<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Stati Uniti Archives - InsideOver</title>
	<atom:link href="https://it.insideover.com/luoghi/stati-uniti-6/feed" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://it.insideover.com/luoghi/stati-uniti-6</link>
	<description>Inside the news Over the world</description>
	<lastBuildDate>Sun, 29 Dec 2024 16:22:17 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.9.4</generator>

<image>
	<url>https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/cropped-logo-favicon-150x150.png</url>
	<title>Stati Uniti Archives - InsideOver</title>
	<link>https://it.insideover.com/luoghi/stati-uniti-6</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Trump rivuole il canale di Panama. Ma può riprenderselo solo con la guerra&#8230;</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/trump-rivuole-il-canale-di-panama-ma-puo-riprenderselo-solo-con-la-guerra.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Dec 2024 09:36:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Canale di Panama]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni Usa 2024]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=450346</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241229165530717_8c72fec3781961f2de47c6cf8029e4eb.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241229165530717_8c72fec3781961f2de47c6cf8029e4eb.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241229165530717_8c72fec3781961f2de47c6cf8029e4eb-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241229165530717_8c72fec3781961f2de47c6cf8029e4eb-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241229165530717_8c72fec3781961f2de47c6cf8029e4eb-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241229165530717_8c72fec3781961f2de47c6cf8029e4eb-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241229165530717_8c72fec3781961f2de47c6cf8029e4eb-1536x1024.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Mancano meno di 30 giorni all’insediamento di Donald Trump e il presidente neoeletto ha già chiaro in mente cosa vuole o non vuole nei futuri rapporti commerciali di Washington. Fra i numerosi destinatari delle sue geremiadi c’è il piccolo ma potente stato di Panama, nel mirino della linea dura che il neoeletto presidente inaugurerà a &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/trump-rivuole-il-canale-di-panama-ma-puo-riprenderselo-solo-con-la-guerra.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/trump-rivuole-il-canale-di-panama-ma-puo-riprenderselo-solo-con-la-guerra.html">Trump rivuole il canale di Panama. Ma può riprenderselo solo con la guerra&#8230;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241229165530717_8c72fec3781961f2de47c6cf8029e4eb.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241229165530717_8c72fec3781961f2de47c6cf8029e4eb.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241229165530717_8c72fec3781961f2de47c6cf8029e4eb-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241229165530717_8c72fec3781961f2de47c6cf8029e4eb-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241229165530717_8c72fec3781961f2de47c6cf8029e4eb-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241229165530717_8c72fec3781961f2de47c6cf8029e4eb-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241229165530717_8c72fec3781961f2de47c6cf8029e4eb-1536x1024.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Mancano meno di 30 giorni all’insediamento di <strong>Donald Trump</strong> e il presidente neoeletto ha già chiaro in mente cosa vuole o non vuole nei futuri rapporti commerciali di Washington. Fra i numerosi destinatari delle sue geremiadi c’è il piccolo ma potente <strong>stato di Panama</strong>, nel mirino della linea dura che il neoeletto presidente inaugurerà a gennaio.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://pancanal.com/wp-content/uploads/2023/08/Canal-Connection-Agost-2023.jpg" alt="" style="width:484px;height:auto"/></figure>
</div>


<p><strong>Teddy Roosevelt </strong>una volta dichiarò che il Canale di Panama era &#8220;<em>una delle imprese di cui il popolo di questa repubblica si vanterà con il massimo orgoglio</em>&#8220;. Più di un secolo dopo, The Donald ha annunciato che se le cose non cambieranno dopo il suo insediamento il mese prossimo, &#8220;<em>chiederemo che il Canale di Panama sia restituito agli Stati Uniti d&#8217;America, in modo completo, rapido e senza discussioni</em>&#8220;. Alla luce delle turbolenze mediorientali, il canale è andato via via rivestendo un’importanza ancora maggiore da quando il <strong>canale di Suez</strong> rischia di trasformarsi puntualmente in un <em>cul-de-sac </em>per le navi commerciali. Un destino legato a doppio filo quello tra i due canali: Ferdinand de Lesseps, il &#8220;grande francese&#8221; già ideatore dell’impresa di Suez, fu il medesimo uomo che incoraggiò la realizzazione del canale di Panama, ma che vide fallire il suo progetto per collegare l&#8217;Atlantico al Pacifico. </p>



<p>Ma torniamo a Trump. Washington può davvero “riprendersi tutto ciò che è suo”? No. A meno che non <strong>dichiari guerra a Panama</strong>, Trump non può riassumere, infatti,  il controllo di un canale che gli Stati Uniti hanno deciso di cedere negli anni Settanta.</p>



<p>All’epoca dei fatti, Panama era una provincia della <strong>Colombia</strong>, che si rifiutò di ratificare un trattato del 1901 per concedere agli Stati Uniti il diritto di costruire il canale. In risposta, Roosevelt inviò <strong>navi da guerra statunitensi</strong> sulle coste atlantica e pacifica di Panama. Gli Stati Uniti scrissero perfino, con largo anticipo, una costituzione che sarebbe stata pronta dopo l&#8217;indipendenza panamense, garantendo alle forze americane “<em>il diritto di intervenire in qualsiasi parte di Panama per ristabilire la pace pubblica e l&#8217;ordine costituzionale</em>&#8220;. Nel novembre 1903, Panama dichiarò un&#8217;indipendenza di fatto senza spargimenti di sangue. <strong>Il canale fu inaugurato nel 1914</strong>, ma quasi immediatamente venne messa in discussione la validità del controllo americano, portando a quella che nel Paese venne chiamata la &#8220;lotta generazionale&#8221; per riprenderne il controllo.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://ca-times.brightspotcdn.com/dims4/default/484208a/2147483647/strip/true/crop/2048x1365+0+49/resize/1440x960!/format/webp/quality/75/?url=https%3A%2F%2Fcalifornia-times-brightspot.s3.amazonaws.com%2F72%2F1d%2F094d73c1675ab0199834107fb1a4%2Fla-panama-canal-20140812-024" alt="" style="width:473px;height:auto"/></figure>
</div>


<p>Gli Stati Uniti rinunciarono al diritto di intervenire a Panama negli anni Trenta, ma negli anni Settanta, Washington si impelagò in un <strong>complesso negoziato</strong> con Panama per cedere il controllo del canale. L&#8217;amministrazione Carter lavorò con il governo di Omar Torrijos. Le due parti decisero infine di sottoporre due trattati al Senato degli Stati Uniti: il &#8220;<strong><a href="https://2001-2009.state.gov/p/wha/rlnks/11936.htm#:~:text=President%20Jimmy%20Carter%20and%20Panamanian,2000%20and%20guarantees%20its%20neutrality.">Trattato di neutralità permanente</a></strong>&#8221; e il &#8220;Trattato del Canale di Panama&#8221;. Il primo continua a essere valido, e garantisce agli Stati Uniti il diritto di agire per mantenere il canale aperto e sicuro. Il secondo stabiliva che gli Stati Uniti avrebbero ceduto il canale a Panama il 31 dicembre 1999. Funzionò. Anche quando <strong>George Bush senior invase Panama </strong>per rimuovere Manuel Noriega. Nel 2006, attraverso un referendum, venne autorizzata un&#8217;importante <strong>espansione del canale</strong> per ospitare le moderne navi cargo. I lavori si conclusero nel 2016 per un costo di oltre <strong>5,2 miliardi di dollari</strong>.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://ichef.bbci.co.uk/ace/ws/640/cpsprodpb/EB5D/production/_110235206_a94aef46-3f9e-4a3c-a7ba-0496b9f62c09.jpg.webp" alt="" style="width:498px;height:auto"/></figure>
</div>


<p>Ma cosa c’è di vero nelle <em>doléances </em>di Trump? <strong>I <a href="https://pancanal.com/en/maritime-services/maritime-tariff/">prezzi di spedizione </a>sono aumentati a causa della siccità </strong>dello scorso anno che ha influenzato le chiuse del canale, costringendo Panama a ridurre drasticamente il traffico marittimo e ad aumentare le tariffe. La risultante tra il fenomeno de El Niño e i cambiamenti climatici ha portato il livello dell&#8217;acqua al minimo storico, portando le autorità di gestione a ridurre il numero di passaggi. Questo ha generato una spirale con costi in aumento e ritardi nelle catene di approvvigionamento. La concomitante <strong>crisi di Suez</strong> ha fatto il resto. Questo porta numerosi esperti del settore a preconizzare la &#8220;morte&#8221; del canale in favore di via alternative che, da tempo, iniziano ad essere vagliate. Il canale non era stato progettato per resistere a siccità prolungate, essendo legato a un sistema di laghi artificiali legati alle precipitazioni. La siccità del<strong> lago Gatun</strong>, negli scorsi mesi, ha colpito duramente anche la popolazione panamense, che da qui ricava metà del suo <strong>approvvigionamento idrico potabile</strong>.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://image.cnbcfm.com/api/v1/image/107261915-1687548202369-gettyimages-1252062986-AFP_33DM9GC.jpeg?v=1687614352&amp;w=1600&amp;h=900" alt="" style="width:498px;height:auto"/></figure>
</div>


<p>Sebbene le piogge siano in gran parte tornate, Panama afferma che potrebbero essere necessari <strong>futuri aumenti delle tariffe</strong> per finanziare le migliorie per soddisfare le esigenze della navigazione moderna. Ma tutto il mondo del commercio internazionale, già da tempo, sta cercando di sondare altre vie alternative e mandare in pensione Panama. Intanto, il piccolo stato si difende dagli attacchi di Washington: tutti gli utenti del canale, del resto, sono soggetti alle stesse tariffe, sebbene varino in base alle dimensioni della nave e ad altri fattori come il pescaggio. &#8220;<em>Come Presidente, voglio esprimere con precisione che ogni metro quadrato del Canale di Panama e della sua area adiacente appartiene a PANAMA e continuerà ad esserlo</em>&#8220;, ha affermato il Presidente José Raúl Mulino in una dichiarazione. &#8220;<em>La sovranità e l&#8217;indipendenza del nostro Paese non sono negoziabili</em>&#8220;, ha aggiunto.</p>



<p>Non è chiaro quanto Trump stia prendendo sul serio la sua minaccia di riprendere il controllo del canale, anche se il weekend scorso non è stata la prima volta in cui ha denunciato il &#8220;<em>trattamento ingiusto</em>&#8221; per gli Stati Uniti. Il presidente eletto come farebbe a costringere un Paese sovrano e amico a cedere il proprio territorio? Mistero.</p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/trump-rivuole-il-canale-di-panama-ma-puo-riprenderselo-solo-con-la-guerra.html">Trump rivuole il canale di Panama. Ma può riprenderselo solo con la guerra&#8230;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Quanto è facile farsi ammazzare in America</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/quanto-e-facile-farsi-ammazzare-in-america.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Dec 2024 08:12:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=450437</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="612" height="408" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/istockphoto-1291459949-612x612-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/istockphoto-1291459949-612x612-1.jpg 612w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/istockphoto-1291459949-612x612-1-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/istockphoto-1291459949-612x612-1-300x200.jpg 300w" sizes="(max-width: 612px) 100vw, 612px" /></p>
<p>New York a Natale è una Mecca di luci e colori. Il luogo del Natale a oltranza, quello da film per intenderci, ma anche delle grandi e profonde solitudini. New York e gli Stati Uniti tutti non hanno fatto in tempo ad archiviare il caso Mangione che un nuovo episodio di violenza gratuita si è &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/quanto-e-facile-farsi-ammazzare-in-america.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/quanto-e-facile-farsi-ammazzare-in-america.html">Quanto è facile farsi ammazzare in America</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="612" height="408" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/istockphoto-1291459949-612x612-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/istockphoto-1291459949-612x612-1.jpg 612w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/istockphoto-1291459949-612x612-1-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/istockphoto-1291459949-612x612-1-300x200.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 612px) 100vw, 612px" /></p>
<p><strong>New York</strong> a Natale è una Mecca di luci e colori. Il luogo del Natale a oltranza, quello da film per intenderci, ma anche delle grandi e profonde solitudini. New York e gli Stati Uniti tutti non hanno fatto in tempo ad archiviare il <strong>caso Mangione</strong> che un nuovo episodio di violenza gratuita si è messo ad agitare le torbide acque della società americana. </p>



<p>Metropolitana di New York. Un luogo iconico. Stazione di Coney Island-Stillwell Avenue a Brooklyn, domenica mattina. A una manciata di giorni da Natale un uomo appicca il fuoco agli abiti di una donna addormentata in un vagone. Quando i primi soccorsi sono allertati per via del fumo e dell’odore di bruciato, lei è già morta. Arsa viva come in un rogo medioevale. Nessuno sa nulla di lei, e le autorità faticano a ricostruirne le generalità dopo giorni e giorni di ricerche. New York del resto è un luogo in cui è facile non avere nessuno e che nessuno reclami la tua assenza. Come accaduto per questa sfortunata senza nome. Secondo alcune fonti, la vittima sembrava avere <strong>problemi di mobilità</strong>, come indicato da un deambulatore trovato sulla scena, ed era vestita con più strati di indumenti, il che, secondo le autorità, ha probabilmente accelerato la propagazione dell&#8217;incendio. Una senzatetto per giunta disabile, pare. <strong>Sfortunata tra gli ultimi</strong>. </p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://media.cnn.com/api/v1/images/stellar/prod/gettyimages-2190498806.jpg?q=w_1110,c_fill/f_webp" alt=""/></figure>
</div>


<p>Per questo terribile gesto viene fermato Sebastian Zapeta, 33 anni, con l’accusa di omicidio e incendio doloso. Anche lui appartenente alla schiera degli ultimi, a suo modo. Di lui sappiamo che<strong> non ha patteggiato</strong> e il suo avvocato non ha parlato con i giornalisti riuniti all&#8217;interno del tribunale. Le autorità sostengono che Zapeta, che secondo i funzionari dell&#8217;immigrazione federale è un cittadino guatemalteco entrato illegalmente negli Stati Uniti dopo essere stato precedentemente deportato in <strong>Guatemala</strong> nel 2018. Ma dal suo interrogatorio vien fuori che non solo ha dato fuoco ai vestiti della donna, ma che ha continuato ad alimentarlo agitando una t-shirt. Zapeta ha confessato di non ricordare nulla in quanto <strong>alcolista</strong>. Tra lui e la vittima nessun legame, tantomeno un episodio che possa spiegare il gesto. La polizia sostiene che Zapeta si è avvicinato silenziosamente alla vittima prima di darle fuoco ai vestiti, facendo sì che le fiamme la avvolgessero nel giro di pochi secondi. Il video di sorveglianza ha mostrato il sospettato che osservava la vittima bruciare da una panchina fuori dal vagone della metropolitana.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://media.cnn.com/api/v1/images/stellar/prod/ap24359658969507.jpg?q=w_1110,c_fill/f_webp" alt=""/></figure>
</div>


<p>Eppure i numeri restituiscono un panorama in miglioramento. In generale, <strong>la criminalità è in calo nel sistema di trasporto pubblico</strong> cittadino quest&#8217;anno rispetto allo stesso periodo del 2023. I dati raccolti dalla Metropolitan Transportation Authority mostrano un calo del 6% in quelli che l&#8217;agenzia definisce reati gravi tra gennaio e novembre di quest&#8217;anno e nel 2023. Allo stesso tempo, però, sono in aumento proprio gli <strong>omicidi</strong> nei trasporti pubblici: da novembre a oggi se ne sono verificati nove, rispetto ai cinque registrati nello stesso periodo dell&#8217;anno scorso. Come se non bastasse, qualche ora prima, quel giorno, verso le 12:35, un altro accoltellamento su un treno diretto a sud alla stazione 61 St-Woodside nel Queens ha causato una morte e un ferito.<br>L&#8217;incidente ha intensificato i timori già esistenti sulla sicurezza e i disordini nella metropolitana, data la preoccupante tendenza ai recenti <strong>attacchi casuali</strong>, e ha posto l&#8217;attenzione su diversi problemi con cui grandi città come New York si confrontano da anni, come i <strong>senzatetto</strong>, l&#8217;<strong>immigrazione illegale</strong> e l&#8217;<strong>abuso di sostanze stupefacenti</strong>. </p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.amny.com/wp-content/uploads/2022/01/20210628_214238-copy-2-scaled.jpg?resize=900,675" alt=""/></figure>
</div>


<p>Quale è dunque il vero problema d&#8217;America? L&#8217;immigrazione illegale? Il fentanyl? L&#8217;alcol? Le armi?L&#8217;inflazione? Biden o Trump? Ed è davvero solo un dramma americano quello delle morti violente a caso e senza senso? I problemi d&#8217;America sono molto più banalmente i problemi del mondo intero, perché del mondo gli Stati Uniti e New York in particolare sono summa. L’esser soli a New York, è un tema che ha affascinato molti scrittori, una condizione esistenziale nel cuore del caos della città che non dorme mai. Joan Didion, nel suo iconico <em>Goodbye to All That</em>, descrisse New York come un luogo in cui l&#8217;energia e l&#8217;euforia possono facilmente trasformarsi in <strong>alienazione</strong>, specialmente quando la città sembra andare avanti senza accorgersi di te. Anche Paul Auster, esplorò la solitudine urbana, abbozzando i profili di anime perdute che vagano per la Grande Mela. Un sogno per tanti, ancora per molti, ma anche emblema di isolamento, la metropoli che si dimentica chi sei. E che permette che tu muoia sola, tra le fiamme, mentre dormi, a Natale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/quanto-e-facile-farsi-ammazzare-in-america.html">Quanto è facile farsi ammazzare in America</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Tarchi, l&#8217;editoriale: &#8220;Ecco la guerra più pericolosa&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/editoriale-del-prof-tarchi-ecco-la-guerra-piu-pericolosa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Giuliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 16 Nov 2024 11:59:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=444398</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1200" height="800" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240409173936354_56abd9743c22ae61e477700b0e81cc8f.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240409173936354_56abd9743c22ae61e477700b0e81cc8f.jpg 1200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240409173936354_56abd9743c22ae61e477700b0e81cc8f-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240409173936354_56abd9743c22ae61e477700b0e81cc8f-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240409173936354_56abd9743c22ae61e477700b0e81cc8f-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240409173936354_56abd9743c22ae61e477700b0e81cc8f-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>Ha ormai preso corpo un conflitto di portata globale tra l’Occidente a trazione Usa e i suoi molti nemici/concorrenti.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/editoriale-del-prof-tarchi-ecco-la-guerra-piu-pericolosa.html">Tarchi, l&#8217;editoriale: &#8220;Ecco la guerra più pericolosa&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1200" height="800" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240409173936354_56abd9743c22ae61e477700b0e81cc8f.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240409173936354_56abd9743c22ae61e477700b0e81cc8f.jpg 1200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240409173936354_56abd9743c22ae61e477700b0e81cc8f-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240409173936354_56abd9743c22ae61e477700b0e81cc8f-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240409173936354_56abd9743c22ae61e477700b0e81cc8f-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240409173936354_56abd9743c22ae61e477700b0e81cc8f-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>La <strong>guerra </strong>continua. Osservazione banale, penserà chi ci sta leggendo. Come si potrebbe dubitarne, anche solo ascoltando le notizie quotidiane ci pervengono dal <strong>fronte russo-ucraino</strong> o dai <strong>territori palestinesi</strong>, o prestando attenzione a quelle, molto più ridotte, che riguardano gli ormai famosi “conflitti dimenticati” che insanguinano numerosi luoghi del pianeta?<br><br>Vero. Ma, per dirla con un’altra (e qui inevitabile) frase fatta, se ci fermassimo a constatare che le armi proseguono a fare stragi su quei campi di battaglia, vedremmo solo la punta del gigantesco iceberg che abbiamo di fronte e intorno. Perché la principale, più insidiosa e in prospettiva più dannosa guerra che è in atto nel nostro tempo è quella, assai più vasta, che si sta combattendo, su scenari frastagliati e diversi, tra <strong>civiltà</strong>, ovvero tra stili di vita e modi di pensiero, usi e tradizioni, credenze religiose e fedi ideologiche, modelli di società e immagini del futuro. In altre parole, tra <strong>visioni del mondo</strong> in concorrenza e in contrasto.<br><br>Ci siamo, dicendo questo, convinti della bontà delle tesi di Samuel Huntington – peraltro spesso travisate da chi ne ha solo sentito parlare, senza degnare di lettura le pagine dell’articolo, e poi del corposo saggio, in cui sono state esposte? No. O, per meglio dire, non del tutto. Perché se è vero che il politologo statunitense poco amato dall’establishment aveva colto una caratteristica essenziale della dinamica belligena dell’epoca contemporanea, coniugando le abituali vedute della geopolitica realista con una marcata attenzione ai fenomeni culturali, la sua prospettiva si era arrestata all’analisi degli attriti che si stavano verificando nelle “<strong>zone di faglia</strong>” della tettonica planetaria. Le sue intuizioni sull’inevitabilità degli scontri tra le aree in cui col tempo si sono consolidati modelli di civiltà profondamente differenti – occidentale, cristiana orientale/ortodossa, latino-americana, islamica, indù, cinese, giapponese, buddista, africana – erano certamente fondate, ed è probabile che i decenni a venire ce ne forniranno ulteriori conferme. Ma una dimensione era rimasta da lui inesplorata: quella dei conflitti che fenomeni di portata universale, come l’estensione delle reti di comunicazione immediata e istantanea e le migrazioni di una enorme quantità di esseri umani erano destinati a scatenare all’<strong>interno</strong> di ciascuna delle aree da lui individuate.<br></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241006174025257_98dc9f99b743bd523416b6fd37d6f437-3-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-439328" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241006174025257_98dc9f99b743bd523416b6fd37d6f437-3-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241006174025257_98dc9f99b743bd523416b6fd37d6f437-3-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241006174025257_98dc9f99b743bd523416b6fd37d6f437-3-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241006174025257_98dc9f99b743bd523416b6fd37d6f437-3-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241006174025257_98dc9f99b743bd523416b6fd37d6f437-3-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241006174025257_98dc9f99b743bd523416b6fd37d6f437-3.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>La lacuna non è di poco conto, perché la porosità – e l’attraversamento, o la sistematica violazione delle frontiere tra Stati (e, quel che più conta, tra nazioni e continenti) ha messo a contatto sullo stesso territorio masse di individui contrassegnate da <strong>identità etnoculturali</strong> distinte, portatrici di stigmate culturali introiettate da generazioni e in genere non disposte a spogliarsene integralmente accettando gli imperativi dell’assimilazione. Alcuni dei conflitti che già si erano disegnati e avevano suscitato contrasti tra l’una e l’altra zona lungo le linee di faglia si sono pertanto riprodotti, e a volte intensificati, dentro alcune di quelle zone.</p>



<p>Ha preso così corpo, per un effetto naturale di trascinamento che nulla ha a che vedere con le ipotesi care ai complottisti di piani maturati e posti in atto da oscure e minacciose “cupole” guidate da potenti burattinai, quel conflitto di portata globale tra l’<strong>Occidente</strong> – ovvero l’area in cui gli <strong>Stati Uniti</strong> sono riusciti a proiettare in modo più solido e diretto la propria egemonia – e i suoi molti <strong>nemici/concorrenti</strong> a cui stiamo da tempo assistendo. Uno scontro che è fatto, come è ormai noto, dell’impiego degli strumenti del soft power oltre che delle tradizionali armi dell’hard power, per cui si svolge in larga misura sul terreno della conquista dell’immaginario collettivo, come in tante occasioni abbiamo documentato su queste pagine. E che dentro e dietro di sé ha la lotta tra due visioni del mondo inconciliabili: l’una <strong>individualista </strong>e <strong>cosmopolita</strong>, votata ad imporre in tutti gli angoli del pianeta, per via di progressiva omologazione, i propri valori di riferimento, l’altra <strong>olistica </strong>e radicata in eredità culturali specifiche e particolari, chiamata a resistere a questa insidiosa forma di invasione e conversione.<br><br>Chi si trova a vivere in qualunque <strong>paese “occidentale”</strong> – meglio sarebbe dire occidentalizzato – sa con quale virulenza questa guerra non convenzionale venga quotidianamente combattuta dall’élite al potere e dai suoi collaboratori, a suon di propaganda e disinformazione, censure e restrizioni della libertà di opinione. E come tenda a trasformarsi in guerra totale, da cui nessun ambito resta escluso, perché la logica di dominio che la anima non conosce eccezioni. Individuare tutti i fronti su cui il conflitto si sta svolgendo sarebbe impresa titanica, ma anche soffermandosi solo su alcuni di essi si possono cogliere nitidamente le sue dimensioni e le linee attorno a cui la battaglia si è fatta più accesa.<br><br>Volendo cominciare dagli scenari su cui lo scontro ha assunto un carattere esplicitamente cruento, è inevitabile citare quanto sta accadendo sia sul versante orientale del continente europeo che in <strong>Palestina</strong>. L’inarrestabile faziosità della rappresentazione giornalistica degli eventi, l’ipocrisia delle dichiarazioni dei politici, il sistematico ricorso all’applicazione della famigerata regola dei due pesi e due misure stanno ormai rinchiudendo l’opinione pubblica dei paesi inclusi nella sfera di influenza americana nel recinto della tanto (a parole) vituperata post-verità, dove a contare non sono i fatti accertati ma la “narrazione” che se ne dà. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240815124819301_f799eb587d0bff4a3b48cc8132bfea40-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-432675" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240815124819301_f799eb587d0bff4a3b48cc8132bfea40-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240815124819301_f799eb587d0bff4a3b48cc8132bfea40-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240815124819301_f799eb587d0bff4a3b48cc8132bfea40-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240815124819301_f799eb587d0bff4a3b48cc8132bfea40-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240815124819301_f799eb587d0bff4a3b48cc8132bfea40-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240815124819301_f799eb587d0bff4a3b48cc8132bfea40.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Continuiamo quindi ad essere costretti a sentire commenti lamentosi e deprecazioni accompagnate da immagini sensazionalistiche e/o commoventi ogni volta che si tratta di attacchi russi alle città e alle strutture energetiche ucraine e rapidi anodini accenni quando a morire per i bombardamenti o le incursioni sono dei cittadini russi. Nel primo caso il <strong>lessico utilizzato</strong> si dilunga su età, sesso, grado di parentela e professione delle vittime civili; nel secondo ci si limita in genere alle cifre delle casualties, ridotte al rango di danni collaterali. E se il video di un missile caduto su un caseggiato a Leopoli viene pubblicato per illustrare la “barbarie” degli aggressori, quello di un drone che si schianta su un analogo edificio di abitazione a Saratov si merita, sulle pagine del quotidiano più diffuso in Italia, il semplice aggettivo &#8220;spettacolare&#8221;. (Per la cronaca, si tratta dello stesso foglio che in prima pagina accoglie lo sfogo di un militare ucraino dispiaciuto di non poter uccidere i consueti cinquanta russi al giorno perché costretto ad allontanarsi dall’assediata Pokrovsk. Il tutto condito con una prosa intrisa di impeto bellicista da “radiose giornate” interventiste).<br><br>Ancora peggiore, se possibile, è il trattamento riservato alla tragedia dei palestinesi sconvolti da quella che ogni giorno di più si configura come una vera pulizia etnica. Dopo ogni reportage sui più <strong>efferati massacri</strong> compiuti dall’esercito israeliano in campi profughi, scuole, ospedali, moschee – naturalmente definiti preventivamente covi di terroristi, senza possibilità di riscontro oggettivo – è pronto un servizio su questo o quell’ostaggio o caduto nell’attacco del 7 ottobre, costruito con tutti gli ingredienti atti a portare al diapason la commozione: interviste ai parenti, ricordi dei compagni di scuola, aneddoti volti a sottolineare le virtù della vittima. Così, mentre continuano gli indiscriminati bombardamenti sui pochi edifici ancora in piedi a Gaza e le incursioni assassine dei coloni contro gli indifesi abitanti della Cisgiordania, culminate in episodi che persino il presidente israeliano Herzog è arrivato a definire pogrom, il telespettatore è indotto a mettere sullo stesso piano, se va bene, le milleduecento vittime dell’attacco a sorpresa di Hamas con le quarantamila e più falcidiate dalla rappresaglia israeliana, compiuta con armi fornite da Usa e Germania.<br><br>In entrambi i casi, il peso assai diverso attribuiti alla parti che si combattono è giustificato da una rappresentazione impostata su un registro rigorosamente manicheo, che vede da una parte chi si batte per il proprio <strong>diritto all’esistenza</strong> e per difendere i principi democratici e dall’altra accolite di fanatici o governanti smaniosi di realizzare folli progetti neo-imperiali e di soggiogare o eliminare ogni avversario. Una menzogna la cui evidenza ci si sforza di coprire, purtroppo spesso riuscendoci, anche quando i fatti sono eloquenti, con i dirigenti Nato che puntano apertamente ad aumentare lo sforzo bellico antirusso pretendendo di non essere considerati belligeranti e gli esponenti meno ipocriti del governo di Tel Aviv che profetizzano una “Giudea-Samaria” sgombra di ogni presenza non ebraica.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240604080747950_35f73828d03ac7b4a0e21475753d5a6a-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-423894" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240604080747950_35f73828d03ac7b4a0e21475753d5a6a-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240604080747950_35f73828d03ac7b4a0e21475753d5a6a-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240604080747950_35f73828d03ac7b4a0e21475753d5a6a-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240604080747950_35f73828d03ac7b4a0e21475753d5a6a-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240604080747950_35f73828d03ac7b4a0e21475753d5a6a-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240604080747950_35f73828d03ac7b4a0e21475753d5a6a.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>La verità è ben altra: come ha recentemente scritto in un suo articolo lo storico del pensiero politico Dino Cofrancesco, una delle poche voci ragionevoli del campo intellettuale liberale, &#8220;le <strong>autocrazie </strong>oggi diffuse nel pianeta non odiano noi occidentali perché ci siamo dati <strong>istituzioni liberali</strong> – diritti civili e politici, libertà di ricerca – ma perché le grandi potenze egemoni nell’area euroatlantica hanno cercato di imporre non solo il loro stile di vita ma, altresì, &nbsp;ragioni di scambio economico e sudditanze militari non certo iscritte nei trattati sul governo civile di John Locke. I <strong>retori dell’occidentalismo</strong> &nbsp;che vorrebbero farci credere che il mondo non europeo ci odia &nbsp;per le libertà di cui godiamo, dovrebbero meditare sul fatto che è la politica nordamericana in Medio Oriente – che ha tragicamente destabilizzato l’area causando morti, distruzioni, guerre civili – una delle origini del disordine mondiale. Altro che guerra (santa?) delle democrazie liberali alle autocrazie!&#8221;.<br><br>Parole sagge. A cui bisognerebbe aggiungere, però, che quelle grandi potenze – in realtà una sola – non hanno puntato ad imporre i loro paradigmi culturali agli “infedeli” con il semplice obiettivo di farne un solido zoccolo di una potenza asservita alla ragion di Stato e alla convenienza economica. Nei <strong>think thank</strong> che hanno ispirato e/o guidato i loro governi è sempre stata presente una preoccupazione eminentemente ideologica: convertire le popolazioni dei paesi soggiogati o tenuti al guinzaglio al credo individualista e al contempo universalista racchiuso nella dottrina dei “<strong>diritti dell’Uomo</strong>”. Il dato è apparso chiaro solo durante il doppio quadriennio di presidenza di <strong>George W. Bush</strong>, ma è tornato nell’oblio nell’<strong>era di Obama</strong> e durante i mandati successivi, pur continuando ad essere cruciale nelle strategie del Gendarme Planetario.<br><br>Ciò obbliga chi non intende piegarsi a questa dottrina, e alla visione del mondo che ne è il presupposto a cercare di individuare e comprendere nella sua interezza – senza concessioni alle paranoie delle narrazioni cospirative – il meccanismo della guerra per l’egemonia che il fronte occidentalista va conducendo, e di cui gli scontri fra eserciti e milizie sono solo, come dicevamo in apertura, l’aspetto superficiale. Sono molte le direttrici lungo le quali si svolge l’attacco, e molte di esse coinvolgono soprattutto l’<strong>ambito comunicativo</strong> e quello <strong>culturale </strong>ed <strong>educativo</strong>. È attorno alle tematiche sempre più scottanti dell’immigrazione e dell’organizzazione delle società multiculturali, del mantenimento o della cancellazione delle identità etniche che ciascun popolo si è formato &nbsp;nel corso dei secoli, dell’affermazione o della negazione dei criteri di normalità e naturalità che hanno retto la convivenza civile per millenni e che oggi sono oggetto di continuo attacco, della revisione e mistificazione del passato storico delle nazioni che oggi si gioca il nostro futuro. Ritorneremo ad occuparcene, per fornire il nostro pur minimo contributo all’edificazione dell’indispensabile argine di difesa di ciò che resta della nostra civiltà.</p>



<p><strong>Da &#8220;Diorama&#8221;, numero 381 (Settembre-Ottobre 2024)</strong></p>



<p>Per abbonarsi alla rivista <strong><em>Diorama Letterario</em></strong> (10 numeri in un anno) versare <strong>35 euro</strong> sul <strong>conto corrente postale 14898506</strong> intestato a Diorama Letterario, Codice Postale 1292, 50121 Firenze  <strong>oppure </strong>effettuare un bonifico sul ccb<strong> IBAN IT72Y0760102800000014898506</strong> intestato a Marco Tarchi. Inviare quindi una mail a <strong>mtdiorama@gmail.com</strong> per comunicare l&#8217;indirizzo al quale si vorrà ricevere la rivista.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/editoriale-del-prof-tarchi-ecco-la-guerra-piu-pericolosa.html">Tarchi, l&#8217;editoriale: &#8220;Ecco la guerra più pericolosa&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Mirtilli, pesce e banane a rischio. Salva la carta igienica. Gli effetti dello sciopero dei portuali Usa</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/mirtilli-pesce-e-banane-a-rischio-salva-la-carta-igienica-gli-effetti-dello-sciopero-dei-portuali-usa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Oct 2024 06:51:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni Usa 2024]]></category>
		<category><![CDATA[scioperi]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=439069</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241008225617826_d2765d7cbfc037cadd62feb1c48a0c37.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Usa" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241008225617826_d2765d7cbfc037cadd62feb1c48a0c37.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241008225617826_d2765d7cbfc037cadd62feb1c48a0c37-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241008225617826_d2765d7cbfc037cadd62feb1c48a0c37-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241008225617826_d2765d7cbfc037cadd62feb1c48a0c37-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241008225617826_d2765d7cbfc037cadd62feb1c48a0c37-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241008225617826_d2765d7cbfc037cadd62feb1c48a0c37-1536x1025.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p> Aumenti salariali e no all'automazione. Il sindacato dei portuali  Usa e il più grande sciopero del Paese dal 1977.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/mirtilli-pesce-e-banane-a-rischio-salva-la-carta-igienica-gli-effetti-dello-sciopero-dei-portuali-usa.html">Mirtilli, pesce e banane a rischio. Salva la carta igienica. Gli effetti dello sciopero dei portuali Usa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241008225617826_d2765d7cbfc037cadd62feb1c48a0c37.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Usa" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241008225617826_d2765d7cbfc037cadd62feb1c48a0c37.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241008225617826_d2765d7cbfc037cadd62feb1c48a0c37-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241008225617826_d2765d7cbfc037cadd62feb1c48a0c37-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241008225617826_d2765d7cbfc037cadd62feb1c48a0c37-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241008225617826_d2765d7cbfc037cadd62feb1c48a0c37-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241008225617826_d2765d7cbfc037cadd62feb1c48a0c37-1536x1025.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>A un mese esatto dalle <strong>elezioni Usa</strong>, i cittadini statunitensi hanno rischiato di finire vittime di uno degli <strong>scioperi</strong> più controversi, in grado di paralizzare il Paese. A incrociare le braccia sono stati i lavoratori portuali dell&#8217;<strong>International Longshoremen&#8217;s Association</strong> (ILA), che hanno iniziato a scioperare martedì a seguito del fallimento delle trattative tra l&#8217;ILA e l&#8217;organizzazione delle compagnie di navigazione internazionali che li impiegano. Ora sono tornati al lavoro mentre proseguono le trattative per un nuovo contratto. Ma se in ballo ci sono importanti rivendicazioni salariali, a rischio compromissione c&#8217;è stata e c&#8217;è ancora la fragile <strong>catena di approvvigionamento </strong>a stelle e strisce.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="Port strike caused national panic buying; therapist explains why that wasn’t the case in western..." width="500" height="281" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/DF5z6nQdyjQ?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div><script>ga("set", "video_embed", "youtube_DF5z6nQdyjQ");</script>
</div></figure>



<p>Questo tipo di operazioni contribuiscono a mandare nel panico i consumatori americani, che di certo non si cibano dal proprio orticello. Lo dimostra l&#8217;<strong>arrembaggio alla carta igienica</strong> che milioni di cittadini hanno tentato di accaparrarsi in questi giorni, svuotando i ripiani dei supermercati. Il prodotto in questione non è minimamente a rischio all&#8217;interno di questa vicenda, ma sono bastate poche notizie per far scattare la psicosi in stile <strong>pandemia</strong>.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://pbs.twimg.com/media/GY6vAMhWkAAJw8n?format=jpg&amp;name=small" alt="" style="width:370px;height:auto"/></figure>
</div>


<p>Circa 45.000 lavoratori hanno abbandonato il lavoro alle 12:01 di martedì scorso, rendendo questo lo sciopero più significativo a cui il sindacato abbia preso parte dal lontano 1977. I lavoratori hanno smesso di lavorare dopo la scadenza del loro contratto di sei anni con la <strong>United States Maritime Alliance</strong> (USMX), chiudendo <strong>14 porti </strong>, tra cui alcuni dei più grandi del Paese. Ciò avrebbe potuto avere un impatto gigantesco sull&#8217;economia statunitense: uno sciopero di settimane avrebbe portato a<strong> prezzi più alti </strong>e <strong>carenze di beni primari </strong>alla vigilia delle elezioni presidenziali, di Halloween e della stagione delle vacanze invernali. I protagonisti dello sciopero lavorano nei porti lungo la costa orientale fino al Maine, così come nei porti della costa del Golfo in Louisiana e Texas. Hanno bloccato alcuni dei porti più grandi del Paese, come la Port Authority di New York e del New Jersey, fermando<strong> di fatto circa il 50% delle importazioni ed esportazioni verso gli Stati Uniti.</strong></p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://i0.wp.com/porteconomicsmanagement.org/wp-content/uploads/Map-US-Banana-Ports.png?resize=900%2C650&amp;ssl=1" alt="" style="width:511px;height:auto"/></figure>
</div>


<p>&#8220;Vittime&#8221; delle tensioni sindacali e dei blocchi portuali, le <strong>banane</strong>. Gli Stati Uniti sono il più grande importatore di banane al mondo, con un valore di importazione di 2,3 miliardi di dollari nel 2022. Le banane sono un frutto molto amato dagli americani e la domanda di questa delizia tropicale rimane alta. Lo sciopero, una volta giunto al terzo giorno, ha bloccato il traffico nei porti lungo la costa orientale e la costa del Golfo, che gestiscono circa tre quarti di tutte le importazioni di banane degli Stati Uniti. Ciò include il porto di Wilmington, nel Delaware, che è il punto di accesso numero uno per le banane in arrivo negli Stati Uniti. Le navi di Dole e Chiquita, fra i maggiori produttori di banane al mondo, trasportano ogni anno più di 1,5 milioni di tonnellate di banane dall&#8217;America latina verso Wilmington. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.commondreams.org/media-library/dockworkers-strike.jpg?id=53727461&amp;width=900&amp;height=506&amp;quality=90&amp;coordinates=0%2C502%2C0%2C124" alt=""/></figure>



<p>Al cuore dello sciopero ci sono due questioni principali: la richiesta dell&#8217;<strong>aumento salariale</strong>, adeguandolo agli introiti delle compagnie, ma soprattutto le crescenti preoccupazioni per l&#8217;<strong>automazione</strong> del settore. Le trattative tra USMX e ILA per un nuovo contratto si erano interrotte a giugno, a quanto si dice a causa dell&#8217;arrivo dell&#8217;automazione in un porto di Mobile, in Alabama. La battaglia, lungi dall&#8217;essere una sfuriata luddista, per ora sembra essersi intiepidita: <strong>giovedì sera è stato raggiunto un accordo </strong>per rimandare al lavoro migliaia di scaricatori portuali e riaprire quasi 40 porti della costa orientale e del Golfo. Ciò consente a quasi metà delle importazioni ed esportazioni della nazione di riprendere a fluire ed evitare il duro colpo ai rivenditori e alle aziende, e all&#8217;economia in generale.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://pbs.twimg.com/media/GYzIFYCXYAYy-CG?format=jpg&amp;name=small" alt="" style="width:530px;height:auto"/></figure>
</div>


<p>Oltre la metà di tutte le merci importate negli Stati Uniti tramite navi cargo arriva attraverso i porti della costa orientale e del Golfo, e quasi il 70% delle esportazioni containerizzate parte da lì. Tuttavia, <strong>lo sciopero era nell&#8217;aria da mesi</strong>, e le aziende hanno avuto tutto il tempo per prepararsi, soprattutto quelle che si occupano di merci come abbigliamento, giocattoli, elettronica. A farne le spese, invece, la <strong>filiera  dei prodotti deperibili</strong>: oltre alle sopracitate banane, i mirtilli e il pesce dal Sud America sono sembrate le categorie più a rischio. Il perché è presto spiegato: il mercato statunitense dei mirtilli (rossi, soprattutto) è legato in particolar modo alla tendenza crescente verso alimenti naturali, biologici e minimamente lavorati. I mirtilli rossi, in particolare le varietà biologiche, si allineano bene con questa tendenza. Quanto al pesce, gli Stati Uniti importano oltre l&#8217;80% del pescato, che include il pesce catturato dai pescatori statunitensi, inviato fuori dal Paese per la lavorazione e poi importato di nuovo negli Stati Uniti.</p>



<p>Salvata la supply chain, l&#8217;accordo provvisorio raggiunto dia portuali è quasi il doppio dell&#8217;aumento salariale del 32%offerto dall&#8217;USMX all&#8217;inizio delle trattative. Apparentemente, è stato anche il miglior accordo che il sindacato pensava di poter ottenere prima che le posizioni si irrigidissero. L&#8217;effetto del rientro dello sciopero si farà sentire su molte fasi intermedie delle importazioni (si pensi agli scali), ma indubbiamente anche alle <strong>urne</strong>. I proprietari dei porti accoglieranno con favore anche un rapido ritorno alle operazioni a piena capacità, che risparmierà ai democratici qualsiasi <strong>voto di rabbia</strong> da parte dei membri dei sindacati nel caso in cui fosse stato necessario un ordine di sospensione dello sciopero da parte dell&#8217;Amministrazione Biden. </p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://d.newsweek.com/en/full/2486038/harold-j-daggett.webp?w=790&amp;f=33480d46eadfa700bcab6dc4447229e6" alt="" style="width:398px;height:auto"/></figure>
</div>


<p>Va ricordato, tra l&#8217;altro, che il <em>Political Action Committee</em> legato all&#8217;ILA, dona prevalentemente ai candidati democratici: né <strong>Harold Daggett</strong>, l&#8217;eccentrico leader della protesta, né l&#8217;ILA hanno sostenuto alcuno dei due candidati presidenziali quest&#8217;anno. Nel 2020, entrambi finanziarono la campagna di <strong>Joe Biden</strong>. Non solo, ma dall&#8217;inizio delle agitazioni, Daggett, le sue relazioni e il suo stipendio sono sotto esame, a partire da alcune foto con il ex presidente <strong>Donald Trump</strong> in un incontro di novembre a Mar-a-Lago, che alcuni sostengono suggerisca che stia supportando il candidato del Gop alle elezioni del mese prossimo. L&#8217;ILA PAC, nel ciclo elettorale del 2024, ha donato 115.000$ ai democratici e 5.000$ ai Repubblicani, ma di questo denaro nemmeno un centesimo è destinato ai candidati presidenziali, concentrandosi principalmente sulle campagne della Camera degli Stati Uniti.</p>



<p>Per ora, banane, mirtilli e pesce sono salvi. Le tensioni, invece, non sono ancora del tutto sopite. E mancano 30 giorni alle elezioni&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/mirtilli-pesce-e-banane-a-rischio-salva-la-carta-igienica-gli-effetti-dello-sciopero-dei-portuali-usa.html">Mirtilli, pesce e banane a rischio. Salva la carta igienica. Gli effetti dello sciopero dei portuali Usa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Le mosse di Israele per spiare gli attivisti pro-Gaza negli Usa</title>
		<link>https://it.insideover.com/spionaggio/le-mosse-di-israele-per-spiare-gli-attivisti-pro-gaza-negli-usa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Oct 2024 22:34:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Spionaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra a Gaza]]></category>
		<category><![CDATA[intelligence]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=434402</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240624202256242_55b4469670aa2220f3b2453b2b2cf8b6.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240624202256242_55b4469670aa2220f3b2453b2b2cf8b6.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240624202256242_55b4469670aa2220f3b2453b2b2cf8b6-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240624202256242_55b4469670aa2220f3b2453b2b2cf8b6-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240624202256242_55b4469670aa2220f3b2453b2b2cf8b6-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240624202256242_55b4469670aa2220f3b2453b2b2cf8b6-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240624202256242_55b4469670aa2220f3b2453b2b2cf8b6-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Un ministro israeliano avrebbe cercato di arruolare l'azienda d'intelligence Black Cube per spiare gli studenti pro-Gaza.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/spionaggio/le-mosse-di-israele-per-spiare-gli-attivisti-pro-gaza-negli-usa.html">Le mosse di Israele per spiare gli attivisti pro-Gaza negli Usa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240624202256242_55b4469670aa2220f3b2453b2b2cf8b6.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240624202256242_55b4469670aa2220f3b2453b2b2cf8b6.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240624202256242_55b4469670aa2220f3b2453b2b2cf8b6-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240624202256242_55b4469670aa2220f3b2453b2b2cf8b6-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240624202256242_55b4469670aa2220f3b2453b2b2cf8b6-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240624202256242_55b4469670aa2220f3b2453b2b2cf8b6-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240624202256242_55b4469670aa2220f3b2453b2b2cf8b6-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Alcune settimane fa, il Ministro per gli Affari della Diaspora israeliano, Amichai Chikli, avrebbe incontrato il CEO di <strong><a href="https://it.insideover.com/schede/politica/blackcube-quando-lo-spionaggio-e-un-business.html">Black Cube, </a></strong>una società di intelligence privata israeliana. Secondo il quotidiano israeliano <strong><em>The Marker</em></strong>, l&#8217;obiettivo di questo incontro era proporre<strong><a href="https://it.insideover.com/guerra/times-of-israel-netanyahu-alza-la-tensione-ma-porta-israele-in-territori-sconosciuti-e-pericolosi.html"> un&#8217;operazione di intelligence </a></strong>da svolgere sul suolo americano, commissionata dal Governo israeliano. Questa operazione avrebbe preso di mira un&#8217;organizzazione con sede negli Stati Uniti, nota per essere in prima linea nelle <strong>proteste contro Israele</strong> nei campus universitari americani, proteste che lo Stato di Israele considera antisemite.</p>



<p>Stando alle fonti, l&#8217;incontro tra <strong>il Ministro Chikli e il CEO di Black Cube, Dan Zorla</strong>, si sarebbe svolto in una residenza privata a Herzliya, vicino a Tel Aviv. Chikli sarebbe stato direttamente coinvolto nelle discussioni con Black Cube, con l&#8217;intesa che le operazioni di intelligence realizzate dall&#8217;azienda sul suolo americano non sarebbero state ufficialmente attribuite allo Stato di Israele. Tuttavia, non è chiaro se tali operazioni di intelligence siano state effettivamente autorizzate.</p>



<p>L&#8217;organizzazione che Chikli avrebbe chiesto di prendere di mira è <strong>&#8220;Students for Justice in Palestine&#8221;</strong>, un gruppo che ha organizzato numerose manifestazioni nei campus universitari degli Stati Uniti dopo lo scoppio della guerra tra Israele e Hamas lo scorso ottobre.</p>



<p><strong>L&#8217;uso di una società di intelligence privata</strong> contro un&#8217;organizzazione americana, i cui leader sono in gran parte cittadini americani, potrebbe essere visto come una violazione della sovranità degli Stati Uniti. Tale attività potrebbe ulteriormente danneggiare i rapporti tra Israele e il Governo americano e stigmatizzare l&#8217;immagine di Israele tra l&#8217;opinione pubblica americana.</p>



<p>In seguito alla pubblicazione del report di The Marker, il Ministero degli Affari della Diaspora ha dichiarato che la proposta per l&#8217;operazione di intelligence era stata avanzata da Black Cube e che alla fine i funzionari del Ministero l&#8217;avevano respinta. Tuttavia, almeno tre fonti diverse sembrano confermare il contrario, sostenendo che l&#8217;iniziativa di spionaggio sarebbe stata promossa dal Ministero. Black Cube avrebbe rifiutato la proposta a causa dei rischi elevati che una tale operazione avrebbe comportato per i suoi rapporti con il Governo degli Stati Uniti e per la sua capacità di operare sul suolo americano in futuro.</p>



<p>Una dichiarazione ufficiale del Ministero degli Affari della Diaspora ha affermato: “Dall&#8217;inizio della guerra,<strong> il ministero ha avuto incontri con decine di organizzazioni</strong> che cercano di assistere gli sforzi dello Stato di Israele in vari campi. Su richiesta dell&#8217;azienda [Black Cube], si è tenuto un incontro con i professionisti del ministero, al termine del quale si è deciso di non procedere con alcun impegno”.</p>



<p>Black Cube ha dichiarato: “[La nostra] azienda pianifica e realizza operazioni di intelligence complesse a beneficio di procedimenti legali, tutto in conformità con le leggi di ogni paese in cui opera. Black Cube non opera e non ha mai pianificato di operare contro studenti o gruppi di protesta politica negli Stati Uniti”.</p>



<p>Ulteriori informazioni suggeriscono che il<strong> Ministero degli Affari della Diaspora </strong>potrebbe comunque considerare l&#8217;esecuzione di un&#8217;operazione di questo tipo. Al presunto incontro segreto tra le due entità avrebbero partecipato alti funzionari, tra cui il Ministro Chikli, il CEO del ministero e altri funzionari. Dal lato di Black Cube, all&#8217;incontro avrebbero partecipato il CEO Zorla e il capo del Comitato Consultivo, l&#8217;ex generale di divisione delle forze di difesa israeliane Giora Eiland.</p>



<p>Sebbene vi siano pochi dubbi sul fatto che tale incontro segreto abbia avuto luogo, è importante ricordare che, dopo la condanna del cittadino statunitense Jonathan Pollard nel 1987 per spionaggio contro gli Stati Uniti a favore di Israele, il governo israeliano aveva assicurato a Washington che tali incidenti non si sarebbero ripetuti, impegnandosi a non spiare più contro gli Stati Uniti. Tuttavia, un Ministro del governo israeliano potrebbe aver almeno considerato di spiare sul suolo americano attraverso un appaltatore privato israeliano.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/spionaggio/le-mosse-di-israele-per-spiare-gli-attivisti-pro-gaza-negli-usa.html">Le mosse di Israele per spiare gli attivisti pro-Gaza negli Usa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il Giappone trasforma la portaelicotteri in portaerei e testa gli F-35 ad atterraggio verticale</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/il-giappone-testera-per-la-prima-volta-gli-f-35-a-bordo-della-sua-portaerei-kaga.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mauri]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 Sep 2024 04:19:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=435836</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1425" height="950" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/Izumo.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/Izumo.jpg 1425w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/Izumo-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/Izumo-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/Izumo-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/Izumo-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1425px) 100vw, 1425px" /></p>
<p>La marina giapponese testerà gli F-35B a bordo della "portaerei" Kaga al largo di San Diego tra ottobre e novembre.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/il-giappone-testera-per-la-prima-volta-gli-f-35-a-bordo-della-sua-portaerei-kaga.html">Il Giappone trasforma la portaelicotteri in portaerei e testa gli F-35 ad atterraggio verticale</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1425" height="950" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/Izumo.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/Izumo.jpg 1425w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/Izumo-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/Izumo-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/Izumo-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/Izumo-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1425px) 100vw, 1425px" /></p>
<p>Secondo un <a href="https://www.mod.go.jp/msdf/en/release/202409/20240910en_01.pdf">comunicato stampa</a> della <strong>JMSDF </strong>(<em>Japan Maritime Self-Defense Force</em>) pubblicato il 10 settembre, la “portaerei” nipponica “<strong>Kaga</strong>” condurrà i suoi primi test operativi coi cacciabombardieri STOVL (Short Take Off Vertical Landing) <strong>F-35B</strong> durante il suo dispiegamento per le manovre “Indo-Pacific Deployment 2024” con il supporto della U.S. Navy. Lo scopo dei test è “raccogliere i dati necessari per il funzionamento dell&#8217;F-35B sui cacciatorpediniere di classe Izumo” e nella fattispecie sono previsti test di decollo corto, atterraggio verticale e l&#8217;integrazione a bordo dei cacciabombardieri di quinta generazione. </p>



<p>Abbiamo definito il “Kaga” una portaerei tra virgolette in quanto, ufficialmente, l&#8217;unità navale è un DDH, ovvero un <strong>cacciatorpediniere portaelicotteri</strong>. Tale designazione si è resa necessaria perché il Giappone ha nella sua costituzione l&#8217;espresso divieto di possedere armamenti da attacco, e le portaerei vengono considerate tali in quanto navi pensate per proiettare a grande distanza tali capacità.</p>



<p>Tra il 5 ottobre e il 18 novembre, al largo di <strong>San Diego</strong>, il “Kaga” testerà per la prima volta la sua capacità di operare con gli F-35B (che possiede anche il Giappone) dopo i primi lavori di modernizzazione e <strong>adeguamento</strong> dell&#8217;unità proprio per questo scopo. </p>



<p>Le modifiche sulle due portaelicotteri di classe Izumo &#8211; “Izumo” (DDH 183) e “Kaga” (DDH 184) &#8211; <a href="https://www.navalnews.com/naval-news/2024/04/japan-completes-first-stage-of-js-kaga-modification-to-operate-f-35b/">sono attualmente in corso</a>, articolate in due fasi principali per coincidere coi programmi periodici di ristrutturazione e revisione delle navi che si svolgono ogni cinque anni. La JMSDF prevede che entrambe le unità completino i lavori atti a trasformarle in portaerei leggere capaci di operare con gli F-35B intorno al 2027. Per quanto riguarda i lavori sul “Kaga”, essi hanno incluso attualmente la modifica della sezione di prua del ponte di volo, ora diventato di forma quadrata, simile pertanto a quello presente sulle navi d&#8217;assalto anfibio statunitensi della classe Wasp e America. Inoltre esso è stato rinforzato per supportare il peso aggiuntivo dato dai caccia, ed è stato protetto con materiale antifiamma per sopportare il calore degli atterraggi verticali. Modifiche minori hanno riguardato la posa di luci guida per le manovre di appontaggio dei caccia e la pittura di linee sul ponte di volo per il loro decollo e parcheggio.</p>



<p>Il Ministero della Difesa giapponese prevede di acquistare un totale di <strong>42 F-35B</strong> (insieme a 105 F-35A) che presumibilmente saranno schierati nella base aerea di Nyutabaru sull&#8217;isola di Kyushu, ovvero in una posizione prossima al teatro di crisi del Mar Cinese Meridionale/Taiwan. </p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="Esercitazione Noble Raven 24-3" width="500" height="281" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/dlAw85wxTl0?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div><script>ga("set", "video_embed", "youtube_dlAw85wxTl0");</script>
</div></figure>



<p>La notizia diffusa dalla JMSDF arriva – non a caso – a breve distanza dall&#8217;esercitazione multinazionale nel Pacifico Occidentale (<strong>Noble Raven 24</strong>) che ha visto la presenza dell&#8217;unità gemella del “Kaga” sebbene non ancora modificata estensivamente: lo “Izumo”. Durante quelle manovre, è stato composto un gruppo navale imperniato sulla <strong>portaerei “Cavour”</strong> che, <a href="https://it.insideover.com/difesa/nave-cavour-in-giappone-litalia-alla-conquista-del-pacifico.html">come sappiamo</a>, sta effettuando una lunga missione nelle acque dell&#8217;<strong>Indo-Pacifico</strong> (rientro previsto in Italia ai primi di ottobre) anche per mettere alla prova le capacità aeree imbarcate nell&#8217;ambito di un <strong>CSG (<em>Carrier Strike Group</em>)</strong>. </p>



<p>Il gruppo navale visto a “Noble Raven 24” era composto, oltre che dal “Izumo” e dal “Cavour”, dal cacciatorpediniere australiano “Sydney”, dalla fregata “Alpino”, dal PPA “Montecuccoli”, dal rifornitore di squadra tedesco “Frankfurt am Main”, dalla fregata tedesca “Baden-Württemberg”, dalla fregata francese “Bretagne” e da altre due unità nipponiche: il sottomarino “P-1” e il cacciatorpediniere “Onami”. </p>



<p>L&#8217;esercitazione, come riferisce un comunicato stampa della JMSDF, ha riguardato operazioni di tipo <em>Anti-Air Warfare</em>, <em>Anti-Submarine Warfare</em> e <em>Cross Deck Operations</em>, ma non lo “scambio” di F-35B o AV-8B della Marina Militare sul ponte di volo di nave “Izumo”. Durante le manovre, che hanno coinvolto anche il GRUPAER italiano su nave “Cavour”, il personale nipponico ha potuto osservare il potenziale espresso dal binomio “F-35B/portaerei leggera” ed il <strong>livello di operatività</strong> raggiunto dalla nostra marina grazie ai nuovi assetti aeronavali; esperienza che probabilmente porterà il Giappone a premere sull&#8217;acceleratore della certificazione delle due classe “Izumo” per l&#8217;utilizzo degli F-35B, e ovviamente dei lavori di adeguamento delle unità navali.</p>



<p>L&#8217;augurio è quello di vedere presto operazioni <em>Cross Deck</em> tra le portaerei italiane (nave “Trieste” dovrebbe essere consegnata a novembre) e le nipponiche di classe “Izumo” quando avranno completato i lavori di modifica, in modo da perfezionare i livelli di <strong>interoperabilità </strong>tra le forze aeronavali italiane e giapponesi sulla via dell&#8217;intercambiabilità dei caccia F-35B a bordo delle diverse unità navali, per acquisire una sinergia operativa con un partner e importante alleato per gli interessi italiani come è il Giappone.<br><br></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/il-giappone-testera-per-la-prima-volta-gli-f-35-a-bordo-della-sua-portaerei-kaga.html">Il Giappone trasforma la portaelicotteri in portaerei e testa gli F-35 ad atterraggio verticale</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>

<!--
Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: https://www.boldgrid.com/w3-total-cache/?utm_source=w3tc&utm_medium=footer_comment&utm_campaign=free_plugin

Object Caching 60/400 objects using Redis
Page Caching using Disk: Enhanced 
Minified using Disk

Served from: it.insideover.com @ 2026-08-27 07:04:29 by W3 Total Cache
-->