare, una difesa aerea rafforzata potrebbe proteggere basi, centri di comando e infrastrutture, preservando la capacità di azione sotto attacco. Le caratteristiche della nuova generazione del SAMP/T presentate da Eurosam mirano proprio alla protezione dei siti strategici e all’integrazione nelle reti nazionali e della NATO. Tuttavia, <strong>uno scudo vale per il suo insieme:</strong> sensori, comando, scorte di intercettori, manutenzione e addestramento. Nessuna batteria rende invulnerabile un Paese.</p>



<p>L’efficacia richiede anche munizioni, ricambi e capacità di riparazione. Acquistare i lanciatori senza finanziarne il sostegno creerebbe una capacità fragile. Occorrerà quindi valutare il costo dell’intero periodo di utilizzo.</p>



<p>I Meteor rispondono a un’esigenza diversa: <strong>il combattimento aereo oltre la distanza visiva.</strong> Un’eventuale acquisizione rafforzerebbe le possibilità dell’aviazione turca, a condizione di integrare i missili sugli aerei e di disporre di mezzi affidabili per individuare e designare i bersagli. Le prestazioni di una munizione non sostituiscono né l’addestramento degli equipaggi né la coerenza dell’intero dispositivo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La sovranità si negozia nelle licenze</h2>



<p>Per Ankara, la battaglia decisiva riguarda ciò che accompagnerà le armi: competenze, produzione, manutenzione e capacità di sviluppare conoscenze nazionali. <strong>La richiesta turca di trasferimenti tecnologici e produzione congiun</strong>ta è già emersa nei colloqui sul SAMP/T. Acquistare un equipaggiamento permette di accedere a una capacità; poterlo mantenere e modernizzare accresce la libertà di decisione.</p>



<p>Occorrerà distinguere fra assemblaggio e padronanza tecnologica. Montare componenti importati crea occupazione senza eliminare la dipendenza. L’autonomia dipenderà dalle licenze, dalle competenze acquisite e dalla possibilità di sostituire determinate parti.</p>



<p>Una commessa potrebbe ampliare il mercato francese e italiano, sostenere gli investimenti e distribuire i costi su una produzione maggiore. Il problema consiste nel bilanciare ricavi e controllo delle tecnologie. <strong>Trasmettere competenze può consolidare un rapporto duraturo</strong> con il cliente, ma anche rafforzarne la futura capacità di fare concorrenza ai fornitori.</p>



<p>Si delineano tre scenari. Una vendita di sistemi completi produrrebbe entrate mantenendo una dipendenza dall’assistenza esterna. Una produzione condivisa distribuirebbe maggiormente il lavoro e richiederebbe accordi precisi sulle licenze. Una trattativa prolungata preserverebbe il canale diplomatico senza generare commesse. I tempi, la ripartizione industriale e le garanzie finanziarie permetteranno di misurare la portata reale del riavvicinamento.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il Mediterraneo presenta il conto</h2>



<p>Il precedente progetto era stato bloccato dalle <strong>divergenze sulla Siria, sulla Libia e sul Mediterraneo orientale, in particolare dalle controversie riguardanti Grecia e Cipro.</strong> Questa geografia non scompare con la ripresa dei colloqui industriali. Una cooperazione utile in un settore può restare politicamente delicata in un altro.</p>



<p>Parigi dovrà quindi gestire le conseguenze regionali della propria apertura. Rafforzare la protezione di un alleato della NATO può contemporaneamente modificare i calcoli di altri interlocutori. Anche l’Italia, impegnata in Eurosam, si trova all’incrocio fra interessi industriali ed equilibri mediterranei. Le commesse producono effetti che superano le fabbriche: creano rapporti di sostegno, scambi di personale e impegni duraturi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dall’Europa al Golfo, la strategia delle relazioni multiple</h2>



<p>Durante la conferenza dell’8 ottobre, il Ministero turco ha inoltre illustrato l’organizzazione del Patto della Mecca e le capacità che potrebbero essere fornite all’Arabia Saudita. Il contributo turco dovrà rispettare la Costituzione e le leggi nazionali. <strong>L’annuncio non permette quindi di considerare già definiti gli effettivi, i mezzi o le modalità di un dispiegamento.</strong></p>



<p>Queste due questioni chiariscono la strategia di Ankara: sviluppare le proprie relazioni militari europee costruendo, nel contempo, altri strumenti di influenza nel Golfo. Per i fornitori, questa mobilità diplomatica rende essenziali le condizioni d’impiego e di eventuale trasferimento degli equipaggiamenti. Un sistema venduto per proteggere un territorio può inserirsi in impegni regionali dei quali occorre precisare i limiti.</p>



<p>Il riavvicinamento offre possibilità concrete, ma conserva una tensione centrale. La Francia può cercare influenza attraverso la cooperazione; la Turchia può utilizzare quella cooperazione per ridurre le proprie dipendenze. La loro compatibilità si misurerà nelle licenze, nelle officine, nelle scorte e nella libertà di azione effettivamente acquisita.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/francia-e-turchia-la-tregua-politica-passa-per-le-fabbriche-di-armamenti.html">Francia e Turchia, la tregua politica passa per le fabbriche di armamenti</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Il Patto della Mecca: se Arabia Saudita e Turchia diventano azionisti di maggioranza del Pakistan</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/il-patto-della-mecca-se-arabia-saudita-e-turchia-diventano-azionisti-di-maggioranza-del-pakistan.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Oct 2026 07:00:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1386" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/patto-della-Mecca.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="patto della mecca" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/patto-della-Mecca.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/patto-della-Mecca-300x217.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/patto-della-Mecca-1024x739.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/patto-della-Mecca-768x554.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/patto-della-Mecca-1536x1109.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/patto-della-Mecca-600x433.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p> Il patto della Mecca può trasformare Arabia Saudita e Turchia da finanziatori e fornitori militari in azionisti privilegiati del Pakistan. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/il-patto-della-mecca-se-arabia-saudita-e-turchia-diventano-azionisti-di-maggioranza-del-pakistan.html">Il Patto della Mecca: se Arabia Saudita e Turchia diventano azionisti di maggioranza del Pakistan</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1386" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/patto-della-Mecca.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="patto della mecca" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/patto-della-Mecca.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/patto-della-Mecca-300x217.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/patto-della-Mecca-1024x739.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/patto-della-Mecca-768x554.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/patto-della-Mecca-1536x1109.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/patto-della-Mecca-600x433.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il Pakistan non sta semplicemente cedendo alcune aziende inefficienti. Sta ridisegnando, sotto la pressione del debito e del Fondo monetario internazionale, i confini economici dello Stato. La vendita del 75% della compagnia aerea nazionale PIA a una cordata pakistana per circa 482 milioni di dollari ha rappresentato il primo vero successo del programma. Islamabad punta ora su banche, società energetiche, distribuzione elettrica, infrastrutture e concessioni aeroportuali. L’urgenza, tuttavia, indebolisce il venditore. Quando un governo deve privatizzare per rispettare gli impegni internazionali, ridurre le perdite e ottenere valuta estera, il prezzo degli attivi tende a riflettere la sua fragilità finanziaria più che il loro valore strategico.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La protezione militare apre le porte economiche</h2>



<p><strong>Il patto di difesa della Mecca, sottoscritto da Pakistan, Arabia Saudita e Turchia,</strong> stabilisce che un attacco contro uno dei firmatari venga considerato un attacco contro tutti. Ankara si è già dichiarata disponibile a soddisfare eventuali necessità militari e tecniche saudite, mentre Islamabad non ha ancora assunto impegni operativi contro gli Houthi. Non risulta che il trattato contenga clausole formali sulle privatizzazioni pakistane. <strong>Il collegamento è politico</strong>: una garanzia di sicurezza così ampia crea fiducia, accesso privilegiato ai vertici dello Stato e una corsia preferenziale per i gruppi economici vicini ai governi alleati.</p>



<p>L’indicazione data da Riyadh e Ankara ai propri dirigenti aziendali va quindi letta come l’apertura di una nuova fase: <strong>trasformare la cooperazione militare in partecipazioni, concessioni e contratti di lungo periodo.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Arabia Saudita: dagli aiuti alla proprietà</h2>



<p>Per decenni Riyadh ha sostenuto Islamabad attraverso depositi presso la banca centrale, forniture petrolifere differite e assistenza finanziaria. Ora può cercare di convertire parte di questa influenza creditizia in proprietà economica. <strong>Gli obiettivi sauditi più plausibili sono energia, miniere, agricoltura, logistica, banche e infrastrutture. </strong>Per il Regno, il Pakistan offre tre vantaggi: accesso all’Oceano Indiano e alle rotte alternative allo Stretto di Hormuz; risorse minerarie e terreni agricoli; influenza su un Paese nucleare di oltre 250 milioni di abitanti.</p>



<p>I fondi sovrani e i gruppi sauditi potrebbero preferire partecipazioni di controllo, concessioni pluridecennali e società comuni, evitando di assumersi interamente i debiti accumulati dalle aziende pubbliche.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Turchia: meno capitale, più capacità operative</h2>



<p>Ankara dispone di risorse finanziarie inferiori a quelle saudite, ma possiede imprese competitive nell’edilizia, nella gestione aeroportuale, nell’energia, nei trasporti e nell’industria militare.</p>



<p><strong>Un consorzio turco aveva già presentato un’offerta per la gestione dell’aeroporto di Islamabad,</strong> proponendo allo Stato il 47% dei ricavi, contro una soglia minima richiesta del 56%. L’offerta non soddisfaceva le condizioni iniziali, ma dimostrava un interesse concreto e precedente al patto della Mecca.</p>



<p>Il modello turco può combinare gestione civile e cooperazione militare: infrastrutture, manutenzione, addestramento, produzione congiunta e fornitura di armamenti. È una rete nella quale politica estera e grandi imprese procedono insieme.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La divisione del lavoro tra i tre alleati</h2>



<p>Si profila una complementarità quasi perfetta: l’Arabia Saudita porta il capitale; la Turchia offre tecnologia industriale e capacità militari; il Pakistan mette a disposizione posizione geografica, forze armate, mercato e prestigio nucleare.</p>



<p>Ma proprio questa complementarità costituisce il pericolo. <strong>Islamabad potrebbe ritrovarsi economicamente dipendente dagli stessi alleati ai quali ha promesso assistenza militare. </strong>Se la crisi tra Arabia Saudita, Iran e Houthi dovesse aggravarsi, il prezzo politico degli investimenti potrebbe diventare molto più alto del loro valore finanziario.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Tre possibili scenari</h2>



<p>Lo scenario più probabile è una privatizzazione selettiva: società comuni, concessioni e partecipazioni minoritarie o di controllo, con Islamabad pronta a conservare quote speciali negli attivi strategici. Lo scenario peggiore sarebbe invece <strong>una svendita negoziata politicamente,</strong> con pochi compratori favoriti, valutazioni ridotte, licenziamenti e aumento delle tariffe per elettricità, trasporti e servizi.</p>



<p>Lo scenario migliore richiederebbe gare realmente competitive, obblighi d’investimento, trasferimento di tecnologia, tutela dei lavoratori e autorità regolatrici indipendenti. Senza queste condizioni, un monopolio pubblico inefficiente rischia semplicemente di essere sostituito da un oligopolio straniero protetto dalla politica.</p>



<p><strong>Il patto della Mecca non mette formalmente in vendita il Pakistan.</strong> Ma può trasformare Arabia Saudita e Turchia da finanziatori e fornitori militari in azionisti privilegiati del Paese. E nella geopolitica contemporanea gli alleati soccorrono, proteggono e investono: quasi sempre, però, presentano il conto.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/il-patto-della-mecca-se-arabia-saudita-e-turchia-diventano-azionisti-di-maggioranza-del-pakistan.html">Il Patto della Mecca: se Arabia Saudita e Turchia diventano azionisti di maggioranza del Pakistan</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Attivato l&#8217;Accordo di La Mecca: Pakistan e Turchia blindano l&#8217;Arabia Saudita</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/attivato-laccordo-di-la-mecca-pakistan-e-turchia-blindano-larabia-saudita.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Oct 2026 06:52:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1257" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260807172453912_54a7422a8d441f02444c665964815397.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260807172453912_54a7422a8d441f02444c665964815397.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260807172453912_54a7422a8d441f02444c665964815397-300x196.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260807172453912_54a7422a8d441f02444c665964815397-1024x670.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260807172453912_54a7422a8d441f02444c665964815397-768x503.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260807172453912_54a7422a8d441f02444c665964815397-1536x1006.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260807172453912_54a7422a8d441f02444c665964815397-600x393.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L'attivazione del Patto della Mecca serve ad aiutare l'Arabia Saudita ma anche a consolidare gli equilibri  in Medio Oriente.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/attivato-laccordo-di-la-mecca-pakistan-e-turchia-blindano-larabia-saudita.html">Attivato l&#8217;Accordo di La Mecca: Pakistan e Turchia blindano l&#8217;Arabia Saudita</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1257" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260807172453912_54a7422a8d441f02444c665964815397.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260807172453912_54a7422a8d441f02444c665964815397.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260807172453912_54a7422a8d441f02444c665964815397-300x196.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260807172453912_54a7422a8d441f02444c665964815397-1024x670.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260807172453912_54a7422a8d441f02444c665964815397-768x503.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260807172453912_54a7422a8d441f02444c665964815397-1536x1006.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260807172453912_54a7422a8d441f02444c665964815397-600x393.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nel pieno della turbolenza in <strong>Yemen,</strong> il <strong>Pakistan e la Turchia</strong> rafforzano il loro impegno a sostegno dell&#8217;alleata <strong>Arabia Saudita</strong> in un contesto <a href="https://www.firstpost.com/world/mecca-pact-activated-as-houthi-attacks-on-saudi-arabia-intensify-14050623.html">in cui sono state attivate</a> per la prima volta, a due mesi dalla firma, le clausole della sicurezza del <strong>Patto di La Mecca, </strong>il nuovo asse securitario che unisce Ankara, Islamabad e Riad. Di fronte alla crescita degli scontri tra Riad e gli Houthi yemeniti, che da un mese hanno ampliato la loro proiezione colpendo obiettivi infrastrutturali, energetici e civili nel Paese che sostiene il governo yemenita internazionalmente riconosciuto, e dopo che i ribelli hanno alzato l&#8217;asticella dello scontro, da tempo i partner dell&#8217;Arabia Saudita sottolineavano la possibilità di un&#8217;attivazione delle clausole.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Si attiva il Patto di La Mecca</h2>



<p><a href="https://x.com/kbsalsaud/status/2107168104476279145?ref_src=twsrc%5Etfw%7Ctwcamp%5Etweetembed%7Ctwterm%5E2107168104476279145%7Ctwgr%5Ed6d597db0c66e8ee07eda7ddc4d6584d79bf1faf%7Ctwcon%5Es1_&amp;ref_url=https%3A%2F%2Fwww.firstpost.com%2Fworld%2Fmecca-pact-activated-as-houthi-attacks-on-saudi-arabia-intensify-14050623.html">Ieri la svolta: </a>a Riad, i capi della diplomazia e della difesa dei tre Paesi, alla presenza di protagonisti dell&#8217;agone mediorientale come il ministro degli Esteri turco <strong>Hakan Fidan</strong> e il feldmaresciallo pakistano <strong>Asim Munir, capo delle forze armate di Islamabad</strong>, hanno deciso di aprire allo schieramento di unità turche e pakistane a sostegno della <strong>capacità di difesa saudita contro i raid balistici degli Houthi</strong>. Non è stato specificato un quantitativo preciso di forze o mezzi, ma, <a href="https://www.turkiyetoday.com/region/turkiye-pakistan-commit-forces-to-saudi-arabia-after-emergency-mecca-alliance-talks-3229702?s=2">ricorda Turkiye Today</a>, è stato consolidato l&#8217;impegno allo schieramento delle forze in nome della sicurezza collettiva della nuova alleanza.</p>



<p>Nei giorni scorsi un&#8217;indiscrezione importante in tal senso era arrivata dal Pakistan, Paese che <a href="https://www.reuters.com/world/asia-pacific/pakistan-deploys-jet-squadron-thousands-troops-saudi-arabia-during-iran-war-2026-05-18/">del resto mantiene già da tempo una </a>presenza militare in Arabia Saudita <a href="https://responsiblestatecraft.org/pakistan-yemen-intervention/">di circa 8mila truppe</a> a sostegno di uno Stato con cui nel 2025 ha concluso <a href="https://it.insideover.com/difesa/pakistan-arabia-saudita-turchia-un-patto-per-la-sicurezza-del-medio-oriente.html" type="post" id="525740">un accordo di sicurezza bilaterale che l&#8217;asse con la Turchia ha poi consolidato</a>. Nei giorni scorsi <a href="https://www.firstpost.com/world/pakistan-preparing-to-deploy-up-to-25000-troops-to-saudi-arabia-amid-rising-houthi-threat-report-14050093.html">si è parlato di un possibile schieramento di 25mila truppe pakistane</a> nel Paese della Penisola Arabica, anche se non è chiaro <strong>quali forze saranno richieste per sostenere la difesa saudita e in che misura ci sarà un effettivo intervento degli alleati</strong>, fatto che potrebbe dipendere dall&#8217;effettiva portata dei raid Houthi nelle prossime settimane. <a href="https://www.bloomberg.com/news/articles/2026-10-05/saudi-east-west-oil-pipeline-is-flowing-as-normal-people-say">Mentre sembra essere rientrato il più grave allarme generale circa un assedio completo dell&#8217;export energetico saudita</a> e mentre le forze filo-saudite del governo yemenita vanno al contrattacco degli Houthi e si <a href="https://www.aljazeera.com/news/liveblog/2026/10/6/iran-war-live-yemen-forces-reclaim-strategic-port-city-mocha-from-houthis">parla della caduta del porto di Mokha, </a>la cui conquista da parte dei ribelli aveva aperto alla prospettiva del loro controllo di <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/egitto-bab-el-mandeb-iraq-il-delicato-equilibrio-dellitalia-nel-levante.html" type="post" id="531201">Bab-el-Mandeb</a></strong>, l&#8217;Arabia Saudita vive un complesso dualismo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;Arabia Saudita, La Mecca e lo Yemen</h2>



<p>Da un lato, Riad con i suoi raid aerei è un alleato strategico per le forze governative di Aden che puntano alla riconquista della capitale Sana&#8217;a, da oltre un decennio nelle mani degli Houthi, e<a href="https://www.lemonde.fr/en/international/article/2026/10/05/turkey-and-pakistan-pledge-to-deploy-troops-to-saudi-arabia_6758277_4.html?srsltid=AU7gw4XYcXzkXVhSuaqyqWujLt0sVJ0EMvTZa4Z-Nfyv6-BmzXRKaAxz"> sfruttano il costante appoggio dell&#8217;importante alleato.</a> <strong>Dall&#8217;altro, le difese aeree dell&#8217;Arabia Saudita sono spesso state incerte</strong> nei confronti degli attacchi di droni e missili yemeniti, anche se il Paese guidato dal principe ereditario Mohammad bin Salman ha sempre dichiarato che <a href="https://www.aljazeera.com/news/2026/10/4/houthis-claim-strike-on-saudi-energy-facility-as-yemen-fighting-intensifies">le affermazioni degli Houthi circa i risultati ottenuti con i raid sono esagerate.</a> Del resto, ad agosto <a href="https://responsiblestatecraft.org/mecca-agreement-turkey-pakistan/">Responsible Statecraft, anticipando che proprio quella con gli Houthi poteva essere la prima grande questione</a> del Patto di La Mecca, notava correttamente che dal punto di vista saudita &#8220;la natura della minaccia Houthi rende la difesa aerea, l&#8217;allerta precoce, la guerra elettronica, i sistemi anti-drone, la ricognizione marittima e la condivisione di informazioni di intelligence più importanti del semplice invio di forze di terra&#8221; e &#8220;sia la Turchia che il Pakistan possono rafforzare le capacità saudite in questi settori&#8221;.</p>



<p>Per l&#8217;Arabia Saudita conseguire il sostegno alleato è un risultato importante per provare a prevenire un nuovo pantano yemenita. <strong>Appare palese che l&#8217;escalation in Yemen e la fine di quattro anni di stasi e congelamento del conflitto, sommata all&#8217;onda lunga del conflitto israelo-americano con l&#8217;Iran</strong> e dei raid regionali di Teheran ha messo in difficoltà l&#8217;Arabia Saudita. L&#8217;attivazione del Patto di La Mecca, in tal senso, è un impegno strategico e politico al tempo stesso anche per i partner che decidono di appoggiarla. Strategico, perché mostra come anche per Pakistan e Turchia la stabilità dell&#8217;alleato e la fine del conflitto in Yemen sono un obiettivo primario.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Gli obiettivi di Pakistan e Turchia</h2>



<p>Per il Pakistan l&#8217;obiettivo è rafforzare la sua capacità di intervenire nella stabilizzazione della regione e aprire la strada a una distensione su più livelli: <strong>la fine del conflitto in Yemen è vista da Islamabad</strong> anche come una mossa funzionale a facilitare la distensione e la mediazione in Iran, dove i negoziati tra Usa e Teheran appaiono in stallo. Una fine della tensione riguardanti gli Houthi, alleati dell&#8217;Iran, e Bab-el-Mandeb, stretto che può sommarsi a Hormuz nel condizionare la geologistica globale, faciliterebbe un impegno politico su cui Islamabad si è mossa con l&#8217;ottica di essere uno stabilizzatore regionale. Nei giorni in cui si attiva l&#8217;alleanza di La Mecca, in Pakistan arriva il <a href="https://www.arabnews.pk/pakistan/un-chief-arrives-in-pakistan-for-talks-including-on-usiran-mediation-efforts-3003299">Segretario generale dell&#8217;Onu Antonio Guterres, </a>che nelle ultime settimane di mandato intende capire se c&#8217;è spazio per rafforzare la mediazione per stabilizzare il Medio Oriente. </p>



<p><strong>La Turchia, parimenti, acquisisce potenzialmente capacità di proiezione strategica regionale</strong> e col sostegno all&#8217;Arabia Saudita può capire la preparazione delle sue forze armate a sfide strategiche a tutto campo e mettere piede nella Penisola Arabica per condizionare indirettamente il futuro dello scenario yemenita, fondamentale per Ankara in quanto proiettato sulle aree del Mar Rosso e vicino al Corno d&#8217;Africa dove i turchi mantengono un presidio strategico in particolar modo connesso alla cooperazione sulla sicurezza con la Somalia. Attraverso l&#8217;appoggio all&#8217;Arabia Saudita s&#8217;avanzeranno nuove mosse per cambiare lo scacchiere mediorientale e i futuri schieramenti di forze? Ancora presto per dirlo. Ma sicuramente l&#8217;attivazione del Patto di La Mecca riguarda tanto la risposta ai raid Houthi, che per quanto problematici non rappresentano certamente una minaccia esistenziale all&#8217;Arabia Saudita, quanto la volontà di <strong>mostrare la solidità di un partenariato che mira a consolidare nuovi equilibri geopolitici in Medio Oriente</strong>. Mandando un messaggio a tutti gli attori coinvolti con propri interessi nell&#8217;area, a prescindere dall&#8217;effettiva entità dello schieramento autorizzato dall&#8217;attivazione del Patto e la cui entità, le cui tempistiche e le cui modalità saranno ancora tutte da definire. Ma il messaggio politico è stato, in tal senso, già recapitato.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Fonti</h2>



<ul class="wp-block-list">
<li><a href="https://www.firstpost.com/world/mecca-pact-activated-as-houthi-attacks-on-saudi-arabia-intensify-14050623.html">https://www.firstpost.com/world/mecca-pact-activated-as-houthi-attacks-on-saudi-arabia-intensify-14050623.html</a></li>



<li><a href="https://x.com/kbsalsaud/status/2107168104476279145">https://x.com/kbsalsaud/status/2107168104476279145</a></li>



<li><a href="https://www.reuters.com/world/asia-pacific/pakistan-deploys-jet-squadron-thousands-troops-saudi-arabia-during-iran-war-2026-05-18/">https://www.reuters.com/world/asia-pacific/pakistan-deploys-jet-squadron-thousands-troops-saudi-arabia-during-iran-war-2026-05-18/</a></li>



<li><a href="https://www.arabnews.pk/pakistan/un-chief-arrives-in-pakistan-for-talks-including-on-usiran-mediation-efforts-3003299">https://www.arabnews.pk/pakistan/un-chief-arrives-in-pakistan-for-talks-including-on-usiran-mediation-efforts-3003299</a></li>



<li><a href="https://responsiblestatecraft.org/pakistan-yemen-intervention/">https://responsiblestatecraft.org/pakistan-yemen-intervention/</a></li>



<li><a href="https://responsiblestatecraft.org/mecca-agreement-turkey-pakistan/">https://responsiblestatecraft.org/mecca-agreement-turkey-pakistan/</a></li>



<li><a href="https://www.firstpost.com/world/pakistan-preparing-to-deploy-up-to-25000-troops-to-saudi-arabia-amid-rising-houthi-threat-report-14050093.html">https://www.firstpost.com/world/pakistan-preparing-to-deploy-up-to-25000-troops-to-saudi-arabia-amid-rising-houthi-threat-report-14050093.html</a></li>



<li><a href="https://www.aljazeera.com/news/2026/10/4/houthis-claim-strike-on-saudi-energy-facility-as-yemen-fighting-intensifies">https://www.aljazeera.com/news/2026/10/4/houthis-claim-strike-on-saudi-energy-facility-as-yemen-fighting-intensifies</a></li>



<li><a href="https://www.bloomberg.com/news/articles/2026-10-05/saudi-east-west-oil-pipeline-is-flowing-as-normal-people-say">https://www.bloomberg.com/news/articles/2026-10-05/saudi-east-west-oil-pipeline-is-flowing-as-normal-people-say</a></li>



<li><a href="https://www.aljazeera.com/news/liveblog/2026/10/6/iran-war-live-yemen-forces-reclaim-strategic-port-city-mocha-from-houthis">https://www.aljazeera.com/news/liveblog/2026/10/6/iran-war-live-yemen-forces-reclaim-strategic-port-city-mocha-from-houthis</a></li>



<li><a href="https://www.lemonde.fr/en/international/article/2026/10/05/turkey-and-pakistan-pledge-to-deploy-troops-to-saudi-arabia_6758277_4.html?srsltid=AU7gw4XYcXzkXVhSuaqyqWujLt0sVJ0EMvTZa4Z-Nfyv6-BmzXRKaAxz">https://www.lemonde.fr/en/international/article/2026/10/05/turkey-and-pakistan-pledge-to-deploy-troops-to-saudi-arabia_6758277_4.html?srsltid=AU7gw4XYcXzkXVhSuaqyqWujLt0sVJ0EMvTZa4Z-Nfyv6-BmzXRKaAxz</a></li>



<li><a href="https://amwaj.media/en/article/kuwait-defense-deal-deepens-pakistans-growing-role-in-gulf-security">https://amwaj.media/en/article/kuwait-defense-deal-deepens-pakistans-growing-role-in-gulf-security</a></li>
</ul>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/attivato-laccordo-di-la-mecca-pakistan-e-turchia-blindano-larabia-saudita.html">Attivato l&#8217;Accordo di La Mecca: Pakistan e Turchia blindano l&#8217;Arabia Saudita</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Il sogno dell&#8217;Amedspor: far parlare curdo al campionato turco</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/il-sogno-dellamedspor-far-parlare-curdo-al-campionato-turco.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Oct 2026 14:05:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[calcio]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=530904</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260928154308834_4c0a14f5d68bd3a71f7145c6945abc54.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260928154308834_4c0a14f5d68bd3a71f7145c6945abc54.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260928154308834_4c0a14f5d68bd3a71f7145c6945abc54-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260928154308834_4c0a14f5d68bd3a71f7145c6945abc54-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260928154308834_4c0a14f5d68bd3a71f7145c6945abc54-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260928154308834_4c0a14f5d68bd3a71f7145c6945abc54-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260928154308834_4c0a14f5d68bd3a71f7145c6945abc54-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Al primo posto in Turchia si trova una neopromossa che rappresenta la principale città curda nel Paese, Diyarbakir. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/il-sogno-dellamedspor-far-parlare-curdo-al-campionato-turco.html">Il sogno dell&#8217;Amedspor: far parlare curdo al campionato turco</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260928154308834_4c0a14f5d68bd3a71f7145c6945abc54.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260928154308834_4c0a14f5d68bd3a71f7145c6945abc54.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260928154308834_4c0a14f5d68bd3a71f7145c6945abc54-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260928154308834_4c0a14f5d68bd3a71f7145c6945abc54-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260928154308834_4c0a14f5d68bd3a71f7145c6945abc54-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260928154308834_4c0a14f5d68bd3a71f7145c6945abc54-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260928154308834_4c0a14f5d68bd3a71f7145c6945abc54-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Prima della pausa per le nazionali, c&#8217;è stata una sfida che ha acceso molti riflettori sulla <strong>Super Lig turca</strong>. Non si tratta di uno dei derby di Istanbul, capitale economica del Paese che da tempo costituisce il perno attorno cui ruota il campionato locale. Al contrario, la partita è stata giocata nel <strong>profondo Sud-Est del Paese</strong>. Lì dove l&#8217;Anatolia inizia ad abbracciare più da vicino il Medio Oriente e dove la popolazione, nella maggioranza dei casi, parla curdo. A <strong>Diyarbakir</strong>, città da oltre mezzo milione di abitanti che rappresenta il <strong>centro nevralgico, culturale ed economico dei curdi di Turchia</strong>, la locale squadra dell&#8217;<strong>Amedspor </strong>ha battuto il Besiktas, una delle grandi di Istanbul e del campionato turco. Con questa vittoria la formazione di casa, da neopromossa nella massima serie, è adesso <strong>in testa con 13 punti</strong>. Una favola quindi, un po&#8217; come il mai dimenticato Chievo in Serie A nel 2002. Ma c&#8217;è molto di più: in Turchia spesso le squadre aggiungono la desinenza &#8220;<em>Spor</em>&#8221; al nome della località da cui provengono, Amedspor dunque indica la provenienza da Amed. <strong>E Amed altro non è che il nome in curdo di Diyarbakir</strong>, <a href="https://www.lemonde.fr/sport/article/2026/09/24/en-turquie-le-club-d-amedspor-porte-etendard-de-l-identite-kurde-et-barometre-malgre-lui-des-relations-avec-ankara_6781498_3242.html?">dunque la squadra e il suo tifoso hanno una dimensione culturale e sociale che va ben oltre l&#8217;aspetto prettamente calcistico. </a></p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="Amed SF - Beşiktaş - Highlights/Özet | Trendyol Süper Lig - 2026/27" width="500" height="281" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/cAP3UtO8s4w?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div><script>ga("set", "video_embed", "youtube_cAP3UtO8s4w");</script>
</div></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Un nome, un&#8217;appartenenza</h2>



<p>Nel 2014 la squadra ha da poco terminato il suo secondo campionato consecutivo nella terza serie turca. La sua denominazione in quel momento è diversa e corrisponde a quella di <strong>Diyarbakir Belediyespor</strong>, attribuito alla società nel 1990 quando la proprietà è passata in mano alle autorità comunali. Proprio l&#8217;acquisizione da parte del comune, ha cambiato per la prima volta la storia del club: fondato nel 1972 con un altro nome, quello di <strong>Melikahmet Turanspor</strong>, per molto tempo ha navigato nelle serie dilettantistiche. Il calcio che conta a Diyarbakir è arrivato con il Diyarbakirspor, in grado negli anni Settanta di approdare nella massima serie e di rimanerci per diverse stagioni. Nel 2010 si è avuta l&#8217;ultima apparizione in Super Lig dei &#8220;cugini&#8221; dell&#8217;Amed, caduti successivamente in disgrazia per via di difficoltà economiche e da allora mai più riemersi. Ed ecco, per l&#8217;appunto, che si arriva al 2014: ora che il Belediyespor, con la sua presenza in terza serie, è la prima squadra della città forse serve <strong>un nome in grado di cementificare meglio l&#8217;identità e attrarre più tifosi</strong>. Questo è il ragionamento fatto dai soci del club nell&#8217;estate di quell&#8217;anno, quando per l&#8217;appunto per la prima volta nel logo è apparsa la scritta Amedspor.</p>



<p>Il riferimento al nome curdo di Diyarbakir, in una fase in cui il governo di Ankara risulta profondamente impegnato in operazioni contro il Pkk e ogni mese dispiega nel Sud-Est della Turchia migliaia di soldati, <strong>non è subito stato digerito dalla federazione calcistica turca</strong>. Sono arrivate, così come spiegato dall&#8217;attuale presidente dell&#8217;Amedspor, l&#8217;avvocato <strong>Nahit Eren</strong>, pressioni sia dai vertici calcistici che da quelli politici. Tuttavia, il tira e molla con le istituzioni è stato poi vinto dalla società e da allora il club non ha più cambiato nome. Il progetto sportivo nel corso degli anni si è poi rivelato solido e la squadra ha iniziato a diventare un <strong>riferimento per i tifosi curdi</strong>. Pur non avendo la stessa tradizione del primo club cittadino, seppur già caduto nelle serie inferiori nella fase di consolidamento dell&#8217;Amedspor, il club ha costruito il suo seguito e in qualche modo la popolazione curda ha iniziato a vedere nei colori verde-rosso della squadra un riferimento che è diventato prima calcistico e poi culturale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La cavalcata fino alla testa del campionato</h2>



<p>Una mano d&#8217;aiuto, indirettamente e paradossalmente, è arrivata proprio dal governo. <a href="https://www.aa.com.tr/en/turkey/turkish-pm-inaugurates-new-istanbul-football-stadium/136418?">Nel 2014 il presidente turco Erdogan ha varato una legge per l&#8217;ammodernamento e la costruzione di stadi in tutto il Paese</a>. Un provvedimento frutto non solo della passione del leader turco per il calcio, ma anche dalla <strong>consapevolezza dell&#8217;importanza sociale e politica del mondo del pallone all&#8217;interno del Paese.</strong> La legge ha consentito un po&#8217; ovunque alle amministrazioni locali di usufruire di finanziamenti diretti o collegati alla <strong>Toki</strong>, l&#8217;Agenzia Statale per l&#8217;edilizia abitativa. Anche a Diyarbakir  il comune si è mosso per l&#8217;approvazione di un progetto per un nuovo stadio, moderno e da almeno 30.000 posti. I lavori hanno permesso nel 2018 alla città di avere la sua nuova arena,<strong> trasformata dall&#8217;Amedspor nel proprio fortino di casa</strong>. È proprio qui che il club curdo ha costruito la sua scalata, culminata nel 2024 con la storica promozione nella seconda serie e nella scorsa primavera con l&#8217;approdo in Super Lig. </p>



<p>C&#8217;è chi parla adesso di &#8220;nazionale curda&#8221;, in modo però improprio. La filosofia della società è senza dubbio quella di contribuire a creare un riferimento per i tifosi curdi, oltre che incentivare i talenti locali, ma la squadra è composta da calciatori provenienti da più parti della Turchia e dall&#8217;estero. Anzi, buona parte dei 16 acquisti fatti in estate per potenziare la rosa risultano stranieri. I tifosi italiani riconoscono ad esempio <strong>Gift Orban</strong>, lo scorso anno al Verona e quest&#8217;anno già autore di diverse reti, tra cui la prima siglata contro il Besiktas di Vincenzo Italiano. C&#8217;è il difensore kosovaro <strong>Lumbardh Dellova</strong>, il trequartista israeliano <strong>Dia Saba</strong>, il centrale scozzese <strong>David Bates</strong>. Il vero eroe dei tifosi al momento è l&#8217;attaccante senegalese <strong>Mbaye Diagne</strong>, capocannoniere la scorsa stagione. Più che la lingua parlata in campo, ai tifosi interessa quella parlata in tribuna: qui si può parlare curdo senza il timore di essere guardati con dispetto o con sospetto. Il primo posto attuale permette di sognare, anche se comunque in tanti hanno le idee chiare su un punto: prima di tutto occorre mettere in cascina i punti salvezza.</p>



<p>Fonti: </p>



<p><a href="https://www.lemonde.fr/sport/article/2026/09/24/en-turquie-le-club-d-amedspor-porte-etendard-de-l-identite-kurde-et-barometre-malgre-lui-des-relations-avec-ankara_6781498_3242.html?">https://www.lemonde.fr/sport/article/2026/09/24/en-turquie-le-club-d-amedspor-porte-etendard-de-l-identite-kurde-et-barometre-malgre-lui-des-relations-avec-ankara_6781498_3242.html?</a></p>



<p><a href="https://beinsports.com.tr/takim/amedspor/istatistikler?">https://beinsports.com.tr/takim/amedspor/istatistikler?</a></p>



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		<title>La sfida di Erdogan per la riforma dell&#8217;Onu: via il privilegio dei Cinque e il potere di veto</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/la-sfida-di-erdogan-per-la-riforma-dellonu-via-il-privilegio-dei-cinque-e-il-potere-di-veto.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Riccardo Renzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Sep 2026 07:24:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Politics]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/turchia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Turchia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/turchia.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/turchia-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/turchia-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/turchia-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/turchia-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/turchia-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il modello ipotizzato da Erdogan prevede la totale abolizione della categoria dei membri permanenti e la contestuale cancellazione del veto. </p>
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<p>All’81ª Assemblea Generale delle Nazioni Unite, il Presidente turco <strong>Recep Tayyip Erdoğan</strong> non si è limitato a riproporre la tradizionale narrativa revisionista del suo governo. L’intervento del 22 settembre 2026 ha segnato un cambio di passo sostanziale: Ankara ha abbandonato la semplice richiesta di redistribuzione dei seggi per lanciare un attacco diretto alla <strong>struttura oligarchica del Consiglio di Sicurezza</strong>. Nel mirino non c’è più soltanto l&#8217;asimmetria rappresentativa, ma la permanenza stessa delle cinque potenze vincitrici della Seconda guerra mondiale e il loro <strong>diritto di veto</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>L’offensiva di Ankara</strong></h2>



<p>Lo slogan storico “Il mondo è più grande di cinque” ha trovato una declinazione istituzionale rigorosa e priva di mediazioni. La dottrina turca ritiene che l’aggiunta di nuovi membri permanenti, caldeggiata da diverse potenze regionali, finirebbe unicamente per ampliare la platea dei privilegiati senza risolvere l’inefficienza strutturale dell&#8217;organo decisionale. La proposta avanzata da Erdoğan ridisegna dalle fondamenta l’architettura del Palazzo di Vetro. Il modello ipotizzato prevede la <strong>totale abolizione della categoria dei membri permanenti</strong> e la contestuale cancellazione del veto. Al suo posto, si delinea un Consiglio composto esclusivamente da <strong>membri eletti dall’Assemblea Generale</strong> a rotazione, con mandati temporanei ed eventualmente rinnovabili solo attraverso una nuova votazione. Una simile impostazione toglie ad Ankara l’etichetta di Paese in cerca di promozione personale e la posiziona alla guida di un fronte sistemico contro la concentrazione del potere globale.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il nodo dell’Articolo 108</strong></h2>



<p>L’iniziativa turca si scontra con una barriera giuridica apparentemente insuperabile, inserita dagli stessi estensori della Carta del 1945. <a href="https://gemini.google.com/app/be53016c174dcc8b?is_sa=1&amp;is_sa=1&amp;android-min-version=301356232&amp;ios-min-version=322.0&amp;campaign_id=bkws&amp;utm_source=sem&amp;utm_medium=paid-media&amp;utm_campaign=bkws&amp;pt=9008&amp;mt=8&amp;ct=p-growth-sem-bkws&amp;gclsrc=aw.ds&amp;gad_source=1&amp;gad_campaignid=20437330512&amp;gclid=Cj0KCQjwt9jVBhDXARIsAFSP-6d7XDGc1IEiP4chAGP0OOhvnJogwA3PaCkrseDd462QzR6TMgkdV20aAsqNEALw_wcB">L’<strong>articolo 108 della Carta ONU</strong> disciplina la procedura di revisione del testo fondativo, stabilendo che qualsiasi emendamento debba essere adottato a maggioranza dei due terzi dei membri dell’Assemblea Generale e ratificato da due terzi degli Stati, compresi <strong>tutti e cinque i membri permanenti</strong>.</a> Questa architettura crea un paradosso istituzionale perfetto. Per smantellare il privilegio del veto occorre l’assenso formale e senza defezioni di Washington, Pechino, Mosca, Londra e Parigi. La riforma più radicale avanzata negli ultimi decenni richiede, per diventare norma di diritto internazionale, l’atto di autolimitazione di coloro che ne sarebbero le prime vittime geopolitiche. Il veto si rivela così non soltanto un’arma politica quotidiana, ma un <strong>blindaggio costituzionale insuperabile</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Tra Medio Oriente e veti incrociati</strong></h2>



<p>La pressione per una revisione delle regole del gioco nasce dalla persistente incapacità dell’ONU di gestire i principali teatri di crisi globale. Le dinamiche di voto del 2025 e del 2026 confermano come <strong>l’uso del veto continui a bloccare le opzioni multilaterali nei dossier più incandescenti,</strong> dall&#8217;Europa orientale al Medio Oriente, garantendo copertura diplomatica agli alleati dei P5.</p>



<p>Nemmeno l’adozione della Risoluzione 76/262 dell&#8217;Assemblea Generale, che prevede la convocazione automatica dell&#8217;aula ogni volta che un membro permanente esercita il veto, è riuscita a scalfire la sostanza del potere di blocco. Sebbene lo strumento abbia incrementato il costo reputazionale per la potenza che lo impiega, la natura del veto rimane squisitamente giuridica e immodificabile per via puramente procedurale.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La spaccatura del fronte riformista</strong></h2>



<p>Nel variegato panorama degli Stati favorevoli a una modifica del Consiglio di Sicurezza non esiste un modello condiviso, e la linea di Ankara entra in rotta di collisione con altre importanti coalizioni regionali. L’<strong>Unione Africana</strong>, pur denunciando la storicità dell&#8217;esclusione del continente dal vertice decisionale, si muove sulla base del Consenso di Ezulwini. <strong>L’Africa chiede l’assegnazione di almeno due seggi permanenti dotati di veto, </strong>optando per una democratizzazione che passa attraverso l&#8217;ingresso nel club dei privilegiati. Il <strong>G4</strong> (Germania, Giappone, India e Brasile) spinge a sua volta per la creazione di nuovi seggi permanenti, pur accettando l’ipotesi di una moratoria temporanea sull’esercizio del veto. La Turchia, al contrario, agisce all’interno del gruppo <strong>Uniting for Consensus</strong> (di cui fa parte anche l’Italia), opponendosi fermamente all’istituzione di nuovi seggi nazionali permanenti. La divergenza tra chi intende allargare la permanenza e chi punta a sopprimerla del tutto frammenta la maggioranza dei due terzi necessaria in Assemblea Generale, favorendo il mantenimento dello status quo.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il no immediato del Cremlino</strong></h2>



<p>La reazione delle grandi potenze all’uscita di Erdoğan non si è fatta attendere. Attraverso il portavoce <strong>Dmitry Peskov</strong>, la Federazione Russa ha chiarito la propria posizione: sì all’ampliamento della rappresentanza dei Paesi in via di sviluppo, ma totale <strong>intoccabilità del veto e della permanenza</strong>, descritti come pilastri della stabilità globale. La risposta di Mosca anticipa la linea di chiusura sostanziale che accomuna, pur con toni differenti, tutti i membri del P5. In questo contesto, la mossa della diplomazia turca assume un valore prevalentemente negoziale. Consapevole dell’impossibilità di superare il filtro dell’articolo 108 nell&#8217;immediato, <strong>Ankara alza l’asticella con una proposta massimalista per influenzare i futuri compromessi. </strong>L’obiettivo operativo riguarda la progressiva erosione della legittimità del veto, l’aumento del ruolo dell’Assemblea Generale e l’introduzione di seggi a rotazione di lunga durata.</p>



<p>Mantenendo al centro del dibattito la fine dei privilegi del 1945, la Turchia punta a consolidare la propria leadership diplomatica nel Sud globale e a porsi come interlocutore indispensabile nelle dinamiche di sicurezza eurasiatiche e mediterranee. La vera sfida per Ankara consisterà nel verificare quanti Paesi saranno disposti a trasformare la protesta verbale contro il veto in un’alleanza politica strutturata intorno al modello rotazionale.</p>



<p><a href="https://gemini.google.com/app/be53016c174dcc8b?is_sa=1&amp;is_sa=1&amp;android-min-version=301356232&amp;ios-min-version=322.0&amp;campaign_id=bkws&amp;utm_source=sem&amp;utm_medium=paid-media&amp;utm_campaign=bkws&amp;pt=9008&amp;mt=8&amp;ct=p-growth-sem-bkws&amp;gclsrc=aw.ds&amp;gad_source=1&amp;gad_campaignid=20437330512&amp;gclid=Cj0KCQjwt9jVBhDXARIsAFSP-6d7XDGc1IEiP4chAGP0OOhvnJogwA3PaCkrseDd462QzR6TMgkdV20aAsqNEALw_wcB">https://gemini.google.com/app/be53016c174dcc8b?is_sa=1&amp;is_sa=1&amp;android-min-version=301356232&amp;ios-min-version=322.0&amp;campaign_id=bkws&amp;utm_source=sem&amp;utm_medium=paid-media&amp;utm_campaign=bkws&amp;pt=9008&amp;mt=8&amp;ct=p-growth-sem-bkws&amp;gclsrc=aw.ds&amp;gad_source=1&amp;gad_campaignid=20437330512&amp;gclid=Cj0KCQjwt9jVBhDXARIsAFSP-6d7XDGc1IEiP4chAGP0OOhvnJogwA3PaCkrseDd462QzR6TMgkdV20aAsqNEALw_wcB</a></p>



<figure class="wp-block-embed is-type-wp-embed is-provider-mosaico wp-block-embed-mosaico"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="5kOmepAKCE"><a href="https://www.mosaico-cem.it/attualita-e-news/mondo/netanyahu-allonu-la-piu-grande-menzogna-del-secolo-lattacco-a-iran-qatar-erdogan-e-mamdani/">Netanyahu all’Onu: «La più grande menzogna del secolo». L’attacco a Iran, Qatar, Erdogan e Mamdani</a></blockquote><iframe loading="lazy" class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted"  title="&#8220;Netanyahu all’Onu: «La più grande menzogna del secolo». L’attacco a Iran, Qatar, Erdogan e Mamdani&#8221; &#8212; Mosaico" src="https://www.mosaico-cem.it/attualita-e-news/mondo/netanyahu-allonu-la-piu-grande-menzogna-del-secolo-lattacco-a-iran-qatar-erdogan-e-mamdani/embed/#?secret=7JNWke7zQm#?secret=5kOmepAKCE" data-secret="5kOmepAKCE" width="500" height="282" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe>
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		<title>Il Patto di La Mecca e il grande risiko dell&#8217;Asia Occidentale</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/il-patto-di-la-mecca-e-il-grande-risiko-dellasia-occidentale.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 29 Aug 2026 08:30:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Asia Occidentale]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1257" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260807172453912_54a7422a8d441f02444c665964815397.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260807172453912_54a7422a8d441f02444c665964815397.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260807172453912_54a7422a8d441f02444c665964815397-300x196.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260807172453912_54a7422a8d441f02444c665964815397-1024x670.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260807172453912_54a7422a8d441f02444c665964815397-768x503.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260807172453912_54a7422a8d441f02444c665964815397-1536x1006.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260807172453912_54a7422a8d441f02444c665964815397-600x393.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Da oltre un secolo, la regione che continua ad essere chiamata Medio Oriente, un retaggio orientalista imposto dal Colonial Office britannico, rappresenta una sfida geopolitica e geoeconomica per tutte le grandi e medie potenze che si sono impegnate e continuano pervicacemente ad impegnarsi nell’area. Rimuovendo i condizionamenti semantici del Regno di Sua Maestà, è opportuno &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/il-patto-di-la-mecca-e-il-grande-risiko-dellasia-occidentale.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/il-patto-di-la-mecca-e-il-grande-risiko-dellasia-occidentale.html">Il Patto di La Mecca e il grande risiko dell&#8217;Asia Occidentale</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1257" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260807172453912_54a7422a8d441f02444c665964815397.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260807172453912_54a7422a8d441f02444c665964815397.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260807172453912_54a7422a8d441f02444c665964815397-300x196.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260807172453912_54a7422a8d441f02444c665964815397-1024x670.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260807172453912_54a7422a8d441f02444c665964815397-768x503.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260807172453912_54a7422a8d441f02444c665964815397-1536x1006.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260807172453912_54a7422a8d441f02444c665964815397-600x393.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Da oltre un secolo, la regione che continua ad essere chiamata Medio Oriente, un <a href="https://www.eurasiareview.com/14032025-rethinking-the-middle-east-a-case-for-west-asia-analysis/">retaggio orientalista</a> imposto dal Colonial Office britannico, rappresenta una sfida geopolitica e geoeconomica per tutte le grandi e medie potenze che si sono impegnate e continuano pervicacemente ad impegnarsi nell’area.</p>



<p>Rimuovendo i condizionamenti semantici del Regno di Sua Maestà, è opportuno chiamarla con il suo nome geografico, ovvero Asia Occidentale.</p>



<p>A cavallo tra il XX ed il XXI secolo la regione ha vissuto il tentativo di imposizione di una definitiva Pax Americana i cui punti salienti sono stati la Prima e la Seconda Guerra del Golfo 1991 e 2003, la lotta globale al Terrorismo a partire dal 2001 con la connessa invasione dell’Afghanistan, nonché maldestri, parziali e falliti tentativi di mettere fine al conflitto israelo-palestinese. Unico raggio di luce l’accordo nucleare con l’Iran del 2015 (JCPOA) che poi Washington si è rapidamente rimangiato.</p>



<p>A partire dal 7 ottobre 2023, con il tragico e truculento assist offerto da Hamas, il tentativo si è trasformato nell’accelerazione verso un’imposizione coercitiva di una Pax Israelo-Americana, di cui l’attacco all’Iran il 28 febbraio scorso potrebbe costituire il canto del cigno.</p>



<p>Il risultato della Pax Israelo-Americana in Asia occidentale è stato a dir poco catastrofico.</p>



<p>Coloro &#8211; e sono ancora in tanti purtroppo &#8211; che ritengono errata tale conclusione, e credono invece che gli Accordi di Abramo del 2020 e il Piano Trump ed il Board of Peace of Gaza abbiano riaperto le prospettive di pace nella regione, possono tranquillamente interrompere la lettura di questo articolo.</p>



<p>Nessuna delle argomentazioni e dei dati a sostegno che verranno offerti qui di seguito li smuoverà dal loro giudizio distopico. Al massimo, qualcuno di loro, con un cinismo ed un’ipocrisia che se fossero monetizzabili coprirebbero lo stratosferico <a href="https://it.insideover.com/economia/il-debito-americano-verso-i-40-trilioni-di-dollari-porta-leconomia-mondiale-in-un-territorio-inesplorato.html">debito USA</a> di 40.000 miliardi $, potrebbe limitarsi a liquidare il tutto come danni collaterali o come il duro prezzo da pagare per la difesa della Democrazia.</p>



<p>Iraq, Siria, Yemen, Palestina, e, da ultimo Iran, sono usciti devastati dalle cosiddette “guerre senza fine” nella regione. La credibilità politica e militare USA demolita, insieme alla sua vasta rete di basi militari nell’area. Il capitale di simpatia riscosso da Israele all’indomani del 7 ottobre 2023 è completamente evaporato dopo le stragi a Gaza e in Libano e la violenta annessione strisciante della Cisgiordania; con l’aggravante di giudizi pendenti sul paese e i suoi leaders dinanzi ai principali organismi giurisdizionali internazionali.</p>



<p>Tralasciando quelli sociali e ambientali, i soli costi umani ed economici di questa Pax sono stati a dir poco spaventosi.</p>



<p>La prestigiosa Brown University ha da 16 anni istituito un <a href="https://costsofwar.watson.brown.edu/about">Cost of War Project</a> che ha valutato minuziosamente i costi delle sole “guerre americane senza fine” nella regione. Nel solo arco di tempo tra <a href="https://costsofwar.watson.brown.edu/costs/human">il 2001 ed il 2023</a> i dati offerti indicano 940.000 morti di cui 432.000 civili. Le stime delle morti indirette tra i civili oscillano tra i 3,6 e i 3,8 milioni.</p>



<p>I costi economici sopportati dal solo bilancio federale degli Stati <a href="https://costsofwar.watson.brown.edu/costs/economic">&nbsp;indicano</a> 8000 miliardi di $ con una stima di ulteriori 2.200 miliardi di $ nei i prossimi 30 anni per pensioni e servizi sanitari a beneficio dei veterani dei diversi conflitti.</p>



<p>Per quanto concerne l’attuale dibattito italico ed europeo sui migranti e sulle cause profonde del fenomeno, le stime sui profughi e gli sfollati raggiungono livelli biblici, oscillanti tra i 37 e i 57 milioni.</p>



<p>Nell’UE, completamente assorbita dal conflitto in Ucraina, la catastrofe dell’Asia occidentale e le relative conseguenze continuano a provocare un malcelato fastidio a livello politico e ad essere, incredibilmente, gestite e giudicate ricorrendo a narrazioni israelo-americane.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Un&#8217;accelerazione dettata dall&#8217;instabilità</strong></h2>



<p>Fortunatamente, qualche paese della regione sembra voler iniziare ad esplorare ed intraprendere nuovi percorsi geopolitici.</p>



<p>Il 7 agosto scorso, nella città santa della Mecca, i leader di Arabia Saudita, Pakistan e Turchia hanno posto la firma su un documento potenzialmente destinato a ridisegnare gli equilibri di potere in Asia Occidentale e oltre. Questi potrebbero aver finalmente preso atto di una situazione caratterizzata ormai da insostenibile instabilità nonché del palese rischio determinato dal continuare a riporre speranze sulla Pax Israelo-Americana.</p>



<p>&nbsp;Il cosiddetto&nbsp;<em>Accordo di Mutua Sicurezza della Mecca</em>&nbsp;(o&nbsp;<em>Makkah Joint Defence Agreement</em>) impegna le tre potenze a considerare un attacco armato contro una di esse come un attacco contro tutte. Un meccanismo di difesa collettiva che richiama l&#8217;articolo 5 della NATO&nbsp;e che, in un&#8217;area così sconvolta da guerre e tensioni, potrebbe rivelarsi, nel tempo, un terremoto geopolitico.</p>



<p>La nascita di questa alleanza è anche la diretta conseguenza di un vuoto di sicurezza percepito come sempre più pericoloso. Il conflitto tra Stati Uniti e Iran, imposto da Washington e Gerusalemme lo scorso febbraio, ha avuto gravi ripercussioni che si vanno a sommare a quelle precedentemente illustrate.</p>



<p>Come ritorsione, Teheran e i suoi alleati hanno colpito obiettivi in Arabia Saudita e in altri Stati del Golfo che ospitavano basi americane, interrompendo successivamente il traffico navale nello Stretto di Hormuz e nel Mar Rosso, determinando la più grande crisi energetica mai censita dall’International Energy Agency. Gli attacchi degli Houthi yemeniti, sostenuti dall&#8217;Iran, contro le infrastrutture petrolifere saudite avevano del resto dimostrato la vulnerabilità del Regno fin dal <a href="https://edition.cnn.com/2019/09/15/middleeast/saudi-oil-attack-lister-analysis-intl">2019</a>. Dinanzi ad un simile caos, la risposta degli Stati Uniti è apparsa esitante ed erratica, minandone la credibilità come garante della sicurezza regionale ed evidenziando la cieca tracotanza del suo principale braccio armato, Israele, che è giunto ad attaccare addirittura il Qatar.</p>



<p>Valutando il tutto in una prospettiva storica di lungo periodo, si potrebbe azzardare sostenendo che quello che non è stato conseguito da secoli di storia, Stati Uniti ed Israele sono riusciti a realizzarlo nel giro di qualche anno: un’embrionale saldatura politica e di sicurezza tra gli eredi di tre tra i principali imperi nati nella regione: quello Arabo, quello Ottomano, e quello Mogul. Chapeau!</p>



<p>Se poi, come si vocifera, gli eredi di quello più antico, quello Persiano, dovessero aderire all’intesa della Mecca il capolavoro sarebbe perfetto; degno di essere celebrato con la creazione di un Premio Nobel ad hoc per la stupidità strategica.</p>



<p>L&#8217;Accordo tripartito, che si basa su un precedente patto bilaterale del 2025 tra Pakistan e Arabia Saudita, è quindi una risposta a questo disagio dalle molteplici sfaccettature che sembra premiare anzitutto la storia e la geografia rispetto alle affiliazioni politiche degli ultimi decenni.</p>



<p>Le tre nazioni portano in dote risorse complementari: la potenza economica, finanziaria e petrolifera dell&#8217;Arabia Saudita, la formidabile industria militare e la seconda forza armata della NATO, quella della Turchia, e l&#8217;arsenale nucleare e l&#8217;esperienza bellica del Pakistan. Insieme, formano un blocco dal peso strategico e demografico innegabile. Resta certamente da vedere se questo ultimo riuscirà a trasformarsi effettivamente in una risolutiva influenza geopolitica.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Un messaggio all&#8217;asse USA-Israele</strong></h2>



<p>Per quanto molti si affrettino ad intravedervi un cordone sanitario verso l’Iran, il patto rappresenta un duro colpo per le ambizioni di Washington e del suo alleato israeliano. Per anni, gli Stati Uniti hanno fatto della sicurezza del Golfo un pilastro della loro politica nell’area, e Israele ha cercato di normalizzare i rapporti con l&#8217;Arabia Saudita, sulla scia degli Accordi di Abramo, peraltro abbastanza gracili in termini di adesioni arabe. L&#8217;Accordo della Mecca, siglato da tre Paesi fortemente critici verso la politica di Netanyahu, nonché chiaramente schierati a sostegno della causa palestinese, potrebbe rendere questo obiettivo sempre più difficile da conseguire.</p>



<p>L&#8217;intesa tripartita è inoltre un campanello d&#8217;allarme per la Casa Bianca. Non si tratta tuttavia di una rottura totale con Washington, perlomeno non ancora. &nbsp;La Turchia rimane un membro della NATO e sia l&#8217;Arabia Saudita che il Pakistan mantengono i legami militari con gli USA; emerge tuttavia una chiara volontà di costruire un&#8217;architettura di sicurezza multilivello, che non dipenda esclusivamente dall&#8217;ombrello protettivo (israelo) americano. Parafrasando quella politica tanto sbandierata ma non praticata dall’UE, la si potrebbe definire come <em>Autonomia Strategica Sunnita.</em></p>



<p>Sembra farsi strada l’idea che la sicurezza non possa più essere semplicemente &#8220;importata&#8221; dall&#8217;esterno, con costi che peraltro sembrano dei veri e propri taglieggiamenti. Quanto concordato alla Mecca si profila come un&#8217;assicurazione strategica contro l&#8217;imprevedibilità di una politica estera americana che sembra aver completamente perso la bussola, e contro quella israeliana che appare in preda ad un egemonismo messianico e violento incontrollato, che, guarda caso, inizia ora a mettere la Turchia nel proprio mirino.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Iran: accerchiato o invitato al tavolo?</strong></h2>



<p>Per l&#8217;Iran, l&#8217;Accordo della Mecca potrebbe rivelarsi un&#8217;arma a doppio taglio. Da un lato, rappresenta un potenziale accerchiamento. Dopo aver lanciato missili e droni sui paesi vicini, Teheran si ritrova di fatto circondata da tre potenze sunnite formalmente alleate nella difesa reciproca.</p>



<p>Dall&#8217;altro lato, l&#8217;intesa non identifica la teocrazia persiana come nemico (la Turchia lo ha esplicitamente negato); come accennato, le voci secondo cui Teheran sarebbe stata <a href="https://www.jpost.com/middle-east/iran-news/article-906316">invitata</a> ad aderirvi continuano a circolare. Sebbene Teheran abbia smentito di aver ricevuto un invito ufficiale, l&#8217;ipotesi potrebbe essere presa in considerazione, perlomeno dalla parte meno arroccata dell’articolato establishment religioso, politico e militare iraniano.</p>



<p>Questa ambiguità è fondamentale. Il patto potrebbe quindi sorprendentemente trasformarsi in un meccanismo per integrare Teheran in un nuovo ordine regionale.</p>



<p>Un&#8217;eventuale adesione che potrebbe essere propiziata dalla mediazione cinese (da non dimenticare la facilitazione a suo tempo <a href="https://www.aljazeera.com/news/2023/8/21/china-brokered-saudi-iran-deal-driving-wave-of-reconciliation-says-wang">offerta</a> da Pechino nel dialogo tra Teheran e Riad). Questa cambierebbe radicalmente la natura dell&#8217;intesa, facendola evolvere da uno strumento di mutua difesa ad una piattaforma per la sicurezza collettiva della regione.</p>



<p>In ogni caso, il messaggio a Teheran è chiaro: il costo di un&#8217;aggressione contro uno dei tre firmatari è ora potenzialmente molto più alto, mentre le opzioni diplomatiche per un dialogo ed un’architettura di sicurezza regionale (peraltro un vecchio pallino iraniano!) sono potenzialmente sul tavolo.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La Cina come grande beneficiaria?</strong></h2>



<p>A osservare la scena da Pechino, l&#8217;Accordo della Mecca non può che essere visto come uno sviluppo positivo. Senza dover compiere alcuna mossa militare o diplomatica diretta, la Cina si trova a raccogliere i potenziali frutti di un assetto regionale che si allineerebbe perfettamente con i suoi interessi strategici di lungo periodo.</p>



<p>In primo luogo, il patto rappresenta una&nbsp;diversificazione del quadro politico della regione(peraltro strategicaper l’approvvigionamento energetico cinese) riducendo il ruolo centrale degli Stati Uniti. La Cina, insieme a Russia e Iran, sostiene da tempo un ordine securitario regionale più indipendente dall&#8217;influenza americana. Un’Asia Occidentale che gestisse in modo più autonomo la propria difesa diventerebbe più aperta all&#8217;influenza economica e diplomatica cinese, senza che Pechino debba necessariamente assumersi oneri di garante o di sicurezza.</p>



<p>In secondo luogo, Pechino gioca la&nbsp;carta del Pakistan, suo storico partner nella regione. Il rafforzamento del ruolo di Islamabad attraverso l&#8217;alleanza con Riyadh e Ankara offre a Pechino un canale privilegiato per amplificare la propria influenza e rafforzare la <em>Belt and Road Initiative</em> a potenziale detrimento <em>dell’India-Middle East Corridor (IMEC)</em> tardivamente patrocinato dagli USA a partire dal 2023.</p>



<p>In terzo luogo, si determina una potenziale contrapposizione a quell’embrionale intesa politica emersa negli ultimi anni che ha visto una crescente convergenza USA-Israele con Emirati Arabi Uniti e India. Il cosiddetto I2U2 o <a href="https://mei.edu/publication/indo-abrahamic-alliance-rise-how-india-israel-and-uae-are-creating-new-transregional/">Alleanza Indo-Abramitica</a>.</p>



<p>Infine, l’intesa difensiva potrebbe aprire nuove&nbsp;opportunità per l&#8217;industria bellica cinese. Anche la guerra in Iran, al pari di quella ucraina, ha evidenziato l&#8217;importanza dei droni e dei sistemi antiaerei, settori in cui la Cina è estremamente competitiva, offrendo tecnologie a prezzi accessibili e partnerships per la produzione locale. Si prospetterebbero quindi: un possibile grande mercato per Pechino e apprensioni per il complesso militare-industriale israelo-americano.</p>



<p>Ma l’Accordo di Mutua Sicurezza della Mecca è molto più di un patto difensivo; è anche il sintomo di un mondo che cambia, che si affranca dai soliti noti, dove le fedeltà tradizionali vengono messe in discussione e nuovi meccanismi di concertazione regionali cercano di affermare la propria autonomia.</p>



<p>Se un nuovo ordine distinto dalla <em>Pax Israelo-Americana</em> (che poi non è così pacifica) dovesse effettivamente emergere in Asia Occidentale come risultato di quanto concordato alla Mecca il 7 agosto scorso, i relativi risvolti geopolitici potrebbero essere duraturi, ed andare ben oltre i confini della regione.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/il-patto-di-la-mecca-e-il-grande-risiko-dellasia-occidentale.html">Il Patto di La Mecca e il grande risiko dell&#8217;Asia Occidentale</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>S&#8217;infiamma lo scontro tra Turchia e Israele</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/sinfiamma-lo-scontro-tra-turchia-e-israele.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 22 Aug 2026 13:54:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/turchia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Turchia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/turchia.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/turchia-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/turchia-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/turchia-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/turchia-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/turchia-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La Turchia si rafforza, Israele si innervosisce. Altra carne al fuoco nel malmostoso Medio Oriente.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/sinfiamma-lo-scontro-tra-turchia-e-israele.html">S&#8217;infiamma lo scontro tra Turchia e Israele</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>L’attacco israeliano di alcuni giorni fa all’aeroporto militare di Abu al-Duhur, in Siria, inasprisce lo scontro tra Tel Aviv e Ankara che si protrae da tempo a motivo dal sostegno verbale di quest’ultima ad Hamas (e in genere alla causa palestinese) anche perché nata nell’alveo della Fratellanza musulmana, di cui il presidente <strong>Recep Erdogan </strong>si ritiene nume tutelare. Non è la prima volta che l’IDF fa incursioni nello Stato confinante dopo la caduta di Assad, che anzi si sono intensificate negli ultimi tempi soprattutto nelle regioni meridionali, occupate da Israele, e nelle zone circostanti. Ma stavolta era diverso, <strong>dal momento che il target delle bombe non era Damasco, ma Ankara.</strong></p>



<p>Infatti, secondo la ricostruzione israeliana, <strong>la base era stata appena visitata da una delegazione dell’esercito turco </strong>in vista di una sua ristrutturazione che permettesse di stanziare in loco le proprie forze armate. Uno sviluppo che Tel Aviv ritiene inaccettabile perché minaccerebbe la propria sicurezza, da cui l’aggressione preventiva per far capire ad Ankara che i suoi niet non sono solo verbali. Così, infatti, nella <a href="https://www.ndtv.com/world-news/benjamin-netanyahu-says-israel-sent-clear-message-to-turkey-after-syria-attack-11933108" target="_blank" rel="noreferrer noopener">rivendicazione</a> pubblica di Netanyahu: Israele aveva inviato un messaggio “in termini generali” contro la presenza militare turca nell’aeroporto vicino ad Aleppo. “A quanto pare l’hanno ignorato, così ci siamo assicurati che lo capissero più chiaramente”. <strong>La Turchia ha negato che la visita della delegazione turca fosse parte di un progetto per stanziare le proprie forze armate in Siria,</strong> che anzi tale prospettiva non sarebbe neanche all’orizzonte.</p>



<p>Ma a tema non è tanto la veridicità o meno della ricostruzione israeliana, quanto il reale scopo dell’attacco, cioè il messaggio indirizzato a Erdogan, entrato ancor più nel mirino di Netanyahu da quando ha avuto un ruolo chiave nel far <a href="https://www.al-monitor.com/originals/2026/07/irans-araghchi-reveals-turkeys-role-thwarting-kurdish-offensive" target="_blank" rel="noreferrer noopener">fallire l’attacco</a> israelo-americano all’Iran del 28 febbraio, vanificando la pressione volta a ingaggiare i curdi nella jihad anti-Teheran (lo ha <a href="https://www.al-monitor.com/originals/2026/07/irans-araghchi-reveals-turkeys-role-thwarting-kurdish-offensive" target="_blank" rel="noreferrer noopener">riferito</a>, tra gli altri, anche il ministro degli Esteri iraniano <strong>Abbas Araghchi</strong>).</p>



<p>Il sultano turco negli ultimi tempi si sta muovendo con certa sagacia riuscendo a mettere a segno successi politici significativi. In particolare, un vero e proprio capolavoro politico: lui che era stato il peggior nemico dei curdi, con i quali per anni ha ingaggiato uno scontro sanguinoso, <strong>è riuscito nell’impossibile riuscendo a rappacificarsi con essi. </strong>Un processo lungo e tormentato che ha visto protagonista il leader del PKK (partito dei lavoratori del Kurdistan) <strong>Abdullah Ocalan</strong>, da decenni ristretto nelle carceri turche, che a febbraio del 2025 aveva lanciato un appello al suo movimento perché disarmasse.</p>



<p>Non era la prima volta che Ocalan tentava questa mossa, evidentemente concordata con le autorità di Ankara in un’ottica di riconciliazione, dal momento che si era prodotto in un analogo appello già <a href="https://www.piccolenote.it/postille/turchia-ocalan-disarma-i-curdi">nel lontano 2013</a> con scarso successo. Troppo presto e troppe ancora le divergenze tra le autorità turche e i curdi. Stavolta, però, era diverso. Tanta acqua era passata sotto i ponti, ma erano soprattutto le circostanze a essere radicalmente mutate. Erdogan aveva un disperato bisogno di questa riconciliazione per puntellare la sua più fragile posizione politica, mentre per i curdi si aprivano prospettive reali di far valere le proprie istanze, a lungo ignorate. Inoltre, <strong>mutato era il quadro mediorientale </strong>a causa dell’imperversare di Israele, del genocidio di Gaza, della stralunata politica estera americana. Da qui la svolta reale: dopo altri appelli di Ocalan e ulteriori trattative più o meno segrete tra le parti, il 10 agosto il Parlamento curdo, su sollecitazione di Erdogan, ha approvato una legge che decreta<a href="https://www.reuters.com/world/middle-east/turkish-parliament-passes-landmark-law-advance-pkk-peace-process-2026-08-10/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> l’amnistia generale</a> per i militanti del PKK (in realtà, non è una vera e propria amnistia, ma è per intendersi).</p>



<p>Quando, <a href="https://www.piccolenote.it/mondo/convergenza-usa-russia-stop-massacri-siria">nel marzo del 2025</a>, scrivevamo di questo processo di pace, lo collegavamo a quanto stava accadendo in Siria, dove il governo di Damasco aveva intrapreso un negoziato con le fazioni curde sostenute dagli Stati Uniti perché si integrassero nel corpus statale, mettendo armi e miliziani al servizio dell’esercito e ponendo fine all’indipendenza <em>de facto </em>delle regioni da essi amministrate. Un processo lento quest’ultimo che si è concluso<a href="https://thecradle.co/articles/sdf-leader-declares-integration-with-damascus-complete" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> ufficialmente</a> in questi giorni e che è stato evidentemente una conseguenza diretta del voto del parlamento turco.</p>



<p>La tempistica dell’attacco dell’IDF, avvenuto in costanza di questa svolta, segnala <strong>il nervosismo di Tel Aviv per un processo che vanifica, o quantomeno rende meno probabile, il sogno di fare della Siria uno Stato fallito</strong>, abitato da una destabilizzazione permanente e facile preda del proprio espansionismo. Tale sviluppo, peraltro, lega in maniera temporaneamente irrevocabile Damasco alla Turchia, rafforzando ulteriormente Erdogan e il suo progetto neo-ottomano e minando la prospettiva israeliana di ergersi a dominus incontrastato del Medio Oriente.</p>



<p>Uno sviluppo, peraltro, che rafforza indirettamente anche la cosiddetta Nato sunnita, la recente alleanza siglata da Turchia, Arabia Saudita e Pakistan, che impensierisce non poco Tel Aviv perché alternativa agli Accordi di Abramo. Non sappiamo se la visita della delegazione turca in Siria servisse anche a sollecitare l’ingresso di Damasco in tale alleanza, ma la prospettiva è a tema, dal momento che il ministro degli Esteri siriano <strong>Asaad Hassan Al-Shaibani,</strong> in un intervento in cui ha definito Ankara un partner chiave per la ricostruzione del suo Paese, ha dichiarato che Damasco non ha ancora deciso se aderire o meno all’alleanza.</p>



<p>In risposta indiretta all’attacco in Siria, la Turchia ha emesso un nuovo mandato di arresto contro Netanyahu per genocidio e per il sequestro dell’equipaggio della flottilla diretta a Gaza. Nel mandato, anche tal Afek Moskovitch,<a href="https://www.timesofisrael.com/turkey-issues-fresh-genocide-arrest-warrant-for-netanyahu-amid-growing-syria-tensions/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> ignoto anche ai media israeliani</a>. Probabile che si tratti di un messaggio in codice diretto a Netanyahu (io so cose…). La Turchia si rafforza, Israele si innervosisce. Altra carne al fuoco nel malmostoso Medio Oriente, che ieri, tra le altre e più drammatiche vicende, ha visto<a href="https://www.uawire.org/drone-attack-on-turkish-cargo-vessel-in-black-sea-forces-crew-to-abandon-ship" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> l’attacco di un drone a un mercantile turco</a> che navigava nel Mar Nero verso Novorossiysk: nessuna vittima, ma l’equipaggio ha dovuto abbandonare la nave al suo destino.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/sinfiamma-lo-scontro-tra-turchia-e-israele.html">S&#8217;infiamma lo scontro tra Turchia e Israele</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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