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	<title>Senegal Archives - InsideOver</title>
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	<title>Senegal Archives - InsideOver</title>
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		<title>Le buone pratiche del Senegal: più medici, mortalità infantile in calo, aspettativa di vita in aumento</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 30 May 2026 07:13:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica della salute]]></category>
		<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Sanità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_202602161607057_c2886c91fd7bdf1bc3ade037dd6671bc.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_202602161607057_c2886c91fd7bdf1bc3ade037dd6671bc.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_202602161607057_c2886c91fd7bdf1bc3ade037dd6671bc-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_202602161607057_c2886c91fd7bdf1bc3ade037dd6671bc-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_202602161607057_c2886c91fd7bdf1bc3ade037dd6671bc-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_202602161607057_c2886c91fd7bdf1bc3ade037dd6671bc-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_202602161607057_c2886c91fd7bdf1bc3ade037dd6671bc-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nel Paese africano l'aspettativa è ora di 69 anni, un aumento di due anni nel giro di appena un decennio. Ma non mancano le criticità.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/le-buone-pratiche-del-senegal-piu-medici-mortalita-infantile-in-calo-aspettativa-di-vita-in-aumento.html">Le buone pratiche del Senegal: più medici, mortalità infantile in calo, aspettativa di vita in aumento</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_202602161607057_c2886c91fd7bdf1bc3ade037dd6671bc.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_202602161607057_c2886c91fd7bdf1bc3ade037dd6671bc.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_202602161607057_c2886c91fd7bdf1bc3ade037dd6671bc-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_202602161607057_c2886c91fd7bdf1bc3ade037dd6671bc-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_202602161607057_c2886c91fd7bdf1bc3ade037dd6671bc-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_202602161607057_c2886c91fd7bdf1bc3ade037dd6671bc-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_202602161607057_c2886c91fd7bdf1bc3ade037dd6671bc-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>In questi giorni a Dakar la situazione politica è piuttosto tesa. Dopo aver governato assieme per due anni, <strong>il presidente Bassirou Faye e il primo ministro Ousmane Sonko hanno preso strade diverse</strong>. E il divorzio è stato tutt&#8217;altro che sereno, visto che più o meno all&#8217;improvviso il capo dello Stato ha dato il benservito al capo del governo. Adesso come nuovo premier è stato scelto l&#8217;economista e tecnico <strong>Ahmadou Al Aminou Mohamed</strong>, il quale ha promesso nuove riforme in tandem con Faye. Ma il clima probabilmente, tra i meandri della politica locale, difficilmente tornerà sereno in tempi brevi. Intanto però, il Senegal può pensare anche <strong>ad alcuni dati positivi</strong> che lo pongono in testa a livello regionale sul fronte sanitario. In una fase in cui l&#8217;Africa fa i conti con il taglio dei finanziamenti e la carenza di risorse, <strong>il Paese ha registrato una certa crescita dell&#8217;aspettativa di vita</strong>. Un risultato per nulla scontato, soprattutto rapportando il tutto al contesto africano.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I dati che premiano la sanità senegalese</h2>



<p>Nei giorni scorsi, in una fase di profonda distrazione dell&#8217;opinione pubblica per le sopra narrate vicende politiche, a imperversare sono stati anche numeri tutto sommato lusinghieri per il Senegal. <a href="https://www.africarivista.it/senegal-la-sanita-migliora-e-si-allunga-la-vita/309196/?srsltid=AfmBOopwrgJGGBPm2VIgSYpMGLWyUshwgBHMvPY4EvMKmxRsore8Zldj">A diffonderli è stato Ibrahima Seck</a>, direttore del servizio di medicina preventiva e salute pubblica all&#8217;<strong>Università Ucab di Dakar</strong>. In particolare, <strong>nel decennio che va dal 2015 al 2025 l&#8217;aspettativa di vita nel Paese africano è passata da 67 a 69 anni</strong>. L&#8217;aumento, certificato anche dall&#8217;Oms, non è in contraddizione con il resto del continente. Al contrario, in media <strong>l&#8217;Africa è passata complessivamente dai 60 ai 64 anni di aspettativa di vita nello stesso periodo considerato per il Senegal</strong>. Tuttavia, il miglioramento è risultato diffuso a macchia di leopardo e in modo non propriamente uniforme. Inoltre, andando a guardare la media africana, <strong>Dakar può vantare almeno 5 anni in più di aspettativa</strong>. Dato quest&#8217;ultimo ritenuto significativo e che include il Paese nel novero di quelli che ha contribuito maggiormente a migliorare la situazione a livello continentale. </p>



<p>A spingere verso l&#8217;alto il dato ha inciso senza dubbio <strong>il forte ridimensionamento della mortalità infantile</strong>. A livello neonatale, il Senegal <strong>nell&#8217;ultimo decennio è passato da 39 morti ogni mille bambini nati vivi a 21</strong>. Cifra ancora ben lontana dagli standard europei, i quali si attestano a 2 morti ogni mille, ma in grado di segnalare un significativo miglioramento della situazione. Questo vale anche per la mortalità infantile sotto i 5 anni, <strong>passata da 48 decessi ogni mille a 31</strong>. I dati fanno il pari con l&#8217;aumento del numero di medici, ad oggi oltre 5.000 e con la media di uno ogni 8.300 abitanti, e di posti letto negli ospedali. Più in generale, la maggiore estensione del servizio sanitario a livello territoriale sta garantendo al Senegal importanti balzi in avanti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I nodi ancora da risolvere</h2>



<p>I dati soddisfacenti che riguardano la sanità senegalese, non devono far dimenticare le ataviche difficoltà non ancora risolte all&#8217;interno del sistema. <a href="https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/senegal-la-sanita-come-emblema-della-disparita.html">A partire dalla disomogeneità del servizio, vera piaga della sanità locale</a>. Degli oltre 5.000 medici in servizio in Senegal,<strong>secondo l&#8217;Oms almeno il 70% opera nell&#8217;area di Dakar.</strong> Il resto del Paese deve fare i conti con strutture insufficienti e in alcuni casi anche fatiscenti. La situazione della sanità rispecchia quella insita nella società e nel contesto economico senegalese: la capitale ha infatti rappresentato storicamente l&#8217;unica vera area attrattiva per investimenti e servizi, lasciando le briciole per il resto del territorio nazionale. In alcune regioni, la mortalità infantile e la presenza di malattie endemiche mai del tutto debellate rappresentano ancora un problema grave per intere comunità.</p>



<p>Una soluzione potrebbe arrivare <strong>dall&#8217;intelligenze artificiale e dai sistemi di telemedicina</strong> sempre più diffusi in Senegal, specialmente negli ospedali più attrezzati. Ibrahima Seck, in una dichiarazione rilasciata a margine della presentazione dei dati, ha dichiarato che proprio le nuove tecnologie<em> &#8220;potranno nel prossimo futuro ridurre o azzerare le distanze e le disuguaglianze geografiche&#8221;</em>. Anche il nuovo governo ha promesso più investimenti nella sanità e nella lotta alle disparità. Di certo, il tema sanitario in Senegal è uno dei più sentiti a livello politico ed è uno dove la classe dirigente si gioca molto della propria credibilità. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/le-buone-pratiche-del-senegal-piu-medici-mortalita-infantile-in-calo-aspettativa-di-vita-in-aumento.html">Le buone pratiche del Senegal: più medici, mortalità infantile in calo, aspettativa di vita in aumento</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>NON SOLO PER SPORT &#8211; LA Coppa d&#8217;Africa non finisce più, tra Marocco e Senegal la partita ora è politica</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/non-solo-per-sport-la-coppa-dafrica-non-finisce-piu-tra-marocco-e-senegal-la-partita-ora-e-politica.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Mar 2026 05:47:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[calcio]]></category>
		<category><![CDATA[sport]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260323152534936_4ea24f19ef33ad36f3a1f5418e0ca531.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260323152534936_4ea24f19ef33ad36f3a1f5418e0ca531.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260323152534936_4ea24f19ef33ad36f3a1f5418e0ca531-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260323152534936_4ea24f19ef33ad36f3a1f5418e0ca531-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260323152534936_4ea24f19ef33ad36f3a1f5418e0ca531-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260323152534936_4ea24f19ef33ad36f3a1f5418e0ca531-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260323152534936_4ea24f19ef33ad36f3a1f5418e0ca531-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Ancora strascichi legati all'assegnazione al Marocco del trofeo africano più importante: lo scontro è anche politico.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/non-solo-per-sport-la-coppa-dafrica-non-finisce-piu-tra-marocco-e-senegal-la-partita-ora-e-politica.html">NON SOLO PER SPORT &#8211; LA Coppa d&#8217;Africa non finisce più, tra Marocco e Senegal la partita ora è politica</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>Il video di militari senegalesi che si contendono la Coppa alzata a Rabat nello scorso mese di gennaio, appare piuttosto esplicativo di quella che è<strong> l&#8217;attuale situazione legata all&#8217;assegnazione della Coppa d&#8217;Africa</strong>. Come si sa, nei giorni scorsi la Caf (la confederazione africana che gestisce il calcio continentale)<a href="https://www.agenzianova.com/a/69bff91499fde9.30855962/7167565/2026-03-19/marocco-nazionale-confermata-campione-coppa-d-africa-2025-caf-respinge-ricorsi"> ha assegnato al Marocco il trofeo</a>. Il tutto, a distanza di due mesi dalla finale giocata proprio nella capitale marocchina e vinta ai supplementari dai senegalesi contro i padroni di casa. Il motivo, leggendo le carte della sentenza della Caf, riguarda <strong>l&#8217;abbandono del campo da parte dei giocatori del Senegal</strong> dopo l&#8217;assegnazione di un rigore dubbio al Marocco.<a href="https://www.adnkronos.com/sport/coppa-africa-senegal-marocco-trofeo-militari-video_3cKqIdbOYFmY9O0dfHaYMh?refresh_ce"> Adesso però la Coppa è custodita all&#8217;interno di una base militare</a>, sorvegliata in una stanza nascosta dai soldati. E il tema non può che essere ormai diventato anche politico.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">🇸🇳 Senegal coach Pape Thiaw has taken the AFCON trophy to a military base today.<br><br>It&#39;s now secure in a facility under armed guard. <br><br>A clear message to the Confederation of African Football (CAF) that they aren&#39;t giving this up.<a href="https://t.co/4HDSKP8wQE">pic.twitter.com/4HDSKP8wQE</a></p>&mdash; Football Tweet ⚽ (@Footballtweet) <a href="https://twitter.com/Footballtweet/status/2034711972042645861?ref_src=twsrc%5Etfw">March 19, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<h2 class="wp-block-heading">I ricorsi annunciati dal Senegal</h2>



<p>La Caf ha fatto riferimento all&#8217;<strong>articolo 84</strong> del regolamento della Coppa d&#8217;Africa per proclamare l&#8217;assegnazione del torneo al Marocco. Tutto è iniziato quando l&#8217;arbitro, <strong>il congolese Ndala</strong>, ha fischiato all&#8217;ultimo minuto la massima punizione a favore del Marocco. L&#8217;azione è stata ritenuta da molti dubbia e la decisione arbitrale è arrivata dopo altre scelte considerate più vicine, si fa per dire, alle istanze dei padroni di casa. Da qui la clamorosa scelta del Senegal, con i giocatori richiamati negli spogliatoi dall&#8217;allenatore <strong>Pape Thiaw</strong>. Soltanto la stella <strong>Sadio Manè</strong> è rimasto in campo, richiamando a sua volta i compagni di squadra nel terreno di gioco per timore di una squalifica. Sul campo poi<strong>, l&#8217;attaccante marocchino Brahim Diaz ha sbagliato il rigore e ai supplementari un gol di Gueye ha dato la Coppa al Senegal. </strong></p>



<p>Il Marocco ha però presentato un <strong>ricorso</strong>. Secondo la federazione marocchina, l&#8217;abbandono del campo da parte dei giocatori avversari ha creato un danno alla propria squadra ed è punibile a norma di regolamento. Tutto il resto, è la storia che negli ultimi giorni sta facendo discutere l&#8217;intero mondo del calcio: il Caf ha dato ragione al Marocco e torto al Senegal.<strong> Ma a Dakar non ci stanno</strong>: la locale federazione calcistica ha annunciato il<strong> ricorso all&#8217;arbitrato sportivo di Losanna</strong>, il massimo grado per la giustizia sportiva internazionale. A dare manforte alla Federazione, è lo stesso governo di Dakar: ad annunciare il deposito del ricorso in Svizzera, è stato infatti il ministro dello sport <strong>Khady Diene Gaye</strong>. Dal canto suo, il presidente senegalese <strong>Bassirou Diomaye Faye</strong> ha accusato il Marocco di ordire &#8220;manovre di corridoio&#8221; per privare il suo Paese della vittoria ottenuta sul campo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La resa dei conti interna al calcio africano </h2>



<p>Mentre i militari sorvegliano la Coppa, l&#8217;intrigo ormai ha oltrepassato i confini più marcatamente sportivi. La questione è diventata politica e non poteva capitare in un momento peggiore: già da tempo infatti,<strong> all&#8217;interno della Caf vi era un clima molto pesante tra accuse di corruzione e favoritismi.</strong> Il Marocco, in particolare, era visto con sospetto da tempo da diverse federazioni calcistiche subsahariane. L&#8217;assegnazione a Rabat dei mondiali del 2030, i quali saranno ospitati assieme a Spagna e Portogallo, ha disunito prima ancora che unito il calcio africano. Al pari della cavalcata dello stesso Marocco ai mondiali del 2022, conclusasi soltanto in una storica semifinale contro la Francia.</p>



<p>I successi sportivi e organizzativi, secondo diverse federazioni, avrebbero contribuito a dare un occhio di riguardo al Marocco all&#8217;interno della Caf. Acuendo così uno storico scontro politico tra i rappresentanti del calcio arabo nordafricano e quello invece subsahariano. Il caos della finale di Rabat, ha ovviamente inasprito tutto. <strong>Patrice Motsepe</strong>, sudafricano e presidente della Caf, per il momento prova a guardare da una distanza di sicurezza:<em> &#8220;Il Senegal ha fatto ricorso a Losanna? Ne ha tutto il diritto&#8221;</em>, ha dichiarato nei giorni scorsi a una specifica domanda sul tema. </p>



<p>Ma la bufera sulla sua Confederazione potrebbe non placarsi a breve. Anche perché, come detto, di mezzo c&#8217;è la politica extra sportiva. Con il presidente senegalese Faye arrivato a parlare di corruzione, al pari di altri esponenti politici senegalesi. E con il governo marocchino che ovviamente non ci sta a passare per &#8220;manovratore&#8221;: <em>&#8220;Noi abbiamo sempre operato seguendo i regolamenti&#8221;</em>, ha tagliato corto il ministro della gioventù marocchino, <strong>Chakib Benmoussa.</strong></p>



<p>Con il ricorso a Losanna, i tempi per vedere messa la parola fine sulla vicenda inevitabilmente si allungheranno. Ogni giorno di attesa, potrebbe rivelarsi un giorno di caos in più. La confusione legata all&#8217;infinita Coppa d&#8217;Africa 2025/2026 potrebbe influenzare anche la prossima edizione, prevista tra Kenya, Tanzania e Uganda nel 2027. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/non-solo-per-sport-la-coppa-dafrica-non-finisce-piu-tra-marocco-e-senegal-la-partita-ora-e-politica.html">NON SOLO PER SPORT &#8211; LA Coppa d&#8217;Africa non finisce più, tra Marocco e Senegal la partita ora è politica</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Senegal, la sanità come emblema della disparità</title>
		<link>https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/senegal-la-sanita-come-emblema-della-disparita.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Oct 2025 05:46:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica della salute]]></category>
		<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Sanità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251023160329671_943091f64f186f730546f2617ea1e3bc.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251023160329671_943091f64f186f730546f2617ea1e3bc.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251023160329671_943091f64f186f730546f2617ea1e3bc-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251023160329671_943091f64f186f730546f2617ea1e3bc-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251023160329671_943091f64f186f730546f2617ea1e3bc-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251023160329671_943091f64f186f730546f2617ea1e3bc-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251023160329671_943091f64f186f730546f2617ea1e3bc-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nell&#8217;area più meridionale di Dakar, lì dove la penisola proiettata nell&#8217;Atlantico che ospita l&#8217;area urbana della capitale senegalese diventa molto stretta e sottile, c&#8217;è un cantiere in fase di ultimazione. Basta guardarlo per accorgersi che non si tratta di un&#8217;opera come tante altre: ci sono nuove strade di collegamento pronte a essere aperte, alti ponteggi &#8230; <a href="https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/senegal-la-sanita-come-emblema-della-disparita.html">[...]</a></p>
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<p>Nell&#8217;area più meridionale di Dakar, lì dove la penisola proiettata nell&#8217;Atlantico che ospita l&#8217;area urbana della capitale senegalese diventa molto stretta e sottile, c&#8217;è un cantiere in fase di ultimazione. Basta guardarlo per accorgersi che non si tratta di un&#8217;opera come tante altre: ci sono nuove strade di collegamento pronte a essere aperte, alti ponteggi ancora coperti e ampi piazzali destinati a parcheggi. È qui che sorgerà il nuovo <strong>Aristide Le Dantec Hospital</strong>, da oltre un secolo principale struttura sanitaria senegalese e adesso pronto a diventare riferimento per l&#8217;intera Africa occidentale. Un progetto sognato da tempo, un vanto della sanità locale e non solo. Ma anche, forse, <strong>uno specchietto per le allodole</strong> ideale per nascondere le tante sfide che il Senegal, su questo fronte, deve ancora affrontare e vincere.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La differenza tra Dakar e il resto del Paese</h2>



<p>Come già più volte sottolineato anche in altre occasioni, la sanità risente molto delle condizioni economiche di un determinato Paese.<strong> </strong><a href="https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/africa-la-crescita-economica-come-arma-per-una-sanita-sostenibile.html">Anzi, ne costituisce un vero e proprio &#8220;specchio&#8221;</a>. Il Senegal ha molti primati a livello continentale: è tra i pochi Paesi a non aver subito colpi di Stato dalla sua indipendenza, ha al suo interno una democrazia multipartitica consolidata almeno per gli standard africani e, più in generale, gode di una stabilità decisamente elevata rispetto ai vicini. Tuttavia, c&#8217;è un problema mai risolto nel corso dei decenni: <strong>la differenza tra la capitale e le regioni interne. </strong></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="819" height="597" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/ospedale-dakar.jpg" alt="" class="wp-image-490975" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/ospedale-dakar.jpg 819w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/ospedale-dakar-300x219.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/ospedale-dakar-768x560.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/ospedale-dakar-600x437.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 819px) 100vw, 819px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Un&#8217;immagine del cantiere del nuovo Aristide Le Dantec Hospital</em></figcaption></figure>



<p>Dakar è una metropoli cosmopolita, un riferimento economico e commerciale vitale per tutta l&#8217;Africa atlantica. La sua posizione l&#8217;ha storicamente resa un hub imprescindibile, capace da sola di trascinare l&#8217;intera economia del Paese e di conferire al Senegal un peso politico non indifferente nel continente. <strong>Al di fuori di Dakar però, la situazione cambia drasticamente</strong>: le infrastrutture sono meno ramificate, l&#8217;economia è più bloccata e la gente vive in condizioni di povertà. Lo stesso discorso vale anche per la sanità: se nella capitale è possibile progettare nuove infrastrutture all&#8217;avanguardia, nel resto del territorio nazionale <strong>le strutture ospedaliere faticano a soddisfare il fabbisogno dei cittadini.</strong> Non solo, ma se a Dakar una buona fetta della popolazione appare in grado di permettersi le cure mediche, fuori dalla città il semplice costo per i medicinali risulta proibitivo per molti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La sfida del Senegal è quella dell&#8217;intera Africa</h2>



<p>Occorre precisare che ovviamente i problemi non mancano anche a Dakar: le nuove strutture pronte a essere inaugurate, sono attese da tempo e stanno andando a sostituire ospedali da tanti anni considerati inadeguati. Oltre al nuovo Aristide Le Dantec Hospital, è in costruzione poco fuori da Dakar anche l&#8217;<strong>El Hadji Malick Sy Hospital</strong>. Per una città sempre più in espansione, due moderne strutture rischiano di non essere sufficienti per rilanciare le ambizioni della sanità locale. Ad ogni modo, nella città più rappresentativa del Senegal qualcosa sembra muoversi. Ma se davvero il Paese vuole centrare i suoi obiettivi, la vera sfida è quella di rilanciare gli investimenti anche al di fuori della metropoli. </p>



<p><strong>Investimenti che non dovrebbero riguardare solo le nuove strutture, bensì anche la formazione di nuovi medici e nuovo personale</strong>. Oltre che la prevenzione di malattie ancora molto presenti soprattutto nell&#8217;Est del Senegal, quali tubercolosi e colera. Secondo l&#8217;Oms, il Senegal spende una media del 4% del Pil in sanità, con un picco del 4.7% nel 2014. Molto poco sia per gli standard considerati dallo stesso Oms e sia, soprattutto, <a href="https://www.amref.it/news-e-press/comunicati-stampa/ahaic25-conferenza-stampa/">per le ambizioni rilanciate a livello continentale nell&#8217;ultima riunione in Ruanda dell&#8217;Africa Health Agenda International Conference</a>. Qui, i vari rappresentati governativi hanno lanciato l&#8217;idea di arrivare a una spesa sanitaria di almeno il 15% del Pil, cifra attualmente raggiunta soltanto dal Sudafrica.</p>



<p>Il Senegal, orgoglioso della sua stabilità e desideroso di imporsi quanto prima tra le potenze dell&#8217;Africa occidentale, deve evidentemente correre. C&#8217;è da completare le nuove strutture all&#8217;avanguardia di Dakar e c&#8217;è, soprattutto, l&#8217;esigenza primaria di rendere accettabili le situazioni fuori dalla città. Portare i servizi nelle aree più rurali, vorrebbe dire anche <strong>cementare un senso di appartenenza alla comunità nazionale</strong> e avvicinare centro e periferia. Una sfida quindi che va oltre la sanità e, probabilmente, va oltre lo stesso Senegal.</p>



<p></p>
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		<title>L&#8217;Islam radicale avanza nel Sahel, il Senegal adesso si blinda</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/lislam-radicale-avanza-nel-sahel-il-senegal-adesso-si-blinda.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 06 Sep 2025 08:15:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Al Qaeda]]></category>
		<category><![CDATA[Sahel]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1399" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250204113534668_fee96c37e58a7363107694070a787017.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250204113534668_fee96c37e58a7363107694070a787017.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250204113534668_fee96c37e58a7363107694070a787017-600x437.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250204113534668_fee96c37e58a7363107694070a787017-300x219.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250204113534668_fee96c37e58a7363107694070a787017-1024x746.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250204113534668_fee96c37e58a7363107694070a787017-768x560.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250204113534668_fee96c37e58a7363107694070a787017-1536x1119.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il governo di Dakar ha lanciato un'operazione per chiudere i confini con il Mali e impedire l'avanzata di Al Qaeda nel proprio territorio.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1399" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250204113534668_fee96c37e58a7363107694070a787017.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250204113534668_fee96c37e58a7363107694070a787017.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250204113534668_fee96c37e58a7363107694070a787017-600x437.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250204113534668_fee96c37e58a7363107694070a787017-300x219.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250204113534668_fee96c37e58a7363107694070a787017-1024x746.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250204113534668_fee96c37e58a7363107694070a787017-768x560.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250204113534668_fee96c37e58a7363107694070a787017-1536x1119.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Dakar vuole evitare a tutti i costi di essere coinvolta dalla stessa spirale terroristica che ha inghiottito buona parte dell&#8217;Africa occidentale.<strong> L&#8217;estremismo islamico ha ormai travalicato i confini del Sahel</strong>: dopo essersi radicati in<strong> Mali, Burkina Faso e Niger</strong>, oggi i gruppi terroristici legati sia all&#8217;<strong>Isis</strong> che ad<strong> Al Qaeda</strong> premono sulle aree circostanti.<a href="https://it.insideover.com/terrorismo/cosi-il-terrorismo-dilaga-nel-sahel-e-non-solo.html"> Ghana, Guinea e Benin, un tempo ritenuti immuni alle ideologie jihadiste</a>, oggi stanno sperimentando gravi problemi di sicurezza. Il Senegal, Paese tra i più stabili della regione, teme di osservare al proprio interno le stesse immagini già viste nelle aree vicine. Da qui <strong>l&#8217;avvio di un&#8217;operazione </strong>al confine con il Mali che ha, tra i principali obiettivi, quello di blindare le proprie frontiere.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">Senegal: Army launches “Operation Karangue” on Mali border against rising terror threat; joint patrols also held with Mauritania. <a href="https://t.co/HcLofUzztY">pic.twitter.com/HcLofUzztY</a></p>&mdash; Clash Report (@clashreport) <a href="https://twitter.com/clashreport/status/1962968563804741823?ref_src=twsrc%5Etfw">September 2, 2025</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Occhi puntati sulle regioni orientali </h2>



<p>Un tempo uniti nella federazione del Mali, oggi i due Paesi sono divisi da confini che, come spesso capita da queste parti, appaiono tutt&#8217;altro che solidi. La geografia del territorio impedisce o quasi di creare una netta cesura tra i due territori. Se prima questo per Dakar rappresentava un problema ricollegabile soprattutto al contrabbando, <strong>oggi invece il vero spauracchio è rappresentato dal terrorismo</strong>. Da un anno a questa parte, le autorità senegalesi hanno osservato un aumento importante di attentati nella regione maliana di <strong>Kayes</strong>. Si tratta di un territorio un tempo non battuto dal <strong>Jnim</strong>, il principale gruppo jihadista legato ad Al Qaeda operante nell&#8217;area. </p>



<p><a href="https://x.com/julesdhl/status/1953378958939914255">Il deterioramento delle condizioni di sicurezza nel Mali</a>, ha consentito ai terroristi di ramificarsi anche qui.<strong> Il territorio della regione è strategico per i miliziani</strong>: poco più a Est c&#8217;è infatti <strong>Bamako</strong>, capitale del Mali sempre più nel mirino, a Ovest invece c&#8217;è la frontiera con il <strong>Senegal</strong>. Ed è su queste basi che il presidente senegalese,<strong> Bassirou Diomaye Faye</strong>, ha disposto l&#8217;invio di tre unità di gendarmeria e di diversi reparti dell&#8217;esercito lì dove scorre la poco definita linea di confine con il Mali. Faye ha di fatto lanciato una vera e propria operazione militare, la quale ha nella regione di <strong>Tambacounda</strong> il proprio epicentro: è qui che, sfruttando l&#8217;instabilità del Mali e delle aree di confine, i terroristi di Jnim potrebbero iniziare a espandersi in territorio senegalese.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">🇧🇫🇲🇱🇳🇪 <a href="https://twitter.com/hashtag/CentralSahel?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#CentralSahel</a> – Map of JNIM activity (January-July 2025).  <br><br>JNIM pursues its expansion westwards near 🇸🇳 <a href="https://twitter.com/hashtag/Senegal?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#Senegal</a>&#39;s border, and towards the coastal states (🇧🇯 <a href="https://twitter.com/hashtag/Benin?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#Benin</a>, 🇹🇬 <a href="https://twitter.com/hashtag/Togo?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#Togo</a>).<br><br>What were once localised hotspots are now becoming stretches of territory.<br><br>Data: <a href="https://twitter.com/ACLEDINFO?ref_src=twsrc%5Etfw">@ACLEDINFO</a> <a href="https://t.co/cLhs1MC5V7">pic.twitter.com/cLhs1MC5V7</a></p>&mdash; Jules Duhamel (@julesdhl) <a href="https://twitter.com/julesdhl/status/1953378958939914255?ref_src=twsrc%5Etfw">August 7, 2025</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<h2 class="wp-block-heading">La tenuta di Dakar fondamentale per la regione</h2>



<p>L&#8217;invio dell&#8217;esercito può servire per prevenire ampi sconfinamenti di combattenti jihadisti. <strong>Ma il vero problema nelle aree orientali del Senegal ha più natura politica che militare</strong>: disoccupazione e povertà sono infatti ben più diffuse rispetto alle aree di Dakar e dei territori costieri. I malesseri sociali potrebbero quindi fungere da detonatore e favorire il proselitismo dei combattenti più radicali. </p>



<p>Tuttavia,<strong> la scommessa dei Paesi della regione è legata soprattutto sulla capacità del Senegal di evitare destabilizzazioni</strong>. Una tradizione politica fatta più di pacifici (o quasi) passaggi di consegne che di colpi di Stato, circostanza molto rara nell&#8217;Africa occidentale, posizionano Dakar tra quei Paesi in grado di reggere meglio l&#8217;eventuale impatto jihadista. Proprio per questo, se anche il Senegal dovesse capitolare nella morsa del terrorismo, allora<strong> sarebbe l&#8217;intera regione a risentirne. </strong>Con un Sahel oramai altamente destabilizzato e frammentato, il governo senegalese appare come uno degli ultimi baluardi in grado di frenare l&#8217;avanzata estremista. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/lislam-radicale-avanza-nel-sahel-il-senegal-adesso-si-blinda.html">L&#8217;Islam radicale avanza nel Sahel, il Senegal adesso si blinda</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Addio anche al Senegal: la Francia chiude l’ultima base in Africa occidentale</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/addio-anche-al-senegal-la-francia-chiude-lultima-base-in-africa-occidentale.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Guglielmo Calvi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Jul 2025 15:51:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Colonialismo]]></category>
		<category><![CDATA[gruppo Wagner]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=479249</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1008" height="551" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/01/Senegal-e1753372403858.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/01/Senegal-e1753372403858.jpg 1008w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/01/Senegal-e1753372403858-300x164.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/01/Senegal-e1753372403858-768x420.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/01/Senegal-e1753372403858-600x328.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1008px) 100vw, 1008px" /></p>
<p>Parigi restituisce l'ultima base a Dakar senza averne più nell'area occidentale africana, non rinunciando però a lavorare dietro le quinte.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/addio-anche-al-senegal-la-francia-chiude-lultima-base-in-africa-occidentale.html">Addio anche al Senegal: la Francia chiude l’ultima base in Africa occidentale</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>Fanfare, alzabandiere e un contorno di discorsi solenni per segnare la fine di una storia durata diversi decenni, quella tra la Francia e il Senegal. <strong>Parigi ha ufficialmente riconsegnato le chiavi delle basi militari a Dakar</strong>, facendo ritirare le sue truppe dallo Stato africano, sempre presenti anche dopo la decolonizzazione. Il disimpegno dei francesi fa capolino dopo l’elezione a presidente di <a href="https://it.insideover.com/politica/in-senegal-inizia-un-nuovo-corso.html"> <strong>Bassirou Diomaye Faye</strong></a>, simbolo di una primavera riformista e sovranista che ha indotto Parigi ad alzare bandiera bianca e a battere in ritirata. </p>



<p>La Francia di Emmanuel Macron vede così l’ultimo bastione nell’Africa occidentale cadere dal momento che nella regione non vanta più la presenza di nessun avamposto militare. Ciononostante, Dakar non avrebbe intenzione di tagliare del tutto i ponti con i suoi antichi colonizzatori.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le ambizioni del nuovo Governo</h2>



<p>Nel 2024, Faye ha assunto la guida del Paese nel quadro di una campagna elettorale spietatissima il cui epilogo avrebbe potuto essere una guerra civile. Tuttavia, è stato eletto senza eccessive prove di forza promettendo al suo popolo <strong>una lotta senza quartiere all’establishment locale e, soprattutto, transalpino</strong>.&nbsp; Il neopresidente ha da subito fatto intendere che sarebbe stato il Senegal a esportare i suoi minerali e a garantire l’approvvigionamento delle <a href="https://it.insideover.com/energia/la-corsa-al-gas-del-senegal-minaccia-i-pescatori-dellafrica-occidentale.html">fonti energetiche</a> senza l’intermediazione delle aziende francesi.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Faye aveva chiesto, inoltre, che <strong>i 350 soldati d’oltralpe presenti sul territorio </strong>facessero ritorno in patria entro quest’anno perché “il Senegal è un paese indipendente, un paese sovrano e la sovranità non accetta la presenza di basi militari in un Paese sovrano”. Oggi come oggi l’obiettivo della nuova amministrazione parrebbe raggiunto ma attenzione, perché Parigi continuerà a giocare la sua partita sebbene più di soppiatto.  </p>



<p>Il generale Pascal Ianni &#8211; comandante delle truppe francesi in Senegal &#8211; ha detto alla stampa che il passaggio di controllo militare è da interpretarsi come una nuova forma di partenariato tra le due nazioni. La chiave di lettura per comprendere le parole del generale è <strong>il contrasto al terrorismo jihadista</strong> che richiede l’assistenza di Parigi nella formazione dei soldati locali, nonché la condivisione di risorse e informazioni d’intelligence.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il disimpegno francese e l’ombra del Cremlino</h2>



<p>Il Senegal e la sua lotta per la sovranità non sono un caso isolato: dal Sahel alla Costa d’Avorio, passando per il Ciad, <strong>Parigi ha dovuto arretrare in un continente sempre più restio a rimanere sotto il suo ombrello</strong>. L’idea stessa di <em><a href="https://it.insideover.com/politica/schiaffi-nostalgia-e-compagnia-wagner-dalla-francafrique-alla-russiafrique.html">Françafrique</a></em> &#8211; espressione coniata per identificare le ex colonie francesi legate da un filo diplomatico ed economico all’Eliseo &#8211; sembra si stia deteriorando molto in fretta e non pochi analisti sono già pronti ad archiviarla come come un’esperienza storica dal sapore passato.</p>



<p>In questa nuova geografia del potere, <strong>Mosca si muove con passo deciso</strong>. Mentre la Francia perde terreno, la Russia si propone come alternativa, offrendo non solo supporto militare – tramite forze regolari o gruppi paramilitari come la <a href="https://it.insideover.com/politica/ciad-e-senegal-basta-basi-militari-francesi-meglio-i-russi-della-wagner.html#google_vignette">Brigata Wagner</a> – ma anche investimenti in infrastrutture, energia e miniere. </p>



<p>Il Senegal, a differenza altre nazioni sorelle <strong>come il Burkina Faso, il Niger e il Mali</strong>, ha scelto la strada del dialogo con la Francia senza disfare del tutto la tela della storia che, volenti o nolenti, hanno tessuto insieme per quasi due secoli. Dakar vuole uscire dal cono d’ombra del passato coloniale ma per farlo non vuole privarsi aprioristicamente della collaborazione con qualsiasi potenziale partner in un’arena geopolitica sempre più affollata da gladiatori pronti a sfidarsi per un loro posto nell’era post-Globalizzazione.    </p>



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		<title>Hague Group, un&#8217;alleanza per la legalità contro i crimini di guerra di Israele</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/hague-group-unalleanza-per-la-legalita-contro-i-crimini-di-guerra-di-israele.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Feb 2025 06:11:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giudiziaria]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Corte Penale Internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra di Gaza]]></category>
		<category><![CDATA[Nazioni Unite (Onu)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250109182135612_388c737c816d1896a6fbcc2dbdf83808.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250109182135612_388c737c816d1896a6fbcc2dbdf83808.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250109182135612_388c737c816d1896a6fbcc2dbdf83808-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250109182135612_388c737c816d1896a6fbcc2dbdf83808-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250109182135612_388c737c816d1896a6fbcc2dbdf83808-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250109182135612_388c737c816d1896a6fbcc2dbdf83808-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250109182135612_388c737c816d1896a6fbcc2dbdf83808-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Ieri è stato inaugurato all’Aia, nei Paesi Bassi, The Hague Group, un’alleanza composta da nove Paesi — Belize, Bolivia, Colombia, Cuba, Honduras, Malesia, Namibia, Senegal e Sudafrica. L’obiettivo dichiarato del gruppo è difendere le istituzioni dell’ordine legale internazionale coordinando misure legali e diplomatiche contro le violazioni del diritto internazionale da parte di Israele, in particolare impegnandosi per dare &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/hague-group-unalleanza-per-la-legalita-contro-i-crimini-di-guerra-di-israele.html">[...]</a></p>
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<p>Ieri <a href="https://x.com/ProgIntl/status/1885337875254043062" target="_blank" rel="noreferrer noopener">è stato inaugurato</a> all’Aia, nei Paesi Bassi, <em><a href="https://thehaguegroup.org/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>The Hague Group</strong></a></em>, un’alleanza composta da nove Paesi — Belize, Bolivia, <a href="https://it.insideover.com/guerra/colombia-scoppiano-le-violenze-e-strage-nel-catatumbo.html">Colombia</a>, Cuba, Honduras, Malesia, <a href="https://it.insideover.com/politica/netumbo-nandi-ndaitwah-la-prima-donna-presidente-della-namibia.html">Namibia</a>, Senegal e Sudafrica. L’obiettivo dichiarato del gruppo è difendere le istituzioni dell’ordine legale internazionale coordinando misure legali e diplomatiche contro le violazioni del diritto internazionale da parte di Israele, in particolare impegnandosi per dare seguito alle decisioni delle Nazioni Unite, della Corte internazionale di giustizia (CIG) e della Corte penale internazionale. </p>



<p>Circa un anno fa, il <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/il-sudafrica-ha-scelto-la-sua-strada.html">Sudafrica ha presentato una denuncia contro Israele presso la CIG</a></strong>, accusandolo di genocidio ai danni del popolo palestinese. Israele ha respinto con forza l’accusa e ha ignorato l’opinione della CIG e le risoluzioni del Consiglio di sicurezza dell’ONU, che <a href="https://www.amnesty.it/corte-internazionale-di-giustizia-illegale-loccupazione-dei-territori-palestinesi/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">hanno dichiarato</a> l’occupazione israeliana dei territori palestinesi una chiara violazione del diritto internazionale.</p>



<p>Come riportato in un articolo del&nbsp;<em><a href="https://www.theguardian.com/law/2025/jan/31/south-africa-and-malaysia-to-launch-campaign-to-protect-justice" target="_blank" rel="noreferrer noopener">The Guardian</a></em>, “il gruppo afferma che l’obiettivo non è punire Israele, ma esaminare il suo atteggiamento nei confronti delle sentenze delle corti internazionali, che, secondo il primo ministro malese Anwar Ibrahim, ‘colpiscono le fondamenta stesse del diritto internazionale, che la comunità globale ha il dovere di difendere’.”</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il ruolo dei Paesi alleati e dell&#8217;Italia</strong></h2>



<p>Oltre a Israele, il gruppo,&nbsp;<a href="https://x.com/FranceskAlbs/status/1885455485685391431" target="_blank" rel="noreferrer noopener">supportat</a>o, tra gli altri,&nbsp;da Francesca Albanese,&nbsp;relatrice speciale delle Nazioni Unite,&nbsp;punta il dito contro tutti quei Paesi che non hanno rispettato la sentenza della CIG dell’aprile 2024. Tale sentenza ricorda agli Stati i loro obblighi internazionali in merito al trasferimento di armi nei conflitti armati, per evitare che queste vengano utilizzate in violazione della Convenzione sul genocidio e delle Convenzioni di Ginevra, in relazione alla condotta di Israele a Gaza e nei Territori palestinesi occupati.</p>



<p>Questa accusa chiama in causa anche l’Italia. In una <a href="https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2025/01/24/intelligence-e-droni-armi-dallitalia-contro-gaza/7849367/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">recente inchiesta</a> pubblicata su <em>Il Fatto Quotidiano</em>, Stefania Maurizi rivela che<strong> Leonardo, l’azienda italiana di difesa che aveva annunciato lo stop alla fornitura di armi a Israele,</strong> continuerà comunque nel 2025 il proprio programma di assistenza tecnica da remoto, riparazione materiali e fornitura di ricambi per la flotta di velivoli<a href="https://it.insideover.com/guerra/le-armi-italiane-a-israele-per-colpire-gaza-e-gli-eversivi-del-ministro-crosetto.html"> M-346 israeliani.</a> Oltre agli affari di Leonardo con Israele, Maurizi descrive il “ponte aereo continuo” che ha permesso in particolare agli Stati Uniti e al Regno Unito di fornire armi e intelligence a Israele. “I dati sui voli — scrive Maurizi — rivelano il ruolo delle basi americane in Italia, come Sigonella, con almeno 65 voli del <a href="https://it.insideover.com/difesa/droni-e-oltre-asse-italia-turchia-in-arrivo-cosi-leonardo-e-baykar-possono-allearsi.html">drone MQ-4C </a>per la raccolta di intelligence, e il coinvolgimento di aeroporti italiani come quelli di Ancona, Bari, Brindisi, Ciampino e Napoli.”</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il Sostegno del Sud Globale alla Palestina e l&#8217;Isolamento dell&#8217;Occidente</strong></h2>



<p>Al di là dell’impatto concreto che il&nbsp;<em>The Hague Group</em>&nbsp;potrà avere nel far sì che le violazioni del diritto internazionale di Israele, il suo presidente Benjamin Netanyahu e i Paesi complici di questa violenza vengano condannate, punite o prevenute, questa iniziativa, spiega il&nbsp;<em><a href="https://www.theguardian.com/law/2025/jan/31/south-africa-and-malaysia-to-launch-campaign-to-protect-justice" target="_blank" rel="noreferrer noopener">The Guardian</a></em>, riflette “la crescente rabbia nei Paesi del Sud del mondo di fronte a ciò che viene percepito come un doppio standard da parte delle potenze occidentali quando si tratta dell’applicazione del diritto internazionale.”</p>



<p>La questione palestinese ha ricevuto fin da subito il sostegno di un numero crescente di Paesi del Sud del mondo. Già un anno fa, uno <a href="https://responsiblestatecraft.org/global-south-israel-criminal-court/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">studio pubblicato</a> su <em>Responsible Statecraft</em> affermava che “gli Stati che guidano o sostengono tali iniziative [che hanno sostenuto azioni legali internazionali contro Israele, ndr] si estendono a quasi tutto il Sud globale, includendo America Latina, Africa, Asia occidentale, Asia meridionale e Sud-est asiatico … (queste azioni legali) dimostrano che questo sentimento va ben oltre i Paesi a maggioranza araba o mussulmana”. Il sostegno del Sud globale al popolo palestinese assume un significato ancora più rilevante se si considera che queste prese di posizione contribuiscono a isolare sempre più non solo Israele, ma soprattutto il suo principale alleato, gli Stati Uniti. Con l’Europa che segue.</p>
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		<title>La corsa al gas del Senegal minaccia i pescatori dell&#8217;Africa occidentale</title>
		<link>https://it.insideover.com/energia/la-corsa-al-gas-del-senegal-minaccia-i-pescatori-dellafrica-occidentale.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 Dec 2024 16:58:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[gas naturale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="900" height="900" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/LIle_de_Goree_06.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/LIle_de_Goree_06.jpg 900w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/LIle_de_Goree_06-300x300.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/LIle_de_Goree_06-100x100.jpg 100w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/LIle_de_Goree_06-600x600.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/LIle_de_Goree_06-150x150.jpg 150w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/LIle_de_Goree_06-768x768.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px" /></p>
<p>Il futuro del Senegal sembra essere scritto nei giacimenti di gas naturale che si estendono lungo il confine con la Mauritania. Ma per i pescatori di Saint-Louis, città costiera del nord del paese, il presente è già un incubo. La piattaforma offshore del progetto Grande Tortue Ahmeyim (GTA), gestito da BP, non solo ha sottratto le loro &#8230; <a href="https://it.insideover.com/energia/la-corsa-al-gas-del-senegal-minaccia-i-pescatori-dellafrica-occidentale.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="900" height="900" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/LIle_de_Goree_06.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/LIle_de_Goree_06.jpg 900w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/LIle_de_Goree_06-300x300.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/LIle_de_Goree_06-100x100.jpg 100w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/LIle_de_Goree_06-600x600.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/LIle_de_Goree_06-150x150.jpg 150w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/LIle_de_Goree_06-768x768.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px" /></p>
<p>Il futuro del <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/anche-il-senegal-saluta-la-francia-non-vogliamo-le-vostre-basi.html">Senegal </a></strong>sembra essere scritto nei giacimenti di gas naturale che si estendono lungo il confine con la Mauritania. Ma per i pescatori di Saint-Louis, città costiera del nord del paese, il presente è già un incubo. La piattaforma offshore del progetto Grande Tortue Ahmeyim (GTA), gestito da BP, non solo ha sottratto le loro zone di pesca tradizionale, ma ha anche spezzato un equilibrio secolare che legava la comunità alla sua principale fonte di sostentamento.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un ecosistema minacciato</h2>



<p>La barriera corallina di Diattara, tra le più ricche e imponenti dell’Africa occidentale, era un tempo il cuore pulsante della pesca tradizionale. Ora, con l&#8217;installazione della piattaforma della BP a soli 10 chilometri dalla costa, quell’ecosistema è stato trasformato in una zona off-limits per i pescatori. &#8220;Ci vietano di avvicinarci a meno di 1,2 chilometri, altrimenti distruggono le nostre barche,&#8221; racconta El Hadj Dousse, presidente dell’associazione locale dei pescatori.</p>



<p><strong>Il colosso britannico,</strong> inizialmente, aveva promesso la costruzione di sei barriere coralline artificiali per compensare l’impatto ambientale e garantire la riproduzione della fauna ittica. Ma a oggi, ne è stata realizzata solo una, con l’azienda che giustifica il cambiamento di piani con motivazioni legate alla “gestione e protezione più efficace”. Un argomento che i pescatori respingono categoricamente: “Non accettiamo che BP venga qui, si impossessi delle nostre zone di pesca più preziose e ignori le nostre richieste,” tuona Dousse.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La pesca tradizionale sotto attacco</h2>



<p>Quella che si sta consumando in&nbsp;Senegal&nbsp;non è solo una crisi ambientale, ma una vera e propria emergenza sociale. A Saint-Louis, dove oltre 1.100 barche praticano la pesca tradizionale, la riduzione delle aree di pesca ha avuto effetti devastanti. Il crollo delle catture ha spinto molti giovani verso l’emigrazione clandestina, alimentando una crisi che si estende ben oltre le acque territoriali del paese.</p>



<p>“Per secoli abbiamo vissuto di pesca,” dichiara Omar Sarr, segretario generale del consiglio degli imam. “Se BP vuole utilizzare le nostre risorse naturali, deve rispettare le nostre richieste.” Ma le risposte tardano ad arrivare, mentre la piattaforma del GTA continua a operare, scavando un solco sempre più profondo tra la comunità locale e le promesse del governo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il progetto Grande Tortue Ahmeyim: luci e ombre</h2>



<p>Il GTA, con riserve stimate in 15 miliardi di metri cubi di gas e una produzione prevista di 2,3 milioni di tonnellate di gas naturale liquefatto all’anno per i prossimi 20 anni, rappresenta uno dei <strong>progetti più ambiziosi dell’Africa occidentale. </strong>BP detiene la quota maggioritaria del progetto (61%), affiancata dall’americana Kosmos Energy e dalle compagnie petrolifere nazionali del Senegal e della Mauritania.</p>



<p>Secondo BP, il progetto avrà un impatto positivo sulle economie locali e sulle “generazioni future”. Tuttavia, queste dichiarazioni si scontrano con una realtà fatta di sfruttamento intensivo, inquinamento e marginalizzazione delle comunità locali. L’azienda, come molte altre major del settore, sembra più interessata a massimizzare i profitti che a mantenere le promesse di sostenibilità.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Greenwashing e strategia globale</h2>



<p>La strategia della BP riflette una tendenza ormai consolidata tra i giganti del petrolio. Nonostante i proclami sulla transizione verde, l’azienda britannica ha fatto marcia indietro sugli impegni per ridurre le emissioni e sviluppare energie rinnovabili. Sotto la guida del nuovo CEO Murray Auchincloss, BP ha ridotto drasticamente gli investimenti in progetti sostenibili, preferendo concentrare le risorse su operazioni ad alta redditività immediata, come il GTA.</p>



<p>Il taglio di 6,75 miliardi di dollari di investimenti nel segmento delle rinnovabili entro il 2030 ne è un esempio lampante. Progetti come quello eolico offshore JERA Nex BP sono stati ridimensionati per fare spazio a nuove attività estrattive, nonostante gli effetti devastanti sull’ambiente e sulle comunità.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un futuro incerto</h2>



<p>Mentre il&nbsp;Senegal&nbsp;si appresta a diventare uno dei principali esportatori di gas dell’Africa, le comunità locali come quelle di Saint-Louis continuano a pagare il prezzo più alto. La pesca, pilastro economico e culturale del paese, rischia di essere spazzata via da una logica di sfruttamento che antepone gli interessi delle multinazionali a quelli delle popolazioni locali.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/energia/la-corsa-al-gas-del-senegal-minaccia-i-pescatori-dellafrica-occidentale.html">La corsa al gas del Senegal minaccia i pescatori dell&#8217;Africa occidentale</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Senegal, con Faye inizia il nuovo corso anti-francese?</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/in-senegal-inizia-un-nuovo-corso.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Apr 2024 20:51:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[economia africana]]></category>
		<category><![CDATA[ECOWAS]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Africana]]></category>
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<p>Anche la corte costituzionale ha oramai messo nero su bianco i risultati delle elezioni in Senegal: a vincerle è stato Bassirou Diomaye Faye, ossia il candidato dell&#8217;opposizione. Per il Paese africano, le consultazioni hanno quindi rappresentato un&#8217;importante prova di maturità democratica: in una regione dove gran parte dei passaggi di consegne è contrassegnato dai colpi &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/in-senegal-inizia-un-nuovo-corso.html">[...]</a></p>
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<p>Anche la corte costituzionale ha oramai messo nero su bianco i risultati delle <strong>elezioni in Senegal</strong>: a vincerle è stato<strong> Bassirou Diomaye Faye</strong>, ossia il candidato dell&#8217;opposizione. Per il Paese africano, le consultazioni hanno quindi rappresentato un&#8217;importante<strong> prova di maturità democratica</strong>: in una regione dove gran parte dei passaggi di consegne è contrassegnato dai colpi di Stato militari, a Dakar il vecchio presidente cederà senza grossi scossoni e in modo pacifico le redini al suo principale rivale. </p>



<p>Del resto, il Senegal è uno dei pochi Paesi africani a non aver subito golpe o episodi ricollegabili a repentine destabilizzazioni del quadro politico. Questo ha favorito una graduale crescita della democrazia, non esente però da <strong>storture</strong> e da s<strong>ituazioni difficili da decifrare</strong>. Adesso occorre capire la direzione che prenderà il governo di Dakar: Faye ha fama di essere &#8220;<strong>anti sistema&#8221; </strong>ma soprattutto <strong>anti francese</strong>. In una fase delicata per l&#8217;economia senegalese, le scelte che intraprenderà il nuovo presidente potrebbero essere decisive per gli anni venturi. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Come si è arrivati alla vittoria di Faye</h2>



<p>Il successo di Faye è stato voluto in modo energico dall&#8217;elettorato. Una frase, alla luce del 54% da lui ottenuto certificato anche dalla corte costituzionale, che potrebbe sembrare banale o scontata. In realtà, l&#8217;elettorato di Faye e quello più generale dell&#8217;opposizione ha afferrato questa vittoria con gli artigli e ben prima dell&#8217;apertura della campagna elettorale. L&#8217;uscente <strong>Macky Sall </strong>infatti, ha provato in tutti i modi a conservare il suo posto. In primis, interpretando in modo più largo la nuova disposizione costituzionale che prevede l&#8217;impossibilità per un presidente in carica di concorrere per più di due mandati consecutivi. Secondo Sall, questa norme non era valevole per il suo primo mandato, essendo stato eletto nel 2012 e dunque prima della riforma costituzionale. In poche parole, occorreva iniziare il conteggio dal voto del 2019 e non da quello precedente. </p>



<p>Non appena però il capo di Stato uscente ha annunciato la sua ricandidatura, in tutto il Paese sono scoppiate importanti <strong>proteste</strong>. L&#8217;opposizione ha fatto sentire la<strong> voce grossa </strong>nelle piazze e alla fine Sall ha dovuto annunciare la rinuncia al terzo mandato. Questo però non ha interrotto i suoi tentativi di restare al potere: nei mesi scorsi ha avviato un&#8217;intensa campagna di <strong>repressione</strong> contro le voci più critiche, incarcerando i leader dell&#8217;opposizione. A partire da<strong> Ousmane Sonko</strong>, fondatore di <strong>Pastef</strong>, ossia il partito che negli ultimi anni è diventato il riferimento per gli oppositori di Sall. Sonko è stato accusato di essere sobillatore di rivolte e di aver destabilizzato il Paese in occasione delle proteste. Anche lo stesso Faye ha trascorso gli ultimi mesi in carcere: l&#8217;accusa per lui è stata quella di diffamazione, poi è tornato in libertà a campagna elettorale iniziata.</p>



<p>Oltre alla repressione, Sall ha anche provato a rinviare le elezioni. Il motivo è stato dettato dai dubbi sui requisiti di uno dei venti candidati alla presidenza. In questo caso però, non solo i moti di piazza ma anche la stessa corte costituzionale hanno persuaso il capo dello Stato dai suoi propositi: i giudici infatti, hanno affermato il principio secondo cui il presidente non può decidere o meno sul rinvio del voto e ha intimato a Sall la <strong>convocazione delle elezioni entro aprile</strong>. I senegalesi, in poche parole, hanno prima deciso di rivendicare con forza il diritto di votare e, in un secondo momento, hanno deciso a chi votare. Faye, delfino di Sonko, è riuscito a raccogliere il voto delle opposizioni e a trasformare una potenziale deriva autoritaria in una prova di maturità democratica. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Le future sfide di Dakar </h2>



<p>Adesso viene però il difficile. Faye ha promesso di lottare contro la <strong>corruzione</strong> e contro l&#8217;attuale sistema di potere senegalese. E non sarà affatto semplice. Ma a livello internazionale, le incognite sono ancora più importanti. Il Pastef, oltre che personalmente lo stesso candidato vincitore, ha sempre parlato della necessità di <a href="https://it.insideover.com/difesa/il-grande-gioco-dellintelligence-italiana-nellafrica-post-francese.html"><strong>affrancarsi dalla Francia </strong>e</a> dal periodo coloniale. Il nuovo presidente cioè si muove lungo il solco di quei sentimenti anti Parigi sempre più diffusi in Africa e, in particolar modo, nella parte occidentale del continente. </p>



<p>Da qui la sua volontà di <strong>ridiscutere i contratti </strong>con le aziende che in Senegal sono impegnate nelle miniere e nel neonato mercato degli idrocarburi: entro l&#8217;anno infatti Dakar diventerà esportatrice di gas e petrolio. L&#8217;intento di Faye è quello di applicare tariffe e condizioni più favorevoli al suo Paese, occorrerà vedere però quanto il nuovo capo dello Stato riuscirà a portare a casa e se eviterà un certo irrigidimento di chi ha già investito. Soprattutto tra le tante aziende francesi spettatrici interessate della vicenda. </p>



<p>Non solo, ma Faye ha più volte rimarcato la volontà di uscire dal <strong>Franco Cfa</strong>, l&#8217;area dove vige la moneta unica dell&#8217;Africa occidentale. Una valuta agganciata a doppio filo alla Banca centrale francese e vista come  strumento neo coloniale da parte di Parigi. Un&#8217;uscita del Senegal potrebbe avere un impatto significativo, in Africa come al proprio interno. </p>
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		<title>Barça o Barzaq</title>
		<link>https://it.insideover.com/reportage/ambiente/barca-o-barzaq.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Ferro]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Aug 2023 10:27:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[pesca]]></category>
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<p>La piroga scivola placidamente in acqua. Prima che si allontani troppo dalla riva Cheikh con un salto è a bordo, avvia il motore, e in breve tempo siamo fuori dalla piccola baia che racchiude la spiaggia di Ouakam, a Dakar. La luce del primo pomeriggio è ancora molto forte ma il mare è calmo. Sembra &#8230; <a href="https://it.insideover.com/reportage/ambiente/barca-o-barzaq.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-1-1-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-1-1-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-1-1-scaled-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-1-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-1-1-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-1-1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-1-1-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-1-1-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><div
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                <h1 class="article__title">
                    Barça o Barzaq
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                        La piroga scivola placidamente in acqua. Prima che si allontani troppo dalla riva Cheikh con un salto è a bordo, avvia il motore, e in breve tempo siamo fuori dalla piccola baia che racchiude la spiaggia di Ouakam, a Dakar&#8230;.
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<p>La piroga scivola placidamente in acqua. Prima che si allontani troppo dalla riva Cheikh con un salto è a bordo, avvia il motore, e in breve tempo siamo fuori dalla piccola baia che racchiude la spiaggia di Ouakam, a Dakar. La luce del primo pomeriggio è ancora molto forte ma il mare è calmo. Sembra stanco come i pescatori che ne solcano le acque da una vita. “Oggi non c’è più rispetto per il mare”, mi dice Cheikh Tidiane Cissé mentre alle nostre spalle la riva si fa sempre più lontana, “metodi di pesca aggressivi, sabotaggi, cambiamento climatico, ci sono troppe piroghe e ci sono le barche straniere che fanno ciò che vogliono”. All’ingresso della baia ci sono diverse piroghe di grandi dimensioni all’ormeggio. Troppo grandi per essere issate a riva. “Con quelle restano in alto mare per settimane, anche per più di un mese”, esordisce Cheikh, quasi cogliendo i miei pensieri dal mio sguardo.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="Mare saccheggiato" width="500" height="281" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/dvQCHaZAbZ0?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div><script>ga("set", "video_embed", "youtube_dvQCHaZAbZ0");</script>
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<p>Sono anche le piroghe comunemente usate da chi tenta la via del mare verso la Spagna. Cheikh è pescatore fin da quando all’età di dieci anni lasciò la scuola per andare a lavorare. Espressione amichevole e occhi stanchi, come molti viene da una famiglia di pescatori da generazioni. La piroga su cui ci troviamo, oramai al largo, porta il nome di suo padre. “La famiglia ti guarda. Non c&#8217;è niente da mangiare. Cosa fai a questo punto? Rischierai! Se ci riesci, bene, se muori, sei sicuro che è finita. Si vince o si perde. Ecco perché si dice ‘Barça o Barzaq’. Significa rischiare tutto, perché siamo stanchi morti, non sappiamo più cosa fare”. Non c’è pescatore in Senegal che non conosca quest’espressione; “Barça o Barzaq”, dove Barça sta per Barcellona, che per estensione sottintende alla Spagna. Barzaq è la fine, il capolinea, l’aver dato il tutto e per tutto, e sei morto nel tentativo. Una sorta di “o la va o la spacca”, per intenderci.&nbsp;</p>


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<figure class="aligncenter size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-1-scaled.jpg" alt="" class="wp-image-406062" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-1-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-1-scaled-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-1-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-1-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-1-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /><figcaption class="wp-element-caption">Cheikh Tidiane Cissé, pescatore della comunità lebou di Ouakam, a Dakar, mentre rientra da una battuta di pesca. Dakar, Senegal</figcaption></figure>
</div>


<h2 class="wp-block-heading">Poca chiarezza e pochi controlli </h2>



<p>Con una costa di 718 km, il settore della pesca fornisce un contributo significativo all&#8217;economia del Senegal, e almeno due milioni di persone vivono del mare. Le attività di pesca illegale non regolamentata e non dichiarata (INN), e un&#8217;industria della pesca opaca, minacciano la sicurezza alimentare e il sostentamento di una vasta porzione della popolazione. Secondo la FAO, l’industria della pesca contribuisce per quasi l&#8217;1,8% al PIL del paese e i posti di lavoro connessi sono ufficialmente 600.000, anche se nei fatti il numero è ben maggiore. Ciò la rende uno dei pilastri dell’economia nazionale. Ma ancor prima che economico, la pesca è un è elemento culturale e identitario su cui si fonda la variegata società senegalese. Molte comunità costiere, quasi sempre appartenenti all’etnia lebou, fanno affidamento su di una pesca di tipo artigianale come unico mezzo di sussistenza.</p>


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<figure class="aligncenter size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-2-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-406065" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-2-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-2-scaled-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-2-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-2-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-2-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-2-2048x1365.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-2-scaled.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Il mercato del pesce di Mbour, sulla Petite Côte, Senegal. Mbour è uno dei principali centri di pesca del Senegal @Andrea Ferro</figcaption></figure>
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<p>Le tecniche di pesca adottate in Senegal si fondano infatti sull’uso di diversi tipi di piroga e in generale non sono meccanizzate. Il che significa che la pesca tradizionale non può in alcun modo competere con la pesca industriale meccanizzata tipica dei paesi occidentali. Per dare un riferimento, ogni mega peschereccio può pescare in un anno fino a 20mila tonnellate di pesce. È circa quanto 1.700 piroghe senegalesi riescono a pescare nello stesso periodo.<br>“In una sola volta, in una sola settimana di pesca, possono caricare circa 2000 tonnellate di pesce”. Ramatoulaye Diallo, una signora dalla corporatura asciutta e dai modi accoglienti e gentili, è la presidente del CMES (Collettivo Marittimi Esportatori del Senegal). L’associazione riunisce compratori e esportatori del settore ittico senegalese, e si occupa di affrontare i problemi della pesca e le relative questioni commerciali, delle risorse, e di ciò che è legato alle comunità costiere. “Il settore della pesca è una lunga catena. E noi siamo una parte, un segmento di questa catena. La nostra attività principale è l&#8217;acquisto del pesce”.</p>


<div class="wp-block-image is-style-full-content">
<figure class="aligncenter size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-3-scaled.jpg" alt="" class="wp-image-406068" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-3-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-3-scaled-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-3-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-3-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-3-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-3-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-3-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /><figcaption class="wp-element-caption">Un pescatore da poco sbarcato sulla spiaggia di Mbour svuota la sua rete dai pesci che ha catturato mentre intorno si raggruppano potenziali acquirenti. Come spesso accade, la maggior parte di queste sono donne alcune delle quali cercano pesce da lavorare e poi rivendere. Senegal 2023 @Andrea Ferro</figcaption></figure>
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<p>In questo settore da più di 18 anni, mi racconta che nel corso degli ultimi dieci c’è stato un aumento esponenziale di pescherecci stranieri al largo delle coste senegalesi. La diminuzione delle scorte ittiche e la quasi scomparsa di alcune specie ne è strettamente collegata. Nella maggior parte dei casi le accuse di sfruttamento indiscriminato sono rivolte alle imbarcazioni provenienti da Cina e Russia. “Queste flotte danneggiano il mare, persino il fondale, perché usano reti non consentite, e non rispettano le zone protette”, mi racconta mentre parliamo nello spazioso soggiorno di casa sua a Dakar. “A volte catturano indiscriminatamente esemplari ancora troppo giovani e non va bene. Per loro non è nemmeno fonte di guadagno. Li ributtano in mare. Stanno danneggiando l&#8217;ecosistema dove i pesci più giovani si nascondono per crescere e riprodursi. Inoltre, non rispettano le miglia oltre cui dovrebbero operare e si avvicinano alle coste”.</p>


<div class="wp-block-image is-style-full-content">
<figure class="aligncenter size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-5-scaled.jpg" alt="" class="wp-image-406070" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-5-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-5-scaled-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-5-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-5-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-5-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-5-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-5-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /><figcaption class="wp-element-caption">Pescatori di rientro da una battuta di pesca tirano a riva le piroghe. Mbour, Senegal 2023 @ Andrea Ferro</figcaption></figure>
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<p>In Senegal c’è infatti un enorme problema relativo ai controlli e alle regolamentazioni. Secondo Diallo per quanto è possibile sapere le imbarcazioni europee sono generalmente abbastanza rispettose delle norme in vigore. Quando scaricano il pescato, è possibile vederne la tracciabilità. Ma quando si tratta di imbarcazioni dalla Cina la situazione si complica. “Arrivano qui come formiche, non ci si può credere”, aggiunge Diallo. “Pescano qualsiasi cosa vogliano. Quando scaricano, non si sa cosa ci sia nelle scatole perché non c&#8217;è alcuna etichetta, solo numeri”. Quando il pesce viene scaricato dalla navi infatti, la numerazione non è univoca per ogni barca. Ciò significa che su dieci barche si possono riscontrare dieci diverse numerazioni che si riferiscono al pesce contenuto nelle scatole e alla sua provenienza. Il che complica una situazione già fumosa. Le poche volte che una nave è colta nel commettere un’infrazione e viene multata, la somma non costituisce in assoluto un deterrente. Per fare un esempio, se una nave viene fermata a pescare illegalmente può venire multata per 100,000 dollari. Ma cosa sono 100.000 dollari per un grosso peschereccio che ogni dieci giorni cattura qualcosa come 2000 tonnellate, dal valore di circa 10 milioni di dollari?</p>


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<figure class="aligncenter size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-8-scaled.jpg" alt="" class="wp-image-406073" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-8-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-8-scaled-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-8-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-8-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-8-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-8-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-8-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /><figcaption class="wp-element-caption">Lavoratori del pesce mentre lo puliscono prima di metterlo ad essiccare al sole cosparso di sale. Mbour, Senegal 2023 @ Andrea Ferro </figcaption></figure>
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<p>“Purtroppo manca la volontà politica di rendere più sicure le comunità costiere”, mi dice il Dr. Aliou Ba, responsabile della campagna Oceani per Greenpeace Africa. “Ciò che avviene è che alcuni paesi o imbarcazioni non hanno licenze di pesca e non hanno accordi di pesca con il Senegal. Persone di altri paesi vengono qui e aprono una società mista insieme a qualcuno del posto per avere accesso al settore della pesca senegalese”. Il Dr. Ba mi conferma che questi sotterfugi sono stati più volte segnalati alle autorità. Nella maggior parte dei casi la nave appartiene ad armatori asiatici o europei. Queste società miste non dovrebbero quindi essere autorizzate a pescare in acque senegalesi, “ma purtroppo oggi la maggior parte delle imbarcazioni industriali si trova in questa situazione”, prosegue.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-9-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-406074" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-9-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-9-scaled-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-9-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-9-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-9-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-9-2048x1365.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-9-scaled.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Lavoratore in un momento di riposo mentre pulisce il pesce da essiccare. Mbour, Senegal 2023 @ Andrea Ferro</figcaption></figure>



<p>In Senegal le persone sono tradizionalmente abituate a consumarne quasi ogni giorno. Rappresenta circa il 70% dell’apporto di proteine. Quindi, se il pesce non sarà più disponibile o di più difficile accesso, il Paese rischia di affrontare una grave situazione di insicurezza alimentare. Inoltre quando in Senegal c&#8217;è un divieto di pesca riguardo una specie ittica, lo stesso non vale per un paese vicino. Ciò lascia spazio a scappatoie che aiutano gli armatori a pescare ciò che vogliono, nonostante alcune specie non siano previste nei loro contratti. “Supponiamo che si conceda il contratto di pesca a una flotta straniera”, mi spiega Diallo, “se il Senegal ha vietato per esempio il polpo, non possono catturarlo in acque senegalesi. Ma se non c&#8217;è lo stesso divieto nelle acque mauritane, possono dire che siccome in Mauritania la loro licenza lo prevede, l’hanno pescato prima di entrare in acque senegalesi. Come si fa provare il contrario? Semplicemente non si può”.</p>


<div class="wp-block-image is-style-full-content">
<figure class="aligncenter size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-11.jpg" alt="" class="wp-image-406076" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-11.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-11.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /><figcaption class="wp-element-caption">Lavoratrici della trasformazione del pesce mentre raccolgono il pesce precedentemente messo a essiccare sotto la cenere rovente prima di poter essere lavorato. Bargny, Senegal 2023 @ Andrea Ferro</figcaption></figure>
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<h2 class="wp-block-heading">Tensione tra le comunità locali</h2>



<p>Il settore della pesca è una catena formata da una successione di elementi strettamente connessi l’uno all’altro. E tutto ruota ovviamente attorno alla disponibilità di pesce. Ci sono i pescatori artigianali che vanno a pescare e, quando tornano a riva, consegnano il pescato ai commercianti di pesce che acquistano il prodotto e che spesso riforniscono i mercati locali. Poi ci sono le donne trasformatrici che acquistano il pesce per lavorarlo – spesso essiccandolo o affumicandolo &#8211; e riforniscono anche Paesi che non hanno accesso diretto al mare come il Mali. Già da tempo la scarsità di pesce ha intaccato gli equilibri di questo sistema. Le trasformatrici non hanno più sufficiente materia prima da lavorare, e sono costrette a reperirne a prezzi più alti dai grossisti, i quali sono in grado di conservarlo più a lungo.</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-style-full-content"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-12-scaled.jpg" alt="" class="wp-image-406077" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-12-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-12-scaled-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-12-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-12-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-12-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-12-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-12-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /><figcaption class="wp-element-caption">Lavoratrici del pesce in un momento di riposo al riparo dal forte sole pomeridiano. Bargny, Senegal 2023 @Andrea Ferro</figcaption></figure>



<p>Le lavoratrici senegalesi sono rinomate in tutta l’Africa occidentale e ricevono pesce anche da altri paesi come il Ghana perché venga da loro lavorato. Ma poco pesce significa prima di tutto colpire il primo anello di questa catena, costituito ovviamente dalle centinaia di migliaia di pescatori. Oramai molte delle piroghe che si vedono adagiate sulle spiagge del Senegal, quando non sono lo spettro di chi è partito da tempo o ha abbandonato l’attività, sono sempre più spesso un mezzo di speranza per quanti tentano di arrivare in Europa, inseguendo un miglior futuro per le proprie famiglie e animati dalla convinzione di non aver nulla da perdere. Quanti rimangono si sentono sconfitti, ma troppo legati al mare e alla pesca per anche solo immaginare di fare qualunque altra cosa. C’è chi prova a opporsi e affrontare le grandi imbarcazioni quando sorprese a pescare illegalmente. Ma se si tratta di una nave lunga più di 120 metri, una piroga quando le si avvicina si fa davvero minuscola. Non costituisce certo una minaccia.</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-style-full-content"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-13-scaled.jpg" alt="" class="wp-image-406078" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-13-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-13-scaled-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-13-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-13-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-13-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-13-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-13-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /><figcaption class="wp-element-caption">Dopo quattro giorni di lavoro e dopo aver calcolato le spese, l&#8217;equipaggio di una piroga si ritrova con un guadagno netto di 4.000 franchi a testa, poco più di 6 Euro. Mbour, Senegal 2023 @Andrea Ferro</figcaption></figure>



<p>Spesso gli equipaggi di questi grandi pescherecci sparano contro le piroghe forti getti d’acqua o cercano di creare vortici in mare per farle ribaltare. Ciò genera non poche situazioni di pericolo, quando non sfociano direttamente in incidenti. Anche se le comunità costiere del Senegal sono quasi tutte strettamente legate al mare e alla pesca, ci sono alcuni centri maggiori da cui proviene il pesce che viene poi venduto e consumato nel paese, oltre che esportato verso i paesi confinati. Tra questi vi sono sicuramente Saint Louis, Kayar, Mbour, Yoff, Soumbédioune, Joal e Djiffér. Ognuno di questi centri, grossi villaggi sul mare, ha una propria regolamentazione per quanto riguarda le tecniche di pesca. La scarsità di pesce spinge molti pescatori a percorrere grandi distanze verso zone di pesca di altre comunità. Ciò porta sempre più spesso a conflitti tra gli stessi pescatori.</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-style-full-content"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-14.jpg" alt="" class="wp-image-406079" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-14.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-14.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /><figcaption class="wp-element-caption">Malik Ba, pescatore di 47 anni dopo essere rientrato da una battuta di pesca di quattro giorni, che al netto delle spese gli ha portato un guadagno di appena sei euro. Mbour, Senegal 2023 @Andrea Ferro</figcaption></figure>



<p>Presso Kayar si è verificato uno di questi episodi proprio nei giorni in cui mi trovavo al lavoro in Senegal, e ha portato alla morte di un giovane. Ramatoulaye Diallo mi racconta che a quanto pare, alcuni pescatori sono arrivati da Saint Louis, nel nord del Senegal, portando con sé le reti in monofilamento. Sono reti vietate, che quando vanno alla deriva in mare continuano a pescare catturando qualsiasi cosa. Sono una minaccia per i pesci e per l&#8217;oceano. Quando i pescatori di Kayar se ne rendono conto ne deriva uno scontro tra pescatori in mare. Quello interno alla comunità dei pescatori è un conflitto che danneggia l’intera comunità e nasce da una situazione assai tesa, dove in molti si competono risorse sempre più scarse.&nbsp;</p>


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<figure class="aligncenter size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-16-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-406081" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-16-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-16-scaled-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-16-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-16-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-16-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-16-2048x1365.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-16-scaled.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Fedeli riuniti in preghiera sulla spiaggia di Ngor, durante la celebrazione dell&#8217;Eid, la festa di fine Ramadan. Dakar, Senegal 2023 @ Andrea Ferro</figcaption></figure>
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<p>Sempre a Kayar è presente una grossa fabbrica di farina e olio di pesce. Queste utilizzano pesce fresco e commestibile nella produzione e che, in gran parte esportato in Europa e in Asia, serve per nutrire altri animali. Soprattutto come cibo per altri pesci allevati in modo intensivo. Il che suona chiaramente come un controsenso. Si usano pesci sottratti alle comunità delle zone da cui provengono, che invece di nutrirne la popolazione servono per produrre cibo per altri pesci allevati a migliaia di chilometri di distanza. Si tratta quindi di un uso delle risorse che va a scapito delle popolazioni locali, che non possono utilizzarle per il proprio sostentamento.</p>


<div class="wp-block-image is-style-full-content">
<figure class="aligncenter size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-19-scaled.jpg" alt="" class="wp-image-406087" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-19-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-19-scaled-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-19-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-19-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-19-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-19-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-19-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /><figcaption class="wp-element-caption">Al tramonto tutte le piroghe della comunità di Ngor vengono tirate a riva. Qui la maggior parte dei pescatori pratica la pesca subacquea. Dakar, Senegal 2023 @ Andrea Ferro</figcaption></figure>
</div>


<h2 class="wp-block-heading">Cosa aspettarsi dal futuro</h2>



<p>Il governo del Senegal pare passivo di fronte a una questione così strutturale per il paese. A differenza di altri paesi costieri come la Mauritania, i dati disponibili sulla quantità di navi straniere in attività e di contratti di pesca sono pochi e inaffidabili. “Abbiamo dei dati. I pochi disponibili sono in internet. Ma sono dati realistici?”, si domanda la signora Diallo. “Perché qui abbiamo una nave con cui veniva effettuando il controllo delle attività in mare. Ma è inattiva da due o tre anni perché fuori servizio. Quindi qualsiasi dato possano fornire non può certo essere accurato.”</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-style-full-content"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-20.jpg" alt="" class="wp-image-406109" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-20.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-20.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /><figcaption class="wp-element-caption">Ramatoulaye Diallo, Presidente Collettivo Marittimi ed Esportatori del Senegal (CMES) nel soggiorno di casa mentre legge il memorandum consegnato al ministero della pesca del Senegal sulle attività di pesca. Nonostante le ripetute richieste di un incontro in cui discutere della situazione del settore della pesca il governo non ha ancora dato risposta. Dakar, Senegal 2023 @ Andrea Ferro</figcaption></figure>



<p>Sempre secondo Diallo, ma come ho riscontrato in più di un’occasione parlando con diversi pescatori e lavoratrici del pesce, il problema della pesca in Senegal può essere affrontato in due modi: in primo luogo riducendo le imbarcazioni industriali, mettendo in campo migliori e più efficaci controlli dei metodi di pesca e delle licenze. Con reali deterrenti come multe e carcere in caso di gravi infrazioni. In secondo luogo, riorganizzare l’attività della pesca artigianale in Senegal. Lavorare sui pescatori, con i pescatori. Favorire il dialogo e la comunicazione tra centri di pesca diversi cercando di prevenire i conflitti. Evitare che si verifichino altri episodi come quanto successo a Kayar.</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-style-full-content"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-21-scaled.jpg" alt="" class="wp-image-406102" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-21-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-21-scaled-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-21-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-21-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-21-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-21-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-21-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /><figcaption class="wp-element-caption">Demba Diaby, 21 anni. Suo zio risulta disperso in mare da due anni dopo che la piroga sulla quale pescava è stata speronata da un grande peschereccio che non si è fermato a prestare soccorso. Demba stesso ha rischiato la vita l&#8217;ultima volta che è uscito in mare: un altro peschereccio ha puntato a grande velocità la piroga su cui si trovava. Lui e i suoi compagni sono riusciti a salvarsi solo perché sono riusciti a tagliare la corda dell&#8217;ancora poco prima di poter venire investiti. Mbour, Senegal 2023 @ Andrea Ferro</figcaption></figure>



<p>Evitare che i pescatori senegalesi in primis non impieghino metodi di pesca dannosi per l’ambiente marino. E poi sicuramente introdurre aree marine di ripopolamento, dove nessuno possa pescare per un certo periodo, soprattutto le grandi imbarcazioni. Oppure lo stop temporaneo alla pesca di alcune specie per far si che il loro numero torni a livelli compatibili con le attività di pesca. Ma nonostante sia chiaro a tutti cosa servirebbe fare, c’è da chiedersi se verrà mai fatto qualcosa di strutturale per frenare il saccheggio e l’impoverimento dei mari.</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-style-full-content"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-22-scaled.jpg" alt="" class="wp-image-406108" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-22-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-22-scaled-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-22-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-22-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-22-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-22-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-22-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /><figcaption class="wp-element-caption">Disegni fatti sul muro di una casa da bambini raffiguranti pescatori e piroghe. Kayar, Senegal 2023 @ Andrea Ferro</figcaption></figure>



<p>“Non voglio essere pessimista, ma non prevedo un futuro positivo per la pesca in Senegal”, confessa Ramatoulaye Diallo. “Perché non ho visto alcuna politica pensata per invertire questa tendenza negativa e, più tempo passa, peggio vanno le cose. Ma c’è ancora tempo per agire. Ma bisogna agire ora. Non domani, non l&#8217;anno prossimo, non il mese prossimo. Bisogna agire in questo istante mentre stiamo parlando”.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-style-full-content"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-23-scaled.jpg" alt="" class="wp-image-406107" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-23-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-23-scaled-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-23-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-23-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-23-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-23-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-23-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /><figcaption class="wp-element-caption">Omar Samba detto “Pape” è il presidente dell&#8217;associazione dei pescatori della comunità di Ngor. L&#8217;associazione non è a scopo di lucro e ha come unico scopo il sostegno della comunità di pescatori in difficoltà. Dakar, Senegal 2023 @ Andrea Ferro</figcaption></figure>



<p>Cheikh Cissé sembra fare eco alle parole della signora Diallo. “Dobbiamo proteggere il mare. Perché il mare, come dite voi bianchi, è il diamante blu. Ma qui in Africa la gente non rispetta le regole del mare. Ognuno fa quello che vuole. Non dipende dai pescatori, è lo Stato che ha il dovere di sorvegliare le attività, le specie vietate, quello che si fa in mare. Questo è il ruolo di uno Stato. Controllare il mare, punire”.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-style-full-content"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-18.jpg" alt="" class="wp-image-406318" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-18.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-18-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-18-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-18-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-18-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-18-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /><figcaption class="wp-element-caption">Vecchie piroghe a riva sulla costa di Kayar, nel nord del Senegal. Kayar, Senegal 2023 @ Andrea Ferro</figcaption></figure>



<p>Il sole picchia meno e ha iniziato la sua discesa verso l’orizzonte quando il giovane aiutante di Chekh salpa l’ancora. La piroga si dirige nuovamente verso la costa di Dakar, scivolando morbidamente su di un mare privo di onde. </p>



<figure class="wp-block-image size-full is-style-full-content"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-20-1.jpg" alt="" class="wp-image-406323" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-20-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-20-1-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-20-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-20-1-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-20-1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/AF_-Crisi-mari-Senegal-20-1-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /><figcaption class="wp-element-caption">Lavoratrici del pesce a riposo dopo la giornata di lavoro e piroghe a riva al tramonto sull&#8217;infinita spiaggia di Mbour, sulla Petite Côte. Mbour, Senegal 2023 @ Andrea Ferro</figcaption></figure>



<p>A riva alcune persone accorrono ad aiutare a issare la piroga che tornerà a inserirsi fra le decine e decine di altre simili che affollano la spiaggia di Ouakam. Mentre viene scaricato il pesce rifletto su quanto sia stretto il legame tra questa gente e il mare. “Bisogna guadagnarsi da vivere”, dice Cheikh. </p>


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                                    Andrea Ferro
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<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/reportage/ambiente/barca-o-barzaq.html">Barça o Barzaq</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Mbeubeuss &#8211; Incubo Ecologico</title>
		<link>https://it.insideover.com/reportage/ambiente/mbeubeuss-living-among-flies.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Allegra Filippi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 Sep 2022 10:29:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?post_type=reportage&#038;p=358417</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1200" height="800" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/Mbeubeuss_54-6093.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/Mbeubeuss_54-6093.jpg 1200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/Mbeubeuss_54-6093-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/Mbeubeuss_54-6093-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/Mbeubeuss_54-6093-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>La penisola di Dakar, in Senegal, può certamente contare su due primati, uno dei quali assai poco rassicurante. Qui infatti si trovano sia il punto più occidentale dell’Africa continentale, sia una delle sue maggiori discariche. Mbeubeuss è infatti per estensione la più grande discarica a cielo aperto dell’Africa occidentale, e una delle più grandi al &#8230; <a href="https://it.insideover.com/reportage/ambiente/mbeubeuss-living-among-flies.html">[...]</a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1200" height="800" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/Mbeubeuss_54-6093.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/Mbeubeuss_54-6093.jpg 1200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/Mbeubeuss_54-6093-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/Mbeubeuss_54-6093-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/Mbeubeuss_54-6093-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p><div
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                        10.09.2022
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                <h1 class="article__title">
                    Mbeubeuss &#8211; Incubo Ecologico
                </h1>

                                    <div class="article__lead">
                        La penisola di Dakar, in Senegal, può certamente contare su due primati, uno dei quali assai poco rassicurante. Qui infatti si trovano sia il punto più occidentale dell’Africa continentale, sia una delle sue maggiori discariche. Mbeubeuss è infatti per estensione&#8230;
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                Andrea Ferro
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<p>La penisola di Dakar, in Senegal, può certamente contare su due primati, uno dei quali assai poco rassicurante. Qui infatti si trovano sia il punto più occidentale dell’Africa continentale, sia una delle sue maggiori discariche. <strong>Mbeubeuss</strong> è infatti per estensione la più grande discarica a cielo aperto dell’Africa occidentale, e una delle più grandi al mondo. Si trova nel quartiere di Pikine, il distretto più povero della regione di Dakar.</p>
<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="Mbeubeuss, Incubo Ecolgico" width="500" height="281" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/SIf1eObWK58?feature=oembed&amp;rel=0" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen=""></iframe></div>
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<p>Sorta nel 1968 dall’esigenza di avere un luogo dove temporaneamente raccogliere i rifiuti provenienti dalla capitale e non solo, si è sviluppata dove si trovava un lago in secca e a ridosso di altri laghi e zone umide. Situata nel mezzo di un’area densamente popolata, copre una superficie di circa 175 ettari, riceve 475.000 tonnellate di rifiuti all’anno provenienti dall’intera regione ed è in continua espansione. Oltre al grave inquinamento per l’ambiente e le falde acquifere, la presenza della discarica è fonte di malattie e è una minaccia per la salute di migliaia di persone.<span class="Apple-converted-space">&nbsp;</span></p>
<figure id="attachment_364439" aria-describedby="caption-attachment-364439" style="width: 1024px" class="wp-caption aligncenter"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" loading="lazy" class="size-large wp-image-364439" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/Andrea-Ferro_-Mbeubeuss-2-1024x683.jpg" alt="" width="1024" height="683" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/Andrea-Ferro_-Mbeubeuss-2-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/Andrea-Ferro_-Mbeubeuss-2-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/Andrea-Ferro_-Mbeubeuss-2-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/Andrea-Ferro_-Mbeubeuss-2-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/Andrea-Ferro_-Mbeubeuss-2-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px"><figcaption id="caption-attachment-364439" class="wp-caption-text">Vista della discarica di Mbeubeuss sullo sfrondo, con in primo piano un’area lacustre che si trova nelle immediate vicinanze. È possibile notare come la discarica negli anni non sia cresciuta solo in estensione, ma anche in altezza, divenendo di fatto più alta di molte delle case nelle vicinanze. Nata nel 1968 al posto di un lago in secca, la discarica riceve circa 475.000 tonnellate di rifiuti all’anno provenienti dall’intera regione ed è situata nel mezzo di un’area densamente popolata coprendo una superficie di circa 175 ettari in continua espansione.</figcaption></figure>
<p></p></div>
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<p>“Per quanto riguarda la discarica di Mbeubeuss, posso affermare che nessuno degli abitanti che si sveglia in questo villaggio la vuole”, mi racconta Serigne Sene, agricoltore che vive e possiede alcuni campi a ridosso della discarica. “Non la vogliamo, solo che non abbiamo alcun mezzo o potere per trasferirla altrove. Se dipendesse solo della nostra volontà l’avremmo fatto da tempo. Solo il governo può risolvere il problema, ma se non agisce noi non possiamo fare nulla”. Serigne interpreta perfettamente lo stato d’animo di ogni abitante della zona con cui ho avuto modo di parlare. “Viviamo in condizioni drammatiche”, prosegue, “ma cosa possiamo fare? Non abbiamo nessun altro posto dove andare, abbiamo solo questo. Se avessi la possibilità me ne andrei lontano da qui”.</p>
<p>&nbsp;</p>
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<figure class="wp-block-image size-full is-style-full-content"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1200" height="800" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/Mbeubeuss_02-3689.jpg" alt="" class="wp-image-358419" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/Mbeubeuss_02-3689.jpg 1200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/Mbeubeuss_02-3689-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/Mbeubeuss_02-3689-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/Mbeubeuss_02-3689-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /><figcaption class="wp-element-caption">Serigne Sene, agricoltore, mentre ispeziona le sue coltivazioni che si trovano a poca distanza dalla discarica di Mbeubeuss, visibile sullo sfondo.</figcaption></figure>


<div class="special-container">
<div class="special-container__content primary-color">
<p>La discarica è completamente a cielo aperto e totalmente priva di recinzioni, il che la rende anche terreno fertile per la criminalità che vi svolge soprattutto spaccio di droga. Anche se esiste un ente municipale per la raccolta dei rifiuti (UCG), al suo interno il loro trattamento è portato avanti in modo informale da più di 3.500 persone provenienti da tutto il Senegal, e persino da Mali, Guinea, Gambia e Guinea-Bissau, che operano principalmente come “raccoglitori” e rivenditori di materiali di recupero, con una forte presenza di bambini. Inoltre, nel corso degli anni nella discarica si sono venuti a formare tre villaggi, uno dei quali ospita circa quattrocento persone in modo semi stanziale. Questo perché in molti sono costretti a passarvi la notte per sorvegliare i materiali che sono riusciti a recuperare in ore di duro lavoro correndo molti rischi per la propria salute.<span class="Apple-converted-space">&nbsp;</span></p>
<figure id="attachment_364444" aria-describedby="caption-attachment-364444" style="width: 1024px" class="wp-caption aligncenter"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" loading="lazy" class="size-large wp-image-364444" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/Andrea-Ferro_-Mbeubeuss-4-1024x683.jpg" alt="" width="1024" height="683" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/Andrea-Ferro_-Mbeubeuss-4-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/Andrea-Ferro_-Mbeubeuss-4-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/Andrea-Ferro_-Mbeubeuss-4-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/Andrea-Ferro_-Mbeubeuss-4-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/Andrea-Ferro_-Mbeubeuss-4-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px"><figcaption id="caption-attachment-364444" class="wp-caption-text">Un collaboratore di Serigne Sene preleva acqua da uno dei pozzi per l’irrigazione dei campi. La falda acquifera dell’area intorno a Mbeubeuss è inquinata dalle sostanze che provengono dalla discrica e filtrano attraverso il terreno in profondità, rendendo poco sicure le locali fonti idriche.</figcaption></figure>
<p></p></div>
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<div class="special-container">
<div class="special-container__content primary-color">
<p>“Nella discarica ci sono tre settori”, mi racconta Arouna Niass, che oltre ad essere un recuperatore lui stesso è anche il presidente dell’associazione che rappresenta i recuperatori. “Dove siamo noi è il villaggio di Gouy-Gui, laggiù invece c’è un grande villaggio chiamato Baol. I Baol sono le persone che provengono da Baol e che si sono stabilite lì. Questi due sono i villaggi più grandi. Per quanto riguarda Baol, la gente che è lì esce dalla discarica in occasione delle grandi celebrazioni, ma possono anche passarci da sei a otto mesi senza mai lasciarla”, prosegue.<span class="Apple-converted-space">&nbsp;</span></p>
<figure id="attachment_364446" aria-describedby="caption-attachment-364446" style="width: 1024px" class="wp-caption aligncenter"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" loading="lazy" class="size-large wp-image-364446" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/Andrea-Ferro_-Mbeubeuss-5-1024x683.jpg" alt="" width="1024" height="683" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/Andrea-Ferro_-Mbeubeuss-5-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/Andrea-Ferro_-Mbeubeuss-5-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/Andrea-Ferro_-Mbeubeuss-5-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/Andrea-Ferro_-Mbeubeuss-5-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/Andrea-Ferro_-Mbeubeuss-5-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px"><p></p>
<figcaption id="caption-attachment-364446" class="wp-caption-text">Serigne Sene, agricoltore, possiede alcuni campi a poca discanza dalla discarica.</figcaption>
</figure></div>
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<p>Arouna ha 52 anni, corporatura minuta, parla con tono di voce basso, quasi timido, e mentre racconta i suoi occhi scrutano costantemente tutt’attorno. Da quasi quindici anni trova di che sostentare la sua famiglia lavorando all’interno di Mbeubeuss. Guardando in lontananza, alla sua sinistra, con un gesto del capo prosegue, “sono centinaia le persone che vivono a Baol. Lì ognuno ha il suo posto e i suoi materiali. Sono obbligati a passare lì la notte. Magari a volte altri prendono il loro posto per fare la guardia alle loro cose. Perché avete visto, qui nella discarica si lavora anche di notte”.<span class="Apple-converted-space">&nbsp;</span></p>
<figure id="attachment_364447" aria-describedby="caption-attachment-364447" style="width: 1024px" class="wp-caption aligncenter"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" loading="lazy" class="size-large wp-image-364447" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/Andrea-Ferro_-Mbeubeuss-6-1024x683.jpg" alt="" width="1024" height="683" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/Andrea-Ferro_-Mbeubeuss-6-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/Andrea-Ferro_-Mbeubeuss-6-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/Andrea-Ferro_-Mbeubeuss-6-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/Andrea-Ferro_-Mbeubeuss-6-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px"><p></p>
<figcaption id="caption-attachment-364447" class="wp-caption-text">La plastica, una volta separata per varietà, viene prima lavata e poi raccolta in grandi sacchi per poter poi essere trasportata all’esterno della discarica dove viene portata via e venduta a peso.</figcaption>
</figure></div>
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<div class="special-container">
<div class="special-container__content primary-color">
<p>Oltre all’associazione dei recuperatori di Arouna, ogni villaggio ha dei responsabili scelti per agire come mediatori in caso di problemi. Una delle situazioni dove spesso bisogna intervenire riguarda gli incendi dolosi. “Sapete che in passato ce ne sono stati spesso” prosegue Arouna, “per esempio si vede della plastica con del ferro dentro, le si dà fuoco per recuperarlo e questo provoca incendi. Sappiamo che il settore dei rifiuti è pericoloso. Ad esempio le bombole di gas all’interno dei rifiuti sono esplosive a una certa temperatura”. Solo due settimane fa, prima di trovarmi qui con Arouna, all’interno della discarica c’è stato un enorme incendio durato diverse ore, a seguito del quale alcune persone che erano all’interno della discarica risultano disperse. Con tutta probabilità sono state sorprese dalle fiamme e di loro non è rimasta traccia.</p>
<p></p></div>
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<figure class="wp-block-image size-large is-style-full-content"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/Andrea-Ferro_-Mbeubeuss-7-scaled.jpg" alt="" class="wp-image-364448" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/Andrea-Ferro_-Mbeubeuss-7-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/Andrea-Ferro_-Mbeubeuss-7-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/Andrea-Ferro_-Mbeubeuss-7-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/Andrea-Ferro_-Mbeubeuss-7-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/Andrea-Ferro_-Mbeubeuss-7-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/Andrea-Ferro_-Mbeubeuss-7-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /><figcaption class="wp-element-caption">Ousmane Maiga, 22 anni, lavora come recuperatore di metalli da quando aveva quindici anni. Ha cominciato approfittando delle vacanze alla fine della scuola per aiutare la sua famiglia. Ha dovuto lasciare gli studi quando la situazione famigliare non ha richiesto un suo maggior contributo.</figcaption></figure>


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<div class="special-container__content primary-color">
<p>Quanti operano tra i rifiuti alla ricerca di materiali da recuperare e rivendere, a seconda della propria “specializzazione”, lo fa spesso senza alcun tipo di protezione per mani, occhi e vie respiratorie. I principali lavori svolti all’interno della discarica riguardano la separazione e la rivendita di metalli, materie plastiche, il recupero di rifiuti organici come alimento per maiali e altri animali, il recupero di terriccio per scopi agricoli, la produzione di sapone da prodotti di scarto e il recupero di vario tipo di oggetti, ma anche l’allevamento di capi di bestiame. Il riciclo di materie plastiche di vario tipo, insieme al riciclo dei metalli, sono principali attività svolte da centinaia di persone all’interno e nei pressi della discarica. La plastica, una volta separata per varietà, viene prima ridotta in pezzi più piccoli, successivamente viene lavata e poi raccolta in grandi sacchi per poter poi essere trasportata all’esterno della discarica dove viene venduta a peso e portata via. Analogamente alla plastica, un gran numero di persone è impegnato nel recupero di metalli riciclabili, soprattutto alluminio, acciaio e rame. Pazientemente, seduti di fronte a un cumulo di rifiuti, si scava con un attrezzo simile a un falcetto o si cerca a mani nude il tipo di metallo desiderato per poi venderlo a peso.</p>
<figure id="attachment_364468" aria-describedby="caption-attachment-364468" style="width: 1024px" class="wp-caption aligncenter"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" loading="lazy" class="size-large wp-image-364468" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/Andrea-Ferro_-Mbeubeuss-8-1-1024x683.jpg" alt="" width="1024" height="683" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/Andrea-Ferro_-Mbeubeuss-8-1-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/Andrea-Ferro_-Mbeubeuss-8-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/Andrea-Ferro_-Mbeubeuss-8-1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/Andrea-Ferro_-Mbeubeuss-8-1-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/Andrea-Ferro_-Mbeubeuss-8-1-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px"><figcaption id="caption-attachment-364468" class="wp-caption-text">Il centro medico di Malika si trova esattamente di fronte all’ingresso principale della discarica di Mbeubeuss. È gestito in modo sociale e riceve molti degli abitanti della zona e raccoglitori affetti da vari tipi di malattie riespiratorie causati dalla discarica. Non riceve fondi o supporto dallo Stato o dal Comune, ma si auto finanzia attraverso i ticket, che dal costo di 200, 300 franchi, servono solamente a coprire il costo delle medicine.</figcaption></figure>
<p></p></div>
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<div class="special-container">
<div class="special-container__content primary-color">
<p>La cosiddetta “piattaforma” è il punto più estremo della discarica, ed è dove convergono camion dei rifiuti e carretti trainati da cavalli con un ritmo incessante. È anche il punto dal quale la discarica si sta tutt’ora espandendo. I clacson che avvisano del passaggio dei camion risuonano ovunque fin dal primo mattino. Il continuo andirivieni di camion dell’immondizia, sia dentro che fuori dalla discarica, è spesso causa di incidenti non di rado fatali. Si verificano soprattutto all’entrata e all’uscita dalla discarica coinvolgendo i pedoni, o all’interno della discarica quando i camion entrano per scaricare il loro contenuto.&nbsp;È questa infatti una delle fasi più pericolose per i raccoglitori. Una volta raggiunto il punto di scarico presso la piattaforma, attorno ai camion si raduna rapidamente un gran numero di persone pronte ad afferrare quanto di recuperabile, e autisti incauti nel manovrare i grossi camion compattatori spesso investono chi si trova intento a rovistare nella spazzatura.</p>
<figure id="attachment_358459" aria-describedby="caption-attachment-358459" style="width: 1024px" class="wp-caption aligncenter"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" loading="lazy" class="wp-image-358459 size-large" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/Mbeubeuss_41-3813-1024x683.jpg" alt="" width="1024" height="683" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/Mbeubeuss_41-3813-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/Mbeubeuss_41-3813-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/Mbeubeuss_41-3813-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/Mbeubeuss_41-3813.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px"><p></p>
<figcaption id="caption-attachment-358459" class="wp-caption-text">Il viavai di camion è costante all’interno della discarica ed è spesso causa di incidenti che vedono coinvolti i raccoglitori.</figcaption>
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<p>“Vediamo che alle volte questi camion sono condotti da giovani che non hanno ancora l’età per guidare, che non hanno ancora la capacità di condurre dei mezzi di quella taglia”, mi racconta il Dott. Gora Niang, mentre siamo seduti nella veranda di casa sua. “Molti bambini, giovani e donne hanno perso la vita nell’attraversare la strada di fronte alla discarica”. Il Dott. Niang, classe 1957, ha praticamente la stessa età della discarica. La conosce e la frequenta fin da quand’era un ragazzino. Oggi è il direttore del centro di educazione e formazione ambientale del ministero dell’Ambiente e dello Sviluppo Durabile, oltre ad essere stato consigliere municipale della commissione dell’ambiente per il comune di Malika dal 2009 al 2014. Può considerarsi a pieno titolo un esperto dell’evoluzione della discarica. “Ne abbiamo iniziato a sentir parlare nel 1968”, prosegue, “quando la discarica è stata installata, quel giorno sono arrivati centinaia e centinaia di camion che scaricavano rifiuti di ogni provenienza; dalle istituzioni ospedaliere, dalle industrie, tutti mischiati senza nessun controllo, tutto riversato sui sassi; i rifiuti organici, plastiche, metalli, tutto spedito alla discarica di Mbeubeuss. All’inizio erano una decina, una ventina, un centinaio, e attualmente abbiamo migliaia di tonnellate che sono riversate mensilmente in modo selvaggio”.</p>
<figure id="attachment_364449" aria-describedby="caption-attachment-364449" style="width: 1024px" class="wp-caption aligncenter"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" loading="lazy" class="size-large wp-image-364449" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/Andrea-Ferro_-Mbeubeuss-10-1024x683.jpg" alt="" width="1024" height="683" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/Andrea-Ferro_-Mbeubeuss-10-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/Andrea-Ferro_-Mbeubeuss-10-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/Andrea-Ferro_-Mbeubeuss-10-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/Andrea-Ferro_-Mbeubeuss-10-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/Andrea-Ferro_-Mbeubeuss-10-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px"><p></p>
<figcaption id="caption-attachment-364449" class="wp-caption-text">Dentro un camion che trasporta i rifiuti all’interno della discarica di Mbeubeuss.</figcaption>
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<p>Come se il movimento incontrollato di grossi camion non fosse già pericoloso per le migliaia di recuperatori, un’altra fonte di frequenti incidenti sono le centinaia di capi di bestiame portati a pascolare liberamente all’interno della discarica, specialmente presso la piattaforma. Grosse mucche si aggirano indisturbate e serafiche, le lunghe corna ricurve, ruminano quanto secondo loro commestibile incontrino tra i rifiuti. La piattaforma appare come un’immensa spianata che domina tutto il paesaggio circostante. Le palme della vicina costa, le case, il lago, tutto sembra appartenere ad un altro mondo distante. Qui l’odore è pungente, e le continue folate di vento alzano nubi di polveri che bruciano agli occhi. In un’atmosfera quasi surreale, tra mucchi di rifiuti si aggirano uomini e animali, ognuno come parte di un complesso ecosistema. Un camion arriva, si ferma, il retro ribaltabile si alza e inizia a rovesciare grandi quantità di rifiuti. Un gran numero di persone gli si fa attorno nella speranza che arrivando per primi avranno maggior fortuna nella ricerca di materiali da recuperare e rivendere. Nel frattempo un bulldozer passando tra uomini e animali spinge i rifiuti con la grande pala frontale verso il limite della piattaforma, facendoli cadere di sotto. È in questo modo che la superficie della discarica continua ad espandersi. Vista dall’alto è come una macchia che lenta ma inesorabile guadagna terreno. Qui, sul ciglio di questa montagna di rifiuti, centinaia di raccoglitori si aggirano, scavano e raccolgono con pazienza e dedizione.</p>
<p></p></div>
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<figure class="wp-block-image size-large is-style-full-content"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/Andrea-Ferro_-Mbeubeuss-11-scaled.jpg" alt="" class="wp-image-364456" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/Andrea-Ferro_-Mbeubeuss-11-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/Andrea-Ferro_-Mbeubeuss-11-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/Andrea-Ferro_-Mbeubeuss-11-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/Andrea-Ferro_-Mbeubeuss-11-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/Andrea-Ferro_-Mbeubeuss-11-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/Andrea-Ferro_-Mbeubeuss-11-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /><figcaption class="wp-element-caption">Mamadou Fall, quarant&#8217;anni, meglio conosciuto come &#8220;Malcolm&#8221;.  È presidente dell&#8217;associazione per la protezione dell&#8217;ambiente e dei consumatori chiamata &#8220;Mbeubeuss Daffa Doy&#8221;, che da anni si batte per trovare una soluzione alla presenza della discarica di Mbeubeuss.</figcaption></figure>


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<p>Negli ultimi dieci – vent’anni le dimensioni della discarica sono cresciute esponenzialmente e senza controllo. Nei primi anni duemila quando si è cercato di porre freno alla sua espansione ecco che la discarica ha cominciato a crescere non solo di superficie, ma anche in altezza, superando oggi la maggior parte delle abitazioni che la circondano. Con la crescita della discarica si è registrata un’impennata dei casi di malattie dovute all’inquinamento ambientale. Trovandosi nel distretto più povero di Dakar, per migliaia di persone non è possibile nemmeno ipotizzare di spostarsi in un posto più sicuro.</p>
<p>Il quartiere di Keur Massar, nelle immediate vicinanze di Mbaubeuss, essendo sottovento è il più esposto ai fumi prodotti dalla combustione di materie plastiche e altri rifiuti, e alle polveri trasportate per chilometri dai venti dominanti provenienti dalla vicina costa. Qui sono enormemente diffuse malattie che colpiscono il sistema respiratorio e della pelle. Tra le principali patologie registrate nella popolazione si riscontrano asme, bronchiti, ma anche tumori e tubercolosi, e i primi a essere affetti dall’inquinamento ambientale sono ovviamente i più piccoli. Inoltre si registrano casi di aborto o di bambini nati affetti da malformazioni che si sospetta essere correlati all’inquinamento ambientale prodotto dalla presenza della discarica.<span class="Apple-converted-space">&nbsp;</span></p>
<figure id="attachment_363088" aria-describedby="caption-attachment-363088" style="width: 1024px" class="wp-caption aligncenter"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" loading="lazy" class="size-large wp-image-363088" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/Andrea-Ferro_-Mbeubeuss-12-1-1024x683.jpg" alt="" width="1024" height="683" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/Andrea-Ferro_-Mbeubeuss-12-1-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/Andrea-Ferro_-Mbeubeuss-12-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/Andrea-Ferro_-Mbeubeuss-12-1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/Andrea-Ferro_-Mbeubeuss-12-1-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/Andrea-Ferro_-Mbeubeuss-12-1-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px"><figcaption id="caption-attachment-363088" class="wp-caption-text">La discarica di Mbeubeuss è cresciuta esponenzialmente soprattutto negli ultimi 10-20 anni, facendo impennare i casi di malattie dovuti all’inquinamento delle acque e dell’aria. Trovandosi nel distretto più povero di Dakar, per migliaia di persone non è possibile ipotizzare di spostarsi in un posto più sicuro, e sono costrette a vivere a stretto contatto con i rifiuti o con le materie inquinanti trasportate dal vento per chilometri. Come spesso accade i primi ad essere colpiti sono i più piccoli.</figcaption></figure>
<p></p></div>
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<p>“I fumi e la polvere ci fanno tossire ogni giorno”, mi racconta Samba Barry, anche lui agricoltore. La discarica si trova proprio aldilà del muro che circonda la sua proprietà e le sue coltivazioni. “Se teniamo conto della quantità di polvere che respiriamo è normale che molte persone abbiano problemi di salute”, prosegue. “La discarica è una montagna e quando piove l’acqua che la attraversa finisce nel lago. Quindi siamo tutti d’accordo sul fatto che bere o usare quell’acqua per qualsiasi cosa è impensabile”. Per irrigare i suoi campi deve quindi attingere l’acqua da pozzi profondi oltre dieci metri. Ma anche così, la falda acquifera resta minacciata dalle percolazioni inquinanti provenienti dalla discarica distante solo poche decine di metri.<span class="Apple-converted-space">&nbsp;</span></p>
<figure id="attachment_364459" aria-describedby="caption-attachment-364459" style="width: 1024px" class="wp-caption aligncenter"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" loading="lazy" class="size-large wp-image-364459" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/Andrea-Ferro_-Mbeubeuss-13-1024x683.jpg" alt="" width="1024" height="683" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/Andrea-Ferro_-Mbeubeuss-13-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/Andrea-Ferro_-Mbeubeuss-13-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/Andrea-Ferro_-Mbeubeuss-13-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/Andrea-Ferro_-Mbeubeuss-13-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/Andrea-Ferro_-Mbeubeuss-13-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px"><p></p>
<figcaption id="caption-attachment-364459" class="wp-caption-text">Centinaia di capi di bestiame sono portati a pascolare liberamente all’interno della discarica, costituendo un pericolo aggiuntivo per le migliaia di raccoglitori che frequentano giorno e notte la discarica.</figcaption>
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<p>Mamadou Fall, meglio conosciuto come “Malcolm”, è il presidente dell’associazione per la protezione dell’ambiente e dei consumatori chiamata <i>Mbeubeuss Daffa Doy</i> (Mbeubeuss Basta Così), che da anni combatte contro la presenza della discarica ed è impegnata nel sensibilizzare la popolazione sui rischi per l’ambiente e per la salute delle persone. In passato è stato lui stesso recuperatore all’interno della discarica, e conosce bene le conseguenze che provoca alla salute. “Ho diversi amici che ci lavorano, ma ho anche amici che ci lavoravano e sono morti”, mi racconta seduto su di un mucchio di mattoni.<span class="Apple-converted-space">&nbsp;</span></p>
<p></p></div>
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<figure class="wp-block-image size-large is-style-full-content"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="2560" height="1707" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/Andrea-Ferro_-Mbeubeuss-14-scaled.jpg" alt="" class="wp-image-364461" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/Andrea-Ferro_-Mbeubeuss-14-scaled.jpg 2560w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/Andrea-Ferro_-Mbeubeuss-14-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/Andrea-Ferro_-Mbeubeuss-14-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/Andrea-Ferro_-Mbeubeuss-14-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/Andrea-Ferro_-Mbeubeuss-14-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/Andrea-Ferro_-Mbeubeuss-14-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 2560px) 100vw, 2560px" /><figcaption class="wp-element-caption">Raccoglitori di rifiuti alla ricerca di materiali da recuperare all&#8217;interno della discarica di Mbeubeuss.</figcaption></figure>


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<p>A qualche decina di metri alle sue spalle la discarica appare come un fronte compatto, alto e scuro. Letteralmente una montagna di rifiuti. “Sono al cimitero a causa di malattie, di incidenti, di molte cose, per colpa della droga. Per me Mbeubeuss è un focolaio di banditismo. Qui nella discarica trovi tutte le droghe pesanti di Dakar perché la polizia non ci entra”, prosegue. “Facciamo pressione sulle autorità perché facciano qualcosa. Vogliamo che lo Stato si assuma la responsabilità della gestione anarchica della discarica. Per me la sola soluzione è il progetto di riconversione che lo Stato ci ha presentato. La superficie della nuova discarica dovrebbe essere di solo trenta ettari. Le altre aree saranno trasformate in zone verdi e cose del genere. Ma lo faranno? Questo è il problema”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p></p></div>
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<figure class="wp-block-image size-large is-style-full-content"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/Andrea-Ferro_-Mbeubeuss-15-scaled.jpg" alt="" class="wp-image-364470" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/Andrea-Ferro_-Mbeubeuss-15-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/Andrea-Ferro_-Mbeubeuss-15-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/Andrea-Ferro_-Mbeubeuss-15-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/Andrea-Ferro_-Mbeubeuss-15-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/Andrea-Ferro_-Mbeubeuss-15-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/Andrea-Ferro_-Mbeubeuss-15-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /><figcaption class="wp-element-caption">Raccoglitori al lavoro sul ciglio del monte di rifiuti che costituisce la parte terminale della discarica doi Mbeubeuss. Sullo sfondo, immediatamente al di sotto, si apre un terreno in parte già occupato da rifiuti verso il quale la discarica continua ad espandersi.</figcaption></figure>


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<p>Progetto per la Promozione della Gestione Integrata e dell’Economia dei Rifiuti Solidi (PROMOGED) è un progetto con investimento di 314 milioni di euro finanziato in parte dallo stato del Senegal, ma per la maggior parte da un insieme di donatori che riunisce la Banca Mondiale, la Cooperazione spagnola, la Banca Europea per gli Investimenti e l’Agenzia per lo Sviluppo Francese.</p>
<figure id="attachment_364471" aria-describedby="caption-attachment-364471" style="width: 1024px" class="wp-caption aligncenter"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" loading="lazy" class="size-large wp-image-364471" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/Andrea-Ferro_-Mbeubeuss-16-1024x683.jpg" alt="" width="1024" height="683" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/Andrea-Ferro_-Mbeubeuss-16-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/Andrea-Ferro_-Mbeubeuss-16-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/Andrea-Ferro_-Mbeubeuss-16-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/Andrea-Ferro_-Mbeubeuss-16-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/Andrea-Ferro_-Mbeubeuss-16-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px"><figcaption id="caption-attachment-364471" class="wp-caption-text">I principali lavori svolti all’interno della discarica riguardano la separazione e il recupero di metalli (come nella foto), la separazione e il recupero dei diversi tipi di materie plastiche, il recupero di rifiuti organici come alimento per maiali e altri animali, il recupero di terriccio per scopi agricoli, ma anche la produzione di sapone da prodotti di scarto e il recupero di vario tipo di oggetti. Tutti questi sono svolti a mani nude o senza alcun tipo di dispositivo di protezione per le vie respiratorie, causando gravi malattie che colpiscono il sistema respiratorio o la pelle.</figcaption></figure>
<p>Oltre a creare infrastrutture per la raccolta differenziata, il compostaggio e il trattamento dei rifiuti, nelle intenzioni darebbe occupazione e formazione a molti dei recuperatori che attualmente operano nella discarica in modo informale.<span class="Apple-converted-space">&nbsp;</span></p>
<p></p></div>
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                                    Andrea Ferro
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<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/reportage/ambiente/mbeubeuss-living-among-flies.html">Mbeubeuss &#8211; Incubo Ecologico</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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