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	<title>Stati Uniti Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Gaza, Congo Iran: la grande strategia diplomatica del Qatar</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/gaza-congo-iran-la-grande-strategia-diplomatica-del-qatar.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Jun 2025 04:52:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra di Gaza]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1443" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250116084146826_5c8eef8b738b2d4a6835c29f082ff57f.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250116084146826_5c8eef8b738b2d4a6835c29f082ff57f.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250116084146826_5c8eef8b738b2d4a6835c29f082ff57f-600x451.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250116084146826_5c8eef8b738b2d4a6835c29f082ff57f-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250116084146826_5c8eef8b738b2d4a6835c29f082ff57f-1024x770.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250116084146826_5c8eef8b738b2d4a6835c29f082ff57f-768x577.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250116084146826_5c8eef8b738b2d4a6835c29f082ff57f-1536x1154.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La pace a Gaza è solo un Capitolo della Grande Strategia del Qatar, emirato divenuto centrale per tutti in Medio Oriente.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/gaza-congo-iran-la-grande-strategia-diplomatica-del-qatar.html">Gaza, Congo Iran: la grande strategia diplomatica del Qatar</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>Un annuncio nella notte italiana dopo una lunga giornata di scambi di colpi ha <strong>sancito il cessate il fuoco nella &#8220;guerra dei dodici giorni&#8221; tra Israele e Iran</strong>. L&#8217;annuncio del presidente americano <strong>Donald Trump</strong> di una fine delle ostilità non avrebbe, secondo quanto riportato dai funzionari Usa sentiti dalle testate del Paese, potuto prendere piede senza il ruolo decisivo di un mediatore attivo e dinamico: il <strong>Qatar.</strong> </p>



<h2 class="wp-block-heading">La mediazione del Qatar, il precedente di Gaza e del Congo</h2>



<p>Tamim bin Hamad Al Thani, emiro del Qatar, <a href="https://www.nytimes.com/live/2025/06/23/world/iran-israel-ceasefire-trump#iran-israel-ceasefire-qatar">ha avuto un ruolo</a> nel consolidare la proposta Usa di una fine degli scontri dopo che nel giorno di ieri il Paese del Golfo ha <strong>chiuso il suo spazio aereo</strong> e concordato con l&#8217;Iran la gestione della rappresaglia di Teheran agli attacchi americani di domenica, che ha preso nel mirino la base statunitense di Al Udeid, sita proprio in Qatar. </p>



<p><strong>Poche ore dopo è arrivato l&#8217;annuncio di The Donald</strong>: un passaggio fondamentale per accelerare la fine dei combattimenti in cui il <strong>&#8220;grande mediatore&#8221; del Medio Oriente</strong> ha avuto un ruolo decisivo. Non è una novità. Doha negli ultimi mesi ha avuto una grande attenzione a una diplomazia in grado di ridurre la conflittualità internazionale. Di pochi giorni fa è la<a href="https://www.rfi.fr/en/africa/20250606-qatar-offers-proposal-in-stalled-peace-talks-between-drc-and-m23"> proposta di rilancio del negoziato tra <strong>Congo e ribelli M23 sostenuti dal Ruanda</strong></a> in una mediazione congiunta con gli Usa. Mentre al contempo il Qatar, come noto, ha avuto a gennaio un ruolo cruciale nel negoziare il temporaneo stop alla guerra di Israele a Gaza poi franato per decisione unilaterale di Tel Aviv.</p>



<p>A gennaio le trattative per il <strong>cessate il fuoco a Gaza</strong> hanno visto come grande protagonista il <strong>Qatar</strong>, che non solo ha ospitato nella capitale Doha il round finale di negoziati tra Israele e Hamas ma ha anche assunto la responsabilità di tirare la <strong>volata finale</strong> per chiudere l&#8217;accordo sulla liberazione degli ostaggi israeliani e il ritiro dell&#8217;esercito di Tel Aviv dalla Striscia. Come noto, poi, Benjamin Netanyahu si è rimangiato la parola. Sul dossier Iran la firma di Trump aggiunge peso. E rilancia la strategia di mediazione del Qatar.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le mosse per mediare la fine della guerra</h2>



<p>Per l&#8217;emirato del Golfo e il governo di <strong>Khalid al-Thani</strong> la mediazione su Gaza, compiuta con il sostegno di Egitto e Stati Uniti, ha <strong>rappresentato un rompicapo politico</strong> ma anche un obiettivo da perseguire a tutti i costi nel quadro della <strong>costruzione di un nuovo Medio Oriente</strong> in cui, per effetto delle manovre israeliane, anche i Fratelli Musulmani vicini a Doha e alla Turchia stanno acquisendo spazio, specie dopo la caduta di <strong>Bashar al-Assad in Siria</strong> e l&#8217;ascesa al potere delle milizie guidate da Hay&#8217;at Tahrir al-Sham e Abu Mohammad al-Jolani, a lungo sostenute da Doha.</p>



<p>Questo desiderio strategico di consolidamento della propria influenza ha un ruolo anche nel confronto tra <strong>Israele e Iran</strong>. Da un lato, Doha vuole mantenere aperto il confronto diplomatico con Tel Aviv in vista di una futura normalizzazione e dall&#8217;altro aveva interessi concreti nella mediazione con Teheran visto che con l&#8217;Iran condivide i giacimenti di gas di South Pars, messi nel mirino da Israele nei giorni scorsi, e l&#8217;importanza data alla via d&#8217;acqua dello Stretto di Hormuz di cui temeva la chiusura. Tutto questo consolida un ruolo da grande potenza diplomatica che pochi Paesi possono rivendicare.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La grande strategia del Qatar</h2>



<p>Doha, infatti, è al contempo l&#8217;unico Paese che in venti mesi ha potuto esser garante della breve tregua Israele-Hamas; risulta sempre più presente in Siria dove rappresenta il braccio finanziario e diplomatico di un sistema d&#8217;influenza che ha nella Turchia il ramo militare e d&#8217;intelligence; è crescentemente coinvolta nel Libano in cui gli ultimi mesi hanno visto la <strong>prima, benaugurante spinta al</strong><a href="https://www.inss.org.il/publication/qatar-lebanon/"><strong> ritorno alla normalità</strong> con l&#8217;elezione alla presidenza del generale Joseph Aoun dopo due anni di stallo</a>.</p>



<p>Inoltre, mantenere profondi canali diplomatici con l&#8217;<strong>Iran</strong> con cui ha interesse a mantenere un modus vivendi legato anche ai comuni interessi sul gas e sulla stabilità regionale ha avuto un ruolo decisivo anche dopo che la sede dei negoziati tra Teheran e Washington sul nucleare, interrotti dalla guerra, è stata individutata non in <a href="https://it.insideover.com/politica/usa-iran-il-negoziato-resta-in-oman-trump-ripesca-gli-accordi-di-obama.html">Doha ma nella capitale omanita Mascate</a>. Essere perno diplomatico garantisce una libertà d&#8217;azione che il Qatar esercita sotto forma di finanziamenti e appoggi politici a regimi amici, come quello di <a href="https://it.insideover.com/politica/sdoganare-al-jolani-la-rischiosa-diplomazia-europea-in-siria.html"><strong>al-Jolani in Siria</strong>,</a> che lo rendono indispensabile alla comunità internazionale.</p>



<p>Per il Qatar è vitale tenere aperti ponti diplomatici che impediscano al sistema mediorientale di andare in cortocircuito, trascinando con sé la connettività economica e energetica da cui dipende la sopravvivenza del piccolo emirato. Un report dell&#8217;Università della Navarra a maggio 2024 giustificava l&#8217;assertività diplomatica di Doha con la percepita &#8220;vulnerabilità del Qatar ai rischi per la sicurezza, comprese le aggressioni militari e le operazioni clandestine, evidenziata dai <a href="https://www.unav.edu/web/global-affairs/detalle1/-/blogs/qatar-diplomatic-crisis-a-political-conflict-toward-regional-dominance-2">boicottaggi</a> imposti dagli Emirati Arabi Uniti e dall&#8217;Arabia Saudita tra il 2017 e il 2021&#8243;.</p>



<p>E se sull&#8217;Iran il Qatar ha plasmato il cessate il fuoco connettendo rapidamente Usa e Israele all&#8217;Iran e nella guerra a Gaza Doha è stata decisiva già per mediare l&#8217;uscita dalla Striscia di alcuni ostaggi rapiti da Hamas e per consentire l&#8217;ingresso degli aiuti umanitari da parte di Israele, <a href="https://www.unav.edu/web/global-affairs/handling-israel-hamas-war-mediation-the-role-of-qatar">il report di Anna Mier y Terran ricorda che sono molti i casi passati</a> in cui questa capacità diplomatica si è palesata. Il Qatar, infatti, ha &#8220;una storia di efficaci <a href="https://theconversation.com/gaza-war-how-qatar-used-its-business-connections-to-become-a-leading-mediator-in-the-middle-east-218461">sforzi di mediazione</a> , come dimostra il suo coinvolgimento nella <strong>mediazione di accordi di pace con il Libano nel 2008, lo Yemen nel 2010, il Darfur nel 2011 e <a href="https://www.britannica.com/place/Israel/Conflict-in-Gaza">Gaza</a> nel 2012</strong>&#8220;.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La diplomazia a tutto campo di Doha</h2>



<p>Anno dopo anno, &#8220;questi sforzi hanno contribuito alla reputazione del Paese come abile mediatore di pace. nella regione&#8221; e &#8220;Doha ha cercato di avvicinarsi alle posizioni tra l’Occidente e i talebani dopo che le truppe statunitensi&nbsp;<a href="https://en.unav.edu/web/global-affairs/catar-la-puerta-de-afganistan-para-occidente">hanno lasciato l’Afghanistan</a>&nbsp;nel 2021&#8243; a seguito di un accordo raggiunto, ovviamente, a Doha. <strong>Meno fortunati i tentativi di mediazione tra Russia e Ucraina</strong> per porre fine alla crisi legata agli attacchi alle infrastrutture energetiche, in cui comunque Doha ha fatto una sortita.</p>



<p>Tutta questa diplomazia non è, ovviamente, affare di buon cuore: Doha vuole, in asse con la Turchia, plasmare un Medio Oriente centrato sull&#8217;asse con Ankara e garantirsi la sopravvivenza contro eventuali mosse ostili dei Paesi arabi rivali della Fratellanza Musulmana, oltre che ampliare il suo soft power per proporsi, nel mondo, come attore responsabile. Aprendo la strada alla possibilità di muoversi anche come investitore e partner politico in molti contesti, dall&#8217;Africa all&#8217;Asia. Anche per questo opportunismo, però, <a href="https://it.insideover.com/guerra/gaza-laccordo-ce-hamas-libera-gli-ostaggi-israele-si-ritira-dalla-strisciagaza-laccordo-ce-hamas-libera-gli-ostaggi-israele-si-ritira-dalla-striscia.html">è maturata la <strong>tregua di Gaza</strong></a> a gennaio, unico serio tentativo di porre fine alla mattanza nella Striscia e la mediazione iraniano-americana plasmata nelle ore in cui su Doha volavano i missili e ben altre reazioni potevano emergere piuttosto che una tendente alla pace. Una pace a cui, bisogna riconoscerlo, l&#8217;emirato del Golfo è stato tra i pochi Paesi a credere anche quando le prospettive erano pessimiste. </p>



<p><strong><em>Diplomazia, armi e geopolitica: il mondo contemporaneo si muove sul filo della competizione e delle sfide tra potenze. Su InsideOver raccontiamo le sfide di questi scenari globali sempre più dinamici e polimorfi con un approccio attento e basato sui fatti.<a href="https://it.insideover.com/abbonamenti-standard"> Se credi nel nostro metodo, sostienici e abbonati!</a></em></strong></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Addio a George Foreman, il pugno che sfidò l&#8217;eternità</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/addio-a-george-foreman-il-pugno-che-sfido-leternita.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 22 Mar 2025 11:45:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1367" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250322114634767_f3cfb0aae6c63a90705d1a2769008a2a.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250322114634767_f3cfb0aae6c63a90705d1a2769008a2a.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250322114634767_f3cfb0aae6c63a90705d1a2769008a2a-600x427.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250322114634767_f3cfb0aae6c63a90705d1a2769008a2a-300x214.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250322114634767_f3cfb0aae6c63a90705d1a2769008a2a-1024x729.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250322114634767_f3cfb0aae6c63a90705d1a2769008a2a-768x547.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250322114634767_f3cfb0aae6c63a90705d1a2769008a2a-1536x1094.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>George Foreman ha raggiunto il suo amico-nemico Mohammad Alì. Un gigante, il campione che ha combattuto contro il tempo e lo ha battuto più di una volta. A 76 anni, la famiglia ha annunciato la morte di “Big George” con un comunicato diffuso sui social: &#8220;Predicatore devoto, marito devoto, padre amorevole e orgoglioso nonno e &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/addio-a-george-foreman-il-pugno-che-sfido-leternita.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/addio-a-george-foreman-il-pugno-che-sfido-leternita.html">Addio a George Foreman, il pugno che sfidò l&#8217;eternità</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1367" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250322114634767_f3cfb0aae6c63a90705d1a2769008a2a.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250322114634767_f3cfb0aae6c63a90705d1a2769008a2a.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250322114634767_f3cfb0aae6c63a90705d1a2769008a2a-600x427.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250322114634767_f3cfb0aae6c63a90705d1a2769008a2a-300x214.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250322114634767_f3cfb0aae6c63a90705d1a2769008a2a-1024x729.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250322114634767_f3cfb0aae6c63a90705d1a2769008a2a-768x547.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250322114634767_f3cfb0aae6c63a90705d1a2769008a2a-1536x1094.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p><strong>George Foreman</strong> ha raggiunto il suo amico-nemico <strong>Mohammad Alì</strong>. Un gigante, il campione che ha combattuto contro il tempo e lo ha battuto più di una volta. A 76 anni, la famiglia ha annunciato la morte di “Big George” con un comunicato diffuso sui social: &#8220;<em>Predicatore devoto, marito devoto, padre amorevole e orgoglioso nonno e bisnonno, ha vissuto una vita caratterizzata da fede incrollabile, umiltà e determinazione</em>&#8220;.<br>Solo pochi mesi fa, avevamo raccontato proprio dalle pagine di Insideover i 50 anni di <em><strong><a href="https://it.insideover.com/societa/quando-erano-re-50-anni-fa-lo-storico-incontro-ali-foreman.html">Rumble in the jungle</a></strong></em>, lo storico incontrò Alì-Foreman allo stadio di <strong>Kinshasa</strong>: un evento che fece non solo la storia dello sport, ma la storia del mondo stesso, cucendo insieme la politica estera americana, la lotta per i diritti civili e la coda dei grandi movimenti di decolonizzazione. Se Alì aveva fatto della Nation of Islam la sua “patria”, rifiutando di andare a farsi ammazzare in Vietnam, Foreman era un fierissimo americano da bandiera. </p>



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<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="George Foreman vs Muhammad Ali - Oct. 30, 1974  - Entire fight - Rounds 1 - 8 &amp; Interview" width="500" height="375" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/55AasOJZzDE?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div><script>ga("set", "video_embed", "youtube_55AasOJZzDE");</script>
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<h2 class="wp-block-heading">La carriera folgorante di Foreman</h2>



<p>Nato il 10 gennaio 1949 a Marshall, Texas, e cresciuto nei quartieri difficili di Houston, Foreman aveva trovato nella boxe la sua via di riscatto grazie al programma <strong><em>Job Corps</em></strong>. Si trattava di un progetto di formazione e istruzione professionale finanziato dal governo federale degli Stati Uniti,  creato nel 1964 come parte della &#8220;<em>War on Poverty</em>&#8221; dell&#8217;amministrazione Johnson. Il talento era puro, la potenza devastante, e nel 1968 i tempi erano già maturi per l’oro olimpico ai <strong>Giochi di Città del Messico</strong>, aprendo la strada a una carriera professionistica che sarebbe entrata nella leggenda. Da quel momento, la sua ascesa tra i giganti della boxe fu inarrestabile. </p>



<p>Il 22 gennaio 1973, davanti al mondo intero, demolì <strong>Joe Frazier</strong> in soli due round, mandandolo al tappeto sei volte e conquistando il <strong>titolo mondiale dei pesi massimi</strong>. Foreman era un colosso dal pugno esplosivo, un dominatore assoluto del ring. Dal punto di vista tecnico lui e Alì non potevano essere così diversi: il secondo era un concentrato di rapidità, gioco di gambe e finezza, mentre Foreman vinse la maggior parte dei suoi match come fece contro Frazier: con una potenza devastante nei primi round. Ma il 30 ottobre 1974, nel leggendario match, la storia prese una piega inaspettata. Contro Ali, Foreman martellò il suo avversario con colpi pesantissimi, ma Alì seppe incassare, aspettare e colpire nel momento giusto, lasciando Foreman al tappeto e privandolo della corona.</p>



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<h2 class="wp-block-heading">Il Foreman predicatore e il ritorno sul ring</h2>



<p>Quella sconfitta segnò un prima e un dopo nella sua carriera. Dopo alcuni tentativi di riconquistare il titolo, nel 1977, all’età di 28 anni, Foreman si ritirò dopo un incontro contro <strong>Jimmy Young</strong>, segnato da una <strong>crisi mistica </strong>che lo portò a cambiare vita. Per dieci anni si dedicò alla predicazione e alla sua comunità religiosa, diventando pastore e fondando la <strong>Church of the Lord Jesus Christ a Houston</strong>. In quel momento, sembrò che il suo capitolo nel pugilato fosse chiuso per sempre. Ma Foreman non era un uomo qualunque. </p>



<p>I due non avrebbero mai dovuto essere amici dopo l’incontro in Zaire. Ma nel 1976, Alì chiamò Foreman al telefono, cosa che non era mai accaduta prima. &#8220;<em>Non so come abbia avuto il mio numero&#8221;, </em>raccontò Foreman, <em>“Mi chiamò e mi fece fatto i complimenti per circa venti minuti, quindi sapevo che c&#8217;era qualcosa che non andava. E disse, &#8216;George, potresti farmi un favore? Vogliono farmi combattere contro Ken Norton per difendere il mio titolo. Per favore, combatti contro Ken Norton per me. Non posso batterlo. Lui ha paura di te, ma io non posso batterlo</em>.'&#8221; Foreman aveva combattuto Norton una volta e lo aveva sconfitto. Alì aveva combattuto Norton due volte, entrambe nel 1973, e aveva perso il primo incontro, vinto il secondo. Alì finì per combattere Norton per la terza volta il 28 settembre 1976, e vinse per decisione unanime. Foreman non combatté più contro Norton, ma tornò alla boxe nel 1987, proprio su incoraggiamento di Alì. Quell&#8217;anno, all’età di 38 anni, scioccò il mondo annunciando <strong>il suo ritorno sul ring</strong>. </p>



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<p>Sembrava impossibile, ma lui aveva un obiettivo chiaro: <strong>riconquistare il titolo mondiale</strong>. Combattendo contro avversari molto più giovani, dimostrò che la sua potenza era ancora intatta e che il tempo, per lui, non era affatto un ostacolo. La notte del 5 novembre 1994 entrò nella storia: a 45 anni, con un solo pugno ben assestato, <strong>mise KO Michael Moorer</strong>, riprendendosi la cintura mondiale dei pesi massimi, e diventando il campione più anziano della categoria. Un’impresa senza precedenti, il definitivo sigillo su una carriera leggendaria.</p>


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<h2 class="wp-block-heading">Dalla Foreman grill all&#8217;ultimo match</h2>



<p>Ma Foreman non ha vinto solo sul ring. Nel 1994, la sua carriera lo portò dai pugni all&#8217;impresa economica geniale: la <strong>George Foreman Grill</strong>, un elettrodomestico per cucinare in modo salutare. Sembrava un semplice affare pubblicitario, ma si rivelò un colpo da maestro: la griglia ha venduto oltre 100 milioni di pezzi tra gli americani impallinati di manie <em>healthy </em>e televendite, trasformando Foreman in un imprenditore di successo e fruttandogli guadagni ben superiori a quelli ottenuti con la boxe. Cinque matrimoni, padre di 12 figli, cinque dei quali chiamati George (George Jr., George III, George IV, George V e George VI), ha sempre messo la famiglia al primo posto. E non ha mai dimenticato chi aveva condiviso il ring con lui: negli anni, ha aiutato economicamente Muhammad Ali, il suo storico rivale, dimostrando che la vera grandezza non si misura solo con i titoli vinti, ma con i gesti fuori dal quadrato. Foreman fu molto più capace nel trasformarsi in un brand, potendo vivere della sua fama: Alì questo non lo aveva capito. Ci volle fino al 2006, quando Ali aveva 64 anni, per trarre davvero profitto dalla sua riconoscibilità. Vendette l&#8217;80% dei diritti sul suo nome e sulla sua immagine a CKX per 50 milioni di dollari (la società detiene anche i diritti sul nome di Elvis Presley): fu Foreman a supportarlo quando arrivarono i primi problemi finanziari.</p>



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<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="George Foreman vs Shannon Briggs November 22, 1997 1080p 60FPS HD HBO" width="500" height="375" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/lH2SCSgexto?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div><script>ga("set", "video_embed", "youtube_lH2SCSgexto");</script>
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<p>Dopo l&#8217;ultimo, amaro, incontro del 1997 contro <strong>Shannon Briggs</strong>, George Foreman salutò per sempre la boxe. La sua carriera, un’epopea di forza e determinazione, si chiuse con un impressionante bilancio: <strong>76 vittorie, di cui 68 per knockout, e soltanto 5 sconfitte</strong>. Lo stesso anno, alla consegna dei Premi Oscar 1997, il documentario <em>When We Were Kings</em>, dedicato allo storico incontro in Zaire, causò la <em>standing ovation </em>del pubblico di blasonati della macchina da presa. I due campioni vennero chiamati sul palco tra gli applausi. Il morbo di Parkinson si stava mangiano Alì, che ebbe difficoltà a salire sul palco. A sostenerlo, con tocchi di premura, c&#8217;era proprio George Foreman, l&#8217;uomo.</p>



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<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/addio-a-george-foreman-il-pugno-che-sfido-leternita.html">Addio a George Foreman, il pugno che sfidò l&#8217;eternità</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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