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	<title>Sudafrica Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Thu, 15 Jan 2026 17:00:14 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Sudafrica Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>BRICS in manovra a Città del Capo: il mare come messaggio politico</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/brics-in-manovra-a-citta-del-capo-il-mare-come-messaggio-politico.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Jan 2026 17:00:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Brics]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="770" height="513" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/brics.webp" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="brics" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/brics.webp 770w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/brics-300x200.webp 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/brics-768x512.webp 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/brics-600x400.webp 600w" sizes="(max-width: 770px) 100vw, 770px" /></p>
<p>Le esercitazioni navali in Sudafrica, la cui regia è affidata alla Cina, sono un altro elemento del confronto strategico con gli Usa. </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="770" height="513" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/brics.webp" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="brics" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/brics.webp 770w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/brics-300x200.webp 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/brics-768x512.webp 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/brics-600x400.webp 600w" sizes="(max-width: 770px) 100vw, 770px" /></p>
<p>Le esercitazioni navali dei BRICS nelle acque sudafricane non sono un semplice evento addestrativo.<strong> Il loro svolgimento, dal 9 al 16 gennaio,</strong> al largo di Città del Capo, restituisce l’immagine di un mondo che si riorganizza per blocchi anche sul piano militare. L’operazione, ribattezzata <em>Will for Peace 2026</em>, riporta il Sudafrica al centro di una dinamica geopolitica che inevitabilmente lo espone a nuove frizioni con Washington.</p>



<p>Per il governo sudafricano, ospitare le manovre è una scelta coerente con la collocazione strategica del <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/verso-un-g20-senza-trump-putin-e-xi-il-multilateralismo-e-in-ginocchio.html">Paese nel campo del multipolarismo</a></strong>. Le <em>South African National Defence Force</em> parlano apertamente di protezione delle rotte marittime e di rafforzamento della cooperazione per la sicurezza. Ma il contesto racconta altro: <strong>Pretoria continua a rivendicare una linea autonoma</strong>, mentre gli Stati Uniti osservano con crescente irritazione l’intensificarsi dei legami sudafricani con Russia, Cina e Iran.</p>



<p>Non è un caso che le tensioni si riaccendano proprio ora. Le esercitazioni BRICS del 2023, coincise con l’anniversario dell’invasione russa dell’Ucraina, avevano già segnato un punto di rottura simbolico con l’Occidente. <strong>Da allora, il rapporto con Washington non si è più ricomposto del tutto.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">La presenza cinese e russa: molto più di una bandiera</h2>



<p><strong>La regia dell’esercitazione è affidata a Pechino.</strong> Un cacciatorpediniere lanciamissili cinese ha attraccato a Simonstown, ex base britannica e oggi cuore della marina sudafricana. Un dettaglio che pesa più di molte dichiarazioni ufficiali. <strong>La Cina non si limita a partecipare: guida, coordina,</strong> mostra capacità di proiezione navale lungo le rotte che collegano l’Oceano Indiano all’Atlantico.</p>



<p>Mosca, dal canto suo, schiera unità leggere ma simbolicamente rilevanti, confermando la volontà di mantenere una presenza navale visibile anche lontano dai propri mari tradizionali. L’Iran completa il quadro, rafforzando l’idea di un asse marittimo che sfida apertamente l’ordine di sicurezza dominato dall’Occidente.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il BRICS allargato e la dimensione politica</h2>



<p>Le manovre riflettono l’evoluzione dei BRICS, ormai ben oltre il nucleo originario. L’ingresso di nuovi membri mediorientali e africani ha trasformato il gruppo in una piattaforma politica e strategica che ambisce a incidere anche sugli equilibri militari. <strong>La sicurezza marittima diventa così un linguaggio comune</strong>, un terreno “tecnico” dietro cui si cela una chiara affermazione di autonomia strategica.</p>



<p><strong>Negli Stati Uniti, la lettura è opposta</strong>. Le esercitazioni nel Sud globale, con navi cinesi, russe e iraniane a pochi chilometri da una delle principali rotte commerciali del pianeta, sono percepite come una provocazione indiretta. Il precedente dell’esclusione del Sudafrica dal prossimo G20 negli Usa pesa come un macigno: un segnale politico che Pretoria non ha dimenticato e che contribuisce a irrigidire ulteriormente le posizioni.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il mare come anticamera del nuovo disordine</h2>



<p>Al di là dei dettagli operativi, <em>Will for Peace 2026</em> racconta una verità più ampia: <strong>il mare è tornato a essere uno spazio di competizione sistemica.</strong> Le esercitazioni BRICS non minacciano direttamente nessuno, ma servono a dimostrare che esiste un’alternativa all’ombrello di sicurezza occidentale. Per il Sudafrica è una scommessa rischiosa, <strong>per Cina e Russia un tassello di lungo periodo</strong>, per Washington un segnale che il controllo degli oceani non è più scontato.</p>



<p>In questo quadro, le navi al largo di Città del Capo non stanno solo facendo addestramento. Stanno scrivendo, manovra dopo manovra, un capitolo del nuovo equilibrio globale.</p>
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		<item>
		<title>Il Sudafrica riaccende il nucleare: caccia agli scienziati, nuovi laboratori e tante ambizioni strategiche</title>
		<link>https://it.insideover.com/energia/il-sudafrica-riaccende-il-nucleare-caccia-agli-scienziati-nuovi-laboratori-e-tante-ambizioni-strategiche.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Maria Iannello]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Nov 2025 05:47:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251125093957664_f4c5e96f6f2c80a748e59fcfc21b2a48.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Koeberg nuclear power facility in South Africa" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251125093957664_f4c5e96f6f2c80a748e59fcfc21b2a48.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251125093957664_f4c5e96f6f2c80a748e59fcfc21b2a48-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251125093957664_f4c5e96f6f2c80a748e59fcfc21b2a48-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251125093957664_f4c5e96f6f2c80a748e59fcfc21b2a48-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251125093957664_f4c5e96f6f2c80a748e59fcfc21b2a48-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251125093957664_f4c5e96f6f2c80a748e59fcfc21b2a48-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il Sudafrica riattiva i laboratori nucleari, rilancia il PBMR e punta ai mercati globali di combustibili e piccoli reattori modulari.</p>
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<p>Il Sudafrica ha deciso di rimettere mano a un capitolo rimasto troppo a lungo sospeso: il governo di Pretoria ha infatti annunciato <a href="https://www.aa.com.tr/en/africa/south-africa-moves-to-revive-nuclear-power-projects-ramp-up-research/3745440" target="_blank" rel="noreferrer noopener">il rilancio completo del proprio programma nucleare</a>, segnando un cambio di passo che potrebbe influenzare non solo il Paese ma l’intero continente. A spiegare la nuova direzione è stato il ministro dell’Energia, <strong>Kgosientsho Ramokgopa</strong>, durante un incontro con la stampa nella capitale. Il messaggio è stato diretto: <strong>il Sudafrica non intende restare indietro nella corsa globale alla tecnologia atomica</strong>, soprattutto nel segmento emergente dei reattori di nuova generazione.</p>



<p>Negli ultimi anni il Paese ha dovuto affrontare <strong>una profonda crisi energetica</strong>, con blackout ricorrenti e una rete elettrica incapace di sostenere la crescita economica. L’affidabilità delle centrali a carbone è crollata, mentre le fonti rinnovabili non sono ancora in grado di garantire la continuità necessaria a un sistema industriale complesso. È in questo scenario che Pretoria ha scelto di guardare nuovamente al nucleare come opzione strategica per garantire stabilità, autonomia e un punto di partenza per lo sviluppo di tecnologie altamente specializzate.</p>



<p>Ramokgopa ha parlato esplicitamente di un <strong>“programma nazionale da ricostruire”</strong>, sottolineando come la dispersione degli ingegneri e la chiusura dei laboratori abbiano lasciato il Paese indietro di almeno una generazione rispetto alle principali potenze nucleari. Il nuovo indirizzo del governo, però, punta a invertire la tendenza attraverso investimenti ad hoc e partnership con università e istituti di ricerca.</p>



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<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">South Africa will revive stalled nuclear projects and reopen key research sites to rebuild expertise and enter emerging reactor fuel markets, Energy Minister Kgosientsho Ramokgopa said <a href="https://t.co/5xkysHPRhk">https://t.co/5xkysHPRhk</a></p>&mdash; Anadolu English (@anadoluagency) <a href="https://twitter.com/anadoluagency/status/1990223372454625608?ref_src=twsrc%5Etfw">November 17, 2025</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
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<h2 class="wp-block-heading">Laboratori riattivati e formazione di nuovi scienziati</h2>



<p>Uno degli elementi più rilevanti della nuova strategia è <strong>la riapertura delle infrastrutture di ricerca</strong> rimaste inattive per oltre un decennio: il ministero ha confermato la riattivazione dei laboratori dedicati allo sviluppo del combustibile nucleare, dei siti di test all’elio e del centro per la quantificazione dei materiali destinati ai reattori ad alta temperatura. Tutto sarà coordinato dalla <strong>South African Nuclear Energy Corporation (NECSA)</strong>, che torna a essere il perno del sistema scientifico nazionale.</p>



<p>Il governo ha già avviato collaborazioni con le principali università per sviluppare percorsi di specializzazione dedicati alla fisica dei reattori, all’ingegneria dei materiali e alle tecnologie del ciclo del combustibile.</p>



<p>Ramokgopa ha parlato apertamente della volontà di diventare <strong>“un attore imprescindibile”</strong> nella fornitura di combustibile per i reattori di nuova generazione, una dichiarazione che riflette l’ambizione di rientrare nei circuiti globali più strategici del settore. A sostegno di questa visione, il governo ha previsto nuovi finanziamenti e l’avvio di <strong>un programma nazionale di reclutamento</strong> volto a riportare nel Paese gli specialisti che avevano lasciato <a href="https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/il-paradosso-sanitario-del-sudafrica-strutture-deccellenza-e-sistema-al-collasso.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">il Sudafrica</a> negli anni di stallo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">PBMR e piccoli reattori modulari</h2>



<p>Una parte importante del rilancio passa dal riavvio del programma del <a href="https://www.neimagazine.com/news/south-africa-declares-new-era-for-nuclear-power/?cf-view" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Pebble Bed Modular Reactor (PBMR)</a>, una delle iniziative tecnologiche più promettenti del continente, poi bloccata per mancanza di fondi e difficoltà operative. Il Sudafrica &#8211; ha ricordato Ramokgopa &#8211; ha perso sedici anni nello sviluppo di questa tecnologia, un intervallo che ha lasciato spazio alla concorrenza internazionale e ha disperso molte delle competenze accumulate. Colmare questo divario richiede uno sforzo coordinato, che comprende accordi con i partner tecnologici ancora attivi e la ripresa dei progetti di ricerca interrotti.</p>



<p>Il PBMR riveste un ruolo strategico in quanto si inserisce nel mercato emergente <strong>dei piccoli reattori modulari (SMR)</strong>, considerati da molti come una delle principali tecnologie energetiche del prossimo trentennio. <a href="https://it.insideover.com/energia/polonia-in-arrivo-i-primi-reattori-modulari-deuropa-cosi-varsavia-inaugura-la-nuova-era-del-nucleare.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Gli SMR</a> promettono maggiore sicurezza, costi operativi più contenuti e un livello di flessibilità ideale per i Paesi che necessitano di integrare energia stabile senza investire in impianti di grandi dimensioni. Il Sudafrica, che già in passato era stato tra i pionieri del settore, punta ora a rientrare in questo mercato con un’offerta competitiva.</p>



<p>Il governo ha inoltre confermato che NECSA sta proseguendo nello sviluppo di <strong>un nuovo reattore di ricerca polivalente</strong>, un progetto che deriva da una decisione del 2021 e che avrà ricadute rilevanti anche in ambito medico, in particolare nella produzione di radioisotopi per l’oncologia. La spinta economica arriva da un finanziamento di 1,2 miliardi di rand, pari a circa <strong>70 milioni di dollari</strong>, destinato a potenziare le infrastrutture della corporation statale e a sostenere un piano che prevede la costruzione di <strong>5,2 gigawatt</strong> di nuova capacità nucleare domestica.</p>



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<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="BREAKING NEWS: Minister Ramokgopa Announces Major Updates in SA’s Nuclear Energy Programme" width="500" height="281" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/gAX0ehgbk10?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div><script>ga("set", "video_embed", "youtube_gAX0ehgbk10");</script>
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<h2 class="wp-block-heading">Il Sudafrica come polo nucleare del continente</h2>



<p>A completare il quadro c’è la situazione della centrale di <strong>Koeberg</strong>, l’unico impianto nucleare operativo del continente africano. Negli ultimi mesi l’impianto ha registrato importanti progressi: Eskom ha sostituito tutti i generatori di vapore delle unità 1 e 3, mentre il National Nuclear Regulator ha concesso un’estensione di vent’anni alla vita operativa dell’unità 2, garantendo elettricità fino al 2045. Con i suoi <strong>1.860 megawatt complessivi</strong>, Koeberg rimane un pilastro del sistema energetico nazionale e un punto di riferimento per l’intera regione.</p>



<p>Il suo futuro si intreccia direttamente con le ambizioni di Pretoria: la capacità di garantire energia di base stabile è fondamentale per sostenere l’espansione delle rinnovabili, che richiedono una fonte di bilanciamento affidabile per evitare ulteriori destabilizzazioni della rete. Il nucleare &#8211; secondo il governo &#8211; rappresenta <strong>l’unica opzione in grado di fornire continuità</strong>, ridurre la dipendenza dal carbone e aprire margini di industrializzazione avanzata.</p>



<p>In un continente in cui la domanda energetica cresce rapidamente, essere l’unico Paese con infrastrutture atomiche attive e in espansione offre un vantaggio competitivo significativo. Il Sudafrica punta dunque a posizionarsi come <strong>centro di competenza regionale</strong>, capace di attrarre partnership internazionali, fornire know-how e inserirsi nelle catene globali del combustibile nucleare.</p>
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		<item>
		<title>Verso un G20 senza Trump, Putin e Xi: il multilateralismo è in ginocchio</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/verso-un-g20-senza-trump-putin-e-xi-il-multilateralismo-e-in-ginocchio.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Nov 2025 09:37:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[g20]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1316" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/Verso-un-G20-senza-Trump-Putin-e-Xi-il-multilateralismo-e-in-ginocchio.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/Verso-un-G20-senza-Trump-Putin-e-Xi-il-multilateralismo-e-in-ginocchio.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/Verso-un-G20-senza-Trump-Putin-e-Xi-il-multilateralismo-e-in-ginocchio-300x206.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/Verso-un-G20-senza-Trump-Putin-e-Xi-il-multilateralismo-e-in-ginocchio-1024x702.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/Verso-un-G20-senza-Trump-Putin-e-Xi-il-multilateralismo-e-in-ginocchio-768x526.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/Verso-un-G20-senza-Trump-Putin-e-Xi-il-multilateralismo-e-in-ginocchio-1536x1053.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/Verso-un-G20-senza-Trump-Putin-e-Xi-il-multilateralismo-e-in-ginocchio-600x411.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il summit G20 di Johannesburg, che si terrà il 22 e 23 novembre nella città più popolosa del Sudafrica, sarà senza Trump, Putin, Xi.</p>
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<p>Il summit <strong>G20 di Johannesburg,</strong> che si terrà il 22 e 23 novembre nella città più popolosa del <strong>Sudafrica,</strong> sarà caratterizzato da un duro colpo al <strong>multilateralismo</strong> che queste occasioni tradizionalmente hanno incarnato e alla prospettiva di sfruttare i grandi forum come strumento di dialogo per ottenere la risoluzione dei problemi internazionali. Per la prima volta nella storia del G20, infatti, a disertarlo saranno i leader delle tre maggiori potenze globali: <strong>Stati Uniti, Cina e Russia.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Xi, Putin, Trump: niente G20 in Sudafrica</h2>



<p>Il presidente cinese <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/cina-perche-xi-jinping-ha-reso-omaggio-a-mao.html">Xi Jinping </a></strong>si farà sostituire dal primo ministro Li Qiang, mentre Vladimir Putin sarà sostituito dal vice capo dell&#8217;amministrazione presidenziale, <a href="https://it.insideover.com/politica/i-20-anni-di-vladimir-putin-alla-guida-della-russia.html"><strong>Maxim Oreshkin</strong></a>, un funzionario di spicco ma formalmente meno pesante politicamente del ministro degli Esteri<a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-sergej-lavrov.html"> <strong>Sergej Lavrov </strong></a>(che ha rappresentato la Russia dal 2022 al 2024) o del ministro delle Finanze <strong><a href="https://it.insideover.com/economia/la-russia-paga-il-debito-in-dollari-che-cosa-significa.html">Anton Siluanov</a> </strong>(presente a Roma nel 2021). Ma non finisce qui.</p>



<p><strong>Lo strappo più fragoroso è quello di Donald Trump,</strong> che non solo decide di non partecipare personalmente al summit, boicottandolo (e venendo seguito in questo dal capo di Stato argentino <strong>Javier Milei)</strong> ma impone che nessun funzionario <strong>statunitense giunga in Sudafrica</strong>, usando come pretesto l&#8217;accusa (falsa) del presunto trattamento persecutorio subito dagli Afrikaner bianchi nella Rainbow Nation. </p>



<p>Un tema molto caldo per la base del movimento Maga interno al <strong>Partito Repubblicano</strong> e che cela la volontà di The Donald di non dare spazio a una nazione membro dei Brics e che con Washington si è scontrata ultimamente su più dossier. Dai dazi, portati al 30% contro il Sudafrica, al ruolo di Pretoria nella <strong>causa per genocidio contro Israele</strong> alla Corte Internazionale di Giustizia, <a href="https://www.webberwentzel.com/News/Pages/update-usa-tariffs-to-increase-again-on-south-african-imports.aspx">sono molti i dossier su cui i due Paesi si sono distanziati.</a> E in generale negli ultimi anni il <strong>G20 ha sostanzialmente sorpassato il G7</strong> come incisività sugli affari globali, tanto da apparire una vetrina per i Paesi ospitanti e un termometro dello stato di salute delle relazioni internazionali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dal multilateralismo al bilateralismo interessato</h2>



<p>Putin, Trump e Xi si tirano fuori perché ormai <strong>hanno constatato la fragilità del multilateralismo in un mondo conflittuale</strong> e che è tornato da anni a praticare unicamente la <strong>logica della forza</strong>. Queste scelte raccontano lo stesso canovaccio della sostanziale frenata della COP30 brasiliana, che finirà il giorno prima dell&#8217;inizio del G20, o della paralisi dell&#8217;<strong>Onu,</strong> e sono da leggere in parallelo alla condotta dimostrata dai decisori di ultima istanza dell&#8217;ordine globale.</p>



<p>Negli ultimi mesi, ad esempio, abbiamo assistito a un summit Trump-Putin in Alaska per discutere della guerra in Ucraina e dell&#8217;ordine globale insicuro del presente, a uno Xi-Trump in Corea del Sud per dialogare sui <strong>dazi e la guerra commerciale</strong>, e a ben tre incontri Xi-Putin: <strong>a maggio e settembre, rispettivamente a Mosca e Pechino,</strong> per celebrare le rispettive parate di Russia e Cina convocate per commemorare l&#8217;80esimo anniversario della fine della Seconda guerra mondiale, e ad agosto a <a href="https://it.insideover.com/politica/modi-putin-xi-pezeshkian-a-tianjin-la-prova-di-un-altro-mondo-targato-sco.html">Tianjin per l&#8217;<strong>annuale incontro dell&#8217;Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai</strong>.</a> </p>



<h2 class="wp-block-heading">Un ordine globale a direttorio</h2>



<p>Incontri bilaterali per <strong>blindare l&#8217;idea di un ordine mondiale guidato da un direttorio</strong>, in cui si devono sommare organizzazioni leggere o mirate, gruppi informali (dai Brics al Quad a guida Usa) più che organizzazioni strutturate e <strong>un discorso basato sul confronto diretto e muscolare</strong> prima ancora che sulla diplomazia. Dalla forza del diritto al diritto dei rapporti di forza, il passo è compiuto da tempo. </p>



<p>Potrebbero essere le prove generali di una &#8220;Nuova Yalta&#8221; per le decisioni critiche sul mondo così come i preludi di una fase di anarchia internazionale. Ma il dato da registrare è importante: Usa, Cina e Russia ritengono <strong>sacrificabile il simulacro del multilateralismo</strong>, una volta per tutte. </p>



<p>Il G20 di Johannesburg sarà con ogni probabilità <strong>il più debole e meno influente di sempre,</strong> e questa è un&#8217;indicazione del segno dei tempi che non aiuterà a creare camere di compensazione per i grandi problemi globali. Il cerino in mano resterà a chi, come i Paesi europei, al multilateralismo a parole dice di credere ancora e dovrà affrontare il peso delle aspettative del summit sulle sue spalle. Mostrando l&#8217;ampio e preoccupante iato tra desideri e realtà su queste tematiche.</p>



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		<title>Il paradosso sanitario del Sudafrica: strutture d&#8217;eccellenza e sistema al collasso</title>
		<link>https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/il-paradosso-sanitario-del-sudafrica-strutture-deccellenza-e-sistema-al-collasso.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 Aug 2025 15:12:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica della salute]]></category>
		<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Sanità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/Koeberg.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="nucleare" decoding="async" loading="lazy" /></p>
<p>Grandi eccellenze internazionali, ma anche un sistema sanitario che nel suo complesso rischia ora di collassare: il paradosso del Sudafrica.</p>
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<p>È il 3 dicembre 1967 quando a Città del Capo il chirurgo<strong> Christiaan Barnard</strong>, dopo un intervento durato molte ore, esegue <strong>il primo trapianto di cuore nella storia.</strong> Un primato importante per il Sudafrica e, più in generale, per l&#8217;intera sanità africana. Da allora, sono passati quasi 60 anni e le notizie che arrivano dal Sudafrica, sul fronte sanitario, appaiono drammatiche. In particolare, nei mesi scorsi le autorità locali hanno lanciato l&#8217;allarme circa un<strong> possibile collasso di parte del sistema per via della fine degli aiuti di Usaid</strong>. La domanda sorge spontanea: come mai la sanità della prima economia africana e del primo Paese a eseguire un trapianto di cuore, oggi appare così dipendente dagli aiuti internazionali?</p>



<h2 class="wp-block-heading">Poche eccellenze e non per tutti</h2>



<p>Andando a guardare il <em>Global Healthcare Index 2023</em>, il Sudafrica figura al cinquantesimo posto. Sopravanza alcuni Paesi europei, ma soprattutto<strong> è il primo Paese africano in classifica</strong>. Si ha quindi a che fare con il migliore sistema sanitario continentale, in grado di distanziare tutti i vari vicini. Cifre che, viste in questa prospettiva, sembrerebbero offrire un quadro più che positivo della situazione. Il problema però è che, il più delle volte, i numeri non bastano per spiegare l&#8217;intero contesto osservato. </p>



<p>Il Sudafrica, rispetto ad altri Paesi africani, <strong>al suo interno ha delle eccellenze di rango internazionale</strong>. A Città del Capo ad esempio, la clinica dove ha operato Barnard è attualmente una struttura all&#8217;avanguardia che porta il nome del chirurgo. Qui arrivano pazienti da tutta la parte australe del continente africano e non solo. Anche a Johannesburg e a Pretoria non mancano<strong> cliniche ed ospedali capaci di offrire servizi con standard di rango europeo</strong>. In totale, secondo le statistiche dello stesso ministero della Sanità sudafricano, <strong>nel Paese esistono circa 200 strutture private considerate di eccellenza</strong>. Per accedervi però, occorrono delle <strong>assicurazioni private </strong>che, a loro volta, non sono alla portata della stragrande maggioranza della popolazione. Si calcola, che il sistema privato oggi serve il 20% dei cittadini sudafricani. La parte restante, può rivolgersi unicamente al sistema pubblico. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Sanità come specchio della situazione nel Paese</h2>



<p>Esiste quindi un sistema pubblico, a cui i cittadini possono ricorrere gratuitamente. Il problema però, è che tale sistema appare decisamente lontano dallo standard offerto da quello privato. In primo luogo, perché<strong> i fondi da destinare alla sanità pubblica sono sempre di meno</strong>: il Sudafrica ha gravi deficit di bilancio, con un&#8217;economia che arranca e che cresce di poco più dello 0.5%. Meno soldi a disposizione, vuole dire anche meno servizi e ospedali più fatiscenti. A questo, occorre aggiungere una <strong>corruzione </strong>diventata endemica negli ultimi anni e capace di drenare molte delle già limitate risorse. </p>



<p>Occorre inoltre considerare, in secondo luogo, che<strong> il Sudafrica deve affrontare vere e proprie guerre contro malattie e virus </strong>che colpiscono un&#8217;ampia fascia della popolazione. L&#8217;<strong>Hiv </strong>e la <strong>tubercolosi</strong> costituiscono infatti delle piaghe molto importanti, capaci di appesantire anche economicamente l&#8217;impatto sulla sanità pubblica. <a href="https://www.mediciconlafrica.org/wp-content/uploads/2020/01/Dialogo_Maciocco.pdf">Oggi si calcola che 7.7 milioni di sudafricani conviva con l&#8217;Hiv</a>, circostanza che rende ancora più precaria la situazione. Inoltre, occorre tener conto anche della <strong>povertà</strong> diffusa nel Paese: almeno il 55% della popolazione è sotto la soglia di sopravvivenza e deve spesso rinunciare a curarsi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;impatto della fine degli aiuti Usaid</h2>



<p>È in questo contesto che gli <strong>aiuti Usaid</strong> hanno quantomeno alleviato la situazione, tanto dei singoli cittadini quanto delle casse del governo. Grazie ai programmi finanziati da Washington, negli anni il Sudafrica ha potuto offrire le cure necessarie per convivere con l&#8217;Hiv a milioni di persone, nonché test essenziali per prevenire nuovi contagi. Centinaia di associazioni e Ong hanno organizzato piani e programmi per aiutare i più bisognosi in difficoltà, aiutando loro a ricevere medicinali e controlli continui. Oggi, senza questi soldi,<strong> il Sudafrica si ritrova senza armi per combattere la sua guerra</strong> contro malattie ancora non debellate dal suo territorio. Con il rischio quindi di assistere a una vera e propria paralisi del principale sistema sanitario africano. </p>
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		<title>Soweto e Gaza: l’ombra lunga dell’apartheid</title>
		<link>https://it.insideover.com/storia/soweto-e-gaza-lombra-lunga-dellapartheid.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Jun 2025 17:07:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Apartheid]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra di Gaza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="650" height="345" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/WhatsApp-Image-2025-06-16-at-18.59.07-3-e1750093764283.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/WhatsApp-Image-2025-06-16-at-18.59.07-3-e1750093764283.jpeg 650w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/WhatsApp-Image-2025-06-16-at-18.59.07-3-e1750093764283-600x318.jpeg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/WhatsApp-Image-2025-06-16-at-18.59.07-3-e1750093764283-300x159.jpeg 300w" sizes="auto, (max-width: 650px) 100vw, 650px" /></p>
<p>Anche questo 16 Giugno in Sudafrica si festeggia lo Youth Day,  una ricorrenza volta a celebrare l’importanza dei giovani nel Paese e l’impegno per la loro istruzione e crescita. La scelta della data coincide con quella deal massacro di studenti avvenuto a Soweto nel 1976, durante le manifestazioni contro l’imposizione dell’afrikaans come lingua primaria ed &#8230; <a href="https://it.insideover.com/storia/soweto-e-gaza-lombra-lunga-dellapartheid.html">[...]</a></p>
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<p>Anche questo 16 Giugno in Sudafrica si festeggia lo <em>Youth Day, </em> una ricorrenza volta a celebrare l’importanza dei giovani nel Paese e l’impegno per la loro istruzione e crescita. La scelta della data coincide con quella deal massacro di studenti avvenuto a <a href="https://it.insideover.com/storia/cose-stato-lapartheid-le-violenze-la-lotta-leredita-di-desmond-tutu.html">Soweto</a> nel 1976, durante le manifestazioni contro l’imposizione dell’afrikaans come lingua primaria ed obbligatoria nelle scuole del Paese, un linguaggio minoritario e appartenente alla minoranza bianca della nazione; la polizia aprì il fuoco sugli studenti causando tra le 170 e le 700 vittime. Tra queste il 12enne Hector Pieterson, il cui corpo senza vita venne immortalato dal fotografo Sam Nzima, in una fotografia destinata a scuotere il Sudafrica e il resto del mondo.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1000" height="675" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/WhatsApp-Image-2025-06-16-at-18.59.07-4.jpeg" alt="" class="wp-image-474357" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/WhatsApp-Image-2025-06-16-at-18.59.07-4.jpeg 1000w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/WhatsApp-Image-2025-06-16-at-18.59.07-4-600x405.jpeg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/WhatsApp-Image-2025-06-16-at-18.59.07-4-300x203.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/WhatsApp-Image-2025-06-16-at-18.59.07-4-768x518.jpeg 768w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></figure>



<p><br><br>Questa ricorrenza appare ancora più attuale oggi, mentre vediamo le stesse immagini in un altro contesto. Le operazioni militari israeliane nella striscia di Gaza hanno causato, negli ultimi 2 anni, più di 40.000 vittime. E c’è di più: una alleanza strategica e ideologica tra il Sudafrica dell’apartheid e Israele di oggi. Per capire, occorre fare un salto indietro.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La situazione Sudafricana</strong></h2>



<p>In Sudafrica, dal 1948, era in vigore il regime di apartheid, un sistema istituzionalizzato di segregazione razziale imposto dal governo della minoranza bianca. Questo sistema non si limitava a discriminazioni sociali o culturali, ma era strutturato legalmente per escludere la popolazione nera da ogni ambito decisionale e da gran parte della vita pubblica: scuole, ospedali, mezzi di trasporto, quartieri e parchi pubblici erano rigidamente separati. I neri non avevano diritti politici, non potevano possedere terre in aree “bianche” e venivano spesso trasferiti con la forza in riserve dette <em>bantustan</em>, vere e proprie regioni ghetto spacciate come stati “indipendenti” e governate da fantocci di Pretoria e che nessuno, al di fuori del governo Sudafricano, riconosceva come davvero libere. Le relazioni sociali “accettabili” fra bianchi e neri erano ridotte all’osso e i matrimoni misti erano proibiti. L’apartheid rappresentava dunque una negazione totale dei dirtti umani fondamentali. </p>



<p>Il governo di Pretoria si trovava&nbsp; anche invischiato in una guerra nella vicina Angola e l’esercito doveva fronteggiare un’ insurrezione nella attuale Namibia, che veniva occupata dal Sudafrica fin dal 1915, illegalmente secondo la risoluzione ONU 296.<br>Il massacro a Soweto del 1976 determinò un ulteriore inasprimento dell’isolamento internazionale del Sudafrica, come dimostrato con la risoluzione ONU 392 che ribvadiva la natura disumana e criminosa dell’apartheid.<br></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="695" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/WhatsApp-Image-2025-06-16-at-18.59.08.jpeg" alt="" class="wp-image-474358" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/WhatsApp-Image-2025-06-16-at-18.59.08.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/WhatsApp-Image-2025-06-16-at-18.59.08-600x407.jpeg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/WhatsApp-Image-2025-06-16-at-18.59.08-300x204.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/WhatsApp-Image-2025-06-16-at-18.59.08-768x521.jpeg 768w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>La repressione della manifestazione studentesca accese la rivolta in altre città del Paese, con scontri di piazza che si protrassero per diversi mesi. Il boicottaggio internazionale e la resistenza al regime ebbe una forte accelerazione dopo il massacro.<br>La strage smosse infatti le coscienze dell’opinione pubblica internazionale perché era il chiaro ed inevitabile risultato di un sistema oppressivo dove la sproporzione della forze in campo era evidente (poliziotti che sparano su bambini inermi) e le rivolte mostravano che il governo di Pretoria non godeva di nessuna legittimità, se non quella di una minoranza razzista bianca (perfino alcuni studenti bianchi si unirono alle manifestazioni per protestare contro l’uccisione dei bambini). L’apartheid non era “una questione interna”, come cercava di sostenere il governo, ma un crimine contro l’umanità e come tale la riguardava per intero. Le “necessità di sicurezza” sostenute da Pretoria perdevano di significato dopo il massacro di Soweto data la condizione delle vittime, minorenni e disarmati; anzi, fu proprio dopo la strage che l’<em>uMkhonto weSizwe</em> (Lancia della Nazione), il braccio armato dell’<em>African National Congress</em>, il principale gruppo antiapartheid del Paese, aumentò drasticamente il proprio livello di operazioni militari, rinforzato da un maggiore afflusso di reclute. </p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La strana alleanza</strong></h2>



<p>E proprio mentre il cappio delle sanzioni, dei boicottaggi, della resistenza interna e dell’isolamento internazionale si stringeva intorno al governo razzista sudafricano, Pretoria trovava un amico: Israele.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="976" height="549" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/WhatsApp-Image-2025-06-16-at-18.59.07-5.jpeg" alt="" class="wp-image-474359" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/WhatsApp-Image-2025-06-16-at-18.59.07-5.jpeg 976w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/WhatsApp-Image-2025-06-16-at-18.59.07-5-600x338.jpeg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/WhatsApp-Image-2025-06-16-at-18.59.07-5-300x169.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/WhatsApp-Image-2025-06-16-at-18.59.07-5-768x432.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/WhatsApp-Image-2025-06-16-at-18.59.07-5-334x188.jpeg 334w" sizes="auto, (max-width: 976px) 100vw, 976px" /></figure>



<p>L’ala “socialista” del sionismo israeliano ufficialmente non vedeva di buon occhio l’apartheid, e quasi tutta la classe dirigente <em>afrikaaner </em>aveva espresso simpatie per la germania nazista durante la seconda guerra mondiale. Difficile immaginare un’amicizia più improbabile, per di più quando si parla di Paesi distanti migliaia di chilometri. Tuttavia, i punti in comune fra i due Paesi non erano pochi. In primis la consapevolezza di rappresentare un corpo estraneo nella propria area geografica, percepito come una sorta di progetto coloniale europeo, nonostante ci fossero delle differenze storiche (i bianchi erano presenti in Africa australe dal 1700 ca.) e ideologiche (sionismo). Essere un Paese circondato da nemici era un altro punto in comune fra le due nazioni, una da Stati arabi ostili, l’altra da Stati africani che ritenevano la<em> white minority rule</em> un abominio. Questo aveva comportato una mentalità di assedio nella popolazione e nei governi dei due Paesi, creando società militarizzate. Tel Aviv e Pretoria cercavano di ottenere una superiorità tecnologico-militare schiacciante per compensare il divario numerico tra loro ed i propri nemici, creando una convergenza anche nelle tattiche militari.<br><br>Se la comunità ebraica Sudafricana era già la maggior sostenitrice economica pro capite di Israele dal 1948, sotto la spinta del<em> Jewish Board of Deputies</em> prima e dell’<em>Israel &#8211; South Africa Friendship League</em> poi, il rapporto fra i due Paesi si fece sempre più amichevole, mosso da necessità economiche e affinità ideologiche. Accordi commerciali e militari segreti vennero sanciti e rinnovati durante la visita ufficiale a Gerusalemme del presidente Sudafricano John Vorster, noto ammiratore di Hitler, nel 1976, poco prima dei fatti di Soweto. Mentre gli ebrei sudafricani contrari all’apartheid e alcuni israeliani schifati dalla visita di un simpatizzante nazista protestavano, si delineava in maniera più netta una convergenza fra i due Paesi.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="650" height="345" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/WhatsApp-Image-2025-06-16-at-18.59.07-3-e1750093764283.jpeg" alt="" class="wp-image-474360" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/WhatsApp-Image-2025-06-16-at-18.59.07-3-e1750093764283.jpeg 650w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/WhatsApp-Image-2025-06-16-at-18.59.07-3-e1750093764283-600x318.jpeg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/WhatsApp-Image-2025-06-16-at-18.59.07-3-e1750093764283-300x159.jpeg 300w" sizes="auto, (max-width: 650px) 100vw, 650px" /></figure>



<p><br></p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La cooperazione militare ed economica</strong></h2>



<p>Già dagli anni ‘60 Pretoria e Tel Aviv erano soci in affari: il Sudafrica produceva preziose materie prime, tra cui l’uranio, indispensabile per qualsiasi progetto nucleare. Israele era interessato all’acquisizione di tale materiale per i propri programmi civili e militari. Lo scambio appariva proficuo per entrambi: Tel Aviv avrebbe acquistato in segreto grandi quantità di uranio sudafricano, eludendo gli organi di controllo internazionali sull’energia atomica, mentre Pretoria avrebbe finalmente trovato uno sbocco per le proprie materie prime, che rischiavano di rimanere invendute dato l’isolamento internazionale nel quale si trovava.<br>Il regime sudafricano aveva inoltre disperatamente bisogno del <em>know-how</em> israeliano su questioni militari e tecnologiche, e Israele intravide una possibilità di fare lucrosi affari tramite la propria industria bellica.<br><br>La cooperazione rese possibile l’ottenimento dell’arma nucleare, con l’uranio Sudafricano scambiato con le competenze degli ingegneri israeliani per sviluppare missili balistici. Il ricondizionamento degli aerei da guerra francesi Mirage III da parte di Israele a favore dei sudafricani per aggirare le sanzioni sui sistemi d’arma e il misterioso test nucleare congiunto noto come “<em>Vela Event</em>” nelle acque dell’Oceano Indiano sono solo alcune delle applicazioni pratiche dell’accordo segreto SECMENT, firmato dai due Paesi nel 1975, che regolamentava gli scambi militari ed economici fra le due nazioni. </p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="674" height="504" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/WhatsApp-Image-2025-06-16-at-18.59.06.jpeg" alt="" class="wp-image-474361" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/WhatsApp-Image-2025-06-16-at-18.59.06.jpeg 674w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/WhatsApp-Image-2025-06-16-at-18.59.06-600x449.jpeg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/WhatsApp-Image-2025-06-16-at-18.59.06-300x224.jpeg 300w" sizes="auto, (max-width: 674px) 100vw, 674px" /></figure>



<p>L’idillio crebbe ulteriormente con l’ascesa al potere del Likud in Israele, che trasformò una cooperazione strategica a tutto campo in alleanza ideologica. Come riporta il libro “T<em>he Unspoken Alliance</em>” del giornalista Sasha Polakow-Suransky, la vicinanza tra Pretoria e il partito era già esplicitata del forte sostegno economico da parte degli ebrei Sudafricani allineati al governo bianco per il partito di estrema destra Herut, l’antenato del Likud. Entrambi i governi vedevano infatti nelle rivendicazioni dei popoli oppressi, palestinesi da un lato e africani neri dall’altro, non lotte legittime per l’autodeterminazione, ma minacce esistenziali da soffocare con ogni mezzo. Entrambi i regimi sposarono la causa delll&#8217;etnonazionalismo, considerando la supremazia del proprio gruppo come fondamento dello Stato e giustificando così politiche di segregazione, repressione e violenza.&nbsp;</p>



<p>L’interscambio tra i due regimi si ampliò anche alla sfera dell’intelligence, della formazione militare e della propaganda. Ogni critica internazionale doveva essere derubricata a antisemitismo (nel caso israeliano) o antioccidentalismo (nel caso sudafricano), spostando l’attenzione dalle dinamiche interne verso quelle esterne: il Sudafrica stava partecipando a una crociata di resistenza verso il “comunismo internazionale” in Africa, mentre Israele lottava per mantenere viva l’unica “democrazia” in Medio Oriente contro i regimi dittatoriali arabi. È all’interno di questa narrazione strategica che viene giustificata anche l’odierna campagna contro l’Iran: se l’intervento israeliano contro Teheran ha precise esigenze strategico-militari per il governo Netanyahu è indubbio che l’esternalizzazione dell’azione militare ha i vantaggi specifici della distrazione dal fronte interno, così come già collaudato nel caso Sudafricano.<br></p>



<p>Anche quando, sotto pressione statunitense, Israele si accodò con reticenza alla sanzioni contro il Sudafrica negli anni ‘80, continuò comunque a portare avanti progetti militari segreti e commercio in armi con Pretoria, con gli scambi che raggiunsero il picco con circa 2 miliardi di dollari a metà del decennio, almeno secondo i carteggi tra generali sudafricani e il comparto militare industriale. Alla fine, dopo decenni di lotta armata, proteste popolari e isolamento politico, il governo sudafricano fu costretto a negoziare. Nel 1990 Nelson Mandela venne liberato dopo 27 anni di prigionia. Nel 1994 si tennero le prime elezioni libere della storia del Paese, che sancirono la fine formale dell’apartheid e l’ascesa al potere dell’African National Congress. Il nuovo governo democratico espresse subito solidarietà alla causa palestinese, riconoscendo nella loro lotta le stesse radici della propria. Mandela dirà che il popolo del Sudafrica non avrebbe mai dimenticato il sostegno di Israele al regime di apartheid. </p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Da un aparthied ad un altro</strong></h2>



<p>A quasi cinquant’anni dal massacro di Soweto, l’eco di quei giovani uccisi ha un suono tragicamente familiare nel nostro presente, che non arriva più dalle <em>township </em>sudafricane ma dalle rovine della Striscia di Gaza. L’operazione militare israeliana in corso, la più lunga, devastante e letale nella storia del conflitto, ha avuto il risultato di uccidere o ferire quasi 50.000 bambini, negando a molti di più la possibilità di avere un&#8217;istruzione, una vita dignitosa ed un futuro.<br>Secondo molti organi internazionali per i diritti umani come Amnesty International, la Human Rights Watch, il Centro B’Tselem e la relatrice speciale delle Nazioni Unite Francesca Albanese, oggi Israele applica una versione leggermente diversa, ma identica nella sostanza, dell’apartheid sudafricano. Gaza è, così come Soweto 49 anni fa, il risultato più terribile ed inevitabile dell’utilizzo di queste politiche. Anche la risposta israeliana alla catastrofe umanitaria segue il triste copione già scritto e provato, bollando le preoccupazioni umanitarie con la retorica dell’autodifesa, una narrativa già collaudata per delegittimare ogni resistenza e nascondere la violenza strutturale delle politiche di apartheid. Esattamente come il governo di Pretoria giustificò gli spari contro i bambini di Soweto con gli stessi argomenti.<br></p>



<p></p>



<p>Come allora, anche oggi, cresce in tutto il mondo il rifiuto di questa logica. I boicottaggi accademici, culturali, sportivi, economici si moltiplicano, così come le proteste globali. A compiere uno dei passi più netti e carichi di significato simbolico è proprio il nuovo Sudafrica democratico, che nel dicembre 2023 ha intentato una causa presso la Corte Internazionale di Giustizia accusando Israele di genocidio. Un atto che non è solo legale, ma storico: un Paese liberato dall’apartheid che chiama in giudizio uno Stato accusato di praticarlo. Ma non basta. </p>



<p>La comunità internazionale deve, inequivocamente, chiedere a Israele di rispettare i diritti umani e quello internazionale, tagliando ogni sostegno politico, economico e militare a Tel Aviv. “La nostra libertà è incompleta senza quella dei Palestinesi”, affermava Nelson Mandela, implicando che la lotta per la sopravvivenza e la dignità dei ragazzi di Soweto è, oggi come allora, la stessa di quelli Palestinesi.</p>
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		<title>Trump accoglie i rifugiati afrikaner e accusa: &#8220;In Sudafrica un genocidio ignorato dai media&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/trump-accoglie-i-rifugiati-afrikaner-e-accusa-in-sudafrica-un-genocidio-ignorato-dai-media.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Vivaldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 May 2025 08:17:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250513112516375_e64ac2d24cfa6d4a23e853026af62851.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250513112516375_e64ac2d24cfa6d4a23e853026af62851.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250513112516375_e64ac2d24cfa6d4a23e853026af62851-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250513112516375_e64ac2d24cfa6d4a23e853026af62851-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250513112516375_e64ac2d24cfa6d4a23e853026af62851-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250513112516375_e64ac2d24cfa6d4a23e853026af62851-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250513112516375_e64ac2d24cfa6d4a23e853026af62851-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il presidente Trump ha accolto negli Stati Uniti un gruppo di afrikaner sudafricani come rifugiati, denunciando un presunto "genocidio".</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250513112516375_e64ac2d24cfa6d4a23e853026af62851.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250513112516375_e64ac2d24cfa6d4a23e853026af62851.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250513112516375_e64ac2d24cfa6d4a23e853026af62851-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250513112516375_e64ac2d24cfa6d4a23e853026af62851-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250513112516375_e64ac2d24cfa6d4a23e853026af62851-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250513112516375_e64ac2d24cfa6d4a23e853026af62851-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250513112516375_e64ac2d24cfa6d4a23e853026af62851-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>È atterrato lunedì negli <strong>Stati Uniti</strong> il <a href="https://www.npr.org/2025/05/09/nx-s1-5391815/first-afrikaners-granted-refugee-status-due-to-arrive-in-u-s">primo volo che ha portato nel Paese</a> un gruppo di afrikaner, appartenenti alla popolazione bianca del <strong>Sudafrica</strong>, a cui il presidente Donald Trump ha concesso lo status di rifugiati. Secondo Trump e diversi esponenti della destra statunitense, gli afrikaner sarebbero vittime di una persecuzione sistematica da parte del Governo sudafricano, guidato da trent’anni da partiti legati alla popolazione nera.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Trump attacca i media: &#8220;Ignorano il genocidio&#8221;</h2>



<p>Parlando durante la firma di un ordine esecutivo nella Roosevelt Room, Trump ha accusato i media tradizionali di tacere su quello che <strong>ha definito un &#8220;genocidio&#8221; contro gli agricoltori afrikaner</strong>. “È una cosa terribile che sta accadendo, gli agricoltori vengono uccisi e le loro terre confiscate&#8221; ha dichiarato. &#8220;Sono bianchi, ma che siano bianchi o neri per me non fa differenza. Se fosse il contrario, i media ne parlerebbero senza sosta&#8221;. </p>



<p>Trump ha sottolineato che la sua preoccupazione non riguarda la razza o altre caratteristiche fisiche: &#8220;Non mi importa del loro colore, altezza o peso. So solo che ciò che sta accadendo è terribile&#8221; Trump ha ribadito che l’amministrazione accoglierà &#8220;<strong>i rifugiati afrikaner in fuga da minacce di espropriazione di terreni e discriminazione razziale</strong>&#8220;, come annunciato dal Dipartimento di Stato. </p>



<p>Una narrazione, quella del &#8220;genocidio bianco&#8221;, che negli anni è stata amplificata da gruppi come i <em>Suidlanders</em> e <em>Afriforum</em>, e che ha trovato eco negli ambienti della destra internazionale. Al momento, infatti, non vi sono fonti accademiche che <strong>documentino persecuzioni sistematiche</strong> contro gli Afrikaner bianchi in Sudafrica come gruppo etnico, nonostante alcune misure controverse prese dal Governo. Tuttavia, il tema rimane controverso e dibattuto.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’accoglienza dei rifugiati</h2>



<p>Il primo gruppo di <strong>oltre due dozzine di afrikaner</strong> è arrivato all’aeroporto di <strong>Dulles</strong>, accolto da una delegazione governativa che includeva il vicesegretario di Stato Chris Landau e funzionari del Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani. Landau ha citato le minacce di espropriazione e la retorica violenta di alcuni politici sudafricani, come gli incitamenti a “uccidere i boeri, uccidere gli afrikaner”, come prove della persecuzione. “Queste persone vivono da tempo sotto una costante minaccia di violenza,” ha aggiunto.</p>



<p>Il reinsediamento, previsto in stati come <strong>Minnesota, Idaho e Alabama</strong>, fa parte di un piano più ampio, secondo <strong>Stephen Miller</strong>, consigliere di Trump, che ha definito la situazione in Sudafrica &#8220;una persecuzione basata sulla razza&#8221;. Questo avviene nonostante la sospensione di molti programmi di reinsediamento dei rifugiati da parte dell’amministrazione, che ha sottolineato come i rifugiati debbano &#8220;assimilarsi completamente&#8221; negli Stati Uniti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Rubio: “Il Sudafrica discrimina gli afrikaner”</h2>



<p>Il segretario di Stato <strong>Marco Rubio</strong> ha appoggiato la posizione di Trump, scrivendo su X: &#8220;Gli afrikaner in fuga dalla persecuzione sono i benvenuti negli Stati Uniti. Il governo sudafricano li ha trattati in modo terribile, minacciando di rubare le loro terre e sottoponendoli a discriminazione razziale&#8221;. A marzo, Rubio aveva espulso l’ambasciatore sudafricano negli Stati Uniti, accusandolo di essere un&#8221;politico che incita all’odio razziale&#8221; per aver definito Trump leader di un movimento suprematista bianco globale. Rubio ha anche boicottato una riunione dei ministri degli Esteri del G20 a Johannesburg in segno di protesta. </p>



<p>È probabile, tuttavia, che le iniziative di Rubio e di Trump <strong>possano essere una ritorsione</strong> per via delle posizioni assunte dal Paese africano contro Israele sulla guerra in corso nella Striscia di Gaza. Il Sudafrica, infatti, <a href="https://it.insideover.com/politica/israele-si-presenta-allincontro-sul-genocidio-in-ruanda-ma-gli-stati-africani-lo-cacciano.html">ha accusato Tel Aviv di &#8220;condotta genocida&#8221; </a>davanti alla Corte internazionale di giustizia dell&#8217;Aja. Un&#8217;accusa che ha trovato diverse conferme autorevoli, non ultima quella del Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, che <a href="https://www.un.org/unispal/document/anatomy-of-a-genocide-report-of-the-special-rapporteur-on-the-situation-of-human-rights-in-the-palestinian-territory-occupied-since-1967-to-human-rights-council-advance-unedited-version-a-hrc-55/?utm_source=substack&amp;utm_medium=email">ha recentemente a pubblicato un lungo rapporto intitolato “Anatomia di un genocidio&#8221;</a>. </p>



<h2 class="wp-block-heading">La replica del Sudafrica</h2>



<p>Il Governo sudafricano <strong>ha respinto le accuse di discriminazione, definendo il reinsediamento statunitense &#8220;politicamente motivato</strong>&#8221; e un tentativo di screditare la sua democrazia costituzionale. In una nota, il ministero degli Esteri ha dichiarato: &#8220;È deplorevole che il reinsediamento di sudafricani negli Stati Uniti sotto la veste di ‘rifugiati’ sembri progettato per mettere in discussione un Paese che ha sofferto vere persecuzioni sotto l’apartheid e lavora per prevenire nuove discriminazioni&#8221;. Il Governo ha sottolineato che le accuse ignorano la storia di colonialismo e apartheid del paese.<br><br>Gli <strong>afrikaner</strong>, discendenti principalmente dai coloni olandesi, sono al centro di un dibattito acceso in Sudafrica, dove le riforme agrarie hanno generato non poche polemiche. La legislazione sudafricana consente in alcuni casi l’espropriazione di terreni senza compensazione, una misura che, secondo l’amministrazione Trump, <strong>colpisce in modo sproporzionato gli agricoltori bianchi</strong>.</p>



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		<title>ICC e ICJ: storia, ruoli e poteri delle due massime corti del diritto internazionale</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/icc-e-icj-storia-ruoli-e-poteri-delle-due-massime-corti-del-diritto-internazionale.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Jonathan Piccinella]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Apr 2025 13:32:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Diritto e Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra a Gaza]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=465936</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="700" height="450" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/corte-penale-internazionale.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="corte penale internazionale" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/corte-penale-internazionale.jpg 700w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/corte-penale-internazionale-600x386.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/corte-penale-internazionale-300x193.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px" /></p>
<p>Che cosa distingue la ICC dalla ICJ? Ecco la storia delle due corti, le differenze nelle loro azioni e la giurisdizione dei loro poteri.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/icc-e-icj-storia-ruoli-e-poteri-delle-due-massime-corti-del-diritto-internazionale.html">ICC e ICJ: storia, ruoli e poteri delle due massime corti del diritto internazionale</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="700" height="450" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/corte-penale-internazionale.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="corte penale internazionale" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/corte-penale-internazionale.jpg 700w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/corte-penale-internazionale-600x386.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/corte-penale-internazionale-300x193.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px" /></p>
<p>La stretta contemporaneità e le tragedie del nostro tempo hanno riportato in auge parole che pensavamo essere del secolo scorso o di un tempo in cui “la storia era finita”: genocidio, invasione, pulizia etnica, giustizia internazionale&#8230; In particolare due organi giurisprudenziali sono costantemente menzionati da parte degli analisti e dei giornalisti, ovvero la ICC (<em>International Criminal Court o Corte Penale Internazionale</em>) e la ICJ (<em>International Court of Justice o Corte di giustizia Internazionale</em>).<br><br>Il protagonismo di queste due Corti è dovuto a ciò che accade ad Est di Roma: la guerra di aggressione della Russia nei confronti dell’Ucraina, il 7 ottobre 2023 e il genocidio Palestinese da parte di Israele hanno causato una serie di conseguenze da un punto di vista giuridico di rilevanza epocale che sono tramutate nel processo in corso: <a href="https://it.insideover.com/politica/israele-si-presenta-allincontro-sul-genocidio-in-ruanda-ma-gli-stati-africani-lo-cacciano.html"><strong>Sudafrica contro Israele</strong> </a>dinanzi la ICJ ed i mandati di cattura internazionale proposti dalla ICC nei confronti di <strong>Putin e Lvova-Belova</strong> per i crimini di guerra commessi nei confronti di Kiev e nei confronti di <strong>Benjamin Netanyahu e Yoav Gallant</strong> per i crimini di guerra e contro l’umanità avvenuti nei territori della Striscia di Gaza e Mohammed Deif rispetto al 7 ottobre 2023.</p>



<p>Comprenderne le differenze, la storia dietro le due corti e le loro finalità è utile per ragionare sullo stato del diritto internazionale, sul perché è necessaria la loro giurisdizione e sui compiti che hanno ad oggi la ICC e la ICJ.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Excursus storico</strong></h2>



<p>La ICC e la ICJ hanno due storie completamente diverse e si fondano su statuti e organismi distanti. <strong>La ICJ nasce come organo giudiziario dell’ONU</strong> ed entra in vigore con il rispettivo statuto nel luglio del 1948. La sua composizione è formata, riprendendo lo statuto, da 15 giudici di Stati diversi facenti parte dell’ONU e sono eletti dall’Assemblea generale e dal Consiglio di Sicurezza. Le figure scelte sono giuristi dalle alte capacità tecniche <em>senza riguardo alla loro nazionalità, fra le persone che godono della massima considerazione morale e che soddisfano alle condizioni richieste per l’esercizio nei loro paesi rispettivi delle più alte funzioni giudiziarie, o che sono dei giureconsulti di notoria competenza in materia di diritto internazionale</em>.</p>



<p>La ICJ è quindi un organo giurisprudenziale con più di 70 anni di storia ed è la massima espressione del diritto internazionale in senso lato, in quanto è la Corte di riferimento dell’ONU, la più importante organizzazione di diritto internazionale. Prima della fine della seconda guerra mondiale vi sono state altre Corti che hanno anticipato le funzioni della ICJ, come la Corte permanente di Giustizia.</p>



<p><strong>Invece la ICC nasce in particolare dopo due esperienze negli anni Novanta</strong>. A seguito dei genocidi e delle pulizie etniche nell&#8217;ex Jugoslavia e in Ruanda, facendo appello all’articolo 41 dello Statuto dell’ONU il Consiglio di Sicurezza ha approvato ed attuato dei Tribunali Internazionali ad hoc per questi due conflitti. Queste Corti avevano il ruolo di giudicare soggetti individuali, e non stati, per i crimini di guerra, contro l’umanità e genocidio che hanno infiammato la zona dei Balcani e l’Africa orientale alla fine del XX secolo.<br><br>La buona riuscita di questi due organismi ha portato a quello che è oggi lo Statuto di Roma, trattato che nasce nel 1999 ed è entrato in vigore nel 2002. Questo Statuto non fa riferimento all’ONU creando una Corte, la ICC, che collabora sì con le Nazioni Unite ma la cui giurisdizione è differente per finalità e territorialità di applicazione.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Compiti e ruoli delle due Corti</strong></h2>



<p>La storia delle due corti espone quindi differenze sostanziali anche nei compiti e nei ruoli che hanno questi due organismi.</p>



<p><strong>La ICJ, riprendendo lo Statuto, ha il ruolo di giudice</strong> rispetto: alle controversie tra Stati; all’interpretazione dei trattati di diritto internazionale; alla necessità un di parere su un quesito di diritto internazionale richiesto da un organo dell’ONU; all’esistenza di qualunque fatto il quale, se fosse provato, costituirebbe violazione di un impegno internazionale; alla natura o la portata della riparazione dovuta per la violazione di un impegno internazionale.</p>



<p>Rispetto al caso Sudafrica contro Israele, perché il Sudafrica ha potuto adire nei confronti della ICJ per un caso che da un punto di vista politico &#8211; territoriale sembra non di sua competenza? Ai sensi della Convenzione sul Genocidio del 1951 e ad una serie di pronuncia della stessa ICJ nel corso della sua storia, il genocidio è un crimine internazionale dalla portata di <strong>ius cogens </strong>e che crea <strong>obblighi erga omnes</strong>. Con la definizione di <strong>ius cogens</strong> per il diritto internazionale si va ad intendere quelli che sono i baluardi del diritto internazionale contemporaneo e il cui rispetto va tutelato con qualsiasi mezzo possibile. Nella categoria di <strong>ius cogens </strong>rientra il divieto di aggressione; di genocidio; di crimini contro l’umanità; di discriminazione razziale e apartheid; di schiavitù; di tortura; il rispetto delle norme fondamentali di diritto internazionale umanitario e il diritto all’autodeterminazione dei popoli. Questi principi di <strong>ius cogens </strong>sono tutelati attraverso convenzioni, trattati o consuetudini internazionali che per definizione sono <strong>inderogabili</strong> e che <strong>obbligano </strong>la comunità internazionale ad adoperarsi per il rispetto di essi. A causa della condotta militare israeliana sulla Striscia di Gaza, il Sudafrica ha adito nei confronti della ICJ per confermare se da un punto di vista giuridico vi siano le condizioni e la possibilità o la certezza di poter condannare Tel Aviv per genocidio ai sensi della Convenzione del 1951.</p>



<p>La competenza della ICC, secondo l’articolo 5 dello Statuto di Roma,<em> è limitata ai crimini più gravi, motivo di allarme per l’intera comunità internazionale. La Corte ha competenza, in forza del presente Statuto, per i crimini seguenti: crimine di genocidio; crimini contro l’umanità; crimini di guerra; crimine di aggressione.</em></p>



<h2 class="wp-block-heading"><br><strong>Giurisdizioni delle Corti</strong></h2>



<p>Le due Corti hanno una capacità giurisdizionale diversa, non solo nello spazio ma anche nei confronti di chi possono “aprire” procedure giudiziarie.</p>



<p><strong>La ICJ giudica gli Stati e le loro condotte se in conformità o meno con il diritto internazionale</strong> dopo l’essere stati aditi dagli Stati stessi. Possono adire alla ICJ, ai sensi dell’articolo 93 dello Statuto dell’ONU, gli stati membri dell’ONU e gli stati che aderiscono allo Statuto della Corte, non membri dell’ONU, sotto approvazione dell’Assemblea Generale su raccomandazione del Consiglio di Sicurezza.</p>



<p>La giurisdizione della ICC è diversa e particolare. <strong>In primis la ICC giudica singoli individui e non gli Stati</strong> rispetto ai crimini che quel soggetto ha compiuto. La Corte Penale Internazionale ha una competenza che può essere esercitata se: l’accusato sia cittadino di uno Stato che ha ratificato lo Statuto di Roma o che ne ha accettato la competenza; se il crimine commesso è avvenuto su un territorio di uno Stato che ha ratificato lo Statuto di Roma o che ne ha accettato la competenza. Rispetto al crimine di aggressione, la Corte non può esercitare la sua competenza rispetto a cittadini di Stati non parte dello Statuto, a meno che l’aggressione non sia accertata dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU. Attualmente i firmatari dello Statuto sono più di 125 Stati, e tra i grandi assenti troviamo gli USA, Israele, Russia, Cina ed India.&nbsp;</p>



<p>Perché allora Putin e Netanyahu sono divenuti soggetti dei mandati di arresto della Corte Penale Internazionale? Perché <strong>i crimini commessi nei confronti di Kiev e di Gaza sono avvenuti su un territorio nazionale</strong> su cui la ICC ha giurisdizione, poiché <a href="https://www.amnesty.it/lucraina-ratifica-lo-statuto-della-corte-penale-internazionale-positivo-ma-ce-una-limitazione/">l’Ucraina </a>e la <a href="https://www.internazionale.it/storia/respinta-all-onu-la-risoluzione-palestinese-per-il-ritiro-di-israele-dalla-cisgiordania">Palestina</a> hanno ratificato la giurisdizione della Corte Penale Internazionale.</p>



<p>Alla base del potere della ICC c’è quello che viene definito come <strong>principio di complementarietà</strong>. Il principio di complementarietà consiste nella cooperazione tra la giurisdizione della ICC e quelle nazionali degli Stati che fanno parte dello Statuto di Roma. Nel momento in cui gli Stati risultino inadempienti con l’attuazione di mandati di cattura esposti dalla ICC o similari, come avvenuto recentemente <a href="https://www.euronews.com/my-europe/2025/04/17/icc-opens-inquiry-into-hungary-for-failing-to-arrest-israeli-pm-benjamin-netanyahu">tra Ungheria e ICC</a>, la Corte Penale Internazionale può aprire una procedura nei confronti della mancanza di attuazione dell’obbligo.</p>


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		<title>Brics sempre più africani: la nuova frontiera sono Uganda e Nigeria</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/brics-sempre-piu-africani-la-nuova-frontiera-sono-uganda-e-nigeria.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Mar 2025 17:05:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Brics]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1227" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_20231205162032671_b6adab0d4f9ad1726c720308cedf0618.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_20231205162032671_b6adab0d4f9ad1726c720308cedf0618.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_20231205162032671_b6adab0d4f9ad1726c720308cedf0618-600x383.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_20231205162032671_b6adab0d4f9ad1726c720308cedf0618-300x192.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_20231205162032671_b6adab0d4f9ad1726c720308cedf0618-1024x654.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_20231205162032671_b6adab0d4f9ad1726c720308cedf0618-768x491.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_20231205162032671_b6adab0d4f9ad1726c720308cedf0618-1536x981.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_20231205162032671_b6adab0d4f9ad1726c720308cedf0618-2048x1308.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>I Brics guardano sempre più all'Africa. Sudafrica, Egitto ed Etiopia sono già membri, Nigeria e Uganda sono divenuti Paesi partner.</p>
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<p>Il  Brics si spinge sempre di più verso l’Africa. Mentre gli Stati Uniti, l’Ucraina e la Russia cercano di trovare un compromesso fra Occidente e Oriente in Arabia Saudita, l’organizzazione intergovernativa Brics, di cui il Paese di Vladimir Putin è un fondatore, <strong>guarda con interesse verso le economie emergenti del continente africano. </strong></p>



<p>Oltre al Sudafrica, nel 2024 altri due Paesi africani come Egitto ed Etiopia sono diventati a tutti gli effetti membri, mentre dal 1 gennaio <strong>Nigeria e Uganda sono divenuti Paesi partner</strong>, ovvero realtà che si adopereranno per uno stretta collaborazione con il Brics, nonostante non facciano parte dell’organizzazione a tutti gli effetti.</p>



<p>L’interesse per l’Africa nasce da molto lontano, infatti la Cina di Xi Jinping già nel 2016, con la Nuova Via della seta, ha spinto per creare infrastrutture nel continente cercando di favorirne il commercio, <strong>una fra queste la Mombasa-Nairobi in Kenya che verrà estesa fino all’Uganda</strong>, neo Stato partner. Secondo il sito ufficiale Brics, l’Uganda ha una crescita annua del Pil del 6%, un’economia in espansione grazie ai tanti giacimenti di petrolio scoperti, e il sostegno della Cina che ha già costruito qui strade, ponti e centrali idroelettriche.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;importanza strategica del continente africano</h2>



<p>Per il Brics: “L’inclusione di più Paesi africani sottolinea l’importanza strategica del continente e sfida il predominio delle tradizionali potenze occidentali”. L’organizzazione, nata appunto per favorire l’economie emergenti e sottrarle alla dollarizzazione, dietro alla regia della Cina cerca di investire coinvolgendo l’Africa, un territorio ricco di materie prime e con <strong>un potenziale economico considerevole che l’Oriente non vuole lasciarsi sfuggire</strong> a favore degli Stati Uniti, ora impegnati sul fronte europeo.</p>



<p>Ma non finisce qui, anche gli interessi in Nigeria stanno crescendo come dichiarato dalla vice presidente nigeriana <strong>Kashim Shettima</strong>: “Siamo lieti di assistere al crescente flusso di capitali esteri dai Paesi Brics, che a giugno 2024 ammontava a 1,27 miliardi di dollari, un aumento sostanziale rispetto ai soli 438,72 milioni di dollari registrati nello stesso periodo del 2023”. Come descrive il sito dell’organizzazione, <strong>la Cina è il maggior partner commerciale della Nigeria</strong>, favorito anche da iniziative di costruzione infrastrutturale sempre inerenti alla Nuova Via della Seta, come già descritto <a href="https://it.insideover.com/politica/perche-la-cina-punta-sulla-nigeria-e-sullafrica.html">da InsideOver qualche mese fa.</a> Mentre il focus mondiale è sul Medio Oriente e l’Est Europa, <strong>il Brics a trazione cinese si spinge alla conquista dell’Africa</strong> cercando di strapparla dalle possibili mire dell’Occidente e assicurandosi un continente ricco di materie prime nella possibile guerra commerciale con gli Stati Uniti di Donald Trump. L’Oriente prova a dare una risposta alla svolta nazionalista americana.</p>
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		<title>Hague Group, un&#8217;alleanza per la legalità contro i crimini di guerra di Israele</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/hague-group-unalleanza-per-la-legalita-contro-i-crimini-di-guerra-di-israele.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Feb 2025 06:11:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giudiziaria]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Corte Penale Internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra di Gaza]]></category>
		<category><![CDATA[Nazioni Unite (Onu)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250109182135612_388c737c816d1896a6fbcc2dbdf83808.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250109182135612_388c737c816d1896a6fbcc2dbdf83808.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250109182135612_388c737c816d1896a6fbcc2dbdf83808-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250109182135612_388c737c816d1896a6fbcc2dbdf83808-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250109182135612_388c737c816d1896a6fbcc2dbdf83808-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250109182135612_388c737c816d1896a6fbcc2dbdf83808-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250109182135612_388c737c816d1896a6fbcc2dbdf83808-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Ieri è stato inaugurato all’Aia, nei Paesi Bassi, The Hague Group, un’alleanza composta da nove Paesi — Belize, Bolivia, Colombia, Cuba, Honduras, Malesia, Namibia, Senegal e Sudafrica. L’obiettivo dichiarato del gruppo è difendere le istituzioni dell’ordine legale internazionale coordinando misure legali e diplomatiche contro le violazioni del diritto internazionale da parte di Israele, in particolare impegnandosi per dare &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/hague-group-unalleanza-per-la-legalita-contro-i-crimini-di-guerra-di-israele.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/hague-group-unalleanza-per-la-legalita-contro-i-crimini-di-guerra-di-israele.html">Hague Group, un&#8217;alleanza per la legalità contro i crimini di guerra di Israele</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250109182135612_388c737c816d1896a6fbcc2dbdf83808.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250109182135612_388c737c816d1896a6fbcc2dbdf83808.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250109182135612_388c737c816d1896a6fbcc2dbdf83808-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250109182135612_388c737c816d1896a6fbcc2dbdf83808-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250109182135612_388c737c816d1896a6fbcc2dbdf83808-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250109182135612_388c737c816d1896a6fbcc2dbdf83808-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250109182135612_388c737c816d1896a6fbcc2dbdf83808-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Ieri <a href="https://x.com/ProgIntl/status/1885337875254043062" target="_blank" rel="noreferrer noopener">è stato inaugurato</a> all’Aia, nei Paesi Bassi, <em><a href="https://thehaguegroup.org/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>The Hague Group</strong></a></em>, un’alleanza composta da nove Paesi — Belize, Bolivia, <a href="https://it.insideover.com/guerra/colombia-scoppiano-le-violenze-e-strage-nel-catatumbo.html">Colombia</a>, Cuba, Honduras, Malesia, <a href="https://it.insideover.com/politica/netumbo-nandi-ndaitwah-la-prima-donna-presidente-della-namibia.html">Namibia</a>, Senegal e Sudafrica. L’obiettivo dichiarato del gruppo è difendere le istituzioni dell’ordine legale internazionale coordinando misure legali e diplomatiche contro le violazioni del diritto internazionale da parte di Israele, in particolare impegnandosi per dare seguito alle decisioni delle Nazioni Unite, della Corte internazionale di giustizia (CIG) e della Corte penale internazionale. </p>



<p>Circa un anno fa, il <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/il-sudafrica-ha-scelto-la-sua-strada.html">Sudafrica ha presentato una denuncia contro Israele presso la CIG</a></strong>, accusandolo di genocidio ai danni del popolo palestinese. Israele ha respinto con forza l’accusa e ha ignorato l’opinione della CIG e le risoluzioni del Consiglio di sicurezza dell’ONU, che <a href="https://www.amnesty.it/corte-internazionale-di-giustizia-illegale-loccupazione-dei-territori-palestinesi/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">hanno dichiarato</a> l’occupazione israeliana dei territori palestinesi una chiara violazione del diritto internazionale.</p>



<p>Come riportato in un articolo del&nbsp;<em><a href="https://www.theguardian.com/law/2025/jan/31/south-africa-and-malaysia-to-launch-campaign-to-protect-justice" target="_blank" rel="noreferrer noopener">The Guardian</a></em>, “il gruppo afferma che l’obiettivo non è punire Israele, ma esaminare il suo atteggiamento nei confronti delle sentenze delle corti internazionali, che, secondo il primo ministro malese Anwar Ibrahim, ‘colpiscono le fondamenta stesse del diritto internazionale, che la comunità globale ha il dovere di difendere’.”</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il ruolo dei Paesi alleati e dell&#8217;Italia</strong></h2>



<p>Oltre a Israele, il gruppo,&nbsp;<a href="https://x.com/FranceskAlbs/status/1885455485685391431" target="_blank" rel="noreferrer noopener">supportat</a>o, tra gli altri,&nbsp;da Francesca Albanese,&nbsp;relatrice speciale delle Nazioni Unite,&nbsp;punta il dito contro tutti quei Paesi che non hanno rispettato la sentenza della CIG dell’aprile 2024. Tale sentenza ricorda agli Stati i loro obblighi internazionali in merito al trasferimento di armi nei conflitti armati, per evitare che queste vengano utilizzate in violazione della Convenzione sul genocidio e delle Convenzioni di Ginevra, in relazione alla condotta di Israele a Gaza e nei Territori palestinesi occupati.</p>



<p>Questa accusa chiama in causa anche l’Italia. In una <a href="https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2025/01/24/intelligence-e-droni-armi-dallitalia-contro-gaza/7849367/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">recente inchiesta</a> pubblicata su <em>Il Fatto Quotidiano</em>, Stefania Maurizi rivela che<strong> Leonardo, l’azienda italiana di difesa che aveva annunciato lo stop alla fornitura di armi a Israele,</strong> continuerà comunque nel 2025 il proprio programma di assistenza tecnica da remoto, riparazione materiali e fornitura di ricambi per la flotta di velivoli<a href="https://it.insideover.com/guerra/le-armi-italiane-a-israele-per-colpire-gaza-e-gli-eversivi-del-ministro-crosetto.html"> M-346 israeliani.</a> Oltre agli affari di Leonardo con Israele, Maurizi descrive il “ponte aereo continuo” che ha permesso in particolare agli Stati Uniti e al Regno Unito di fornire armi e intelligence a Israele. “I dati sui voli — scrive Maurizi — rivelano il ruolo delle basi americane in Italia, come Sigonella, con almeno 65 voli del <a href="https://it.insideover.com/difesa/droni-e-oltre-asse-italia-turchia-in-arrivo-cosi-leonardo-e-baykar-possono-allearsi.html">drone MQ-4C </a>per la raccolta di intelligence, e il coinvolgimento di aeroporti italiani come quelli di Ancona, Bari, Brindisi, Ciampino e Napoli.”</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il Sostegno del Sud Globale alla Palestina e l&#8217;Isolamento dell&#8217;Occidente</strong></h2>



<p>Al di là dell’impatto concreto che il&nbsp;<em>The Hague Group</em>&nbsp;potrà avere nel far sì che le violazioni del diritto internazionale di Israele, il suo presidente Benjamin Netanyahu e i Paesi complici di questa violenza vengano condannate, punite o prevenute, questa iniziativa, spiega il&nbsp;<em><a href="https://www.theguardian.com/law/2025/jan/31/south-africa-and-malaysia-to-launch-campaign-to-protect-justice" target="_blank" rel="noreferrer noopener">The Guardian</a></em>, riflette “la crescente rabbia nei Paesi del Sud del mondo di fronte a ciò che viene percepito come un doppio standard da parte delle potenze occidentali quando si tratta dell’applicazione del diritto internazionale.”</p>



<p>La questione palestinese ha ricevuto fin da subito il sostegno di un numero crescente di Paesi del Sud del mondo. Già un anno fa, uno <a href="https://responsiblestatecraft.org/global-south-israel-criminal-court/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">studio pubblicato</a> su <em>Responsible Statecraft</em> affermava che “gli Stati che guidano o sostengono tali iniziative [che hanno sostenuto azioni legali internazionali contro Israele, ndr] si estendono a quasi tutto il Sud globale, includendo America Latina, Africa, Asia occidentale, Asia meridionale e Sud-est asiatico … (queste azioni legali) dimostrano che questo sentimento va ben oltre i Paesi a maggioranza araba o mussulmana”. Il sostegno del Sud globale al popolo palestinese assume un significato ancora più rilevante se si considera che queste prese di posizione contribuiscono a isolare sempre più non solo Israele, ma soprattutto il suo principale alleato, gli Stati Uniti. Con l’Europa che segue.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/hague-group-unalleanza-per-la-legalita-contro-i-crimini-di-guerra-di-israele.html">Hague Group, un&#8217;alleanza per la legalità contro i crimini di guerra di Israele</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>L&#8217;Africa e la corsa ai dati: il nuovo Eldorado digitale</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/lafrica-e-la-corsa-ai-dati-il-nuovo-eldorado-digitale.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Vivaldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 Dec 2024 07:50:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="960" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241215073942276_dbf968d7560dc06fab6106c7bc59377d-e1734248956131.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241215073942276_dbf968d7560dc06fab6106c7bc59377d-e1734248956131.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241215073942276_dbf968d7560dc06fab6106c7bc59377d-e1734248956131-600x300.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241215073942276_dbf968d7560dc06fab6106c7bc59377d-e1734248956131-300x150.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241215073942276_dbf968d7560dc06fab6106c7bc59377d-e1734248956131-1024x512.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241215073942276_dbf968d7560dc06fab6106c7bc59377d-e1734248956131-768x384.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241215073942276_dbf968d7560dc06fab6106c7bc59377d-e1734248956131-1536x768.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>I dati sono il nuovo tesoro dell’Africa, al centro di una rivoluzione digitale guidata dal Sudafrica e da colossi tecnologici</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/lafrica-e-la-corsa-ai-dati-il-nuovo-eldorado-digitale.html">L&#8217;Africa e la corsa ai dati: il nuovo Eldorado digitale</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>I dati rappresentano oggi il vero tesoro del nostro tempo, più preziosi del petrolio e dell’oro. Il loro controllo permette di orientare consumi, economie e persino politiche internazionali. Ma dietro il loro sfruttamento si cela un intricato intreccio di potere, economia e scarsa trasparenza. Ed è proprio <strong>l’Africa a trovarsi al centro di questa rivoluzione</strong>, con grandi aspettative e altrettante contraddizioni.</p>



<p>Nel continente, a differenza di Europa e Stati Uniti, il cittadino comune non ha alcun diritto di accesso ai propri dati <strong>custoditi da giganti come Google o Meta</strong>. Una mancanza non solo normativa ma anche culturale, figlia di un’informazione carente e di una consapevolezza ancora limitata. Tuttavia, segnali di cambiamento si intravedono: la Commissione africana per i diritti umani e dei popoli ha recentemente richiesto agli Stati membri dell’Unione Africana di garantire che i dati detenuti da enti pubblici e privati siano accessibili al pubblico, segnando una svolta potenzialmente epocale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il Sudafrica al centro della rivoluzione digitale</h2>



<p>Parallelamente, la crescente domanda di capacità di elaborazione dati, alimentata dall’avanzata dell’intelligenza artificiale, ha innescato una corsa senza precedenti alla costruzione di data center in Africa. Il <strong>Sudafrica</strong> guida questa trasformazione, ospitando oltre la metà della capacità del continente, seguito da <strong>Egitto, Kenya, Nigeria e Marocco</strong>. Colossi come Alibaba, Amazon Web Services, Google e Microsoft hanno scelto proprio il Sudafrica per stabilire i loro servizi cloud, affiancati da attori locali come Africa Data Center.</p>



<p>Eppure, nonostante la rapida crescita, l’Africa resta lontana dai livelli di capacità dei data center di altre regioni. Con <strong>meno del 2% dell’offerta globale</strong>, il continente è ancora un nano digitale rispetto alle Americhe o all’Europa. La domanda, però, continua a crescere: secondo l’Africa Data Centers Association, per soddisfare le esigenze del continente servirebbero oltre 700 nuove strutture e una <strong>capacità di 1.000 megawatt</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Progetti e sfide del futuro</h2>



<p>Gli investimenti non si fanno attendere. <strong>Microsoft ha annunciato un progetto da 1 miliardo di dollari</strong> per costruire un data center “verde” in Kenya, alimentato da energia geotermica, mentre in Nigeria è in corso la costruzione di una struttura hyperscale da 38 MW a Lagos. Anche Huawei, con un’iniziativa a Il Cairo, punta a conquistare il Nordafrica.</p>



<p>Ma non mancano gli ostacoli. Infrastrutture elettriche inaffidabili, burocrazia, instabilità politica e conflitti rappresentano sfide che rallentano l’espansione. Nonostante ciò, il settore appare resiliente. Si stima che il mercato africano dei data center raggiungerà i 3 miliardi di dollari entro il 2025, con <strong>un incremento del 50% entro il 2026</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il futuro digitale di un continente in movimento</h2>



<p>In questo scenario, il futuro dell’Africa <strong>si gioca su un equilibrio delicato</strong>: da un lato, la possibilità di colmare il divario digitale rispetto al resto del mondo; dall’altro, il rischio che l’assenza di normative adeguate favorisca un&#8217;ulteriore concentrazione di potere nelle mani dei colossi tecnologici. Come in ogni rivoluzione, la sfida sarà trasformare le vulnerabilità in opportunità, costruendo un ecosistema digitale che sia inclusivo, sostenibile e rispettoso dei diritti degli utenti.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/lafrica-e-la-corsa-ai-dati-il-nuovo-eldorado-digitale.html">L&#8217;Africa e la corsa ai dati: il nuovo Eldorado digitale</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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