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	<title>Stati Uniti Archives - InsideOver</title>
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	<description>Inside the news Over the world</description>
	<lastBuildDate>Thu, 25 Jun 2026 14:19:22 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Stati Uniti Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Pax Silica: l&#8217;UE si unisce all&#8217;asse tecnologico degli Usa (e c&#8217;è anche Israele)</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/pax-silica-lue-si-unisce-allasse-tecnologico-degli-usa-e-ce-anche-israele.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Jun 2026 14:19:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Chip]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1263" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/pax-silica.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="pax siica" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/pax-silica.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/pax-silica-300x197.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/pax-silica-1024x674.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/pax-silica-768x505.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/pax-silica-1536x1010.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/pax-silica-600x395.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Si espande la coalizione a guida Usa per rompere la dipendenza dalla Cina nelle filiere critiche legate all'intelligenza artificiale. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/pax-silica-lue-si-unisce-allasse-tecnologico-degli-usa-e-ce-anche-israele.html">Pax Silica: l&#8217;UE si unisce all&#8217;asse tecnologico degli Usa (e c&#8217;è anche Israele)</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1263" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/pax-silica.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="pax siica" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/pax-silica.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/pax-silica-300x197.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/pax-silica-1024x674.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/pax-silica-768x505.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/pax-silica-1536x1010.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/pax-silica-600x395.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Ha il nome impegnativo di <strong>Pax Silica</strong> l&#8217;iniziativa a guida statunitense a cui nella giornata di martedì l&#8217;Unione Europea come istituzione collettiva e tre Stati membri (i Paesi Bassi, la Germania e la Grecia) anche a titolo individuale hanno deciso di aderire, espandendo una coalizione fondata da Washington nel dicembre 2025 per <strong>impegnarsi con vari partner a rompere la dipendenza dalla Cina</strong> nelle filiere critiche legate all&#8217;intelligenza artificiale. Una coalizione che ora arriva a contare 24 partner, tra cui spiccano attori come <strong>Emirati Arabi Uniti, Giappone, Regno Unito, Svezia, Singapore, India, Australia, Israele</strong>: tutti impegnati a cercare di ridisegnare le <strong>geografie economiche della globalizzazione</strong> nei settori industriali trainanti sul piano tecnologico e innovativo, con l&#8217;obiettivo di stimolare progetti pubblici, privati e transnazionali volti a ridisegnare le catene del valore e di fornitura.</p>



<p>Dall&#8217;<em>offshoring</em>, l&#8217;esternalizzazione della produzione industriale, che ha segnato la prima parte della globalizzazione, si passa ora al <em>friend-shoring</em>: l&#8217;obiettivo è costruire <strong>catene del valore produttive e robuste con Paesi ritenuti convergenti</strong> sul piano dei valori e dell&#8217;affidabilità industriale e tecnologica. La corsa della Cina all&#8217;IA, e più in generale nei grandi settori tecnologici, ha in questi anni preso la natura di un vero e proprio rullo compressore. Da DeepSeek a Alibaba, la Cina ha rilasciato moderni modelli <em>open source </em>di intelligenza artificiale con costi inferiori rispetto ai Large Language Model statunitensi; le applicazioni industriali hanno permesso di allenare e accelerare lo sviluppo dell&#8217;IA agentica usando il banco di prova di un sistema produttivo immenso; i controlli americani all&#8217;export e lo stop a licenze per l&#8217;acquisto di prodotti e software, da Nvidia a Anthropic, hanno spinto <strong>Pechino a sostituire, con resilienza, ciò che era mancante</strong> e ora, ad esempio, i chip <strong>Ascend di Huawei alimentano il complesso tecnologico-industriale</strong> della Repubblica Popolare.</p>



<p>Per Washington vincere la corsa all&#8217;IA con la Cina è imperativo categorico e obiettivo strategico decisivo per restare avanti nella &#8220;Guerra Fredda 2.0&#8221;. E per farlo gli Usa hanno stretto alleanze e partnership per rafforzare filiere, capacità di innovazione, trasferimento tecnologico. Pax Silica punta a superare esplicitamente le &#8220;dipendenze coercitive&#8221; e si fonda su un paradigma di interdipendenza e sicurezza economica che mira a consolidare filiere nuove lavorando alla base della catena di fornitura di ciò che abilita l&#8217;intelligenza artificiale: sfide minerarie, raffinazione di terre rare, produzione di chip e macchinari funzionali alla loro realizzazione, innovazioni nelle forniture energetiche e così via. <a href="https://www.ft.com/content/681c33a0-dcb4-4a82-9aa0-8a9172f7e5bc?syn-25a6b1a6=1">Non sostanzierà un&#8217;<strong>alleanza formale, per ora, ma una dichiarazione di intenti.</strong></a> Ed è interessante vedere l&#8217;Europa e gli Usa, assieme a altri Paesi del campo occidentale, fianco a fianco indicando in Pechino un avversario tecnologico e una sfida per la <strong>sicurezza economica. </strong></p>



<p><strong>Nonostante diversità e rivalità,</strong> alla prova della verità sulle sfide decisive l&#8217;Occidente geopolitico si ricompatta dietro agli Usa e non c&#8217;è polemica con Donald Trump che tenga. Si disegna una nuova geografia economica e, potenzialmente, una nuova geografia politica, vista la presenza di grandi potenze dell&#8217;innovazione come Israele e di attori a lungo duali nella proiezione, come gli Emirati Arabi Uniti, ma dotati di un&#8217;enorme potenza di fuoco finanziaria. Pax Silica è una coalizione per prepararsi a un&#8217;eventuale guerra economica. L&#8217;avversario è chiaro. E una nuova globalizzazione a arcipelago prende forma, attorno alle catene del valore fisiche necessarie per competere in un&#8217;economia digitale e immateriale ma più concreta che mai.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/pax-silica-lue-si-unisce-allasse-tecnologico-degli-usa-e-ce-anche-israele.html">Pax Silica: l&#8217;UE si unisce all&#8217;asse tecnologico degli Usa (e c&#8217;è anche Israele)</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<item>
		<title>Boeing si ritira dalla gara per il nuovo aereo da addestramento della U.S. Navy</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/boeing-si-ritira-dalla-gara-per-il-nuovo-aereo-da-addestramento-della-u-s-navy.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mauri]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Jun 2026 04:56:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Boeing Aircrafts]]></category>
		<category><![CDATA[Caccia M-346]]></category>
		<category><![CDATA[Leonardo]]></category>
		<category><![CDATA[Marina militare americana (Us Navy)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1440" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/IMG_0356-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/IMG_0356-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/IMG_0356-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/IMG_0356-1024x768.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/IMG_0356-768x576.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/IMG_0356-1536x1152.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/IMG_0356-2048x1536.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Boeing si ritira dalla gare per il nuovo addestratore della U.S. Navy spianando la strada all'M-346 di Leonardo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/boeing-si-ritira-dalla-gara-per-il-nuovo-aereo-da-addestramento-della-u-s-navy.html">Boeing si ritira dalla gara per il nuovo aereo da addestramento della U.S. Navy</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1440" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/IMG_0356-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/IMG_0356-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/IMG_0356-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/IMG_0356-1024x768.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/IMG_0356-768x576.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/IMG_0356-1536x1152.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/IMG_0356-2048x1536.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p><strong>Boeing</strong>, con una decisione a sorpresa, si ritira dalla gara per un nuovo addestratore della <strong>U.S. Navy</strong> che deve sostituire i suoi T-45 con un nuovo velivolo più adatto alle esigenze di formazione dei piloti che andranno a operare i caccia di quinta e sesta generazione. Il 12 giugno, con uno stringato <a href="https://boeing.mediaroom.com/news-releases-statements?item=131677">comunicato stampa</a>, il colosso aeronautico statunitense ha riferito che “si impegna a rispettare i propri impegni e partecipa alle gare d&#8217;appalto solo quando ritiene di poter fornire la soluzione più adatta alle esigenze e ai requisiti dei propri clienti. Dopo un&#8217;attenta valutazione, <strong>abbiamo stabilito che il T-7A non soddisfa i requisiti del sistema di addestramento per piloti di jet della marina statunitense.</strong> Pertanto, abbiamo informato la marina che non parteciperemo alla gara d&#8217;appalto in corso. Rimaniamo impegnati a fornire il T-7A come soluzione di addestramento moderna e orientata alla crescita per i piloti di quarta, quinta e sesta generazione, in linea con l&#8217;evoluzione dei requisiti. Siamo lieti di poter fornire e sostenere le capacità attuali e future della marina”. </p>



<p>Sebbene Boeing non abbia riportato quali requisiti non fossero soddisfatti dal T-7A, <em><a href="https://breakingdefense.com/2026/06/boeing-bows-out-of-navys-new-trainer-jet-competition/">Breaking Defense</a></em> afferma che la <strong>motorizzazione </strong>del velivolo, data da due General Electric F404, non è adatta per le richieste della U.S. Navy pertanto l&#8217;adeguamento comporterebbe un lungo ciclo di sviluppo e prove che “ostacolerebbe la capacità operativa iniziale” del T-7. <strong>La rinuncia di Boeing segue quella di Lockheed Martin,</strong> che ad aprile aveva abbandonato la gara col suo TF-50N sviluppato insieme a Korea Aerospace Industries.</p>



<p>Ora, le restanti aziende in lizza per il programma sono Textron Aviation Defense, che offre il <strong>Beechcraft M-346N</strong> nell&#8217;ambito di una partnership con <strong>Leonardo </strong>(ovvero la versione “americanizzata” dell&#8217;M-346 nazionale), ed SNC, che offre il <font color="#2271b1"><span style="caret-color: rgb(34, 113, 177);"><u>Fremo</u></span></font> in collaborazione con Northrop Grumman e General Atomics.</p>



<p>Leonardo <a href="https://it.insideover.com/difesa/leonardo-ci-riprova-e-propone-il-caccia-leggero-t-346-agli-usa.html">aveva presentato</a> il suo addestratore avanzato all’esposizione <em>Navy League Sea Air &amp; Space 2023</em>, nel Maryland, insieme ad altri prodotti e servizi ad alta tecnologia per un’ampia gamma di esigenze operative in ambito marittimo. L&#8217;M-346 sarebbe una soluzione ottimale per soddisfare i requisiti di addestramento della U.S. Navy del programma UJTS (<em>Undergraduate Jet Training Systems)</em> e TSA (<em>Tactical Surrogate Aircraft</em>). L’M-346 è infatti un collaudato velivolo di addestramento integrato associato a un sistema complesso basato a terra (con simulatori) pienamente operativo, in grado di addestrare gli aspiranti piloti da caccia agli scenari operativi più impegnativi. <strong>L’interfaccia uomo-macchina all’avanguardia offerto dal “sistema M-346”,</strong> offre i più disparati scenari tattici con la presenza di sensori, minacce e bersagli di ogni tipo che fanno di questo addestratore un vero e proprio simulacro degli aerei da combattimento di ultima generazione. Dal punto di vista prettamente aeronautico, le qualità di volo e le prestazioni dell’M-346 sono ampiamente collaudate e mature avendo accumulato <strong>più di 100mila ore di volo</strong>, e come certificato anche dalla decisione dell&#8217;Aeronautica Militare italiana di utilizzarlo per le <strong>Frecce Tricolori</strong> in sostituzione del vetusto MB-339 PAN, pertanto la marina statunitense potrebbe optare per la macchina di Leonardo avendo richiesto espressamente un velivolo “già collaudato”.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Strada spianata per l&#8217;M-346 &#8220;americanizzato&#8221;</h2>



<p>Dopo che l’U.S. Air Force ha optato per il T-7A di Boeing per sostituire la numerosa linea dei suoi aerei da addestramento, il ritiro dell&#8217;industria USA potrebbe quindi spianare la strada all’M-346 considerando che il Freedom è un velivolo nato espressamente per questa competizione e non ha accumulato esperienza di volo.</p>



<p>La decisione di Boeing è anche sicuramente legata alle <strong>difficoltà di sviluppo del T-7</strong>: a giugno 2021, l&#8217;U.S. Air Force aveva infatti affermato che molteplici problemi stavano affliggendo il programma, come, ad esempio, la decisione di spostare la produzione su vasta scala dal 2022 al 2023 a causa della carenza di componenti fondamentali, per via dei ritardi di progettazione iniziali e per la necessità di ulteriori test per correggere problemi all’ala dell’aereo, che comportano un’instabilità lungo l’asse di rollio quando il T-7A vola ad angoli di attacco elevati. </p>



<p>Sebbene l&#8217;M-346 non sia “navalizzato”, risulta essere il candidato ideale in quanto la U.S. Navy nel suo bando di gara di marzo 2026 ha indicato che il suo nuovo aereo da addestramento <strong>non dovrà atterrare sulle portaerei</strong>, a differenza del T-45. Inoltre, la marina USA ha affermato che l&#8217;aereo non dovrà supportare le simulazioni di atterraggio su portaerei, ovvero l&#8217;atterraggio su una pista progettata per simulare l&#8217;appontaggio. Il velivolo dovrà però avere “capacità di simulazione di velivoli uniche” per addestrare i piloti agli atterraggi sulle portaerei, e questo requisito sembra fatto apposta proprio per la macchina di Leonardo, che grazie alla sua particolare <strong>architettura software</strong>, divisa tra elementi terrestri e sull&#8217;aereo, è in grado di simulare molteplici scenari operativi come avviene correntemente al centro di addestramento nazionale di Decimomannu (CA), l&#8217;<strong><em>International Flight Training School </em>(IFTS)</strong>. </p>



<p>Il centro, la cui costruzione è cominciata nel 2020, sta formando i primi piloti, anche stranieri, con un programma di addestramento basato sul modello “train as you fight”. In particolare, il rigoroso processo di preparazione dei piloti consente di ottenere i più alti profili di addestramento per i caccia di quarta e quinta generazione, come l’F-35, ma, in prospettiva, sarà in grado di addestrare il personale di volo anche per il prossimo velivolo di sesta generazione. In buona sostanza, l&#8217;M-346 risulta essere l&#8217;unica opzione a basso rischio e perfettamente adatta per l&#8217;U.S. Navy.</p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/boeing-si-ritira-dalla-gara-per-il-nuovo-aereo-da-addestramento-della-u-s-navy.html">Boeing si ritira dalla gara per il nuovo aereo da addestramento della U.S. Navy</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<item>
		<title>Gelo Iran-Aiea: Teheran chiude le porte agli ispettori nucleari dell&#8217;Onu</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/gelo-iran-aiea-teheran-chiude-le-porte-agli-ispettori-nucleari-dellonu.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Jun 2026 09:15:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Nucleare iraniano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="937" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241128022646577_6c3911b8e9aba9aaef7a61b1e2f08b51-e1732781173226.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Iran" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241128022646577_6c3911b8e9aba9aaef7a61b1e2f08b51-e1732781173226.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241128022646577_6c3911b8e9aba9aaef7a61b1e2f08b51-e1732781173226-600x293.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241128022646577_6c3911b8e9aba9aaef7a61b1e2f08b51-e1732781173226-300x146.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241128022646577_6c3911b8e9aba9aaef7a61b1e2f08b51-e1732781173226-1024x500.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241128022646577_6c3911b8e9aba9aaef7a61b1e2f08b51-e1732781173226-768x375.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241128022646577_6c3911b8e9aba9aaef7a61b1e2f08b51-e1732781173226-1536x750.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>A Teheran nell'ultimo anno è emersa la sensazione che l'Agenzia sia sempre più ostile nei confronti della Repubblica Islamica. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/gelo-iran-aiea-teheran-chiude-le-porte-agli-ispettori-nucleari-dellonu.html">Gelo Iran-Aiea: Teheran chiude le porte agli ispettori nucleari dell&#8217;Onu</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="937" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241128022646577_6c3911b8e9aba9aaef7a61b1e2f08b51-e1732781173226.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Iran" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241128022646577_6c3911b8e9aba9aaef7a61b1e2f08b51-e1732781173226.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241128022646577_6c3911b8e9aba9aaef7a61b1e2f08b51-e1732781173226-600x293.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241128022646577_6c3911b8e9aba9aaef7a61b1e2f08b51-e1732781173226-300x146.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241128022646577_6c3911b8e9aba9aaef7a61b1e2f08b51-e1732781173226-1024x500.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241128022646577_6c3911b8e9aba9aaef7a61b1e2f08b51-e1732781173226-768x375.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241128022646577_6c3911b8e9aba9aaef7a61b1e2f08b51-e1732781173226-1536x750.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L&#8217;Iran non <a href="https://www3.nhk.or.jp/nhkworld/en/news/20260623_18/">consentirà ancora all&#8217;<strong>Agenzia Internazionale dell&#8217;Energia Atomica (Aiea)</strong> </a>di visitare i siti nucleari bombardati nel giugno 2025 da Israele prima e, soprattutto, dagli Usa poi nel quadro della guerra dei dodici giorni e dell&#8217;Operazione Midnight Hammer. Dopo una seconda guerra, che ad oggi pare avviata verso la fine definitiva dopo il recente armistizio che ha consolidato il cessate il fuoco, il tema del programma di arricchimento di Teheran è al centro dei negoziati iniziati in Svizzera ma nella Repubblica Islamica permane una grande <strong>sfiducia verso l&#8217;ispettorato atomico delle Nazioni Unite</strong>, ritenuto da Teheran pregiudizievole nei suoi confronti.</p>



<p><strong>Abbas Araghchi,</strong> ministro degli Esteri iraniano, ha prontamente smentito il vicepresidente Usa <strong>J.D. Vance, </strong>che aveva parlato di ispezioni Aiea pronte a partire. I rapporti tra Teheran e Vienna sono vicini allo zero assoluto dopo un anno di incomprensioni e assenza di diplomazia continuativa a cui certamente non ha contribuito la sindrome d&#8217;assedio del Paese degli Ayatollah che, per due volte, infatti, ha visto le critiche provenienti dall&#8217;Aiea emergere poco prima di nette svolte strategiche dei suoi rivali nei suoi confronti.</p>



<p><strong>Il 12 giugno 2025 <a href="https://www.iaea.org/sites/default/files/25/06/gov2025-38.pdf">l&#8217;Aiea guidata dal direttore </a>generale Rafael Mariano Grossi</strong>, con cui peraltro Teheran aveva sperimentato anni di leale collaborazione, pubblicò un report in cui criticava &#8220;i fallimenti dell&#8217;Iran nel cooperare per facilitare l&#8217;implementazione delle salvaguardie&#8221; volte a facilitare le ispezioni nei suoi siti, come Natanz e Isfahan ,e manifestando &#8220;serie preoccupazione per la rapida accumulazione di uranio altamente arricchito che fa dell&#8217;Iran l&#8217;unico Stato senza armi nucleari che sta producendo questo materiale&#8221;, paventando serie conseguenze in termini di proliferazione. Si stigmatizzava l&#8217;Iran per non aver dato all&#8217;agenzia spiegazioni tecnicamente credibili a riguardo e gli si chiedeva maggior trasparenza. <strong>Il giorno dopo Israele attaccò Teheran</strong> giustificando come &#8220;preventivo&#8221; il raid e motivandolo con la necessità di prevenire l&#8217;acquisizione di un&#8217;arma nucleare da parte dell&#8217;Iran di cui<a href="https://www.aljazeera.com/news/2025/6/25/why-iran-conflict-has-raised-new-questions-about-iaeas-credibility">Grossi, però, a guerra iniziata disse non c&#8217;era alcuna prova.</a></p>



<p>Dopo la guerra dei dodici giorni, l&#8217;Iran provò a trovare un accordo, <a href="https://it.insideover.com/politica/legitto-media-liran-riapre-la-porta-agli-ispettori-nucleari-israele-spiazzata-ue-assente.html" type="post" id="485061">mediato dall&#8217;Egitto, con l&#8217;Aiea per riaprire alle ispezioni sui suoi siti nucleari, ma questo tramontò molto rapidamente.</a> E il <a href="https://www.iaea.org/sites/default/files/gov2026-8.pdf">27 febbraio, il giorno prima dell&#8217;attacco di Usa e Israele</a> che inaugurò la Terza guerra del Golfo e poco dopo dei colloqui tecnici a Ginevra dove Grossi era presente assieme ad Araghchi e alle diplomazie degli Usa e dell&#8217;Oman, mediatore per evitare la guerra, &#8220;L&#8217;Iran non ha fornito all&#8217;Agenzia alcun rapporto sullo stato, ai fini delle salvaguardie, degli impianti nucleari colpiti dagli attacchi militari del giugno 2025&#8221; e che l&#8217;Agenzia &#8220;non può verificare: se l&#8217;Iran ha sospeso tutte le attività di arricchimento, comprese la ricerca e lo sviluppo; se l&#8217;Iran ha sospeso tutte le attività di riprocessamento; la dimensione delle scorte di uranio iraniano presso gli impianti colpiti; se l&#8217;Iran ha sospeso i lavori su tutti i progetti relativi all&#8217;acqua pesante; gli inventari iraniani di centrifughe e attrezzature correlate&#8221;. Si aggiungeva che &#8220;la perdita di continuità di conoscenza dell&#8217;Agenzia su tutto il materiale nucleare precedentemente dichiarato presso gli impianti colpiti in Iran deve essere affrontata con la massima urgenza&#8221;.</p>



<p>Israele e Usa non hanno mai invocato i report Aiea come &#8220;casus belli&#8221; ed è naturale che in tempi di crisi e negoziazione l&#8217;agenzia di Vienna ponga in essere aggiornamenti continui. In entrambi i casi, però, l&#8217;Iran fu criticato sul piano del nucleare negli stessi momenti in cui i negoziati deragliavano e i conflitti iniziavano. La sfiducia sorta dopo la prima guerra, peraltro, ha reso più difficile gestire le questioni aperte e prevenire la seconda. L&#8217;Aiea fa il suo: è chiamata a monitorare e approfondire le questioni sul piano tecnico. A Teheran, però, nell&#8217;ultimo anno è emersa la sensazione che <strong>l&#8217;agenzia guidata da Grossi</strong> sia sempre più ostile nei confronti della Repubblica Islamica.</p>



<p>C&#8217;entra lo stato d&#8217;assedio dell&#8217;Iran, c&#8217;entra il timore di subire <strong>pressioni politiche che possano essere sfruttate da attori ostili,</strong> c&#8217;entra il naufragio dei vecchi accordi nucleari sotto i colpi di sanzioni e distanza. Fatto sta che una cooperazione si è rotta, e in tempi di lotta per la non proliferazione e in cui <strong>l&#8217;Iran e gli Usa stanno negoziando sul nucleare</strong> è paradossale vedere che Grossi, impegnato nel frattempo nella corsa al ruolo di Segretario generale d<a href="https://wanaen.com/grossi-has-no-role-in-iran-u-s-negotiations/">ell&#8217;Onu, <strong>non abbia alcun ruolo nel round di negoziati</strong>.</a> E questo pone un serio, potenziale, pregiudizio sul futuro dei colloqui a cui Usa, Iran e Aiea dovranno porre rimedio ricostruendo la fiducia perduta. Pena il rischio di finire in un vicolo cieco.</p>



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<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/gelo-iran-aiea-teheran-chiude-le-porte-agli-ispettori-nucleari-dellonu.html">Gelo Iran-Aiea: Teheran chiude le porte agli ispettori nucleari dell&#8217;Onu</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Dall&#8217;Africa ai Balcani, la diaspora dei talenti che rende forte il calcio europeo</title>
		<link>https://it.insideover.com/migrazioni/dallafrica-ai-balcani-la-diaspora-dei-talenti-che-rende-forte-il-calcio-europeo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mossetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Jun 2026 07:16:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Nationalism]]></category>
		<category><![CDATA[mondiali di clacio]]></category>
		<category><![CDATA[Nigeria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/calcio.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="calcio" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/calcio.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/calcio-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/calcio-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/calcio-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/calcio-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/calcio-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La presenza massiccia di giocatori di origine africana nelle nazionali occidentali è il risultato di precise dinamiche storiche. </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/calcio.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="calcio" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/calcio.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/calcio-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/calcio-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/calcio-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/calcio-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/calcio-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Una delle esclusioni più clamorose dai Mondiali di calcio del 2026, dopo quella dell&#8217;Italia senza talenti dei Gattuso e dei Gravina, è quella della nazionale della Nigeria, conosciuta storicamente come le <strong>Super Eagles</strong>. Eppure il dna del Paese africano è si trova un po&#8217; ovunque nelle rose delle squadre che si contendono la coppa: anzi si può dire che la Nigeria sia una delle nazioni più rappresentate in assoluto. È il fenomeno della diaspora nel calcio globale, che sta ridefinendo i rapporti di forza tra le nazionali calcistiche e alimentando un acceso dibattito sull&#8217;<a href="https://it.insideover.com/politica/il-calcio-italiano-non-cambia-la-figc-riparte-da-malago.html" type="link" id="https://it.insideover.com/politica/il-calcio-italiano-non-cambia-la-figc-riparte-da-malago.html">estrazione del talento sportivo</a>, mostrando forti analogie con quanto accade in altre parti del mondo, come nella più famosa diaspora calcistica dei paesi balcanici.</p>



<p>Nelle sole liste dei convocati del torneo si contano moltissimi calciatori di primissimo livello che avrebbero potuto rappresentare la Nigeria per nascita o per discendenza diretta, ma che hanno scelto di indossare la maglia di una federazione europea o nordamericana. Si pensi a <strong>Bukayo Saka</strong>, ala dell&#8217;Arsenal e punto fermo della nazionale inglese, nato a Londra da genitori nigeriani. O a <strong>Jamal Musiala</strong>, trequartista del Bayern Monaco e della Germania, figlio di padre anglo-nigeriano, e a <strong>Manuel Akanji</strong>, difensore del Manchester City e pilastro della Svizzera, che ha origini nigeriane da parte di padre e ha persino tatuato il simbolo delle Super Eagles sul corpo. Discorso simile vale per l&#8217;attaccante francese <strong>Michael Olise</strong>, che poteva scegliere tra quattro diverse nazionali, i giocatori inglesi <strong>Noni Madueke</strong> ed <strong>Eberechi Eze</strong>, lo statunitense <strong>Folarin Balogun</strong>, lo svizzero <strong>Noah Okafor</strong> e il veterano <strong>David Alaba</strong>, storico capitano dell&#8217;Austria.</p>



<p><strong>Questa presenza massiccia di giocatori di origine africana nelle nazionali occidentali non è casuale,</strong> ma è il risultato di precise dinamiche storiche ed economiche. Le grandi nazioni calcistiche europee beneficiano da decenni dei <strong>flussi migratori </strong>e soprattutto dei settori giovanili dei club più ricchi, che scoprono talenti quando sono quasi in fasce. Esiste però anche un<strong>canale diretto di </strong>che parte dal continente africano, e che porta i giganti europei e i loro investitori a finanziare accademie calcistiche in Nigeria o Ghana per scovare i migliori ragazzi all&#8217;età di 12 o 13 anni, crescerli sul posto e trasferirli in Europa non appena compiono 18 anni. Inevitabilmente, dei miliardi di dollari mossi ogni anno dal calciomercato mondiale, solo una frazione infinitesimale ritorna effettivamente ai club africani. Le accademie finiscono così per funzionare come una sorta di startup a forte squilibrio geografico. A questo si aggiunge il fatto che la crisi delle infrastrutture locali e i problemi di governance della federazione nigeriana spingono i giovani nati all&#8217;estero a preferire le federazioni in cui sono cresciuti, ritenute più serie e capaci di garantire carriere ad alti livelli.</p>



<p>Come dicevamo all&#8217;inizio, questa dinamica non è affatto un&#8217;esclusiva del calcio africano, ma ricorda molto da vicino il dibattito che da anni infiamma i tifosi dell&#8217;Europa dell&#8217;Est, in particolare quelli della Serbia. Se tutti i giocatori della diaspora serba avessero scelto di rappresentare la propria nazionale di origine, la Serbia possiederebbe oggi una delle squadre più profonde e di maggior talento del pianeta. Se <strong>Lazar Samardžić</strong>, nato in Germania da genitori serbi, ha deciso di sposare la causa della nazionale serba, altri hanno fatto scelte opposte, come <strong>Miloš Degenek</strong>, nato in Croazia e fuggito con la famiglia durante le guerre jugoslave per poi stabilirsi in Australia e diventarne un titolare, o <strong>Marko Arnautović</strong>, nato in Austria da padre serbo e diventato capitano e simbolo della nazionale austriaca. Ci sono poi stati i casi di <strong>Neven Subotić</strong>, cresciuto tra Germania e Stati Uniti, che scelse la Serbia per poi ritirarsi precocemente dal calcio internazionale, e persino di <strong>Zlatan Ibrahimović</strong>, nato in Svezia da madre serbo-bosniaca e padre musulmano-bosniaco, che ha legato il suo nome alla storia della nazionale svedese. </p>



<p>Questo intreccio diasporico tocca anche vette di forte rivalità sportiva, come accaduto con <strong>Xherdan Shaqiri</strong> e <strong>Granit Xhaka</strong>, nati nell&#8217;ex Jugoslavia da famiglie albanesi del Kosovo e cresciuti fino a diventare i leader della Svizzera, accendendo storici e tesi confronti sul campo proprio contro la Serbia. Invece, a causa delle doppie cittadinanze, dei luoghi di nascita all&#8217;estero o di precise scelte personali, molte stelle giocano per altri Paesi.</p>



<p>Tornando al contesto africano, questa fuga di talenti genera non pochi malumori. L&#8217;ex centrocampista del Chelsea e della nazionale nigeriana, <strong>Mikel John Obi</strong>, <a href="https://www.channelstv.com/2024/07/26/dont-treat-africa-as-second-option-obi-tells-foreign-based-players/" type="link" id="https://www.channelstv.com/2024/07/26/dont-treat-africa-as-second-option-obi-tells-foreign-based-players/">ha criticato </a>duramente i calciatori della diaspora che crescono in Inghilterra o in Francia, aspettando una chiamata dalle nazionali europee e poi, verso i 25 o 26 anni, quando capiscono che non c&#8217;è spazio, decidono di accettare la convocazione della Nigeria. Per l&#8217;ex capitano la federazione nigeriana non dovrebbe essere trattata come una seconda scelta, poiché i giocatori dovrebbero decidere prima ed essere fieri delle proprie radici. I calciatori, dal canto loro, si trovano spesso a fare i conti con un forte senso di appartenenza al Paese in cui sono nati. Giocatori come <strong>Kobbie Mainoo</strong>, un altro giovane talento di origini ghanesi che ha scelto l&#8217;Inghilterra, hanno spiegato che giocare per la nazionale del Paese in cui si è cresciuti e in cui si è stati formati è semplicemente il coronamento di un sogno d&#8217;infanzia.</p>



<p>Non tutti i Paesi europei si regolano allo stesso modo. Se Francia e la Germania hanno costruito i propri successi sportivi recenti integrando perfettamente i figli degli immigrati di prima e seconda generazione. l&#8217;Italia mostra il volto opposto della medaglia, con rigidissime leggi sulla cittadinanza italiana che rendono molto complicato per i figli di immigrati nati nel Paese ottenere il passaporto prima dei 18 anni. Questo muro burocratico ha di fatto escluso per anni potenziali talenti dai circuiti delle nazionali giovanili. Il caso più celebre? Quello di <strong>Mario Balotelli</strong>, nato a Palermo da genitori ghanesi ma impossibilitato a giocare per le nazionali azzurre fino alla maggiore età.</p>
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		<title>Sanare la relazione Italia-Usa dopo le uscite di Trump, Guidesi: &#8220;Costruire un nuovo rapporto economico transatlantico&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/sanare-la-relazione-italia-usa-dopo-le-uscite-di-trump-guidesi-costruire-un-nuovo-rapporto-economico-transatlantico.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Jun 2026 06:40:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/donald-trump.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Usa" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/donald-trump.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/donald-trump-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/donald-trump-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/donald-trump-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/donald-trump-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/donald-trump-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>“La complementarietà economica è fattore decisivo per i rapporti Italia-Usa”, dice Guido Guidesi, assessore di Regione Lombardia.  </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/sanare-la-relazione-italia-usa-dopo-le-uscite-di-trump-guidesi-costruire-un-nuovo-rapporto-economico-transatlantico.html">Sanare la relazione Italia-Usa dopo le uscite di Trump, Guidesi: &#8220;Costruire un nuovo rapporto economico transatlantico&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/donald-trump.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Usa" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/donald-trump.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/donald-trump-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/donald-trump-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/donald-trump-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/donald-trump-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/donald-trump-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Le tensioni transatlantiche delle ultime settimane e l’inaudito e sgrammaticato attacco di <strong>Donald Trump </strong>alla presidente del Consiglio <strong>Giorgia Meloni,</strong> rea agli occhi del presidente americano di aver stigmatizzato i suoi attacchi a Papa <strong>Leone XIV </strong>e aver rifiutato di sostenere la fallimentare avventura militare nel Golfo contro l’Iran, hanno portato a un livello di guardia l’attenzione sulle relazioni tra Roma e Washington.</p>



<p>Eppure, c&#8217;è un&#8217;America (e un&#8217;Italia) che continua a premiare la relazione transatlantica, ed è quella dell&#8217;economia. Per uno strano scherzo del destino, la faglia Trump-Meloni si apre proprio nei giorni in cui emerge la vitalità dell&#8217;interscambio Roma-Washington: export a quasi 70 miliardi di euro nel 2025, +7,2% nonostante i dazi, Usa secondo mercato italiano, un surplus di Roma di oltre 34 miliardi di euro, un contributo decisivo per portare il Paese al quarto posto mondiale degli esportatori. E secondo il report Istat &#8220;<a href="https://www.istat.it/comunicato-stampa/commercio-estero-extra-ue-aprile-2026/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Commercio estero extra UE &#8211; Aprile 2026</a>&#8220;, l’anno in corso è iniziato sotto una buona stella. <strong>In tal senso, il ponte economico può essere una leva con cui Italia e Usa </strong>possono ricordare l’importanza di una storia e di valori comuni.</p>



<p>“La complementarietà economica è un fattore decisivo per i rapporti Italia-Usa”, dice a InsideOver <strong>Guido Guidesi,</strong> Assessore allo Sviluppo Economico di Regione Lombardia. Guidesi ha di recente cancellato la sua presenza a una missione commerciale in America focalizzata sul ruolo dell’innovazione e sul settore pharma e, spiega, “ho voluto mandare un messaggio politico dopo che l’uscita sgrammaticata di Trump ha creato questo problema, volendo mandare un messaggio di solidarietà al presidente del Consiglio. La missione è rimasta attiva sul piano tecnico-economico”, che per Guidesi può e deve restare un ponte. “L’elemento fondamentale del rapporto economico è cruciale sul lungo periodo e non solo gli Usa e l’Italia ma anche l’America e l’Europa in generale devono rendersi conto che, a prescindere da Trump, coltivare questa <strong>relazione naturale e mutualmente benefica </strong>sarà fondamentale per restare uniti e competitivi”.</p>



<p>“Tuttora”, ragiona Guidesi, “i numeri raccontano molto di questa complementarietà e ci spiegano in particolare due fattori. Da un lato, la naturalità di un rapporto consolidato e che valorizza un orizzonte ideale e politico comune, dall’altro”, aggiunge l’assessore, “una grande complementarietà”. <strong>Gli Usa “hanno bisogno di noi per la componentistica insostituibile di diversi settori, </strong>per filiere che vanno dall’agroalimentare alla meccanica ci sono molte componenti di ogni ciclo produttivo per cui a Washington e alle sue imprese serve flessibilità, strategicità, continuità operativa”. E, ragiona Guidesi, “molto spesso a colmare queste necessità sono aziende europee, italiane e, in diversi casi, lombarde”, che contribuiscono a “tenere vivo un rapporto atlantico fondamentale per competere a livello internazionale, perché la complementarietà serve a entrambi e rinunciarvi vorrebbe dire fornire un assist al competitor cinese”.</p>



<p>Guidesi invita ad andare oltre e a “ragionare alla costruzione strategica di un nuovo rapporto economico transatlantico”: “La Commissione Europea non stia ferma. Chiedere un cambio di atteggiamento al presidente Usa è fondamentale e prioritario”, nota Guidesi, ma dobbiamo anche, a suo avviso, “fare di tutto perché anche le relazioni economiche continuino a consolidare questo rapporto”. Questo vuol dire, secondo l’assessore, ascoltare anche le <strong>preoccupazioni per le aziende americane desiderose di investire in Europa </strong>ma “preoccupate dall’asfissiante contesto regolatorio, dai freni alla competitività, dalle rigidità intrinseche del mercato unico”.</p>



<p>Le parole di Trump, a detta dell’assessore, sono oltre modo dannose perché “la frattura transatlantica è innaturale ed è fondamentale evitare che si trasmetta a settori decisivi per la competitività di entrambi i campi” perché “se così sarà, soccomberemo e saremo colonizzati dal gigante cinese”. L’egocentrismo di Trump da un lato, le rigidità europee dall’altro: il rischio dell’incomunicabilità c’è. Sanarlo è fondamentale per la prosperità di un continente intero.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/sanare-la-relazione-italia-usa-dopo-le-uscite-di-trump-guidesi-costruire-un-nuovo-rapporto-economico-transatlantico.html">Sanare la relazione Italia-Usa dopo le uscite di Trump, Guidesi: &#8220;Costruire un nuovo rapporto economico transatlantico&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Trump contro Meloni: che cosa pensa davvero l’America</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/trump-contro-meloni-che-cosa-pensa-davvero-lamerica.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jun 2026 09:06:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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<p>Nella maggior parte degli ambienti politici americani, la questione viene considerata irrilevante rispetto alle sfide mondiali. </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="980" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/meloni-trump-e1782143962344.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="meloni" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/meloni-trump-e1782143962344.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/meloni-trump-e1782143962344-300x153.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/meloni-trump-e1782143962344-1024x523.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/meloni-trump-e1782143962344-768x392.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/meloni-trump-e1782143962344-1536x784.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/meloni-trump-e1782143962344-600x306.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La vicenda nata dalle parole di <strong>Donald Trump </strong>nei confronti di <strong>Giorgia Meloni </strong>e dalla successiva reazione del governo italiano merita una riflessione che va oltre la polemica del giorno. Per comprendere cosa sia accaduto, bisogna innanzitutto capire come gli Stati Uniti osservano questo tipo di episodi. E la risposta è semplice: nella maggior parte degli ambienti politici americani, la questione viene considerata irrilevante rispetto alle sfide strategiche che stanno ridisegnando gli equilibri mondiali. Mentre Washington discute di Iran, Medio Oriente, Cina, sicurezza energetica, riarmo occidentale, immigrazione e futuro della NATO, in Italia il dibattito pubblico si è improvvisamente concentrato su una battuta, una fotografia e una questione di prestigio personale.</p>



<p>È qui che emerge il problema. <strong>La politica internazionale non è un concorso di simpatia. </strong>Non è nemmeno una gara di popolarità tra leader. È il luogo in cui gli Stati difendono interessi concreti. Nella visione americana, soprattutto nell’universo politico che ruota attorno a Trump, il rispetto tra leader non si misura dalla cortesia delle dichiarazioni pubbliche, ma dalla capacità di un alleato di condividere rischi, responsabilità e obiettivi strategici. Ed è proprio su questo terreno che molti osservatori statunitensi hanno iniziato a interrogarsi sul rapporto tra Roma e Washington.</p>



<p>Negli ultimi anni Giorgia Meloni è stata spesso presentata come l’interlocutore europeo più vicino al mondo conservatore americano. Una leader capace di dialogare sia con Bruxelles sia con Washington. Una figura in grado di costruire ponti tra due mondi politici spesso distanti. Tuttavia, quando si entra nel terreno delle grandi crisi internazionali, le percezioni cambiano rapidamente. <strong>Negli Stati Uniti esiste una convinzione molto radicata: gli alleati si giudicano soprattutto nei momenti difficili. </strong>Per questo motivo alcune scelte italiane degli ultimi mesi hanno generato discussioni negli ambienti conservatori americani. Non necessariamente ostilità, ma certamente interrogativi. Da una parte vi è la convinzione che l’Italia resti un partner fondamentale nel Mediterraneo. Dall’altra vi è la sensazione che Roma abbia talvolta privilegiato il consenso interno rispetto alla chiarezza strategica.</p>



<p>In questo contesto, la polemica sulla battuta di Trump è stata interpretata da molti come il sintomo di un errore più grande: trasformare una questione di immagine in una questione politica. La reazione italiana ha finito per amplificare un episodio che probabilmente sarebbe scomparso dal ciclo delle notizie nel giro di poche ore. Quando un intero governo, ministri compresi, si sente chiamato a difendere il prestigio del proprio leader da una battuta, il rischio è quello di comunicare insicurezza anziché forza. La leadership internazionale funziona diversamente. <strong>I leader più forti sono spesso quelli che lasciano cadere le provocazioni minori e concentrano il proprio capitale politico sulle questioni che contano davvero.</strong></p>



<p>Vi è poi un secondo aspetto che merita attenzione. <strong>Negli Stati Uniti la politica è spesso brutale. </strong>Trump ha attaccato pubblicamente presidenti, primi ministri, alleati storici, membri del proprio partito e persino figure della sua stessa amministrazione. Chi conosce il linguaggio politico americano sa che la provocazione è parte integrante della comunicazione. Pretendere di applicare a Trump le categorie della diplomazia tradizionale europea significa non comprendere la natura del fenomeno politico che rappresenta.</p>



<p>Ed è forse questo il punto più interessante dell’intera vicenda. <strong>L’Italia rischia talvolta di interpretare la politica americana attraverso una lente europea, </strong>mentre l’America contemporanea segue logiche molto diverse. Per molti osservatori statunitensi la domanda non è se Trump abbia avuto torto o ragione. La domanda è perché si sia scelto di reagire in modo tanto energico a una questione così marginale. Nel frattempo il mondo continua a muoversi. Il Medio Oriente attraversa una delle sue fasi più instabili degli ultimi anni. L’Europa deve interrogarsi sulla propria sicurezza. La pressione migratoria resta una sfida aperta. Le economie occidentali affrontano una competizione globale sempre più aggressiva. In questo scenario, le battaglie simboliche rischiano di diventare una distrazione.</p>



<p>Le nazioni non vengono giudicate dalla rapidità con cui rispondono a una battuta. <strong>Vengono giudicate dalla capacità di difendere i propri interessi, mantenere alleanze strategiche e contribuire alla stabilità internazionale. </strong>Ed è forse questa la lezione più importante della vicenda. Quando la politica si trasforma in una questione di ego, tutti perdono qualcosa. Quando la politica torna a essere una questione di interessi nazionali, tutti sanno esattamente qual è la priorità. Perché la vera forza di uno Stato non consiste nel vincere ogni polemica. Consiste nel riconoscere quali polemiche non meritano nemmeno di essere combattute.</p>
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		<title>Usa e Iran firmano il Memorandum ma il Medio Oriente non si fida più di Washington</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/usa-e-iran-firmano-il-memorandum-ma-il-medio-oriente-non-si-fida-piu-di-washington.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Beccaro]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jun 2026 04:38:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
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<p>Il Memorandum certifica una sorta di sconfitta americana, ma al contempo apre scenari di instabilità nella regione. </p>
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<p>Dopo varie settimane di proclami puntualmente smentiti e dopo mesi di conflitto più o meno aperto, Washington e Teheran hanno finalmente firmato un accordo in 14 punti su cui però è giusto fare approfondite riflessioni. Primo, si tratta di un accordo preliminare propedeutico per aprire una fase negoziale più approfondita di 60 giorni, ma lo stesso presidente Trump ha detto che quel limite temporale non è categorico. Secondo, malgrado la sua natura transitoria e precaria <strong>è un trattato che certifica chiaramente la debolezza della posizione americana. </strong>Sia perché l’Iran in sostanza non cede praticamente nulla (promette di non ottenere l’arma nucleare, ma anche prima dichiarava di non essere interessato, per cui non sembra essere una grande concessione) e dal canto loro gli Stati Uniti non raggiungono nessun obiettivo ventilato all’inizio della campagna (non il crollo del regime, non la distruzione dell’arsenale missilistico, non lo smantellamento dei proxy); sia perché Washington ha dimostrato di non essere più in grado di garantire sicurezza ai suoi alleati locali, aprendo così la strada a un rimescolamento degli equilibri regionali di cui solo in futuro potremo vedere più chiaramente le conseguenze.</p>



<p>Su queste pagine avevamo già previsto un tale scenario di debolezza americano quando era emerso con chiarezza che la guerra non poteva essere risolta rapidamente. Infatti, in questo articolo si era messo in luce come senza l’impiego di forze a terra a Washington restassero solo due opzioni: escalare il conflitto, cosa impossibile visti i costi dell’operazione e la difficoltà di dislocare gli asset militari necessari; o ridurre significativamente i propri obiettivi per avvicinarsi alla richieste dell’avversario su cui chiaramente l’azione militare non aveva svolto la giusta forma di coercizione. Il trattato firmato in questi giorni va esattamente in quest’ultima direzione: <strong>certifica un ridimensionamento significativo delle richieste americane a fronte di un accettazione di quelle iraniane. </strong></p>



<p>Se questo aspetto era già evidente da tempo e frutto di una pianificazione quanto meno lacunosa, il risultato dell’indebolimento di Washington è però significativo e avrà ripercussioni sul lungo periodo che potrebbero andare ben al di là della regione del Golfo o del Medio Oriente. Infatti, il problema per gli Stati della regione non è tanto il come la guerra si è conclusa (per ora?), quanto piuttosto <strong>la posizione americana, che è stata  erratica e imprevedibile. </strong>Ciò, da  un lato, spinge gli attori locali a non fidarsi troppo degli Stati Uniti e dall’altro a cercare nuove partnership di sicurezza.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La frattura</h2>



<p>Durante la Guerra Fredda la regione, pur con alterne vicende interne e cambi in alcuni Paesi, era divisa tra le due Superpotenze che avevano i propri alleati, ma a seguito del crollo dell’Unione Sovietica e dell’operazione <em>Desert Storm </em>gli Stati Uniti emersero come l’unico garante dell’ordine regionale in cui i Paesi del Golfo dipendevano da Washington per la loro sicurezza. In tale contesto, le sanzioni e la deterrenza militare hanno contenuto l’aggressione iraniana e si è avviato un lento e assolutamente limitato e parziale percorso verso la normalizzazione arabo-israeliana con gli Accordi di Abramo durante la prima amministrazione Trump.</p>



<p>In tale contesto possiamo individuare una frattura interna alla regione che potrebbe delineare i limiti americani nella gestione e aprire i nuovi scenari futuri. Da un lato, <strong>possiamo indicare la “coalizione abramitica”, guidata da Israele e dagli Emirati Arabi Uniti, che è strettamente allineata con gli Stati Uniti</strong> (ma i cui membri non è scontato che condividano gli stessi interessi americani) e talvolta include Grecia (soprattutto in funzione anti-turca) e India su questioni militari, economiche ed energetiche. Le radici di questo blocco risalgono al 2020, quando Israele ha normalizzato le relazioni con Emirati Arabi Uniti, Bahrein e Marocco con i cosiddetti Accordi di Abramo.</p>



<p><strong>Dall’altra parte c&#8217;è una coalizione islamica, guidata da potenze sunnite come l’Arabia Saudita, la Turchia, il Pakistan e, sempre più spesso, l’Egitto. </strong>Queste potenze regionali di medio livello fanno ancora affidamento su Washington per la loro sicurezza, ma si sono avvicinate tra loro in risposta alle minacce percepite non solo dall’Iran, ma anche da Israele, che proiettava la sua influenza oltre i confini di Gaza e della Cisgiordania, in Siria, Libano e nel Corno d’Africa.</p>



<p>La guerra non ha fatto altro che ampliare il divario già esistente tra l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti, le due maggiori economie del Golfo, che malgrado agende politiche similari (consolidamento del potere interno e ambiziosi progetti di trasformazione nazionale) a livello di politica estera <strong>si sono con il tempo posizionati su fronti opposti nei conflitti in Sudan e Yemen. </strong>In tale contesto l’attacco israeliano in Qatar nel 2025 ha rappresentato una sorta di punto di rottura. Per Riad quella fu la dimostrazione che Israele era un attore tanto imprevedibile e pericoloso quanto l’Iran e poco dopo ha siglato un trattato di aiuto reciproco con il Pakistan e ha avuto contatti con Turchia ed Egitto. Abu Dabhi, invece, si è maggiormente avvicinata a Tel Aviv che durante il conflitto con l’Iran ha anche offerto asset di difesa aerea. Queste due “coalizioni” sono tutt’altro che rigide ma hanno visioni opposte del conflitto. Mentre l’Arabia Saudita mira a bilanciare l’influenza iraniana e magari arrivare a un accordo, quella legata agli accordi di Abramo vede l’Iran come una minaccia esistenziale da eliminare.</p>



<p>Il trattato firmato in questi giorni quindi certifica una sorta di sconfitta americana, ma al contempo <strong>apre scenari di instabilità</strong> perché Israele continuerà i suoi conflitti e con la sua continua politica di espansione non potrà che essere guardato con sempre più sospetto da varie potenze sunnite. Tale situazione inoltre riduce di molto la capacità americana di garantire sicurezza perché Washington si trova a dover agire con alleati locali molto variegati, in contrapposizione fra loro e che in generale non guardano più agli Stati Uniti come un alleato credibile ed efficace.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/usa-e-iran-firmano-il-memorandum-ma-il-medio-oriente-non-si-fida-piu-di-washington.html">Usa e Iran firmano il Memorandum ma il Medio Oriente non si fida più di Washington</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Iran-Usa, l&#8217;accordo di pace è realtà: Hormuz riapre, deroga al greggio di Teheran, poi colloqui sul nucleare</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/iran-usa-laccordo-di-pace-e-realta-hormuz-riapre-deroga-al-greggio-di-teheran-poi-colloqui-sul-nucleare.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jun 2026 03:23:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Terza guerra del Golfo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1216" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260615052121771_a10e7844107e1da879a08574e26cca45.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260615052121771_a10e7844107e1da879a08574e26cca45.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260615052121771_a10e7844107e1da879a08574e26cca45-300x190.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260615052121771_a10e7844107e1da879a08574e26cca45-1024x649.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260615052121771_a10e7844107e1da879a08574e26cca45-768x486.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260615052121771_a10e7844107e1da879a08574e26cca45-1536x973.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260615052121771_a10e7844107e1da879a08574e26cca45-600x380.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Dopo oltre due mesi, il cessate il fuoco diventa accordo di pace: Usa e Iran hanno concordato di porre fine alla Terza guerra del Golfo e il prossimo 19 giugno a Ginevra formalizzeranno un&#8217;intesa di cui si vedono già i profili chiari. Sulla base del patto mediato da Qatar e Pakistan riaprirà lo Stretto di &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/iran-usa-laccordo-di-pace-e-realta-hormuz-riapre-deroga-al-greggio-di-teheran-poi-colloqui-sul-nucleare.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/iran-usa-laccordo-di-pace-e-realta-hormuz-riapre-deroga-al-greggio-di-teheran-poi-colloqui-sul-nucleare.html">Iran-Usa, l&#8217;accordo di pace è realtà: Hormuz riapre, deroga al greggio di Teheran, poi colloqui sul nucleare</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1216" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260615052121771_a10e7844107e1da879a08574e26cca45.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260615052121771_a10e7844107e1da879a08574e26cca45.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260615052121771_a10e7844107e1da879a08574e26cca45-300x190.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260615052121771_a10e7844107e1da879a08574e26cca45-1024x649.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260615052121771_a10e7844107e1da879a08574e26cca45-768x486.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260615052121771_a10e7844107e1da879a08574e26cca45-1536x973.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260615052121771_a10e7844107e1da879a08574e26cca45-600x380.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Dopo oltre due mesi, il cessate il fuoco diventa accordo di pace: <strong>Usa e Iran hanno concordato di porre fine alla Terza guerra del Golfo</strong> e il prossimo 19 giugno a Ginevra formalizzeranno un&#8217;intesa di cui si vedono già i profili chiari. Sulla base del patto mediato da Qatar e Pakistan riaprirà lo Stretto di Hormuz, con l&#8217;Iran che si impegna a sminarlo nei primi 30 giorni e a non imporre pedaggi per 60 giorni; in quei 60 giorni, l&#8217;Iran avrà una temporanea <strong>esenzione sulle sanzioni che colpiscono il petrolio</strong>, ci sarà un cessate il fuoco esteso al Libano e dopo la fase iniziale partirà un dialogo a tutto campo per capire come sviluppare la <strong>principale partita, quella sulle scorte di uranio arricchito</strong> della Repubblica Islamica. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Le vie del negoziato</h2>



<p>Se confermate, le disposizioni dell&#8217;accordo che sarà concluso dal vicepresidente Usa J.D. Vance da un lato e dal ministro degli Esteri Abbas Araghchi e dal presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf dall&#8217;altro, apriranno inoltre al mutuo riconoscimento della sovranità dei due Paesi e quindi al <strong>ristabilimento sostanziale di relazioni diplomatiche congelate dal 1979</strong>. Un passaggio fondamentale che per il presidente Usa Donald Trump si dovrebbe accompagnare a una ripresa dei flussi energetici globali e per l&#8217;Iran a una rivendicazione di un successo sostanziale nella<a href="https://it.insideover.com/economia/guerra-in-iran-lottovolante-di-economia-ed-energia.html" type="post" id="507460"> <strong>Terza guerra del Golfo</strong>: quello nella battaglia per la sopravvivenza. </a></p>



<p>Dal 28 febbraio, giorno dell&#8217;attacco israelo-americano, l&#8217;Iran ha vissuto un vero e proprio assedio militare e subito duri colpi, ma ha ribaltato il campo usando la leva di Hormuz e degli attacchi alle infrastrutture e le basi nei Paesi del Golfo come strumento di pressione sull&#8217;economia globale. Alla prova dei fatti, se l&#8217;accordo reggerà avremo il primo caso in cui gli Usa devono ricorrere a un negoziato per veder rispettato il principio strategico del controllo su stretti e rotte marittime che plasma il potere globale della superpotenza, e al contempo una dimostrazione di resilienza da parte di un settore dell&#8217;élite iraniana di fronte alle pressioni dei falchi più oltranzisti. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Un solco Usa-Israele</h2>



<p>Inoltre, si separano nettamente nel negoziato le strade di Washington e quelle di Israele, per almeno tre motivi: il Libano viene incluso nel perimetro del cessate il fuoco, contro la volontà del primo ministro Benjamin Netanyahu; l&#8217;arsenale missilistico, vero e proprio spauracchio iraniano, e il sostegno di Teheran alle milizie sciite nella regione mediorientale non rientrano nel perimetro del negoziato; l&#8217;Iran riafferma che non svilupperà armi nucleari ai sensi del Trattato di Non Proliferazione di cui è membro, al contrario di Tel Aviv che ha un arsenale nucleare non dichiarato e non è firmatario del Tnp. </p>



<p><a href="https://www.nytimes.com/live/2026/06/14/world/iran-war-trump-us"><strong>Il <em>New York Times</em> </strong>aggiunge</a> che in un dialogo con il presidente ai margini delle celebrazioni per il Giorno della Bandiera (80esimo compleanno di Trump, peraltro), The Donald &#8220;ha descritto l&#8217;attuale leadership iraniana, compreso il nuovo leader supremo, l&#8217;ayatollah Mojtaba Khamenei, come pragmatica&#8221;, parole che ben si discostano dalla dura critica portata a Netanyahu dopo che domenica Israele, colpendo il Libano, aveva messo a rischio le trattative. Ora, invece, dopo lunghe incertezze e tanti annunci a vuoto una base per la pace c&#8217;è. La vera sfida sarà capire come consolidare le fondamenta e, soprattutto, comprendere in che misure <strong>si passerà dalla prima alla seconda, decisiva parte delle trattative sul nucleare</strong>. La notizia, però, è che dopo molti annunci a vuoto finalmente si può parlare di un percorso verso la stabilità. E di questo il Medio Oriente e il mondo intero avevano, indubbiamente, grande bisogno.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/iran-usa-laccordo-di-pace-e-realta-hormuz-riapre-deroga-al-greggio-di-teheran-poi-colloqui-sul-nucleare.html">Iran-Usa, l&#8217;accordo di pace è realtà: Hormuz riapre, deroga al greggio di Teheran, poi colloqui sul nucleare</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Trita Parsi nel mirino: Trump vuole deportare lo studioso critico della guerra Usa all’Iran</title>
		<link>https://it.insideover.com/media-e-potere/trita-parsi-nel-mirino-trump-vuole-deportare-lo-studioso-critico-della-guerra-usa-alliran.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Vivaldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 14 Jun 2026 17:01:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Media e Potere]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1037" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260612142259417_2a3fca2805f0635f106bb84bda0f7f13-e1781267089218.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Trump Trita Parsi" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260612142259417_2a3fca2805f0635f106bb84bda0f7f13-e1781267089218.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260612142259417_2a3fca2805f0635f106bb84bda0f7f13-e1781267089218-300x162.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260612142259417_2a3fca2805f0635f106bb84bda0f7f13-e1781267089218-1024x553.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260612142259417_2a3fca2805f0635f106bb84bda0f7f13-e1781267089218-768x415.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260612142259417_2a3fca2805f0635f106bb84bda0f7f13-e1781267089218-1536x830.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260612142259417_2a3fca2805f0635f106bb84bda0f7f13-e1781267089218-600x324.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L'amministrazione Trump ha avviato un'indagine per espellere l'analista critico della guerra contro l’Iran Trita Parsi</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/trita-parsi-nel-mirino-trump-vuole-deportare-lo-studioso-critico-della-guerra-usa-alliran.html">Trita Parsi nel mirino: Trump vuole deportare lo studioso critico della guerra Usa all’Iran</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1037" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260612142259417_2a3fca2805f0635f106bb84bda0f7f13-e1781267089218.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Trump Trita Parsi" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260612142259417_2a3fca2805f0635f106bb84bda0f7f13-e1781267089218.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260612142259417_2a3fca2805f0635f106bb84bda0f7f13-e1781267089218-300x162.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260612142259417_2a3fca2805f0635f106bb84bda0f7f13-e1781267089218-1024x553.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260612142259417_2a3fca2805f0635f106bb84bda0f7f13-e1781267089218-768x415.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260612142259417_2a3fca2805f0635f106bb84bda0f7f13-e1781267089218-1536x830.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260612142259417_2a3fca2805f0635f106bb84bda0f7f13-e1781267089218-600x324.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L’amministrazione Trump ha avviato un’indagine su <strong>Trita Parsi</strong>, analista e critico della guerra contro l’Iran, ipotizzando di revocargli la green card e deportarlo. Secondo quanto riportato dal <a href="https://www.thefp.com/p/iran-war-critic-deportation-trita-parsi" type="link" id="https://www.thefp.com/p/iran-war-critic-deportation-trita-parsi">sito conservatore e pro-Israele <em>The Free Press</em> </a>(fondato da Bari Weiss, <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/cbs-bari-weiss-caccia-la-corrispondente-non-allineata-su-israele-al-suo-posto-il-giornalista-dello-scandalo-unrwa.html" type="link" id="https://it.insideover.com/media-e-potere/cbs-bari-weiss-caccia-la-corrispondente-non-allineata-su-israele-al-suo-posto-il-giornalista-dello-scandalo-unrwa.html">ora alla <em>Cbs</em></a>), funzionari dell’amministrazione starebbero <strong>valutando la possibilità di espellere Parsi</strong>, che possiede doppia cittadinanza iraniana e svedese.</p>



<p>Parsi, cofondatore e vicepresidente esecutivo del <em><a href="https://quincyinst.org/" type="link" id="https://quincyinst.org/">Quincy Institute for Responsible Statecraft</a></em> e cofondatore del <em>National Iranian-American Council</em> (Niac), è stato un <strong>fervente oppositore dei continui attacchi statunitensi contro la Repubblica Islamica</strong>. Un funzionario dell’amministrazione ha dichiarato al <em>Free Press</em> che il segretario di Stato <strong>Marco Rubio </strong>è stato «molto chiaro» nell’intenzione di colpire «persone che sostengono i nostri avversari e il cui lavoro promuove la loro agenda minando la nostra sicurezza». Una svolta inquietante e autoritaria per gli Stati Uniti targati Trump.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La lunga ombra di Laura Loomer</h2>



<p>Non è un caso che l’indagine sia partita proprio ora. <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/linfluencer-che-detta-la-linea-a-trump-laura-loomer-chiede-la-revoca-della-green-card-a-trita-parsi.html" type="link" id="https://it.insideover.com/media-e-potere/linfluencer-che-detta-la-linea-a-trump-laura-loomer-chiede-la-revoca-della-green-card-a-trita-parsi.html">Come già ampiamente documentato da <em>InsideOver</em></a>, <strong>Laura Loomer</strong>, influencer della destra radicale americana e <strong>feroce sostenitrice di Israele</strong>, aveva chiesto esplicitamente l’apertura di un’indagine contro Trita Parsi già nelle scorse settimane. La Loomer, diventata una delle figure più influenti nel secondo mandato di Donald Trump, ha postato su X un messaggio inequivocabile: «Trita Parsi è anche titolare di green card. Ha cittadinanza iraniana e svedese. È un portavoce del regime iraniano e ha usato NIAC e il Quincy Institute per diffondere propaganda filoiraniana. Dovrebbe essere deportato subito. È una vera minaccia per la sicurezza nazionale Usa».</p>



<p>Secondo <em>The New Republic</em>, la Loomer avrebbe definito Parsi un «portavoce del regime iraniano» che promuove «punti di propaganda filoiraniani» in un post su X dello scorso aprile, aggiungendo a maggio che «i suoi giorni nel nostro Paese sono contati». L’influencer aveva già avuto un ruolo centrale nella detenzione di due donne iraniane, <strong>Hamideh Soleimani Afshar </strong>e sua figlia Sarina, <a href="https://it.insideover.com/politica/rubio-fa-espellere-dagli-usa-la-nipote-di-qasem-soleimani-revocata-la-green-card.html" type="link" id="https://it.insideover.com/politica/rubio-fa-espellere-dagli-usa-la-nipote-di-qasem-soleimani-revocata-la-green-card.html">dopo averle identificate come parenti dell’ex comandante militare iraniano Qassem Soleimani</a>.</p>



<p>La vicinanza di <strong>Laura Loomer</strong> a Trump è notoria. Come ricostruito dal&nbsp;<em>Financial Times</em>&nbsp;e ripreso da&nbsp;<strong>InsideOver</strong>, ore dopo che il presidente americano aveva lanciato l’attacco contro l’Iran, la prima telefonata fu proprio per lei, la 32enne sostenitrice convinta della guerra alla Repubblica Islamica e delle ragioni di <strong>Benjamin Netanyahu</strong>. «Gli ho detto che ha fatto un ottimo lavoro e che in tutto il mondo la gente lo sta acclamando – ha raccontato la Loomer al&nbsp;<em>Financial Times</em>&nbsp;–. Ci sta rendendo orgogliosi di essere americani».</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le parole di Parsi a <em>Middle East Eye</em></h2>



<p><a href="https://www.middleeasteye.net/news/us-administration-investigating-iran-war-critic-trita-parsi-report" type="link" id="https://www.middleeasteye.net/news/us-administration-investigating-iran-war-critic-trita-parsi-report">Intervistato da&nbsp;<em>Middle East Eye</em></a>&nbsp;lo scorso maggio, Parsi aveva messo in guardia sulla capacità degli Stati Uniti di raggiungere un accordo con l’Iran, sottolineando che tutto dipende dalla capacità di Washington di frenare gli attacchi israeliani nella regione. «Se Trump non può o non vuole farlo – aveva dichiarato –, il valore di qualsiasi accordo con Washington viene messo seriamente in discussione». «Un cessate il fuoco che lasci Israele libero di riaccendere le ostilità a piacimento – mentre gli Stati Uniti rimangono incapaci di impedirsi di essere trascinati di nuovo nel conflitto – offre poche garanzie di stabilità. In tali circostanze, l’utilità di un accordo con Washington diminuisce drasticamente», ha aggiunto Parsi.</p>



<p><strong>Parsi è un</strong> <strong>critico della Repubblica Islamica</strong> – la sua famiglia fuggì in Svezia per sfuggire alle persecuzioni in Iran – e ha subito attacchi sia da monarchici iraniani che da figure filo-Trump per la sua opposizione al conflitto. È stato anche molto critico nei confronti del sostegno statunitense al genocidio di Israele a Gaza e agli attacchi in Libano.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La solidarietà di analisti e opinionisti</h2>



<p>La notizia dell’indagine ha suscitato preoccupazione e reazioni di solidarietà da parte di diverse voci del dibattito pubblico americano. <strong>Daniel Davis</strong>, veterano dell&#8217;esercito Usa, analista militare e conduttore del&nbsp;<em>Deep Dive</em>, ha espresso il suo sostegno a Parsi in un lungo post su X:</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-x wp-block-embed-x"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">Trita Parsi <a href="https://x.com/tparsi?ref_src=twsrc%5Etfw">@tparsi</a>, Executive Vice President of Quincy Institute, is reportedly being investigated by the U.S. Administration and may be in danger of being deported. I can only hope that is a scare tactic, or just fake news, bc not only would such an attempt to silence a critic… <a href="https://t.co/gRixVFA0Ix">pic.twitter.com/gRixVFA0Ix</a></p>&mdash; Daniel Davis Deep Dive (@DanielLDavis1) <a href="https://x.com/DanielLDavis1/status/2065135470842167737?ref_src=twsrc%5Etfw">June 11, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.x.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>«<strong>Trita Parsi</strong>, Executive Vice President of Quincy Institute è presumibilmente sotto indagine da parte dell’Amministrazione USA e potrebbe rischiare la deportazione. Posso solo sperare che si tratti di una tattica intimidatoria o di fake news, perché non solo un simile tentativo di silenziare un critico della folle guerra americana in Iran sarebbe incostituzionale, ma sarebbe incredibilmente sciocco. Trita è stato molte volte nel nostro show, ed è stato SEMPRE una voce di ragione, di intelligenza e, forse soprattutto, filo-America». </p>



<p>Ha poi aggiunto: «È un genuino sostenitore dell’America-first e tutti i suoi consigli e le sue critiche sono stati incentrati sul tentativo di convincere il governo a evitare politiche dannose per noi e a perseguire politiche da cui possiamo trarre beneficio. <strong>Abbiamo bisogno di più uomini come Trita Parsi nel dibattito nazionale</strong>». </p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-x wp-block-embed-x"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">Solidarity w/ Trita Parsi, the Iranian-American analyst (&amp; friend of Katie Halper Show) who is allegedly being investigated by Trump Admin. I say allegedly bc it&#39;s possible that the story is an attempt to scare &amp; silence anti-war voices &amp; pressure&#8230; <a href="https://t.co/gwbWkYiTpH">https://t.co/gwbWkYiTpH</a></p>&mdash; Katie Halper (@kthalps) <a href="https://x.com/kthalps/status/2065239824219447508?ref_src=twsrc%5Etfw">June 12, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.x.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>Anche la giornalista e conduttrice <strong>Katie Halper</strong> ha espresso solidarietà a Parsi, ripresa in un repost che ha amplificato il messaggio: «Solidarietà a Trita Parsi, l’analista iraniano-americano (e amico del <em>Katie Halper Show</em>) che sarebbe sotto indagine da parte dell’Amministrazione Trump. Dico &#8220;sarebbe&#8221; perché è possibile che la storia sia un tentativo di intimidire e silenziare le voci anti-guerra e fare pressione&#8230;». Un chiaro tentativo di intimidire le voci dissidenti da parte di un&#8217;amministrazione che si era presentata agli elettori come paladina del <em>free speech</em> nonché una bruttissima pagina per la democrazia a stelle e strisce. </p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-x wp-block-embed-x"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">Whether you agree or disagree with Trita Parsi <a href="https://x.com/tparsi?ref_src=twsrc%5Etfw">@tparsi</a> should not even matter. If you believe in democracy and the rule of law, you should firmly oppose the Trump administration&#39;s reported efforts to investigate and deport him because of his views on Iran<a href="https://t.co/Cg5899NmOP">https://t.co/Cg5899NmOP</a></p>&mdash; Thomas Juneau (@thomasjuneau) <a href="https://x.com/thomasjuneau/status/2065253193311752408?ref_src=twsrc%5Etfw">June 12, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.x.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



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		<title>Hormuz, sanzioni e Libano: gli ultimi ostacoli per un accordo Usa-Iran</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/hormuz-sanzioni-e-libano-gli-ultimi-ostacoli-per-un-accordo-usa-iran.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 14 Jun 2026 07:00:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Libano]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Terza guerra del Golfo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=520398</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260420083624416_a19431874fba76bd7001806670f657ca.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260420083624416_a19431874fba76bd7001806670f657ca.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260420083624416_a19431874fba76bd7001806670f657ca-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260420083624416_a19431874fba76bd7001806670f657ca-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260420083624416_a19431874fba76bd7001806670f657ca-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260420083624416_a19431874fba76bd7001806670f657ca-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260420083624416_a19431874fba76bd7001806670f657ca-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>I negoziati Usa-Iran sono nuovamente a un passo dalla conclusione, dice Donald Trump, mentre da Teheran prendono tempo e si resta fermi alle dichiarazioni del Ministro degli Esteri Abbas Araghchi secondo cui l&#8217;Iran sta &#8220;esaminando&#8221; l&#8217;accordo. Il negoziato mediato dal Pakistan sembra &#8220;Il Giorno della Marmotta&#8221;, film in cui il protagonista si trova condannato a &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/hormuz-sanzioni-e-libano-gli-ultimi-ostacoli-per-un-accordo-usa-iran.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/hormuz-sanzioni-e-libano-gli-ultimi-ostacoli-per-un-accordo-usa-iran.html">Hormuz, sanzioni e Libano: gli ultimi ostacoli per un accordo Usa-Iran</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260420083624416_a19431874fba76bd7001806670f657ca.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260420083624416_a19431874fba76bd7001806670f657ca.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260420083624416_a19431874fba76bd7001806670f657ca-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260420083624416_a19431874fba76bd7001806670f657ca-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260420083624416_a19431874fba76bd7001806670f657ca-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260420083624416_a19431874fba76bd7001806670f657ca-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260420083624416_a19431874fba76bd7001806670f657ca-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p><strong>I negoziati Usa-Iran </strong>sono nuovamente a un passo dalla conclusione, dice <strong>Donald Trump</strong>, mentre da Teheran prendono tempo e si resta fermi alle dichiarazioni del Ministro degli Esteri<a href="https://it.insideover.com/guerra/accordo-iran-usa-araghchi-rassicura-e-trump-ne-rilancia-il-post.html" type="post" id="520340"> <strong>Abbas Araghchi </strong></a>secondo cui l&#8217;Iran sta &#8220;esaminando&#8221; l&#8217;accordo. Il negoziato mediato dal Pakistan sembra &#8220;Il Giorno della Marmotta&#8221;, film in cui il protagonista si trova condannato a svegliarsi sempre nella stessa giornata ciclica: gli accordi avanzano, una sintonia sembra trovarsi, gli Usa annunciano (questa volta in sinergia con lo stesso Pakistan) che si è all&#8217;ultimo miglio, emerge il <strong>prevedibile disappunto di Israele</strong>, tutto poi torna nell&#8217;incertezza. Spesso magari con provvidenziali incidenti a sabotare i percorsi. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Cosa manca nei negoziati Usa-Iran</h2>



<p>La verità politica, però, è che dall&#8217;8 aprile, data del cessate il fuoco che ha ridotto d&#8217;intensità le tensioni e frenato la Terza Guerra del Golfo, sono poche e ben precise le questioni su cui Usa e Iran devono ancora trovare un&#8217;intesa. Ma sono questioni, ovviamente, dirimenti e decisive. Si parte dalla <strong>riapertura dello Stretto di Hormuz,</strong> su cui Teheran ha di fatto imposto una proiezione sovrana, e si passa alla contropartita dello <strong>sblocco degli asset iraniani congelati dalle soffocanti sanzioni Usa,</strong> che la Repubblica Islamica chiederebbe di iniziare a scongelare. In mezzo, la grande partita del <strong>Libano,</strong> il cui conflitto per Teheran è unico con quello che la coinvolge direttamente e in cui l&#8217;Iran chiede agli Usa di pressare su Israele perché fermino gli attacchi a Hezbollah. Prospettiva questa assai invisa a Benjamin Netanyahu e criticata, soprattutto, dal ministro degli Esteri libanese Joe Rajji, che nonostante tre mesi di attacchi e quasi 4mila morti ha detto ad Araghchi che &#8220;non accettiamo che nessuno negozi per nostro conto o firmi accordi a nostro nome&#8221; parlando a Le Figaro</p>



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<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">🇱🇧 NEW: Lebanon Foreign Minister Joe Raggi insists the “Lebanon issue must be separated from the Iran issue,” rejecting any efforts from Iran to stop Israeli attacks on Beirut’s behalf.<br><br>“We do not accept that anyone negotiate on our behalf or sign agreements in our name. That… <a href="https://t.co/xBGGPePw5H">pic.twitter.com/xBGGPePw5H</a></p>&mdash; Drop Site (@DropSiteNews) <a href="https://x.com/DropSiteNews/status/2065857876976194008?ref_src=twsrc%5Etfw">June 13, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.x.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
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<h2 class="wp-block-heading">Trump cerca risultati prima del G7</h2>



<p>Il risultato positivo che per ora sembra acquisito è la comune volontà di <strong>rimandare a negoziati più lunghi e tecnici</strong> il futuro assetto del dossier nucleare e di aprire a un&#8217;eventuale fase di accordo concretizzando dei risultati ritenuti basilari per una pace credibile. Qui si inserisce il fattore tempo. Trump ha bisogno di risultati. La giornata del 14 giugno, con le celebrazioni del Giorno della Bandiera (e del compleanno del presidente&#8230;) precede la tre giorni del <strong>G7 in Francia a cui gli Usa intendono arrivare con un percorso avviato</strong> verso l&#8217;uscita da un angolo in cui si sono problematicamente cacciati lanciando la guerra il 28 febbraio scorso. Possiamo dirlo: la <strong>Terza guerra del Golfo,</strong> risultati alla mano, non è stata una vittoria americana e israeliana e la questione di Hormuz e del danno alla credibilità Usa peserà come un macigno negli anni a venire.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le linee rosse di Israele</h2>



<p>In un certo senso, le stesse trattative lo hanno confermato: a giugno 2025 Trump, al termine della guerra dei dodici giorni, rivendicava che gli Usa avevano smantellato siti nucleari e programma di arricchimento di Teheran. Ora è stabilito che l&#8217;uranio esiste ancora e sarà al centro di specifici negoziati. Si parlava di smantellamento del regime e della capacità combattiva dell&#8217;Iran che, pur avendo subito gravi danni, resta in piedi. E nonostante i &#8220;falchi&#8221; dell&#8217;Iran guardino con sospetto a ogni accordo, è bene sottolineare che <strong>la fase di negoziato sta per ora risparmiando un tema chiamato all&#8217;inizio della guerra</strong> tra le <strong>motivazioni per l&#8217;attacco,</strong> ovvero l&#8217;obiettivo di smantellare il programma missilistico e balistico di Teheran, con cui può colpire i Paesi della regione in generale e Israele in particolare, e la rete di supporto agli alleati regionali. Su questi temi Israel Katz, ministro della Difesa israeliano, ha pungolato Trump con un post su X</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-x wp-block-embed-x"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="iw" dir="rtl">נשיא ארה&quot;ב מוביל בימים אלה להסכם עם איראן מתוך ראיית האינטרסים האמריקאים, ובהם גם האינטרס המשותף עם ישראל &#8211; למנוע מאיראן נשק גרעיני &#8211; ואנו מצפים שיעמוד על העיקרון הזה ועקרונות נוספים בתחום הטילים ושלוחי הטרור.<br><br>ביחד הנחתנו על איראן מכות קשות שהסיגו את יכולותיה שנים רבות לאחור.…</p>&mdash; ישראל כ”ץ Israel Katz (@Israel_katz) <a href="https://x.com/Israel_katz/status/2065439514743435667?ref_src=twsrc%5Etfw">June 12, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.x.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
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<p>Katz in sostanza si inserisce in una situazione di negoziato ambigua in cui una bozza definitiva di accordo credibile ancora non c&#8217;è, una roadmap concordata solo a monte deve capire come verrà applicata a valle e Israele può sfruttare l&#8217;asimmetria della sua posizione: <strong>belligerante ma fuori dai negoziati, può alzare l&#8217;asticella dello scontro,</strong> come successo in Libano settimana scorsa, per testare quanto effettivamente un accordo sia vicino e eventualmente condizionarne uno a essa ostile. La questione missilistica è remota per Trump ma vitale per Israele, e in Libano Tel Aviv continua a colpire. <a href="https://www.aljazeera.com/news/liveblog/2026/6/14/iran-war-live-trump-says-deal-to-be-signed-today-as-tehran-urges-caution">Nel frattempo, nota Al Jazeera,</a> &#8220;gli Stati Uniti e l&#8217;Iran sembrano mescolare le disposizioni del memorandum d&#8217;intesa con i loro obiettivi finali nel tentativo di rendere l&#8217;accordo più appetibile&#8221; e si torna, nuovamente, a quell&#8217;ultimo miglio prima della firma tante volte attraversato e che per ora Usa e Iran non hanno ancora potuto completare. Sarà questa la volta buona? I problemi da risolvere sono noti, la volontà politica sembra esserci, il nodo sarà la concretezza oltre la spinta di una fastidiosa &#8220;annuncite&#8221;.</p>



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