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	<title>Striscia di Gaza Archives - InsideOver</title>
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	<title>Striscia di Gaza Archives - InsideOver</title>
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		<title>Norman Finkelstein: &#8220;Netanyahu e Trump vogliono l&#8217;Iran in schiavitù ma non ce la faranno&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/norman-finkelstein-netanyahu-e-trump-vogliono-liran-in-schiavitu-ma-non-ce-la-faranno.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Lesevre]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Jul 2025 10:41:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="864" height="486" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/finkelstein.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Norman Finkelstein" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/finkelstein.jpg 864w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/finkelstein-600x338.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/finkelstein-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/finkelstein-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/finkelstein-334x188.jpg 334w" sizes="(max-width: 864px) 100vw, 864px" /></p>
<p>Rendere Gaza invivibile e ridurre l'Iran in schiavitù. Questo, secondo Finkelstein, il piano di Netanyahu appoggiato da Trump. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/norman-finkelstein-netanyahu-e-trump-vogliono-liran-in-schiavitu-ma-non-ce-la-faranno.html">Norman Finkelstein: &#8220;Netanyahu e Trump vogliono l&#8217;Iran in schiavitù ma non ce la faranno&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="864" height="486" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/finkelstein.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Norman Finkelstein" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/finkelstein.jpg 864w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/finkelstein-600x338.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/finkelstein-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/finkelstein-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/finkelstein-334x188.jpg 334w" sizes="(max-width: 864px) 100vw, 864px" /></p>
<p>Il 13 giugno, poche ore dopo la risposta iraniana ai missili lanciati da Israele nella notte, abbiamo intervistato per InsideOver <strong>Norman Finkelstein</strong>, intellettuale, politologo ed esperto della questione palestinese, nel suo appartamento di Brooklyn. Durante questa conversazione, abbiamo discusso delle implicazioni dell’escalation tra Israele e Iran, delle conseguenze umanitarie e politiche sulla Striscia di Gaza, del ruolo dell’Occidente e del significato ideologico che secondo Finkelstein guida la strategia israeliana nella regione.</p>



<p><strong>Israele ha condotto un attacco aereo contro diversi obiettivi iraniani. In risposta, l’Iran ha lanciato missili contro le principali città israeliane, inclusa Tel Aviv. Una situazione che ha portato al coinvolgimento degli Stati Uniti a fianco di Israele. Secondo lei, come incide questo conflitto regionale su Gaza, sia in termini di impatto umanitario immediato che di conseguenze politiche a lungo termine, oltre che sulla strategia israeliana?</strong></p>



<p>&#8220;Innanzitutto, l’attacco israeliano contro l’Iran era in larga misura prevedibile. Ovviamente se ne parlava da tempo, ma a mio parere, nel contesto del post 7 ottobre, è diventato ancora più probabile. Il 19 aprile 2024 — quindi più di un anno fa — scrissi un articolo sul mio profilo Substack dal titolo <em>Samson and Cassandra</em> in cui spiegavo che è nella natura di Benjamin Netanyahu — ed è molto prevedibile — cercare di sfruttare ogni occasione. Potrà sembrare un’ovvietà, ma con Netanyahu è particolarmente evidente: quando si presenta un’opportunità politica, lui la coglie subito. Il 7 ottobre è stato, all’inizio, una crisi, senza dubbio, ma c’è un detto, ogni crisi è anche un’opportunità. E il 7 ottobre ha ovviamente aperto l’opportunità per risolvere una volta per tutte la questione di Gaza. E gli israeliani sono stati molto espliciti su questo. Non c’era nulla da interpretare: era chiaro che avrebbero attuato una qualche forma di distruzione massiccia a Gaza, per risolvere definitivamente la questione. <strong>Questo progetto ha preso tre forme: primo, realizzare una pulizia etnica; secondo, rendere Gaza invivibile, non solo nel futuro prossimo, ma per molto tempo a venire; terzo, attuare un genocidio vero e proprio.</strong> Quindi, l’elemento Gaza è andato secondo i piani. Ora Gaza è invivibile. C’è ancora una catastrofe umanitaria in corso, ma anche se fosse risolta — cioè anche se entrassero aiuti in quantità massiccia — non cambierebbe il fatto che Gaza non esiste più. Gaza è scomparsa. Il 90% delle abitazioni è stato distrutto, più della metà degli ospedali non esiste più, oltre metà delle università è scomparsa, le terre coltivabili a Est di Gaza sono state devastate. Non c’è più nulla: i sistemi fognari, l’acqua, tutto distrutto. Hanno quindi raggiunto il loro primo obiettivo. A proposito, penso che l’idea secondo cui l’obiettivo fosse smantellare Hamas sia del tutto ridicola. Non è mai stato questione di Hamas. La questione è sempre stata trovare una “soluzione finale” per Gaza. E siccome, come detto, il 7 Ottobre ha rappresentato una grande opportunità per Netanyahu, c’erano altri due obiettivi da sfruttare: Hezbollah e l’Iran. Con Hezbollah hanno avuto successo: è stato neutralizzato. E poi — lo scrissi il 19 aprile — sarebbero andati contro l’Iran. Tutti parlavano della possibilità di una guerra tra Iran e Israele. Ma c&#8217;è stata una congiuntura particolare: gli eventi del 7 ottobre e la reazione del Primo Ministro Netanyahu finalizzata allo sfruttamento di un’opportunità. Scrissi, nell’articolo <em>Samson and Cassandra</em>, che l’Iran non avrebbe avuto scelta, perché non si può ragionare con Israele. È impossibile&#8221;.</p>



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<p><strong>Anche quando alcune voci dissenzienti hanno iniziato a condannare le atrocità di Israele, queste critiche si sono concentrate, almeno in Europa, sul ruolo di Netanyahu. Ma l’oppressione dei palestinesi non è una novità, né è iniziata il 7 ottobre. Un recente sondaggio della Penn State University, pubblicato su Haaretz, mostra che l’82% degli ebrei israeliani è favorevole alla deportazione dei palestinesi da Gaza, e il 47% afferma che l’esercito israeliano dovrebbe agire come gli israeliti nella conquista biblica di Gerico, uccidendone tutti gli abitanti. Come si inseriscono queste realtà nella storia di Israele, come Stato e come nazione? E che ruolo giocano termini come “sionismo” o “antisemitismo” in questa storia?</strong></p>



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<p>&#8220;Torno un attimo a quello che stavo dicendo, per integrare la seconda domanda. Una volta che Israele ha puntato l’Iran come obiettivo e ha deciso che questa sarebbe stata l’occasione della vita, cioè sfruttare il 7 ottobre non solo per risolvere la questione Gaza o per neutralizzare Hezbollah, ma anche per colpire la loro più grande preoccupazione regionale — che è da sempre l’Iran, sin dalla rivoluzione iraniana — da quel momento in poi non c’era più nulla che l’Iran potesse fare. Israele non è disposto ad ascoltare la diplomazia, a trovare compromessi. Non fa parte del suo DNA. Ecco perché l’articolo si intitola <em>Samson and Cassandra</em>: Israele è pronto a far crollare il tempio pur di colpire il nemico.</p>



<p>Israele non è, secondo me, uno “Stato canaglia”, cioè uno Stato che ignora il diritto internazionale o le norme tra Stati. <strong>Israele va oltre: è uno Stato completamente folle</strong>. Fuori controllo. Hai citato un sondaggio: circa metà degli ebrei israeliani sostiene l’eliminazione di tutti i gazawi. Un altro sondaggio, la settimana scorsa, ha mostrato che il 63% di tutti gli israeliani, quindi circa il 70% degli ebrei israeliani, crede che a Gaza non ci siano civili. È una formula per il genocidio: se tutti sono combattenti, tutti possono essere uccisi “legalmente”.</p>



<p>Stiamo affrontando una situazione anomala. Pericolosissima. Alcuni dicono che gli israeliani siano impazziti dopo il 7 ottobre. Ma io vivo negli Stati Uniti: non c’è mai stata una simile isteria contro i musulmani. Anzi, persino il Presidente Bush, dopo l’11 settembre, fece di tutto per dire pubblicamente che non era una guerra contro l’Islam. Mi pare che andò in una moschea, fece un gesto pubblico — non ricordo esattamente. <strong>Ma Israele non sta reagendo a una minaccia. È uno Stato fanatico di suprematismo ebraico</strong>. Per loro, è vero: arabi e musulmani stanno in fondo alla scala dell’essere. Ma in realtà, tutti i non ebrei sono subumani. Ci sono gradi, certo, ma se non sei ebreo, per loro, sei inferiore&#8221;.</p>



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<p><strong>Quindi, pensi che il sionismo abbia un ruolo solo marginale?</strong></p>



<p>&#8220;Il sionismo&#8230; guarda, io non amo i cliché. Ma l’idea che Israele sia uno Stato colonialista d’insediamento che ha bisogno di un’ideologia per giustificare l’espulsione e lo sterminio della popolazione indigena — è un elemento, sì. Non lo nego. È come negli Stati Uniti: il modo in cui sono stati trattati i nativi americani fu una modalità volta allo sterminio, su tutta la linea. Anche figure importanti, come Frederick Douglass — un grande abolizionista afroamericano — avevano visioni terribili sui nativi americani. Era una mentalità da Stato colonialista di insediamento.</p>



<p>Ma credo che nel caso israeliano si sommino vari fattori: l’ideologia della “scelta divina”, il colonialismo, il successo secolare degli ebrei. Gli ebrei amano dire che il 20% dei premi Nobel è andato a ebrei, che Marx, Freud, Einstein erano ebrei. Questo successo mondano, terreno, dà alla testa. E quando si sommano tutti questi aspetti — e ce ne sono altri — il risultato è uno Stato totalmente squilibrato. Personalmente, non credo che, a livello popolare, la Germania nazista fosse così. Ci penso spesso. I nazisti vivevano in uno Stato totalitario: la dissidenza era impossibile, si finiva in carcere o peggio. Ma in Israele, oggi, tutto avviene alla luce del sole. I soldati postano i video delle atrocità che commettono. Israele ha il più alto uso pro capite di internet al mondo. Non possono dire di non sapere&#8221;.</p>



<p><strong>E la paura di essere attaccati?</strong></p>



<p>&#8220;La paura può spiegare qualcosa. Ma non può giustificare la celebrazione dell’omicidio di massa. Quella non è paura. È sadismo. Euforia per la tortura, per la distruzione. Le torture sessuali, le umiliazioni sessuali documentate nei rapporti sui diritti umani non nascono dalla paura&#8221;.</p>



<p><strong>Due settimane fa, nella sua intervista con Piers Morgan, ha detto che era prevedibile che gli aiuti organizzati da Israele e dagli Stati Uniti si sarebbero rivelati una trappola. Lo cito ora perché penso si inserisca in un’idea che va oltre la guerra e oltre le atrocità. E volevo chiederle: perché era così prevedibile?</strong></p>



<p>&#8220;Tutto ciò che bisogna sapere è che Israele…lo ha già fatto l’anno scorso. È stato chiamato “il massacro della farina&#8221;. Tutti i palestinesi erano disperatamente affamati — non è la prima volta che a Gaza c’è una carestia — e quando si sono precipitati su un camion con degli aiuti, Israele ha semplicemente aperto il fuoco, uccidendoli. Era quindi ovvio cosa sarebbe successo. Bisogna ricordare che i medici stranieri che stanno operando ora a Gaza — 63, credo — medici, infermieri, personale sanitario, hanno firmato una dichiarazione in cui affermano che Israele prende deliberatamente di mira i bambini, sparando loro al cranio e al petto. Abbiamo visto qualcosa di simile già durante la Marcia del Ritorno nel marzo 2018: prendevano di mira persone alle quali mancavano entrambe le gambe. Ora, questo può essere spiegato con la paura? No. Dobbiamo essere onesti su queste cose. È un luogo profondamente malato. Ed è proprio questo che lo rende estremamente pericoloso. Ecco perché siamo in una situazione davvero difficile adesso. L’Iran non può tirarsi indietro. Non può. A meno di non capitolare completamente, cosa che non accadrà. Non succederà&#8221;.</p>



<p><strong>Nel suo libro del 2018, <em>Gaza: un&#8217;inchiesta sul suo martirio</em>, ha documentato con cura gli attacchi militari israeliani e le azioni illegali che si trascinavano da anni. Ma perché ha scelto di descrivere la sofferenza di Gaza come un “martirio”?</strong></p>



<p>&#8220;Perché sento che oggi questa definizione è ancora più vera. Guardi, io leggo molto. Ho grande rispetto per la vita dei santi. Ma alla fine dei conti, sono figlio dei miei genitori Ho vissuto con il loro orrore, con il loro trauma. Per tutta la vita, fino all’ultimo giorno della loro esistenza, la guerra — la Seconda guerra mondiale — era presente, ogni giorno. Mia madre si riferiva alla sua sofferenza durante la guerra come a un martirio. Era questo il termine che usava. Mia madre parlava fluentemente inglese. Conosceva il latino, il francese, l’inglese. La sua scelta di parole non era casuale. Non era arbitraria. E lei la definiva un martirio. A mio parere, se si conosce tutta la storia di Gaza dal 1948 in poi, allora sì, si tratta di un martirio. Di un popolo che è stato — stavo per dire crocifisso, ma non lo farò — che è stato distrutto, annientato, più e più volte. Per niente. Solo per il rifiuto di andarsene. E alla fine, probabilmente, molti di loro, se potessero, se ne andrebbero, ma non possono. Sono intrappolati in quello che molti, anche israeliani, hanno chiamato un campo di concentramento. Sono intrappolati. Per me questo è un martirio. E non si può apprezzare davvero la dimensione di questo martirio se non se ne conoscono i dettagli. Non si può comprenderlo.</p>



<p>(<em>I genitori di Finkelstein, entrambi ebrei, sopravvissero allo sterminio nazista. Sua madre sopravvisse al ghetto di Varsavia e al campo di Majdanek, mentre suo padre al ghetto di Varsavia e ad Auschwitz</em>)</p>



<p><strong>Cosa vede nel futuro di Gaza e di Israele?</strong></p>



<p>&#8220;Non credo che a Gaza sia rimasto nulla. Israele ha raggiunto il suo obiettivo. Quando sento certi commentatori dire “Israele non ha ancora raggiunto i suoi obiettivi”, io rispondo: certo che li ha raggiunti. Ma bisogna capire quali erano. L’obiettivo non era sconfiggere Hamas. L’obiettivo era risolvere la questione di Gaza. E ci sono riusciti. E adesso, cosa faranno le persone a Gaza? Quando le telecamere si spegneranno, pensi davvero che Israele permetterà l’ingresso di cibo? Che accetterà di far entrare gli aiuti? Che consentirà la ricostruzione? Hanno passato 20 mesi a trasformare Gaza in un parcheggio, e ora pensi che faranno marcia indietro e diranno: “Ok, portiamo il cemento, ricostruiamo tutto”? È serio questo? È un’assurdità. Quindi, Gaza è finita. Credo che, in un modo o nell’altro, le persone cominceranno ad andarsene. Troveranno il modo. I gazawi sono molto ingegnosi, come puoi immaginare. Troveranno una via d’uscita&#8221;.</p>



<p><strong>E per esempio, l’Unione Europea — prima dell’attacco all’Iran — ha cominciato a prendere posizione, dopo 20 mesi di silenzio. Perché?</strong></p>



<p>&#8220;Perché ha capito che siamo all’ultima fase e che Netanyahu cercherà di realizzare una espulsione di massa. E forse, se scoppierà una guerra su larga scala con l’Iran, svuoterà anche la Cisgiordania. E l’Europa non voleva sporcarsi le mani. Quindi adesso possono dire, retroattivamente: “Noi l’abbiamo condannata”. Dimentichiamoci pure dei 20 mesi precedenti, ma “l’abbiamo condannata il mese scorso”. Tutto qui. Sanno benissimo cosa sta per succedere, ma sperano che i 20 mesi precedenti vengano dimenticati. E quindi Starmer, Macron, il premier canadese diranno: “Abbiamo condannato l’espulsione”. E tutti lo ripeteranno. È come durante la guerra in Vietnam. Voi siete troppo giovani per ricordarlo. Ma nel 1968, si capì che la guerra era persa. E molti che l’avevano sostenuta fino a quel momento fecero marcia indietro. E poi, quando la guerra finì, vennero lodati come “pacifisti”. Ma non erano contro la guerra. Si opposero alla guerra solo quando capirono che era persa. Prima del Sessantotto, quando gli Stati Uniti sganciavano ogni mese l’equivalente di due bombe atomiche sul Vietnam, nessuno era contro. Ma quando la guerra era ormai persa, allora sì, tutti presero posizione “contro” la guerra. È un’ipocrisia&#8221;.</p>



<p><strong>Perché l’Europa ha sempre seguito Israele così fedelmente? Quali sono gli interessi europei in gioco?</strong></p>



<p>&#8220;Ci sono fondamentalmente due ragioni. Una è la codardia, la codardia morale: la paura degli Stati Uniti. Patetica, pietosa. E l’altra è che odiano i musulmani. Gli italiani odiano i musulmani. Hanno lo stesso disprezzo verso i musulmani che hanno gli israeliani. Forse non così estremo, ma c’è. È presente. E non bisogna negare i fatti. Sì, c’è un problema di assimilazione dei musulmani in Europa. Lo riconosco. E sono sempre questioni difficili. Gli Stati Uniti — come si dice — sono una “nazione di immigrati”. E per qualche ragione, non so bene perché, non ho studiato la questione, gli Stati Uniti sembrano avere molte meno difficoltà rispetto all’Europa nell’assimilare gli stranieri&#8221;.</p>



<p><strong>Una cosa che mi viene da chiedere è questa: c’è una differenza tra la popolazione europea — ad esempio studenti — e ciò che fanno i governi?</strong></p>



<p>&#8220;Molti Paesi europei stanno eleggendo, o già hanno eletto, partiti di destra xenofobi molto forti. Quindi questa distinzione — tra Stato e popolo — a volte ha senso, ma a volte no. Come in Israele: molti dicono “sei di sinistra, dovresti distinguere tra Stato e popolo”. Sì, a volte è valido. Ma in una democrazia? A volte no. Durante la guerra del Vietnam, l’opposizione popolare era più forte di quella istituzionale. Capisco che in certi momenti ci sia un divario tra governo e opinione pubblica. Ma oggi, l’Europa sta rapidamente virando a destra. E ciò riflette l’opinione popolare. Questo è chiarissimo in Italia. È chiarissimo in Francia. Probabilmente presto anche nel Regno Unito. E negli Stati Uniti è già così: con Trump&#8221;.</p>



<p><strong>Trump è stato molto repressivo verso le proteste studentesche, ma anche Biden lo era stato.</strong></p>



<p>&#8220;Penso che la repressione sia cominciata con Biden&#8221;.</p>



<p><strong>Esatto, è proprio questo che intendevo dire: tutti si concentrano su Trump, ma la repressione è iniziata prima. Quindi non si tratta di destra o sinistra, quando si parla della Palestina.</strong></p>



<p>&#8220;Tutti gli “encampments” universitari (le proteste) sono stati sgomberati sotto Biden, l’isteria fasulla sull’antisemitismo nei campus, tutto questo, è iniziato con Biden. La rimozione di rettori e rettrici delle Università è avvenuta sotto Biden. È stata l’amministrazione Biden. È l’amministrazione Biden che ha presieduto al genocidio a Gaza. Trump non ha fatto molto. Ma solo perché ormai non c’era più niente da fare. Gaza era stata già distrutta&#8221;.</p>



<p><strong>Quello che intendo dire è che Biden, che per molti rappresenta la sinistra, ha in realtà finanziato e sostenuto tutto questo. Il genocidio è cominciato sotto un governo democratico.</strong></p>



<p>&#8220;Abbiamo visto cosa Israele è in grado di fare senza il sostegno degli Stati Uniti. Trump ha detto di voler firmare un cessate il fuoco, di voler liberare il primo ostaggio come gesto simbolico. Israele non voleva. Indovini cosa è successo ? È bastato che gli Stati Uniti facessero un gesto minimo, e tutto è finito&#8221;.</p>



<p><strong>Che tipo di presa ha Israele sugli Stati Uniti, secondo lei?</strong></p>



<p>&#8220;Quando diciamo che Israele ha “presa” sugli Stati Uniti, dobbiamo essere precisi. Quando gli Stati Uniti decidono che Israele sta danneggiando i loro interessi, Israele si ferma. Potrebbe essere proprio Trump a deciderlo adesso, e allora la questione Iran finirà. Tutti ridicolizzano Trump, e ci vuole zero coraggio per farlo. È così primitivo nei suoi istinti. Appena ho visto cosa è successo ieri (ndr. l’attacco di Israele all’Iran) mi è subito venuta in mente un’espressione: “gunboat diplomacy” (diplomazia delle cannoniere). È un’espressione della storia americana. Quando un paese diventava troppo ribelle, gli Stati Uniti mandavano le loro cannoniere e bombardavano. Diplomazia delle cannoniere. Poi è diventata la CIA a rovesciare i governi. Ma prima c’erano le navi da guerra. Ed è ovvio cosa è successo ieri. Trump vuole piegare l’Iran. Quindi dà luce verde a Israele per lanciare un attacco su larga scala — ma non totale. E ci si aspetta che, come accadeva con le cannoniere, si colpisce il porto, si bombarda la capitale, e il paese si inginocchia. Ecco, questo è il pensiero di Trump: “Fateli inginocchiare, uccidete tre scienziati, tre comandanti militari, fate saltare un reattore — forse non il principale — e poi l’Iran cederà.” È così che pensano. Ora, io non credo che l’Iran abbia questa possibilità di cedere. Non può. E quindi Trump cercherà di costringerli a firmare l’accordo che lui vuole. Dopo la “diplomazia delle cannoniere”, l’idea è: “Adesso firmate. Firmate questo accordo.” Ma è un accordo che equivale alla schiavitù. Vogliono ridurre l’Iran in schiavitù&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/norman-finkelstein-netanyahu-e-trump-vogliono-liran-in-schiavitu-ma-non-ce-la-faranno.html">Norman Finkelstein: &#8220;Netanyahu e Trump vogliono l&#8217;Iran in schiavitù ma non ce la faranno&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>A Gaza come in Ruanda o in Cambogia il genocidio non è un discorso da bar (o da Tv)</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/a-gaza-come-in-ruanda-o-in-cambogia-il-genocidio-non-e-un-discorso-da-bar-o-da-tv.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Jun 2025 10:05:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/gaza-2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="gaza" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/gaza-2.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/gaza-2-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/gaza-2-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/gaza-2-768x512.jpg 768w" sizes="(max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>Il concetto di genocidio non è discutibile perché codificato dal 1948 dalla legislazione internazionale. Il resto sono solo chiacchiere.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/a-gaza-come-in-ruanda-o-in-cambogia-il-genocidio-non-e-un-discorso-da-bar-o-da-tv.html">A Gaza come in Ruanda o in Cambogia il genocidio non è un discorso da bar (o da Tv)</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/gaza-2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="gaza" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/gaza-2.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/gaza-2-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/gaza-2-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/gaza-2-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>Noi italiani abbiamo un metodo infallibile per mandare in vacca un argomento serio o, altrettanto spesso, per impedire un dibattito serio su un argomento spinoso. Ed è trasformare il tutto nell&#8217;ennesima discussione televisiva da bar, Milan-Inter, Coppia-Bartali, in cui tutti i pareri sono uguali e alla fin fine, <strong>proprio come al bar, vince la serata quello che grida più forte o sembra più convinto.</strong> Poi finisce la serata a tutti a casa, pronti per la sera dopo. Non è complicato: chiami i soliti &#8220;esperti&#8221; da strapazzo, quelli che pontificano su tutto e passano più tempo in Tv che in famiglia, e il gioco è fatto. Tanto, hanno tutti ragione. Per dire: <strong>Enrico Mentana </strong>che, nella foga di difendere Israele anche a costo del ridicolo, va in giro a dire che a Gaza non può essere genocidio perché &#8220;dal fiume al mare&#8221; ci sono più palestinesi che israeliani. E nessuno che gli faccia notare che anche i coloni europei erano meno numerosi dei nativi dell&#8217;America del Nord, ma riuscirono egregiamente a sterminarli. E che anche i <em>conquistadores</em> erano meno numerosi degli indigeni dell&#8217;America del Sud, ma riuscirono a ottenere lo stesso risultato.</p>



<p>E sia chiara una cosa. Questa e altre amenità del genere non servono a difendere gli ebrei ma &#8220;questo&#8221; Israele, &#8220;questo&#8221; Governo di Israele, &#8220;questo&#8221; primo ministro ovvero <strong>Benjamin Netanyahu</strong>. Così come nel discutere l&#8217;ipotesi che a Gaza venga commesso un genocidio non vi è nulla di antisemita. Per una ragione molto semplice: <strong>quello di genocidio è un concetto non discutibile</strong>, che non ha nulla a che fare con la politica, con i gusti o i pregiudizi personali. <strong>Genocidio è un concetto codificato dal diritto internazionale.</strong> Non ci sono grandi interpretazioni da tentare: bisogna solo verificare se un certo evento (nel caso specifico le stragi di Gaza) corrisponde o meno ai criteri stabiliti dai trattati internazionali. Stop. Il resto è fuffa o propaganda.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La lunga strada per definire il crimine</h2>



<p>In queste pagine <a href="https://it.insideover.com/guerra/gaza-il-trattato-onu-firmato-anche-da-israele-spiega-perche-si-puo-parlare-di-genocidio-dei-palestinesi.html">Raffaele Buccolo ha spiegato bene nel dettaglio</a> sia il percorso compiuto nel secondo dopoguerra per arrivare a una definizione di genocidio sia ciò che il diritto internazionale prevede in merito. Noi qui vogliamo solo ricordare le tappe principali. <strong>1946: le Nazioni Unite </strong>arrivano alla definizione di genocidio come &#8220;negazione del diritto all&#8217;esistenza di interi gruppi umani, poiché l&#8217;omicidio è la negazione del diritto alla vita dei singoli esseri umani&#8221;, precisando che &#8220;molti casi di tali crimini di genocidio si sono verificati quando gruppi razziali, religiosi, politici e di altro genere sono stati distrutti, in tutto o in parte&#8221;. E sottolineiamo &#8220;in tutto o in parte&#8221;. Sulla base di quei lavori, <strong>sempre in sede Onu, nel 1948</strong>, si arrivò alla <a href="https://www.un.org/en/genocideprevention/documents/atrocity-crimes/Doc.1_Convention%20on%20the%20Prevention%20and%20Punishment%20of%20the%20Crime%20of%20Genocide.pdf">Convenzione per la prevenzione e la punizione del crimine di genocidio</a> (detta anche <em>Un Convention on Genocide</em>) a cui hanno finora aderito 153 Paesi (<a href="https://treaties.un.org/pages/ViewDetails.aspx?src=IND&amp;mtdsg_no=IV-1&amp;chapter=4&amp;clang=_en&amp;_gl=1*bghigs*_ga*MTc0NDQ5ODQ0Mi4xNzQ4NjgwNjkz*_ga_TK9BQL5X7Z*czE3NDg2ODA2OTMkbzEkZzAkdDE3NDg2ODA2OTMkajYwJGwwJGgw*_ga_S5EKZKSB78*czE3NDg2ODA2OTMkbzEkZzAkdDE3NDg2ODA2OTYkajU3JGwwJGgw">qui la lista completa</a>), tra gli altri Israele nel 1950.</p>



<p><strong>All&#8217;articolo 2, la Convenzione dice chiaramente e senza fronzoli che cosa si intende per genocidio:</strong> </p>



<p>&#8220;Nella presente Convenzione, per genocidio si intende uno qualsiasi dei seguenti atti commessi con l&#8217;intenzione di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso, in quanto tale:<br>(a) Uccidere membri del gruppo;<br>(b) Causare gravi danni fisici o mentali ai membri del gruppo;<br>(c) Sottoporre deliberatamente il gruppo a condizioni di vita volte a provocarne la distruzione fisica, in tutto o in parte;<br>(d) Imporre misure volte a impedire le nascite all&#8217;interno del gruppo;<br>(e) Trasferire forzatamente bambini del gruppo a un altro gruppo&#8221;.</p>



<p>Non vi sono dubbi sul fatto che: </p>



<p>Israele <strong>uccide membri del gruppo</strong> (nazionale, etnico, razziale e religioso allo stesso tempo) palestinese di Gaza (e non solo a Gaza, peraltro): la proporzione di queste uccisioni, d&#8217;altra parte, è molto superiore ai dati solitamente diffusi per comodità o malafede, come le ricerche indipendenti <a href="https://it.insideover.com/guerra/i-morti-di-gaza-99-medici-usa-raccontano-la-verita-da-oggi-diventa-la-nostra-verita-ecco-perche.html">dei medici Usa </a> e <a href="https://it.insideover.com/guerra/amici-di-israele-basta-alibi-a-gaza-e-genocidio-e-lancet-ci-spiega-perche.html">della rivista medica britannica Lancet</a>, di cui in pochi abbiamo dato notizia, hanno ampiamente dimostrato. </p>



<p>Israele causa <strong>gravi danni fisici o mentali</strong> ai membri del gruppo.</p>



<p>Israele sottopone deliberatamente il gruppo a <strong>&#8220;condizioni di vita volte a provocarne la distruzione fisica, in tutto o in parte&#8221;.</strong></p>



<p>Israele impone ai gazawi <strong>&#8220;misure volte a impedire le nascite all&#8217;interno del gruppo&#8221;</strong>, anche solo attraverso la sistemica distruzione delle strutture sanitarie e scolastiche o l&#8217;uso della carestia come un&#8217;arma di guerra.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Quattro su cinque</h2>



<p><strong>Quattro caratteristiche essenziali del genocidio su cinque sono dunque innegabili nelle azioni di Israele a Gaza.</strong> E dunque non vi è alcunché da discutere: è un genocidio. E come tale va punito secondo i meccanismi di garanzia previsti dalla suddetta Convenzione: </p>



<p>&#8220;L&#8217;istituzione di procedimenti giudiziari nei tribunali dello Stato sul cui territorio sono stati perpetrati atti di genocidio;</p>



<p>l&#8217;istituzione di un Tribunale penale internazionale, cui però possono fare ricorso solo gli Stati che ne abbiano accettato la competenza; </p>



<p>il ricorso agli organi competenti dell&#8217;Onu perché adottino misure contemplate dalla <a href="https://www.mim.gov.it/documents/20182/4394634/1.%20Statuto-onu.pdf">Carta delle&nbsp;Nazioni Unite</a>; </p>



<p>il ricorso di uno Stato alla Corte internazionale di giustizia contro lo Stato autore di genocidio (ed è il caso della causa intentata dal Sudafrica contro Israele, ndr)&#8221;.</p>



<p>D&#8217;altra parte, i precedenti non mancano. <strong>La Shoah, ovviamente. Ma anche gli altri tre casi di genocidio internazionalmente riconosciuti: la guerra in Bosnia-Herzegovina, il genocidio del Ruanda, il genocidio in Cambogia.</strong> Più il genocidio degli armeni dei parte dei turchi nel 1915, di cui ancora si discute. E si badi bene: nessuno pensa o dice che nel giudicare i fatti di Bosnia vi sia un fenomeno di razzismo o di discriminazione etnico-religiosa nei confronti dei serbi. Nessuno parla di razzismo nei confronti degli Hutu per il massacro di Tutsi, men che meno nel caso della Cambogia. E nessuno rileva un sentimento anti-turco quando si discute delle stragi ai danni degli armeni. Quindi perché si dovrebbe parlare di antisemitismo nell&#8217;esaminare quanto la legislazione internazionale dice a proposito di azioni come quelle di Israele a Gaza?</p>



<p>Quindi, per favore: basta con queste cazzate. La legge, anche quella internazionale, parla chiaro. E la legge, anche quella internazionale, è uguale per tutti. Altrimenti non è legge. È arbitrio. quello che piace a tanti, compresi tanti &#8220;esperti&#8221; e &#8220;analisti&#8221; e &#8220;intellettuali&#8221; che popolano le nostre televisioni.</p>



<p><strong><em>Il Medio Oriente resta una regione instabile, scossa da eventi drammatici e pericolosi. InsideOver cerca di analizzarli senza farsi condizionare da convenienze e luoghi comuni. Se questo nostro approccio ti convince, premia il nostro modo di lavorare, <a href="https://it.insideover.com/abbonamenti-standard">abbonati e sostienici!</a></em></strong></p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/a-gaza-come-in-ruanda-o-in-cambogia-il-genocidio-non-e-un-discorso-da-bar-o-da-tv.html">A Gaza come in Ruanda o in Cambogia il genocidio non è un discorso da bar (o da Tv)</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>7 ottobre, un anno dopo &#8211; Gli ostaggi in mano ad Hamas vittime degli opposti estremismi</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/7-ottobre-un-anno-dopo-gli-ostaggi-in-mano-ad-hamas-vittime-degli-opposti-estremismi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Oct 2024 13:39:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra di Gaza]]></category>
		<category><![CDATA[Hamas]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241007141934586_29aecfc305cb2d06dbeaf9e491edd4cb.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241007141934586_29aecfc305cb2d06dbeaf9e491edd4cb.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241007141934586_29aecfc305cb2d06dbeaf9e491edd4cb-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241007141934586_29aecfc305cb2d06dbeaf9e491edd4cb-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241007141934586_29aecfc305cb2d06dbeaf9e491edd4cb-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241007141934586_29aecfc305cb2d06dbeaf9e491edd4cb-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241007141934586_29aecfc305cb2d06dbeaf9e491edd4cb-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Si sono ritrovati silenziosamente, alcuni piangendo lacrime di rabbia e dolore, alcuni tenendo duro, a Aza Street, a Gerusalemme, vicino alla casa del primo ministro Benjamin Netanyahu. Sono i famigliari degli ostaggi ancora in mano ad Hamas un anno dopo gli attentati che hanno aperto l&#8217;anno più lungo del Medio Oriente. Su 251 ostaggi catturati &#8230; <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/7-ottobre-un-anno-dopo-gli-ostaggi-in-mano-ad-hamas-vittime-degli-opposti-estremismi.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/7-ottobre-un-anno-dopo-gli-ostaggi-in-mano-ad-hamas-vittime-degli-opposti-estremismi.html">7 ottobre, un anno dopo &#8211; Gli ostaggi in mano ad Hamas vittime degli opposti estremismi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241007141934586_29aecfc305cb2d06dbeaf9e491edd4cb.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241007141934586_29aecfc305cb2d06dbeaf9e491edd4cb.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241007141934586_29aecfc305cb2d06dbeaf9e491edd4cb-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241007141934586_29aecfc305cb2d06dbeaf9e491edd4cb-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241007141934586_29aecfc305cb2d06dbeaf9e491edd4cb-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241007141934586_29aecfc305cb2d06dbeaf9e491edd4cb-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241007141934586_29aecfc305cb2d06dbeaf9e491edd4cb-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Si sono ritrovati silenziosamente, alcuni piangendo lacrime di rabbia e dolore, alcuni tenendo duro, a Aza Street, a Gerusalemme, vicino alla casa del primo ministro Benjamin Netanyahu. Sono i famigliari degli ostaggi ancora in mano ad Hamas un anno dopo gli attentati che hanno aperto l&#8217;anno più lungo del Medio Oriente. <strong>Su 251 ostaggi catturati da <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/7-ottobre-un-anno-dopo-la-stampa-di-tutto-il-mondo-ricorda-gli-attacchi-di-hamas-pochi-riflettono-sulle-conseguenze.html">Hamas,</a></strong> quel giorno, 97 sono ritenuti &#8220;dispersi&#8221; da Israele. L&#8217;esercito ritiene che 33 di questi possano esser morti, aggiungendosi ai 37 deceduti di cui si è recuperato il corpo. <strong>Restano 64 prigionieri</strong>: 64 esistenze sospese dal giorno dell&#8217;assalto di Hamas che ha <a href="https://it.insideover.com/spionaggio/7-ottobre-un-anno-dopo-dalla-disfatta-con-hamas-allattacco-a-hezbollah-la-guerra-delle-spie-di-israele.html">bucato le difese israeliane.</a></p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong><a href="https://it.insideover.com/guerra/7-ottobre-un-anno-dopo-cronaca-di-dodici-mesi-terribili.html">L&#8217;anno più lungo del Medio Oriente</a></strong></li>
</ul>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<h2 class="wp-block-heading">La protesta dei parenti degli ostaggi</h2>



<p>Ad Aza Street, alle 6:29, orario in cui un anno fa iniziò l&#8217;incursione, erano in un piccolo, ma significativo gruppo: &#8220;Almeno 20 familiari di ostaggi ancora detenuti a Gaza erano presenti<strong> all&#8217;incontro di prima mattina</strong>&#8220;,<a href="https://www.timesofisrael.com/liveblog_entry/families-of-hostages-mark-anniversary-of-hamas-attack-with-moment-of-silence-in-jerusalem/"> ha scritto il <em>Times of Israel</em>, </a>&#8220;tra cui i genitori dell&#8217;ostaggio Naama Levy, un soldato di sorveglianza; la famiglia di Ofer Calderon, rapito dal kibbutz <strong>Nir Oz</strong>; la figlia di Ohad Ben Ami del kibbutz Be&#8217;eri; la figlia di Keith Siegel; il fratello e il padre dell&#8217;ostaggio Matan Angrest, un soldato preso in ostaggio dal suo carro armato; e i genitori di Omer Wenkert, rapito dal festival Nova&#8221;, il famigerato <strong>rave nel deserto</strong> in cui si è consumata la parte peggiore della mattanza di 1.200 civili da parte dei terroristi.</p>



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<p>Venti persone che amplificano il messaggio portato in piazza, più volte, da <strong><a href="https://it.insideover.com/guerra/tra-raid-e-proteste-inizia-una-settimana-difficile-per-israele.html">centinaia di migliaia di israeliani</a>, per i quali la guerra a Gaza</strong> è innanzitutto una guerra per <strong>salvare gli ostaggi. I 64 rimasti dei 251 rapiti</strong> di un anno fa (117 sono tornati a casa), a cui se ne aggiungono <strong>quattro in custodia di Hamas dai tempi della guerra del 2014</strong>. La presa di ostaggi è una forma antica, tribale di guerra. Per Hamas è la vendetta per la <strong><a href="https://it.insideover.com/dossier/prigionieri-di-israele">scure della giustizia penale</a></strong> israeliana, che adotta il pugno duro contro i palestinesi e ha imprigionato per motivi politici almeno 5.200 di essi. Per il diritto internazionale la <strong>legge del taglione resta un crimine di guerra</strong> e in tempi di crescente disumanità e oscurità chi analizza le dinamiche globali è tenuto a ribadirlo. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Gli ostaggi nella morsa di Hamas e estremisti</h2>



<p><strong>Non esisteva alcun diritto in capo ad <a href="https://it.insideover.com/guerra/7-ottobre-un-anno-dopo-hamas-ora-e-allo-sbando-ma-le-sue-stragi-hanno-fatto-il-gioco-di-netanyahu.html">Hamas</a></strong>, che non rappresenta (e lo ha messo <a href="https://it.insideover.com/politica/dopo-la-pace-di-pechino-hamas-non-ha-piu-scuse-per-minare-lunita-dei-palestinesi.html">nero su bianco a Pechino</a> in un accordo con l&#8217;Organizzazione per la Liberazione della Palestina) la Palestina in quanto tale di aggredire, uccidere e rapire civili israeliani innocenti così come, chiaramente, non <strong>esiste alcun diritto in capo a Tel Aviv</strong> di vendicare morti e rapiti con l&#8217;idea della <strong>punizione collettiva</strong> e l&#8217;immane strage dell&#8217;ultimo anno. <strong>La detenzione di ostaggi in mano ad Hamas</strong> è stata, è, resterà inaccettabile. Ma questo non deve <strong>far venire meno un giudizio</strong> politico sulla risposta del governo israeliano e sulla presa di consapevolezza che, contrariamente alle dichiarazioni, il ritorno a casa degli ostaggi non è oggi, e forse non è mai stata, una delle priorità del governo Netanyahu.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p class="has-medium-font-size"><strong><a href="https://it.insideover.com/topic/7-ottobre-un-anno-dopo" target="_blank" rel="noreferrer noopener">7 OTTOBRE, UN ANNO DOPO – LEGGI LO SPECIALE DI INSIDEOVER</a></strong></p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p>Non lo vogliono i falchi di estrema destra: la cattura e la detenzione degli ostaggi, per Itamar Ben-Gvir e sodali, è ai loro occhi una conferma del fatto che con i palestinesi non si può e non si deve scendere a compromessi. <strong>E sostanzialmente non sembra accelerare</strong> su questo fronte nemmeno Bibi, che preso dalla foga tattica di aprire più fronti non esplicita, o forse cela volutamente, <strong>il fine della guerra a Gaza</strong>. Il cui obiettivo non è più la liberazione degli ostaggi, non è (o non prioritariamente) la sconfitta di Hamas, ma è più ampio: l&#8217;obliterazione definitiva di Gaza e della prospettiva di uno Stato palestinese. </p>



<h2 class="wp-block-heading">La posizione dei leader</h2>



<p><strong>Liberare gli ostaggi fermerebbe questo disegno</strong>: per questo motivo politico la società israeliana si è spesso schierata duramente contro Netanyahu sul caso e per il medesimo principio la stampa più critica della condotta della guerra, a partire da <em>Haaretz</em>, ragiona del ritorno a casa dei prigionieri come via maestra per la pace. </p>



<p>Lo hanno capito, fin da inizio guerra, quei leader globali che fin dalle prime battute hanno <strong>connesso i temi della fine della violenza sui civili a Gaza, del cessate il fuoco e del ritorno a casa degli ostaggi</strong> come interdipendenti tra loro. All&#8217;inizio erano pochi, tra cui <strong><a href="https://www.true-news.it/venti-di-guerra/liberare-gli-ostaggi-e-finire-il-massacro-la-linea-francesco-sanchez-la-chiave-per-la-guerra-a-gaza">Papa Francesco e Pedro Sanchez</a></strong>, poi ci sono arrivati tutti: <strong>il premier britannico <a href="https://it.insideover.com/politica/profili-keir-starmer-baronetto-come-i-beatles-piacione-come-blair-indeciso-come-tutti.html">Keir Starmer</a></strong>, il presidente francese <strong>Emmanuel Macron</strong>, la presidente del Consiglio italiana<a href="https://it.insideover.com/politica/7-ottobre-un-anno-dopo-litalia-e-il-suo-governo-alla-prova-della-guerra-di-gaza.html"> <strong>Giorgia Meloni</strong>. </a>Tutti, ad oggi, meno Netanyahu e i vertici di Hamas. Per i quali una trattativa, avente al centro anche l&#8217;uscita degli ostaggi superstiti da Gaza, non è più concepibile. E una volta di più, tra i prigionieri nelle mani dei jihadisti e i civili gazawi che soffrono sotto le bombe, a perdere in questo braccio di ferro sono gli innocenti.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/7-ottobre-un-anno-dopo-gli-ostaggi-in-mano-ad-hamas-vittime-degli-opposti-estremismi.html">7 ottobre, un anno dopo &#8211; Gli ostaggi in mano ad Hamas vittime degli opposti estremismi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Una tangente per vivere: 15 mila dollari per scappare dalla striscia di Gaza</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/una-tangente-per-vivere-15-mila-dollari-per-scappare-dalla-striscia-di-gaza.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Arigotti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Aug 2024 12:25:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=431808</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_2024081514361957_f74fad64f7d68807b1a8c44173a4c236.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_2024081514361957_f74fad64f7d68807b1a8c44173a4c236.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_2024081514361957_f74fad64f7d68807b1a8c44173a4c236-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_2024081514361957_f74fad64f7d68807b1a8c44173a4c236-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_2024081514361957_f74fad64f7d68807b1a8c44173a4c236-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_2024081514361957_f74fad64f7d68807b1a8c44173a4c236-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_2024081514361957_f74fad64f7d68807b1a8c44173a4c236-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L'unico modo per salvarsi dall'inferno di Gaza sembra la fuga, ma per quella servono molti soldi, che solo pochissimi hanno.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/una-tangente-per-vivere-15-mila-dollari-per-scappare-dalla-striscia-di-gaza.html">Una tangente per vivere: 15 mila dollari per scappare dalla striscia di Gaza</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_2024081514361957_f74fad64f7d68807b1a8c44173a4c236.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_2024081514361957_f74fad64f7d68807b1a8c44173a4c236.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_2024081514361957_f74fad64f7d68807b1a8c44173a4c236-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_2024081514361957_f74fad64f7d68807b1a8c44173a4c236-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_2024081514361957_f74fad64f7d68807b1a8c44173a4c236-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_2024081514361957_f74fad64f7d68807b1a8c44173a4c236-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_2024081514361957_f74fad64f7d68807b1a8c44173a4c236-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Non c’è bisogno di spendere molte parole su Gaza (e sulla Cisgiordania): i crimini che si stanno perpetrando alla luce del sole sono evidenti per chiunque non voglia negare la realtà. L’unico modo per tutelare l’incolumità propria e dei propri cari, giunti a questo punto, sembra essere quella di abbandonare la Striscia: e non parliamo solo dei bombardamenti e delle operazioni militari, ma anche delle terribili condizioni di vita (penuria di cibo e acqua, cure mediche praticamente inesistenti, e via dicendo) che spingono chi ne ha la possibilità a lasciare quell’inferno. L’unica via di fuga possibile è rappresentata dal valico di Rafah, il solo che consente di non passare per il territorio israeliano. Il problema è che tra il dire e il fare ci sono gli accessi bloccati, salvo poche eccezioni.</p>



<p>Se la vita umana non ha prezzo, anche questo principio sacro santo sembra trovare a Gaza una tragica eccezione. <a href="http://www.avvenire.it/mondo/pagine/profughi-in-fuga-c-e-un-tariffario-per-scappare-da-gaza#:~:text=Il%20tariffario%20%C3%A8%20variabile.,sul%20tavolo%2010%20mila%20dollari">Come leggiamo sull’Avvenire </a>, un uomo avrebbe pagato ben <strong>quindicimila dollari</strong> per lasciare la Striscia, assieme alla moglie e alla figlia piccola. Una cifra considerevole se teniamo conto che il <a href="https://www.state.gov/reports/2023-investment-climate-statements/west-bank-and-gaza/">salario medio</a> per un anno di lavoro a Gaza si aggirava prima del 7 ottobre intorno ai cinquemila dollari, il che significa che solo poche persone possono permettersi una somma del genere.  <a href="https://www.africa-express.info/2024/05/10/egitto-azienda-vicina-al-presidente-guadagna-2mln-di-dollari-al-giorno-per-far-uscire-i-palestinesi-da-rafah/">Perfino una ONG ha dovuto pagare la tariffa per far passare un camion di aiuti umanitari.</a></p>



<p>Chi non dispone dei mezzi necessari – si presume la stragrande maggioranza degli oltre due milioni di esseri umani che popolavano Gaza – non può fare altro che rivolgersi a parenti o amici (<a href="https://www.repubblica.it/esteri/2024/03/08/news/uscire_gaza_visti_valico_rafah_agenzia_hala-422275925/">o alle raccolte di fondi online</a>), con tutte le difficoltà che si possono facilmente immaginare.</p>



<p>A questo punto è lecito chiedersi in favore di chi avvenga l’esborso. Il nome non è un mistero per nessuno, parliamo di <strong><a href="https://www.hala-consulting.com/">Hala Consulting and Tourism</a></strong>, un’agenzia di viaggi, con sede in Egitto, che ha intessuto rapporti o legami sia col Governo del Cairo sia con Hamas. Il proprietario è un potente uomo d&#8217;affari egiziano, <strong>Ibrahim al-Organ</strong>i, attivo nel settore delle costruzioni e degli appalti, molto legato al presidente <strong>Abdel Fattah al-Sisi</strong>. Al mercato dei profughi ha dedicato un ampio reportage<a id="_ftnref1" href="#_ftn1"><sup>[1]</sup></a> <a href="https://www.middleeasteye.net/news/gaza-war-egypt-aiding-israel-bribe-palestinians-exit">Middle East Eye</a>, testata online specializzata in Medio Oriente. Per non farsi mancare nulla, il tour operator ha promosso delle campagne pubblicitarie online, rilanciate anche da altre agenzie.</p>



<p>Si stima che l’intermediario che si occupa del “trasferimento VIP”, come viene chiamato<a id="_ftnref2" href="#_ftn2"><sup>[2]</sup></a> <a id="_ftnref3" href="#_ftn3"><sup>[3]</sup></a>, avrebbe guadagnato circa <strong>due milioni di dollari al giorno dai palestinesi in fuga</strong>, e qualcosa come 118 milioni fino ai primi di maggio, che potrebbero diventare cinquecento se il trend non si esaurisse<a id="_ftnref4" href="#_ftn4"><sup>[4]</sup></a>. Per l’ambasciatore palestinese al Cairo, <strong>Diab Allouh</strong>, potrebbero essere già centomila i profughi che hanno trovato riparo in Egitto sulla scorta dei dati a disposizione, che poi sono gli elenchi resi disponibili dagli stessi soggetti coinvolti. Nonostante le tariffe a dir poco esose, chi fugge non viaggia certo in modo confortevole e sicuro, visto che le <a href="https://www.avvenire.it/mondo/pagine/profughi-in-fuga-c-e-un-tariffario-per-scappare-da-gaza#:~:text=Il%20tariffario%20%C3%A8%20variabile.,sul%20tavolo%2010%20mila%20dollari">testimonianze</a> parlano di persone, anche giovani, stroncate dalla fatica e dal caldo.</p>



<p>Il singolo viaggiatore deve pagare fino a diecimila dollari se privo di documenti o se vuole godere di una sorta di priorità, mentre per i minori di 16 anni ne servono 2.500 (ricordiamo che a Gaza l’età media era di 18 anni). Tuttavia, se si possiede un passaporto egiziano viene applicata una tariffa “agevolata” che oscilla tra i 650 e i 1.200 dollari, mentre con documento di diversa nazionalità ce ne vogliono circa tremila. L’aumento della domanda, nella logica del mercato, ha fatto salire esponenzialmente i costi dopo il 7 ottobre, visto che prima di quella data ai palestinesi in fuga venivano richiesti circa 350 dollari a persona. <strong>Una quota percentuale del fatturato andrebbe appannaggio di Hamas</strong>.</p>



<p>Il Governo egiziano ha negato qualunque coinvolgimento in episodi di corruzione e/o l’esistenza di un “mercato” dei visti: tra gli altri, è intervenuto <strong>Diaa Rashwan</strong>, capo del servizio informazioni del Cairo<a id="_ftnref5" href="#_ftn5">[5]</a>, e l’ufficio politico di Hamas<a id="_ftnref6" href="#_ftn6">[6]</a>; a contraddire queste dichiarazioni le testimonianze di diversi profughi, che una volta usciti da Gaza hanno parlato di una vera spirale <a href="https://www.lemonde.fr/en/international/article/2024/01/25/7-000-to-escape-gaza-how-palestinians-fleeing-to-egypt-are-extorted_6465540_4.html">estorsiva</a>. Analoghe denunzie sono arrivate anche dallo scrittore e giornalista egiziano <a href="https://www.middleeasteye.net/users/mohannad-sabry">Mohannad Sabry</a><a id="_ftnref7" href="#_ftn7">[7]</a>. <a href="https://news.sky.com/story/the-price-of-freedom-the-company-making-millions-from-gazas-misery-13081454">In una recente intervista</a>, il capo della diplomazia egiziana <strong>Sameh Shoukry</strong> ha ribadito che non esiste nessun coinvolgimento del suo Governo e ha promesso indagini approfondite.</p>



<p>Potremmo dire molte altre cose su questa triste vicenda, ma preferiamo cedere la parola a una delle protagoniste, suo malgrado. Si tratta di una trentenne, palestinese di Gaza, che conserva l’anonimato, come tanti altri, per tutelare sé stessa e i suoi familiari: &#8220;Non posso biasimare i palestinesi per aver pagato per andarsene, ma biasimo il mondo. Non è più un segreto che stiamo pagando una tangente per vivere e scappare dalle bombe&#8221;.</p>



<p>Resterebbe l’ultima domanda: il “mondo” dov’è?</p>



<p><strong><u>FONTI</u></strong></p>



<p><a href="http://www.avvenire.it/mondo/pagine/profughi-in-fuga-c-e-un-tariffario-per-scappare-da-gaza#:~:text=Il%20tariffario%20%C3%A8%20variabile.,sul%20tavolo%2010%20mila%20dollari">www.avvenire.it/mondo/pagine/profughi-in-fuga-c-e-un-tariffario-per-scappare-da-gaza#:~:text=Il%20tariffario%20%C3%A8%20variabile.,sul%20tavolo%2010%20mila%20dollari</a></p>



<p>egyptianstreets.com/2024/03/03/hamas-political-bureau-refutes-claims-of-egyptian-company-charging-fees-at-rafah-crossing/</p>



<p>timesofindia.indiatimes.com/world/middle-east/monopoly-at-rafah-egyptian-firm-makes-millions-from-palestinians-fleeing-gaza/articleshow/109781234.cms</p>



<p>pagineesteri.it/2024/03/04/primo-piano/un-finanziamento-online-per-uscire-dallinferno-di-gaza/</p>



<p>www.middleeastmonitor.com/20190611-egypt-company-launches-vip-travel-service-for-gaza-palestinians/amp/</p>



<p>ilmanifesto.it/la-fuga-da-gaza-vale-un-milione-di-dollari-al-giorno</p>



<p>news.sky.com/story/the-price-of-freedom-the-company-making-millions-from-gazas-misery-13081454</p>



<p><a href="http://www.ilgiornale.it/news/guerra/prezzo-fuga-gaza-ecco-chi-gestisce-business-2277039.html">www.ilgiornale.it/news/guerra/prezzo-fuga-gaza-ecco-chi-gestisce-business-2277039.html</a></p>



<p><a href="http://www.corriere.it/esteri/24_marzo_17/agenzia-viaggio-raccolte-fondi-liste-cosi-usciamo-gaza-08dc39d8-e3cb-11ee-b959-226e11086b56.shtml">www.corriere.it/esteri/24_marzo_17/agenzia-viaggio-raccolte-fondi-liste-cosi-usciamo-gaza-08dc39d8-e3cb-11ee-b959-226e11086b56.shtml</a></p>



<p>www.repubblica.it/esteri/2024/03/08/news/uscire_gaza_visti_valico_rafah_agenzia_hala-422275925/</p>



<p><a href="http://www.today.it/mondo/fuggire-gaza-agenzie-viaggi-egiziane-business-.html">www.today.it/mondo/fuggire-gaza-agenzie-viaggi-egiziane-business-.html</a></p>



<p><a href="http://www.progettodreyfus.com/hamas-al-sisi-e-unagenzia-di-viaggio-il-tariffario-per-scappare-da-gaza-e-andare-in-egitto/">www.progettodreyfus.com/hamas-al-sisi-e-unagenzia-di-viaggio-il-tariffario-per-scappare-da-gaza-e-andare-in-egitto/</a></p>



<p><a href="http://www.africa-express.info/2024/05/10/egitto-azienda-vicina-al-presidente-guadagna-2mln-di-dollari-al-giorno-per-far-uscire-i-palestinesi-da-rafah/">www.africa-express.info/2024/05/10/egitto-azienda-vicina-al-presidente-guadagna-2mln-di-dollari-al-giorno-per-far-uscire-i-palestinesi-da-rafah/</a></p>



<p><a href="http://www.lemonde.fr/en/international/article/2024/01/25/7-000-to-escape-gaza-how-palestinians-fleeing-to-egypt-are-extorted_6465540_4.html">www.lemonde.fr/en/international/article/2024/01/25/7-000-to-escape-gaza-how-palestinians-fleeing-to-egypt-are-extorted_6465540_4.html</a></p>



<p><a href="http://www.middleeasteye.net/news/gaza-war-egypt-aiding-israel-bribe-palestinians-exit">www.middleeasteye.net/news/gaza-war-egypt-aiding-israel-bribe-palestinians-exit</a></p>



<p>www.theguardian.com/global-development/2024/jan/08/palestinians-flee-gaza-rafah-egypt-border-bribes-to-brokers</p>



<p>theintercept.com/2024/03/07/gaza-palestinians-border-crossing-egypt/</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p><a href="#_ftnref1" id="_ftn1">[1]</a> www.middleeasteye.net/news/egypt-firm-palestinians-fleeing-war-gaza</p>



<p><a href="#_ftnref2" id="_ftn2">[2]</a> www.middleeastmonitor.com/20190611-egypt-company-launches-vip-travel-service-for-gaza-palestinians/amp/</p>



<p><a href="#_ftnref3" id="_ftn3">[3]</a> timesofindia.indiatimes.com/world/middle-east/monopoly-at-rafah-egyptian-firm-makes-millions-from-palestinians-fleeing-gaza/articleshow/109781234.cms</p>



<p><a href="#_ftnref4" id="_ftn4">[4]</a> www.middleeasteye.net/news/gaza-war-egypt-aiding-israel-bribe-palestinians-exit</p>



<p><a href="#_ftnref5" id="_ftn5">[5]</a> www.youm7.com/story/2024/1/10/%D9%86%D9%81%D9%89-%D9%85%D8%B5%D8%B1%D9%89-%D9%82%D8%A7%D8%B7%D8%B9-%D9%84%D8%A7%D8%AF%D8%B9%D8%A7%D8%A1%D8%A7%D8%AA-%D8%AA%D8%AD%D8%B5%D9%8A%D9%84-%D8%B1%D8%B3%D9%88%D9%85-%D8%A5%D8%B6%D8%A7%D9%81%D9%8A%D8%A9-%D8%A8%D9%85%D8%B9%D8%A8%D8%B1-%D8%B1%D9%81%D8%AD/6442915</p>



<p><a href="#_ftnref6" id="_ftn6">[6]</a> egyptianstreets.com/2024/03/03/hamas-political-bureau-refutes-claims-of-egyptian-company-charging-fees-at-rafah-crossing/</p>



<p><a href="#_ftnref7" id="_ftn7">[7]</a> www.middleeasteye.net/users/mohannad-sabry</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/una-tangente-per-vivere-15-mila-dollari-per-scappare-dalla-striscia-di-gaza.html">Una tangente per vivere: 15 mila dollari per scappare dalla striscia di Gaza</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Israele, le famiglie degli ostaggi: &#8220;È Netanyahu che non li vuole a casa&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/israele-le-famiglie-degli-ostaggi-e-netanyahu-che-non-li-vuole-a-casa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Carpinella]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 May 2024 16:05:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=421535</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240514180844503_3ec9850be3d5eee3ba8db159bfe6c284.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240514180844503_3ec9850be3d5eee3ba8db159bfe6c284.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240514180844503_3ec9850be3d5eee3ba8db159bfe6c284-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240514180844503_3ec9850be3d5eee3ba8db159bfe6c284-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240514180844503_3ec9850be3d5eee3ba8db159bfe6c284-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240514180844503_3ec9850be3d5eee3ba8db159bfe6c284-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240514180844503_3ec9850be3d5eee3ba8db159bfe6c284-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L'accusa delle famiglie degli ostaggi: Netanyahu impedisce un accordo con Hamas per salvarli, deve dimettersi!</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/israele-le-famiglie-degli-ostaggi-e-netanyahu-che-non-li-vuole-a-casa.html">Israele, le famiglie degli ostaggi: &#8220;È Netanyahu che non li vuole a casa&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240514180844503_3ec9850be3d5eee3ba8db159bfe6c284.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240514180844503_3ec9850be3d5eee3ba8db159bfe6c284.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240514180844503_3ec9850be3d5eee3ba8db159bfe6c284-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240514180844503_3ec9850be3d5eee3ba8db159bfe6c284-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240514180844503_3ec9850be3d5eee3ba8db159bfe6c284-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240514180844503_3ec9850be3d5eee3ba8db159bfe6c284-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240514180844503_3ec9850be3d5eee3ba8db159bfe6c284-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Se Hamas liberasse gli ostaggi, il cessate il fuoco a Gaza ci sarebbe “domani stesso&#8221;. E’ quanto ha dichiarato il presidente degli Stati Uniti, <strong>Joe Biden</strong>, a margine di un evento di raccolta fondi a Seattle. Una frase che non sbroglia la matassa dei negoziati tra Israele e Hamas, che al momento sono congelati. Quindi, se da una parte Washington ha promesso di bloccare l’invio di armi a Israele, in vista del tanto minacciato attacco a Rafah nel Sud della Striscia, dall’altra continua a sostenere Benjamin Netanyahu e la sua versione dei fatti. “Israele ha detto che spetta ad Hamas; se volessero farlo, potremmo finirla domani”. Così, per Biden, la pace a Gaza, dove nel frattempo le vittime sono salite a 35mila, sarebbe tutta nelle mani di Ismail Haniyeh e del suo movimento islamista sunnita. Dal canto suo, Hamas, ha sempre preteso la stessa cosa, ma con un ordine di causa-effetto invertito, e cioè: un cessate il fuoco prolungato in cambio del rilascio degli ostaggi. Un macabro tiro alla fune, dove a cadere sono le vite dei palestinesi e quelle degli ostaggi.</p>



<p>La risposta di Hamas non si è fatta attendere e, tramite <a href="https://french.almanar.com.lb/2935451">un comunicato ufficiale</a>, ha commentato la posizione del presidente americano come “una retromarcia rispetto ai risultati dell’ultimo round di colloqui tenutosi al Cairo”. Negoziati che nel frattempo sono naufragati, dopo gli attacchi a Rafah da parte dell’esercito israeliano, avvenuti proprio dopo la notizia dell’accettazione della tregua da parte di <strong>Ismail Haniyeh</strong>. “Il presidente Joe Biden &#8211; si legge ancora nel comunicato &#8211; continua il suo sostegno militare alla guerra di sterminio contro il popolo palestinese”.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Le famiglie degli ostaggi contro Netanyahu</strong></h2>



<p>Se Benjamin Netanyahu continua a sostenere di “andare avanti per liberare gli ostaggi e distruggere Hamas”, le famiglie delle persone rapite il 7 ottobre scorso non la pensano esattamente allo stesso modo, anzi. Manifestazioni, fiaccolate, sit-in sotto la residenza di “Bibi”, interruzioni e blitz alle sedute della Knesset (il parlamento israeliano). Da sei mesi a questa parte, le proteste contro il Governo non si sono mai placate. Anche la giornata di ieri, lo Yom HaZikaron in cui Israele ricorda i suoi caduti in combattimento o in atti di terrorismo, non ha fatto eccezione. Le famiglie degli ostaggi hanno organizzato parate e contestazioni per far sentire la loro voce, ma soprattutto quella dei 133 prigionieri &#8211; non tutti vivi &#8211; che Hamas tiene in pugno da 221 giorni.</p>



<p>E, <a href="https://www.haaretz.com/israel-news/2024-05-13/ty-article/israel-commemorates-memorial-day-amid-october-7-gaza-war-siren-to-sound-at-11-a-m/0000018f-7085-d7ad-abdf-f49f7cc50000">come riporta Haaretz</a>, quando il ministro della Difesa, <strong>Yoav Gallant</strong>, ha iniziato il suo discorso al cimitero militare di Tel Aviv, tra la folla sono stati sventolati dei cartelli di protesta che recitavano &#8220;Il loro sangue è sulle vostre mani”. Stesso destino per <strong>Ben-Gvir</strong>, ministro della Sicurezza, che alla cerimonia del cimitero militare di Ashdod è stato pesantemente contestato. Il suprematista ebraico è stato etichettato da alcuni manifestanti come “criminale” e “spazzatura” ed è stato più volte “invitato” a lasciare il palco. Secondo i familiari degli ostaggi, infatti, il governo israeliano non solo non sta facendo abbastanza per riportare gli ostaggi a casa, ma addirittura, e “senza alcun dubbio, sta impendendo che ciò avvenga”, come affermato da <strong>Haim Rubinstein</strong>, ex portavoce del Forum delle Famiglie, che in <a href="https://www.timesofisrael.com/no-doubt-netanyahu-preventing-hostage-deal-charges-ex-spokesman-of-families-forum/amp/">un’intervista al The Time of Israel </a>ha rilasciato dichiarazioni forti, che suonano come una sentenza per Netanyahu.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>“</strong><strong>Netanyahu impedisce un accordo sugli ostaggi”</strong></h2>



<p>Rubinstein, nell’accorato racconto, ha ripercorso tutte le tappe vissute dalle famiglie degli ostaggi, fin da quel fatidico 7 ottobre, quando tutto ebbe inizio. “Nei primi giorni i familiari dei rapiti non sapevano a chi rivolgersi. L’IDF [Israel Defense Forces] era impreparato e queste persone non hanno ricevuto informazioni per due settimane”. Ecco perché lo stesso Rubinstein ha deciso di fondare l’organizzazione del Forum, per cercare di aiutare, con ogni forma di supporto possibile, le famiglie che erano in cerca di una qualsiasi risposta. Poco dopo, il primo ministro ha nominato <strong>Gal Hirsch</strong> come coordinatore tra le famiglie e il governo, per uno scopo ben preciso: “Netanyahu &#8211; ha affermato Rubinstein &#8211; ha creato la squadra di Hirsch perché non voleva che ci fosse un organismo esterno che lo criticasse per la sua condotta nei confronti degli ostaggi”.</p>



<p>Il 26 ottobre, poi, ci fu il primo incontro ufficiale tra Netanyahu e le famiglie, che però non andò come previsto. “Abbiamo abbandonato i colloqui perché molto delusi. Si parlava esclusivamente dello smantellamento di Hamas come obiettivo della guerra. Netanyahu ha semplicemente detto che un’operazione militare a Gaza era necessaria come leva per il rilascio degli ostaggi”.</p>



<p>Haim Rubinstein ha scoperto dopo che “Hamas si era offerto il 9 o 10 ottobre di rilasciare tutti gli ostaggi civili a patto che l’IDF non entrasse nella Striscia”. Tuttavia, com’è noto, il Governo ha rifiutato l’offerta e gli ostaggi che ancora oggi mancano all’appello, vivi o morti che siano, sono 133. Il mancato sforzo per riportarli a casa sarebbe da ricollegare ad un conflitto di interessi. “Netanyahu &#8211; continua l’ex portavoce delle famiglie &#8211; sa che nel momento in cui gli ostaggi verranno rilasciati, <strong>Bezalel Smotrich</strong> e <strong>Itamar Ben-Gvir</strong> lasceranno il Governo perché penseranno che il prezzo da pagare sia troppo alto [ovvero il cessate il fuoco]”. E a “Bibi”, e alla sua coalizione di governo, servono entrambi, sia il ministro delle Finanze che quello della Sicurezza, gli stessi che continuano a spingere per un’intensa operazione militare a Rafah.</p>



<p><strong>Claudia Carpinella</strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/israele-le-famiglie-degli-ostaggi-e-netanyahu-che-non-li-vuole-a-casa.html">Israele, le famiglie degli ostaggi: &#8220;È Netanyahu che non li vuole a casa&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>&#8220;Così la Palestina è diventata un laboratorio&#8221;: parla Loewenstein</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/cosi-la-palestina-e-diventata-un-laboratorio-parla-loewenstein.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Vivaldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 May 2024 08:17:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240508162608185_59ad52adac34f0902c6b8a2e1dc6151c.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240508162608185_59ad52adac34f0902c6b8a2e1dc6151c.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240508162608185_59ad52adac34f0902c6b8a2e1dc6151c-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240508162608185_59ad52adac34f0902c6b8a2e1dc6151c-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240508162608185_59ad52adac34f0902c6b8a2e1dc6151c-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240508162608185_59ad52adac34f0902c6b8a2e1dc6151c-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240508162608185_59ad52adac34f0902c6b8a2e1dc6151c-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L’utilizzo della Palestina come laboratorio per metodi di controllo e segregazione delle popolazioni è il tema su cui si basa Laboratorio Palestina. Come Israele esporta la tecnologia dell’occupazione in tutto il mondo, pluripremiato saggio &#8211; edito in Italia da Fazi Editore &#8211; di Antony Loewenstein, giornalista investigativo australiano, autore di bestseller, regista e cofondatore di &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/cosi-la-palestina-e-diventata-un-laboratorio-parla-loewenstein.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/cosi-la-palestina-e-diventata-un-laboratorio-parla-loewenstein.html">&#8220;Così la Palestina è diventata un laboratorio&#8221;: parla Loewenstein</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240508162608185_59ad52adac34f0902c6b8a2e1dc6151c.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240508162608185_59ad52adac34f0902c6b8a2e1dc6151c.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240508162608185_59ad52adac34f0902c6b8a2e1dc6151c-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240508162608185_59ad52adac34f0902c6b8a2e1dc6151c-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240508162608185_59ad52adac34f0902c6b8a2e1dc6151c-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240508162608185_59ad52adac34f0902c6b8a2e1dc6151c-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240508162608185_59ad52adac34f0902c6b8a2e1dc6151c-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L’utilizzo della Palestina come laboratorio per metodi di controllo e segregazione delle popolazioni è il tema su cui si basa <em>Laboratorio Palestina. Come Israele esporta la tecnologia dell’occupazione</em> <em>in tutto il mondo</em>, pluripremiato saggio &#8211; <a href="https://fazieditore.it/catalogo-libri/laboratorio-palestina/">edito in Italia da Fazi Editore</a> &#8211; di <strong>Antony Loewenstein</strong>, giornalista investigativo australiano, autore di bestseller, regista e cofondatore di <em>Declassified Australia</em>. Nipote di profughi ebrei che lasciarono la Germania per sfuggire alle persecuzioni naziste, Loewenstein ha vissuto a Gerusalemme Est dal 2016 al 2020 e ha scritto per varie testate internazionali, tra le quali il <em>New York Times</em>, il <em>Guardian</em> e il <em>Washington Post</em>. <strong>Noam Chomsky</strong> l’ha definito un &#8220;tragico e inquietante resoconto di come Israele sia diventato un fornitore di strumenti di violenza e repressione brutale, dal Guatemala al Myanmar e ovunque se ne sia presentata l’occasione&#8221; mentre <strong>Gideon Levy</strong>, della testata israeliana <em><a href="https://it.insideover.com/guerra/israele-ha-superato-ogni-limite-le-accuse-delle-firme-di-punta-di-haaretz.html">Haaretz</a></em>, lo definisce un “ammirevole, documentato e basato su prove, sul lato meno conosciuto dell’occupazione”, definendo Israele come uno &#8220;dei dieci maggiori esportatori di armi al mondo, che commercia in morte e sofferenza e le vende a chiunque voglia comprarle&#8221;. Lo abbiamo raggiunto per porgli qualche domanda sul suo ultimo saggio.</p>



<p><strong>Loewenstein, innanzitutto quando ha iniziato a interessarsi di ciò che accade a Gaza e in Israele?</strong></p>



<p>Ho iniziato a interessarmi quando stavo crescendo come giovane ebreo, anche se non sapevo molto della situazione in Medio Oriente. Era abbastanza comune, nella mia famiglia e in quelle di altri, pensare che sostenere Israele fosse la cosa giusta da fare. Sto parlando degli anni Settanta e Ottanta. Con il passare del tempo, mi sono sentito molto a disagio per il profondo razzismo che spesso sentivo, in parte, dalla comunità ebraica nei confronti dei palestinesi. Nei primi anni 2000 ho iniziato a fare il giornalista e ho visitato la Palestina per la prima volta, nel 2005. Scrivo di questo tema da oltre 20 anni. Ho scritto diversi libri sull&#8217;argomento, tra cui ovviamente <em>Laboratorio Palestina</em>, e ritengo che sia molto importante, anche se non riguarda principalmente me. Penso che sia importante articolare un tipo di ebraismo più umano che includa i palestinesi e non li esclusa.<br></p>



<p><strong>Come scrive nel suo ultimo saggio, l’occupazione permanente ha permesso a Israele di &#8220;perfezionare l&#8217;architettura del controllo&#8221; attraverso armi, sorveglianza e altri mezzi. Può spiegare in che modo i territori occupati sono diventati un vero e proprio laboratorio?</strong></p>



<p>Subito dopo la nascita di Israele, più o meno dagli anni &#8217;50, Israele vendeva già armi a molti Paesi del mondo, tra cui la Germania. Nel 1967, durante Guerra dei Sei Giorni, Israele si è impadronita di una serie di territori palestinesi. Da quel momento è stata in grado di monetizzare e vendere i modi in cui controllava quella che Israele considerava una popolazione nemica, i palestinesi. Come mostro nel libro, ci sono moltissimi Paesi in Africa, Sud America, Asia e in Occidente, che hanno ricevuto addestramento e armi da Israele, compresi alcuni dei regimi più brutali dell&#8217;ultimo mezzo secolo, come la dittatura di Myanmar, il regime dell&#8217;Arabia Saudita, e altri regimi brutali dell&#8217;America Latina durante le cosiddette guerre sporche, tra cui Guatemala e Honduras. I territori palestinesi occupati sono diventati un terreno di addestramento. Lo abbiamo visto anche negli ultimi sei mesi, sin dal 7 ottobre: Israele sta usando Gaza come terreno di prova per nuove armi, droni e tecnologie di sorveglianza, che sta già cercando di vendere in varie fiere di armi in tutto il mondo.</p>



<p><strong>Sta dicendo che Israele sta diventando un modello per altri Stati autoritari?</strong></p>



<p>Sì. Israele è uno dei principali Stati cosiddetti “etno-nazionalisti&#8221; del mondo, una nazione che privilegia un popolo rispetto a un altro. Israele, ovviamente, lo fa per gli ebrei, ma un&#8217;altra nazione che lo fa è il più popoloso Paese del pianeta: l&#8217;India. Paese che sotto il Primo Ministro Modi, sta diventando uno Stato fondamentalista indù. Ora, l&#8217;India sta facendo quello che sta facendo per le sue ragioni. Non lo fa a causa di Israele. Ma sia Israele che l&#8217;India si ispirano a vicenda. L&#8217;India acquista da Israele ingenti quantità di attrezzature per la Difesa. Inoltre, i due stati si sostengono ideologicamente e questo è preoccupante, dato che la democrazia è in declino in varie nazioni del pianeta e gli Stati autoritari etno-nazionalisti sono in aumento e Israele è uno dei modelli chiave in tal senso.</p>



<p><strong>La guerra in corso a Gaza sta permettendo a Israele di sperimentare altre tecnologie?</strong></p>



<p>Sì. Come ho detto, dal 7 ottobre Israele sta utilizzando una serie di nuovi strumenti e tecnologie per portare avanti la sua guerra genocida. Come i quadcopter, che essenzialmente sono droni killer, oltre a vari strumenti di sorveglianza, sia di aziende israeliane che americane. Negli ultimi sei mesi si sono tenute due grandi fiere di armi, a Parigi e a Singapore. E in entrambe le fiere, le aziende israeliane hanno venduto alcuni degli strumenti e delle armi che hanno utilizzato a Gaza, dicendo letteralmente: questo è stato testato nella Striscia. Molti Paesi si sono dimostrati interessati a questo. Quindi il pericolo è, come dico nel libro, che ciò che accade in Palestina non rimane lì. Viene esportato a livello globale.</p>



<p><strong>Quanto è potente il complesso militare-industriale di Israele e quanto influisce sulla politica israeliana?</strong></p>



<p>Penso che che il suo peso sia enorme. E probabilmente aumenterà ancora di più dopo gli ultimi sei mesi, sebbene Israele riceva ancora un enorme sostegno internazionale, dagli Stati Uniti e da gran parte dell&#8217;Unione Europea, anche dal punto di vista economico, perché è un Paese in guerra e la sua industria militare è, in particolare, quella della difesa e dell&#8217;alta tecnologia. Penso che questo peso dovrà aumentare ancora di più per generare un maggiore interesse globale. Vedo sempre più americani, e molte aziende della Silicon Valley, che investono in Israele. E noto che c&#8217;è una crescente fusione tra Israele e il complesso militare industriale americano e la Silicon Valley.</p>



<p><strong>Ultima domanda: cosa ne pensa di ciò che sta accadendo nei campus americani e nelle università di tutto il mondo?&nbsp;</strong></p>



<p>Sono favorevole all&#8217;idea che gli studenti americani parlino e mettano in evidenza i legami molto stretti tra le università americane e i produttori di armi. Penso che molte persone non sappiano che molte università in Australia, e immagino anche in Italia, abbiano legami molto stretti e ricevano molti soldi dalle aziende produttrici di armi, come Lockheed Martin, Raytheon e altre. E credo che sottolineare questo aspetto sia importante perché la verità è che Israele ha perso il sostegno di molti giovani negli ultimi sei mesi. Molti di loro non erano grandi sostenitori di Israele prima del 7 ottobre. Ma l&#8217;assalto di Israele a Gaza è stato così travolgente e oltraggioso che molti di loro hanno perso la fiducia in Israele. Molti, moltissimi giovani, secondo i sondaggi, sono contrari alla politica del governo.&nbsp;</p>
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		<title>La Spagna di Sanchez riconosce la Palestina e apre una via europea per fermare Netanyahu</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/lo-strappo-di-sanchez-sul-riconoscimento-della-palestina-una-via-europea-per-pressare-netanyahu.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 May 2024 10:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1404" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240508085045855_b29df13920b929bf0e84a8217a8862c4.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240508085045855_b29df13920b929bf0e84a8217a8862c4.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240508085045855_b29df13920b929bf0e84a8217a8862c4-600x439.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240508085045855_b29df13920b929bf0e84a8217a8862c4-300x219.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240508085045855_b29df13920b929bf0e84a8217a8862c4-1024x749.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240508085045855_b29df13920b929bf0e84a8217a8862c4-768x562.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240508085045855_b29df13920b929bf0e84a8217a8862c4-1536x1123.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Pedro Sanchez accelera sull&#8217;idea di riconoscere la statualità della Palestina. Mentre tra Hamas e Israele a Gaza sorgeva e tramontava in poche ore la possibilità di un accordo e a Rafah Benjamin Netanyahu lanciava un&#8217;ampia operazione per bombardare i militanti e prendere il controllo del valico, il presidente del governo spagnolo ha riaperto alla prospettiva &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/lo-strappo-di-sanchez-sul-riconoscimento-della-palestina-una-via-europea-per-pressare-netanyahu.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1404" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240508085045855_b29df13920b929bf0e84a8217a8862c4.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240508085045855_b29df13920b929bf0e84a8217a8862c4.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240508085045855_b29df13920b929bf0e84a8217a8862c4-600x439.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240508085045855_b29df13920b929bf0e84a8217a8862c4-300x219.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240508085045855_b29df13920b929bf0e84a8217a8862c4-1024x749.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240508085045855_b29df13920b929bf0e84a8217a8862c4-768x562.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240508085045855_b29df13920b929bf0e84a8217a8862c4-1536x1123.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p><strong>Pedro Sanchez </strong>accelera sull&#8217;idea di <strong>riconoscere la statualità della Palestina</strong>. Mentre tra Hamas e Israele a Gaza sorgeva e tramontava in poche ore la possibilità di un accordo e a Rafah <a href="https://it.insideover.com/senza-categoria/lattacco-di-israele-su-rafah.html"><strong>Benjamin Netanyahu</strong> lanciava</a> un&#8217;ampia operazione per bombardare i militanti e prendere il controllo del valico, il presidente del governo spagnolo ha riaperto alla prospettiva di fare di Madrid il primo Paese dell&#8217;Europa occidentale membro dell&#8217;Ue a <strong>ufficializzare il riconoscimento della sovranità palestinese</strong>. E di farlo non in solitaria ma con un&#8217;alleata comunitaria, l&#8217;Irlanda.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;asse Madrid-Dublino</h2>



<p>Il primo ministro di Dublino, Simon Harris, lo ha confermato sul suo profilo X: Spagna e Irlanda parlano attentamente di accelerare il percorso verso l&#8217;ufficializzazione del riconoscimento entro l&#8217;estate.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">Spoke with <a href="https://twitter.com/sanchezcastejon?ref_src=twsrc%5Etfw">@sanchezcastejon</a> this morning on the wish of both Ireland and Spain to recognise the State of Palestine.<br><br>Formal recognition of Palestine is important as part of an acknowledgment that a two state solution is the way to bring about peace and stability in the region.</p>&mdash; Simon Harris TD (@SimonHarrisTD) <a href="https://twitter.com/SimonHarrisTD/status/1787381317996351880?ref_src=twsrc%5Etfw">May 6, 2024</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>La <strong>maggioranza di sinistra spagnola</strong> guidata dal Partito Socialista di Sanchez e da Sumar, partito di sinistra radicale, ha da tempo mostrato equilibrio sulla questione israelo-palestinese. Promuovendo una diplomazia orientata al pieno e completo sostegno a un cessate il fuoco, capace di condannare sia l&#8217;escalation terrorista che l&#8217;uso dei bombardamenti, della fame e dell&#8217;assedio da parte di Israele come arma in Terrasanta. Il 12 aprile a <a href="https://elpais.com/espana/2024-04-14/sanchez-gana-perfil-internacional-con-su-defensa-de-palestina-en-pleno-ciclo-electoral.html">Dublino Harris e Sanchez si sono incontrati per parlare del dossier</a> e fuori dall&#8217;Ue possono contare su un terzo leader orientato in tal senso nel premier laburista norvegese <strong>Jonas Gahr Støre</strong>. </p>



<p>&#8220;Il parlamento spagnolo ha approvato una <a href="https://www.rtve.es/noticias/20141118/todos-grupos-aprueban-congreso-gobierno-reconozca-a-palestina-como-estado/1049880.shtml" target="_blank" rel="noreferrer noopener">risoluzione non vincolante</a> a favore del riconoscimento dello Stato palestinese nel 2014, ma sia l&#8217;allora primo ministro di centrodestra Mariano Rajoy che il suo successore Sanchez hanno sostenuto che il riconoscimento ufficiale dovrebbe avvenire solo di concerto con il resto dell&#8217;Unione Europea&#8221;, ha ricordato <em>Politico.eu</em>. Il ministro degli Esteri di Sanchez,  José Manuel Albares, ha però <strong>ricordato di recente che Madrid ha cambiato posizione</strong> aprendo una breccia col resto dell&#8217;Ue: &#8220;Albares ha affermato che il cambiamento nella posizione della Spagna è direttamente collegato all&#8217;alto numero di vittime civili dopo l&#8217;attacco di Hamas del 7 ottobre e il lancio delle operazioni militari israeliane a Gaza, così come alla mancanza di progressi nel garantire la pace con altri metodi. Ha aggiunto che il riconoscimento dello Stato palestinese è fondamentale per porre fine al conflitto nella regione&#8221;,<a href="https://www.politico.eu/article/spain-recognize-palestine-state-statehood-by-july-2024-foreign-minister-jose-manuel-albares/"> ha aggiunto <em>Politico</em>.</a></p>



<h2 class="wp-block-heading">Un disastro per Netanyahu</h2>



<p>Tra i disastri politici di Netanyahu c&#8217;è anche questo: <strong>aver a tal punto compromesso politicamente Israele</strong> e la sua posizione negoziale a tutto campo da aver rotto questa stasi favorevole che teneva la Palestina in un limbo legale tra i grandi dell&#8217;Ue. Paradossalmente, infatti, a riconoscere la Palestina come Stato indipendente sono oggi soprattutto i più saldi alleati di Tel Aviv in Europa: <strong>Polonia, Ungheria e Repubblica Ceca</strong>. a cui si aggiungono Romania e Bulgaria. Tutti Paesi che hanno ottemperato al riconoscimento in era socialista. Fuori dal campo dei Paesi dell&#8217;Est, in Ue riconosce la Palestina solo la Svezia, dai tempi di <strong>Olof Palme architrave del sostegno alla soluzione a due Stati</strong>. </p>



<p>Fuori dall&#8217;Ue, oltre allo scontato caso della Turchia, a riconoscere la Palestina sono <strong><a href="https://it.insideover.com/religioni/il-negoziato-non-e-mai-una-resa-il-monito-per-la-pace-di-papa-francesco.html">Città del Vaticano,</a> Albania, Serbia, Bosnia, Islanda, Ucraina, Bielorussia e Russia</strong> tra i Paesi europei. Nessun Stato tra i grandi dell&#8217;Europa occidentale ha ancora proceduto. Madrid, quarta economia dell&#8217;Ue, può aprire un percorso. L&#8217;Irlanda, in tal senso, è un Paese che <strong>con la storia palestinese</strong> vede assonanze nel suo passato di nazione dominata. E l&#8217;ascesa del Sinn Fein, da sinistra, pressa Harris per espandere il riconoscimento. Altri potrebbero seguire: la Norvegia, appunto. E, nell&#8217;Ue, si parla già di <strong>Malta e Slovenia</strong>. Qualche commentatore particolarmente vicino a Israele parla di &#8220;regalo&#8221; ad Hamas per il processo di riconoscimento. Certamente è una sconfitta per Netanyahu il fatto che dei big europei, guidati da Sanchez, mettano il tema sul tavolo. Sanchez può permettersi di porre quelle linee rosse politiche che chi vede Israele come un bastione, come gli Usa, <a href="https://it.insideover.com/guerra/a-rafah-partono-gli-ennesimi-schiaffi-di-netanyahu-alle-preoccupazioni-di-biden.html">non può mettere a terra.</a> Facendo, parafrasando San Paolo e le Lettere ai Corinzi, <strong>della sua debolezza, ovvero dell&#8217;assenza di strumenti diretti di pressione su Tel Aviv, la sua forza politica</strong>. E così, mentre altri leader come Olaf Scholz si trovano in un vero e proprio psicodramma sulla crisi a Gaza Sanchez agisce con decisione e un progetto: <strong>aprire una via europea alla ricerca di linee rosse per Gaza</strong>. Un tentativo che va sottolineato perché capace di discostarsi dalla rassegnazione al declino dell&#8217;influenza diplomatica europea. E questa è una notizia.</p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/lo-strappo-di-sanchez-sul-riconoscimento-della-palestina-una-via-europea-per-pressare-netanyahu.html">La Spagna di Sanchez riconosce la Palestina e apre una via europea per fermare Netanyahu</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Netanyahu e Gallant, ricordatevi di Golda Meir e Moshe Dayan</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/netanyahu-e-gallant-ricordatevi-di-golda-meir-e-moshe-dayan.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 May 2024 05:00:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1167" height="786" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/Dan_Hadani_collection_990044351070205171-e1715065636774.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/Dan_Hadani_collection_990044351070205171-e1715065636774.jpg 1167w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/Dan_Hadani_collection_990044351070205171-e1715065636774-600x404.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/Dan_Hadani_collection_990044351070205171-e1715065636774-300x202.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/Dan_Hadani_collection_990044351070205171-e1715065636774-1024x690.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/Dan_Hadani_collection_990044351070205171-e1715065636774-768x517.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1167px) 100vw, 1167px" /></p>
<p>Nell'ottobre del 1973, colto di sorpresa nello Yom Kippur, seppe accettare le proprie responsabilità. Dal 7 ottobre del 2023, Netanyahu fa la guerra per sfuggire alle proprie. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/netanyahu-e-gallant-ricordatevi-di-golda-meir-e-moshe-dayan.html">Netanyahu e Gallant, ricordatevi di Golda Meir e Moshe Dayan</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1167" height="786" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/Dan_Hadani_collection_990044351070205171-e1715065636774.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/Dan_Hadani_collection_990044351070205171-e1715065636774.jpg 1167w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/Dan_Hadani_collection_990044351070205171-e1715065636774-600x404.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/Dan_Hadani_collection_990044351070205171-e1715065636774-300x202.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/Dan_Hadani_collection_990044351070205171-e1715065636774-1024x690.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/Dan_Hadani_collection_990044351070205171-e1715065636774-768x517.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1167px) 100vw, 1167px" /></p>
<p>Non v&#8217;è chi non veda quanto le sorti della guerra di Gaza (sempre ammesso che questa strage di civili possa essere chiamata guerra) siano legate alla sorte personale di <strong>Benjamin &#8220;Bibi&#8221; Netanyahu</strong> e alla sua altrettanto personale indisponibilità ad accettare le responsabilità del ruolo che ha occupato per tanti anni e che così cinicamente, e insieme disperatamente, cerca di conservare. La &#8220;guerra&#8221; a Gaza prosegue anche perché è l&#8217;unico modo che Netanyahu ha per restare al potere. Nonostante tutto, nonostante tutti gli errori.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p><strong>Per approfondire leggi le analisi di <em>InsideOver </em>sul conflitto in Medio Oriente:</strong></p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong><a href="https://it.insideover.com/guerra/a-rafah-partono-gli-ennesimi-schiaffi-di-netanyahu-alle-preoccupazioni-di-biden.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Gli schiaffi di Netanyahu alle preoccupazioni di Biden: i bombardamenti su Rafah sono un segnale</a></strong></li>



<li><strong><a href="https://it.insideover.com/politica/hamas-contro-laccordo-i-ministri-di-israele-per-un-annientamento-totale-il-rebus-impazzito-di-gaza.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">La rischiosa dottrina per il &#8220;totale annientamento&#8221; di Hamas</a></strong></li>



<li><strong><a href="https://it.insideover.com/politica/hamas-resiste-ecco-che-cosha-in-testa.html">Hamas resiste, ecco cos&#8217;ha in testa</a></strong></li>
</ul>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p>In questo Netanyahu è sideralmente lontano dai suoi predecessori, da grandi figure della storia di Israele. Per esempio da un primo ministro come <strong>Golda Meir </strong>o da un ministro della Difesa ed eroe nazionale come <strong><a href="https://it.insideover.com/storia/e-tzahal-riconquisto-il-muro-del-pianto-nella-guerra-dei-sei-giorni.html">Moshe Dayan</a></strong>, che certo non avevano le sorti dello Stato ebraico meno a cuore di quanto le abbia Bibi. Quei nomi ci riportano a fatti accaduti cinquant&#8217;anni esatti prima del 7 ottobre 2023, il giorno del massacro ordito da Hamas su 1.200 civili israeliani, il giorno del grande fallimento di Netanyahu e del suo Governo di estremisti. Era il 6 ottobre del 1973 e gli eserciti di Egitto e Siria, approfittando dell festa ebraica dello Yom Kippur (il Giorno dell&#8217;Espiazione, menzionato quattro volte nella Torah), colsero di sorpresa le difese di Israele. Allora come il 7 ottobre scorso, i numerosi segnali e avvertimenti erano stati ignorati. Lo Stato ebraico fu salvato dall&#8217;intervento degli Usa (il presidente Nixon mandò carichi su carichi di armamenti) e dal suo spirito indomito. Riuscì a rovesciare la situazione e a vincere anche quella guerra.</p>



<p>Subito dopo la vittoria, però, furono le autorità stesse a cercare di rispondere alla domanda che tutti gli israeliani si facevano: di chi era la colpa? Chi avrebbe dovuto vigilare e si era invece fatto cogliere di sorpresa? Golda Meir non lasciò i suoi cittadini senza una risposta. Il 21 novembre del 1973 convocò una commissione d&#8217;inchiesta, la Commissione Agranat (dal nome di Shimon Agranat, allora presidente della Corte Suprema) incaricata di indagare. Nel suo rapporto finale la Commissione puntò il dito contro il capo dell&#8217;intelligence militare, <strong>Eli Zeira</strong>, e contro il capo di stato maggiore, <strong>David Elazar</strong>. Entrambi, alla pubblicazione del Rapporto, rassegnarono le dimissioni. La Commissione Agranat era stata organizzata per giudicare l&#8217;operato dei soli militari. Ma quanto portava alla luce era insostenibile per il senso di responsabilità della Meir e di Moshè Dayan, che si dimisero mesi prima della fine dei lavori.</p>



<p>Al di là delle pecche nel sistema difensivo di Israele che aveva portato alla luce, la Commissione Agent svolse un altro fondamentale compito: trasmettere alla società israeliana l&#8217;idea che il senso di responsabilità era dovere di tutti. Nessuno escluso. Guardiamo invece che cosa è successo dal 7 ottobre del 2023 a oggi. Né il primo ministro Netanyahu né il ministro della Difesa <strong>Yohav Gallant</strong> hanno rassegnato le dimissioni. Di più: non hanno nemmeno provato a dare una spiegazione credibile del fallimento del 7 ottobre. Tantomeno lo ha fatto<strong> Itamar ben Gvir</strong>, cosiddetto ministro della Sicurezza nazionale. Nessuna commissione d&#8217;inchiesta è stata istituita. Nessuna vera ipotesi di cambio al Governo o di elezioni anticipate è stata avanzata, fatta salva la proposta di Benny Gantz, che pure siede nel Gabinetto di guerra, e che ha chiesto di andare al voto ma&#8230; in autunno. Ha rassegnato le dimissioni solo <strong>Aharon Haliva</strong>, il capo dell&#8217;intelligence militare. Ma gli israeliani hanno dovuto aspettare il 22 aprile del 2024 per vederlo accettare il peso del fallimento. A tutti gli altri dirigenti, invece, è risultato più facile ammazzare oltre 30mila mila tra donne e bambini in quella che tuttora chiamano &#8220;guerra&#8221;.</p>



<p></p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/netanyahu-e-gallant-ricordatevi-di-golda-meir-e-moshe-dayan.html">Netanyahu e Gallant, ricordatevi di Golda Meir e Moshe Dayan</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>A Rafah partono gli ennesimi schiaffi di Netanyahu alle preoccupazioni di Biden</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/a-rafah-partono-gli-ennesimi-schiaffi-di-netanyahu-alle-preoccupazioni-di-biden.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 May 2024 20:42:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[guerra a gaza]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1584" height="972" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240506224631513_0b8edffd07042646a77fbc1f6024645d-e1715028514155.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240506224631513_0b8edffd07042646a77fbc1f6024645d-e1715028514155.jpg 1584w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240506224631513_0b8edffd07042646a77fbc1f6024645d-e1715028514155-600x368.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240506224631513_0b8edffd07042646a77fbc1f6024645d-e1715028514155-300x184.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240506224631513_0b8edffd07042646a77fbc1f6024645d-e1715028514155-1024x628.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240506224631513_0b8edffd07042646a77fbc1f6024645d-e1715028514155-768x471.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240506224631513_0b8edffd07042646a77fbc1f6024645d-e1715028514155-1536x943.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1584px) 100vw, 1584px" /></p>
<p>I bombardamenti israeliani su Rafah, i più vasti dall&#8217;inizio della guerra di Gaza, sono la dimostrazione che tra Benjamin Netanyahu e Joe Biden a condurre il gioco è Bibi. Indebolito nella sua reputazione, amputato di una fetta consistente di consenso conquistato tra le opinioni pubbliche occidentali dopo i massacri del 7 ottobre, astrategico nella sua &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/a-rafah-partono-gli-ennesimi-schiaffi-di-netanyahu-alle-preoccupazioni-di-biden.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/a-rafah-partono-gli-ennesimi-schiaffi-di-netanyahu-alle-preoccupazioni-di-biden.html">A Rafah partono gli ennesimi schiaffi di Netanyahu alle preoccupazioni di Biden</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1584" height="972" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240506224631513_0b8edffd07042646a77fbc1f6024645d-e1715028514155.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240506224631513_0b8edffd07042646a77fbc1f6024645d-e1715028514155.jpg 1584w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240506224631513_0b8edffd07042646a77fbc1f6024645d-e1715028514155-600x368.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240506224631513_0b8edffd07042646a77fbc1f6024645d-e1715028514155-300x184.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240506224631513_0b8edffd07042646a77fbc1f6024645d-e1715028514155-1024x628.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240506224631513_0b8edffd07042646a77fbc1f6024645d-e1715028514155-768x471.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240506224631513_0b8edffd07042646a77fbc1f6024645d-e1715028514155-1536x943.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1584px) 100vw, 1584px" /></p>
<p>I <strong>bombardamenti israeliani</strong> su Rafah, i più vasti dall&#8217;inizio della guerra di Gaza, sono la dimostrazione che tra <strong>Benjamin Netanyahu e Joe Biden</strong> a condurre il gioco è Bibi. Indebolito nella sua reputazione, amputato di una fetta consistente di consenso conquistato tra le opinioni pubbliche occidentali dopo i massacri del 7 ottobre, <strong>astrategico</strong> nella sua determinazione di condurre la guerra a tutto campo ma tuttora capace di dare le carte alla Casa Bianca. Netanyahu fa carta straccia dell&#8217;accettazione, invero tardiva, di Hamas di una qualche forma di cessate il fuoco e bombarda Rafah, città al Sud della Striscia di Gaza chiave di volta per i collegamenti tra la terra assediata e l&#8217;Egitto, e dunque verso il resto del mondo, in quella che se <strong>non è l&#8217;inizio dell&#8217;offensiva finale (nelle speranze di Israele)</strong> è perlomeno la fine della <strong>fase iniziale di attesa</strong>. E lo fa nel giorno in cui Biden, chiamandolo, aveva espresso &#8220;preoccupazione&#8221; per l&#8217;ennesima volta.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong><a href="https://it.insideover.com/senza-categoria/lattacco-di-israele-su-rafah.html">Israele all&#8217;attacco: che succede a Rafah</a></strong></li>
</ul>



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<p>Sono le stesse pressioni che ricordiamo <a href="https://www.politico.com/news/2024/02/11/biden-netanyahu-rafah-invasion-00140865">esercitate l&#8217;11 febbraio scorso,</a> quando su Rafah iniziò a circolare la voce dell&#8217;esaurimento della pazienza da parte di Biden. Allora Netanyahu si disse favorevole a far evacuare Rafah, scatenando l&#8217;esodo biblico di un milione di gazawi verso l&#8217;Egitto, per lanciare la sua offensiva. L&#8217;invito è stato <a href="https://www.rainews.it/maratona/2024/03/netanyahu-attaccheremo-rafah-nessuna-pressione-internazionale-ci-fermera-86d54a99-4dc7-43d0-8158-0454ae6026a0.html">ribadito il 16 febbraio</a> e il <strong>18 marzo</strong>. Canovaccio noto: Biden comunicava &#8220;preoccupazione&#8221;, invitava Netanyahu alla ragione, proponeva di fissare linee rosse verso il suo alleato. Netanyahu rassicurava i falchi del suo governo: nessun cedimento sulla corsa alla vittoria. Seguivano giorni di silenzio israeliano volti a far cadere nel nulla le preoccupazioni. E via con un altro giro di giostra. <strong>Aprile è stato occupato dal braccio di ferro Israele-Iran</strong> mentre la guerra a Gaza continuava. E forse nella sua contraddittorietà il mese che ha confermato, palesemente, come sia Netanyahu ad aver bisogno degli Usa e dell&#8217;Occidente, come la risposta ai raid iraniani con droni e missili ha dimostrato, più che il contrario ha prodotto un contesto in cui a Tel Aviv non sono state poste, da parte delle cancellerie amiche, condizioni tali da aprire a una soluzione non disastrosa al conflitto. Da ultimo, oggi Biden ha chiamato Netanyahu. Che ha risposto aprendo il fuoco a Rafah in quello che sembra il più classico dei preparativi per la potenziale apertura di un nuovo fronte terrestre.</p>



<p>Non si tratta, qui, di distribuire colpe o responsabilità per la guerra ma di fare un freddo ragionamento strategico di sicurezza collettiva. L&#8217;offensiva di terra su Rafah è il <em>non plus ultra</em>, il Piano Caos di Netanyahu: avanzando verso il valico si smantella la Striscia di Gaza come la si conosce e si rischia di aprire non solo un Esodo mosaico alla rovescia di palestinesi attraverso il Sinai ma anche alla destabilizzazione generale del tessuto politico e diplomatico regionale. <strong>Regalando, peraltro, un assist politico ad Hamas</strong>, che dell&#8217;indebolimento israeliano trae giovamento. Biden tutto questo lo sa. Ma la pressione politica a non voler abbandonare Israele appare più forte di qualsiasi considerazione politica. <strong>Ogni linea rossa chiesta dagli Usa appare la base con cui Netanyahu punta a far pressione per negoziare</strong> una spinta al sostegno verso nuovi obiettivi. E così, paradossalmente, gli Usa si trovano impossibilitati ad abbandonare l&#8217;operazione del loro più stretto alleato mediorientale proprio quando avrebbero le maggiori leve negoziali nei suoi confronti. Non da ultima, la prospettiva di un maxi-accordo tra Washington, Tel Aviv e l&#8217;Arabia Saudita che rafforzerebbe le posizioni di tutti e tre gli attori in un&#8217;area caotica.</p>



<p>&#8220;Biden rimane determinato nel respingere le richieste globali per la cessazione immediata dell’assalto militare di Israele contro una popolazione affamata e in gran parte indifesa. Non solo Biden ha respinto categoricamente la proposta di usare la minaccia di fermare le vendite di armi a Israele&#8221;, notava a febbraio <em>The Intercept</em>, aggiungendo che la Casa Bianca si era messa nell&#8217;angolo con delle dichiarazioni compromettenti e disastrose: &#8220;un’operazione militare non dovrebbe procedere senza un piano credibile ed eseguibile per garantire la sicurezza e il sostegno ai civili a Rafah”. <strong>Parole al vento che non tengono in conto del possibile disastro militare e umanitario</strong>. A cui si aggiunge l&#8217;aumento dei flussi di armi a Israele, ritenuta insostituibile gendarme capace di essere deterrente contro l&#8217;Iran, i suoi alleati e gli altri attori ritenuti avversari da Washington, che non vuole mollare il suo vero presidio in un Medio Oriente da cui risulta impossibile disimpegnarsi. <em><a href="https://www.thenationalnews.com/opinion/comment/2024/01/24/netanyahus-western-backers-let-him-play-them-for-fools/">The Nation</a></em> ha ricordato che Biden è ben conscio dei &#8220;tre no&#8221; con cui Netanyahu affronta la crisi di Gaza: &#8220;nessuna soluzione basata su due Stati, nessuno Stato di Palestina e, molto probabilmente, nemmeno palestinesi nelle loro terre storiche&#8221;. Ma ciononostante non interviene alla radice del problema. Ovvero facendo leva col suo peso politico per far capire la necessità di <strong>non portare fino in fondo una guerra in cui gli obiettivi militari appaiono ormai secondari</strong> e in nome della quale Netanyahu giustifica la sua permanenza al potere. <strong>Netanyahu parla, rassicura Biden, poi fa l&#8217;opposto:</strong> e via di linea rossa dopo linea rossa. Biden a gennaio ha fatto sapere di star &#8220;perdendo la pazienza&#8221; con Netanyahu. Quasi quattro mesi dopo, Bibi è pronto a calpestare anche <a href="https://www.tio.ch/dal-mondo/attualita/1726170/ats-ans-netanyahu-axios-premier">la più palese linea rossa richiestagli.</a> Forse perché sa che a Washington sarà difficile, per vissuto storico, fare a meno di Israele. Specie se a confrontarsi con Tel Aviv è un&#8217;America sempre più incerta nel capire cosa voglia, davvero, per l&#8217;ordine globale.</p>



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<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/a-rafah-partono-gli-ennesimi-schiaffi-di-netanyahu-alle-preoccupazioni-di-biden.html">A Rafah partono gli ennesimi schiaffi di Netanyahu alle preoccupazioni di Biden</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Gaza e il dolore dei palestinesi d&#8217;Italia</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/gaza-e-il-dolore-dei-palestinesi-ditalia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Grimaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 May 2024 12:15:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[guerra a gaza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240418101358968_7d43d7449e76b54246df51e2e09d7c38.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240418101358968_7d43d7449e76b54246df51e2e09d7c38.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240418101358968_7d43d7449e76b54246df51e2e09d7c38-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240418101358968_7d43d7449e76b54246df51e2e09d7c38-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240418101358968_7d43d7449e76b54246df51e2e09d7c38-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240418101358968_7d43d7449e76b54246df51e2e09d7c38-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240418101358968_7d43d7449e76b54246df51e2e09d7c38-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Gli effetti della guerra di Gaza sui palestinesi che vivono in Italia. Stress, angoscia, dolore e mille episodi di ordinario razzismo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/gaza-e-il-dolore-dei-palestinesi-ditalia.html">Gaza e il dolore dei palestinesi d&#8217;Italia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>Mentre a Gaza le vittime superano le 34.000  e la comunità palestinese in Italia vive a distanza l’eco della strage, molte attiviste e attivisti palestinesi denunciano aggressioni, discriminazioni e soprusi, ma anche di essere ormai sottoposti a uno stress psicologico molto forte. E se essere palestinese e rivendicarlo diventa un atto di coraggio che può avere conseguenze pericolose per la propria incolumità, anche il semplice seguire le notizie che arrivano da Gaza può avere effetti disastrosi sulla psiche. Svegliarsi nel cuore della notte senza fiato. Non riuscire a pensare ad altro se non alle immagini di distruzione e morte che vengono dalla striscia di Gaza. Sentire rabbia, ma anche incomprensione e mancanza di empatia da parte di chi ti circonda.</p>



<p>“Mi svegliavo ogni notte alle 3 o alle 4. All’inizio, davo la colpa al troppo caffè o allo stress per l’università. Poi mi sono confrontata con alcune compagne palestinesi: succedeva anche a loro. A volte, poi, ti svegli al mattino e ti sembra di non aver mai staccato la spina”. Mariam, palestinese di seconda generazione in Italia, racconta di come, da ottobre, la sua vita sia cambiata. Con l’inizio dell’operazione militare nella striscia di Gaza e l’uccisione, ad oggi, di oltre 34.000 palestinesi da parte dell’esercito israeliano, i palestinesi nel resto del mondo hanno dovuto imparare a convivere con notizie di stragi quotidiane. Spesso senza l’aiuto di nessuno. “Quando arrivano le immagini del genocidio, quelle scene colpiscono tutte e tutti noi- continua Mariam- Poi, come attivista, il carico emotivo è davvero intenso. Bisogna fare il triplo del lavoro per raccogliere tutte le informazioni che arrivano dalla Palestina, per non perdersi nulla e per fare, poi, informazione qui in Italia. Le conseguenze sulla salute mentale ci sono e sono pesanti. Come comunità, qui a Brescia, proviamo a darci supporto anche in questo”.</p>



<p>Uno studio condotto da <strong>Roxane Cohen Silver</strong>, professoressa dell’Università della California, richiamato dal <em>Time</em> in un articolo del marzo 2022, mette in correlazione l’esposizione a immagini di eventi traumatici con lo sviluppo di problemi di salute mentale, in particolare con i sintomi del disturbo da stress post traumatico. Lo studio in questione si soffermava su chi, nella settimana successiva agli attacchi dell’11 settembre 2001, aveva abusato di immagini televisive relative alla tragedia. Con il diffondersi delle immagini delle stragi compiute a Gaza a livello esponenziale sui diversi social media, si può presumere che la correlazione sia oggi ancora più stretta (proprio come ipotizza l’articolo del Time con riferimento alla guerra in Ucraina) e che chi osserva con costanza quelle immagini, con un maggior coinvolgimento emotivo in quanto palestinese, possa avere ripercussioni forti sulla propria psiche.</p>



<p>Ma diversi sono gli studi che trattano questa problematica. In alcuni casi, si parla di sviluppo di <em>Compassion Fatigue</em>, ossia un trauma secondario causato dall’esposizione ripetuta al trauma e alla sofferenza altrui, molto diffuso ad esempio tra gli operatori del settore sanitario. Più di ogni altra guerra del passato, la distruzione di Gaza da parte di Israele viene raccontata infatti sui social media. Complice il divieto imposto da Israele ai giornalisti internazionali di entrare nella striscia, molte giornaliste e giornalisti palestinesi hanno utilizzato il loro Instagram come piattaforma per urlare al mondo quello che vedevano. Una costante di bambini morti e persone con arti amputati che non sarebbe mai venuto alla luce vista la linea editoriale dei media occidentali ma che, pur avendo generato consapevolezza e indignazione, ha anche amplificato un profondo dolore riflesso, come racconta Dalia, studentessa palestinese di seconda generazione in Italia:</p>



<p>“I social hanno aiutato tanto perché le voci dei palestinesi sono state amplificate. Per la prima volta nella storia le persone hanno potuto sentire le voci palestinesi. Ovviamente, a livello psicologico tutto questo è terribile”. Come Mariam, anche Dalia lamenta un fortissimo impatto sulla propria psiche: “Faccio fatica a dormire: ho una dipendenza dal dover sempre controllare le notizie e quello che sta accadendo. La testa è sempre lì e non ci si riesce a concentrare su altro. Non hai la forza di fare altre cose perché stai pensando al genocidio del tuo popolo. Si lavora male, si fa tutto male. Si prova rabbia, frustrazione. La gente non può capire a fondo e spesso rimane anche scocciata dal tuo atteggiamento. Durante un esame, il mio professore si è lamentato perché avrei potuto dare ancora di più. Fa rabbia pensare all’enorme differenza tra l’attenzione che si è dedicata alla tutela delle persone ucraine e noi. L’occidente ci chiede di continuare a vivere normalmente mentre, a Gaza, il tuo popolo sta subendo un genocidio.”.</p>



<p>Ma Dalia non è l’unica a parlare dell’inadeguatezza del contesto sociale e istituzionale e di un’ingiustificata disparità dell’attenzione alla salute psicologica riservata alle persone palestinesi rispetto alle vittime di altre guerre. “Non c’è un palestinese che si possa sentire pienamente capito da una terapeuta bianca. Le terapeute e i terapeuti italiani non sono preparati a prendere in carico persone palestinesi”. A parlare è <strong>Camilla Ponti</strong>, psicologa e cofondatrice di Psicologia per la Palestina.  Il progetto, nato a gennaio come petizione al Consiglio Nazionale Ordine Psicologi e agli Ordini Regionali, si è evoluto fino a diventare una realtà divulgativa rispetto a quanto sta accadendo in Palestina sin dal 1948, analizzandolo sotto il profilo della psicologia. La petizione chiede, oltre all’erogazione di servizi gratuiti di supporto psicologico, anche la creazione di seminari e una presa di posizione della categoria contro il genocidio palestinese. Perché, come ci spiega Camilla Ponti, è necessario un diverso approccio culturale, sociale e professionale alla questione.</p>



<p>“Noi nasciamo proprio da questo vuoto istituzionale e professionale.- continua Camilla Ponti- C’è bisogno di tener conto non solo di quello che sta accadendo oggi, ma del trauma intergenerazionale della comunità palestinese in diaspora, nonché di micro-aggressioni quotidiane di tipo sociale. Noi denunciamo il doppio-standard rispetto alla netta posizione assunta dall’Ordine degli Psicologi e alle attività poste in essere a tutela del popolo ucraino. Cosa che non è minimamente accaduta verso i palestinesi! È necessaria una decolonizzazione della pratica psicologica e lo smantellamento del razzismo istituzionalizzato”.</p>



<p>Un razzismo istituzionalizzato che alimenta e riflette un clima di discriminazione sociale che spesso sfocia in veri e propri atti di violenza fisica o verbale. “Ero in un negozio di Brescia- racconta Mariam- quando una signora ha iniziato a parlare di quello che sta accadendo in Medio Oriente. Sono intervenuta, dicendo che di lì a pochi giorni ci sarebbe stato un presidio per la Palestina e la signora ha iniziato a inveire dicendo che, fino a quel momento, eravamo stati uccisi in pochi e avrebbero dovuto ammazzarci tutti. Mi ripeteva: “Vi devono sterminare!” ”.</p>



<p>Nel Regno Unito, l’organizzazione Tell Mama ha registrato un aumento dei crimini d’odio contro le persone musulmane del 335% nel quadrimestre 7 ottobre 2023 &#8211; 7 febbraio 2024 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Negli USA, relativamente ai tre mesi successivi al 7 ottobre, il <em>Council on American-Islamic Relations (CAIR)</em> riporta un aumento del 180% di richieste di aiuto ed episodi di violenza nei confronti di persone musulmane o arabe. In Italia, non ci sono dati precisi, ma testimonianze analoghe a quelle di Mariam non sono difficili da trovare soprattutto nei confronti di chi svolge attività di informazione o attivismo su quello che sta accadendo a Gaza. “È importante- conclude Dalia- non smettere di seguire quello che accade. Io non ho bisogno di essere sensibilizzata sulla Palestina, ma le notizie e le immagini che ci arrivano sono necessarie per le persone non coinvolte, quelle che fino ad ora sono rimaste in silenzio”.</p>



<p></p>
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