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	<title>Taranto Archives - InsideOver</title>
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	<title>Taranto Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Taranto, la Bella addormentata d&#8217;Italia,  sospesa tra ferro e acqua</title>
		<link>https://it.insideover.com/l-italia-delle-citta/taranto-la-bella-addormentata-ditalia-sospesa-tra-ferro-e-acqua.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Mar 2025 15:56:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L’Italia delle città]]></category>
		<category><![CDATA[Acciaio]]></category>
		<category><![CDATA[Ilva]]></category>
		<category><![CDATA[Inquinamento]]></category>
		<category><![CDATA[pesca]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="612" height="418" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/istockphoto-1257978437-612x612-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/istockphoto-1257978437-612x612-1.jpg 612w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/istockphoto-1257978437-612x612-1-600x410.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/istockphoto-1257978437-612x612-1-300x205.jpg 300w" sizes="(max-width: 612px) 100vw, 612px" /></p>
<p>Il contrasto stridente tra la bellezza storica e naturale di Taranto e l’impatto dell’industria siderurgica sulla città e sull'ambiente.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/l-italia-delle-citta/taranto-la-bella-addormentata-ditalia-sospesa-tra-ferro-e-acqua.html">Taranto, la Bella addormentata d&#8217;Italia,  sospesa tra ferro e acqua</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="612" height="418" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/istockphoto-1257978437-612x612-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/istockphoto-1257978437-612x612-1.jpg 612w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/istockphoto-1257978437-612x612-1-600x410.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/istockphoto-1257978437-612x612-1-300x205.jpg 300w" sizes="(max-width: 612px) 100vw, 612px" /></p>
<p>“<em>Vaglielo a spiegare il mare a chi non c’è nato</em>&#8220;. Ecco, vaglielo a spiegare cosa vuol dire essere tarantini a chi non lo è, ma soprattutto, cosa voglia dire vivere a Taranto. Due mari, tre ponti, più o meno centonovantamila abitanti. Una storia secolare, un porto di mare. Una bellezza rugosa, che oggi combatte per il futuro.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://encrypted-tbn0.gstatic.com/licensed-image?q=tbn:ANd9GcSrt1jidO8c0p8wwOGPrWCatOvVcWPxHbzS6-OWZR4aKwyoZrSZa2fKqynhjkTDE1DHc6449kVJhDRuWDbMQJiLroFQOSc6PFvzx9H9GA" alt=""/></figure>
</div>


<p>Il dilemma di Taranto è il respiro corto di chi vive tra il fuoco e il mare. È il fumo denso che si mescola alla brezza salmastra, il suono del vento che porta con sé sia il canto delle onde sia il lamento delle ciminiere. Ma le ciminiere non sono l’unico male di questa Bella Addormentata di <strong>Puglia</strong>: l’<strong>acciaieria</strong>, che nel corso dei decenni cambia perennemente nome ma non la sostanza, è solo il simbolo più evidente di un problema più profondo. Taranto è una città bellissima con ferite stratificate, in cui l’industria pesante ha amplificato fragilità già esistenti, ma non le ha create da sola.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.repstatic.it/content/nazionale/img/2017/11/28/103955129-24a7aa84-11ca-4c14-b761-de0aa8eae51b.jpg" alt="" style="width:600px;height:auto"/></figure>
</div>


<p>L’<strong>inquinamento</strong> non è solo siderurgico: c’è l’arsenale militare, c’è la raffineria Eni, una gestione dei rifiuti inadeguata. Il mare, che dovrebbe essere risorsa e bellezza, è stato per anni sfruttato e contaminato, con danni enormi alla pesca e alla <strong>mitilicoltura</strong>, attività storiche della città.<br>Taranto vive un paradosso economico: ha il più grande polo siderurgico d’Europa, ma resta tra le città più povere d’Italia. Quando l’industria non è stata capace di creare sviluppo diffuso, il commercio ha sofferto, il turismo è rimasto marginale, le nuove generazioni sono emigrate. Il tasso di disoccupazione giovanile è tra i più alti del Paese, e il lavoro spesso significa accettare precarietà e sacrifici. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Le promesse che non si concretizzano</h2>



<p>L’inquinamento ha reso drammatica la situazione sanitaria: Taranto ha <strong>tassi di malattie respiratorie e oncologiche superiori alla media nazionale</strong>. Ma il problema non è solo l’inquinamento. Gli ospedali sono sotto pressione, le liste d’attesa lunghe, e la sensazione diffusa è che la città sia lasciata a sé stessa. Taranto è una città che aspetta. Aspetta bonifiche che tardano, riconversioni industriali che restano sulla carta, promesse che non si concretizzano. Il <strong>porto</strong>, che potrebbe essere una risorsa strategica, è sottoutilizzato. Il turismo fatica a decollare. Ogni tanto si accende una speranza – la città candidata a Capitale della cultura, eventi e investimenti promessi – ma il rischio è che restino lampi in una notte troppo lunga come testimonia la <em>bagarre</em> scaturita dalla fallimentare gestione dei <strong>Giochi del Mediterraneo</strong>. A questo si aggiunge una <strong>classe politica</strong> che non è mai stata né classe né politica, ove si sono alternati sceriffi e cialtroni, improvvisati e notabili innocenti ma senza polso.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://cuorediborgo.com/wp-content/uploads/2018/07/d6307e7675901bb8791de425f961e80c.jpg" alt=""/></figure>
</div>


<p>Nel 2024, secondo l&#8217;indagine sulla qualità della vita del <em>Sole 24 Ore</em>, Taranto si è posizionata al 94º posto su 107 province italiane, guadagnando tre posizioni rispetto all&#8217;anno precedente. “<em>Che peccato</em>” è la frase che ripetono come un mantra i sognatori che restano e gli stanchi che se ne vanno. Nel secondo dopoguerra, Taranto era ancora una città legata alla tradizione marinara. La pesca e la mitilicoltura rappresentavano settori fondamentali dell’economia locale. Inoltre, la città ospitava una delle principali basi della <strong>Marina Militare italiana</strong>, che garantiva occupazione diretta e indiretta. Tuttavia, il Sud Italia soffriva per il ritardo economico rispetto al Nord, e Taranto non faceva eccezione. In questo contesto, lo Stato avviò una serie di interventi per industrializzare il Mezzogiorno, e Taranto divenne uno dei punti chiave di questa strategia. </p>



<p>Il vero punto di svolta arrivò nel 1961, quando lo Stato decise di costruire a Taranto il più grande impianto siderurgico d’Europa, l&#8217;<strong>Italsider</strong>. L&#8217;obiettivo era creare posti di lavoro e sviluppare l’economia locale, riducendo la dipendenza dalle attività tradizionali. “<em>Il mio papà lavora all’Italsider</em>”, era la frase che si sentiva pronunciare ad almeno la metà degli studenti di una qualsiasi classe di qualsiasi scuola tarantina almeno fino alla fine degli anni Novanta. L’industria siderurgica portò benessere economico e crescita demografica. Migliaia di persone trovarono impiego nello stabilimento e nell’indotto, attirando lavoratori anche dalle province vicine. Il Pil della città crebbe rapidamente, e Taranto divenne un simbolo del miracolo economico italiano mentre il resto della Puglia sceglieva altri percorsi. Così quando ancora quel nero ferro non rappresentava ancora il dramma che è oggi, Taranto venne condannata ad un’<strong>economia cittadina monosettoriale</strong>, dipendente quasi esclusivamente dalla grande industria.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.slowfood.it/wp-content/uploads/2022/04/DSCN9182-1536x1152.jpg" alt=""/></figure>
</div>


<h2 class="wp-block-heading">La bomba ambientale</h2>



<p>I primi scricchiolii arrivarono negli anni Ottanta: la crisi dell’industria pesante colpì duramente anche Taranto. La siderurgia, fino a quel momento fiore all’occhiello dello sviluppo del Sud, entrò in difficoltà a causa della concorrenza internazionale e delle mutate esigenze di mercato. Il settore della pesca entrò in crisi per via dell’inquinamento crescente nel “Mar Piccolo”. Ma l’Industria non è stata l’unica “droga” della città: anche la Marina Militare ha rappresentato a lungo una delle due mamme della città dei due Mari: negli anni Novanta, con la fine della Guerra Fredda, l’Italia avviò una serie di ridimensionamenti delle spese militari. Anche Taranto ne risentì: l’<strong>Arsenale</strong> subì una graduale riduzione del personale, molte attività di manutenzione vennero esternalizzate. La città perse progressivamente l’importanza strategica con un conseguente calo dei posti di lavoro legati alla Marina e a una crisi del settore artigianale e commerciale che ruotava attorno alle esigenze dei militari e delle loro famiglie.</p>



<p>Poi, la bomba ambientale. A Taranto si muore. A Taranto l&#8217;acqua, la terra, perfino il bestiame sono contaminati. L’<strong>inchiesta &#8220;Ambiente svenduto&#8221;</strong> sull’ex Ilva di Taranto esplode nel lontano 2012 quando viene disposto il sequestro senza facoltà d’uso dei sei impianti dell’area a caldo che, secondo quanto accertato in due maxi-perizie, una ambientale e una epidemiologica, attraverso le emissioni generavano nella popolazione “<em>eventi di malattie e morte</em>”. Intanto, gli abitanti di Taranto e quelli del famigerato quartiere Tamburi, apprendono la parola “<strong><em>wind days</em></strong>”: quelli in cui, in assenza di precipitazione e con il vento che soffia da Nord e Ovest, nubi nere si addensano così minacciose da impedire di respirare, le finestre vanno tenute chiuse, i bambini smettono di giocare in strada.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/2/21/%E2%80%9CI_Perdoni%E2%80%9D_di_Taranto.jpg/2500px-%E2%80%9CI_Perdoni%E2%80%9D_di_Taranto.jpg" alt=""/></figure>



<h2 class="wp-block-heading">La Taranto che resiste</h2>



<p>Ma dai diamanti non nasce niente, diceva De Andrè. E il dipinto va osservato tutto. <strong>C’è una Taranto che resiste</strong>: nelle reti dei pescatori che animano ancora oggi quell’olio su tela che è <strong>via Garibaldi</strong>; negli studenti universitari che pian piano scelgono di studiare qui: camminano coi libri sottobraccio e siedono al sole con i loro panini nella pausa pranzo; nei giovani musicisti del <strong>Conservatorio Paisiello </strong>le cui note ingentiliscono ancora i vicoli dell&#8217;isola antica; nei tanti piccoli imprenditori che hanno dato una svolta alla loro vita anche con piccole attività: b&amp;b, ristorantini, bottegucce; nei riti ancestrali della Settimana Santa che si tramandano da secoli; negli irriducibili che si danno ancora alla politica cittadina nonostante le batoste; nei <strong>delfini </strong>e nelle balenottere che vengono a salutare la città dal mare; nella forza di centinaia di giovani e meno giovani che sono rimasti o che hanno scelto di tornare: li chiamano pazzi ma sono medici, insegnanti, operatori culturali, artigiani, scienziati che avrebbero potuto diventare strapagate stelle del firmamento di altri cieli ma che hanno scelto di fare di questo groviglio di mare e di ferro una scommessa e una missione. Un incastro tipicamente da Sud Italia, da “Nuovo Cinema Paradiso”: sospesa tra il “<em>non farsi fottere dalla nostalgia</em>” e l’amore per le origini di chi ha avuto così tante ali da poter scegliere di curare le radici.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/l-italia-delle-citta/taranto-la-bella-addormentata-ditalia-sospesa-tra-ferro-e-acqua.html">Taranto, la Bella addormentata d&#8217;Italia,  sospesa tra ferro e acqua</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Le sfide future per rilanciare l&#8217;acciaio italiano</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/le-sfide-future-per-rilanciare-lacciaio-italiano.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Dec 2020 09:45:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Acciaio]]></category>
		<category><![CDATA[Ilva]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Ilva.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Ilva (LaPresse)" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Ilva.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Ilva-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Ilva-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Ilva-1024x683.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>A poco più di un anno dalla più acuta fase di tensione tra lo Stato italiano ed Arcelor-Mittal sul futuro dell&#8217;acciaieria di Taranto che in passato ha fatto capo alla Italsider prima e all&#8217;Ilva poi il governo e la controparte sono finalmente giunti ad un accordo. Un anno fa la rimozione dello scudo penale, le minacce di ritiro del &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/le-sfide-future-per-rilanciare-lacciaio-italiano.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/le-sfide-future-per-rilanciare-lacciaio-italiano.html">Le sfide future per rilanciare l&#8217;acciaio italiano</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Ilva.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Ilva (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Ilva.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Ilva-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Ilva-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Ilva-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>A poco più di un anno dalla più acuta fase di tensione tra lo <strong>Stato italiano </strong>ed <strong>Arcelor-Mittal </strong>sul futuro dell&#8217;acciaieria di Taranto che in passato ha fatto capo alla Italsider prima e all&#8217;Ilva poi il governo e la controparte sono finalmente giunti ad un accordo.</p>
<p>Un anno fa la rimozione dello scudo penale, le minacce di ritiro del gruppo franco-indiano e le incertezze del governo Conte su un piano lungimirante di politica industriale avevano creato incertezze. Ora la “nuova” Ilva<a href="https://www.ilsole24ore.com/channel/soleonline5/type/articolo/uuid/ADEVW21" target="" rel="noopener noreferrer"> frutto dell’accordo tra Governo e ArcelorMittal</a> nascerà paritaria, col 50 per cento a testa, ma a giugno 2022 i rapporti cambieranno con lo Stato che gradualmente diverrà maggioranza grazie al ruolo giocato da <strong>Invitalia, </strong>la partecipata guidata dal commissario straordinario all&#8217;emergenza coronavirus, <strong>Domenico Arcuri</strong>.</p>
<p>Le prospettive dell&#8217;accordo sono decisamente ambiziose: produzione a regime, nel 2025, a 8 milioni di tonnellate, occupazione garantita, svolta green, riduzione dell’inquinamento. Non si può non accogliere con favore la riapertura di uno spiraglio per una visione di lungo periodo per una città i cui lavoratori troppo spesso erano stati posti di fronte all&#8217;infamante alternativa tra <strong><a href="https://it.insideover.com/economia/verso-la-fine-dellacciaio-europeo.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">esporsi al rischio malattie in un ambiente insalubre</a> </strong>e restare disoccupati; non si può non rilevare che siano stati, in ultima istanza, frustrati i propositi più estremi di Arcelor-Mittal, compreso il rischio di esuberi di massa e di un <a href="https://it.insideover.com/economia/chi-guadagnerebbe-dalla-chiusura-dellilva.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">depotenziamento degli altoforni tarantini</a>, e avviato un processo che, nel mondo post-Covid, sarà sempre più frequente, ovvero il ritorno dello Stato nei settori strategici. Alle opportunità si accompagnano però altrettanti fattori di rischio.</p>
<p>In altre parole, prima di dare un giudizio definitivo all&#8217;accordo aspettiamo di vedere come il governo Conte II e, in particolare, il <strong>ministro dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli </strong>lavoreranno sul dossier per dare forma a una coerente strategia industriale. <em>Start Magazine </em>ha elencato diversi nodi spinosi su cui l&#8217;accordo potrebbe vacillare: il primo è il rischio che, senza una mancata ricapitalizzazione della società che l&#8217;Ilva, <strong>Am Investco, </strong>lo Stato tramite Invitalia finisca per accollarsi pro quota perdite che non ha contribuito a generare.</p>
<p>Da non sottovalutare sono poi i rischi di fraintendimenti riguardo la strategia industriale, dato che Arcelor Mittal si troverebbe di fatto impegnata a promuovere il rilancio di un sito che rischierebbe di fare concorrenza a quelli da lei detenuti in maniera completa, quali i siti  Dunkerque e Fos sur mer in Francia. C&#8217;è poi un tema che nella trattativa non è rientrato: il rapporto con l&#8217;indotto nel territorio. &#8221; Oggi a Taranto si registrano una incomunicabilità quasi assoluta fra azienda e Istituzioni locali&#8221; &#8211; <a href="https://www.startmag.it/energia/invitalia-di-arcuri-salvera-ilva-o-aiutera-arcelor-mittal/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">scrive su <em>Start </em>il professor <strong>Federico Pirro</strong></a> &#8211; e rapporti difficili con molte aziende dell’indotto, peraltro bisognose di profonde ristrutturazioni che andrebbero comunque guidate.</p>
<p>La sfida del rilancio della <strong><a href="https://www.econopoly.ilsole24ore.com/2020/06/25/politica-industriale/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">politica industriale</a></strong> è fondamentale per il futuro del Paese. Il vecchio motto di Oscar Sinigaglia, padre della Finsider, secondo cui &#8220;senza acciaio non c&#8217;è industria&#8221; vale oggi più che mai. <a href="https://www.industriaitaliana.it/acciaio-siderurgia-ilva-invitalia-ori-martin-duferco-arvedi-danieli-feralpi/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><em><strong>Industria Italiana </strong></em></a>ha recentemente dedicato all&#8217;acciaio nazionale un ampio speciale, commentando “Bilanci d’Acciaio 2020”, realizzata da <strong>Siderweb</strong>, una rivista specializzata di settore, e premendo per la realizzazione di una strategia nazionale per l&#8217;acciaio italiano. Che non deve più pensare di inseguire sui volumi quantitativi il gigante globale del settore, la Cina (che produce il 51% della produzione globale), ma incentivare la produzione di acciai speciali ad alto valore aggiunto e favorire l&#8217;innovazione di settore. Le aziende dell&#8217;acciaio che implementeranno, anche grazie agli incentivi nazionali, tecnologie come l&#8217;internet delle cose e l&#8217;intelligenza artificiale nel quadro della svolta 4.0 &#8220;saranno capaci di ottimizzare la gestione delle materie prime, di migliorare gli standard qualitativi e l’efficienza degli impianti. Diventeranno più flessibili, e cioè abili nel venire incontro alla diversificazione di prodotto richiesta dal mercato.  Saranno più resilienti, e questo perché, essendo intelligenti e quindi più capaci di gestire la complessità, potranno reagire positivamente alle turbolenze del mercato&#8221;.</p>
<p>Questo vale in particolare per Ilva, ma a livello complessivo per un settore da 60 miliardi di euro annuo di fatturato. Che riceverebbe un&#8217;ulteriore spinta da un <strong>serio programma di opere pubbliche </strong>e da un disegno politico di economia circolare capace di ridurre gli sprechi di materiali, riutilizzare i rottami, riposizionare Roma nelle catene del valore del settore. La sfida è importante e anche decisamente entusiasmante sul profilo politico: nel mondo dell&#8217;acciaio, in filigrana, si intravedono rischi e opportunità di un mondo post-Covid che chiamerà in campo tutte le risorse strategiche dello Stato in un contesto sempre più competitivo. Un mondo in cui l&#8217;economia reale e l&#8217;industria avranno una nuova centralità nei settori decisivi per la competizione tra sistemi-Paese e in cui l&#8217;acciaio sarà, dunque, sempre più strategico.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;allarme Copasir: Pechino mira al porto e all&#8217;ex Ilva di Taranto</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/lallarme-copasir-pechino-mira-al-porto-e-allex-ilva-di-taranto.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Aug 2020 05:00:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Copasir]]></category>
		<category><![CDATA[Ilva]]></category>
		<category><![CDATA[Nuova Via della Seta]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1154" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Container-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Container-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Container-300x180.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Container-1024x615.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Container-768x461.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Container-1536x923.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Container-2048x1230.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il porto di Taranto e l’ex Ilva non smettono di essere nell’occhio del ciclone. Questa volta, però, la città pugliese non è al centro della cronaca per il noto dramma ambientale e per l’annosa vicenda Arcelor-Mittal, bensì per l&#8217;allarme lanciato dagli 007 italiani: Taranto sembrerebbe essere nelle mire di compagnie cinesi interessate agli impianti industriali &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/lallarme-copasir-pechino-mira-al-porto-e-allex-ilva-di-taranto.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1154" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Container-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Container-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Container-300x180.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Container-1024x615.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Container-768x461.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Container-1536x923.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Container-2048x1230.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Il porto di <strong>Taranto</strong> e l’ex <strong>Ilva</strong> non smettono di essere nell’occhio del ciclone. Questa volta, però, la città pugliese non è al centro della cronaca per il noto dramma ambientale e per l’annosa vicenda <strong>Arcelor-Mittal</strong>, bensì per l&#8217;allarme lanciato dagli 007 italiani: Taranto sembrerebbe essere nelle mire di compagnie cinesi interessate agli impianti industriali e all’affidamento della gestione del porto della città.</p>
<h2>Il dossier dell’intelligence italiana</h2>
<p>Alcuni giorni fa il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica (<strong>Copasir</strong>) sarebbe venuto in possesso di un documento di sintesi da parte dell’intelligence che testimonia le brame cinesi sugli impianti siderurgici e sul porto di Taranto. A lanciare l’allarme il presidente dello stesso Copasir, <strong>Raffaele Volpi</strong>, che ha dichiarato che la questione verrà discussa nella prima seduta utile, ricordando come “il Copasir ha più volte espresso le sue preoccupazioni in relazione all&#8217;utilizzo di tecnologia cinese nel campo delle Tlc. Preoccupazioni &#8211; aggiunge &#8211; esternate sia con un corposo e qualificato documento trasmesso al Parlamento sia con pubbliche sollecitazioni al Governo affinché se ne prendesse seria considerazione e conseguenti determinazioni proprie dell&#8217;organo esecutivo”.</p>
<p>L’emergere del dossier è avvenuto proprio nelle stesse ore in cui il <a href="https://it.insideover.com/politica/la-cina-rafforza-le-relazioni-con-litalia-e-punta-alleuropa.html">ministro degli Esteri cinese <strong>Wang Yi</strong> giungeva in Italia</a> per il suo tanto atteso viaggio, il primo dall’inizio della pandemia, durante il quale rilanciare gli interessi economici che legano la Cina ad alcuni Paesi europei: il prossimo 14 settembre si terrà, infatti, il summit tra Xi Jinping e i leader della Ue per la conclusione entro fine anno del famigerato &#8211; quasi una <em>mission impossible</em>&#8211; <em>Comprehensive Agreement on Investment</em>.</p>
<p>Ergo, il dossier non ha sorpreso nessuno, tuttavia, ha reso più chiari interessi diretti e indiretti, confermando le intenzioni tentacolari di Pechino.</p>
<h2>Perché Taranto?</h2>
<p><em>Ça va sans dire</em>, direbbero i francesi. Taranto è stata a lungo un primato nella <strong>movimentazione di container</strong> prima delle difficoltà incontrate negli ultimi dieci anni. Non solo: presso le banchine del porto di Taranto si movimentano <strong>carbone e ferro</strong>, componenti essenziali dell’industria pesante, e questo fa molta gola a Xi Jinping.</p>
<p>La città pugliese, inoltre, gioca un <strong>ruolo geopolitico fondamentale nel Mediterraneo</strong> per via della sua posizione, e i Cinesi questo lo sanno bene. La <em>Belt and Road </em>e la sua estensione faraonica avevano come obiettivo esattamente questo: giungere nei porti mediterranei, come la storia recente del Pireo insegna. Ma ora che la pandemia ha reso più complesso il funzionamento della Nuova Via della Seta, ecco rispuntare il progetto della sua versione “marittima”, ovvero la riedizione della vecchia <strong><em>Maritime Silk Road</em></strong> che già cento anni prima di Cristo dominava gli scambi marittimi fra Occidente e Oriente.</p>
<p>Pechino già domina alcuni porti mediterranei fondamentali grazie al trittico composto dalle compagnie <strong>QPI-CMPort-Cosco</strong> che è riuscito a far avanzare il Dragone negli scali di Valencia, Bilbao, Marsiglia -in Europa- per poi giungere a Casablanca e Tangeri, Cherchell, Ambarli, Port Said, Haifa e Ashdod. Una rete che copre quasi tutto il Mediterraneo e che garantisce alla Cina una presenza significativa in un’area particolarmente strategica dal punto di vista commerciale: un vero anello il cui ombelico perfetto sarebbe proprio l’antica <em>Tarentum</em>, che si aggiungerebbe a <strong>Vado ligure</strong>, oggi sede di un hub container hi tech gestito da una società dove coabitano la danese Maersk, Cosco e Qingdao.</p>
<h2>La vicenda del gruppo Ferretti</h2>
<p>La vicenda del gruppo Ferretti è quella che, per prima, ha fatto crescere i dubbi sulle intenzioni cinesi verso Taranto. Il gruppo, erede della tradizione nautica italiana è leader mondiale nella progettazione, costruzione e vendita di yacht a motore e da diporto di lusso, con un portafoglio di otto marchi prestigiosi ed esclusivi. Nel gennaio 2012 la <em>Shandong Heavy Industry Group-Weichai Group</em>, società produttrice di scavatrici e trattori, controllata dallo Stato cinese, ha rilevato il 58% di Ferretti Group per 374 milioni di euro.</p>
<p>Nel frattempo, a Taranto, in questi mesi si è deciso (<a href="https://www.quotidianodipuglia.it/taranto/porto_belleli_taranto_bonifica-5266276.html">notizia dello scorso giugno</a>) della bonifica dell’ &#8220;ex Yard Belleli&#8221; (38 ettari), storica area industriale del porto, da tempo dismessa, proprio accanto ai terreni oggi ex Ilva. Con una convenzione dal valore di 45,5 milioni di euro è stato dato incarico alla Sogesid, società <em>in house</em> dei Ministeri dell&#8217;Ambiente e delle Infrastrutture, di completare le attività di messa in sicurezza permanente della falda presente nell&#8217;area.</p>
<p>Ebbene, proprio nelle scorse settimane, il gruppo Ferretti, ormai sino-italiano, ha fatto richiesta all&#8217;Autorità portuale dello Ionio di una concessione quarantennale che prevede la realizzazione di un polo produttivo e di un centro di ricerca e sviluppo con la possibilità di fornire lavoro a circa 200 unità di personale. L’ombra del Dragone, dunque, incombe già su Taranto: alla luce di questo suonerebbe alquanto sinistro il gesto del colosso statale cinese CCCC (<em>China Communication Construction Company</em>), che ha donato tra marzo e aprile <a href="https://www.port.taranto.it/index.php/it/home-2/1886-2000-mascherine-al-porto-di-taranto-da-china">4mila mascherine all&#8217;autorità portuale di Taranto</a>. Solo generosità da pandemia?</p>
<h2>Dubbi e timori</h2>
<p>Al di là delle questioni di natura commerciale e degli interessi incrociati tra Italia e Cina, l’approdo dei grandi gruppi cinesi a Taranto può diventare un <strong>problema di sicurezza nazionale</strong>.  La città ionica ha su di sé il marchio <strong>Nato</strong> e quello della <strong>Marina Militare</strong>: è abbastanza chiaro quanto possa essere delicata e compromettente la convivenza tra la presenza cinese, le installazioni militari e la flotta Nato in transito da e per Taranto. Ora più che mai esporre queste infrastrutture e queste manovre al possibile spionaggio militare (e industriale) da parte cinese significa compromettere il <a href="https://it.insideover.com/guerra/italia-mediterraneo-orientale-esercitazioni-greci-turchi.html">ruolo che l’Italia sta avendo nel Mediterraneo</a> nel <em>frame</em> generale di questa nuova strana Guerra Fredda.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/lallarme-copasir-pechino-mira-al-porto-e-allex-ilva-di-taranto.html">L&#8217;allarme Copasir: Pechino mira al porto e all&#8217;ex Ilva di Taranto</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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