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	<title>stretto di Hormuz Archives - InsideOver</title>
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	<title>stretto di Hormuz Archives - InsideOver</title>
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		<title>Sminamento dello Stretto di Hormuz: perché l&#8217;Italia ha diritto al comando della missione</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/sminamento-dello-stretto-di-hormuz-perche-litalia-ha-diritto-al-comando-della-missione.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 May 2026 06:55:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1079" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/cacciamine-italiani.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Italia" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/cacciamine-italiani.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/cacciamine-italiani-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/cacciamine-italiani-1024x575.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/cacciamine-italiani-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/cacciamine-italiani-1536x863.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/cacciamine-italiani-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/cacciamine-italiani-600x337.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p> La soluzione ideale per la missione nello Stretto di Hormuz sarebbe avere Italia e Francia al comando. Ecco perché.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1079" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/cacciamine-italiani.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Italia" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/cacciamine-italiani.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/cacciamine-italiani-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/cacciamine-italiani-1024x575.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/cacciamine-italiani-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/cacciamine-italiani-1536x863.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/cacciamine-italiani-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/cacciamine-italiani-600x337.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>A partire dalla fine di febbraio 2026, in risposta agli attacchi aerei condotti da Stati Uniti e Israele, l&#8217;Iran ha innescato una risposta senza precedenti con il minamento di parte dello Stretto di Hormuz, imposizione di pedaggi fino a due milioni di dollari a transito e minaccia alle navi dirette verso porti americani e israeliani. Uno dei corridoi energetici più vitali al mondo si è trasformato in uno spazio di coercizione marittima. Di fronte a questa crisi, il 19 marzo 2026 Italia, Germania, Francia, Regno Unito, Paesi Bassi, Giappone e Canada hanno emesso una dichiarazione congiunta (al momento attuale i Paesi coinvolti sono 29 e gli Stati Uniti non sono tra questi). Ma dichiarare disponibilità non equivale a esercitare leadership. La domanda centrale è: quale ruolo deve svolgere la Marina Militare in questa operazione e perché l&#8217;Italia non dovrebbe accettare un ruolo marginale?</p>



<h2 class="wp-block-heading">Situazione geopolitica e strategica</h2>



<p>La crisi di Hormuz ha ridisegnato le geometrie del potere marittimo globale. Lo Stretto non è soltanto una strettoia fisica: è una soglia politica in cui si concentrano la capacità degli Stati di usare la geografia come coercizione, la dipendenza dei mercati da rotte energetiche vulnerabili e la tenuta delle alleanze occidentali quando la sicurezza collettiva diventa un costo operativo. Francia e Regno Unito si sono proposti come potenziali leader di una coalizione multinazionale pronta a contribuire agli sforzi per garantire un passaggio sicuro attraverso questa rotta commerciale strategica articolata in tre fasi: bonifica delle mine, evacuazione delle navi bloccate e pattugliamento con scorte militari. Tuttavia questa leadership bipartita presenta fragilità strutturali. La Gran Bretagna porta il pesante retaggio del colpo di Stato del 1953 contro il premier nazionalista Mossadeq, ancora vivo nella memoria collettiva iraniana, e ha compromesso la propria credibilità diplomatica verso Russia e Cina a causa del sostegno aperto all&#8217;Ucraina. Un&#8217;operazione a guida esclusivamente anglo-francese rischierebbe di riproporre lo schema fallimentare di Suez del 1956. La Francia, pur dotata di capacità militari autonome e di una base navale permanente ad Al-Dhafra negli Emirati, porta con sé la tradizione coloniale nel Maghreb e nel Levante, che genera diffidenza negli attori regionali. In questo contesto, l&#8217;Italia possiede una credibilità diplomatica che nessuno dei due contendenti può vantare: nessun trascorso coloniale nel Golfo, relazioni<br>storicamente distese con Teheran, postura equilibrata nei confronti di Russia, Cina, India, Giappone e Corea del Sud — tutti Paesi con interessi diretti alla riapertura dello stretto. Il ministro Crosetto ha indicato che qualsiasi missione italiana deve avvenire sotto egida ONU, con una bandiera che «riunisca Europa, Cina, Asia, India», non come appendice NATO.</p>



<h2 class="wp-block-heading">PERCHÉ L&#8217;ITALIA DEVE AGIRE CON UN GRUPPO NAVALE</h2>



<p>La natura dell&#8217;operazione richiede non una presenza simbolica, ma una task force navale integrata capace di bonifica delle mine, scorta ai convogli e proiezione di credibilità coercitiva. Agire con un singolo cacciamine equivale a essere presenti senza contare; agire con un gruppo navale significa essere un attore decisionale. L&#8217;Italia ha confermato la disponibilità a schierare fino a quattro unità: due dragamine modernizzate, un&#8217;unità di scorta e una nave di supporto logistico. Questa configurazione rispecchia la dottrina operativa MCM (<em>mine counter-measures</em>), che prevede la combinazione di unità di caccia-mine con piattaforme di protezione e rifornimento in teatro. Operare come gruppo navale consentirebbe alla Marina di svolgere un ruolo articolato: bonifica con le unità della V Divisione Navale di La Spezia, protezione con l’unità di scorta, autonomia operativa prolungata grazie alla nave supporto. Oltre a ciò non va dimenticato che l&#8217;ammiraglio <strong>Aurelio De Carolis</strong>, comandante in capo della flotta, gode di una così elevata credibilità internazionale da rappresentare un irrinunciabile fattore di potenza nei rapporti con le marine<br>partecipanti all’operazione.</p>



<ol start="2" class="wp-block-list"></ol>



<h2 class="wp-block-heading">Obiettivi, esigenze operative e confronto</h2>



<p>Gli obiettivi operativi si articolano su tre livelli: bonifica delle mine con sonar, veicoli subacquei autonomi e palombari specializzati; scorta dei convogli commerciali nella fase di riapertura; mantenimento della presenza deterrente contro ulteriori<br>minamenti. La Marina eccelle nel primo livello. Con dieci unità specializzate — otto della classe Gaeta e due della classe Lerici, tutte dotate di sonar multifrequenza e droni subacquei — l&#8217;Italia è uno dei più sofisticati operatori MCM della NATO. Non è un<br>primato recente: già nell&#8217;Operazione Golfo del 1987-1988, i cacciamine italiani neutralizzarono molte mine nel Golfo Persico. Il programma CNG (Cacciamine di Nuova Generazione) da 1,6 miliardi di euro, sviluppato da Intermarine e Leonardo, conferma la continuità di questo investimento.</p>



<p>Il confronto con le altre marine rivela squilibri che vengono spesso taciuti. La Royal Navy attraversa una crisi strutturale: con appena 3-4 fregate effettivamente operative a marzo 2026, non sembra in grado di assicurare una propria adeguata presenza di<br>superficie nel Medio Oriente. Le 8 fregate FREMM italiane — tutte operative — superano quantitativamente e qualitativamente la disponibilità britannica. La Francia è l&#8217;unica marina europea con capacità autonoma di proiezione globale grazie ai suoi sottomarini nucleari, alla portaerei De Gaulle, alle basi negli Emirati e a quattro navi rifornimento moderne; sul piano MCM specifico, tuttavia, l&#8217;Italia è comparabile o superiore. Sul fronte logistico il gap italiano rimane reale — nessuna base avanzata nel Golfo — ma le nuove navi LSS Vulcano e Atlante hanno rafforzato significativamente la capacità di rifornimento, e una struttura di co-comando con la Francia renderebbe gestibile la catena logistica.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Perché la nostra Marina dovrebbe co-guidare con la Francia</h2>



<p>La tendenza a trattare l&#8217;Italia come partner di secondo rango non regge all&#8217;analisi comparativa. Le 8 fregate FREMM Bergamini, i 2 cacciatorpediniere Orizzonte, la portaerei Cavour con F-35B e l&#8217;LHD Trieste — una nave di dislocamento simile al Charles De Gaulle con le sue 38.000 tonnellate — configurano una flotta di primissimo rango europeo. Il programma di 12 nuovi cacciamine CNG e di 4-8 corvette EPC a guida italiana in ambito europeo delinea anche una marina in piena espansione qualitativa. Nella dimensione MCM, cuore dell&#8217;operazione, l&#8217;Italia ha i titoli, la tradizione e la tecnologia. La V Divisione Navale di La Spezia, la dottrina operativa maturata in decenni di bonifica, la combinazione tra scafi in fibra di vetro a bassa segnatura magnetica e droni di nuova generazione rappresentano un patrimonio che pochi paesi europei possono vantare nella stessa misura.</p>



<p>La co-guida italo-francese risponde a una logica precisa. La Francia porta ciò che all&#8217;Italia manca: basi nel Golfo, sottomarini d&#8217;attacco, capacità C4ISR autonome. L&#8217;Italia porta ciò che manca alla Francia: credibilità diplomatica con Teheran, relazioni equilibrate con i Paesi asiatici, assenza di retaggi coloniali e una componente MCM avanzata ed efficace. Una struttura di comando italo-francese non è una concessione diplomatica, ma una scelta operativamente razionale che mette in campo la somma delle rispettive eccellenze.</p>



<ol start="4" class="wp-block-list"></ol>



<h2 class="wp-block-heading">CONCLUSIONI</h2>



<p>La crisi di Hormuz non è un episodio congiunturale: è il catalizzatore di una riconfigurazione profonda degli equilibri marittimi globali. Per l&#8217;Italia rappresenta al tempo stesso una responsabilità e un&#8217;opportunità storica che non può essere sprecata nella logica della partecipazione subalterna. La Marina Militare è tecnicamente pronta: una flotta di fregate tra le più moderne d&#8217;Europa, capacità MCM importante, un programma industriale di eccellenza e una catena di comando che ha dimostrato affidabilità dal Corno d&#8217;Africa al Mediterraneo orientale. Non accettare un ruolo di co-guida sarebbe non solo una rinuncia al peso che spetta all&#8217;Italia nella <em>governance</em> marittima europea, ma una scelta contraria agli interessi nazionali di un Paese che dipende direttamente dalla stabilità di quella rotta per i suoi approvvigionamenti energetici. Il modello da perseguire è una co-leadership italo-francese nell&#8217;ambito di un mandato ONU, con l&#8217;Italia garante del settore diplomatico e MCM e la Francia garante della difesa e della logistica avanzata. Tale formula supererebbe le diffidenze iraniane verso una leadership puramente anglo-francese, coinvolgerebbe i Paesi del Golfo e dell&#8217;Asia e costruirebbe un precedente positivo per l&#8217;autonomia strategica europea nel dominio marittimo.</p>



<p>Ci auguriamo che sia finita l&#8217;epoca che vedeva marine di stati esterni al Mediterraneo allargato (UK) curare i loro interessi a scapito di quelli degli Stati che in quello scenario vivono. Sappiamo bene come le conseguenze geopolitiche create proprio da questi interventi diventino un prezzo da pagare e un problema con cui confrontarsi per anni, come l’episodio libico ci ricorda. Spesso si racconta che chi non siede al tavolo del comando è destinato a subire in silenzio. L&#8217;Italia ha i mezzi, la storia e soprattutto il dovere di dire la sua, di non essere vittima di scelte non proprie e di poter partecipare al processo decisionale quando sono in gioco le vite dei suoi militari e i suoi interessi. Il compito della classe dirigente — politica, militare e diplomatica — è di non sprecare questa opportunità, tenendo conto che una decisione in tal senso ci pone di fronte a responsabilità importanti e che non possono essere sottostimate.</p>



<p><em>ROBERTO DOMINI è Ufficiale Ammiraglio della riserva. Ha comandato nave Mogano, il contingente italiano in Sinai e le basi navali di Venezia e Augusta. Ha frequentato il Naval Staff College della Royal Navy a Greenwich a Londra ed è stato Addetto per la Difesa presso l’Ambasciata Italiana di Zagabria. Ha insegnato a lungo Strategia marittima e Storia navale all’Istituto di Guerra Marittima di Livorno e all’Istituto di Studi Militari Marittimi di Venezia. </em></p>



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			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;ammiraglio Vianello: così i cacciamine italiani possono liberare lo Stretto di Hormuz</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/lammiraglio-vianello-cosi-i-cacciamine-italiani-possono-liberare-lo-stretto-di-hormuz.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 May 2026 08:20:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/cacciamine-italia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="cacciamine" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/cacciamine-italia.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/cacciamine-italia-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/cacciamine-italia-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/cacciamine-italia-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/cacciamine-italia-1536x864.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/cacciamine-italia-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/cacciamine-italia-600x338.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Navi a bassa segnatura acustica e magnetica, droni aerei e marini, grande preparazione ed esperienza: perché siamo i migliori. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/lammiraglio-vianello-cosi-i-cacciamine-italiani-possono-liberare-lo-stretto-di-hormuz.html">L&#8217;ammiraglio Vianello: così i cacciamine italiani possono liberare lo Stretto di Hormuz</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/cacciamine-italia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="cacciamine" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/cacciamine-italia.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/cacciamine-italia-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/cacciamine-italia-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/cacciamine-italia-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/cacciamine-italia-1536x864.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/cacciamine-italia-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/cacciamine-italia-600x338.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il recente minamento dello Stretto di Hormuz, con la <em>Hazardous Area</em> proclamata (fig.1), conferma l&#8217;attualità delle mine navali per interdire i traffici marittimi. Questo genera effetti devastanti sulle economie globali, inclusa l&#8217;Italia, che dipendono dal mare per energie e materie prime per la loro economia di trasformazione. <strong>Ordigni navali economici modificano o interdicono le vie di comunicazione marittime</strong>, contribuendo a innalzare i costi di acquisto degli idrocarburi e dei premi assicurativi, ma soprattutto spingono gli Stati a modificare le proprie catene di approvvigionamento energetico aumentandone la vulnerabilità industriale e sociale. Ciò ha portato il vertice dei cosiddetti Paesi Volenterosi &#8211; tra cui anche l’Italia &#8211; a definire i primi contorni di una missione multinazionale volta a garantire una risposta coordinata che, al termine del conflitto tra l’Iran e l’alleanza Israele &#8211; Stati Uniti, consenta di ripristinare la libera navigazione in uno dei corridoi marittimi più importanti al mondo, provvedendo allo sminamento delle acque di Hormuz.</p>



<p>Dopo la Seconda guerra mondiale le Forze di Contromisure Mine italiane hanno svolto un ruolo cruciale nella bonifica delle rotte commerciali del Mediterraneo centrale, contribuendo alla sicurezza della navigazione nell&#8217;ambito di coordinamenti internazionali. <strong>Nel 1991, durante il conflitto Iraq-USA, i cacciamine italiani operarono in acque pesantemente minate,</strong> neutralizzando decine di ordigni e aprendo corridoi sicuri per il naviglio militare e civile, in linea con i principi del Manuale di San Remo e della VIII Convenzione dell&#8217;Aja del 1907. Ulteriori esperienze operative maturarono nell&#8217;Operazione Mar Rosso del 1984 nelle acque di Suez e nell&#8217;Operazione Profeta del 1999 in Adriatico. Questo consolidato bagaglio operativo garantisce oggi alle Forze CMM italiane elevata professionalità e piena interoperabilità con le marine alleate.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il profilo della minaccia</strong></h2>



<p>La zona minata è stata indicativamente localizzata al centro dello Stretto di Hormuz in corrispondenza dello schema di separazione del traffico in ingresso/uscita, tra il limite delle acque territoriali iraniane a Sud dell’isola di Larak e le coste omanite in cui il fondale varia tra i 60 e i 90 metri. <strong>La buona capacità industriale iraniana consente la produzione di una diversificata serie di armi subacquee che include sia mine ormeggiate che da fondo,</strong> impiegabili nella <em>Hazardous Area </em>di Hormuz. Le prime si attivano in seguito al contatto con lo scafo delle navi (mine della serie MAHAM-1: 02A2, 02B, 02,01). Le seconde sono mine ad influenza (MAHAM-2 e MAHAM-3)(fig. 2) che si attivano in seguito al rumore e alla variazione del campo magnetico determinati dal transito del bersaglio. Si presume che altre mine iraniane, tra cui la MAHAM-7, derivata dalla mina italiana anti sbarco Manta, non dovrebbero trovare il loro impiego.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La capacità di contromisure mine nazionale</strong></h2>



<p>Come avvenuto per altre forme di lotta, <strong>anche nella guerra di mine, l’avvento dei droni sta determinando l’introduzione di tattiche e sistemi </strong>che contemplano un significativo ricorso ai sistemi <em>unmanned</em>, perseguendo l’obiettivo del cosiddetto <em>man out of the minefield</em>. In tale contesto la Marina Militare, si è dotata di tale capacità che affianca ed integra quella dei cacciamine classe Gaeta (fig.3) caratterizzati da scafi dalla bassissima segnatura acustica e magnetica e da un elevato <em>shock factor</em> (resistenza dello scafo alle esplosioni ravvicinate) nonché dotati di sonar e ROV (<em>Remotely Operated Vehicle</em>). </p>



<p>Oltre a ciò la Marina Militare ha avviato il programma pluriennale &#8220;Cacciamine di Nuova Generazione&#8221; (SMD 08/2022, Atto del Governo nr. 410), che prevede la costruzione di unità specialistiche di nuova generazione dotate di standard strutturali elevati, sensoristica avanzata e una significativa componente di mezzi autonomi integrati con logica modulare. <strong>Queste unità opereranno prevalentemente come piattaforme di gestione e controllo dei sistemi autonomi,</strong> segnando un salto qualitativo rispetto alla generazione attuale. Anche altre marine stanno percorrendo questa transizione, sebbene con gradi di avanzamento diversi e con sistemi ancora in fase di sviluppo o verifica operativa. <strong>L&#8217;Italia si distingue per una postura ibrida &#8211; che combina scafi specialistici tradizionali e capacità <em>unmanned</em> complementari &#8211; particolarmente adatta a una bonifica post-bellica </strong>come quella prospettata ad Hormuz.</p>



<p>Uno dei punti fermi della componente CMM nazionale è stato da sempre rappresentato dalla scelta di dotare i cacciamine di VDS (<em>Variable Depth Sonar</em>, un sistema di localizzazione subacquea utilizzato dalle navi di superficie per individuare le mine a diverse profondità) con l’intento di potere sfruttare al meglio la propagazione acustica nei mari che sono soggetti a elevati gradi di salinità e forti riscaldamenti degli strati superficiali. Tale peculiarità può rappresentare <strong>un importante fattore per la scoperta e la localizzazione delle mine nelle acque del Golfo Persico che sono caratterizzate da similari fenomeni ambientali. </strong></p>



<p>Nonostante le riduzioni di mezzi e di personale verificatesi negli ultimi decenni, la componente di CMM ha mantenuto una solida capacità operativa attraverso l&#8217;ammodernamento dei cacciamine in servizio, l&#8217;acquisizione di droni subacquei e di superficie, e l’addestramento operativo partecipando stabilmente alla forza NATO SNMCMG2 in Mediterraneo. Anche le collaborazioni con le marine belga e olandese hanno preservato un alto livello addestrativo degli specialisti. <strong>L&#8217;impiego nell&#8217;operazione Mare Sicuro ha infine arricchito la componente di una preziosa versatilità nella sorveglianza dei fondali. </strong>Non va mai dimenticato, infatti, che a fianco della minaccia delle mine si aggiunge quella esercitabile nei confronti dei cavi sottomarini che attraversano lo stretto, con il rischio di interrompere il flusso di comunicazioni vitali per le interconnessioni economiche.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il contributo nazionale allo sminamento di Hormuz</strong></h2>



<p>Allo stato attuale i contorni dell’intervento della coalizione non sono stati ancora compiutamente definiti così come i livelli di partecipazione e gli assetti dei diversi Paesi che aderiranno all’iniziativa. Il Ministero della Difesa, qualora il Parlamento approvi la partecipazione dell’Italia alla missione di sminamento, prevede di contribuire alla Forza di CMM della coalizione multinazionale con due unità cacciamine, una unità combattente di scorta ed una unità logistica. Inoltre, <strong>una aliquota di droni autonomi rappresenterà il moltiplicatore di forza della capacità di contrasto delle mine</strong>, esprimibile dalle unità di CMM.</p>



<p>Essendo i cacciamine costieri, dotati di una limitata autonomia e di una bassa velocità, il trasferimento in zona di operazione richiederà circa quattro settimane durante le quali dovranno essere previste limitate e brevi soste operative in porto (non è un caso che nel Programma pluriennale di A/R era contemplata anche la costruzione di <strong>cacciamine di altura</strong> (CNG-A) caratterizzati da maggiori autonomia e velocità). In zona d’operazione il necessario supporto sarà fornito dall’unità logistica. L’unità di scorta provvederà invece a fornire la necessaria protezione al verificarsi di eventuali minacce asimmetriche nei confronti delle unità impegnate nello sminamento.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Conclusioni</strong></h2>



<p>Lo sminamento dello Stretto di Hormuz rappresenta <strong>una sfida operativa complessa ma non nuova per la Marina Militare. </strong>L&#8217;esperienza accumulata in decenni di missioni multinazionali, la qualità del personale specialista e una postura che combina efficacemente capacità tradizionali e sistemi autonomi<em> </em>collocano il contributo italiano tra i più qualificati nell&#8217;ambito della coalizione dei Paesi volenterosi.</p>



<p>La peculiare configurazione tecnica dei cacciamine classe Gaeta &#8211; con le loro basse segnature acustica e magnetica, i sonar a profondità variabile e i mezzi autonomi integrati &#8211; risulta <strong>particolarmente adatta alle caratteristiche ambientali del Golfo Persico,</strong> dove le condizioni di salinità e temperatura degli strati superficiali rendono determinante proprio quella capacità di propagazione acustica che da sempre contraddistingue la scuola italiana delle contromisure mine.</p>



<p>P<strong>artecipare alla missione non è soltanto un atto di solidarietà internazionale, ma una scelta guidata dall’interesse nazionale.</strong> La riapertura di Hormuz alla libera navigazione rappresenta una condizione imprescindibile per la stabilizzazione dei mercati energetici e per la tutela di un&#8217;economia come quella italiana, strutturalmente dipendente dall&#8217;importazione di idrocarburi via mare. Ogni giorno di chiusura dello Stretto si traduce in costi reali per famiglie e imprese. Agire tempestivamente, con professionalità e in sede multilaterale, è la risposta più concreta che l&#8217;Italia possa offrire.</p>



<p></p>



<p><em><strong>L’Ammiraglio MASSIMO VIANELLO </strong>ha frequentato la Scuola Militare Navale F. Morosini e l’Accademia Navale. Ha conseguito la qualificazione in Armi Subacquee e la specializzazione in Contromisure Mine. È stato il comandante del MSC Mandorlo, MHC Gaeta, fregata Maestrale e di Nave Vespucci. Nel grado di CA ha comandato le Forze di CMM ed il 29° Gruppo Navale. Ha partecipato alle operazioni: Golfo Persico 1, Allied Force e Mare Nostrum. È Consigliere del Centro Studi di Geopolitica e Strategia Marittima ed è referente per la lotta sotto la superficie.</em></p>



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		<title>L&#8217;ammiraglio Roberto Domini: per l&#8217;Italia intervenire a Hormuz è questione di interesse nazionale</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/lammiraglio-roberto-domini-per-litalia-intervenire-a-hormuz-e-questione-di-interesse-nazionale.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Apr 2026 08:54:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1334" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/hormuz.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Hormuz" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/hormuz.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/hormuz-300x208.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/hormuz-1024x711.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/hormuz-768x534.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/hormuz-1536x1067.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/hormuz-600x417.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Per l'Italia, che dipende dall'estero per il 75% del fabbisogno energetico, la chiusura di Hormuz non è un problema delegabile ad altri.  </p>
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<p>Il 22 aprile 2026, <strong>l&#8217;ammiraglio Giuseppe Berutti Bergotto,</strong> Capo di Stato Maggiore della Marina Militare, ha confermato dinanzi alla Commissione Difesa della Camera <strong>la disponibilità della Marina a partecipare a una missione multinazionale nello Stretto di Hormuz</strong> qualora via sia la delibera del Consiglio dei ministri e l’approvazione parlamentare. L&#8217;annuncio apre un capitolo rilevante della politica estera e di sicurezza italiana, imponendo una riflessione rigorosa sulle motivazioni strategiche, sulle condizioni giuridiche e sulla geometria diplomatica dell&#8217;iniziativa.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La dimensione strutturale della crisi</h2>



<p>Lo Stretto di Hormuz rappresenta uno dei punti nodali dell&#8217;architettura energetica mondiale. Attraverso i suoi trentasei chilometri nel tratto più angusto transita circa un quinto del petrolio commerciato a livello globale, insieme a quote rilevanti di gas naturale liquefatto destinate ai mercati europei e asiatici. Quando l&#8217;Iran ha avviato operazioni di minamento dei fondali e ha proceduto al sequestro di unità mercantili &#8211; anche di compagnie italiane &#8211; l&#8217;effetto si è riverberato sulle catene di approvvigionamento globali, sui premi assicurativi e sull&#8217;inflazione energetica in Paesi geograficamente e politicamente lontani dal conflitto. <strong>Per l&#8217;Italia, che dipende dall&#8217;estero per circa il 75% del proprio fabbisogno energetico, la chiusura di quella via d&#8217;acqua non è un problema delegabile ad altri. </strong>Si traduce in un rialzo diretto del costo dell&#8217;energia, in pressioni inflazionistiche sulle imprese, in un deterioramento della competitività sistemica e, in prospettiva, in possibili tensioni sociali interne. La partecipazione italiana a una missione di riapertura dello Stretto <strong>non va pertanto letta come solidarietà atlantica, bensì come tutela dell&#8217;interesse nazionale </strong>nel senso più concreto: economico, industriale, sociale. Un contributo fatto di specializzazione e credibilità&#8221;</p>



<p>Il contingente previsto si dovrebbe articolare in quattro unità navali: due cacciamine per la bonifica dei fondali, una nave di scorta per la protezione contro minacce asimmetriche e un&#8217;unità logistica. La missione specifica &#8211; <strong>sminare, non combattere </strong>&#8211; è coerente con le capacità distintive della Marina Militare, che vanta una tradizione operativa e industriale di primo livello in questo settore. I cacciamine sono sistemi specializzati, costosi e difficilmente sostituibili, che <strong>poche marine al mondo sanno schierare con adeguata competenza tecnica.</strong> L&#8217;ammiraglio Berutti Bergotto ha chiarito che il dispiegamento potrà avvenire esclusivamente a ostilità concluse. L&#8217;elevata pericolosità delle mine iraniane, posate in fondali ostici con tecniche sofisticate, rende qualsiasi intervento in contesto bellico militarmente insostenibile e politicamente illegittimo. La condizione temporale non è una clausola formale, ma un elemento indispensabile per renderla politicamente e operativamente accettabile (per la marina USA, la missione di sminamento dello stretto di Hormuz non può durare meno di sei mesi). Delimitare i tempi rappresenta, inoltre, la chiave di sicurezza che trasforma un&#8217;operazione ad altissimo rischio in un&#8217;azione fattibile. <strong>Oltre allo sminamento, una fase successiva si renderà probabilmente necessaria al fine di garantire la scorta e la protezione dei convogli mercantili in transito.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">I nodi giuridici e operativi</h2>



<p>L&#8217;operazione si confronta con complessità giuridiche di notevole portata. Nel punto più stretto, le acque territoriali iraniane e omanite si toccano, escludendo l&#8217;esistenza di acque internazionali libere nel senso tecnico del termine. Ogni transito avviene formalmente in acque nazionali, con tutto ciò che ne consegue in termini di sovranità e diritto di passaggio. L&#8217;Iran rivendica il controllo totale della via d&#8217;acqua, ammettendo unicamente navi non militari. Il nodo giuridico risiede nel conciliare il regime del &#8220;passaggio inoffensivo&#8221; sancito dalla Convenzione UNCLOS con le misure di blocco bellico vigenti. Sul piano operativo, alle mine si aggiunge la minaccia delle unità veloci dei Guardiani della Rivoluzione e dei missili balistici costieri. Sul piano istituzionale, l’operazione si sovrappone alla risposta delle Nazioni Unite che si articola su diversi gruppi di lavoro come la <em>Strait of Hormuz Task Force</em> (con il compito di creare meccanismi tecnici e umanitari per garantire che beni essenziali continuino a transitare nello stretto), istituita a fine marzo 2026, il futuro <em>Joint Coordination Center</em> previsto a Salalah in Oman (per garantire la sicurezza alimentare e il flusso di fertilizzanti attraverso lo Stretto di Hormuz) e il <em>Safe Maritime Framework</em> dell&#8217;IMO (un meccanismo di protezione e coordinamento volto a facilitare l&#8217;evacuazione sicura delle navi mercantili e degli equipaggi rimasti bloccati nella regione a causa delle ostilità). Tuttavia, un possibile veto di Russia e Cina in sede di Consiglio di Sicurezza potrebbe ostacolare il conseguimento di un mandato formale, costringendo la coalizione a esplorare soluzioni intermedie &#8211; dall&#8217;estensione della missione EUNAVFOR Aspìdes alla costruzione di una &#8220;coalizione di volenterosi&#8221; dotata di propria legittimità.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La geometria diplomatica della missione</h2>



<p><strong>La costruzione politica dell&#8217;operazione è altrettanto delicata quanto la sua architettura militare. </strong>Gli Stati Uniti non possono farne parte: la loro presenza trasferirebbe la missione dal piano della garanzia della navigazione a quello della prosecuzione del conflitto, rendendola inaccettabile per Teheran. La coalizione emergente dovrebbe essere inedita per composizione. Francia e Italia ne costituiscono il nucleo, affiancati da Regno Unito, Germania e Paesi Bassi. <strong>Sarebbe però opportuna la potenziale adesione di Canada, Australia, Corea del Sud e Giappone, quest&#8217;ultimo dipendente dal petrolio del Golfo per quasi il 90% del fabbisogno </strong>energetico, perché ciò conferirebbe alla missione una dimensione genuinamente globale. Nei confronti di Russia e Cina e dei Paesi del Golfo andrà condotto un paziente lavoro diplomatico per dimostrare che la riapertura dello Stretto è anche e soprattutto nel loro interesse. Analoga logica si applica all&#8217;Iran: senza concessioni negoziali &#8211; riduzione delle sanzioni, garanzie di sicurezza, riconoscimento del diritto a discutere il dossier nucleare &#8211; Teheran non consentirà le operazioni di bonifica. Essenziale sarà sia il sostegno dell&#8217;Oman, il cui porto di Sohar costituisce un nodo logistico irrinunciabile, sia la capacità di integrare tra loro le operazioni di molteplici gruppi navali, quali quello indiano o di altri Paesi che si troveranno in zona di operazioni.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Conclusioni</h2>



<p>La partecipazione italiana a una missione nello Stretto di Hormuz è al tempo stesso un imperativo economico, una scelta strategica e una prova di maturità politica. <strong>L&#8217;Italia dispone delle capacità navali per il suo contributo specializzato e insostituibile e possiede inoltre i requisiti di credibilità per candidarsi a un ruolo guida </strong>in una coalizione senza grandi potenze. La sfida risiede nella costruzione delle condizioni diplomatiche necessarie &#8211; mandato ONU, de-escalation regionale, coinvolgimento di marine di paesi di tutti i continenti, dialogo con Teheran, consenso di Mosca e Pechino, coordinamento tra i vari gruppi navali operanti nell’area &#8211; perché quella strettoia è, in senso non metaforico, la porta di accesso alle risorse energetiche e alla stabilità di cui l&#8217;economia italiana non può fare a meno.</p>
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		<title>Stretto di Hormuz: la Marina italiana invierà 4 navi per dare la caccia alle mine dell&#8217;Iran</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/stretto-di-hormuz-la-marina-italiana-inviera-4-navi-per-dare-la-caccia-alle-mine-delliran.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Bartoccini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Apr 2026 10:08:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<category><![CDATA[Marina miliare italiana]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[mine]]></category>
		<category><![CDATA[Stretto di Hormuz]]></category>
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<p>I cacciamine italiani sono tra i più avanzati al mondo: ne invieremo due, con una fregata di scorta e una nave per la logistica. </p>
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<p>&#8220;<em>La pianificazione prudenziale che ha fatto il capo di Stato Maggiore della Difesa prevede un gruppo basato su 2 cacciamine con un&#8217;unità di scorta e una logistica che ci permette di aumentare il periodo. In tutto 4 navi. Ovviamente noi non andiamo da soli, andiamo all&#8217;interno di una coalizione internazionale, anche le altre nazioni manderanno dei cacciamine. In Europa ci sono Francia, Inghilterra e un gruppo congiunto tra l&#8217;Olanda e il Belgio</em>&#8220;. Lo ha dichiarato il capo di Stato maggiore della Marina militare, Giuseppe Berutti Bergotto. La <strong>missione nello Stretto di Hormuz</strong>, in accordo con gli alleati, ha il solo obiettivo di mettere in sicurezza lo Stretto, bonificandolo da quelle che si ritengono essere <strong>20 mine navali posate dai Guardiani dalla Rivoluzione Islamica</strong>, si ritiene <strong>mine a influenza</strong> del tipo Maham 3 e Maham 7. Stando a quanto dichiarato dal Pentagono, per ripulire lo Stretto di Hormuz dalle mine potrebbero volerci sei mesi ed è improbabile che l&#8217;operazione venga intrapresa prima della fine della guerra. Ciò significa che i cacciamine italiani, classe Lerici, dovrebbero svolgere la loro missione in tempo di pace. Ma la “<em>pace</em>” sembra essere tutt’altro che vicina.</p>



<p>Lo avevamo accennato in tempi non sospetti. L&#8217;Italia non vuole farsi trascinare nel conflitto che Israele e Stati Uniti hanno armato contro la Repubblica Islamica dell’Iran e il suoi programmi di armamenti, missilistico e nucleare, ma è pronta a partecipare a una missione internazionale per <strong>ristabilire la sicurezza</strong> e la <strong>libera navigazione </strong>attraverso lo Stretto di Hormuz, crocevia strategico attraverso il quale transita il 20% del commercio mondiale di petrolio e gas naturale, attualmente soggetto a un doppio blocco: uno sostenuto dai guardiani della rivoluzione e dalla loro componente navale, l’IRGC-N, che hanno approfittato del loro vantaggio geostratecio per bilanciare l’aggressione statunitense, colpendo l’economia occidentale e delle potenze del Golfo che fanno affari con l’Occidente; e uno sostenuto dall’imponente dispositivo militare schierato dagli Stati Uniti, che vogliono incidere sugli interessi di Teheran, che lasciava “entrare e uscire” le navi che desidera, fossero esse dirette in Cina o proveniente dall’India, per portare degli esempi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un&#8217;operazione lunga sei mesi</h2>



<p>Al centro delle tensioni crescenti, lo Stretto di Hormuz, dove i pasdaran hanno postato <strong>almeno 20 mine navali</strong>, molte delle quali, secondo i rapporti dell’<strong>intelligence statunitense</strong>, sarebbero uscite dagli schemi di controllo e rappresenterebbero un pericolo per la navigazione dell’intera regione, dato che una volta sganciate dai loro supporti potrebbero vagare trasportate dalle correnti marine, tra il Golfo Persico, quello d’Oman e il Mar Arabico.</p>



<p>La condizione di totale insicurezza che interessa lo Stretto, ha provocato gravi ripercussione sull’economia mondiale, provocando un aumento straordinario delle <strong>quotazioni dei prezzi del greggio</strong>, e la conseguente carenza di carburante, rischia di condurre molti paesi verso il “<em>lockdown energetico</em>”, per questo molti attori internazionali, pur negando di prendere parte a operazioni belliche in Medio Oriente, diniego che ha fatto infuriare l&#8217;inquilino della Casa Bianca che è tornato a minacciare la NATO, si stanno preparando a un&#8217;operazione internazionale per supportare l&#8217;impegno statunitense nella bonifica dello stretto dalle temute mine navali.</p>



<p>Secondo il <strong>Pentagono</strong>, potrebbero servire <strong>fino a 6 mesi per sminare</strong> un tratto di mare che non è ancora stato &#8220;delimitato&#8221; con precisione. L&#8217;Italia, quando saranno state create le condizioni per agire, è pronta a fare la propria parte, <strong>inviando 2 cacciamine con un&#8217;unità di scorta</strong> e con un&#8217;unità logistica che permetteranno di aumentare il periodi di dispiegamento. In tutto sarebbero 4 navi, &#8220;due operative, una logistica e una di scorta&#8221;, afferma il capo di Stato maggiore della Marina militare, che ha spiegato: lo Stretto &#8220;<em>è una zona minata. Non sappiamo bene qual è l&#8217;area che è stata minata, non è determinata. Si presuppone che l&#8217;area minata sia nella zona della linea di separazione del traffico in ingresso e uscita da Hormuz. La tipologia dei fondali ci aiuta a capire quali sono le mine</em>&#8220;, circa 20 per il Pentagono, &#8220;c<em>he possono essere utilizzate. Possiamo ipotizzare le operazioni che dobbiamo attuare per bonificare l&#8217;area. Vicino alla costa ci sono dei fondali rocciosi&#8221;. Alcuni elementi sono già noti: &#8220;Ci sono principalmente due tipi di mine: quelle da fondo, che sono delle mine che stanno proprio sul fondo del mare, e quelle ormeggiate. Sono delle mine che hanno una base sul fondo e sono semigalleggianti. Di solito sono messe ad alto fondale</em>&#8220;. <br><br>Secondo indiscrezioni, le unità italiane coinvolte potrebbero essere i <strong>cacciamine Crotone</strong> e <strong>Rimini</strong>, affiancati da una nave di supporto logistico e una di scorta. Attualmente la Marina Militare italiana dispone di una flotta di dieci cacciamine tra i più avanzati al mondo, progettati per individuare e neutralizzare anche le mine più sofisticate, comprese quelle magnetiche e di ultima generazione, definite “<em>intelligenti</em>”. Otto unità appartengono alla <strong>classe Gaeta</strong>, entrate in servizio tra il 1992 e il 1996, mentre due appartengono alla <strong>classe Lerici</strong>, più datate ma ancora operative. Le navi della classe Gaeta rappresentano la componente più moderna ed efficiente della flotta.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La ricerca con il ROV</h2>



<p>Questi cacciamine sono imbarcazioni relativamente compatte, lunghe circa 52 metri e larghe meno di 10, con equipaggi di circa 40-50 persone. <strong>Una delle loro caratteristiche distintive è lo scafo realizzato in vetroresina rinforzata,</strong> un materiale che garantisce l’assenza di campo magnetico e quindi evita l’attivazione delle mine sensibili alle variazioni magnetiche. Inoltre, la struttura offre una notevole resistenza agli urti causati da eventuali esplosioni subacquee. Anche i motori sono progettati per ridurre al minimo le vibrazioni sonore, essendo montati su supporti indipendenti: questo accorgimento limita il rischio di attivare mine dotate di sensori acustici.</p>



<p>Le operazioni di sminamento si articolano in tre fasi principali: individuazione, identificazione e neutralizzazione. La prima fase è affidata al sonar di bordo, che funziona come un radar subacqueo. Attraverso l’emissione di onde sonore e l’analisi del loro eco, il sonar consente di costruire immagini dettagliate del fondale e individuare oggetti sospetti, distinguendoli da elementi naturali come rocce o detriti. <strong>In condizioni favorevoli, un singolo cacciamine può mappare fino a 26 chilometri quadrati di fondale al giorno. </strong>Una volta individuato un possibile ordigno, si procede alla fase di identificazione mediante un veicolo sottomarino telecomandato (ROV). Questo dispositivo, dotato di telecamere e sensori, viene calato in acqua e guidato a distanza dall’equipaggio della nave. </p>



<p>Il ROV può operare per diverse ore, raggiungere velocità di circa 13 km/h e scendere fino a profondità di 600 metri. Avvicinandosi all’oggetto sospetto, trasmette immagini in tempo reale che permettono agli operatori di confermare se si tratti effettivamente di una mina. La fase finale è quella della neutralizzazione dell’ordigno. Il metodo più utilizzato prevede l’impiego dello stesso ROV, che posiziona una carica esplosiva vicino alla mina e poi si allontana. Successivamente, la nave madre si mantiene a distanza di sicurezza, generalmente intorno a un chilometro, <strong>mentre viene effettuata un’esplosione controllata per distruggere l’ordigno. </strong>In alternativa, possono intervenire direttamente i palombari della Marina, specialisti nel disinnesco subacqueo, che utilizzano attrezzature avanzate per operare in sicurezza, mantenendo una bassa visibilità acustica e magnetica.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La scorta ai cacciamone</h2>



<p>Per garantire la sicurezza durante queste operazioni complesse, i cacciamine operano solitamente accompagnati da una scorta navale, che include <strong>una fregata e una nave logistica.</strong> Questo tipo di missione richiede elevati livelli di addestramento, precisione e concentrazione, ma è fondamentale per ripristinare la sicurezza delle rotte marittime. Una volta completata la bonifica, l’area esplorata può essere considerata sicura per la navigazione. Oltre ai cacciamine, esiste un’altra tipologia di unità impiegata nello sminamento navale: i dragamine. Si tratta di mezzi più tradizionali, utilizzati fin dalla Prima guerra mondiale, che operano trascinando dispositivi meccanici o magnetici per far detonare mine semplici o tagliare i cavi di ancoraggio di quelle galleggianti. Questo approccio consente di bonificare rapidamente vaste aree, ma è efficace solo contro mine poco sofisticate.</p>



<p>I cacciamine, al contrario, rappresentano una soluzione più moderna e precisa. Operano in modo mirato, individuando e neutralizzando singolarmente ogni ordigno grazie all’impiego di tecnologie avanzate come sonar ad alta risoluzione, veicoli sottomarini e operatori specializzati. Questa capacità li rende particolarmente adatti a contrastare mine moderne, comprese quelle di fondo, magnetiche o dotate di sensori acustici, che non possono essere eliminate con le tecniche tradizionali dei dragamine. Proprio per queste caratteristiche, l’Italia ha proposto l’impiego dei propri cacciamine nello Stretto di Hormuz, con l’obiettivo di contribuire alla sicurezza di una delle rotte marittime più importanti al mondo.</p>
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		<title>Nelle acque dell’Oman è già guerra tra Usa e Iran</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/nelle-acque-delloman-e-gia-guerra-tra-usa-e-iran.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Dec 2022 15:19:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Yemen]]></category>
		<category><![CDATA[houthi]]></category>
		<category><![CDATA[Stretto di Hormuz]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="2100" height="1500" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221215153747999_944cc62b3efc3eb3bdcd817177c313a2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221215153747999_944cc62b3efc3eb3bdcd817177c313a2.jpg 2100w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221215153747999_944cc62b3efc3eb3bdcd817177c313a2-300x214.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221215153747999_944cc62b3efc3eb3bdcd817177c313a2-1024x731.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221215153747999_944cc62b3efc3eb3bdcd817177c313a2-768x549.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221215153747999_944cc62b3efc3eb3bdcd817177c313a2-1536x1097.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221215153747999_944cc62b3efc3eb3bdcd817177c313a2-2048x1463.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 2100px) 100vw, 2100px" /></p>
<p>Nelle acque del Golfo dell’Oman e dello Stretto di Hormuz è ormai conflitto aperto tra Stati Uniti e Iran. Nell’area, infatti, è operativa la 5a flotta statunitense, che pattuglia un insieme di 21 Paesi, il Golfo Persico, il Golfo di Oman, il Mar Rosso, parti dell&#8217;Oceano Indiano e tre strozzature critiche nello Stretto di Hormuz, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/nelle-acque-delloman-e-gia-guerra-tra-usa-e-iran.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2100" height="1500" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221215153747999_944cc62b3efc3eb3bdcd817177c313a2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221215153747999_944cc62b3efc3eb3bdcd817177c313a2.jpg 2100w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221215153747999_944cc62b3efc3eb3bdcd817177c313a2-300x214.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221215153747999_944cc62b3efc3eb3bdcd817177c313a2-1024x731.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221215153747999_944cc62b3efc3eb3bdcd817177c313a2-768x549.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221215153747999_944cc62b3efc3eb3bdcd817177c313a2-1536x1097.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221215153747999_944cc62b3efc3eb3bdcd817177c313a2-2048x1463.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 2100px) 100vw, 2100px" /></p>
<p>Nelle acque del <strong>Golfo dell’Oman</strong> e dello <strong>Stretto di Hormuz</strong> è ormai conflitto aperto tra <strong>Stati Uniti</strong> e<strong> Iran</strong>. Nell’area, infatti, è operativa la 5a flotta statunitense, che pattuglia un insieme di 21 Paesi, il Golfo Persico, il Golfo di Oman, il Mar Rosso, parti dell&#8217;Oceano Indiano e tre strozzature critiche nello Stretto di Hormuz, Bab al-Mandeb e il Canale di Suez. Ed è proprio in quest’area che l’attività americana cerca di ostacolare i rifornimenti bellici ai <strong>ribelli Houthi </strong>da parte di Teheran.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una guerra navale già in atto</h2>



<p>Il 5 dicembre scorso, infatti, una motovedetta della Marina del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche ha interagito in modo poco sicuro con le navi della Marina degli Stati Uniti che transitavano nello Stretto di Hormuz. A riferirlo, lo <a href="https://www.centcom.mil/MEDIA/PRESS-RELEASES/Press-Release-View/Article/3237797/">Uscentcom</a>: la <strong>USS Lewis B. Puller </strong>e il cacciatorpediniere missilistico guidato <strong>USS The Sullivans</strong> stavano effettuando un transito di routine in acque internazionali quando la motovedetta si è avvicinata. La nave iraniana ha tentato di accecare il ponte accendendo un riflettore e ha attraversato entro 150 iarde dalle navi statunitensi, pericolosamente vicine, soprattutto di notte.</p>



<p>Le navi statunitensi hanno ridimensionato la situazione in modo sicuro attraverso l&#8217;impiego di allarmi acustici e laser non letali. Le navi della Marina americana hanno continuato il loro transito senza ulteriori incidenti. Le azioni dell&#8217;IRGC hanno violato gli standard internazionali di comportamento marittimo professionale e sicuro, aumentando il rischio di errori di calcolo e collisione. &#8220;Questa pericolosa azione in acque internazionali è indicativa dell&#8217;attività destabilizzante dell&#8217;Iran in tutto il Medio Oriente&#8221;, ha affermato il colonnello Joe Buccino, portavoce del Centcom.</p>



<p>Il <a href="https://www.cusnc.navy.mil/Media/News/Display/Article/3235309/us-seizes-11-million-rounds-of-ammunition-other-illegal-weapons-in-gulf-of-oman/">1° dicembre</a>, le forze navali statunitensi in Medio Oriente avevano già intercettato un peschereccio che contrabbandava più di 50 tonnellate di munizioni, micce e propellenti per razzi nel Golfo di Oman, lungo la rotta marittima dall&#8217;Iran allo Yemen. Il personale della Marina che operava dalla Lewis B. Puller ha scoperto il carico illecito durante una verifica della bandiera, segnando il secondo sequestro illegale di armi della 5a flotta statunitense in un mese. Le forze della Lewis B. Puller hanno trovato più di 1 milione di colpi di munizioni da 7,62 mm; 25.000 colpi di munizioni da 12,7 mm; quasi 7.000 micce di prossimità per razzi; e oltre 2.100 chilogrammi di propellente. &#8220;Questa significativa interdizione mostra chiaramente che il trasferimento illegale di aiuti letali e comportamenti destabilizzanti da parte dell&#8217;Iran continua&#8221;, ha affermato il vice ammiraglio Brad Cooper, comandante del comando centrale delle forze navali statunitensi della 5a flotta.</p>



<p>Le forze navali americane rimangono, dunque, concentrate sulla deterrenza e l&#8217;interruzione di attività marittime pericolose nella regione: la fornitura, la vendita o il trasferimento diretto o indiretto di armi agli Houthi nello Yemen, infatti, viola la <a href="https://www.un.org/securitycouncil/s/res/2216-%282015%29-0">Risoluzione 2216 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite</a> e il diritto internazionale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La tregua in Yemen</h2>



<p>Sebbene il teatro yemenita sia finito nella periferie delle priorità mondiali, gli attacchi degli Houthi non si fermano. Il 24 novembre, il Presidential Leadership Council of Yemen ha accusato l&#8217;Iran di essere coinvolto negli <strong>attacchi ai porti petroliferi</strong>, avvertendo di una &#8220;potenziale crisi dei salari e della sicurezza alimentare&#8221;. Dal momento che il governo dello Yemen riconosciuto a livello internazionale e gli Houthi non sono riusciti a estendere una <strong>tregua</strong> lo scorso ottobre, il gruppo ha lanciato attacchi contro tre porti petroliferi, ovvero Al-Dabbah, Al-Nashima e Qena nelle province di Hadramout e Shabwa nello Yemen orientale, tra condanne locali e internazionali.</p>



<p>Le azioni di disturbo nella acque internazionali portano ad una necessaria riflessione sullo stato dell’arte del conflitto yemenita. L&#8217;inviato speciale degli Stati Uniti per lo Yemen, Tim Lenderking, ha dichiarato mercoledì che le &#8220;richieste massimaliste&#8221; degli Houthi hanno ostacolato gli sforzi delle Nazioni Unite per rinnovare una tregua di sei mesi nel Paese, che si è conclusa a ottobre. Lo Yemen sta attualmente vivendo il più lungo periodo di calma dall&#8217;inizio della guerra otto anni fa: questa calma non solo ha portato un sollievo tangibile a milioni di yemeniti, ma ha anche creato un&#8217;opportunità unica per un processo di pace. Le acque di Hormuz però dicono altro: la volontà dei ribelli di farsi foraggiare dall’Iran e la volontà di quest’ultimo di proseguire nella destabilizzazione dell’area, nonostante <strong>la traballante condizione del regime di Teheran</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Teheran sempre più pericolosa</h2>



<p>Traballante e quindi sempre più pericolosa: l’Iran in questo momento è una vera mina vagante e con le sue forze <em>proxy</em> e in grado di colpire ovunque in maniera massiccia, molto più di quanto abbia fatto in passato. Il Paese non solo sta affrontando una gravissima crisi esistenziale interna ma sta perdendo la sua partita per assicurarsi <a href="https://it.insideover.com/politica/teheran-futura-regina-del-medio-oriente.html">la leadership della regione</a>. Lo scorso agosto, l’Unione europea aveva inviato a Teheran una bozza di accordo per rilanciare il <strong>Jcpoa</strong>, firmato nel 2015 dall’Iran con la stessa Ue, nonché la Francia, il Regno Unito, la Germania, la Russia e gli Usa. Il revival del negoziato, che avrebbe anche alleggerito le sanzioni al Paese, ora giace moribondo. E sebbene <a href="https://it.insideover.com/politica/iran-perche-loccidente-attende.html">uno scontro diretto tra Iran e potenze occidentali sia alquanto in probabile</a> per una serie di ragioni, è indubbio che questo stia avvenendo già per procura altrove.</p>



<p>L’interesse principale di Washington in Yemen rimane il contrasto ai gruppi jihadisti, <strong>Aqap </strong>(Al-Qaida nella Penisola Arabica) in primis. Dal 2015 Washington ha appoggiato l’intervento della Coalizione saudita contro gli Houthi: lo scorso anno il presidente Biden ha però annunciato la fine del sostegno americano alle operazioni offensive nell’area, a esclusione di quelle contro Al-Qāʿida. Sebbene gli Stati Uniti abbiano provato a separare la vicenda Yemen dalla battaglia esistenziale con l’Iran, in questo momento i due dossier sembrano definitivamente e volontariamente inscindibili.</p>
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		<title>L&#8217;Iran sta costruendo una portaerei bersaglio</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/liran-sta-costruendo-una-portaerei-bersaglio.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Acciaccarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jun 2020 13:40:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Esercitazione]]></category>
		<category><![CDATA[Portaerei]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1196" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Nimitz.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Nimitz.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Nimitz-300x187.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Nimitz-768x478.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Nimitz-1024x638.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L&#8217;Iran si sta preparando a svolgere una nuova esercitazione nel corso della quale verrà affondato un modello di una portaerei statunitense. A far immaginare ciò è stata una fotografia satellitare &#8211; ottenuta dall’Associated Press &#8211; dove si vede una ricostruzione di una superportaerei classe Nimitz al largo del porto di Bandar Abbas, nel sud dell’Iran. Il &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/liran-sta-costruendo-una-portaerei-bersaglio.html">[...]</a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1196" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Nimitz.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Nimitz.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Nimitz-300x187.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Nimitz-768x478.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Nimitz-1024x638.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>L&#8217;<strong>Iran</strong> si sta preparando a svolgere una nuova esercitazione nel corso della quale verrà affondato un modello di una <strong>portaerei statunitense</strong>. A far immaginare ciò è stata una <a href="https://apnews.com/8c0447c55b9db116e9472d1714597f4b">fotografia satellitare</a> &#8211; ottenuta dall’<em>Associated Press </em>&#8211; dove si vede una ricostruzione di una superportaerei <strong>classe Nimitz</strong> al largo del porto di Bandar Abbas, nel sud dell’Iran. Il modello non è replicato a dimensioni reali essendo lungo circa 200 metri e largo 50 metri, contro i 300 metri di lunghezza e i 75 metri di larghezza di una vera portaerei classe Nimitz.</p>
<h2>Un rischio per la sicurezza</h2>
<p>Nonostante ciò questo non farà che aumentare ancora di più le tensioni tra l’Iran e gli Stati Uniti, anche perché l’esercitazione in programma prevederà -così come nel 2015- “l’affondamento” della portaerei con un <a href="https://it.insideover.com/guerra/continua-il-programma-missilistico-antinave-delliran.html">missile antinave</a>. Il modello, inoltre, sarà bersaglio anche dei siluri e delle mitragliatrici installate a bordo dei motoscafi veloci impiegati dalla Marina della <strong>Guardia della Rivoluzione</strong>. Un tentativo, da parte dell’Iran, di inviare un messaggio agli Stati Uniti per rimarcare che le portaerei, in navigazione nelle acque dello <strong>stretto di Hormuz</strong>, potrebbero diventare un bersaglio.</p>
<p>Ma se il simulacro può essere affondato facilmente nella realtà il discorso è, e sarebbe, radicalmente differente; anche perché le capacità difensive dell’intero gruppo aereo e navale di una portaerei sono elevatissime, rendendo praticamente impossibile un avvicinamento ostile al “centro nevralgico” della flotta. Se anche le forze iraniane dovessero mai riuscire a colpire una portaerei in navigazione nella zona getterebbero tutta la regione in uno <strong>stato di guerra</strong>, esponendo -tra l’altro- la popolazione ai rischi connessi a uno <strong>sversamento di materiali nucleari</strong> in acqua. L’esercitazione, però, potrebbe servire anche per verificare il livello di interoperabilità tra le varie forze armate e i progressi dei missili balistici antinave, al fine di valutare possibili tattiche da seguire in caso di attacco contemporaneo a navi di dimensioni contenute.</p>
<h2>I (possibili) secondi fini</h2>
<p>Oltre ai risvolti tattici, l’eventuale attività addestrativa servirà anche per cercare di fare pressioni affinché il presidente <strong>Donald Trump</strong> &#8211; o eventualmente Joe Biden se dovesse uscire vincitore dalle prossime elezioni- allenti la presa delle sanzioni economiche conseguenti all’uscita statunitense dall’<a href="https://it.insideover.com/schede/politica/tutto-quello-che-ce-da-sapere-sul-51-il-trattato-sul-nucleare-iraniano.html">accordo sul nucleare del 2015</a>. Proprio in quell&#8217;anno, infatti, l’Iran aveva organizzato un’esercitazione simile per fare pressioni verso un accordo soddisfacente sulla realizzazione di impianti di produzione di energia nucleare.</p>
<p>Probabilmente questa non sarà l’unica similitudine con l’esercitazione del 2015, perché anche in questa occasione l’addestramento avrà molteplici significati. Oltre alla “dimostrazione di forza”, servirà anche per valutare i <strong>progressi dell’industria bellica</strong> e dell’integrazione tra le varie forze armate. L’affondamento di una “portaerei statunitense” avrà anche un <strong>valore propagandistico</strong> dando modo al governo di Teheran di mostrare un traguardo importante alla popolazione.</p>
<p>La propaganda e la necessità di riguadagnare il consenso della popolazione potrebbero essere le reali motivazioni dietro a questa esercitazione, anche perché è praticamente impossibile che il governo di Teheran abbia in mente di compiere un’azione del genere nella realtà. I danni al Paese, dovuti alla reazione statunitense, sarebbero incalcolabili e l’immagine -forte- di una portaerei colpita sarebbe cancellata in breve tempo dalle conseguenze sociali, economiche e politiche di una guerra.</p>
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		<title>Sabotate 4 petroliere saudite nel Golfo, per gli Usa è stato l&#8217;Iran</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/sabotate-petroliere-saudite-nel-golfo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Bartoccini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 May 2019 08:54:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Petrolio]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?p=204853</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1194" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_9632769.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_9632769.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_9632769-300x187.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_9632769-768x478.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_9632769-1024x637.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Quattro petroliere sono state vittima di misteriosi  &#8220;atti di sabotaggio&#8221; mentre erano al largo degli Emirati Arabi Uniti. Sale la tensione nel Golfo. Gli Stati Uniti accusano apertamente l&#8217;Iran, che nega ogni tipo di coinvolgimento e accusa Washington e Ryad di aver escogitato una strategia comune per far ricadere la colpa su Teheran. Trump avverte &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/sabotate-petroliere-saudite-nel-golfo.html">[...]</a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1194" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_9632769.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_9632769.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_9632769-300x187.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_9632769-768x478.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_9632769-1024x637.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Quattro petroliere sono state vittima di misteriosi  &#8220;atti di sabotaggio&#8221; mentre erano al largo degli Emirati Arabi Uniti. Sale la tensione nel Golfo. Gli Stati Uniti accusano apertamente l&#8217;Iran, che nega ogni tipo di coinvolgimento e accusa Washington e Ryad di aver escogitato una strategia comune per far ricadere la colpa su Teheran. Trump avverte &#8220;Iran soffrirà molto&#8221; se condurrà qualsiasi tipo di azione offensiva.</p>
<p>Quattro navi in tutto, due petroliere saudite, una norvegese, e una nave cisterna emiratina sarebbero state &#8220;sabotate&#8221; nella notte mentre erano al largo del terminal petrolifero di Fujairah, nel <strong>Golfo dell&#8217;Oman </strong>a 140 chilometri dallo stretto. Le navi sarebbero state vittime di &#8220;esplosioni&#8221; che non hanno messo a repentaglio la vita degli equipaggi. Né il greggio né altre sostanze si sarebbe riversate in mare. Non si conosce né l&#8217;origine né la matrice di questi &#8220;atti di sabotaggio&#8221;, ma per gli Stati Uniti il mandante è Teheran: probabilmente un commando della Guardia Rivoluzionario Iraniana, componente militare considerata dal Pentagono  un&#8217;<strong>organizzazione terroristica</strong>.</p>
<p>A denunciare l&#8217;accaduto sono state le autorità emiratine, poiché tutte le navi si trovavano nella loro zona economica, e la colpa, anche secondo Riyad e Abu Dhabi, sarebbe da attribuire a Teheran. Per parte sua l&#8217;Iran ha definito il fatto &#8220;allarmante e deplorevole&#8221;. Il portavoce del ministero degli Esteri, Abbas Moussavi, dopo aver aperto un&#8217;inchiesta per indagare sull&#8217;accaduto, ha lanciato un monito in merito all&#8217; &#8220;avventurismo straniero&#8221; che intende &#8220;destabilizzare la regione&#8221;. Alludendo ad un complotto concertato da &#8220;paesi terzi&#8221; per far ricadere tutte le colpe su Teheran &#8211; che pure ha minacciato più volte negli ultimi mesi di chiudere lo stretto strategico di<strong> Hormuz</strong> per ostacolare il transito del petrolio che accontenta 40% del fabbisogno globale. I ministeri degli Esteri emiratini e sauditi hanno definito gli atti di sabotaggio che hanno colpito anche una nave battente bandiera norvegese, la <em>Andrea Victory</em>, come &#8220;azioni criminali&#8221; che rappresentano una seria minaccia per la libera navigazione e per il commercio nel Golfo.</p>
<p>Il verificarsi di altri incidenti o ulteriori atti di sabotaggio, o la scoperta di un mandante &#8211; secondo <a href="https://www.wsj.com/articles/saudi-oil-tankers-attacked-before-entering-persian-gulf-11557725971">un&#8217;analisi preliminare degli Usa</a> si celebrerebbe proprio Teheran dietro questa azione &#8211; potrebbe portare ad un&#8217;escalation tra Stati Uniti e Iran che trascinerebbe entrambi in un conflitto aperto, proprio quando il <a href="https://it.insideover.com/guerra/trump-blinda-il-medio-oriente-missili-patriot-puntati-sulliran.html?fbclid=IwAR1Ytibp1HqO5Kdr2UbgT5B3v49_D9TT0BxXeFgGWEd2qCnhENSHoNSd-GY">Pentagono schiera la flotta</a> nella regione e l&#8217;Iran &#8211; secondo i dossier nell&#8217;intelligence americana &#8211; è stata scoperta a caricare missili a corto e medio raggio su imbarcazioni militari per &#8220;colpire&#8221; le portaerei statunitensi.</p>
<p>Come riporta Guido Olimpio nel <a href="https://www.corriere.it/esteri/19_maggio_14/usa-iran-alta-tensione-teheran-ha-attaccato-petroliere-saudite-golfo-oman-998d0d5e-7607-11e9-bcad-cb3963eb9263.shtml?fbclid=IwAR2W3lDEdMJbMSzURXJGGVOBYE9_uL0WJj5GjbRREBZJrATGv4SD5LEKT4I">suo articolo</a>, un esperto consultato da <em>Corsera </em>ha definito l&#8217;ampio squarcio fotografato sullo scafo della petroliera norvegese coinvolta come &#8220;compatibile con una collisione&#8221; e non con lo scoppio di <strong>cariche esplosive</strong>, che invece probabilmente lo avrebbero condannato all&#8217;affondamento. Tutti gli squarci, compresi tra il metro e mezzo e i 3, sarebbero sotto le linee di galleggiamento nelle navi.</p>
<p>Non ci troveremmo dunque di fronte a un <em>commando</em> che come hai tempi della seconda guerra mondiale si è infiltrato di notte nel porto &#8220;nemico&#8221; per minare le navi alla fonda e compiere atti di sabotaggio, ma di un&#8217;isteria collettiva da associare all&#8217;altissima tensione che si sta vivendo nel Golfo; dove presto bombardieri strategici, navi d&#8217;assalto e missili Patriot saranno schierati contro una repubblica islamica che non vuole rinunciare a nessun costo al &#8220;suo&#8221; uranio arricchito, per fabbricare all&#8217;occorrenza un&#8217;arma nucleare che potrebbe destabilizzare gli equilibri di tutta la regione del Medio Oriente.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/sabotate-petroliere-saudite-nel-golfo.html">Sabotate 4 petroliere saudite nel Golfo, per gli Usa è stato l&#8217;Iran</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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