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	<title>Palestina Archives - InsideOver</title>
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	<title>Palestina Archives - InsideOver</title>
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		<title>Il disarmo di Hamas e il ritiro di Israele: come evolve la trattativa sul futuro di Gaza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Aug 2026 08:31:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra di Gaza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260514101816272_55d08d42022ab3f8798f1c994da5dcc7.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260514101816272_55d08d42022ab3f8798f1c994da5dcc7.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260514101816272_55d08d42022ab3f8798f1c994da5dcc7-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260514101816272_55d08d42022ab3f8798f1c994da5dcc7-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260514101816272_55d08d42022ab3f8798f1c994da5dcc7-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260514101816272_55d08d42022ab3f8798f1c994da5dcc7-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260514101816272_55d08d42022ab3f8798f1c994da5dcc7-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La fase 2 del cessate il fuoco siglato nell'ottobre 2025 da Israele e Hamas con la mediazione di Usa, Egitto e Qatar fatica a prendere piede. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/il-disarmo-di-hamas-e-il-ritiro-di-israele-come-evolve-la-trattativa-sul-futuro-di-gaza.html">Il disarmo di Hamas e il ritiro di Israele: come evolve la trattativa sul futuro di Gaza</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260514101816272_55d08d42022ab3f8798f1c994da5dcc7.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260514101816272_55d08d42022ab3f8798f1c994da5dcc7.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260514101816272_55d08d42022ab3f8798f1c994da5dcc7-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260514101816272_55d08d42022ab3f8798f1c994da5dcc7-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260514101816272_55d08d42022ab3f8798f1c994da5dcc7-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260514101816272_55d08d42022ab3f8798f1c994da5dcc7-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260514101816272_55d08d42022ab3f8798f1c994da5dcc7-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Quale <em>road map </em>per la pace a Gaza? La fase 2 del cessate il fuoco siglato nell&#8217;ottobre 2025 da Israele e Hamas con la mediazione di Usa, Egitto e Qatar fatica a prendere piede e nel frattempo la questione si sta concentrando su un dato critico: la concretizzazione di due passaggi-chiave per l&#8217;attuazione del memorandum di Sharm-el-Sheikh, e cioè <strong>il disarmo dei miliziani di Hamas e il ritiro dell&#8217;<em>Israel Defense Force </em>(Idf) dalla Linea Gialla </strong>che segna il limite del controllo di Tel Aviv nella Striscia. In parallelo a ciò, resta ancora incerta la prospettiva della futura operatività della Forza di Stabilizzazione Internazionale (Isf) chiamata a dover garantire il cessate il fuoco sotto la supervisione del Board of Peace promosso dal presidente Usa Donald Trump.</p>



<p>L&#8217;Alto Rappresentante del Board of Peace, il politico bulgaro <strong>Nikolay Mladenov,</strong> ha incontrato a Gerusalemme il primo ministro israeliano <strong>Benjamin Netanyahu</strong> nella giornata di lunedì 3 agosto dopo che dall&#8217;esecutivo dello Stato Ebraico erano emerse diverse voci critiche sulla prospettiva iniziale dell&#8217;accordo di disarmo di Hamas annunciato da Trump la settimana scorsa. Al termine dell&#8217;incontro, si è stabilito che <strong>il Board of Peace ritiene prioritario il processo di disarmo di Hamas </strong>rispetto alla necessità di Israele di ritirarsi oltre la Linea Gialla che delimita le zone occupate nella Striscia. Non sono stati stabiliti limiti temporali, ma si è affermato un principio politico sul timing e le necessità previste dal Board.</p>



<p>Il <em>Times of Israel</em> ha richiamato un tweet dello stesso Mladenov di settimana scorsa in cui, commentando il piano annunciato da Trump, aveva affermato che &#8220;il ritiro deve procedere di pari passo con il disarmo&#8221; mentre il governo civile di Gaza doveva essere dotato degli strumenti necessari per operare. <a href="https://www.timesofisrael.com/liveblog_entry/board-of-peace-roadmap-will-completely-disarm-hamas-idf-can-hold-yellow-line-until-end-of-process/">La testata israeliana ha commentato</a> che &#8220;l&#8217;apparente cambio di rotta sembrava rientrare negli sforzi del Board of Peace per ottenere l&#8217;adesione di Israele al suo piano di disarmo, dopo che i funzionari di Gerusalemme avevano insistito sul fatto che nessun ritiro sarebbe avvenuto prima del completo disarmo di Hamas&#8221;.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-x wp-block-embed-x"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">Today, agreement has been reached on the decommissioning of weapons and civilian transition in Gaza. It took months of very difficult negotiations to get here. There were several points when I did not believe we would make it&#8230; What the agreement says matters. What happens next…</p>&mdash; Nickolay E. MLADENOV (@nmladenov) <a href="https://x.com/nmladenov/status/2082980261478752720?ref_src=twsrc%5Etfw">July 31, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.x.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>La versione precedente del piano <strong>era stata accolta dallo scetticismo israeliano</strong>. Quella attuale andrà testata alla prova del <strong>giudizio che ne darà Hamas</strong>, che ha sua volta ha fatto intendere che si disarmerà quando Israele fermerà gli attacchi e inizierà il ritiro. Un <a href="https://www.nbcnews.com/world/gaza/trump-says-peace-plan-will-lead-hamas-disarmament-israel-support-uncer-rcna590151">tiro alla fune politico è in atto</a>, ma il processo andrà osservato nella sua evoluzione. Da un lato, il processo di pace siglato a ottobre resta l&#8217;unica prospettiva credibile per una stabilizzazione della situazione a Gaza. Dall&#8217;altro, l&#8217;onda lunga della guerra scatenata da Hamas il 7 ottobre 2023 con gli attacchi in Israele e segnata dalla violenta rappresaglia dell&#8217;Idf nella Striscia ha reso altamente difficile la ricomposizione di un quadro diplomatico ordinario, rendendo necessario uno sforzo notevole da parte dei mediatori.</p>



<p><strong>In tal senso, è da sottolineare che il processo sta venendo discusso a livello generale</strong> e di quadro complessivo, mentre bisognerà capire il timing del processo e in che misura Hamas sarà disposta a <a href="https://www.ynetnews.com/article/skfxgvcsfe">consegnare le armi al comitato tecnocratico e all&#8217;Isf</a>, trasferendo di fatto la sovranità sulla Striscia, così come quanto ampia sarà la <strong>presenza internazionale nell&#8217;Isf </strong>stessa. <a href="https://www.dw.com/en/whats-holding-up-the-gaza-stabilization-mission/a-78066920">Nelle scorse settimane il Marocco</a> è diventato il primo Stato arabo a garantire personale alla forza di pace, a cui anche l&#8217;<strong>Indonesia, l&#8217;Albania e il Kosovo</strong> hanno dichiarato di essere pronte a fornire truppe. In tal senso, l&#8217;impegno degli Stati della regione può essere una dinamo capace di rendere operativo il processo di pace: dovranno essere al tempo stesso ponderate le richieste di sicurezza nel processo di disarmo avanzate da Israele, la nuova fase della <em>governance </em>di Gaza, la ricostruzione della Striscia e il funzionamento dei meccanismi di mediazione internazionali. </p>



<p>Paesi come Egitto, Qatar, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita e Giordania possono giocare un ruolo strutturale nel consolidare questo processo e monitorare le prospettive di adesione di entrambe le parti. Il piano è delicato e complesso. Ma vale la pena osservarne l&#8217;evoluzione: gli scenari critici per la pacificazione di Gaza avranno tempi lunghi di applicazione. E bisognerà capire che sintesi si farà di fronte alle richieste divergenti di Israele e Hamas.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/il-disarmo-di-hamas-e-il-ritiro-di-israele-come-evolve-la-trattativa-sul-futuro-di-gaza.html">Il disarmo di Hamas e il ritiro di Israele: come evolve la trattativa sul futuro di Gaza</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Coloni all&#8217;attacco e raid in ospedale a Nablus, Cisgiordania nel caos: 6 morti</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/coloni-allattacco-e-raid-in-ospedale-a-nablus-cisgiordania-nel-caos-6-morti.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Jul 2026 16:27:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Cisgiordnia]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra di Gaza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1211" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260724182031512_dd94d60c05528cfb41f74bdb8b5b940d.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260724182031512_dd94d60c05528cfb41f74bdb8b5b940d.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260724182031512_dd94d60c05528cfb41f74bdb8b5b940d-300x189.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260724182031512_dd94d60c05528cfb41f74bdb8b5b940d-1024x646.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260724182031512_dd94d60c05528cfb41f74bdb8b5b940d-768x484.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260724182031512_dd94d60c05528cfb41f74bdb8b5b940d-1536x969.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260724182031512_dd94d60c05528cfb41f74bdb8b5b940d-600x378.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Si accende sempre di più la conflittualità in Cisgiordania, dove a seguito di un assalto di coloni israeliani alla cittadina palestinese di Tell, situata nei pressi dell&#8217;importante centro di Nablus, principale polo economico dell&#8217;Autorità Nazionale Palestinese e centro con quasi 400mila abitanti. I coloni dell&#8217;insediamento di Havat Gilad hanno messo in campo una sparatoria contro &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/coloni-allattacco-e-raid-in-ospedale-a-nablus-cisgiordania-nel-caos-6-morti.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/coloni-allattacco-e-raid-in-ospedale-a-nablus-cisgiordania-nel-caos-6-morti.html">Coloni all&#8217;attacco e raid in ospedale a Nablus, Cisgiordania nel caos: 6 morti</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1211" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260724182031512_dd94d60c05528cfb41f74bdb8b5b940d.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260724182031512_dd94d60c05528cfb41f74bdb8b5b940d.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260724182031512_dd94d60c05528cfb41f74bdb8b5b940d-300x189.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260724182031512_dd94d60c05528cfb41f74bdb8b5b940d-1024x646.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260724182031512_dd94d60c05528cfb41f74bdb8b5b940d-768x484.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260724182031512_dd94d60c05528cfb41f74bdb8b5b940d-1536x969.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260724182031512_dd94d60c05528cfb41f74bdb8b5b940d-600x378.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Si accende sempre di più la conflittualità in <strong>Cisgiordania,</strong> dove a seguito di un assalto di coloni israeliani alla cittadina palestinese di Tell, situata nei pressi dell&#8217;importante centro di Nablus, principale polo economico dell&#8217;Autorità Nazionale Palestinese e centro con quasi 400mila abitanti. I coloni dell&#8217;insediamento di Havat Gilad hanno messo in campo una sparatoria contro i civili palestinesi, che hanno risposto. Il risultato: due morti israeliani e quattro palestinesi in una nuova escalation di violenza.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La ricostruzione del Times of Israel: l&#8217;assalto avviato dai coloni</h2>



<p> <a href="https://www.timesofisrael.com/2-israelis-4-palestinians-killed-in-gunfight-sparked-by-settler-raid-of-palestinian-town/">Il Times of Israel nota</a>, in una chiara ricostruzione degli eventi che ben rende l&#8217;idea della spirale di violenza e di cui è consigliata la lettura, che la sequenza degli eventi a Tell è stata chiara: ingresso illegale dei coloni, inizio degli scontri in città, arrivo dei rinforzi da Havat Gilad assieme, ed è questo il punto chiave, ai soldati dell&#8217;Idf. Ai sensi della divisione territoriale della Palestina. Tall, nota il Times of Israel, &#8220;si trova nelle aree A e B, zone interdette agli israeliani a meno che non si coordinino preventivamente con l&#8217;esercito, cosa che, secondo l&#8217;Idf, i coloni non hanno fatto&#8221;. </p>



<p>Nella giornata odierna, poi, il perimetro della stessa Nablus è stata violata quando due cittadini palestinesi ricoverati in un ospedale dell&#8217;importante centro della Cisgiordania dopo gli scontri sono stati arrestati in un raid ad opera dell&#8217;Idf e dello Shin Bet, il servizio segreto interno che ha anche competenza per la Palestina.<a href="https://www.ynetnews.com/article/sjhrbe11hfx"> I due sono stati dichiarati &#8220;terroristi&#8221;, anche se non ci sono dettagli precisi sulle loro generalità </a>e sul ruolo avuto negli scontri. Fatto sta che la mossa contro Nablus segna un salto di qualità degli attacchi israeliani in Cisgiordania e una violazione ulteriore del perimetro di sovranità dell&#8217;Anp che mostra quanto anche verso la parte orientale della Palestina si stiano oggigiorno orientando le pressioni militari di Tel Aviv. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Idf invia rinforzi, Netanyahu blinda gli insediamenti</h2>



<p>Il clima di caos in Cisgiordania ha portato l&#8217;Israel Defense Force, secondo quanto riporta Haaretz, a inviare rinforzi nella zona, spostandoli da Gaza e dal Libano temporaneamente coinvolto nel cessate il fuoco, e non è da escludere che quella nel West Bank possa essere una nuova, importante campagna militare, potenzialmente una delle ultime prima del decisivo voto di ottobre tra quelle condotte dal governo di <strong>Benjamin Netanyahu</strong> dal 7 ottobre 2023 a oggi. </p>



<p>Nota Haaretz che, peraltro, l&#8217;assalto dei coloni e la risposta palestinese, con il clima bellicoso che hanno generato, ha offerto al governo di destra nazionalista l&#8217;assist per provare a avanzare pretese territoriali sui territori già illegalmente occupati: &#8220;Netanyahu e il Ministro della Difesa Israel Katz hanno dichiarato di aver incaricato l&#8217;Idf di accelerare la legalizzazione delle fattorie e degli avamposti in Cisgiordania e di crearne di nuovi a seguito dei recenti scontri nella zona di Nablus&#8221;,<a href="https://www.haaretz.com/israel-news/israel-security/2026-07-24/ty-article/idf-readies-for-sweeping-west-bank-operation-after-deadly-clashes-near-nablus/0000019f-9414-d1a3-adff-f6d7ebf80000"> scrive Haaretz.</a> </p>



<h2 class="wp-block-heading">Il rosicchiamento della Cisgiordania</h2>



<p><strong>Questa mossa si inserisce perfettamente nel quadro </strong><a href="https://www.chathamhouse.org/2026/04/israels-accelerating-de-facto-annexation-west-bank-has-dangerous-implications"><strong>di una strategia di consolidamento</strong> della presenza di Tel Aviv in Cisgiordania</a> che passa <a href="https://www.dw.com/en/israel-pushes-illegal-west-bank-settlement-to-record-numbers/video-77086239">anche attraverso l&#8217;aumento degli insediamenti</a> e che rappresenta la concessione di Netanyahu alle frange più nazionaliste della sua coalizione, che hanno nei coloni una forte base elettorale. </p>



<p>L&#8217;assalto israeliano, che ha assunto carattere estremo a Gaza, non è stato certamente ridotto in Cisgiordania dopo i massacri del 7 ottobre: secondo <a href="https://app.powerbi.com/view?r=eyJrIjoiODAxNTYzMDYtMjQ3YS00OTMzLTkxMWQtOTU1NWEwMzE5NTMwIiwidCI6ImY2MTBjMGI3LWJkMjQtNGIzOS04MTBiLTNkYzI4MGFmYjU5MCIsImMiOjh9">i dati dell&#8217;Organizzazione Mondiale della Sanità sono quasi 1.200 i morti</a> e 13mila i feriti nei raid dell&#8217;Idf e dei coloni contro i territori e i villaggi palestinesi.<strong> </strong></p>



<p><strong>Il paradosso, ora, è che proprio un&#8217;azione scatenata dall&#8217;ennesima violenza dei coloni</strong> potrà con ogni probabilità essere presa a giustificazione da Israele per ampliare la pressione sulla Cisgiordania. Inoltre, il superamento del perimetro di Nablus da parte della guerra sembra un pessimo presagio per l&#8217;avvenire. Nel contesto di un clima di &#8220;guerra infinita&#8221;, la rovente estate mediorientale rischia di portare con sé pessime notizie per la Cisgiordania e di coinvolgere Israele in una nuova escalation mentre il Paese si avvicina a un momento politico decisivo e Netanyahu, che non ha ottenuto risultati decisivi contro l&#8217;Iran e si è dovuto fermare in Libano, non vuole apparire come un leader sotto scacco. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/coloni-allattacco-e-raid-in-ospedale-a-nablus-cisgiordania-nel-caos-6-morti.html">Coloni all&#8217;attacco e raid in ospedale a Nablus, Cisgiordania nel caos: 6 morti</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Gli ebrei che avevano previsto la deriva del sionismo</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/gli-ebrei-che-avevano-previsto-la-deriva-del-sionismo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Carpinella]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 18 Jul 2026 08:50:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/western-wall.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="La preghiera di un rabbino davanti al Muro del Pianto, Gerusalemme." decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/western-wall.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/western-wall-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/western-wall-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/western-wall-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/western-wall-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/western-wall-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Le posizioni dei primi ebrei antisionisti, tra rabbini, intellettuali e movimenti politici che, dalla fine dell'Ottocento, contestarono il progetto di uno Stato ebraico. Secondo le voci citate, il sionismo avrebbe tradito la vocazione universalista dell'ebraismo, alimentando colonialismo, nazionalismo e conflitti.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/gli-ebrei-che-avevano-previsto-la-deriva-del-sionismo.html">Gli ebrei che avevano previsto la deriva del sionismo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/western-wall.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="La preghiera di un rabbino davanti al Muro del Pianto, Gerusalemme." decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/western-wall.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/western-wall-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/western-wall-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/western-wall-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/western-wall-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/western-wall-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Avevano previsto la deriva del sionismo, la ferocia con la quale si sarebbe affermato e le conseguenze che avrebbe portato con sé. Gli antisionisti più convinti della prima ora erano proprio esponenti della comunità ebraica della diaspora — un fatto che conserva una sua rilevanza. Lo ricorda Brian McGlinchey in un articolo <a href="https://www.starkrealities.net/p/anti-zionism-pioneered-by-jews" target="_blank" rel="noreferrer noopener">pubblicato su Stark Realities</a>. “Un ebraismo armato di cannoni e baionette invertirebbe i ruoli di Davide e Golia e sarebbe una parodia di se stesso”, dichiarò agli inizi del secolo scorso il rabbino Moritz Güdemann nell&#8217;<a href="https://www.jstor.org/stable/41277059" target="_blank" rel="noreferrer noopener">opera</a> <em>Il giudaismo nazionale</em>. Una critica rivolta all<strong>&#8216;opuscolo politico</strong> di Theodor Herzl, <em>Lo Stato ebraico</em>, destinato a cambiare la storia contemporanea e ad animare le coscienze dei sionisti più ferventi. Oggi, dopo il genocidio di Gaza, la pulizia etnica in Cisgiordania e in Libano, i ruoli di Davide e Golia si sono invertiti, senza più la possibilità di utilizzare il condizionale. Oltre cent&#8217;anni dopo, rileggere gli oppositori del sionismo aiuta a comprendere ciò che accade oggi.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>&#8220;La vocazione dell’ebraismo era la fratellanza”</strong></h2>



<p>Il Primo congresso sionista si tenne a Basilea nel 1897, dove Herzl diede forma politica al suo progetto. Ma la città svizzera non fu affatto la sua prima scelta. Avrebbe voluto convocare il congresso a Monaco, e guardava con favore anche a Vienna, ma i leader delle comunità ebraiche di queste e altre città europee non volevano avere nulla a che fare con il sionismo e si opposero fermamente all&#8217;iniziativa. Fu per questo che la scelta ricadde su Basilea.</p>



<p>Proprio in quei giorni che il rabbino capo di Vienna, <strong>Moritz Güdemann,</strong> pubblicò una lunga confutazione dello <em>Stato ebraico</em>. Scriveva: “<strong>La missione storica dell&#8217;ebraismo</strong> non è quella di sostenere le passioni o le fantasie nazionaliste centrifughe dei popoli, e ancora meno di indulgere in esse, ma piuttosto di abolire l&#8217;individualismo delle nazioni e lavorare verso l&#8217;unione di tutta l&#8217;umanità in un&#8217;unica famiglia&#8221;. Chissà cosa avrebbe pensato oggi il rabbino Güdemann, osservando come Israele abbia completamente disatteso quella sollecitazione per intreprendereinvece una via segnata da crimini contro l’umanità.</p>



<h2 class="wp-block-heading">“<strong>Il sionismo è un progetto coloniale immorale”</strong></h2>



<p>Anche tra gli ebrei laici il dissenso nei confronti del neonato sionismo era forte. Il <em>Jewish Labor Bund,</em> partito politico laico e socialista fondato nell&#8217;Europa orientale, definì il sionismo “il nemico più malvagio del proletariato ebraico” e lo considerò “un progetto coloniale immorale”. <strong>Molly Crabapple</strong>, autrice di un libro dedicato al Bund, ha spiegato: “Pensavano che fosse uno strumento dell&#8217;imperialismo. I bundisti denunciarono la brutalità che ha sempre accompagnato il sionismo: dall&#8217;espropriazione della terra dei palestinesi ai brutali sfratti degli agricoltori locali, fino alla collaborazione, mano nella mano, con l&#8217;<strong>occupazione </strong>britannica”.</p>



<p>Ma l&#8217;opposizione al sionismo non riguardava soltanto gli ebrei socialisti dell&#8217;Europa orientale. Nello stesso 1897, la Conferenza centrale dei <strong>rabbini americani</strong> approvò una risoluzione contro il sionismo, affermando che “l&#8217;oggetto del giudaismo non è politico o nazionale, ma spirituale”, e che la sua missione consisteva nel promuovere &#8220;la pace, la giustizia e l&#8217;amore nell’umanità&#8221;. L&#8217;anno successivo anche l&#8217;<strong>Unione delle congregazioni ebraiche americane</strong> prese posizione contro il sionismo politico con parole altrettanto nette: “Gli ebrei non sono una nazione, ma una comunità religiosa”. Era la conferma che, da una sponda all&#8217;altra dell&#8217;Atlantico, una parte significativa del mondo ebraico guardava con profonda diffidenza al progetto nazionalista di Herzl, ritenendolo estraneo alla tradizione e ai valori dell’ebraismo.</p>



<p>Le preoccupazioni espresse dagli <strong>oppositori del sionismo</strong> continuarono a riaffiorare anche negli anni successivi. Dopo la prima guerra mondiale, una parte dell&#8217;ebraismo americano presentò persino una petizione al presidente Wilson&nbsp;per metterlo in guardia contro i pericoli&nbsp;insiti nelle insistite&nbsp;richieste di creare uno “Stato ebraico in Palestina”.</p>



<p>Decine di esponenti della comunità ebraica statunitense, guidati da <strong>Julius Kahn</strong>, sottolinearono “l&#8217;alto rischio di conflitti armati derivante dalla creazione di uno Stato ebraico in un&#8217;area popolata e venerata anche da musulmani e cristiani”. Condannarono inoltre l&#8217;idea di fondare una<strong>nuova nazione sulla base della razza</strong> o della religione ebraica, sostenendo che fosse incompatibile con gli ideali democratici. La lettera indirizzata al presidente degli Stati Uniti si concludeva con l&#8217;auspicio che la Palestina diventasse una “terra di promesse” per tutte le razze e tutte le religioni.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>L&#8217;opposizione degli ebrei del Medio Oriente</strong></h2>



<p>Il dissenso non era soltanto appannaggio dell&#8217;Europa e degli Stati Uniti. Anche molti ebrei del Medio Oriente respinsero il progetto sionista, convinti che avrebbe compromesso la loro convivenza secolare con le popolazioni arabe. Nel 1947 il rabbino capo dell&#8217;Iraq, <strong>Sasson Khdouri </strong>ricordò che ebrei e musulmani avevano condiviso per secoli gli stessi diritti e la stessa vita civile, dichiarando senza esitazioni: “<strong>Gli ebrei iracheni non sono sionisti </strong>e non lo saranno mai&#8221;.</p>



<p>Anche nella Palestina mandataria non mancarono&nbsp;voci ebraiche contrarie al progetto di uno Stato nazionale. Tra queste quella del rabbino Chaim Joseph Sonnenfeld, che nel 1929 scriveva: “Il popolo ebraico non desidera mettere le mani su ciò che non è suo, e tanto meno toccare i diritti degli altri abitanti dei luoghi che hanno custodito e venerato”. Parole che appaiono oggi lontanissime dalle rivendicazioni territoriali sostenute dagli esponenti del governo Netanyahu, come Itamar Ben-Gvir e Bezalel Smotrich &#8211; così come dai&nbsp;leader del movimento dei coloni.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il monito di Einstein</strong></h2>



<p>Nota e razionale l’opposizione di <strong>Albert Einstein</strong> al sionismo. “Preferirei di gran lunga vedere un accordo ragionevole con gli arabi sulla base della convivenza piuttosto che la creazione di uno Stato ebraico”, dichiarò.</p>



<p>Nel 1936 attaccò anche la posizione del primo giudice ebreo della Corte Suprema degli Stati Uniti, Louis Brandeis, secondo cui il “futuro del popolo ebraico dipendeva dall&#8217;unificazione all&#8217;interno di un&nbsp;territorio&nbsp;coeso”. Einstein ribatté che, al contrario, la sopravvivenza della comunità ebraica era stata favorita proprio dalla sua dispersione geografica. Offrì poi una riflessione che, riletta oggi, appare quanto mai attuale: “Era un bene &#8211; dichiarò &#8211; che gli ebrei non possedessero strumenti di potere che ci permettessero di <strong>commettere grandi stupidità&nbsp;dettate dal fanatismo nazionale</strong>”.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La posizione degli ebrei americani</strong></h2>



<p>Nel 1942 un gruppo di ebrei riformati statunitensi fondò l&#8217;<em>American Council for Judaism</em> (ACJ), facendo dell&#8217;antisionismo uno dei suoi principi fondamentali. Tre anni più tardi, il presidente dell&#8217;ACJ, <strong>Lessing Rosenwald</strong>, cercò di convincere Harry Truman sul fatto che “la Palestina non dovesse essere uno Stato musulmano, cristiano o ebraico, ma un Paese in cui le persone di tutte le fedi potessero svolgere la loro piena e uguale parte”.</p>



<p>Per Rosenwald, un&#8217;ampia immigrazione ebraica in Palestina era possibile, ma a una condizione: che fosse abbandonata una volta per tutte l&#8217;idea “che gli ebrei possiedano diritti nazionali illimitati su quella terra e che il Paese debba assumere la forma di uno Stato razziale o teocratico”.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>I timori profetici degli ebrei antisionisti</strong></h2>



<p>Studiare le origini dell&#8217;antisionismo significa anche smascherare una delle più grandi mistificazioni propagandate da Israele e dai suoi alleati: l&#8217;idea che l&#8217;antisionismo sia, per sua natura, una <strong>forma di antisemitismo</strong>. La storia racconta qualcosa di diverso. <strong>I primi e più autorevoli oppositori del sionismo furono ebrei, rabbini, intellettuali e dirigenti delle comunità ebraiche </strong>della diaspora che vedevano nel progetto sionista un tradimento della vocazione universalista dell&#8217;ebraismo e ne temevano le conseguenze politiche e morali.</p>



<p>Timori che, a oltre un secolo di distanza, appaiono oggi tristemente profetici. Molti di quegli esponenti della comunità ebraica avevano previsto che la nascita di uno Stato fondato sul nazionalismo ebraico avrebbe prodotto conflitti permanenti, sopraffazione e violenza. Un monito rimasto tragicamente inascoltato, la cui attualità è oggi testimoniata dal <strong>genocidio in corso</strong>.</p>
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		<title>Amira Hass e i piani del Ku Klux Klan ebraico sulla Cisgiordania</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/amira-hass-e-i-piani-del-ku-klux-klan-ebraico-sulla-cisgiordania.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Paoletti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Jun 2026 15:55:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Cisgiordania]]></category>
		<category><![CDATA[coloni]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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<p>"Bisogna essere consapevoli anche che queste cosiddette violenze fanno parte di un piano calcolato e articolato. Il loro obiettivo finale è una terra 'purificata' dai palestinesi"</p>
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<p>&#8220;Sappiate che per ogni notizia che leggete su un atto di terrorismo perpetrato dai coloni, il Ku Klux Klan ebraico sta compiendo decine di altre aggressioni, molestie e intimidazioni, mentre l&#8217;esercito attacca e maltratta i palestinesi in decine di quartieri e posti di blocco per proteggere il KKK e le sue missioni&#8221;. Così Amira Hass, i cui genitori hanno attraversato l&#8217;inferno dei campi di sterminio nazista, su <a href="https://www.haaretz.com/opinion/2026-06-15/ty-article-opinion/.premium/the-jewish-ku-klux-klan-has-a-calculated-plan-for-the-palestinians/0000019e-caf0-dac9-adde-dbf956150000" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Haaretz</a>. Un articolo troppo significativo per poterne estrapolare brani&#8230;</p>



<p>&#8220;Bisogna essere consapevoli anche che queste cosiddette violenze fanno parte di un piano calcolato e articolato. Il loro obiettivo finale è una terra &#8216;purificata&#8217; dai palestinesi (in tedesco, suona come un cliché). Esiste un collegamento diretto tra gli eventi odierni e la violenta occupazione delle terre e delle sorgenti palestinesi da parte dei coloni negli anni &#8217;90 e nei primi anni 2000&#8221;.</p>



<p>&#8220;Allo stesso modo c&#8217;è una connessione tra l&#8217;apatia di allora e il fatalismo di oggi, come se i coloni violenti fossero uno sciame biblico di locuste e noi fossimo impotenti di fronte a essi. Forse il fatalismo testimonia quantomeno il fatto che alcuni sono scioccati, piuttosto che compiaciuti, dai nostri coraggiosi pionieri [&#8230;]&#8221;.</p>



<p>&#8220;Ricordate che dietro ogni uomo con maschera, armi e <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Tzitzit" target="_blank" rel="noreferrer noopener">tzitzit</a> si cela una società giusta, calorosa e amorevole. Essa è composta da consigli di quartiere, rabbini, assistenti sociali e sinagoghe. Il suo caloroso abbraccio [ai violenti] si manifesta sotto forma di donazioni, donazione di bestiame, acqua e supporto logistico che consentono a centinaia di cosiddette mele marce di divertirsi ad abusare di anziani, giovani e bambini, per poi occupare abusivamente le loro terre e infestare le case dei proprietari che hanno sfrattato&#8221;.</p>



<p>&#8220;Non dimentichiamo che dietro ogni attacco, vandalismo e furto di pecore ci sono poliziotti che non si degnano di rispondere alle chiamate di aiuto e soldati che accorrono sul posto per arrestare gli aggrediti e partecipare ai pestaggi, se non addirittura agli omicidi&#8221;.</p>



<p>&#8220;E dietro a tutto ciò, c&#8217;è un glorioso sistema giudiziario – procuratori e giudici – che non hanno mai saputo, visto o sentito cosa accadeva ad essi, mentre legalizzavano l&#8217;abominio chiamato insediamenti. Se ne stanno a casa a piangere (o meno) la democrazia israeliana e si accontentano della sua parte ebraica, dei loro nipoti, delle promozioni e delle pensioni&#8221;.</p>



<p>&#8220;Rinfrescate la memoria: ogni comunità di pastori che queste forze oscure e ultra-kosher sono riuscite a scacciare ha lottato per decenni contro il divieto &#8216;legale&#8217; di vivere con dignità imposto loro dai governi israeliani&#8221;.</p>



<p>&#8220;Funzionari dell&#8217;Amministrazione Civile si adoperavano in ordini di demolizione per ogni nuova tenda o abitazione rupestre ristrutturata, per ogni allacciamento idrico ed elettrico o per l&#8217;installazione di pannelli solari. Firmavano multe contro il reato di trasporto di acqua potabile in autocisterna, l&#8217;utilizzo di un trattore e il pascolo delle greggi. Questi ex funzionari siedono nelle loro case e piangono (o meno) la democrazia israeliana, ma sono orgogliosi dei loro figli che intraprendono un servizio militare &#8216;significativo e basato sui valori&#8217;, che si traduce in uccidere molti palestinesi e libanesi&#8221;.</p>



<p>&#8220;E riguardo ai gruppi WhatsApp della gioventù delle colline che gridano &#8220;<a href="https://jel.jewish-languages.org/words/191" target="_blank" rel="noreferrer noopener">gevalt</a>&#8221; per i pochi di loro arrestati dalla polizia o per una porzione di un avamposto distrutto per l&#8217;ottava volta e che verrà ricostruito l&#8217;indomani: dietro ogni persona arrestata ci sono decine di banditi spietati che rientrano nella categoria &#8216;nessun sospetto trovato'&#8221;.</p>



<p>&#8220;Quando bevi birra, o lavori a una ricerca che esamina l&#8217;impatto del riscaldamento globale sul colore delle ali delle farfalle, o pianifichi il tuo viaggio a Roma, scegli quale anguria comprare, compili l&#8217;abbonamento dell&#8217;autobus o ti arrabbi in silenzio con il tuo capo al lavoro, quello che non vuoi sapere sta accadendo nella realtà&#8221;.</p>



<p>&#8220;Momento per momento, anche se i nostri media si astengono dal riferirne e il mondo è preoccupato da altro, Israele prosegue la sua guerra di annientamento a Gaza. O meglio, in circa un terzo dei 365 chilometri quadrati della Striscia in cui lo Stato che rappresenta le vittime dell&#8217;Olocausto e i suoi sopravvissuti permette a due milioni di morti viventi di vivere, in una densità [di popolazione] che solo il diavolo potrebbe creare&#8221;.</p>



<p>&#8220;I morti viventi percorrono chilometri tra cumuli di immondizia sempre più grandi e pozze fetide di liquami per portare a casa l&#8217;acqua. Camminano con le stampelle e una gamba sola, in attesa di un buono del Programma Alimentare Mondiale che possa tenere in vita le proprie famiglie e portano le figlie in una clinica improvvisata, dove forse sapranno come curare pulci, zecche e morsi di ratto. Mentre suonano, scrivono poesie o piantano menta e fagioli tra le tende, decine di loro cari defunti gridano da sottoterra. E, in mezzo, i vivi vengono massacrati da altre bombe israeliane&#8221;.</p>



<p>&#8220;Fate finta di essere sorpresi: il Ku Klux Klan ebraico spera in una reazione palestinese alla propria violenza per raggiungere il suo obiettivo, una campagna che massacri i palestinesi della Cisgiordania, seguita da una campagna di deportazione dei sopravvissuti in Giordania, Siria o Libano&#8221;.</p>



<p>&#8220;Il Ku Klux Klan, con le sue bandiere blu e bianche, sa benissimo che i palestinesi sono spaventati, scioccati e arrabbiati. Hanno le mani legate e sono soli. Entrambe le loro leadership, non elette, sono preoccupate solo della propria sopravvivenza&#8221;.</p>



<p>&#8220;Nessun Paese ha lanciato un ultimatum efficace nei confronti di Israele: fermate i pogrom e arrestate i responsabili, adesso, oppure bandiremo gli israeliani dai nostri Paesi e interromperemo ogni collaborazione commerciale e scientifica&#8221;.</p>



<p>&#8220;Il Ku Klux Klan aspetta che qualche palestinese, vittima di un&#8217;aggressione personale o che abbia visto aggredire i propri cari, o qualche giovane che non può più sopportare l&#8217;impotenza di fronte a tanto male, ottengano armi, denaro e consigli dall&#8217;Iran per organizzarsi e vendicarsi degli israeliani. Queste erbacce (come vengono chiamate dagli altri coloni) aspettano solo una pietra per far ribaltare un autobus pieno di bambini&#8221;.</p>



<p>&#8220;E poi la maggioranza del popolo israeliano si unirà agli eroi del KKK e all&#8217;esercito, che si occuperanno della maggior parte degli omicidi e delle deportazioni. Perché, dopotutto, siamo stati attaccati. Siamo le vittime&#8221;.</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://it.insideover.com/abbonamenti-standard"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.piccolenote.it/wp-content/uploads/PICCOLENOTE-INSIDOVER-1024x205.jpg" alt="AAA" class="wp-image-82196"/></a></figure>
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		<item>
		<title>Se anche Palestine Action diventa un&#8217;organizzazione terroristica</title>
		<link>https://it.insideover.com/video/se-anche-palestine-action-diventa-unorganizzazione-terroristica</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Jun 2026 15:52:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra di Gaza]]></category>
		<category><![CDATA[Hamas]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1275" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251007184850729_f90fb378844db4590aae270e7b3c4bd5.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251007184850729_f90fb378844db4590aae270e7b3c4bd5.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251007184850729_f90fb378844db4590aae270e7b3c4bd5-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251007184850729_f90fb378844db4590aae270e7b3c4bd5-1024x680.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251007184850729_f90fb378844db4590aae270e7b3c4bd5-768x510.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251007184850729_f90fb378844db4590aae270e7b3c4bd5-1536x1020.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251007184850729_f90fb378844db4590aae270e7b3c4bd5-600x398.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>“Palestine Action è un’organizzazione terroristica”. A stabilirlo lunedì 15 giugno, la Corte di Appello di Londra che ha ribaltando una precedente sentenza che stabiliva la designazione illegittima. Significa cioè che far parte di Palestine Action, finanziarla o sostenerla pubblicamente ed esporre i suoi simboli è reato penale nel Regno Unito. Ma come siamo arrivati a &#8230; <a href="https://it.insideover.com/video/se-anche-palestine-action-diventa-unorganizzazione-terroristica">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1275" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251007184850729_f90fb378844db4590aae270e7b3c4bd5.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251007184850729_f90fb378844db4590aae270e7b3c4bd5.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251007184850729_f90fb378844db4590aae270e7b3c4bd5-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251007184850729_f90fb378844db4590aae270e7b3c4bd5-1024x680.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251007184850729_f90fb378844db4590aae270e7b3c4bd5-768x510.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251007184850729_f90fb378844db4590aae270e7b3c4bd5-1536x1020.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251007184850729_f90fb378844db4590aae270e7b3c4bd5-600x398.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>“Palestine Action è un’organizzazione terroristica”. A stabilirlo lunedì 15 giugno, la Corte di Appello di Londra che ha ribaltando una precedente sentenza che stabiliva la designazione illegittima. Significa cioè che far parte di Palestine Action, finanziarla o sostenerla pubblicamente ed esporre i suoi simboli è reato penale nel Regno Unito. Ma come siamo arrivati a questo punto? Ce lo spiega Simona Losito.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/video/se-anche-palestine-action-diventa-unorganizzazione-terroristica">Se anche Palestine Action diventa un&#8217;organizzazione terroristica</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Territori palestinesi: così FIFA e UEFA legittimano le squadre degli insediamenti israeliani illegali</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/territori-palestinesi-cosi-fifa-e-uefa-legittimano-le-squadre-degli-insediamenti-israeliani-illegali.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marianna Lentini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 14 Jun 2026 05:20:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[israele]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260612193135975_68ed4651d9c84ceff8684f1e39abb5c0.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260612193135975_68ed4651d9c84ceff8684f1e39abb5c0.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260612193135975_68ed4651d9c84ceff8684f1e39abb5c0-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260612193135975_68ed4651d9c84ceff8684f1e39abb5c0-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260612193135975_68ed4651d9c84ceff8684f1e39abb5c0-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260612193135975_68ed4651d9c84ceff8684f1e39abb5c0-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260612193135975_68ed4651d9c84ceff8684f1e39abb5c0-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Un rapporto di Scottish Sport for Palestine rivela come FIFA e UEFA stiano normalizzando l'occupazione israeliana in Cisgiordania.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260612193135975_68ed4651d9c84ceff8684f1e39abb5c0.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260612193135975_68ed4651d9c84ceff8684f1e39abb5c0.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260612193135975_68ed4651d9c84ceff8684f1e39abb5c0-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260612193135975_68ed4651d9c84ceff8684f1e39abb5c0-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260612193135975_68ed4651d9c84ceff8684f1e39abb5c0-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260612193135975_68ed4651d9c84ceff8684f1e39abb5c0-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260612193135975_68ed4651d9c84ceff8684f1e39abb5c0-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p><strong>Ha da poco preso il via uno dei Mondiali più controversi della storia</strong> – segnato da prezzi inaccessibili, pratiche di esclusione, discriminazione razziale e violazioni dei diritti umani – e le polemiche attorno all’evento potrebbero non essere l’unica fonte di preoccupazione per le grandi federazioni calcistiche. Un’indagine squarcia infatti il velo di neutralità ostentato dai vertici del calcio mondiale, rivelando come FIFA e UEFA stiano attuando <strong>un&#8217;operazione di normalizzazione del furto – da parte di Israele – di terre palestinesi e siriane</strong>.&nbsp;</p>



<p>Il rapporto, <a href="https://www.scottishsportforpalestine.co.uk/reports-articles/beyond-the-green-line-israeli-settlement-clubs-in-occupied-palestine">intitolato <em>Beyond the green line. Israeli settlement clubs in Occupied Palestine</em></a><em>, </em>è stato redatto dall’organizzazione scozzese <strong>Scottish Sport for Palestine</strong>, un gruppo di pressione – nato all&#8217;inizio del 2024 – che si propone di contrastare l&#8217;influenza del sionismo nello sport scozzese, promuovendo azioni di sensibilizzazione, mobilitazione e <em>advocacy </em>a sostegno della causa palestinese. La denuncia che emerge dall’analisi è chiara: dietro la retorica dell&#8217;inclusività, si nasconde una strategia di <em>sportswashing</em> che trasforma i club degli insediamenti illegali e il calcio stesso in veri e propri strumenti politici per la cancellazione di un intero popolo<strong>.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il motore dell’occupazione: gli insediamenti israeliani nei Territori palestinesi&nbsp;</strong></h2>



<p>Dal 1967 Israele occupa illegalmente Gaza – per quanto formalmente abbia completato il ritiro dei coloni e delle forze di sicurezza dalla Striscia nel 2005 –, la Cisgiordania, compresa Gerusalemme Est, e le alture siriane del Golan<strong>. L’obiettivo dichiarato è quello di dar vita al Grande Eretz Israel,</strong> la Grande Terra di Israele, a dispetto di quanto stabilito dal diritto internazionale. Secondo Michael Lynk – dal 2016 al 2022 Relatore Speciale ONU sulla situazione dei diritti umani nei Territori palestinesi occupati –<strong> il motore dell’occupazione è rappresentato dagli insediamenti</strong>, comunità civili – create o sostenute da autorità politiche e militari israeliane – che comprendono abitazioni, strutture economiche, infrastrutture di collegamento, terreni agricoli e spazi ricreativi, come gli impianti sportivi.</p>



<p>A sancire la loro natura contraria al diritto internazionale sono stati il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, la Corte internazionale di giustizia, l&#8217;Assemblea generale delle Nazioni Unite, il Comitato internazionale della Croce Rossa e l&#8217;Unione Europea che hanno ribadito con chiarezza come<strong> gli insediamenti israeliani costituiscano una violazione della Quarta Convenzione di Ginevra</strong>. Nel tempo, il diritto internazionale umanitario e il diritto penale internazionale ne hanno ulteriormente qualificato l’illiceità, configurandoli come <strong>crimini di guerra.</strong> Eppure, nonostante le evidenze legali, gli insediamenti <strong>hanno continuato a moltiplicarsi e prosperare,</strong> in gran parte grazie all&#8217;impunità loro concessa dall&#8217;Europa e dal Nord America.</p>



<p>Stando agli ultimi dati disponibili, solo in Cisgiordania e Gerusalemme Est sarebbero circa 160 gli insediamenti ufficiali e almeno 196 gli avamposti, nuclei più piccoli, spesso nati come iniziative “dal basso” di gruppi di coloni, costruiti senza autorizzazione formale e in violazione della stessa legge israeliana. <strong>L’espansione coloniale prosegue con crescente intensità </strong>anche su pressione di ministri di estrema destra come Bezalel Smotrich e Itamar Ben Gvir. Quello di Benjamin Netanyahu è infatti uno dei governi che ha approvato<strong>il maggior numero di nuovi insediamenti e avamposti,</strong> a un ritmo senza precedenti negli ultimi anni.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Dai campi coltivati ai campi da calcio dei coloni&nbsp;</strong></h2>



<p>Mentre la macchina di annientamento israeliana in azione a Gaza ha portato all’<strong>uccisione di più di mille atleti palestinesi</strong>, il calcio serve ad attirare nuovi coloni negli insediamenti illegali con la promessa di servizi ricreativi di alto livello, in palese violazione del diritto internazionale. Nella Cisgiordania occupata si contano <strong>dieci squadre israeliane che operano illegalmente all&#8217;interno degli insediamenti,</strong> oltre a tre club attivi nelle alture del Golan.</p>



<p>«Questa è la nostra terra. La usavamo per coltivare e guadagnarci da vivere. Se la sono presa, noi non possiamo usarla, e invece i coloni ci giocano a calcio», dichiarava nel 2016 Salah al-Qurt, membro di una delle due famiglie proprietarie del terreno su cui è stato illegalmente costruito il campo del Beitar Givat Ze&#8217;ev Football Club, <a href="https://www.nytimes.com/2016/09/25/world/middleeast/israeli-palestinian-soccer-west-bank.html">in un’intervista al New York Times</a>. Già in quell’anno Human Rights Watch aveva segnalato l&#8217;esistenza di nove club calcistici israeliani illegali situati su territorio palestinese oltre il confine dell&#8217;armistizio del 1949 – comunemente noto come &#8220;Linea Verde&#8221; – in Cisgiordania.&nbsp;</p>



<p>Secondo il report dello Scottish Sport for Palestine, sotto la guida del presidente della FIFA Gianni Infantino e del presidente della UEFA Aleksander Čeferin – i cui mandati sono iniziati proprio nel 2016 –, <strong>tali club sono cresciuti in numero, dimensioni e prestigio</strong>. Questo ha contribuito a <strong>normalizzare l’occupazione e a implementare un sistema di apartheid</strong> contro i palestinesi attraverso strutture sportive costruite sulle loro terre e un’economia calcistica dalla quale i palestinesi non possono trarre alcun beneficio.</p>



<p>Da allora nessuna delle due federazioni internazionali ha agito in modo decisivo per bandire i club israeliani e sospendere Israel FA, ovvero la Federcalcio israeliana. Anzi, i club negli insediamenti illegali hanno continuato a svilupparsi, in linea con l&#8217;attuale e prevista espansione degli insediamenti in Cisgiordania. Tra dicembre 2025 e febbraio 2026, il governo israeliano ha annunciato piani per annettere formalmente parti della regione, creando un corridoio di insediamenti tra Ma&#8217;ale Adumim e Gerusalemme Est, dove si trovano quattro dei club degli insediamenti illegali dell&#8217;Israel FA. Il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha affermato che il piano di espansione dell&#8217;insediamento di Ma&#8217;ale Adumim conferma la sua convinzione che<strong> </strong>«<strong>non esisterà mai&nbsp; uno Stato palestinese</strong>»<strong>.</strong></p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-x wp-block-embed-x"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">FIFA is supporting the Israeli occupation by legitimising clubs that play in illegal West Bank settlements <a href="https://t.co/7MBiZxK9Lw">https://t.co/7MBiZxK9Lw</a></p>&mdash; Scottish Sport for Palestine (@ScotSport4Pal) <a href="https://x.com/ScotSport4Pal/status/2064370998053322776?ref_src=twsrc%5Etfw">June 9, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.x.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>FIFA e UEFA finanziano e trasmettono il calcio dell&#8217;occupazione&nbsp;</strong></h2>



<p>Se nell&#8217;ottobre del 2024, la FIFA aveva promesso di indagare sulle squadre radicate negli insediamenti e, dunque, accusate di violare le stesse norme della federazione – e quelle dell’UEFA – sull&#8217;integrità territoriale e contro il razzismo, da allora le uniche azioni messe in campo sono state <strong>una multa di poco più di 160 mila euro</strong> comminata all&#8217;Israel FA e una controversa dichiarazione in cui la FIFA stabiliva che le operazioni dei club israeliani potevano proseguire, accampando come scusa lo status giuridico della Cisgiordania, definito «una questione irrisolta e molto complessa nel diritto internazionale pubblico».&nbsp;</p>



<p>Di fatto, <strong>FIFA e UEFA permettono alle squadre degli insediamenti illegali di partecipare ai campionati organizzati dalla Federazione calcistica israeliana e di ospitare partite sui terreni confiscati.</strong> Forniscono inoltre <strong>supporto finanziario – anche attraverso fondazioni benefiche collegate alle federazioni – e strutturale </strong>ai club degli insediamenti, alcuni dei quali hanno partecipato a competizioni organizzate dalla UEFA, e permettono che le partite disputate negli insediamenti illegali vengano filmate e poi trasmesse in streaming sulla sua piattaforma, FIFA+, – come avviene nell&#8217;avamposto di Har Homa, che domina Betlemme – generando potenzialmente ricavi per la stessa FIFA, che a sua volta valorizza i loro giocatori e normalizza la vita negli insediamenti. Uno dei club citati nel rapporto è arrivato fino alla Premier League israeliana e ha ricevuto milioni di dollari di finanziamenti dalla Fondazione UEFA e dal governo degli Stati Uniti.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Cartellino rosso per le federazioni</strong></h2>



<p>A febbraio, Infantino e Čeferin sono diventati i primi presidenti di federazioni sportive a essere <strong>accusati di complicità in crimini di guerra e crimini contro l&#8217;umanità</strong> <a href="https://euromedmonitor.org/en/article/6988/Complaint-filed-with-ICC-accusing-FIFA-and-UEFA-presidents-of-aiding-war-crimes-and-apartheid-in-Palestinian-territory">in un documento presentato da un team di esperti legali</a> alla Corte penale internazionale proprio a causa dell&#8217;inclusione nelle strutture FIFA e UEFA di squadre con sede negli insediamenti illegali.&nbsp;</p>



<p>Mentre la UEFA ha reagito con rapidità insolita, definendo le accuse «tanto sensazionalistiche quanto infondate», la FIFA, che non ha rilasciato commenti, nel giro di pochi giorni, è corsa ai ripari con la promessa di Infantino di ricostruire le infrastrutture calcistiche di Gaza attraverso il famoso Board of Peace creato da Trump, al quale lo stesso presidente della FIFA ha consegnato il &#8220;Premio per la Pace&#8221; FIFA nel dicembre 2025.</p>



<p>Le numerose prove raccolte nel report di Scottish Sport for Palestine dimostrano che <strong>il calcio viene strumentalmente usato da Israele come fattore per rendere permanente un&#8217;occupazione illegale, </strong>escludendo e dispossessando la popolazione autoctona palestinese e siriana. Le grandi federazioni internazionali stanno abilitando tali dinamiche. Nell’enorme e brutale campo da gioco dei rapporti di potere internazionali meriterebbero quantomeno il cartellino rosso.&nbsp;</p>
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		<title>Gaza e Cisgiordania, la guerra contro le donne come strategia di conquista</title>
		<link>https://it.insideover.com/donne/gaza-e-cisgiordania-la-guerra-contro-le-donne-come-strategia-di-conquista.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Gagliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Jun 2026 17:09:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Donne]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra di Gaza]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=517654</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1218" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/donne-palestina.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="palestina" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/donne-palestina.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/donne-palestina-300x190.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/donne-palestina-1024x650.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/donne-palestina-768x487.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/donne-palestina-1536x974.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/donne-palestina-600x381.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Se Gaza è la forma concentrata della devastazione, la Cisgiordania è il luogo della compressione continua.  </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/donne/gaza-e-cisgiordania-la-guerra-contro-le-donne-come-strategia-di-conquista.html">Gaza e Cisgiordania, la guerra contro le donne come strategia di conquista</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1218" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/donne-palestina.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="palestina" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/donne-palestina.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/donne-palestina-300x190.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/donne-palestina-1024x650.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/donne-palestina-768x487.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/donne-palestina-1536x974.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/donne-palestina-600x381.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La Palestina non è soltanto un teatro di guerra. È un laboratorio tragico in cui si vede, con crudezza quasi insopportabile, che cosa accade <strong>quando una crisi umanitaria diventa forma permanente della vita</strong>. Non più l’emergenza come interruzione della normalità, ma l’emergenza come normalità. Non più la guerra come evento eccezionale, ma la guerra come ambiente dentro cui si nasce, si cresce, si ama, si studia, si lavora, si partorisce, si invecchia e si muore.</p>



<p>È qui che <strong>la condizione delle donne palestinesi assume un valore politico e strategico enorme.</strong> Perché raccontare la loro vita non significa aggiungere un capitolo “umanitario” alla questione palestinese. Significa entrare nel punto più profondo del conflitto: là dove occupazione, bombardamenti, blocco economico, patriarcato, povertà, frammentazione territoriale e collasso dei servizi si incontrano e si scaricano sui corpi, sui tempi e sulle responsabilità delle donne.</p>



<p>La crisi palestinese, infatti, non cade su una pagina bianca. Non nasce nell’ottobre 2023, anche se da allora ha conosciuto una devastazione radicale. <strong>Cade su decenni di occupazione militare, restrizioni alla mobilità, espansione degli insediamenti in Cisgiordania, blocco di Gaza, precarietà economica</strong>, dipendenza dagli aiuti e disuguaglianze sociali sedimentate. Il risultato è che la guerra non crea semplicemente nuove vulnerabilità: accelera, amplifica e rende letali quelle già esistenti.</p>



<p>Il punto decisivo è questo: le crisi non sono mai neutrali. Non colpiscono uomini e donne allo stesso modo, non perché le donne siano più fragili per natura, ma perché la società, l’economia e il potere hanno già assegnato loro un posto più esposto. Quando crollano l’acqua, la sanità, la scuola, il lavoro, la casa, la sicurezza alimentare, non crolla solo l’architettura materiale della vita. Crolla l’intero sistema di protezione quotidiana. E dentro quel crollo sono le donne a dover garantire continuità: nutrire, curare, calmare, proteggere, organizzare, cercare, negoziare, sopravvivere.</p>



<p>La ricerca è costruita su 57 interviste approfondite con donne e ragazze di Gaza, Cisgiordania e diaspora, integrate dalle testimonianze di organizzazioni femminili e di operatrici umanitarie. Il suo impianto mostra come occupazione, patriarcato e crisi protratta si intreccino nel determinare non solo la vulnerabilità delle donne palestinesi, ma anche le loro forme di azione, organizzazione e resistenza.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Gaza: la distruzione della casa e della privacy</strong></h2>



<p><strong>Gaza è il luogo in cui la guerra assume la forma più brutale</strong>: distruzione urbana, sfollamento, fame, assenza di acqua, sistema sanitario al collasso, scuole trasformate in rifugi, tende che prendono il posto delle case, latrine condivise, code interminabili per il pane o gli aiuti. Ma ridurre Gaza a una sequenza di rovine sarebbe ancora insufficiente. Perché la distruzione più profonda non è soltanto quella degli edifici. È la distruzione dello spazio privato.</p>



<p>Per una donna, la casa non è semplicemente un bene immobiliare. È il luogo della cura, dell’intimità, della protezione dei figli, della memoria familiare, della gestione del tempo. Quando la casa scompare, scompare anche quella fragile frontiera che separa la vita personale dall’esposizione totale. Vivere in una tenda, in una scuola affollata, in un edificio danneggiato o in un riparo improvvisato significa essere sempre visibili, sempre vulnerabili, sempre dipendenti da altri.</p>



<p><strong>La perdita della privacy ha un significato particolare per donne e ragazz</strong>e. Lavarsi, cambiarsi, gestire le mestruazioni, allattare, dormire, andare in bagno diventano azioni cariche di rischio, vergogna, paura. Non sono dettagli minori. Sono il cuore della dignità umana. Una crisi che impedisce a una ragazza di curare il proprio corpo senza esporsi allo sguardo degli altri non è solo una crisi sanitaria. È una crisi morale e politica.</p>



<p>In questo quadro, <strong>la fame non è solo mancanza di calorie. È decisione quotidiana su chi mangia e chi aspetta.</strong> È una madre che riduce la propria razione per lasciare qualcosa ai figli. È una donna incinta o che allatta costretta a vivere senza alimentazione adeguata. È il corpo femminile trasformato in ammortizzatore biologico della catastrofe.</p>



<p>Lo stesso vale per l’acqua. Senza acqua non c’è igiene, non c’è salute, non c’è cura dei bambini, non c’è protezione mestruale, non c’è prevenzione delle malattie. Le donne diventano amministratrici della scarsità, incaricate di distribuire ciò che non basta mai. Ogni tanica diventa un problema logistico, sanitario e familiare. Ogni fila diventa esposizione al pericolo. Ogni spreco, anche minimo, diventa colpa.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Cisgiordania: la violenza lenta del controllo</strong></h2>



<p>Se Gaza è la forma concentrata della devastazione, <strong>la Cisgiordania è il luogo della compressione continua.</strong> Qui la violenza non sempre esplode con la stessa intensità spettacolare, ma si insinua nella vita quotidiana attraverso posti di blocco, incursioni, chiusure, controlli, demolizioni, espansione degli insediamenti, restrizioni agli spostamenti, incertezza permanente.</p>



<p>La mobilità è il vero campo di battaglia nascosto. Per una donna, non poter attraversare un posto di blocco non significa soltanto perdere tempo. Significa non raggiungere un ospedale, non andare al lavoro, non accompagnare un figlio a scuola, non partecipare a una riunione comunitaria, non accedere a un servizio, non poter programmare la propria giornata. Il controllo dello spazio diventa controllo del tempo. E il controllo del tempo diventa controllo della vita.</p>



<p>In Cisgiordania la crisi assume spesso la forma dell’impossibilità. Impossibilità di muoversi liberamente, di costruire, di progettare, di vivere senza il timore dell’irruzione improvvisa del potere militare. Non è necessario distruggere tutto per rendere precaria l’esistenza. Basta rendere ogni azione dipendente da un permesso, da un varco, da un ordine, da una chiusura, da una minaccia.</p>



<p>Per le donne questo significa ulteriore confinamento.<strong> Le famiglie, davanti all’aumento dei rischi esterni, tendono a limitare la mobilità femminile.</strong> Le ragazze possono essere spinte ad abbandonare la scuola, a restare in casa, a rinunciare al lavoro o alla partecipazione pubblica. La militarizzazione produce così un doppio effetto: restringe lo spazio politico della società palestinese e rafforza, al suo interno, norme patriarcali presentate come misure di protezione.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/donne/gaza-e-cisgiordania-la-guerra-contro-le-donne-come-strategia-di-conquista.html">Gaza e Cisgiordania, la guerra contro le donne come strategia di conquista</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Oriani-Ovadia, dialogo su Israele e Palestina: il genocidio, l&#8217;antisemitismo, il ruolo dei media</title>
		<link>https://it.insideover.com/media-e-potere/oriani-ovadia-dialogo-su-israele-e-palestina-il-genocidio-lantisemitismo-il-ruolo-dei-media.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 17 May 2026 14:58:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Media e Potere]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra di Gaza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1396" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260517162022461_242d2093d518b6a006e4a753537aef34.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260517162022461_242d2093d518b6a006e4a753537aef34.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260517162022461_242d2093d518b6a006e4a753537aef34-300x218.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260517162022461_242d2093d518b6a006e4a753537aef34-1024x745.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260517162022461_242d2093d518b6a006e4a753537aef34-768x558.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260517162022461_242d2093d518b6a006e4a753537aef34-1536x1117.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260517162022461_242d2093d518b6a006e4a753537aef34-600x436.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L'incontro tra il giornalista e scrittore Raffaele Oriani e l'attore e intellettuale Moni Ovadia per definire le dimensioni della tragedia palestinese</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/oriani-ovadia-dialogo-su-israele-e-palestina-il-genocidio-lantisemitismo-il-ruolo-dei-media.html">Oriani-Ovadia, dialogo su Israele e Palestina: il genocidio, l&#8217;antisemitismo, il ruolo dei media</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1396" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260517162022461_242d2093d518b6a006e4a753537aef34.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260517162022461_242d2093d518b6a006e4a753537aef34.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260517162022461_242d2093d518b6a006e4a753537aef34-300x218.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260517162022461_242d2093d518b6a006e4a753537aef34-1024x745.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260517162022461_242d2093d518b6a006e4a753537aef34-768x558.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260517162022461_242d2093d518b6a006e4a753537aef34-1536x1117.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260517162022461_242d2093d518b6a006e4a753537aef34-600x436.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p><strong>Antisemitismo, questione palestinese, dibattito mediatico e potere:</strong> il giornalista <strong>Raffaele Oriani</strong> ha dialogato per <em>Inside Over</em> con l&#8217;attore teatrale e divulgatore <strong>Moni Ovadia,</strong> tra i più noti e apprezzati intellettuali italiani di origine ebraica. Un incontro che si può vedere nel video qui riportato. Un confronto ricco e dinamico attorno alle questioni scaturite nel contesto mediatico e politico connesso al <strong>genocidio di Gaza</strong> e su cui Oriani e Ovadia hanno dialogato contribuendo a definire un perimetro di razionalità e buon senso circa il dibattito collettivo, italiano e non solo.</p>



<p>Oriani, che ha scritto apprezzati libri sulla questione di Gaza e della repressione israeliana come <em>Il popolo meraviglioso</em> e <em>Gaza &#8211; </em><a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/la-scorta-mediatica-al-genocidio-a-gaza-insideover-dialoga-con-raffaele-oriani.html" type="post" id="493266"><em>La scorta mediatica</em>,</a> ha in particolare ricordato &#8220;l&#8217;assurdità&#8221; del fatto che &#8220;per anni chiunque si sia opposto ai massacri in Palestina, all&#8217;uccisione di donne, bambini e innocenti e più in generale all&#8217;arbitrio israeliano a Gaza&#8221; sia stato accusato di antisemitismo e messo al bando dal dibattito pubblico. Preoccupante la situazione in Germania, ha notato Oriani, dove questo destino è toccato, paradosso dei paradossi, anche a diversi ebrei, compresi dei rabbini. &#8220;Il coro dei principali giornali del nostro Paese è stato all&#8217;unisono, ha usato pesantemente l&#8217;accusa di antisemitismo&#8221;, ha ribadito Oriani. </p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="Raffaele Oriani intervista Moni Ovadia" width="500" height="281" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/25w_wI73S8c?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div><script>ga("set", "video_embed", "youtube_25w_wI73S8c");</script>
</div></figure>



<p>Ovadia ha aggiunto che c&#8217;è una grande <strong>malinterpretazione del ruolo attuale nella geopolitica mediorientale di Israele</strong> e dell&#8217;agenda del primo ministro <strong>Benjamin Netanyahu</strong>, e ha tracciato un paragone tra lo scenario del genocidio a Gaza e l&#8217;Olocausto di cui sono stati vittime gli Ebrei nella Seconda guerra mondiale. Ovadia ha ribadito che quest&#8217;ultimo fu &#8220;condotto dalla più avanzata nazione dell&#8217;Occidente, in termini di tecnologia e ricerca scientifica&#8221; e che ci sono voluti decenni per metabolizzare l&#8217;enormità dell&#8217;orrore subito dai membri del suo popolo, tanto che anche la <strong>memoria collettiva ha richiesto un lungo periodo di tempo per far aprire gli occhi sull&#8217;enormità reale della portata della Soluzione Finale</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le legge del più forte</h2>



<p>&#8220;Anche la Giornata della Memoria in Italia è stata istituita nel 2000&#8221;, ricorda Ovadia, per il quale al contempo nei decenni post-Seconda guerra mondiale &#8220;i sionisti hanno deciso, dopo aver riconosciuto che senza l&#8217;apporto dell&#8217;Unione Sovietica Israele non sarebbe mai nato e dopo che il blocco socialista votò in maggioranza per la sua nascita all&#8217;Onu, che il neonato Stato sarebbe dovuto entrare nel salotto occidentale dei vincitori&#8221;. Decenni dopo, quindi, quel <strong>ruolo geopolitico contribuisce a rendere molto complesso alzare critiche</strong> contro Tel Aviv per le azioni che hanno condotto ai massacri di Gaza. </p>



<p>&#8220;Israele nasce nella sua conformazione attuale espellendo 750mila palestinesi dalle loro terre che abitavano da secoli, con i sionisti che cancellarono 500 villaggi&#8221;, ha aggiunto Ovadia ricordando la Nakba del 15 maggio 1948 e sottolineando che uno dei problemi attuali è sorto con la Risoluzione 181 che divise, formalmente, la Palestina britannica: &#8220;Israele non si è mai stabilito dentro confini precisi per tenersi le mani libere e potersi accaparrare tutte le terre dei palestinesi&#8221;. <strong>Un non detto pesante che pressa le coscienze di chi tuttora sostiene Israele</strong> nel conflitto a Gaza, ridotto di tono ma non spento dal cessate il fuoco egiziano dell&#8217;ottobre scorso. E che ancora oggi ricorda la dialettica tra potere e oppressione che troppo spesso vediamo in atto in una terra dove non sembra vigere altra legge se non quella del più forte. A tutto sfavore della popolazione di Gaza.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/oriani-ovadia-dialogo-su-israele-e-palestina-il-genocidio-lantisemitismo-il-ruolo-dei-media.html">Oriani-Ovadia, dialogo su Israele e Palestina: il genocidio, l&#8217;antisemitismo, il ruolo dei media</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Nakba, il giorno in cui 770 mila palestinesi persero la patria</title>
		<link>https://it.insideover.com/storia/nakba.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Simona Losito]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 May 2026 05:53:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1266" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240515145954147_091a0a29db9429a209c57f888403652f.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240515145954147_091a0a29db9429a209c57f888403652f.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240515145954147_091a0a29db9429a209c57f888403652f-600x396.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240515145954147_091a0a29db9429a209c57f888403652f-300x198.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240515145954147_091a0a29db9429a209c57f888403652f-1024x675.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240515145954147_091a0a29db9429a209c57f888403652f-768x506.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240515145954147_091a0a29db9429a209c57f888403652f-1536x1013.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il 15 maggio, il popolo palestinese ricorda la Nakba, il giorno in cui 700mila palestinesi furono cacciati dal nuovo Stato di Israele.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/storia/nakba.html">Nakba, il giorno in cui 770 mila palestinesi persero la patria</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1266" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240515145954147_091a0a29db9429a209c57f888403652f.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240515145954147_091a0a29db9429a209c57f888403652f.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240515145954147_091a0a29db9429a209c57f888403652f-600x396.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240515145954147_091a0a29db9429a209c57f888403652f-300x198.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240515145954147_091a0a29db9429a209c57f888403652f-1024x675.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240515145954147_091a0a29db9429a209c57f888403652f-768x506.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240515145954147_091a0a29db9429a209c57f888403652f-1536x1013.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Ogni anno, il <strong>15 maggio</strong>, il popolo palestinese ricorda la <strong>Nakba</strong>, letteralmente &#8220;disastro&#8221; o &#8220;catastrofe&#8221;. Settantasei anni fa, 700mila palestinesi vennero cacciati dalle proprie case dal nuovo Stato di Israele. Era il 1948, l’anno in cui la Palestina perse la guerra contro Israele. Il 15 maggio è il ricordo di una sconfitta, ma anche l&#8217;inizio delle violenze e delle persecuzioni che giungono fino ai giorni nostri. La data è simbolica, poiché si tratta del giorno seguente alla nascita dello Stato di Israele, ovvero il 14 maggio 1948. Ogni anno il popolo palestinese commemora questo giorno, esponendo alcuni simboli durante le manifestazioni e le parate. Tra questi simboli sono note le <strong>chiavi</strong>, con cui rivendicano il ritorno alle case da cui vennero cacciati con violenza. Il gesto ricorda anche una delle tradizioni dei profughi palestinesi legate a questi eventi, che consiste nel conservare la chiave della vecchia abitazione, passandola di padre in figlio.</p>



<p>L’<strong>Onu</strong>, alla fine della guerra del 1948, aveva garantito ai palestinesi il diritto di ritorno alle proprie case, ma Israele non ha mai acconsentito e quel diritto, oggi, non è mai stato rivendicato.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Prima di Israele</strong></h2>



<p>Il territorio palestinese divenne luogo di interesse a partire dall’Ottocento, caratterizzato da un lento ma costante flusso migratorio dall’Europa. Veniva descritto come un territorio <strong>primitivo ma ricco di risorse</strong>, nonché una perfetta preda della colonizzazione.</p>



<p>La Palestina divenne meta di viaggiatori in cerca di nuove terre, ma anche dei missionari cristiani che desideravano visitare la Terra promessa, e in particolar modo divenne l&#8217;obiettivo dei nuovi programmi del movimento sionista. Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento aumentò il flusso degli ebrei che si recavano in Palestina, dando il via ad un insediamento radicale che non teneva alcun conto della cultura e delle tradizioni locali della popolazione araba.</p>



<p>Conclusa la prima guerra mondiale, a causa della confitta dell&#8217;Impero ottomano, la Gran Bretagna divenne sovrana <em>de facto</em> della Palestina e, per ragioni diplomatiche, espresse la sua approvazione alla creazione di uno Stato ebreo in quei territori. Il mandato britannico durò dal 1920 al 1948, anni in cui ci fu una crescente immigrazione di ebrei. Trattandosi di due nazionalismi inconciliabili, in quegli anni la popolazione autoctona e i coloni sionisti vissero in una<strong> convivenza forzata</strong> e non mancarono momenti di tensione. In Occidente, invece, si discuteva sulla possibilità di una soluzione a due Stati o se creare un unico Stato arabo-israeliano.</p>



<p>Tra il <strong>1936 al 1939</strong> ci fu la Grande Rivolta, condotta dai nazionalisti palestinesi in opposizione al Sionismo e alla presenza britannica. La repressione britannica e la reazione delle organizzazioni sioniste fu violenta. Alla fine, però, i nazionalisti arabi ottennero un drastico contenimento dell’immigrazione ebraica. Il prezzo pagato non fu basso: la rivolta aveva causato 5mila morti dalla parte araba e 500 dalla parte ebrea. Inoltre, le organizzazioni paramilitari sioniste ne uscirono più forti, mentre la maggior parte dei componenti dell&#8217;élite politica araba palestinese fu arrestata e costretta all’esilio. Tra questi vi era il capo del Supremo Comitato Arabo, <strong>Hājjī Amīn al-Ḥusaynī</strong>, che si rifugiò nella Germania nazista cercando appoggio alla sua causa.</p>



<p>Il massacro mirato della popolazione palestinese da parte dei Sionisti iniziò molto prima della costituzione di uno Stato. Nel 1942 l&#8217;organizzazione terrorista Sionista <strong>Irgun</strong> iniziò ad attaccare i civili palestinesi, diversi furono i<a href="https://www.instagram.com/p/C6-0vdbu-dl/?igsh=MW1vaDZ3d2ZsNTNkbg%3D%3D"> bombardamenti mirati, le espulsioni e i massacri</a>.</p>



<p>In seguito agli eventi della seconda guerra mondiale, venne data la spinta necessaria per la creazione definitiva di uno Stato ebraico. Così la terra palestinese divenne perfetta per dare rifugio agli ebrei dopo la loro persecuzione in Europa, quindi, la terra in cui creare lo Stato di Israele per dare una casa a tutti gli ebrei del mondo.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Verso l’esodo</strong></h2>



<p>Nel 1947 l’Onu formò un <strong>Comitato speciale per la Palestina</strong>, con lo scopo di studiare la questione nell’area e fornire una soluzione alla convivenza tra il popolo arabo e i coloni sionisti. Gli emissari del Comitato, sfortunatamente, non avevano esperienza del Medio Oriente e seguirono uno schema di partizione pronto all’uso fornito dagli emissari sionisti, mentre i palestinesi non riuscirono a proporre alternative.</p>



<p>Il piano di partizione definitivo arrivò il 29 novembre 1947: il popolo ebreo otteneva la fascia costiera, Galilea occidentale e deserto del Negev; al popolo arabo venne lasciata un’area minoritaria. In pratica, il <strong>56 per cento</strong> del territorio doveva essere concesso agli ebrei e il resto ai palestinesi, mentre Gerusalemme sarebbe stata governata direttamente dall’ONU e rimanere territorio neutrale. I palestinesi non accettarono il piano, rifiutando l’idea che quello che era un territorio quasi interamente abitato da popolazioni arabe dovesse accogliere lo Stato di Israele. D’altra parte, però, questo diede un pretesto ai sionisti per creare il proprio Stato con la forza e far tornare in auge un progetto già in cantiere dagli anni Trenta che prevedeva l’espulsione della popolazione locale. Il periodo tra il 1947 e il 1948 fu caratterizzato da attacchi da parte degli arabi nei confronti delle comunità ebraiche e dalla distruzione da parte dei coloni sionisti dei primi villaggi arabi. A marzo 1948 scoppiò la guerra.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il giorno della Nakba</strong></h2>



<p>Il 14 maggio il presidente dell’Organizzazione sionista mondiale, <strong>David Ben Gurion, </strong>dichiarò la fondazione dello Stato di Israele. <strong>Cinquantotto villaggi </strong>arabi erano già stati sgombrati e i soldati israeliani li circondavano armati, lasciando una via per indurre alla fuga la popolazione locale. Chi invece si rifiutava di fuggire aveva dinanzi due scenari: essere caricato sugli autocarri per le <strong>deportazioni </strong>o essere <strong>fucilato</strong>. Quando i villaggi erano svuotati, si procedeva alla loro distruzione, per costruire nuovi insediamenti e per impedire rivendicazioni future dagli arabi. I palestinesi fuggiti trovarono rifugio nelle tendopoli improvvisate dall’Onu.</p>



<p>Successivamente fu formata una coalizione tra gli<strong> Stati arabi</strong>, Egitto, Iraq, Giordania e Siria, che attaccarono Israele. Nonostante qualche successo iniziale, l’esercito israeliano fu abbastanza forte da contrattaccare e sconfiggere gli eserciti avversari, estendendo persino il suo controllo a territori non riconosciuti dal piano Onu, successivamente approvati.</p>



<p>I rifugiati palestinesi e i loro discendenti registrati dall&#8217;<strong>UNRWA</strong>, l’Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l&#8217;occupazione dei profughi palestinesi nel vicino oriente&nbsp;costituita nel 1949, erano 5.149.742 nel 2015, distribuiti in Giordania, Striscia di Gaza, Cisgiordania, Siria e Libano. Molti di questi risiedevano nei campi profughi palestinesi.</p>



<p>L’operazione di messa in fuga e di pulizia etnica messa in pratica da Israele nella primavera del 1948, costituisce la Nakba. Nonostante sia avvenuta nell’arco di mesi, la Nakba è ricordata dai palestinesi ogni anno il 15 maggio, proprio perché rappresenta il primo giorno di vita dello Stato di Israele, nonché uno dei giorni più difficili per la popolazione palestinese che ancora risiede nei territori israeliani. Inoltre, è considerata la data di origine dei problemi del popolo palestinese. Commemorare il Giorno della Nakba non è concesso in Israele da una legge del 2010, che vieta di celebrare la data di dichiarazione di indipendenza di Israele come un giorno di lutto. Questa restrizione riflette la necessità di promuovere l’identità e il patriottismo israeliano e cancellare il dolore della sconfitta, rappresentando anch’essa una violenza nei confronti del popolo palestinese.</p>



<p>Nel 2023, per la prima volta nella sua storia, anche l’ONU&nbsp;ha commemorato&nbsp;ufficialmente la Nakba. Il ritorno alla propria terra per i palestinesi rappresenta ormai un sogno infranto, un diritto irraggiungibile. Oggi ne rimane solo il labile, e per qualcuno vietato, ricordo.</p>
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		<title>Board of Peace, il sì di Meloni e il no di Papa Leone XIV: su Gaza la Roma della diplomazia si divide</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Feb 2026 09:03:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Board of Peace]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra di Gaza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1481" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260218085354916_e6185c8382fa470c0935002a29ec7d5a.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260218085354916_e6185c8382fa470c0935002a29ec7d5a.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260218085354916_e6185c8382fa470c0935002a29ec7d5a-300x231.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260218085354916_e6185c8382fa470c0935002a29ec7d5a-1024x790.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260218085354916_e6185c8382fa470c0935002a29ec7d5a-768x592.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260218085354916_e6185c8382fa470c0935002a29ec7d5a-1536x1185.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260218085354916_e6185c8382fa470c0935002a29ec7d5a-600x463.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Board of Peace, il sì di Meloni e il no di Papa Leone XIV: su Gaza la Roma della diplomazia si divide. E l'Italia rischia l'autogol.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1481" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260218085354916_e6185c8382fa470c0935002a29ec7d5a.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260218085354916_e6185c8382fa470c0935002a29ec7d5a.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260218085354916_e6185c8382fa470c0935002a29ec7d5a-300x231.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260218085354916_e6185c8382fa470c0935002a29ec7d5a-1024x790.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260218085354916_e6185c8382fa470c0935002a29ec7d5a-768x592.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260218085354916_e6185c8382fa470c0935002a29ec7d5a-1536x1185.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260218085354916_e6185c8382fa470c0935002a29ec7d5a-600x463.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p><strong>Giorgia Meloni</strong> dice sì all&#8217;<strong>Italia nel </strong><em><strong>Board of Peace</strong> </em>guidato dal presidente statunitense <strong>Donald Trump</strong>, mentre il <strong>Vaticano di Papa Leone XIV</strong>, per bocca del Cardinale Segretario di Stato <strong>Pietro Parolin</strong>, si chiama fuori. La Roma delle due diplomazie, spesso convergenti sul Medio Oriente, si divide di fronte alla considerazione dello scenario geopolitico e al ruolo degli Usa come mediatori nel conflitto tra Israele e Hamas. E spicca una profonda asimmetria.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il Board of Peace parte in salita</h2>



<p>Meloni invierà domani il <strong>Ministro degli Esteri Antonio Tajani</strong> a partecipare alla riunione inaugurale di un&#8217;istituzione internazionale chiamata a <strong>supervisionare un cessate il fuoco per Gaza</strong> ancora incerto e critico, i cui sviluppi sono tutti da definire, ma che fin dagli albori non cela la sua ambizione di essere una sostanziale alternativa alle Nazioni Unite. Un&#8217;istituzione, peraltro, in cui per <strong>dettato costituzionale l&#8217;Italia non può essere membro integrante</strong>, dato che il Board of Peace nominato nella risoluzione 2803 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite come supervisore del cessate il fuoco ha l&#8217;anomalia di non essere un&#8217;istituzione in cui <strong>i Paesi entrano con un piede di parità</strong>. Trump ne è presidente a prescindere dalla durata del suo mandato alla Casa Bianca, ha facoltà di invitare gli Stati membri e di revocarne la partecipazione.</p>



<p>Parolin, probabilmente, si riferiva a questo quando ha citato &#8220;<a href="https://www.adnkronos.com/internazionale/esteri/vaticano-board-of-peace-dichiarazione-parolin_7e7TL5nwvrHH5vge3GAQ7i">criticità che devono essere risolte&#8221;</a>, che per la Santa Sede e la sua posizione di <strong>sostegno alla soluzione a due Stati e al multilateralismo</strong> si aggiungono a una divergenza nella visione del mondo con l&#8217;amministrazione Trump. Il <em>Board of Peace</em> non sembra avere, sostanzialmente, il futuro di Gaza e della questione israelo-palestinese come obiettivo.</p>



<p>Da un lato, la sua <em>leadership </em>è piena di alleati del presidente Usa, di stretti partner politici e d&#8217;affari di Trump, spesso con importanti legami con Israele; dall&#8217;altro, sul piano politico riunisce gli Stati della regione e del mondo arabo-musulmano desiderosi di <strong>acquisire un posto al sole agli occhi di Washington</strong> o aver emani libere altrove. Si pensi alla Turchia, che acquisisce in cambio spazio d&#8217;azione in Siria, al Pakistan sempre più legato a Washington, al Kazakstan unitosi agli Accordi di Abramo. Un equilibrio situazionista a cui partecipano pochi Stati europei. L&#8217;Italia è in compagnia di due Paesi membri a pieno titolo, Ungheria e Bulgaria, e tra gli osservatori di Grecia e Romania.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Pizzaballa: il Board of Peace &#8220;operazione colonialista&#8221;</h2>



<p>Il Vaticano è in tal senso favorevole alla soluzione pacifica del conflitto ma sostiene solo iniziative che risultano effettivamente bilaterali. Dall&#8217;alto dell&#8217;autorità morale di Patriarca di Gerusalemme dei Latini ma anche della libertà che gli consente il non avere incarichi istituzionali nella Santa Sede, il 6 febbraio scorso il cardinale Pierbattista Pizzaballa lo ha detto chiaramente parlando in un evento a Roma: &#8220;<strong>Penso che sia un&#8217;operazione colonialista: altri che decidono per i palestinesi</strong>&#8220;, ha detto il prelato bergamasco riguardo al <em>Board of Peace.</em></p>



<p>Una posizione che in altri tempi avremmo, probabilmente, visto anche da parte della diplomazia italiana che fin dall&#8217;epoca della <strong>Prima Repubblica ha mantenuto un&#8217;apertura bipartisan</strong> alla soluzione del conflitto mediorientale e ancora con <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/un-piano-marshall-per-la-palestina-la-proposta-dimenticata-di-berlusconi.html">Silvio Berlusconi </a>e Romano Prodi</strong> sapeva coniugare l&#8217;amicizia con Tel Aviv con l&#8217;apertura alle istanze emancipatrici della Palestina in nome degli Accordi di Oslo. </p>



<p>Il Board of Peace, letto dopo<a href="https://it.insideover.com/nazionalismi/marco-rubio-a-monaco-risveglia-la-pericolosa-illusione-dei-neocon.html"> l&#8217;<strong>agghiacciante discorso del Segretario di Stato Usa</strong></a><strong> Marco Rubio alla Conferenza di Sicurezza di Monaco </strong>che ha esaltato la necessità per Usa e Europa di andare alla sostanziale riconquista del Sud Globale, rischia di essere per un Paese occidentale una trappola senza ritorno, una macchia caratterizzante. </p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;autogol dell&#8217;Italia sul Board of Peace</h2>



<p>Se Ankara, Islamabad e Astana possono strumentalmente trarre dividendi dalla partecipazione al <em>Board of Peace,</em> l&#8217;Italia rischia di compiere un capolavoro di a-strategia: <strong>dare l&#8217;<em>endorsement </em>a un organo che danneggia la propria visione delle relazioni internazionali</strong> consolidata in decenni, che va contro la stessa <strong>Costituzione repubblicana</strong> scritta da democristiani e comunisti proprio per evitare che Roma cedesse alla sopraffazione di singoli Paesi o leader, che non ha un&#8217;idea chiara su come risolvere la crisi palestinese e che ha a capo una potenza, gli Usa, che pur essendo stati i mediatori del cessate il fuoco, <strong>non sono neutrali nel teatro</strong>.</p>



<p>In questo senso, la scelta del Vaticano di chiamarsi fuori è un monito importante che a Roma andrebbe colto: <strong>la vocazione di mediazione della Santa Sede</strong> si ferma alle porte del Board of Peace perché, evidentemente, non è ritenuto uno strumento capace di perseguire questo fine. Leone XIV manda un altro avvertimento a Trump sul sistema internazionale dopo aver più volte <strong>criticato l&#8217;agenda Maga del presidente</strong>, non aver considerato l&#8217;invito negli Usa per i 250 anni della Dichiarazione d&#8217;Indipendenza e aver proclamato <a href="https://it.insideover.com/religioni/sia-profezia-di-pace-da-leone-xiv-in-libano-un-messaggio-di-speranza-per-il-medio-oriente.html">nel suo viaggio in Libano la </a>necessità di unità e pace vera per il Medio Oriente. Quella pace che il <em>Board </em>che da essa prende il nome, secondo la Santa Sede, difficilmente potrà emergere, date le condizioni di partenza.</p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/board-of-peace-il-si-di-meloni-e-il-no-di-papa-leone-xiv-su-gaza-la-roma-della-diplomazia-si-divide.html">Board of Peace, il sì di Meloni e il no di Papa Leone XIV: su Gaza la Roma della diplomazia si divide</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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