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	<title>Stati Uniti Archives - InsideOver</title>
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	<title>Stati Uniti Archives - InsideOver</title>
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		<title>Profili &#8211; Marco Rubio, il neo segretario di Stato convertito al trumpismo ma sempre pro Kiev</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Guglielmo Calvi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Nov 2024 09:56:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni Usa 2024]]></category>
		<category><![CDATA[politica estera Usa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1024" height="484" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/Marco-Rubio-e1731924006149.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/Marco-Rubio-e1731924006149.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/Marco-Rubio-e1731924006149-300x142.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/Marco-Rubio-e1731924006149-768x363.jpg 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>Trump ha scelto per la politica estera Marco Rubio, un tempo suo rivale ma oggi suo stretto alleato. Alcuni diffidano di lui perché pro Kiev.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/profili-marco-rubio-il-neo-segretario-di-stato-convertito-al-trumpismo-ma-sempre-pro-kiev.html">Profili &#8211; Marco Rubio, il neo segretario di Stato convertito al trumpismo ma sempre pro Kiev</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1024" height="484" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/Marco-Rubio-e1731924006149.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/Marco-Rubio-e1731924006149.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/Marco-Rubio-e1731924006149-300x142.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/Marco-Rubio-e1731924006149-768x363.jpg 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>Giorno dopo giorno, il <a href="https://it.insideover.com/politica/elezioni-usa-kamala-harris-travolta-dalla-valanga-di-trump.html">presidente eletto degli Stati Uniti Donald Trump</a> tiene alta l’attenzione dei media di tutto il mondo per l’infornata di <a href="https://it.insideover.com/politica/una-fedelissima-per-guidare-la-casa-bianca-cosa-ci-dice-la-prima-mossa-di-trump.html">nomine</a> per la sua amministrazione e qualche giorno fa il <em>tycoon</em> ha scelto il neo <strong>segretario di Stato</strong>, ovvero <strong>Marco Rubio</strong>. Naturalmente, tale nomina riveste per noi europei un’importanza cruciale poiché si tratta del titolare della politica estera al cui vaglio passeranno le sorti delle due guerre che si combattono alle porte di casa nostra: il <a href="https://it.insideover.com/guerra/lucraina-e-trump-oltre-le-chiacchiere-che-opzioni-ha-in-mano-il-presidente-eletto.html">conflitto russo-ucraino</a> e quello <a href="https://it.insideover.com/politica/guerra-o-pace-lincognita-trump-per-israele-e-gaza.html">israelo-palestinese</a>.</p>



<p>Detto questo, chi è Marco Rubio? In tanti lo conoscono come il “semplice” <strong>senatore della Florida </strong> da quasi tre lustri, ma per gli scienziati della politica e commentatori politici di diverse estrazioni culturali è l’emblema della <strong>metamorfosi del Partito Repubblicano</strong> dall’era Bush all’era Trump, ovvero dall’essere propaggine dell’establishment <em>neocon </em>(neoconservatore) a formazione popolare. Rubio per anni è stato il volto della moderazione e del conservatorismo classico che i notabili del partito volevano come contrappeso all&#8217;esuberanza e al conservatorismo sovranista del 45esimo presidente, ma alla fine il poco più che cinquantenne senatore di Miami è stato folgorato sulla via di The Donald, tanto da diventare uno dei suoi più stretti alleati al Congresso. Ciò, però, non sarebbe abbastanza per essere idolatrato dalla base del movimento <em>Make America Great Again  </em>(MAGA) che ha accolto con freddezza la sua “promozione” nella futura amministrazione Trump a causa di prese di posizione interventiste e neoconservatrici in politica estera che paiono un retaggio del vecchio Grand Old Party (nome con cui è conosciuto il Partito Repubblicano) prima che irrompesse sulla scena l’imprenditore newyorchese. </p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>I primi passi in politica</strong></h2>



<p>Marco Rubio è nato in Florida da <strong>genitori di origine cubana</strong> e dalle condizioni economiche modeste, ma ha trascorso parte dell&#8217;infanzia in Nevada dove la famiglia si era trasferita in cerca di opportunità lavorative più redditizie. Durante gli anni del liceo si distingue per le sue doti da giocatore di football, ma il giovane Marco decide di sfruttare il suo talento sportivo per guadagnarsi una borsa di studio e procurarsi una laurea in legge. Una volta ottenuta l’abilitazione all’esercizio della professione di avvocato, Rubio decide di lasciare le aule di tribunale per sedere tra gli scranni delle aule parlamentari e a neanche trent’anni compiuti è eletto alla Camera dei rappresentanti della Florida di cui diventerà Speaker nel 2006. </p>



<p>Proprio nell’anno in cui diventa presidente dell’assemblea del <em>Sunshine State, </em>Rubio<em> </em>pubblica il libro <strong>“100 idee innovative per il futuro della Florida”</strong>, un opuscolo delle riforme da attuare che diventerà il suo trampolino di lancio per la scalata alla politica nazionale, che avverrà qualche anno più tardi con la candidatura al Senato degli Stati Uniti. Prima di assaporare il seggio di Capitol Hill, Rubio è dovuto passare per le forche caudine delle primarie, competizione in cui tutti i sondaggi lo davano perdente. Il futuro senatore riuscì a stravolgere i pronostici e a vincere non solo le primarie ma anche lo scontro finale per aggiudicarsi <strong>lo scranno in quel di Washington</strong>. Nonostante in tanti nel GOP gli abbiano proposto di candidarsi alla Casa Bianca nella sfida di Obama per il secondo mandato &#8211; la scelta poi ricadde su <strong>Mitt Romney</strong> -, Rubio declinò l’offerta per poi presentarsi alle primarie del 2016 proprio contro Donald Trump.&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La metamorfosi trumpiana</strong>&nbsp;</h2>



<p>Dopo aver annunciato la sua candidatura alla nomination repubblicana, i media accendono i riflettori sul suo profilo, dando luogo a un’opera di incensazione che si spinge fino a definirlo “<strong>l’Obama repubblicano</strong>” per via della giovane età e della sua riuscita personale e professionale, nonostante le umili origini familiari. Data l’accoglienza mediatica, diventa in pochissimo tempo il candidato dell’establishment partitico, ma la sua stella inizia a brillare sempre meno fino a perdere ogni bagliore con la comparsa di Trump ed dell’ultraconservatore <strong>Ted Cruz</strong>, senatore del Texas.&nbsp;</p>



<p>Più le primarie entrano nel vivo, più si profila una lotta serrata tra Trump e Cruz,<em> </em>relegando Rubio al ruolo di inseguitore dei due paladini anti establishment, cosa che lo costringe a ritirarsi dalla corsa dopo la <strong>cocente sconfitta nella “sua” Florida,</strong> dove The Donald trionfò con il 47%, 20 punti percentuali più di lui.&nbsp;</p>



<p>Durante la campagna elettorale <strong>Rubio e Trump si inflissero colpi bassissimi</strong> e tra loro volarono insulti pesanti. Il primo accusò il secondo di essere “un artista della truffa” e fece battute pungenti sulle dimensioni delle sue mani, mentre il <em>tycoon </em>gli affibbiò l’appellativo “Little Marco” (Piccolo Marco). Dopo l’insediamento del magnate alla Casa Bianca e l’opa della filosofia del <em>Make America Great Again</em>, il senatore ha messo da parte i dissapori con il suo ex rivale, iniziando a sostenerlo incondizionatamente nelle campagne elettorali del 2020 e 2024. Le asperità di un tempo sono acqua passata, ma se Rubio è adesso più in sintonia con la base MAGA su questioni di politica interna ed economica, per la politica estera continua a godere di scarso apprezzamento.&nbsp;</p>



<p>Nel corso di questi anni, Rubio ha più volte parlato di <strong>minacce agli Stati Uniti da parte dell’Est del mondo </strong>affermando che Mosca, Pechino, Teheran e Pyongyang starebbero facendo fronte comune per minare l’egemonia americana: &#8220;Tutti condividono un unico obiettivo: indebolire l&#8217;America, indebolire le nostre alleanze, indebolire la nostra posizione, la nostra capacità e la nostra volontà&#8221;. Durante il primo mandato di Trump alla Casa Bianca, sussurrò in modo piuttosto rumoroso all’orecchio del presidente di inasprire le sanzioni contro il Venezuela e sostenne anche l&#8217;opportunità di un <a href="https://it.insideover.com/politica/marco-rubio-maduro.html">golpe militare per rovesciare Nicolas Maduro</a>.</p>



<p>È sull’<strong><a href="https://it.insideover.com/persone/donald-trump#google_vignette">Ucraina</a></strong>, però, che non si può realizzare l’idillio con i sostenitori MAGA. Rubio in tempi recenti non ha votato a favore degli aiuti a Kiev non perché volesse sollecitare i negoziati di pace con Mosca, ma per il fatto che si stavano sottraendo risorse ai presidi al confine con il Messico contro l’immigrazione clandestina. A dire il vero, come riporta <em>Politico</em>, a Kiev avrebbero tirato un profondo sospiro di sollievo una volta appreso della nomina del senatore della Florida a segretario di Stato, tanto che la parlamentare ucraina Iryna Gerashchenko si è precipitata a dichiarare “Rubio ha visitato ripetutamente l’Ucraina e ha persino criticato pubblicamente i repubblicani che dubitavano della necessità di aiutare l’Ucraina”.</p>



<p>Indubbiamente, la designazione di un profilo moderato per un ruolo chiave nell’amministrazione Trump è un asso nella manica per flirtare con l’establishment&nbsp; che ha sempre percepito The Donald come un corpo estraneo. Solo il tempo ci dirà se le speranze che tanti hanno riposto nel <em>tycoon </em>per la fine delle guerre saranno assecondate o se invece con la nomina di Rubio siano destinate ad affievolirsi.&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>
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		<title>Tren de Aragua: la gang sudamericana che terrorizza New York e può influire sulle elezioni</title>
		<link>https://it.insideover.com/criminalita/tren-de-aragua-la-gang-sudamericana-che-terrorizza-new-york-e-puo-influire-sulle-elezioni.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Oct 2024 09:19:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Criminalità]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni Usa 2024]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1039" height="594" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/Tatuaggio-tren-de-aragua.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/Tatuaggio-tren-de-aragua.jpeg 1039w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/Tatuaggio-tren-de-aragua-600x343.jpeg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/Tatuaggio-tren-de-aragua-300x172.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/Tatuaggio-tren-de-aragua-1024x585.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/Tatuaggio-tren-de-aragua-768x439.jpeg 768w" sizes="(max-width: 1039px) 100vw, 1039px" /></p>
<p>Ritratto della multinazionale del crimine che sta prendendosi di rapina le principali città americane, soprattutto New York.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/criminalita/tren-de-aragua-la-gang-sudamericana-che-terrorizza-new-york-e-puo-influire-sulle-elezioni.html">Tren de Aragua: la gang sudamericana che terrorizza New York e può influire sulle elezioni</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1039" height="594" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/Tatuaggio-tren-de-aragua.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/Tatuaggio-tren-de-aragua.jpeg 1039w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/Tatuaggio-tren-de-aragua-600x343.jpeg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/Tatuaggio-tren-de-aragua-300x172.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/Tatuaggio-tren-de-aragua-1024x585.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/Tatuaggio-tren-de-aragua-768x439.jpeg 768w" sizes="auto, (max-width: 1039px) 100vw, 1039px" /></p>
<p>Carcere di Tocorón, <strong>Venezuela</strong>. Una prigione infame, di quelle notoriamente senza legge con criminali incalliti, in quel dello Stato centrale di Aragua. Siamo più o meno nel 2012 quando qui dentro il <strong>Tren de Aragua </strong>muove i primi passi: il Venezuela è la principale autostrada di transito per la <strong>cocaina</strong> contrabbandata dai guerriglieri colombiani, in un Paese che ha stretti legami con alcuni dei principali nemici americani, dall&#8217;Iran alla Russia. Tuttavia la gang, nonostante preoccupi il personale dell&#8217;ambasciata statunitense, non è considerata un rischio importante per la sicurezza degli Stati Uniti.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://i.dailymail.co.uk/1s/2024/08/02/18/87957585-13688835-Caption-a-26_1722620074557.jpg" alt="" style="aspect-ratio:1;width:382px;height:auto"/></figure>
</div>


<p>Quasi dieci anni dopo, i telefoni dei dipartimenti di polizia americani sono bollenti: gli agenti chiedono come trattare questa nuova minaccia che semina il panico da un capo all&#8217;altro del continente. Le autorità di Paesi come Cile, Perù e Colombia accusano il gruppo di essere dietro a una serie di violenze da film dell&#8217;orrore tra cui <strong>decapitazioni</strong> e la <strong>sepoltura delle vittime da vivi, sistemi con cui</strong> la banda estorce il pizzo. Il crollo del sistema carcerario e la disperata situazione umanitaria in Venezuela hanno reso facile il reclutamento.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://pbs.twimg.com/media/GX8ty2xXsAAPXEW?format=jpg&amp;name=large" alt="" style="width:380px;height:auto"/></figure>
</div>


<p>La duttilità dei membri della gang consente loro di sfruttare facilmente nuove opportunità criminali e dà loro un vantaggio rispetto ai loro concorrenti. Così, in un decennio, il Tren si costruisce un ampio portafoglio criminale che annovera <strong>traffico di droga</strong>, <strong>estrazione mineraria</strong> illegale, <strong>estorsioni</strong>, <strong>traffico di migranti</strong>, tratta di donne a scopo di <strong>sfruttamento sessuale</strong> e sequestro di persona, rapine. Ma soprattutto, questo treno del malaffare è giunto negli Stati Uniti. Da quando la gang ha messo radici negli Stati Uniti, almeno otto Stati hanno assistito a un&#8217;esplosione della prostituzione da parte delle migranti: Texas, Nevada, Illinois, California, Florida, Georgia, New Jersey e New York ora lottano per limitare il commercio del sesso.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://nypost.com/wp-content/uploads/sites/2/2023/07/NYPICHPDPICT000015434447.jpg?quality=75&amp;strip=all&amp;w=1024" alt="" style="width:434px;height:auto"/></figure>
</div>


<p>New York è diventata l&#8217;emblema del trionfo del Tren de Aragua: sulla Roosevelt Avenue, nel Queens, le prostitute sfruttate esercitano sui marciapiedi nei pressi di quello che viene chiamato &#8220;<strong>Mercato delle fidanzate</strong>&#8220;: un vero bordello a cielo aperto che non conosce chiusura né crisi, affollato com&#8217;è tutti i giorni della settimana a due passi da due scuole elementari. Lo schema è quello solito della tratta delle donne: le si priva di documenti, si fornisce loro di tutto il &#8220;necessario&#8221; a prostituirsi, e si crea con loro un debito che difficilmente potranno sanare, lucrando sui loro introiti. </p>



<p>Che le bande criminali operino nelle grandi città d&#8217;America non è un mistero per nessuno. Ma il fatto che questa multinazionale del crimine si sia presa di rapina l&#8217;appalto di determinati traffici nelle metropoli statunitensi, a una manciata di settimane dalle <strong>elezioni presidenziali</strong>, costituisce una bomba politica pronta ad esplodere. Dopo che il boss <strong>Hector Guerrero Flores</strong> è fuggito l&#8217;anno scorso, questa mafia ha spostato il suo centro di comando a Ciudad Juarez in Messico, al confine con gli Stati Uniti, proprio di fronte a El Paso, in Texas. Nella Grande Mela la gang è ormai dietro ai <strong>furti nei negozi al dettaglio</strong> e ha preso di mira in particolar modo la merce di lusso nei grandi magazzini. La polizia ha anche collegato Tren de Aragua a <strong>rapine in scooter</strong>, rubando cellulari e orologi costosi alle persone per strada. Gli smartphone sono una merce preziosa, poiché funzionali ad hackerare i conti bancari delle vittime.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://i.dailymail.co.uk/1s/2024/08/02/18/88054143-13688835-Last_month_the_US_government_designated_Tren_de_Aragua_a_transna-a-28_1722620074830.jpg" alt="" style="width:367px;height:auto"/></figure>
</div>


<p>Nascondersi a New York per gli affiliani del &#8220;Tren&#8221; è diventato relativamente semplice. I suoi membri vivono, o hanno vissuto, nei <strong>rifugi per migranti</strong> della città. Alcuni probabilmente si sono trasferiti da qui in alloggi fatiscenti a basto costo, non potendo essere ospitati per più di 30 o 60 giorni, anche se spesso vengono concesse delle proroghe. Finora, secondo il <em>New York Times</em>, sono stati registrati <strong>24 membri </strong>nel database delle bande criminali della città, che secondo la polizia conta 14.000 membri identificati provenienti da 496 bande cittadine.</p>



<p>Sulla dinamica in corso a New York occorre però essere chiari: nonostante l&#8217;aumento del numero di immigrati, <a href="https://www.nyc.gov/site/nypd/news/p0524/nypd-may-2024-citywide-crime-statistics">i tassi di criminalità della città sono in calo</a>. Tuttavia, è all&#8217;inizio di quest&#8217;anno che le autorità federali hanno notificato alle autorità cittadine la presenza della gang nel Nordest. I dati registrati in tutto il Paese suggeriscono che i membri hanno iniziato ad arrivare negli ultimi anni, quando il numero di persone che attraversavano il confine meridionale, in particolare venezuelani, è aumentato durante l&#8217;amministrazione Biden. Questo aspetto ne ha fatto un ottimo <strong>strumento di propaganda</strong> nelle mani del Gop e di <strong>Donald Trump</strong>.</p>



<p>A preoccupare è il progressivo tasso di <strong>specializzazione</strong> della banda. Non solo prostituzione, rapine e narcotraffico &#8220;tradizionale&#8221;, il gruppo si è guadagnato il monopolio dello spaccio del <strong>Tusi rosa</strong>, mix letale di ketamina e MDMA (ecstasy), caffeina, oppioidi e altre nuove sostanze, non ultimo il famigerato <strong>fentanyl</strong>. Durante quest&#8217;estate, poi, un colpo di scena con l&#8217;arresto a luglio di <strong>Larry Álvarez</strong>, 45 anni, ritenuto uno dei tre fondatori del Tren de Aragua. Era ricercato in Cile e Venezuela per i presunti reati di terrorismo, finanziamento del terrorismo, traffico di armi, estorsione e sequestro di persona. </p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" 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<p>Il Dipartimento di Stato Usa, in coordinamento con il Dipartimento di Giustizia, in quell&#8217;occasione aveva annunciato <a href="https://co.usembassy.gov/up-to-12-million-in-reward-offers-for-information-leading-to-arrests-and-or-convictions-of-three-leaders-of-the-tren-de-aragua-transnational-criminal/">laute ricompense </a>per un totale di 12 milioni di dollari per informazioni che portino all&#8217;arresto e/o alla condanna in qualsiasi Paese dei leader del Tren de Aragua <strong>Héctor Rusthenford Guerrero</strong>, alias &#8220;Niño Guerrero&#8221; (fino a 5 milioni di dollari), <strong>Yohan Jose Romero</strong>, alias &#8220;Johan Petrica&#8221; ​​(fino a 4 milioni di dollari), e <strong>Giovanny San Vicente</strong>, alias &#8220;Giovanny&#8221;, alias &#8220;Viejo Viejo&#8221;, alias &#8220;El Viejo&#8221; (fino a 3 milioni di dollari). Queste ricompense vengono offerte in coordinamento con il Governo della Colombia.</p>


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<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://i.dailymail.co.uk/1s/2024/08/02/18/88054141-13688835-Tren_de_Aragua_gang_tattoos_pictured_above_were_part_of_a_Depart-a-23_1722620074277.jpg" alt="" style="width:454px;height:auto"/></figure>
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<p>Individuare i membri della banda non è semplice. Anche di fronte all&#8217;arresto, difficilmente ammettono l&#8217;affiliazione. Le autorità americane sono alle prese da mesi con la realizzazione di un vero database di segni identificativi. Tra questi, i loro <strong>tatuaggi</strong>. Nemmeno a dirlo, treni e kalashnikov sarebbero i più gettonati. A seguire, corone, stelle, orologi e perfino riferimenti al basket.</p>



<p>Nel frattempo, Tren de Aragua ha iniziato a reclutare nuovi membri all&#8217;interno dei rifugi. Sotto accusa è ora lo <em>status </em>speciale di &#8220;<strong>città santuario</strong>&#8221; o &#8220;<strong>città rifugio</strong>&#8221; che investe la New York da anni. Questa politica risale almeno al 1989, quando l&#8217;allora sindaco Ed Koch firmò un ordine esecutivo che impedisce ai funzionari della città di condividere informazioni sugli immigrati a meno che non riguardino una questione penale. L&#8217;ordine è stato riemesso dal sindaco David Dinkins e di nuovo dal sindaco Rudy Giuliani. La prima legge cittadina che limitava la cooperazione del governo locale con l&#8217;<em>Immigration and Customs Enforcement </em>(ICE) federale, anziché un ordine esecutivo, arrivò nel 2011. Nel 2014 , sotto l&#8217;allora sindaco <strong>Bill De Blasio</strong>, i legislatori cittadini ampliarono le protezioni, limitando quando e come la polizia e i dipartimenti penitenziari della città possono cooperare con l&#8217;ICE.</p>



<p>Questo specifico status è ora sotto attacco, poiché secondo i conservatori-a destra come a sinistra-favorirebbe le spire del Tren de Aragua. Non si tratta di una questione da risolversi con un colpo di spugna: l&#8217;impero criminale del Tren, infatti, mette insieme in un mix esplosivo due patate bollenti di questa campagna elettorale, ossia la sicurezza dei cittadini e la questione del confine meridionale. E mancano solo 40 giorni alle elezioni&#8230;</p>



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<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/criminalita/tren-de-aragua-la-gang-sudamericana-che-terrorizza-new-york-e-puo-influire-sulle-elezioni.html">Tren de Aragua: la gang sudamericana che terrorizza New York e può influire sulle elezioni</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Gli Usa sui chip non riescono a fare a meno dei colossi di Taiwan</title>
		<link>https://it.insideover.com/tecnologia/gli-usa-sui-chip-non-riescono-a-fare-a-meno-dei-colossi-di-taiwan.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Oct 2024 15:40:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[Chip]]></category>
		<category><![CDATA[Semiconduttori]]></category>
		<category><![CDATA[TSMC]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1363" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240618090739267_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1740672.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240618090739267_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1740672.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240618090739267_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1740672-600x426.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240618090739267_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1740672-300x213.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240618090739267_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1740672-1024x727.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240618090739267_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1740672-768x545.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240618090739267_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1740672-1536x1090.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Gli sforzi americani per disaccoppiarsi dai fornitori rivali nel settore dei chip e tagliare le linee di approvvigionamento da attori come la Cina può creare un approfondimento della dipendenza da Taiwan. E, nello specifico, dalla Taiwan Semiconductor Manufacturing Company (Tsmc) che controlla buona parte della catena del valore di base dei processori e che Washington, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/tecnologia/gli-usa-sui-chip-non-riescono-a-fare-a-meno-dei-colossi-di-taiwan.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1363" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240618090739267_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1740672.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240618090739267_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1740672.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240618090739267_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1740672-600x426.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240618090739267_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1740672-300x213.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240618090739267_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1740672-1024x727.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240618090739267_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1740672-768x545.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240618090739267_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1740672-1536x1090.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Gli sforzi americani per <strong>disaccoppiarsi dai fornitori rivali</strong> nel <a href="https://it.insideover.com/tecnologia/biden-e-modi-lanciano-lasse-india-usa-sui-chip-una-sfida-alla-cina.html">settore dei chip</a> e tagliare le linee di approvvigionamento da attori come la Cina può creare un approfondimento della <strong>dipendenza da Taiwan</strong>. E, nello specifico, dalla <strong>Taiwan Semiconductor Manufacturing Company (Tsmc)</strong> che controlla buona parte della catena del valore di base dei processori e che Washington, coi sussidi del Chips Act, ha spinto a investire anche in <strong>territorio americano, </strong><a href="https://it.insideover.com/tecnologia/chip-e-ia-la-difficile-corsa-degli-usa-per-emanciparsi-dallasia.html"><strong>per la precisione in Arizona</strong>.</a></p>



<p>Il Chips Act garantirà <strong>6,6 miliardi di dollari di sovvenzioni e 5 miliardi di prestiti</strong> a Tsmc, coprendo oltre un sesto dell’investimento complessivo da <strong>65 miliardi di dollari per realizzare tre impianti</strong> finalizzati alla produzione di chip da 2 e 3 nanometri, fondamentali per la componentistica più avanzata. Dal 2025 al 2028 vedranno la luce tre impianti, cuore pulsante dell&#8217;investimento complessivo da <strong>53 miliardi di dollari pubblici e 400 privati</strong> con cui Washington vuole attrarre crescenti capacità industriali e ridisegnare le catene del valore.</p>



<p>Qual è il punto di caduta di questa strategia? Un crocevia complesso. <strong>Gli Usa hanno veri e propri giganti, come</strong><a href="https://it.insideover.com/tecnologia/il-mondo-ai-piedi-di-nvidia-la-crescita-record-della-regina-dei-chip-per-lia.html"><strong> Nvidia</strong>,</a> che sono <em>fabless</em>: progettano e non realizzano in casa i propri chip. Ci sono poi produttori specializzati come <strong>Micron</strong>. Mancano di attori capaci di fare efficacemente entrambi i processi, come i problemi di Intel insegnano. Per garantire a chi produce industrialmente come Micron di catturare punti più alti della catena del valore, le aziende dell&#8217;alta tecnologia devono delegare a attori capaci di grandi <strong>economie di scala</strong> la produzione di base. E Tsmc fa la parte del leone.</p>



<p>Rana Foroohar, editorialista newyorkese del Financial Times, ha scritto per la testata della City di Londra che, in sostanza, questo rende dipendenti, sotto un altro punto di vista, gli attori Usa dai giganti stranieri. Essere dipendente da un rivale è peggio che esserlo da un amico, ma se un domani le <strong>catene di approvvigionamento dovessero disarticolarsi</strong>, come successo nel caso del recente <a href="https://it.insideover.com/politica/cosi-il-terremoto-a-taiwan-apre-un-nuovo-fronte-caldo-con-la-cina.html">sisma di Taiwan,</a> gli Usa si troverebbero sotto pressione. E poi un privato a caccia di sussidi non necessariamente si vincola a un singolo governo. <a href="https://www.ft.com/content/52cfb4b6-d562-4caa-a7da-35a717ac4072">Osserva Foroohar che Tsmc sta progettando nuove aperture negli Emirati Arabi Uniti, </a>nonostante &#8220;a fine settembre gli Stati Uniti e gli Emirati Arabi Uniti abbiano concordato di approfondire la cooperazione in tecnologie avanzate come semiconduttori ed energia pulita, con l’obiettivo di rafforzare la capacità nell’intelligenza artificiale&#8221;. Le factory arabe potenzialmente concorrenziali a quelle americane? Non è improbabile affermarlo, in prospettiva. </p>



<p>Con lungimiranza, l&#8217;<strong>editorialista se lo chiede</strong>: &#8220;cosa succederà se le enormi quantità di capitale a basso costo ed energia riversate nell&#8217;industria dagli Emirati Arabi Uniti indeboliranno gli sforzi di produzione americani?&#8221;. La domanda resta aperta: &#8220;Dopotutto, è esattamente così che l&#8217;intera industria dei chip è finita in Asia in primo luogo&#8221;, chiosa Foroohar. <strong>Dalla globalizzazione è difficile sottrarsi quando le logiche per le aziende</strong> riguardano, in primis, la ricerca delle migliori condizioni di investimento anche in tempi di grave competizione geopolitica. Il mondo globale è &#8220;l&#8217;oceano da cui nessuno può ritirarsi&#8221;, diceva Xi Jinping, nemesi degli Usa sulla tecnologia, a Davos nel 2017. In prospettiva, Washington <strong>difficilmente potrà scalfire i vantaggi di costo dell&#8217;Asia</strong> sulla manifattura tecnologica. E nonostante decine di miliardi di dollari, sempre di dipendenza, anche con posti di lavoro ben retribuiti creati negli Usa da ditte come Tsmc, si continuerà a parlare.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/tecnologia/gli-usa-sui-chip-non-riescono-a-fare-a-meno-dei-colossi-di-taiwan.html">Gli Usa sui chip non riescono a fare a meno dei colossi di Taiwan</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Nell&#8217;occhio del ciclone: così l&#8217;uragano Helene è stato studiato da piloti spericolati e droni</title>
		<link>https://it.insideover.com/tecnologia/nellocchio-del-ciclone-cosi-luragano-helene-e-stato-studiato-da-piloti-spericolati-e-droni.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Bartoccini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Oct 2024 06:47:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[Aerei]]></category>
		<category><![CDATA[drone]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca e sviluppo]]></category>
		<category><![CDATA[Uragano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1195" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/NOAA_WP-3D_Orion_receives_upgrade.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/NOAA_WP-3D_Orion_receives_upgrade.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/NOAA_WP-3D_Orion_receives_upgrade-600x373.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/NOAA_WP-3D_Orion_receives_upgrade-300x187.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/NOAA_WP-3D_Orion_receives_upgrade-1024x637.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/NOAA_WP-3D_Orion_receives_upgrade-768x478.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/NOAA_WP-3D_Orion_receives_upgrade-1536x956.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p> Piloti spericolati su aerei speciali hanno affrontato l'occhio del ciclone per rilasciare dei droni incaricati di esaminare l'uragano.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1195" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/NOAA_WP-3D_Orion_receives_upgrade.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/NOAA_WP-3D_Orion_receives_upgrade.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/NOAA_WP-3D_Orion_receives_upgrade-600x373.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/NOAA_WP-3D_Orion_receives_upgrade-300x187.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/NOAA_WP-3D_Orion_receives_upgrade-1024x637.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/NOAA_WP-3D_Orion_receives_upgrade-768x478.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/NOAA_WP-3D_Orion_receives_upgrade-1536x956.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Negli Stati Uniti esistono degli aerei del National Oceanic and Atmospheric Administration, <a href="https://www.noaa.gov/">NOAA</a>, che vanno a &#8220;<strong>caccia di uragani</strong>&#8220;: da qualche decennio volano in mezzo alle tempeste più spaventose per ottenere quante più informazioni è possibile per condurre ricerche scientifiche e ottenere dati utili allo studio del fenomeno. Classificati come Lockheed WP-3 Hurricane Hunter questi aerei quadrimotore a turboelica modificati per compiere <strong>ricognizioni meteorologiche</strong> sono entrati in servizio nel 1976 e hanno sempre svolto il temerario compito di monitorare eventi  estremi e portare avanti lo studio delle formazioni di uragani e cicloni attraverso i loro sensori di bordo.</p>



<p>Nel caso dell&#8217;<strong>uragano Helene</strong>, uragano di categoria 4 che si è abbattuto sugli Stati Uniti la scorsa settimana causando almeno 200 vittime con la sua straordinaria potenza, i piloti del NOAA che hanno<strong> attraversato l&#8217;occhio del ciclone</strong> hanno rilasciato per la prima volta due diversi <strong>droni</strong> per ottenere maggiori dati sulla &#8220;vita&#8221; dell&#8217;uragano, che attualmente è sceso al livello di quella che in gergo viene definita una tempesta tropicale. &#8220;<em>Durante il secondo dei quattro passaggi nell&#8217;occhio nell&#8217;uragano Helene, l&#8217;equipaggio ha orbitato all&#8217;interno dell&#8217;occhio per rilasciare un secondo sistema di aeromobili senza equipaggio per scopi di ricerca</em>&#8220;, hanno dichiarato i dal centro del NOAA in Florida. Uno degli Stati più colpiti da questo genere di fenomeni atmosferici.</p>



<p>Questo tipo di missioni sono molto particolari e possono rivelarsi anche molto pericolose, dal momento che l&#8217;aereo in questione &#8211; l&#8217;N42RF nominativo “<em>Kermit</em>” &#8211; si è trovato praticamente<em> risucchiato</em> dall&#8217;occhio del ciclone e ha dovuto compiere diverse manovre per liberarsi e tornare alla base, mentre le due <a href="https://www.aoml.noaa.gov/altius-drone-flies-hurricane-ian/">sonde senza equipaggio</a> rilasciate all&#8217;<a href="https://www.youtube.com/watch?v=K2qQ_6uMJn4">interno di Helene</a> del tipo Area-I <em>Altius-600</em> hanno analizzato l&#8217;<em>eyewall</em> e diversi &#8220;mesovortici&#8221;. I dati preliminari hanno registrato &#8220;venti a livello di volo di 10 secondi di 158 m/ph a 946 mb&#8221; &#8211; superiori a quelli di un semplice <strong>categoria 4</strong>. Mentre le prime analisi sull&#8217;<strong>uragano Milton</strong>, che attraverserà la Florida partendo dal Pacifico per terminare nell&#8217;Atlantico, indicano un&#8217;intensità pari a quella di un categoria 5.</p>



<p>Mentre gli scienziati ancora analizzano i dati per tentare di prevedere con maggiore precisione in futuro la formazione di questi fenomeni estremi e violenti, sono ancora centinaia di dispersi negli Stati Uniti, in <strong>Nord</strong> e<strong> Sud Carolina</strong>, in <strong>Georgia</strong>, <strong>Florida</strong>, <strong>Tennessee</strong> e la <strong>Virginia</strong>. Le ricerche in entrambi i sensi vanno avanti. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/tecnologia/nellocchio-del-ciclone-cosi-luragano-helene-e-stato-studiato-da-piloti-spericolati-e-droni.html">Nell&#8217;occhio del ciclone: così l&#8217;uragano Helene è stato studiato da piloti spericolati e droni</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Verde, ebrea, idolo dei musulmani: Jill Stein, l&#8217;incubo di Kamala Harris</title>
		<link>https://it.insideover.com/donne/verde-ebrea-idolo-dei-musulmani-jill-stein-lincubo-di-kamala-harris.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Sep 2024 14:27:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Donne]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni Usa 2024]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240928140334793_69ae44e817283f648ff36dd7da7e44cf.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240928140334793_69ae44e817283f648ff36dd7da7e44cf.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240928140334793_69ae44e817283f648ff36dd7da7e44cf-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240928140334793_69ae44e817283f648ff36dd7da7e44cf-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240928140334793_69ae44e817283f648ff36dd7da7e44cf-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240928140334793_69ae44e817283f648ff36dd7da7e44cf-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240928140334793_69ae44e817283f648ff36dd7da7e44cf-1536x1025.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La candidata alla presidenza del Green Party, dura con Israele per Gaza, attrae il voto dei musulmani americani. E la Harris...  </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/donne/verde-ebrea-idolo-dei-musulmani-jill-stein-lincubo-di-kamala-harris.html">Verde, ebrea, idolo dei musulmani: Jill Stein, l&#8217;incubo di Kamala Harris</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240928140334793_69ae44e817283f648ff36dd7da7e44cf.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240928140334793_69ae44e817283f648ff36dd7da7e44cf.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240928140334793_69ae44e817283f648ff36dd7da7e44cf-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240928140334793_69ae44e817283f648ff36dd7da7e44cf-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240928140334793_69ae44e817283f648ff36dd7da7e44cf-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240928140334793_69ae44e817283f648ff36dd7da7e44cf-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240928140334793_69ae44e817283f648ff36dd7da7e44cf-1536x1025.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p><em>People</em>, <em>Planet</em>, <em>Peace</em>: è questo il motto politico di <strong>Jill Stein</strong>, classe 1950, laurea <em>magna cum laude </em>alla Harvard Medical School, idolo dell&#8217;America <em>green</em>. Ma soprattutto, Stein è un profilo singolare nel panorama politico americano: attivista, ebrea, filopalestinese, punta il dito contro Israele per la guerra a Gaza. Ma soprattutto, incarna l&#8217;incubo di ogni candidato presidenziale: quello del &#8220;<strong>terzo partito</strong>&#8221; che ruba i voti ai due principali contendenti. </p>



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<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">The political system is broken. Over 60% of us now say the two-party establishment has failed us and we need a party that serves the people.<br><br>I’m running for President to offer a better choice for the people. Join us!<a href="https://t.co/sjGXNNSnmK">https://t.co/sjGXNNSnmK</a> <a href="https://t.co/QkrugPGadb">pic.twitter.com/QkrugPGadb</a></p>&mdash; Dr. Jill Stein🌻 (@DrJillStein) <a href="https://twitter.com/DrJillStein/status/1722641795568259561?ref_src=twsrc%5Etfw">November 9, 2023</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
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<p>Ed è quello che sta accadendo nelle ultime settimane: Stein sta incanalando a proprio favore la rabbia verso i democratici per il sostegno a <strong>Israele</strong> nella guerra contro <strong>Hamas</strong>. Un sondaggio del <em><a href="https://www.cair.com/press_releases/cair-2024-election-survey-of-american-muslims-shows-jill-stein-kamala-harris-tied-at-29-gaza-genocide-a-top-concern/">Council on American-Islamic Relations</a></em> (CAIR) pubblicato questo mese ha mostrato che nel <strong>Michigan</strong>, che ospita una grande comunità arabo-americana, il 40% degli elettori musulmani sostiene Stein, contro il 18% di Donald Trump e il 12% per Kamala Harris. Stesso copione tra gli elettori musulmani in <strong>Arizona</strong> e <strong>Wisconsin</strong>, stati chiave dove Biden sconfisse Trump nel 2020 con un margine risicato.</p>



<p>Guardando all&#8217;intera nazione, questo rapporto mostra che il 29,4% dei musulmani americani ha intenzione di votare per Harris, il 29,1% per Stein, l&#8217;11,2% per Trump, il 4,2% per Cornel West del Partito Popolare e meno dell&#8217;1% per Chase Oliver del Partito Libertario, mentre il 16,5% è indeciso. Prima del ritiro del presidente Biden, un sondaggio inedito del CAIR condotto su oltre 2.500 elettori musulmani americani mostrava che Biden (7,3%) e Trump (4,9%) ricevevano ciascuno meno del 10% di sostegno degli intervistati, rispetto al 36% di di Stein e al 25,2% di West. Percentuali affatto <em>uncommitted</em>.</p>


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<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.gpb.org/sites/default/files/styles/flexheight/public/npr_story_images/2024/09/21/gettyimages-2156046871.jpg?itok=T3-FFzDA" alt="" style="width:491px;height:auto"/></figure>
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<p>&#8220;<em><strong>Il sistema politico è rotto</strong></em>&#8220;, tuona Stein nel suo video del novembre 2023 nel quale annunciava la propria candidatura. &#8220;<em>Partiti di Wall Street</em>&#8220;, così definisce i Democratici e i Repubblicani, incapaci a suo dire di risolvere i drammi d&#8217;America come ineguaglianza, guerre senza fine, crisi climatica; ma soprattutto si offre come soluzione alle emergenze legate a quelle parole chiave che in questi mesi hanno spostato e continueranno a spostare voti: cibo, alloggio, sanità. Per Stein i democratici hanno tradito queste promesse, e i Repubblicani nemmeno hanno provato a farle: &#8220;<em>sono un danno per la nostra democrazia</em>&#8220;, ama ripetere Stein puntando il dito contro la censura, la criminalizzazione delle proteste e il metodo di spedire i <em>competitors</em> fuori dalla corsa elettorale.</p>



<p>Quattro anni fa Biden si era guadagnato il <strong>voto islamico</strong> ricevendo in alcuni <em>exit poll </em>oltre l&#8217;80% dei consensi, ma il sostegno musulmano ai democratici è diminuito drasticamente dopo il 7 ottobre scorso. Secondo l&#8217;ultimo censimento, circa <strong>3,5 milioni di americani </strong>hanno dichiarato di essere di origine mediorientale: nonostante rappresentino rappresentino circa l&#8217;1% della popolazione totale degli Stati Uniti, il loro voto (si parla di 2,5 milioni di elettori) potrebbe rivelarsi cruciale in una corsa serrata come il 2024. In queste settimane, infatti, due fattori stanno andando a combinarsi: Stein, che sta conducendo una campagna molto aggressiva su Gaza, mentre la campagna di Trump incontra gruppi di fedeli musulmani promettendo una pace più rapida di quella che i democratici possano garantire.</p>


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<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://bloximages.chicago2.vip.townnews.com/azdailysun.com/content/tncms/assets/v3/editorial/1/60/160c189c-76bc-11ef-a8fa-dba43c6174a5/66ec797b0b634.image.jpg?resize=651%2C535" alt="" style="width:497px;height:auto"/></figure>
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<p>A completare il <em>ticket </em>elettorale, Stein ha scelto -il che non è un caso- <strong>Butch Ware</strong>: cinquant&#8217;anni, fascinoso professore e attivista, musulmano, insegna Storia, <em>Black Studies</em> e Studi islamici presso l&#8217;UC Santa Barbara, il che ne fa una delle principali autorità accademiche sulla tradizione radicale nera degli Stati Uniti, l&#8217;Africa e l&#8217;Islam. Il <strong>binomio Stein-Ware </strong>al momento sembra incontrare il favore dell&#8217;elettorato islamico che vede nel programma del <strong>Green Party</strong> una risposta alle proprie priorità: diritti umani internazionali, libertà religiosa, accesso all&#8217;assistenza sanitaria, crimini d&#8217;odio. In politica estera, invece, <strong>il conflitto israelo-palestinese e il trattamento dei musulmani uiguri in Cina</strong> sono le massime priorità. L&#8217;elettorato musulmano, tuttavia, sta mostrando una gamma diversificata di preferenze politiche, con <strong>un terzo che propende verso candidati alternativi</strong>, percepiti come non ostili alle comunità musulmane. Sembra, tuttavia, scongiurato il rischio <strong>astensionismo</strong>: nonostante questo malcontento diffuso, gli elettori musulmani rimangono molto coinvolti, con l’82,1% che ha definito la propria intenzione di andare a votare come “molto probabile”.</p>


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<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://assets.nationbuilder.com/jillsteinforpresident/pages/4468/attachments/original/1724011114/Butch_Ware_portrait_2_1600x1600.jpg?1724011114" alt="" style="width:391px;height:auto"/></figure>
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<p>La combinazione tra impegno del Gop e l&#8217;appello di Stein potrebbero tradursi in numeri in grado di azzoppare la corsa di Harris. Il <em>Green Party</em> è presente nella maggior parte delle schede elettorali, fatta eccezione per <strong>Georgia</strong> e <strong>Nevada</strong>, dove il partito ha condotto una vera battaglia legale per essere incluso. Secondo la legge del Nevada, se i partiti politici minori, come il Partito Verde, vogliono comparire sulla scheda elettorale per le elezioni generali, sono tenuti a raccogliere le firme degli elettori registrati, utilizzando un modulo che presenta una dichiarazione giurata. A luglio 2023, tuttavia, l&#8217;ufficio del Segretario di Stato del Nevada ha fornito in modo errato al Partito Verde il modulo. Da qui la contestazione da parte del Partito Democratico dello Stato, che ha invalidato la raccolta firme. Anche in appello non c&#8217;è stato nulla da fare.</p>



<p>Nonostante Stein non abbia alcun possibilità di vittoria, la campagna di Harris vuole chiaramente che le cose siano il più possibile &#8220;bipartitiche&#8221;: meno candidati terzi renderebbero più facile per Harris consolidare il voto anti-Trump. E mancano 39 giorni alle elezioni&#8230;</p>



<p></p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/donne/verde-ebrea-idolo-dei-musulmani-jill-stein-lincubo-di-kamala-harris.html">Verde, ebrea, idolo dei musulmani: Jill Stein, l&#8217;incubo di Kamala Harris</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Le mani del Pentagono, della Cia e della NSA sulle Big Tech Usa</title>
		<link>https://it.insideover.com/media-e-potere/le-mani-del-pentagono-della-cia-e-della-usa-sulle-big-tech-usa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Vivaldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Aug 2024 06:54:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Media e Potere]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[Big tech]]></category>
		<category><![CDATA[Pentagono]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1600" height="900" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/WhatsApp-Image-2024-08-29-at-11.24.35.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/WhatsApp-Image-2024-08-29-at-11.24.35.jpeg 1600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/WhatsApp-Image-2024-08-29-at-11.24.35-600x338.jpeg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/WhatsApp-Image-2024-08-29-at-11.24.35-300x169.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/WhatsApp-Image-2024-08-29-at-11.24.35-1024x576.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/WhatsApp-Image-2024-08-29-at-11.24.35-768x432.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/WhatsApp-Image-2024-08-29-at-11.24.35-1536x864.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/WhatsApp-Image-2024-08-29-at-11.24.35-334x188.jpeg 334w" sizes="auto, (max-width: 1600px) 100vw, 1600px" /></p>
<p>Le ultime rivelazioni di Mark Zuckerberg raccontano solo in parte il profondo legame tra le Big Tech e le agenzie Usa di sicurezza.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/le-mani-del-pentagono-della-cia-e-della-usa-sulle-big-tech-usa.html">Le mani del Pentagono, della Cia e della NSA sulle Big Tech Usa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1600" height="900" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/WhatsApp-Image-2024-08-29-at-11.24.35.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/WhatsApp-Image-2024-08-29-at-11.24.35.jpeg 1600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/WhatsApp-Image-2024-08-29-at-11.24.35-600x338.jpeg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/WhatsApp-Image-2024-08-29-at-11.24.35-300x169.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/WhatsApp-Image-2024-08-29-at-11.24.35-1024x576.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/WhatsApp-Image-2024-08-29-at-11.24.35-768x432.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/WhatsApp-Image-2024-08-29-at-11.24.35-1536x864.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/WhatsApp-Image-2024-08-29-at-11.24.35-334x188.jpeg 334w" sizes="auto, (max-width: 1600px) 100vw, 1600px" /></p>
<p>Benché siano diventate sempre più influenti, soprattutto nell’ultimo decennio, le <strong>Big Tech</strong> della Silicon Valley fanno esattamente ciò che le agenzie governative e l’apparato della sicurezza nazionale degli Stati Uniti chiedono loro, Pentagono compreso. Lo dimostrano le recenti dichiarazioni del Ceo di Meta (Facebook) <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/zuckerberg-ho-censurato-facebook-e-instagram-me-lha-chiesto-biden.html">Mark Zuckerberg, il quale ha svelato le pressioni da parte del governo americano</a> (cioè dell&#8217;amministrazione Biden) e delle agenzie governative sulle aziende tecnologiche. Zuckerberg, in particolare, in una lettera inviata alla Commissione Giudiziaria della Camera degli Stati Uniti, ha espresso &#8220;rammarico&#8221; per aver ceduto alla pressione dell&#8217;amministrazione Biden nel 2021 per censurare contenuti relativi al COVID-19 su Facebook e Instagram. </p>



<p>Ha affermato che la pressione esercitata dal governo è stata &#8220;sbagliata&#8221; e ha espresso il desiderio di essere stato più deciso nel resistere a tali richieste. Ha inoltre ammesso che la decisione di censurare l’inchiesta del <em>New York Post</em> riguardante il <a href="https://it.insideover.com/politica/cosa-non-torna-nella-difesa-di-hunter-biden.html">laptop di Hunter Biden</a>, all’indomani delle elezioni presidenziali del 2020, è stata un errore. In passato, l’ex CEO di Twitter (oggi X) <strong>Jack Dorsey</strong>, aveva ammesso in audizione al Senato, incalzato dal senatore di Ted Cruz, di aver commesso il medesimo errore.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le Big Tech e l’intelligence</h2>



<p>L&#8217;ammissione di Zuckerberg racconta però solo una piccola parte di ciò che sono realmente le Big Tech, dei loro affari e dell&#8217;influenza che il governo americano esercita su queste aziende (e viceversa). <strong>L’intreccio tra le grandi aziende tecnologiche e l’intelligence Usa</strong>, (in particolare, la <strong>CIA</strong>), è tutt’altro che irrilevante. <strong>Dal 2013, ad esempio, Amazon fornisce servizi cloud alla CIA</strong>, un accordo considerato cruciale per il settore tecnologico. <strong>Nel 2020, la CIA ha assegnato a Microsoft</strong>, insieme ad Amazon Web Services (AWS) e altri fornitori, un contratto pluriennale noto come C2E. Questo contratto è finalizzato alla fornitura di servizi cloud alle 17 agenzie di intelligence statunitensi, inclusa ovviamente la stessa CIA.</p>



<p>Il legame tra le <strong>Big Tech</strong> e le agenzie governative è talmente stretto che spesso e volentieri gli ex funzionari pubblici passano a lavorare per queste aziende, secondo un sistema di &#8220;porte girevoli&#8221;. Dopotutto, <strong>le grandi aziende tecnologiche sono nate sotto l&#8217;attenta supervisione dell&#8217;intelligence.</strong> Secondo un articolo di <em>Quartz</em>, la comunità dell&#8217;intelligence statunitense ha cercato di orientare fin dall&#8217;inizio lo sviluppo della Silicon Valley per scopi di sicurezza nazionale. Già nel 1995, una delle prime sovvenzioni è stata assegnata a un team di ricerca di Stanford, un&#8217;istituzione da cui provengono molti leader delle Big Tech. Un&#8217;altra sovvenzione significativa, collegata a DARPA e alla NSF, ha contribuito alla creazione di una vasta biblioteca digitale utilizzando internet, un progetto che ha visto coinvolti <strong>Sergey Brin</strong> e <strong>Larry Page</strong>, futuri fondatori di Google.</p>



<p>Tali ricerche, inizialmente finanziate per migliorare la tecnologia di posizionamento delle pagine web e l&#8217;interpretazione delle <em>query</em> degli utenti, sono diventate il nucleo centrale di Google, permettendo potenzialmente all&#8217;intelligence di tracciare e identificare gli utenti. <strong>Negli anni successivi, si è assistito a un boom nei contratti governativi con grandi aziende tecnologiche</strong>, come Amazon, Google e Microsoft, soprattutto nel contesto della &#8220;War on Terror&#8221;, con un notevole aumento della domanda da parte di agenzie militari e di intelligence per servizi di cloud computing e software GPS. </p>



<p>Il rapporto <em><a href="https://bigtechsellswar.com/">Big Tech Sells War</a></em> del 2021 ha infine documentato come queste aziende abbiano stretto legami sempre più profondi con il governo, evidenziando anche il già menzionato fenomeno della &#8220;porta girevole&#8221; tra i dirigenti della Silicon Valley e gli alti funzionari governativi, contribuendo a un consolidamento del potere statale e minando la concorrenza nei mercati tecnologici.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le mani del Pentagono sulle aziende tecnologiche</h2>



<p>Non solo intelligence. Negli ultimi anni, <a href="https://responsiblestatecraft.org/silicon-valley/">come mette in luce un’inchiesta di <em>Responsible Statecraft</em></a>, le <strong>Big Tech</strong> hanno rafforzato i loro legami con il settore della difesa. Il Pentagono, infatti, sta sempre più destinando i suoi fondi a grandi compagnie tecnologiche come Microsoft, Alphabet (la società madre di Google), Oracle e IBM. OpenAI ha recentemente aggiunto al suo Consiglio di Amministrazione <strong>Paul M. Nakasone</strong>, un ex generale dell&#8217;esercito e direttore della National Security Agency (NSA). Inoltre, un gruppo crescente di &#8220;techno-patrioti&#8221; della Silicon Valley, tra cui Palmer Luckey di Anduril e <strong>Marc Andreessen</strong> di Andreessen-Horowitz, <a href="https://foreignpolicy.com/podcasts/ones-and-tooze/the-techno-optimism-of-marc-andreessen/">è desideroso di dimostrare che l&#8217;industria tecnologica</a> può affrontare le debolezze geostrategiche ed economiche degli Stati Uniti, se riceveranno i contratti militari necessari.</p>



<p>Tuttavia, il legame tra queste realtà e il Pentagono non è certo nuovo. Sin dalle origini, infatti, la <strong>Silicon Valley</strong> è stata plasmata dal governo e dalle forze armate statunitensi, desiderosi di mantenere il dominio sui rivali durante la Guerra Fredda e oltre. In particolare, i finanziamenti del governo, soprattutto attraverso i contratti militari, hanno trasformato l&#8217;industria tecnologica americana, convertendo l&#8217;allora tranquilla area intorno a Mountain View, in California, in un fiorente centro tecnologico. Dopotutto, non è un mistero che moltissime <a href="https://www.businessinsider.com/5-inventions-darpa-gps-irobot-roomba-internet-2017-5"> app e tecnologie che utilizziamo quotidianamente</a> hanno le loro radici nei progetti DARPA che erano inizialmente destinati a scopi militari. Come “Siri” dell’iPhone o l&#8217;antenato del GPS.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Quei contratti miliardari</h2>



<p>Ma c&#8217;è un altro aspetto da considerare. I contratti tra le aziende Big Tech e il Dipartimento della Difesa hanno assunto di recente un’importanza sempre più rivelante. Come il <a href="https://www.defense.gov/News/Releases/Release/Article/2682992/future-of-the-joint-enterprise-defense-infrastructure-cloud-contract/">Joint Enterprise Defense Infrastructure (JEDI)</a>, un progetto di <em>cloud computing</em> dal valore stimato di 10 miliardi di dollari, destinato a modernizzare l&#8217;infrastruttura del Pentagono che vedeva coinvolta Microsoft; progetto che è stato sostituito dal<a href="https://www.oracle.com/it/government/federal/jwcc/"> Joint Warfighter Cloud Capability (JWCC)</a>, programma sostituisce JEDI e coinvolge più fornitori di cloud computing al fine di consentire al <strong>Pentagono</strong> di poter accedere a tecnologie cloud all&#8217;avanguardia, evitando i problemi legati a un solo fornitore. </p>



<p>Esaminando questi contratti miliardari è facile dunque comprendere il motivo per cui le aziende Big Tech pendono dalle labbra delle agenzie governative, dell’intelligence e del Pentagono. È questione di soldi (come sempre), ma anche di potere e di reciproci interessi tra le aziende Big Tech e le agenzie governative.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/le-mani-del-pentagono-della-cia-e-della-usa-sulle-big-tech-usa.html">Le mani del Pentagono, della Cia e della NSA sulle Big Tech Usa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Gli Usa e l&#8217;Artico: una nuova strategia per fermare l&#8217;espansione di Russia e Cina</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/gli-usa-e-lartico-una-nuova-strategia-per-fermare-lespansione-di-russia-e-cina.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mauri]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Aug 2024 06:09:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Artico]]></category>
		<category><![CDATA[Pentagono]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1492" height="824" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/Udaloy-class-destroyer.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/Udaloy-class-destroyer.jpg 1492w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/Udaloy-class-destroyer-600x331.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/Udaloy-class-destroyer-300x166.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/Udaloy-class-destroyer-1024x566.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/Udaloy-class-destroyer-768x424.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1492px) 100vw, 1492px" /></p>
<p>Cina, Russia e l'ingresso di Finlandia e Svezia nella NATO hanno imposto al Pentagono la rivisitazione della strategia per l'Artico.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/gli-usa-e-lartico-una-nuova-strategia-per-fermare-lespansione-di-russia-e-cina.html">Gli Usa e l&#8217;Artico: una nuova strategia per fermare l&#8217;espansione di Russia e Cina</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1492" height="824" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/Udaloy-class-destroyer.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/Udaloy-class-destroyer.jpg 1492w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/Udaloy-class-destroyer-600x331.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/Udaloy-class-destroyer-300x166.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/Udaloy-class-destroyer-1024x566.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/Udaloy-class-destroyer-768x424.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1492px) 100vw, 1492px" /></p>
<p>Gli <strong>Stati Uniti</strong> hanno recentemente pubblicato la loro nuova strategia per l&#8217;<strong>Artico</strong>. Il <a href="https://media.defense.gov/2024/Jul/22/2003507411/-1/-1/0/DOD-ARCTIC-STRATEGY-2024.PDF">nuovo documento</a> si è reso necessario perché il cambiamento climatico e i cambiamenti nell’ambiente geostrategico determinano un nuovo approccio strategico alla regione artica. Il piano rafforzerà la capacità degli Stati Uniti di costruire una <strong>deterrenza integrata</strong> e gestire efficacemente i rischi per gli interessi statunitensi in quella regione, migliorando la consapevolezza e le capacità del “dominio artico”, come si legge nell&#8217;<em>incipit</em>, ribadendo al contempo la volontà di perseguire questi obiettivi impegnandosi con alleati e partner. </p>



<p>Il Pentagono vede l&#8217;Artico di propria competenza come cruciale per la sicurezza degli USA (si cita non solo l&#8217;Alaska ma le rotte che dall&#8217;Artico portano al continente nordamericano) e per quella della <strong>NATO</strong>, e lo definisce come il fronte Nord del teatro <strong>Indo-Pacifico</strong>, un punto di particolare importanza su cui ritorneremo a breve. Nell&#8217;Artico ci sono colli di bottiglia marittimi – vengono citati lo Stretto di Bering e il Mar di Barents – che, grazie al cambiamento climatico, stanno diventando strategici per i traffici navali, aprendo nuove vie di comunicazione e quindi aumentando la competizione internazionale.</p>



<p>Da questo punto di vista, nel documento si afferma anche che le attività nell&#8217;Artico della<strong> </strong>Repubblica Popolare Cinese (<strong>RPC</strong>) e della <strong>Russia</strong> – inclusa la loro crescente cooperazione – e l’allargamento della NATO preannunciano un nuovo e più dinamico contesto di sicurezza in quella vasta regione del globo. Questo mutamento generale ha, secondo il Pentagono, il potenziale per <strong>alterare la stabilità</strong> e il quadro complessivo della sicurezza dell’Artico, presentando però l&#8217;opportunità per il Dipartimento della Difesa di rafforzarla approfondendo la cooperazione con alleati e partner. </p>



<p>Il maggior fattore destabilizzante, almeno guardando alla graduatoria compilata dal Pentagono nella sezione “ambiente strategico”, è la <strong>RPC</strong>. Si osserva infatti che Pechino include l’Artico nella sua pianificazione a lungo termine e cerca di aumentare la propria influenza e le proprie attività in quella regione. </p>



<p>Sebbene non sia una nazione artica, la RPC sta tentando di <strong>sfruttare le dinamiche</strong> in corso nell’Artico per perseguire una maggiore influenza e accesso, sfruttarne le risorse e svolgere un ruolo più importante nella gestione del Grande Nord. Pechino in effetti sta rafforzando le proprie capacità operative in ambiente polare, dove la sua presenza, sebbene limitata, è in aumento. Ad esempio, sta dando impulso alla cantieristica per rompighiaccio di ultima generazione e nel corso delle 13 spedizioni di ricerca artiche condotte fino a oggi, le sue navi hanno testato, tra le altre attività, veicoli sottomarini senza pilota. Negli ultimi anni le navi della marina dell’Esercito di Liberazione Popolare (PLAN) hanno anche dimostrato la capacità e l’intenzione di operare all’interno e attorno alla regione artica attraverso esercitazioni a fianco della marina russa.</p>



<p>Sebbene la stragrande maggioranza dell’Artico sia sotto la giurisdizione di Stati sovrani, la RPC cerca di promuovere la regione artica come un’area di “diritto globale” (<em><strong>global common</strong></em>) al fine di poter avere accesso alla sua regolamentazione e sfruttamento. Una visione che cozza contro la <strong><a href="https://it.insideover.com/difesa/la-cina-fa-il-primo-vero-passo-verso-la-nazionalizzazione-del-mar-cinese-meridionale.html?">nazionalizzazione </a></strong>della quasi totalità del bacino del Mar Cinese Meridionale, che la RPC sta perseguendo da anni. La politica artica del 2018 di Pechino sostiene che gli Stati non artici dovrebbero contribuire al “futuro condiviso per l’umanità” della regione a causa dell&#8217;importanza globale dell’Artico, mentre la Via della Seta Polare è stata utilizzata per guadagnare terreno con investimenti in infrastrutture e risorse naturali, anche nel territorio degli alleati della NATO (come ad esempio la <a href="https://it.insideover.com/economia/la-centralita-della-groenlandia-nella-guerra-sulle-terre-rare.html">Groenlandia</a>).</p>



<p>Abbiamo più volte affrontato l&#8217;importanza che l&#8217;Artico ha per la <strong><a href="https://it.insideover.com/difesa/nascera-una-flotta-russa-dellartico.html">Russia</a></strong>: anche nella nuova strategia artica statunitense si ricorda che questa regione svolge un ruolo significativo nella sicurezza e nei calcoli economici di Mosca, al punto che nel Concetto di politica estera del 2023 l’Artico rappresenta la seconda regione prioritaria della Russia dopo il suo <em>near abroad</em> (estero vicino).</p>



<p>L&#8217;invasione russa dell&#8217;Ucraina ha però comportato l&#8217;ingresso nella NATO di Svezia e Finlandia, <strong>in questo modo sette degli otto Paesi</strong> che si affacciano sulla regione artica sono legati agli Stati Uniti tramite l&#8217;Alleanza Atlantica, comportando una ridefinizione non solo degli spazi operativi ma anche dei ruoli e delle necessità di Washington e dei suoi alleati: secondo il Pentagono si aprono nuove opportunità per la pianificazione combinata, la condivisione delle informazioni e le esercitazioni che amplieranno la collaborazione regionale, ma allo stesso tempo, l’estensione del confine dell’Alleanza con la Russia nell’Artico aumenta la necessità per il Dipartimento della Difesa di gestire i rischi che ne derivano.</p>



<p>Ricordiamo che anche il <strong>Baltico </strong>afferisce alla regione artica, e proprio con l&#8217;ingresso di Svezia e Finlandia nell&#8217;Alleanza è diventato un “lago della NATO”. Ma soprattutto il lungo confine tra Finlandia e Russia impone una maggiore attenzione e monitoraggio dell&#8217;attività di Mosca, che da tempo ha avviato una politica di riarmo dell&#8217;Artico siberiano.</p>



<p>Il documento afferma che il Dipartimento della Difesa migliorerà la sua capacità di agire nell&#8217;Artico attraverso <strong>tre linee guida</strong> (in linea coi documenti programmatici di difesa e sicurezza precedenti). </p>



<p>In dettaglio esse sono: il miglioramento delle <strong>capacità artiche</strong> delle Forze Armate continuando a investire in sensori, intelligence e capacità di condivisione delle informazioni per aumentare la comprensione dell’ambiente operativo e la capacità di gestire i rischi; <strong>coinvolgere alleati</strong> e partner insieme ad autorità federali, statali e locali senza dimenticare le tribù e comunità native dell&#8217;Alaska e l’industria, al fine di rafforzare la deterrenza integrata e aumentare la sicurezza condivisa; infine <strong>esercitare la presenza</strong> nell’Artico addestrandosi sia in modo indipendente che insieme ad alleati e partner per dimostrare interoperabilità e capacità congiunte credibili, sostenendo al contempo la difesa del territorio nazionale e le operazioni di proiezione della potenza globale. </p>



<p>Questo si traduce in nuove costruzioni, siano esse navali o infrastrutturali, lo sviluppo di una rete di sensori allargata per l&#8217;allarme precoce – anche ma non solo satellitare – e l&#8217;aumento della presenza militare nell&#8217;Artico, che è l&#8217;unica forma di deterrenza credibile. </p>



<p>Il piano strategico, benché appena divulgato, sta già portando i suoi frutti: <a href="https://it.insideover.com/guerra/quella-nuova-base-degli-usa-per-sfidare-la-russia-nellartico.html">come sappiamo</a>, USA, Canada e Finlandia hanno siglato recentemente l&#8217;<strong>ICE Pact</strong> per la costruzione congiunta di nuove navi rompighiaccio, la cui presenza nella flotta della Guardia Costiera statunitense è ai minimi termini dalla fine della Guerra Fredda.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/gli-usa-e-lartico-una-nuova-strategia-per-fermare-lespansione-di-russia-e-cina.html">Gli Usa e l&#8217;Artico: una nuova strategia per fermare l&#8217;espansione di Russia e Cina</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Il tarlo dell&#8217;astensionismo e i meccanismi della democrazia</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/il-tarlo-dellastensionismo-e-i-meccanismi-della-democrazia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Jul 2024 19:52:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240517153700828_2d5fdcc978a1779b4e9600e918199e19.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240517153700828_2d5fdcc978a1779b4e9600e918199e19.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240517153700828_2d5fdcc978a1779b4e9600e918199e19-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240517153700828_2d5fdcc978a1779b4e9600e918199e19-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240517153700828_2d5fdcc978a1779b4e9600e918199e19-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240517153700828_2d5fdcc978a1779b4e9600e918199e19-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240517153700828_2d5fdcc978a1779b4e9600e918199e19-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Esercizio del diritto del voto e rispetto degli esiti dei processi alla base della democrazia sono considerati un binomio.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/il-tarlo-dellastensionismo-e-i-meccanismi-della-democrazia.html">Il tarlo dell&#8217;astensionismo e i meccanismi della democrazia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p><strong>Esercizio del diritto del voto e rispetto degli esiti dei processi alla base della democrazia sono da sempre considerati due fattori di un unico binomio.</strong> Devono necessariamente essere considerati insieme perché uno garantisce l’altro e viceversa. Il voto è, infatti, considerato espressione del volere del popolo, popolo che detiene il potere come l’etimologia stessa della parola “democrazia” indica. </p>



<p>Tuttavia, accade che <strong>l’esito delle votazioni non rispecchi il volere popolare oppure non assicuri l’attuazione di questo</strong> pur rispecchiandolo. Spesso i responsabili di questa apparente contraddizione sono i sistemi elettorali che “portano a esiti molto differenti in termini di chi viene eletto e delle politiche che vengono implementate”, come credono anche André Blais dell’<a href="https://futurumcareers.com/Professor-Andre%CC%81-Blais-and-Professor-Damien-Bol-Article.pdf">Università di Monreal e Damien Bol del King’s College di Londra.</a></p>



<p>Partiamo da un esempio fresco. N<strong>elle elezioni del 4 luglio in Regno Unito il Labour </strong>Party di <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/keir-starmer-nuovo-tony-blair-speriamo-di-no-il-disastro-del-premier-invasore-delliraq.html">Keir Starmer</a></strong> si è aggiudicato la vittoria con il 34% dei voti. Cinque giorni prima Rassemblement National di Marine Le Pen aveva raggiunto lo stesso risultato, ma a seggi chiusi il partito di estrema destra francese è risultato il terzo con<strong><a href="https://it.insideover.com/politica/francia-chi-lavora-vota-le-pen-con-macron-restano-i-pensionati-ad-alto-reddito.html"> “soli” 142 seggi su 577.</a></strong> Come è possibile? La risposta risiede nei due differenti sistemi elettorali<strong>. In Regno Unito si è votato con un sistema uninominale secco, mentre in Francia con un uninominale doppio.</strong> Ciò significa che dopo il primo turno di elezioni i francesi sono tornati alle urne ribaltando inaspettatamente gli esiti finali delle parlamentari. Inaspettatamente perché il pensiero generale era quello di una vittoria schiacciante e storica dell’estrema destra, che però il sistema è riuscito a prevenire. </p>



<p>Quando si parla di completo fallimento delle previsioni elettorali bisogna tuttavia essere cauti. <strong>Rassemblement National di Le Pen </strong>ha effettivamente raccolto la maggioranza dei voti anche nel secondo turno, un incredibile 37,1%, ma il sistema elettorale che vige in Francia, “first past the post” traducibile con “passa solo il primo”, non avvantaggia la fazione politica con il maggior numero di elettori ma il candidato che in un determinato collegio elettorale raggiunge la maggioranza, senza tener conto dei voti totali a favore del proprio partito. Lo stesso sistema vige negli States. Un aspetto passato in secondo piano nelle elezioni del 2016 in cui <strong>Donald Trump </strong>si è aggiudicato la Casa Bianca è che la rivale Hillary Clinton aveva ottenuto 1 milione e trecentomila voti in più dell’avversario. Anche qui però il voto popolare ha dovuto fare i conti con quello che è il sistema statunitense, in cui il numero di grandi elettori per Stato è proporzionale alla popolazione dello stesso. </p>



<p>Questa discrepanza tra voto popolare e elettorale significa che i sistemi elettorali in questione minano la democrazia perché non rispecchiano il volere della maggioranza? Un’affermazione azzardata. Probabilmente se si fosse posta questa domanda alla folla esultante che applaudiva commossa in Place de la République a Parigi dopo il risultato “shock” del secondo turno la risposta sarebbe stata che il sistema aveva salvato la democrazia. </p>



<p>Non si può dire lo stesso dei militanti di Rassemblement National delusi e amareggiati come il legislatore rieletto <strong>Julien Odoul</strong> che sul canale televisivo France 2 non si è trattenuto dal dire che i francesi “pagheranno il prezzo di questa non scelta”. Questo contrasto però è indice di qualcos’altro: di realtà politiche così polarizzate che risulta impossibile per i vari schieramenti in campo accettare qualsiasi vittoria che non sia la propria. E <strong>dunque le &#8220;regole del gioco&#8221;</strong> che, a monte, dovrebbero esser conosciute, vengono lette come <strong>inaccettabili freni </strong>all&#8217;espletazione della democrazia. Come, del resto, testimoniato dopo il 2016 dai numerosi appelli del Partito Democratico Usa a cambiare il sistema di voto da quello dei grandi elettori a quello del collegio unico nazionale per evitare futuri casi come quello di Trump.</p>



<p>Non è un caso che la <strong>democrazia del XXI secolo venga definita “la grande ammalata”. </strong>“Nel momento in cui i partiti accettano pacificamente i risultati di un’elezione quando sono nella parte del perdente allora la democrazia elettorale funziona”, dice il professor André. Questo ai giorni nostri sta accadendo sempre meno andando a innescare un circolo vizioso che si traduce inevitabilmente in perdita di fiducia nelle elezioni e nella democrazia rappresentativa. Ed ecco che piomba l’astensionismo. </p>



<p>Il vero problema dunque non sono i sistemi elettorali che negli anni, se pur con fatica, vengono modificati e aggiustati per stare al passo con i tempi. Il vero problema sussiste quando questi cessano di essere oggetto di dibattito, perché le persone smettono di votare e non c’è rischio più concreto di questo, se si considera che ultimamente il partito dell’astensionismo è sempre in testa a tutti.</p>



<p>Eppure il famoso potere del popolo risiede anche qui: nel decidere di non presentarsi ai seggi e di urlare con il silenzio la propria disaffezione, fa parte degli imprescindibili diritti civili individuali di ognuno. Ma che livello di salubrità possono vantare democrazie in cui la metà della popolazione non si cura di esprimere la propria opinione? </p>



<p>“I cittadini non possono essere obbligati a prendere parte al processo politico e sono liberi di esprimere la propria disaffezione non partecipando”, si legge nel “Democracy Index 2023” dell’Economist Intelligence, tuttavia “le democrazie fioriscono quando i cittadini sono disposti a partecipare al dibattito pubblico, ad eleggere rappresentanti e ad aderire a partiti politici”. “<strong>L’astensionismo è un nemico della democrazia</strong>”, un nemico tollerato ma che se non viene monitorato e contenuto rischia di prevalere. <a href="https://www.eiu.com/n/campaigns/democracy-index-2023/">E </a>assieme al rischio di una ridotta accettazione delle &#8220;regole del gioco&#8221; minaccia di portare allo scoperto un sempre più palese emergere della <strong>discrepanza tra le moderne società democratiche </strong>e i loro sistemi politici di riferimento.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/il-tarlo-dellastensionismo-e-i-meccanismi-della-democrazia.html">Il tarlo dell&#8217;astensionismo e i meccanismi della democrazia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Biden si ritira e Trump gongola. Ma la partita non è ancora finita</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/dopo-il-ritiro-di-biden-trump-gongola-ma-la-partita-non-e-ancora-decisa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Jul 2024 19:13:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni americane]]></category>
		<category><![CDATA[Partito Repubblicano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1200" height="800" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/OVERCOME_2024031817400099_3bd3af198877bdb68a865e088ef61674.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/OVERCOME_2024031817400099_3bd3af198877bdb68a865e088ef61674.jpg 1200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/OVERCOME_2024031817400099_3bd3af198877bdb68a865e088ef61674-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/OVERCOME_2024031817400099_3bd3af198877bdb68a865e088ef61674-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/OVERCOME_2024031817400099_3bd3af198877bdb68a865e088ef61674-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/OVERCOME_2024031817400099_3bd3af198877bdb68a865e088ef61674-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>Dopo il ritiro di Biden Trump gongola. Ma la partita non è ancora decisa. Vediamo perché The Donald deve tenere alta la guardia.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/dopo-il-ritiro-di-biden-trump-gongola-ma-la-partita-non-e-ancora-decisa.html">Biden si ritira e Trump gongola. Ma la partita non è ancora finita</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1200" height="800" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/OVERCOME_2024031817400099_3bd3af198877bdb68a865e088ef61674.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/OVERCOME_2024031817400099_3bd3af198877bdb68a865e088ef61674.jpg 1200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/OVERCOME_2024031817400099_3bd3af198877bdb68a865e088ef61674-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/OVERCOME_2024031817400099_3bd3af198877bdb68a865e088ef61674-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/OVERCOME_2024031817400099_3bd3af198877bdb68a865e088ef61674-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/OVERCOME_2024031817400099_3bd3af198877bdb68a865e088ef61674-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>Donald Trump ha commentato in tempo reale il <a href="https://it.insideover.com/politica/biden-si-ritira-dalla-corsa-alla-casa-bianca-il-partito-democratico-usa-sprofonda-nellincertezza.html">ritiro di <strong>Joe Biden</strong> </a>dalla corsa alla difesa della Casa Bianca sfoderando, come suo solito, i guantoni contro il <strong>Partito Democratico</strong>: Trump ha scritto <a href="https://truthsocial.com/@realDonaldTrump/posts/112825895959090517">su Truth</a> che Biden &#8220;non era idoneo a candidarsi alla presidenza e certamente non è idoneo a servire &#8211; E non lo è mai stato!&#8221;. Aggiungendo poi un primo guanto di sfida all&#8217;endorsement dato dal presidente alla sua vice, <strong>Kamala Harris</strong>, chiamata a proseguire la <strong>corsa alla Casa Bianca</strong>: &#8220;Harris è più facile da battere&#8221;.</p>



<p>Per Trump <strong>inizia un decisivo trimestre</strong> che potrebbe portarlo al <strong>ritorno alla Casa Bianca</strong>. La situazione di partenza è stata riassunta da molti suoi alleati e sostenitori in dichiarazioni riassumibili in un concetto: il Partito Repubblicano formato <strong>Trump Old Party</strong>/<strong>Maga (Make America Great Again)</strong> non si è candidato contro un uomo, Biden, ma contro un sistema. </p>



<p>Al contrario,<a href="https://it.insideover.com/politica/io-ti-ho-creato-io-ti-distruggo-i-clan-dem-hanno-liquidato-joe-biden.html"> i democratici </a>avrebbero condotto una campagna elettorale <em>ad personam</em> sperando che un intervento esterno, dalle primarie conservatrici ai processi, eradicasse The Donald dalla corsa. Così non è stato. <strong>Questa chiave di lettura</strong>, sostanzialmente, ha un fondo di verità se si pensa a come i democratici abbiano pensato più a demolire l&#8217;agenda-Trump che a difendere e implementare quella di Biden. Su cui, spesso, il presidente nell&#8217;ultimo anno è parso una <em>vox clamantis in deserto</em> con un&#8217;idea di America che, nella fragilità, portava avanti spesso contro i maggiorenti del suo stesso partito, su progetti come l&#8217;Inflation Reduction Act e il piano Build Back Better o sulla volontà, rare volte condivisa dall&#8217;amministrazione, di cercare una difficile posizione mediata sulla guerra a Gaza.</p>



<p>Sopravvissuto politicamente a ogni tentativo di abbattimento, Trump si considera <strong>sostanzialmente inaffondabile</strong> e, addirittura, <strong>protetto da una mano divina</strong> dopo l&#8217;attentato di Butler di <strong>sabato scorso</strong> a cui è scampato per un soffio e in cui molti in America vedono assonanze con l&#8217;attentato a Papa Giovanni Paolo II del 13 maggio 1981. <strong>Ha blindato con un candidato del suo campo, JD Vance, la vicepresidenza</strong> e ora parte avvantaggiato contro Harris nei primi sondaggi di opinione bilaterali. </p>



<p>Trump, ad ora,<a href="https://projects.fivethirtyeight.com/polls/"> <strong>vincerebbe Pennsylvania, Nevada e Michigan</strong> nella corsa agli Stati </a>chiave e si giocherebbe la vittoria in Winsconsin, <strong>e con la candidatura di Vance a vice</strong> vuole indirizzare i suoi sforzi elettorali verso quell&#8217;America delusa, post-industriale, desiderosa di rinascere. Un&#8217;America che Biden, vecchia volpe della politica a stelle e strisce, aveva riconquistato a The Donald nel voto del 2020 portando quei temi sfuggiti a Hillary Clinton nel 2016: industria, prospettive d&#8217;investimento, sviluppo. <strong>I grandi progetti di investimento</strong> in parte attuati hanno <strong>visto le periferie</strong> come prime beneficiarie, ma resta enorme lo iato identitario e ideologico con quell&#8217;America costiera che la californiana Harris rappresenta molto più di Biden.</p>



<p>Dunque, nell&#8217;asprezza della competizione, in quel &#8220;Harris è più facile da battere di Biden&#8221; non si può non riconoscere un <strong>pur velato formato di apprezzamento, umano se non politico,</strong> di Trump per Biden, avversario a cui sostanzialmente riconosce di saper parlare alla stessa gente che lui vuole corteggiare. Come non ammetterà mai ma sa bene, visto che Biden nel 2020 è diventato grazie alla Rust Belt il presidente col maggior numero di voti assoluti in un&#8217;elezione. Ebbene, da questo tipo di mondo Harris è lontana anni luce. E, paradossalmente, difficilmente i dem potrebbero tirare fuori dal cilindro un candidato capace di affrontare in cento giorni una corsa tanto in salita.</p>



<p>Trump gongola: il Partito Democratico che ha sperato venisse asfaltato da scandali e nemici interni al campo repubblicano è ora nel caos. Ma sarebbe un errore <strong>considerare la strada in discesa da qui a novembre</strong>. Andrà capito l&#8217;atteggiamento di un Biden con mani libere di promuovere la sua agenda politica, al netto delle personali energie, non avendo vincolo di rielezione e soprattutto il rischio dell&#8217;esistenza di uno scontro istituzionale che può alienare fette di voto moderato a The Donald. </p>



<p>Mike Johnson, speaker della Camera, ha iniziato chiedendo a gran voce le dimissioni di Biden, cosa non fatta nemmeno da Trump, e proprio su questo fronte ora The Donald dovrà saper <strong>tenere a bada l&#8217;entusiasmo dei suoi</strong>. Il consenso di Trump è arrivato anche attaccando i democratici su <strong>inflazione, salari stagnanti, consumi a terra nelle periferie, sviluppo infrastrutturale</strong>. Sarebbe, per Trump, un errore <strong>cambiare strategia al cambio di cavallo degli avversari</strong>. Insomma, Trump può giocarsela al meglio se capirà che la miglior campagna elettorale del suo partito è quella che deve portarlo a fare ciò che si è fatto finora. A prescindere dal nome dell&#8217;avversario. Su questo, i conservatori non hanno il problema di aver ridotto alla guerra a un solo uomo la gara. Perché iniziare ora?</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/dopo-il-ritiro-di-biden-trump-gongola-ma-la-partita-non-e-ancora-decisa.html">Biden si ritira e Trump gongola. Ma la partita non è ancora finita</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Fondi, tassi d&#8217;interesse e Nato: così gli Usa difendono il dominio mondiale del dollaro</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/fondi-tassi-dinteresse-e-nato-cosi-gli-usa-difendono-il-dominio-mondiale-del-dollaro.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Gagliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 Jul 2024 15:17:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[dollaro]]></category>
		<category><![CDATA[Patto atlantico (Nato)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1392" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240719092427962_27d02d4292ad0b1702b375a4b9580d7a.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Dollaro" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240719092427962_27d02d4292ad0b1702b375a4b9580d7a.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240719092427962_27d02d4292ad0b1702b375a4b9580d7a-600x435.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240719092427962_27d02d4292ad0b1702b375a4b9580d7a-300x218.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240719092427962_27d02d4292ad0b1702b375a4b9580d7a-1024x742.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240719092427962_27d02d4292ad0b1702b375a4b9580d7a-768x557.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240719092427962_27d02d4292ad0b1702b375a4b9580d7a-1536x1114.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nato più dollaro "geopolitico": il doppio binario della strategia Usa per contenere i nemici e controllare gli alleati.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/fondi-tassi-dinteresse-e-nato-cosi-gli-usa-difendono-il-dominio-mondiale-del-dollaro.html">Fondi, tassi d&#8217;interesse e Nato: così gli Usa difendono il dominio mondiale del dollaro</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1392" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240719092427962_27d02d4292ad0b1702b375a4b9580d7a.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Dollaro" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240719092427962_27d02d4292ad0b1702b375a4b9580d7a.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240719092427962_27d02d4292ad0b1702b375a4b9580d7a-600x435.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240719092427962_27d02d4292ad0b1702b375a4b9580d7a-300x218.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240719092427962_27d02d4292ad0b1702b375a4b9580d7a-1024x742.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240719092427962_27d02d4292ad0b1702b375a4b9580d7a-768x557.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240719092427962_27d02d4292ad0b1702b375a4b9580d7a-1536x1114.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il recente <strong><a href="https://it.insideover.com/difesa/la-nato-globale-a-trazione-americana-mette-in-scena-il-braccio-di-ferro-con-la-cina.html">vertice della NATO</a></strong> ha messo in luce la strategia degli Stati Uniti per mantenere il controllo economico e politico globale attraverso il rafforzamento del dollaro. <strong>Jerome Powell</strong>, presidente della Federal Reserve, ha annunciato che i tassi di interesse rimarranno alti, un chiaro segnale dell&#8217;intenzione degli Stati Uniti di attirare capitali da tutto il mondo. Questo meccanismo di finanziamento dipende dalla centralità del dollaro, che gli Stati Uniti vogliono mantenere come valuta di riferimento globale. </p>



<p>L&#8217;inclusione<a href="https://it.insideover.com/guerra/ucraina-nella-nato-troppo-pericoloso-meglio-di-no-lo-dicono-61-esperti-americani.html"> dell&#8217;Ucraina nella NATO</a> rappresenta una mossa geopolitica cruciale. Gli Stati Uniti, con il sostegno di un&#8217;Europa atlantista, utilizzano l&#8217;alleanza per consolidare l&#8217;influenza del dollaro, obbligando di fatto l&#8217;Europa a sostenere la propria economia con la valuta statunitense. Questo crea una dipendenza economica che favorisce gli interessi americani a discapito dell&#8217;autonomia economica europea.</p>



<p>Le agenzie di <em>rating</em>, controllate dai grandi fondi d&#8217;investimento come<strong> Vanguard, BlackRock e State Street,</strong> giocano un ruolo chiave in questa strategia. Declassando il debito di Paesi come la <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/francia-al-voto-jean-luc-melenchon-lultimo-rivoluzionario-di-macronia.html">Francia</a></strong>, queste agenzie manipolano il mercato per prevenire potenziali instabilità che potrebbero minacciare il dominio finanziario degli Stati Uniti. La cooperazione militare tra Bielorussia e Cina al confine polacco riflette la resistenza di altre potenze globali alla dollarizzazione forzata imposta dagli Stati Uniti.</p>



<p>La crescita dei mercati azionari americani, con un aumento significativo degli indici S&amp;P 500 e Nasdaq, è guidata da una concentrazione senza precedenti di pochi titoli dominanti, suggerendo una bolla speculativa alimentata dai grandi fondi. Questa situazione evidenzia una discrepanza tra l&#8217;economia reale e il mercato finanziario, con aziende come Nvidia che vedono una valorizzazione sproporzionata rispetto alle loro reali capacità produttive, grazie al sostegno finanziario dei grandi fondi.</p>



<p><strong>Anche i criteri ESG,</strong> che dovrebbero indicare la sostenibilità ambientale, sociale e di <em>governance</em> delle aziende, sono manipolati dagli stessi fondi che controllano le agenzie di <em>rating</em>, rendendo il sistema auto-referenziale e poco trasparente. Questo scenario mostra come il capitalismo finanziario occidentale, dominato dagli Stati Uniti, costruisca narrazioni che mascherano una realtà economica basata su bolle speculative e concentrazioni di potere.</p>



<p>In sintesi, il vertice della NATO e le politiche economiche degli Stati Uniti rivelano una strategia di consolidamento del potere attraverso il controllo finanziario globale, sostenuto da alleanze politiche e militari che rafforzano il ruolo del dollaro. Tuttavia, questa supremazia è sempre più contestata da altre potenze globali, creando un panorama internazionale caratterizzato da tensioni crescenti e sfide al dominio americano.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/fondi-tassi-dinteresse-e-nato-cosi-gli-usa-difendono-il-dominio-mondiale-del-dollaro.html">Fondi, tassi d&#8217;interesse e Nato: così gli Usa difendono il dominio mondiale del dollaro</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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